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Ritorno degli USA in Canada dopo 15 anni
Scritto il 2012-02-05 da Franco Spicciariello su MLS
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Continua l'organizzazione del calendario di amichevoli degli USA in vista del via alle qualificazioni ai Mondiali 2014 previsto per l’8 giugno contro Antigua e Barbuda previsto per il giugno 2012.

Dopo il match del 28 febbraio a Genova contro l'Italia, e il doppio confronto con Scozia (26 o 27 maggio) e Brasile (30 maggio), gli USA voleranno fino a Toronto per affrontare il Canada in trasferta per la prima volta dopo 15 anni, anche per omaggiare il centenario della CSA (Canadian Soccer Association).

La Nazionale USA se l'è spesso vista male in Canada, dove dal 1925 in 10 partite   ha perso 6 volte e pareggiata una, vincendo però in occasione delle ultime due visite, incluso un 3-0 il 9 novembre 1997, ultimo atto delle qualificazioni ai Mondiali 1998.

Gli USA non perdono con i Canucks dall'aprile 1985. L'ultimo confronto risale alla CONCACAF Gold Cup della scorsa estate, con vittoria americana per 2-0 in quel di Detroit.

Anche per il Canada via alle qualificazioni Mondiali l'8 giugno in trasferta Cuba, in un gruppo di ferro che vede anche Honduras e Panama.

La Canadian Soccer Association ha inoltre annunciato che, oltre all'amichevole con gli USA, tutte e tre le partite di qualificazione ai Mondiali verranno gioate al BMO Field, stadio del Toronto FC della MLS.

Intervista a tutto campo con la Gazzetta dello Sport per il nuovo patron del Bologna, il magnate italocanadese Joey Saputo, proprietario anche del Montreal Impact della MLS. «Sono nato a Montreal, stato di Quebec, in Canada da genitori emigrati dall’Italia - esordisce il chairman rossoblù - papà Emanuele (per tutti Lino) è originario di Montelepre, un paesino di 6mila abitanti in provincia di Palermo, dove l’anno passato gli hanno dedicato una festa; mamma Mirella è di Treviso. Ho due fratelli, Lino jr e Nadia. Mia moglie Carmie è di origine calabrese. Abbiamo 4 figli maschi, tutti tifosi di calcio: Luca, Simone, Joey e Jesse». Le attività di famiglia «Mio padre ha costruito la Saputo Incorporated fondata sul commercio dei latticini conquistando il terzo polo del mercato nordamericano. Nel tempo gli affari si sono allargati ad altri settori, ora sono quattro: alimentare, immobiliare, trasporti/logistica e legname. Negli immobili abbiamo molte proprietà (oltre 2 milioni di metri quadrati, ndr)nei trasporti con l’acquisto della Transforce mobilizziamo oltre 21mila camion. Nel 1997 le attività di famiglia sono state quotate alla Borsa di Montreal per 400 milioni di dollari e generano un fatturato di 10 miliardi. Negli ultimi anni, la famiglia ha diviso le attività in diverse holding: io gestisco quella immobiliare oltre ad essere titolare di una holding tutta mia, la Free2B, nella quale confluisce il Montreal Impact, il club del campionato MLS di cui sono presidente. Nel business la mia filosofia è non guardare alla top line (i ricavi nell’immediato) ma alla bottom line (la rendita nel tempo)». Come è arrivato al calcio? «È cominciato tutto nel 1993 quando mi sono avvicinato alla a squadra di una lega secondaria [era l'American Professional Soccer League (APSL)] di cui mio padre era sponsor. Quella squadra è diventata il Montreal Impact [quell'anno fu allenato da Eddie Firmani, Ndr]. Volevamo restituire alla comunità italiana in Canada quello che avevamo ricevuto in termini di successo e fortuna. All’epoca era un hobby, adesso è una passione. Il calcio mi è sempre piaciuto ma non l’ho mai praticato e non ho mai fatto il tifo per questo o quel club, da ragazzo giocavo ad hockey ghiaccio come tutti i canadesi». Perché l'Italia? «Non pensavo di comprare un club italiano. Se non fossi italocanadese non lo avrei mai fatto, le radici contano. In passato ho avuto contatti col Parma, ai tempi della vicenda Parmalat, e ci ho fatto un pensierino ma tutto è finito lì. Poi ho avuto rapporti con la Fiorentina per sviluppare la nostra academy giovanile al Montreal. È stato in quel periodo che ho conosciuto Pantaleo Corvino. Il Bologna si è presentato come un’opportunità che andava afferrata al volo. Non l’ho cercato, è arrivato da solo. È stato Andrew Nestor, patron dei Tampa Bay Rowdies, lega minore americana, amico comune mio e di Tacopina, a parlarmene. Nell’agosto scorso ho conosciuto Joe e abbiamo sviluppato la trattativa. [...]». Il suo giudizio sul calcio italiano? «È bello ma anche molto complicato. Per esempio la questione dei biglietti e degli ingressi allo stadio è un passaggio faticoso in confronto alle abitudini in Canada. Il problema è strutturale, occorre migliorare i servizi e le condizioni degli impianti. Sono stato allo Juventus Stadium su invito di Andrea Agnelli che conoscevo da tempo. È un modello rispetto allo standard italiano con 4mila posti per l’hospitality. Inoltre, bisogna ragionare sulle barriere tra i tifosi perché se vengono trattati come animali in gabbia è normale che si comportino da animali». Al Bologna volevate Giovinco che ha scelto proprio il Canada. Commenti? «Ho letto che va a Toronto, la nostra rivale, per tanti soldi. Noi abbiamo una strategia diversa sui contratti e sulle persone. Puntiamo su quei giocatori che hanno buone ragioni, non solo economiche, per venire da noi. L’esempio è Di Vaio. Auguro a Giovinco il meglio, per nostra fortuna verrà in Canada a luglio mentre il derby Montreal-Toronto è in programma a maggio». [...] Col suo socio Tacopina come va? «Joe con la sua energia ha portato entusiasmo facendo un grande lavoro in città ma adesso è il momento di rallentare, non dobbiamo sovraesporci troppo. La nostra partnership ha completato la prima fase, quella più facile. Non abbiamo fatto ancora niente. Adesso viene il difficile con tanti obiettivi da raggiungere». [...]   Quando la Fiorentina si divertì a casa sua «Andremo a giocare a Montreal, al Saputo Stadium, contro gli Impact di Joey Saputo! ». «E chi è?». «Vedrai... Un personaggio incredibile. La sua famiglia di origine italiana è leader, tra le altre cose, nella produzione di mozzarelle in Canada. Joey ha un impero, se vuole può comprarsi mezza Serie A...». Era il marzo 2010 quando Mencucci, ad della Fiorentina, annunciò per fine maggio la tournee canadese che avrebbe chiuso il ciclo viola di Prandelli. La notizia di Cesare futuro c.t. azzurro arrivò mentre la squadra era in volo per il Canada con tre giornalisti al seguito: io [Andrea Di Caro], Matteo Dalla Vite e Giovanni Sardelli. Sarebbe stata, quella tournee, l'occasione per salutare il tecnico che aveva fatto innamorare Firenze, e per scoprire che Mencucci aveva ragione. Saputo, oltre che ricchissimo, era davvero un tipo straordinario. ILLUMINATO. All'inizio la sua quasi fanciullesca gioia nell'ospitare una squadra di A, ricordò quella di Amedeo Nazzari, l'emigrante italiano nel film Il Gaucho. Ma poi sentendolo parlare del futuro del soccer nord americano,di progetti, dello stadio da ristrutturare, fu evidente che lo Zio d'America era un manager illuminato. Come si illuminarono gli occhi dei giocatori un pomeriggio ospiti nella tenuta di Saputo. Parchi, fontane, una villa enorme. Frey saliva e scendeva dalle tante auto d'epoca della collezione di Saputo. Quella dei vini ricercatissimi stupì invece i compagni abituati alla non irresistibile produzione di rosso «Fenomeno 10» di Adrian Mutu. Donadel si limitò a dire: «Sembra Disneyland...». Joey come Walt? Al concreto ed equilibrato Saputo forse il paragone non piacerà, ma ai tifosi del Bologna è consentito sognare.

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Il Toronto Football Club entrò ufficialmente nella Major League Soccer nel 2007 portando a termine la sua prima stagione ufficiale all'ultimo posto della Eastern Conference con 25 punti in 30 partite. Nella stagione successiva cambiò ben poco e i canadesi arrivarono ancora ultimi, per poi migliorare nel 2009, anche grazie all'arrivo della leggenda canadese Dwayne De Rosario, senza arrivare, però, ai play off. Così anche nel 2010, nel 2011 (in squadra anche il tedesco Frings e Stevanovic, arrivato in prestito dall'Italia), nel 2012 e nel 2013. Fallire così tante stagioni di fila è difficile nella MLS, così Toronto ha pensato di investire sul campo in modo massiccio. Il 13 gennaio 2014 fu la volta di Michael Bradley, acquistato dalla Roma per circa 10 milioni di dollari con uno stipendio di $6,5m annui. Poi toccò a Julio César (ma solo in prestito) e quindi a Jermain Defoe acquistato per 10 milioni di dollari. Tra gli altri arrivarono anche gli esperti Luke Moore, Bradley Orr e Dwayne De Rosario, l'altro DP Gilberto e Jackson. Insomma, Toronto aveva il monte ingaggi più alto di tutta la lega. Risultato? Altro fallimento. Superata in classifica generale da squadre come lo Sporting Kansas City, campione in carica, che aveva un monte ingaggi inferiore ai $4m, contro i 16 dei canadesi. L'unica nota positiva il praticamente perenne sold out (come nelle stagioni precedenti) solo con gli abbonamenti del BMO Field, nonostante nessuna copertura e un clima poco favorevole ad inizio e fine stagione. La società vuole porre rimedio proprio a questo dimostrando di avere un progetto solido: sono pronti 120 milioni per aumentarne la capienza a 30.000 posti a sedere con tanto di coperture rendendolo in stile Premier League. Almeno in questo ambito la società si sta muovendo bene. Anche sotto l'aspetto delle giovanili a Toronto stanno lavorando bene. Gli "Homegrown Players" sotto contratto sono 6 e potrebbero arrivarne altri. Ashtone Morgan, Quillan Roberts, Manny Aparicio (ha già esordito con il Canada), Chris Mannella (anche lui ha già esordito con il Canada), Jay Chapman che piace in Premier League e Jordan Hamilton, uno dei migliori talenti canadesi. Insomma, 7 dei loro giocatori sono nel giro della Nazionale A, 2 nella U20 e 6 nella U17. Doneil Henry, ex homegrown player, è ora al West Ham. In questo pre-season si sono assicurati anche l'U20 USA Delgado e il portiere Alex Bono, convocato da Klinsmann nel camp di gennaio. Tornando alla prima squadra; in questo 2015 Toronto parte ancora con grandi ambizioni ed è al centro del mercato. Lasciato andare Defoe, la Maple Leaf Sports ha portato sotto la CN Tower Jozy Altidore e Sebastian Giovinco (sarà ufficiale oggi alle 17 italiane). Entrambi i giocatori sono strapagati per quel che valgono, ma alla fine l'italiano non costerà a Toronto tanto più che alla Juventus, ne abbiamo parlato ieri sul nostro profilo di Twitter. C'è chi parla "dell'acquisto più importante dai tempi di Beckham", ma difficilmente sarà così. Henry, Lampard e Gerrard, per fare 3 nomi, sono infinitamente più popolari negli USA e in Nord America e prendere Giovinco per tutti quei soldi è davvero un passo avanti? Ovviamente è meglio aspettare le cifre ufficiali, che si avranno a fine marzo, tenendo conto anche delle tasse canadesi. La #Juve pagò #Giovinco 11mn dandogli 4.4 lordi in 3 stagioni. Totale 24.2mn. Al #TFC costerà in totale 24mn in 4 anni Son matti i canadesi? — Soccer Italia (@MLSsocceritalia) 18 Gennaio 2015 Questi due giocatori non bastano, ovviamente. Prima di tutto Gilberto, Designated Player, dovrà essere ceduto dato che con l'arrivo di Giovinco sarebbero 4 (il limite è 3) i Designated players, ma le negoziazioni con il sindacato calciatori stanno andando avanti e la MLS potrebbe anche aggiungerne un altro. Tuttavia, anche in questo caso, Gilberto potrebbe lasciare, vista la concorrenza davanti, per rafforzare un altro reparto e lasciare più spazio a un giovane validissimo e di grande talento fatto in casa come Hamilton. Successivamente andrà migliorato il reparto difensivo, mentre Bradley dovrà tornare a giocare ai suoi livelli. Insomma, le ambizioni e i soldi ci sono, i risultati non ancora. La carta dice che Toronto è la peggiore squadra della MLS non avendo raggiunto i play offs dal 2007. Il 2015 sarà l'anno buono?  

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Quando si tratta di annunci, il Toronto FC sembra aver imparato la lezione. Si spera sia l'indicazione di un cambio di filosofia al TFC, più indirizzata al calcio innanzitutto, al marketing e infine al branding. Un anno dopo aver presentato Jermain Defoe in grande stile, accompagnato dallo sfortunato slogal “Bloody Big Deal”, il TFC ha invece mostrato alla stampa quello che è il suo sostituto, l'attaccante americano Jozy Altidore, nuovo designated player del club. La presentazione di Altidore è stata molto più modesta rispetto allo spettacolo messo in piedi per Defoe (e Michael Bradley) dal TFC lo scorso gennaio. Stavolta ci sono stati meno fuochi d'articficio e niente bus a due piani parcheggiato fuori dal locale con la scritta “Bloody Big Deal”. Il GM del club canadese, Tim Bezbatchenko, ha evitato di entrare nei dettagli dello scambio che ha visto Defoe tornare in Premier League al Sunderland per Altidore. C'è stato movimento di denaro? Il TFC ci ha guadagnato qualcosa? Bezbatchenko non ha risposto, ma una fonte nella MLSE ha spiegato a Sportsnet che lo scambio è stato alla pari, e che Michael Bradley ha ristrutturato il suo contratto sì da aiutare il TFC ad ingaggiare Altidore. Questo è quello che sappiamo. E sappiamo anche che Defoe è andato, e che probabilmente non tornerà mai da queste parti, e per alcuni fans del TFC sarebbe comunque troppo presto. Ora il Toronto FC guarda avanti con Altidore, l'americano che ritorna in Major League Soccer per cercare di recuperare una reputazione danneggiata, e per cercare di aiutare i Reds a interrompere una serie negativa che li vede da otto anni - dalla loro fondazione - fuori dai playoff. Se state cercando qualche segnale di progresso e maturità, sarà bene sapere che la conferenza stampa di venerdì ha evitato di essere troppo di "marketing", evitando di fornire aspettative eccessive che in passato sono risultate comiche. Nessuno ha tirato fuori le parole "Bloody Big Deal”. Nessuno ha provato a dire che Altidore sarà il salvatore del team (a differenza di Defoe l'anno scorso). E non c'è stato alcun appello fuori luogo di Tim Leiweke ai fans presenti. Non c'è stato nulla di tutto ciò. Venerdì si è parlato di calcio, di campo. Ed anche se è difficile credere pienamente a questo management - ci siamo bruciato abbastanza in passato - c'è la sensazione che il Toronto FC abbia imparato la lezione dalla debacle subita con Defoe, e che ora tutti siano focalizzati sulle cose importanti. “Per me tutto è relativo alle vittorie. Possiamo parlare degli ingaggi, della nostra visione, di cosa stiamo provando a fare sul campo, il nostro stile di gioco. Ma alla fine dobbiamo regalare ai tifosi un team vincente", ha detto Bezbatchenko. “Quella di oggi è una cosa grossa, ma alla fine ciò che conta è vincere”. Sulla carta Toronto sembra averci rimesso da questo scambio alla pari col Sunderland. I Black Cats hanno riportato in Inghilterra un cannoneire veterano come Defoe, che ha sempre fatto gol in Premier League. Toronto invece prende Altidore, che dopo i lampi in Eredivisie con l'AZ Alkmaar (51 gol in 93 partite), è andato in gol una sola volta in 42 match di Premier League dal 2013. Qual'è il vantaggio per il TFC? Essere stato in gradi di liberarsi di un giocatore come Defoe che non credeva nella causa. A 25 anni, Altidore ha certamente maggiore spazio di crescita del 32enne Defoe. Inoltre ha voglia di smetire i suoi detrattori, inclusi i tifosi del Sunderland che hanno celebrato la sua partenza, e i critici locali che non credono meriti il contrattone concessogli dal Toronto. Ma , più di ogni cosa, Defoe non voleva restare a Toronto, mentre Altiodre vuole. E questo conta. E' una scommessa per il TFC? Assolutamente lo è. Non c'è alcuna garanzia che Altidore ritorni alla forma messa in mostra in Olanda. E i tifosi del Toronto FC sarebbero più sereni se Bezbatchenko avesse ingaggiato un cannoniere più continuo di Altidore. Ma la decisione di prendere Altidore, a differenza di Defoe, è basata interamente su motivi calcistici, e non da qualche piano marketing e dall'ossessione di costruire un brand globale. Ed è un grande passo nella giusta direzione per questo club. Ora il Toronto FC deve capire come mettere insieme i pezzi sul campo. Altiore può essere d'aiuto? Lo scopriremo presto. Fonte: John F. Molinaro - Sportsnet

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