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San Jose Earthquakes, stadio nel 2013
Scritto il 2011-11-30 da Franco Spicciariello su Soccer Business
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Sembra essere ormai sempre più vicino il via ai lavori per il nuovo stadio dei San Jose Earthquakes, a forma di ferro di cavallo con 18.000 posti coperti, il cui costo dovrebbe agirarsi intorno ai $60 milioni.

In questi giorni il proprietario dei Quakes (e degli Oakland Athletics della MLB) Lew Wolff sta presentando alle banche il piano finanziario relativo allo stadio, che tra le altre cose prevede la messa in vendita di 12 luxury suites che - novità assoluta - saranno poste all'altezza del terreno di gioco.

"Sarà un qualcosa di unico nella Major League Soccer - e anche a livello internazionale - avere le suites così vicine ai giocatori", ha dichiarato il presidente Dave Kaval. "La cosa più simile cui posso pensare sono i posti a sedere altezza campo della NBA". A differenza di quei posti però, in questo caso gli spettatori avranno a disposizione larghe poltrone, divani, tavolo da riunione, un cocktail bar, ristorazione riservata e schermo piatto, con davanti porte a vetro a scorrimento, così da evitare il freddo o che una pallonata possa finire sul tavolo su cui si sta pranzando.

Il prezzo per tutto questo lusso? $350,000, validità 5 anni, con spazio nella suite fino a 23 persone. Il costo, per quanto alto, è in linea con i prezzi di mercato di simili luxury suites di NFL e NHL (dove però le suite dei San Jose Sharks sono in piccionaia), considerando anche il numero di eventi che si terranno nello stadio, che includeranno 20 partite più altri 10/15 eventi di vario genere (ma non concerti).

Kaval ha affermato al San Jose Mercury News che le nuove suite sono la risposta alle richieste in arrivo dai fans e dal mondo del business della Silicon Valley. Le 12 ssuite, sei sul lato nord e sei sul lato sud, apporteranno circa $10 milioni sui $60 necessari per la costruzione dello stadio, finanziato da Lew Wolff, che ha un'opzione di acquisto sull'area pubblica dove sorgerà l'impianto al costo di $5 milioni entro il 2012 e di $7 successivamente. Altri soldi per rendere l'operazione-stadio sostenibile finanziariamente arriveranno dalla vendita dei naming rights.

Oltre allo stadio, sull'area il gruppo composto da Wolff, Coleman Airport Partners e FWSH Partners ha anche pianificato la costruzione di 140.000 mq di uffici, di  7.000 di negozi e di un hotel con 300 stanze e parcheggio adeguato, il tutto per un costo di $450 milioni. Verranno inoltre costruiti quattro campi da calcio (pagati dal Comune) che verranno poi gestiti dai Quakes e posti a disposizione della comunità.

Di nuovo stadio a San Jose si parla da anni. Proprio l'assenza di piani seri di sviluppo costrinse la MLS a spostare a fine 2005 i Quakes (inclusi giocatori e allenatore,  una squadra che aveva vintola MLS Cup 2001 e 2003, e il Supporters Shield 2005) in quel di Houston, dando vita alla Houston Dynamo (inizialmente Houston 1836, ma poi le proteste della comunità messicana fecero cambiare il nome) che sarebbe poi andata a vincere la MLS Cup nel 2006 e nel 2007.

Proprio la possibilità di costruire lo stadio a convinto la lega a riposizionare una franchigia a San Jose nel 2008, ma certo ripartire da zero non ha aiutato dal punto di vista dei risultati, che a parte la finale di Conference del 2010, non sono stati affatto buoni. Nel frattempoi la crisi economica ha di nuovo rallentato i piani, e in questi tre anni i Quakes hanno dovuto giocare al Buck Shaw Stadium, stadio di baseball riadattato, di proprietà della Santa Clara University, riempiendolo quasi sempre nei suoi 10.300 posti.

L'annuncio del via alle vendite dovrebbe arrivare il prossimo 14 dicembre, mentre i tempi di costruzione dovrebbero ammontare a circa 12 mesi, il che dovrebbe consetire ai San Jose Earthquakes di avere la propria casa pronta per  l'avvio della stagione 2013 anno in cui la MLS avrebbe 18 squadre su in pieno controllo del proprio stadio, connsiderando che nel 2012 apriranno i nuovi stadi di Montreal Impact e Houston Dynamo. Rimarrà il problema DC United, l'ostacolo più difficile che la MLS dovrà superare nei prossimi 12 mesi, con il team più vincente della storia della lega che rischia proprio la fine dei Quakes del 2005.

Dopo aver onorato per anni unicamente le stelle di Redskins, Senators, Nationals, Capitals, Wizards, la Washington D.C. Sports Hall of Fame vedrà finalmente un giocatore del D.C. United essere nominato nei suoi ranghi, con tanto di cerimonia il 17 luglio prima del match Nats-Pirates e con un banner commemorativo al Nationals Park (stadio di baseball). E il DCU non poteva che entrare nella HoF se non con la stella più lucente della sua storia: "El Diablo", Marco Etcheverry, vincitore coi rossoneri di 3 MLS Cup (1996, ’97 e ’99), una US Open Cup (’96), una CONCACAF Champions’ Cup e una Copa Interamericana (1998), oltre ad essere nominato MLS MVP nel 1998. Sarà il terzo personaggio nella HoF legato al calcio, dopo il coach della Howard University James ‘Ted’ Chambers e l'ex allenatore dei NY Cosmos e della Nazionale USA Gordon Bradley. “Ha fatto così tanto per me, per la squadra e per il calcio di questo paese", disse nel 2004 - in occasione dell'addio al calcio del giocatore - Bruce Arena, ex coach del DC United e oggi ai LA Galaxy. “Non credo che le persone riusciranno a capire... Non vedremo un giocatore così in MLS per molti anni a venire". E Arena fu profeta. LA STORIA Ottimo dribbling e tecnica sopraffina, Etcheverry è cresciuto nell'Academia Tahuichi, forse il più grande serbatoio di calcio giovanile del Sudamerica. Ha fallito il tentativo di sfondare in Europa (è stato solo per pochi mesi nell'Albacete, in Spagna), ha però trascinato la Bolivia alla - fino ad oggi almeno - sua ultima partecipazione ai Mondiali, a USA 1994, in cui però giocò solo 5 minuti per un'espulsione per fallaccio di reazione su Lothar Matthaeus all'esordio. Ma sempre con la Nazionale boliviana (13 gol in 71 partite) nel 1997 sfiora la vittoria nella Copa America casalinga, perdendo in finale col Brasile. Due anni dopo i Mondiali ecco lo sbarco in America, dove Marco Antonio Etcheverry scrive la storia degli albori della Major League Soccer, rendendo il D.C. United una potenza della nuova lega. In 191 match a Washington D.C. “El Diablo” segna 32 gol, piazzando 101 assist, la gran parte dei quali per il suo connazionale, il centravanti Jaime Moreno, a lungo top scorer assoluto della MLS. Oltre ai due boliviani, lo United dell'epoca presenta molti giocatori di buon livello: John Harkes (che giocò anche con lo Sheffield Wednesday), Eddie Pope, Jeff Agoos, Roy Lassiter (recordman di gol in una stagione MLS con 27, meteora al Genoa) e Raúl Díaz Arce, per nominarne alcuni, ma è Etcheverry la vera spinta di un motore inarrestabile. Un'avventura di successo quella col DCU, iniziata però molto male. “Iniziammo col piede sbagliato", ha [in realtà 7 delle prime 9, NdR]. Eravamo una buona squadra, con un buon allenatore, ma non stava funzionando nulla. Fossimo stati in un altro paese sarebbe crollato tutto. Fu dura, ma alla fine vincemmo la MLS Cup 1996, mostrando di essere i migliori”. Molti non ricordano quella che ad oggi rimane la più incredibile vittoria di una squadra americana, e cioè la oggi defunta Copa Interamericana nel 1998, che metteva di fronte i vincitori della Copa Libertadores contro quelli della CONCACAF Champions’ Cup. E il D.C. fu capace di superare per 2-1 tra andata e ritorno il Vasco de Gama, che presentava gente quale Mauro Galvão, Donizete, Guilherme, Luizão e un giovane Juninho Pernambucano (finito in seguito ai NY Red Bulls nel 2013). LEGGI: Interamericana, quando DC battè il Vasco de Gama “Eravamo in qualche modo diventati il miglior team delle Americhe battendo il Vasco de Gama che aveva appena perso la finale di Coppa Intercontinentale con il Real Madrid. Mostrammo di essere ad un livello più alto", ricorda Etcheverry, che insieme ad un gruppo di grandi giocatori, americani e stranieri, ha seminato la rinascita del calcio in America dopo il crollo della NASL all'inizio degli anni '80. "Quando arrivai in America non c'erano campi né stadi per il calcio. Oggi vedi campi ovunque e sempre pieni. C'è grande passione per il calcio negli USA. Facemmo il lavoro sporco insieme a ‘El Pibe’ [Carlos Valderrama], [Jorge] Campos, [Roberto] Donadoni – giocatori straordinari. Ma alla fine nessuno di noi lavora in MLS oggi sì da continuare ad ispirare talenti", spiegò a FIFA.com. Oggi Etcheverry vive in West Virginia, ed è rimasto rossonero: "Questo è il mio club. Il mio cuore e la mia anima saranno sempre col DC United”. LA SCHEDA Bolivia. Santa Cruz de la Sierra, 26 settembre 1970 • Ruolo: attaccante • Squadre di appartenenza: 1985-87: Academia Tahuichi; 1987-89: Destroyers; 1990-91: Bolívar; 1991-92: Albacete; 1992: Bolívar; 1993-94: Colo Colo; 1995: América Calí; 1996-97: DC United Washington; 1997-98: Barcelona (Ecuador); 1999: DC United Washington; 2000: Oriente Petrolero; 2001: DC United Washington • In nazionale: 70 presenze e 13 reti (esordio: 22 giugno 1989, Bolivia-Cile, 0-1) • Vittorie: 2 Campionati boliviani (1991, 1992), 1 Campionato cileno (1993), 1 Campionato ecuadoregno (1997), 3 Campionati statunitensi (1996, 1997, 1999)

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Si interrompe la serie negativa dei San Jose Earthquakes, che durava ormai da sei partite. Ieri notte all?Avaya Stadium i Quakes hanno battuto per 1-0 i Colorado Rapids, in un match nel fondo della Western Conference. Dopo un primo tempo assolutamente dimenticabile, nel secondo ecco qualche fiammata dei Rapids con tanto di palo colpito dal centrocampista con passaporto italiano Dillon Powers al 52'. Ma passa un minuto e il gol vittoria di San Jose arriva al 53' grazie ad un colpo di testa del difensore centrale ex nazionale USA Clarence Goodson (che ha giocato in Norvegia all'IK Start e poi al Broendby in Danimarca), bravo ad anticipare Bobby Burling su assist di Quincy Amarikwa. HIGHLIGHTS: San Jose Earthquakes vs Colorado Rapids 1-0 Colorado va vicino al pareggio al 71', ancora con Powers che costringe David Bingham a salvare in tuffo su un colpo di testa dalla breve distanza. Ma niente più per la deludente squadra guidata da Pablo Mastroeni. Con la vittoria San Jose (8-10-5, 29 punti) aggancia il Real Salt Lake all'ottavo posto della MLS West con Seattle a soli tre punti sopra ma con una partita in più, mentre Colorado rimane ultima (5-9-9, 24 punti).  

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Quando giovedì notte scenderanno in campo allo Yankee Stadium, i titolari di New York City FC e DC United simboleggeranno le differenze economiche e filosofiche tra le due franchigie MLS. L'undici casalingo probabilmente presenterà tre dei più vincenti e ricchi giocatori della propria generazione: l'italiano Andrea Pirlo, l'inglese Frank Lampard e lo spagnolo David Villa. I tre hanno partecipato in tutto a 8 Mondiali, e 6 Europei, e insieme i loro ingaggi valgono $15 milioni. Dall'altra parte ci saranno 7 calciatori dello United arrivati in MLS direttamente dal college e uno addirittura dalla high school. Nessuno di loro guadagna più di $500,000. Tre di loro sono scesi in campo in Europa in campionati di secondo piano, uno ha partecipato ad un Mondiale da riserva col Costarica nove anni fa. “Si può dire che siamo le due facce della stessa medaglia", ha spiegato il coach dello United, Ben Olsen. Le due squadre sono molto lontane anche da altri punti di vista. Con due terzi della stagione alle spalle, il gruppo privo di stelle del DC United è in testa alla classifica assoluta della MLS con 13 vittorie, 5 pareggi e 7 sconfitte, mentre il luccicante expansion di NY è ottavo nella Eastern Conference con 6 vittorie, 6 pari e ben 11 sconfitte, di cui tre consecutive nei derby coi rivali New York Red Bulls. La filosofia del NYCFC di concedere pesanti contratti a un piccolo gruppo di giocatori di talento circondandoli di onesti calciatori, non si è tradotta in risultati. Va detto che le tre mega stelle non hanno mai giocato insieme sino alla scorsa settimana, col solo David Villa presente con la squadra sin dall'inizio. Il gruppo dell United invece è praticamente rimasto intatto per due stagioni. Ad ottenere molto spendendo tanti soldi sono stati i Los Angeles Galaxy, che hanno vinto tre delle ultime quattro MLS Cup con gente quale Landon Donovan, David Beckham e Robbie Keane. Donovan e Beckham si sono ormai ritirati, ma in estate i Galaxy hanno ingaggiato l'inglese Steven Gerrard e il messicano Giovani dos Santos per un totale di $10 milioni di spesa per i loro contratti . Attualmente terzi nella Western Conference, i Galaxy anche quest'anno sono favoriti nella corsa alla MLS Cup, che sarebbe per loro la sesta in 20 stagioni. LEGGI: Ufficiale: Giovani Dos Santos ai LA Galaxy Tra gli spendaccioni ci sono anche i Seattle Sounders e il Toronto FC, rispettivamente noni e decimi nella classifica assoluta. Meglio Orlando, col centrocampista brasiliano Kakà, il più pagato in MLS con un contratto da $7,1 milioni, che sta trascinando l'expansion team della Florida nella lotta per i playoff. Dopo il più pagato Kakà, i 9 successivi giocano tutti per Los Angeles, NYCFC, Seattle o Toronto, mentre lo United e FC Dallas (quarto assoluto) sono tra i club che spendono meno. In MLS i team sono costretti a rispettare il salary cap, ma la regola del "designated player" consente ai club di spendere senza limiti su tre giocatori. nel DC United il più pagato è l'attaccante argentino Fabian Espindola, a quota $600,000. Gli investitori del DC United, guidati dal businessman indonesiano [e proprietario dell'Inter, NdT] Erick Thohir, non prevedono di aumentare il monte ingaggi fino a quando anche le entrate non aumenteranno grazie al nuovo stadio da costruire a Buzzard Point nell'area sudovest di Washington. Attualmente il club perde milioni ogni anno trovandosi a giocare [in affitto] nel vetusto RFK Stadium, di proprietà della città. LEGGI: Nuovo stadio del DC United, progetto da $286 milioni Sino a quando il nuovo stadio non sarà pronto, lo United continuerà a contare sulle capacità del General Manager Dave Kasper di individuare ottimi giocatori a costi adeguati, e sulla bravura di coach Ben Olsen nel costruire la chimica giusta. Una formula che sembra funzionare: dopo il fiasco del 2013, chiuso con sole tre vittorie, la rivoluzione successiva ha portato un totale di 30 vittorie, 13 pareggi e 16 sconfitte. “Ho un grandissimo rispetto per Dave e Ben, per ciò che riescono a fare nonostante le 'manette'", dice l'attaccante Chris Rolfe, che guadagna $225.000 e con 9 gol è il capocannoniere della squadra, rappresentando il modello di acquisto saggio voluto dal club. "Ciò che fanno mostra come lavorano, come fanno scouting con in testa un'idea chiara di squadra che vogliono". Tra le linee è facile vedere una critica alla strategia del NYCFC: "Dispiace vedere una proprietà pronta ad abbandonare un certo tipo di cultura per acquistare solo 'giocatori da collezione' per poi provare a costruirci una squadra. Non ho rispetto per questo approccio", aggiunge Rolfe. "Un approccio che certo è attraente e porta tifosi, aumenta le entrate in ottica business. Ma in termini di costruire una squadra di success i nostri hanno fatto un lavoro assai migliore". Ma pur privo di successi sul campo, il NYCFC si è certo costruito un pubblico: è terzo assoluto per spettatori allo stadio, con 28.961 di media allo Yankee Stadium. Ma come lo United, che attira 15.035 fans a partita, il NYCFC - il cui 20% è degli Yankees in società col City Football Group di Abu Dhabi - si ritrova in uno stadio fuori misura in attesa di averne uno proprio. LEGGI: Da Manchester a NY: il City alla conquista del mondo Nonostante ci siano davanti solo 10 match, il NYCFC è convinto di avere la forza di diventare grande [già quest'anno]. “Sono fiducioso che con il talento che abbiamo qui, una volta trovato l'amalgama, penso che inizieremo a vincere ed andremo ai playoff", speiga Frank Lampard, 37 anni, campione che ha speso gran parte della carriera con il Chelsea. Il 33enne Villa è invece arrivato ad inizio stagione dall'Atletico Madrid [passando brevemente per il Melbourne City FC, NdT]. In carriera per lui un Mondiale vinto nel 2010 con la Spagna, di cui è il capocannoniere. Per lui già 13 gol nella sua prima stagione in MLS. Considerato un maestro al Milan e poi alla Juventus, Pirlo, 36 anni, è considerato insieme a Roberto Baggio il miglior giocatore italiano degli ultimi 25 anni. L'americano più noto del NYCFC è invece Mix Diskerud, nazionale USA ai Mondiali 2014 e attratto in America da un ingaggio di $750.000 annui al termine del suo contratto col Rosenborg. Una così forte enfasi sui giocatori d'attacco ha inevitabilmente provocato qualche problema alla difesa, con il NYCFC quarto peggior club per gol subiti e alcune prestazioni imbarazzanti come nelle ultime due partite perse per 3-2 e 2-0. “Non voglio fare paragoni tra quello che stiamo facendo qui e ciò che stanno facendo gli altri. Questo è ciò che siamo e come facciamo le cose.... E' bello vedere squadre che puntano su grandi nomi, è un qualcosa che fa parte del DNA del NYCFC. E' un forte contrasto, e le differenze sono una bella cosa. Ci sono differenze reali in termini di filosofia tra il loro club e il nostro. Non voglio dire che una è giusta e l'altra no. Semplicemente sono diverse", chiude Ben Olsen. Fonte: Steven Goff - Washington Post

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