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Indoor Soccer History - MISL 1982/84
Scritto il 2011-05-13 da Blackiesan74 su History
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Le prime 4 stagioni della MISL avevano dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, 2 cose:

1 – l’indoor soccer era ormai entrato nell’immaginario degli sportivi americani, a tal punto che quando qualcuno parlava di soccer era facile trovare chi sapesse tutto dell’indoor ma non si interessasse dell’outdoor;

2 – l’entusiasmo aumentava man mano che trascorrevano le stagioni, e la contemporanea guerra con la NASL, fomentata dalla corsa all’ingaggio più alto, sembrava ormai in dirittura d’arrivo.

Infatti, i problemi che la NASL indoor stava sperimentando avevano indotto i dirigenti a non organizzare la stagione 1982/83; ma Tepper e Foreman avevano l’occhio lungo in questo senso e invitarono ben 3 franchigie della NASL a partecipare alla stagione MISL 1982/83. Così accettarono i Chicago Sting, i Golden Bay Earthquakes e soprattutto i San Diego Sockers, campioni NASL in carica e impossibilitati a difendere il loro titolo. Sui Sockers (ma anche sui Blast e su altre formazioni storiche dell’indoor soccer USA) ci soffermeremo più avanti con articoli espressamente dedicati.

Quello che nessuno (tra i tifosi) poteva sapere è che in realtà si stavano già ponendo le basi per il tracollo della Lega, che proprio tra il 1982 e il 1988 viveva il suo periodo di massimo splendore. Così, quando a gennaio del 1983 i New York Arrows quadricampioni cedettero il miglior giocatore di tutti i tempi, Steve Zungul, ai Golden Bay Earthquakes in cambio di Gary Etherington e Gordon Hill (2 buoni giocatori, ma niente di anche minimamente paragonabile al Lord of All Indoors), la scusa ufficiale fu un tentativo di ”rendere più americana la squadra” (ricordiamo che Zungul, il cui nome di battesimo è “Slavisa”, poi americanizzato in “Steve”, è nato in Croazia e dal 1971 al 1977 giocò con l’Hajduk Spalato). La realtà era la necessità di economizzare sui costi di gestione, e disfarsi dello stipendio di Zungul significava un bel risparmio.

La stagione 1982/83
Dal punto di vista sportivo l’arrivo di ben 3 franchigie NASL (e soprattutto di quel calibro) aumentò di molto le aspettative in merito allo spettacolo e alla competitività di cui i tifosi avrebbero potuto godere: Chicago, San Diego e Golden Bay fornirono alla MISL altri mercati importanti presso cui aumentare la propria visibilità. Originariamente la MISL aveva pianificato di espandersi anche a Los Angeles, ma (come già abbiamo spiegato) il trasferimento dei Philadelphia Fever proprio a Hollywood (diventando i L.A. Lazers) impedì una vera e propria espansione: anzi, semmai creò il problema della mancanza di una squadra nella zona Nord Est del paese. In ogni caso la Lega ora contava 14 squadre (organizzate in Eastern e Western Division), e la regular season fu espansa a 48 partite.

Sotto l’aspetto squisitamente tecnico la stagione fu molto più combattuta e appassionante delle precedenti: NY, senza l’apporto di Zungul, ebbe un ridimensionamento notevole; gli Arrows finirono al 4° posto a Est con un record del 50%, conquistando ugualmente una piazza in post-season, ma che non avrebbero fatto strada era chiaro a tutti. L’era-Arrows era terminata! Furono i Baltimore Blast a conquistare il titolo della Eastern Division, dopo un’aspra battaglia con Cleveland e Chicago (rispettivamente 2ª e 3ª). Cleveland aveva un attacco atomico, guidato da Craig Allen, Keith Furphy e Kai Haaskivi, ma Baltimore aveva maggiori attitudini difensive; sotto la guida dell’All-Star Heinz Wirtz, Baltimore concesse solo 224 reti (3ª miglior difesa della lega). Dietro gli Arrows, e quindi fuori dai play-off, un terzetto composto da Pittsburgh Spirit, Buffalo Stallions e Memphis Americans, 3 squadre che non offrirono mai alla MISL quel valore aggiunto sul quale Tepper e Foreman puntavano.

A ovest, comunque, le cose non erano molto diverse: i Sockers si aggiudicarono il titolo della Western Division senza patemi (i Wichita Wings, al 2° posto, erano lontani 5 partite; i Kansas City Comets e i St. Louis Steamers finirono addirittura a 6 partite di distanza). La lotta per il 2° posto fu però appassionante e diede origine ad una rivalità tra Kansas City e St. Louis che negli anni a venire produsse partite memorabili. E le altre californiane? I Lazers conclusero all’ultimo posto con sole 8 vittorie (!); poco meglio fecero gli Earthquakes che nonostante la presenza di Zungul (75 reti segnate e capocannoniere al termine della stagione) non avevano un backcourt difensivo di prim’ordine e così fecero una ben misera figura. I Phoenix Infernoconclusero al 50%, che però non bastò per andare ai play-off.

Play-off che risultarono un po’ più scontati del previsto e del voluto: a Est i Blast ebbero ragione di New York in 3 durissime gare, e lo stesso dicasi per Cleveland nei confronti di Chicago. A Ovest Wichita fece fatica contro gli Steamers (3 gare per decidere la semifinalista), mentre i Sockers asfaltarono Kansas City. Le semifinali furono quanto di più diverso si potesse vedere: se San Diego passeggiò sui Wings in 3 gare, ai Blast furono necessarie 5 partite (tutte tiratissime) per accedere alla 1ª Finale MISL della propria storia (da quando la franchigia si era trasferita a Baltimore).

E la Finale fu il 1° atto di una rivalità tra le più accese dello sport americano degli anni ’80: fatte le debite proporzioni, anche in termini di seguito in tv, le potremmo paragonare alle finali NBA tra Boston Celtics e L.A. Lakers dello stesso decennio. Baltimore Blast - San Diego Sockers era garanzia di spettacolo e di grinta; nessuno ci stava a perdere, e anche se era ovvio che alla fine ci doveva essere un vincitore e di conseguenza anche uno sconfitto, ognuno dei 2 contendenti era certo che la sconfitta sarebbe toccata “agli altri”.

Ciononostante, durante la serie fu chiaro che i San Diego Sockers avevano più talento e più esperienza, tanto che vinsero gara-1 per 6-0 e gara-2 per 7-0. A quel punto la serie sembrava segnata, solo un miracolo avrebbe potuto portare il titolo a Baltimore. Ma i Blast volevano credere nel miracolo, e quasi riuscirono a compierlo: vinsero gara-3 per 4-3 (dopo aver rischiato di perdere) e portarono gara-4 all’overtime, dove prevalsero per 7-6. Baltimore aveva impattato la serie, il titolo era ancora possibile! Stan Stamenkovic, miglior assistman dei Blast e di tutta la Lega, si dichiarò certo che i Sockers avevano sentito la forza d’urto dei Blast e che quindi ora avevano paura. Ma Stamenkovic non considerava che l’enorme sforzo di Baltimore per pareggiare la serie avrebbe richiesto un prezzo, che la sorte presentò in gara-5: i Blast resistettero 2 quarti, poi si spensero. I Sockers vinsero 3-1 e conquistarono il loro 1° titolo MISL (il 2° outdoor).

1982-83 MISL Standings

G W L GF GA GB %
Eastern Division
Baltimore Blast 48 30 18 249 224 -- .625
Cleveland Force 48 29 19 285 267 1 .604
Chicago Sting 48 28 20 285 239 2 .583
New York Arrows 48 24 24 225 219 6 .500
Pittsburgh Spirit 48 24 24 250 247 6 .500
Buffalo Stallions 48 22 26 270 274 8 .458
Memphis Americans 48 19 29 239 274 11 .396

Western Division
San Diego Sockers 48 32 16 289 230 -- .667
Wichita Wings 48 27 21 273 249 5 .563
Kansas City Comets 48 26 22 219 210 6 .542
St. Louis Steamers 48 26 22 234 234 6 .542
Phoenix Inferno 48 24 24 249 255 8 .500
Golden Bay Earthquakes 48 17 31 240 290 15 .354
Los Angeles Lazers 48 8 40 191 286 24 .167

1982-83 MISL Play-off

1st Round:
Baltimore batte New York 2-1 (11-4, 6-7, 8-3)
Cleveland batte Chicago 2-1 (5-9, 5-4, 7-5)
San Diego batte Kansas City 2-0 (6-2, 9-4)
Wichita batte St. Louis 2-1 (6-5(OT), 2-8, 9-7)

Semi-Finals:
Baltimore batte Cleveland 3-2 (6-7, 10-5, 7-3, 3-6, 8-6)
San Diego batte Wichita 3-0 (8-5, 5-2, 4-3)

1982-83 MISL CHAMPIONSHIP:
San Diego batte Baltimore 3-2 (6-0, 7-0, 3-4, 6-7(OT), 3-1)

Classifica cannonieri: GP G A TP
Steve Zungul (New York/Golden Bay) 43 75 47 122
Stan Stamenkovic (Baltimore) 41 55 65 120
Juli Veee (San Diego) 37 57 53 110
Stan Terlecki (Pittsburgh) 45 65 40 105
Omar Gomez (Wichita) 44 37 49 86
Craig Allen (Cleveland) 45 53 31 84
Keith Furphy (Cleveland) 46 56 28 84
Kai Haaskivi (Cleveland) 46 38 46 84
Steve David (Phoenix) 47 61 20 81
Ruben Astigarraga (Phoenix) 43 34 46 80
Kaz Denya (San Diego) 45 45 32 77
Carlos Salguero (Buffalo) 48 44 31 75
Karl-Heinz Granitza (Chicago) 46 41 33 74
Pato Margetic (Chicago) 47 41 33 74
Chris Dangerfield (Golden Bay) 48 52 20 72
Jorgen Kristensen (Wichita) 42 15 56 71
Vidal Fernandez (San Diego) 47 34 37 71
Mike Lashchev (Buffalo) 46 40 30 70
Yilman Orhan (Kansas City) 45 43 26 69
Tony Glavin (St. Louis) 44 50 18 68
Paul Child (Pittsburgh) 45 47 21 68
Dave McWilliams (Baltimore) 45 41 27 68

Most Valuable Player: Alan Meyer, San Diego Sockers
Coach of the Year: Pat McBride, Kansas City Comets
MISL Scoring Champion: Steve Zungul, New York Arrows-Golden Bay Earthquakes
MISL Pass Master (most Assists): Stan Stamenkovic, Baltimore Blast
Defender of the Year: Bernie James, Cleveland Force
Goalkeeper of the Year: Zoltan Toth, New York Arrows
Rookie of the Year: Kirk Shermer, Los Angeles Lazers
Championship Series Player of the Year: Juli Veee, San Diego Sockers

Ma dopo la conquista del titolo, i Sockers (e con loro gli altri 2 team provenienti dalla NASL, Chicago e Golden Bay) annunciarono il loro ritorno alla Lega d’origine per la stagione seguente, il che voleva dire che ci sarebbe stato un altro campionato NASL indoor, cosa che fece masticare amaro i tifosi della MISL, che non potevano certo immaginare il fallimento della NASL di lì a nove mesi.

Inoltre i fans della MISL potevano gioire per l’ennesimo incremento delle cifre della Lega: gli spettatori crebbero fino a raggiungere il totale di 2.652.613 persone, per una media di 7.895 per partita. Il 7 maggio 1983 la partita di play-off Cleveland-Baltimore fu vista da 4.000.000 di telespettatori. Cosa ancora più importante, durante l’offseason la Lega annunciò 2 nuove espansioni: la 1ª, a Tacoma, prevista per la stagione entrante, la 2ª a Dallas per la stagione 1984-85.

La stagione 1983/84
Giunta al 6° anno della sua esistenza, la MISL stava cominciando a tirare le somme. In pochissimo tempo, la NASL era stata oscurata in termini di pura popolarità tra gli appassionati di calcio. Molti si erano spinti a prevedere che negli USA il calcio outdoor sarebbe stato sotterrato dalla sua versione indoor. La cosa sembrò trovare conferma quando la stessa NASL annunciò che la stagione indoor 1984-85 sarebbe stata lunga 40 partite, riducendo quindi di molto la stagione outdoor (in realtà, come abbiamo visto, la NASL fallì in quello stesso 1984).

E sebbene Foreman, il commissioner della MISL, si mostrasse giustamente orgoglioso della vittoria della “sua” lega, la stagione 1983-84 fu il 1° anno di alti e bassi per la giovane MISL. Alcune franchigie esplosero letteralmente: Baltimore faceva il tutto esaurito quasi ogni sera (11.188 persone di media), e St. Louis (13.995 spettatori), Kansas City (15.786) e Cleveland (13.100) portavano una grandissima audience alle loro arene. Soprattutto il miglioramento di Cleveland fu incredibile, considerando che la sua media-spettatori dell’anno precedente era di 6.609 persone a partita.

D’altro canto, c’erano anche dei problemi: la franchigia di Buffalo, all’inizio promettente, diventò la barzelletta della Lega, ed era in predicato di chiudere i battenti. I Phoenix Inferno provarono a risollevare le proprie sorti cambiando nome e diventarono Pride.

E cosa ne era dei una volta imbattibili New York Arrows? Dopo i 4 titoli consecutivi, erano diventati l’ombra di loro stessi: la trade che l’anno prima aveva portato Steve Zungul a Golden Bay era sintomatica, ma da sola non bastava a spiegare il calo di prestazioni. La realtà era che la società nuotava in un mare di debiti e non aveva materialmente la possibilità di portare avanti la franchigia. Durante la stagione, ben 3 allenatori si avvicendarono sulla panchina newyorchese (di cui il 1° fu il mitico portiere-allenatore Shep Messing) e infine un’altra trade, non meno dolorosa di quella di Zungul, affossò le speranze di vittoria degli Arrows: Fred Grgurev, una delle figure carismatiche di New York nonché cannoniere della squadra, venne ceduto ai Memphis Americans durante la stagione. Nonostante questo i newyorchesi riuscirono lo stesso a qualificarsi per la post-season, anche se si trattava più di fare presenza che altro.

La stessa franchigia di Tacoma, gli Stars, non erano nient’altro che i “vecchi” Denver Avalanche riattivati e trasferiti nello stato di Washington, vicino a Seattle. Era necessario riallineare la MISL, visto che le squadre erano scese a 11 da 14 che erano.

Ma sul campo, la MISL ebbe un’altra stagione di pieno successo. Stan Stamenkovic, da 2 stagioni ormai a Baltimore e fuori dal cono d’ombra di Zungul e Branko Segota, tornati a giocare nella NASL, poté dimostrare il suo valore guidando la classifica-cannonieri e vincendo il premio di MVP. Sempre ai Blast la punta Joe Fink diventò il 1° giocatore americano a segnare 200 gol nella MISL.

Anche i portieri ebbero un’ottima stagione: Slobo Ilijevski (St.Louis Steamers) stabilì un nuovo record, con soli 3.67 gol subiti di media; Mike Dowler (Wichita Wings) stabilì il miglior record di gol subiti in rapporto alle partite e ai minuti giocati. Il mitico Shep Messing diventò il 1° portiere a raggiungere le 100 vittorie. Infine, Blagoje Tamindzic (Phoenix) fu il 1° portiere a segnare un gol in dribbling partendo dalla propria area: il malcapitato collega fu Jim Tiejens (Kansas City) il 10 marzo 1984.

E dopo una lunghissima stagione, Baltimore vinse la Eastern Division, ma Pittsburgh e Cleveland si piazzarono a 1 e 2 vittorie rispettivamente. Come detto gli Arrows conquistarono la 4ª piazza, ma ciò vuol solo dire che chi seguiva (Memphis e Buffalo) era ancora meno competitivo. A Ovest fu St. Louis a vincere il titolo, ma con un record (26W – 22L) davvero misero: non stupisce che la lotta per il 1° posto sia stata tanto serrata, e ancora meno che squadre meno che competitive (come Lazers e Comets dell’epoca) si siano qualificate per i play-off. Chiudevano la classifica a Ovest Tacoma e Phoenix.

Iniziavano i play-off, e tutti indicavano in St. Louis la favorita alla vittoria finale, anche in virtù delle 2 sconfitte consecutive ad opera dei NY Arrows, che gridavano vendetta. Ma St. Louis aveva armi decisamente pungenti: il coach Dave Clemens aveva chiesto ai suoi giocatori di abbracciare il concetto di "calcio totale". Oltre a Ilijevski in porta, gli Steamers potevano contare su difensori come Steve Pecher e Tony Bellinger. Inoltre avevano firmato le punte Ricky Davis (dai New York Cosmos) e Njego Pesa da quel terreno di conquista che erano diventati gli Arrows.

Al 1° turno i Blast si sbarazzarono di NY in 4 partite, con lo stesso risultato Cleveland mandò a casa Pittsburgh e Wichita ebbe la meglio sui Lazers; più difficile il turno degli Steamers che ebbero bisogno di 5 gare per avere ragione di Kansas City. Nelle semifinali non ci fu storia: un doppio 3-0 e Baltimore e St. Louis si trovarono in Finale. E qui anche i Blast volevano soddisfazione: il titolo sfuggito l’anno prima, dopo la rimonta da 0-2 a 2-2, bruciava ancora.

Da quella stagione la finale era al meglio delle 7 gare, perciò bisognava vincerne 4 per portare a casa il titolo. Baltimore iniziò male, perdendo gara-1 per 7-3. Ma poi infilò una striscia di 4 vittorie consecutive, con l’apoteosi in gara-5 di Joe Fink che segnò 5 reti, e le parate fenomenali di Keith Van Eron e Scott Manning. Era il 1° titolo per i Blast; nessuno poteva immaginare che ci sarebbero voluti 20 anni per vincere il 2°.

1983/84 MISL Standings

G W L GF GA GB %
Eastern Division
Baltimore Blast 48 34 14 280 203 -- .708
Pittsburgh Spirit 48 32 16 245 204 2 .667
Cleveland Force 48 31 17 269 229 3 .646
New York Arrows 48 20 28 232 280 14 .417
Memphis Americans 48 18 30 216 284 16 .375
Buffalo Stallions 48 15 33 226 279 19 .313

Western Division
St. Louis Steamers 48 26 22 220 202 -- .542
Wichita Wings 48 25 23 237 228 1 .521
Los Angeles Lazers 48 24 24 223 239 2 .500
Kansas City Comets 48 23 25 232 246 4 .500
Tacoma Stars 48 22 26 226 232 4 .375
Phoenix Pride 48 18 30 221 249 8 .375

1983-84 MISL Play-off

1st Round:
Baltimore batte New York 3-1 (11-5, 8-9(OT), 4-3, 14-5)
Cleveland batte Pittsburgh 3-1 (6-4, 1-4, 6-5(OT), 5-3)
Wichita batte Los Angeles 3-1 (10-7, 4-6, 5-4, 6-5)
St. Louis batte Kansas City 3-2 (6-4, 7-6, 1-2, 3-5, 6-5)

Semi-Finals:
Baltimore batte Cleveland 3-0 (5-4, 6-5, 7-2)
St. Louis batte Wichita 3-0 (4-3, 7-6, 5-4(OT))

1983/84 MISL CHAMPIONSHIP:
Baltimore batte St. Louis 4-1 (3-7, 5-3, 5-2, 5-4(OT), 10-3)

Classifica cannonieri GP G A TP

Stan Stamenkovic, Baltimore 46 34 63 97
Kai Haaskivi, Cleveland 47 37 51 88
Craig Allen, Cleveland 44 49 37 86
Mark Liveric, New York 48 58 26 84
Fred Grgurev, Memphis 50 42 34 76
Andy Chapman, Wichita 46 53 21 74
Poli Garcia, Los Angeles 48 39 33 72
Keith Furphy, Cleveland 48 39 31 70
Gordon Hill, Kansas City 41 46 24 70
Lou Nanchoff, Cleveland 42 36 33 69
Yilmaz Orhan, Memphis 47 49 20 69
Zeee Kapka, Pittsburgh 45 30 36 66
Dave MacWilliams, Baltimore 45 33 33 66
Tasso Koutsoukos, Kansas City 46 41 42 65
Paul Child, Pittsburgh 44 41 32 64
Charlie Cordas, Buffalo 45 36 28 64
Jorgen Kristensen, Wichita 39 17 45 62
Ian Sybis, Pittsburgh 42 35 27 62
Batata, Los Angeles 42 36 25 61
Kim Roentved, Wichita 46 27 33 60

Most Valuable Player: Stan Stamenkovic, Baltimore Blast
Coach of the Year: Kenny Cooper, Baltimore Blast
MISL Scoring Champion: Stan Stamenkovic, Baltimore Blast
MISL Pass Master (most Assists): Stan Stamenkovic, Baltimore Blast
Defender of the Year: Kim Roentved, Wichita Wings
Goalkeeper of the Year: Slobo Ilijevski, St. Louis Steamers
Rookie of the Year: Kevin Maher, Pittsburgh Spirit
Championship Series Player of the Year: Scott Manning, Baltimore Blast

Dopo la stagione, le franchigie di Buffalo e Phoenix chiusero i battenti: la mancanza di risultati aveva prodotto un’emorragia di spettatori che non permetteva di mantenere in vita le 2 squadre. I New York Arrows chiusero anche loro, e la società venne dichiarata fallita per bancarotta. Finiva così ingloriosamente l’epopea (quella sì gloriosa) della 1ª grande squadra che abbia calcato i turf dell’indoor soccer USA.

Ma i problemi, risolti con la chiusura delle franchigie che non portavano utili alla Lega, tornarono ad affacciarsi all’orizzonte: i giocatori avevano votato, con 175 voti a favore e 38 contrari, la costituzione della Major Indoor Soccer League Players Association, che aveva intenzione di lottare per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro.

Era l’inizio di una nuova guerra, in cui l’entrata in scena di una nuova Lega di indoor soccer avrebbe scombinato le carte e alla fine degli anni ’80 avrebbe decretato il collasso della MISL.

(7 – continua)

La Nasl, lega nata nel 2009 da una scissione della USL, capitanata allora dal commissioner Francisco Marcos sta attraversando un periodo più che mai incerto, sia per via della USL, che spalleggiata dalla MLS è arrivata a contenere ben 24 squadre tra nuove franchigie e squadre B della prima divisione su modello tedesco, che dalla MLS stessa che cerca di minare le basi della Nasl cercando di inglobare le due franchigie o di aprire nuovi team spalleggiati da tycoon dei media o impresari di altre franchigie delle leghe pro sport americane più radicate quali NFL ed NBA in testa. Così nel 2017 il patron degli Atlanta Falcons, Arthur Blank, inaugurerà sia un nuovo stadio per la sua franchigia di football utilizzabile anche per il soccer, sport per il quale saranno disponibili 23.000 posti ma in caso che la comunità locale, invero mai interessata al soccer, dovesse innamorarsi della nuova franchigia pro soccer che debutterà nello stesso anno di inaugurazione della nuova casa dei Falcons come è successo in quel di Seattle, allora altri anelli verrebbero aperti e resi disponibili per i nuovi amanti dello sport mondiale e non più straniero. Certamente Atlanta ha una tradizione alle spalle, qui nacquero gli Atlanta Chiefs, capitanati allenati e poi gestiti dal compianto Phil Woosnam, commissioner della NASL originale che proprio nei sotterranei del Fulton County Stadium teneva i primi congressi della lega negli anni più difficili. A livello di pubblico però sia i Chiefs della lega calcistica più famosa d’America che gli Atlanta Silverbacks, militanti prima nella USL ed approdati poi nella nuova Nasl dopo uno stop di due anni, non hanno mai brillato per pubblico al seguito, ma si era già detto anni addietro, l’arrivo della MLS e dei grandi sponsor potrebbe cambiare le cose come si è già visto in passato. Grazie alle conoscenze nel mondo dell’economia e delle corporazioni del fondatore Alan Rothenberg e in un passato più recente dell’attuale commissioner Don Garber, la MLS ha saputo creare franchigie di successo sia a livello di palmares che di pubblico laddove non c’era un seguito né una tradizione calcistica, Columbus e Salt Lake City in testa, ma tralasciando alcune città quali Montreal, Seattle e Portland, dove anche a livelli di divisioni minori le squadre locali registravano discreti exploit di pubblico, una delle storie più di successo create dalla MLS è stata quella del Toronto FC, squadra che dall’anno della sua fondazione non ha mai raggiunto i play-off ma che è mediamente seguita da ben ventunomila tifosi che affollano il BMO Field. Ciò laddove il Toronto Lynx della USL, squadra dove ha esordito la vedette della nazionale canadese Dwayne De Rosario, riusciva a portare nel proprio stadio appena duemila spettatori, questo perché la presenza di una lega di prima divisione con copertura televisiva e grandi sponsor solleva l’interesse della comunità sportiva locale e fa si che tutto ciò inneschi un circolo virtuoso che porta all’aumento di interesse per il soccer, maggiore copertura, spondor, redditività, merchandising venduto, e conseguente innalzamento del livello di gioco espresso in campo anche (ma non solo) attraverso l’acquisto sia di stelle straniere alcune al termine della carriera altre con ancora molto da dire, che del richiamo in patria di molti giocatori della nazionale maggiore e under 20 che sempre più si fanno rispettare in Europa. In tutta questa situazione la Nasl del commissioner Bill Peterson rischia di rimanere schiacciata, perché sicuramente con l’arrivo dei big boys nella capitale della Georgia i Silverbacks dovranno chiudere o rilocarsi, ma ancor più male fa la recente notizia che dal 2018 una delle franchigie più di successo della lega, vale a dire i Minnesota United, già Minnesota Stars, abbandoneranno la Nasl per approdare in MLS. Il commento rilasciato dal commissioner Bill Peterson trasuda amarezza da tutti i pori quasi a voler dire che i Minnesota United si sono venduti la primogenitura per un piatto di lenticchie, affermando che negli Usa il passaggio da una lega all’altra non è determinato dalla competitività ma dall’ammontare di soldi che la MLS avrebbe offerto al patron Bill McGuire per passare da una lega all’altra. L’amarezza del front office della Nasl è comprensibile visto che il Minnesota United è uno dei fiori all’occhiello della lega e quando la società versava in brutte acque fu la Nasl stessa a gestirla per evitarne il fallimento il che sarebbe stato una brutta macchia per la giovane lega visto che gli allora Minnesota NSC Stars erano nati sulle ceneri degli storici Minnesota Thunder, che durante la scissione avvenuta nel 2009 avevano optato di entrare nella nuova Nasl ma erano falliti prima di poterne far parte. Ma analizzando la situazione si comprende che al di là delle parole di Peterson la realtà è diversa. Certamente a livello competitivo alcune squadre della Nasl possono competere con la MLS, New York Cosmos in testa ma anche gli stessi Minnesota United, San Antonio Scoprions e Fort Lauderdale Strikers, ma le altre franchigie difficilmente lascerebbero gli ultimi posti della propria conference semmai approdassero in MLS con le rose attuali. In più la scelta di McGuire era obbligata, in quanto la MLS era seriamente intenzionata ad approdare a Minneapolis, e se il Minnesota United avesse detto di no il loro destino sarebbe stato segnato in quanto era già presente una cordata capitanata dalla franchigia di football dei Minnesota Vikings pronta ad impiantare una squadra MLS, così come è accaduto ad Atlanta e come potrebbe forse accadere un giorno non lontano a San Antonio, dove già gli Spurs si erano detti anni fa interessati a creare una franchigia pro soccer partendo forse dalla USL Pro per arrivare successivamente in MLS, e tutt’ora Don Garber ha rivelato che nei prossimi anni la MLS potrebbe espandersi fino a comprendere ben 3o squadre, sul modello della NBA. Con l’arrivo di Atlanta ed il L.A.F.C., nuova squadra di Los Angeles che prenderà il posto dei derelitti Chivas Usa, senza scordare Minnesota il posto disponibile per la ventiquattresima franchigia è in bilico tra Miami, dove David Beckham sta cercando tra serie difficoltà di portare la MLS da dove manca dal 2001, Sacramento, dove la neonata squadra militante in USL  recante il nome di Sacramento Republic ha registrato un notevole successo sia sul campo, dove si è aggiudicata la finale USL Pro battendo i favoriti Orlando City, che in termini di pubblico superando in alcune occasioni le ventimila persone. In questa situazione la Nasl se vuole sopravvivere deve giocare d’astuzia e riuscire ad espandersi in fretta a Est ma non solo se vuole evitare di finire travolta dalla diarchia MLS-USL. Una notizia buona per la lega è il contratto firmato con la rete ESPN3 che darà così visibilità a buona parte delle squadre Nasl molte delle quali senza un contratto televisivo o legate ad emittenti locali che trasmettono solo le partite in casa. L’assenza di un contratto televisivo nazionale fu una della cause della fine della vecchia NASL , mentre la lega omonima in questo modo si assicura la visibilità sul territorio nazionale e non solo. In più è arrivata la notizia che finalmente la expansion franchise di Oklahoma City ha finalmente trovato uno stadio in cui giocare, ovvero il Miller Stadium, sito nella contea di Yukon e con una capienza di 6500 posti, il che da più credibilità alla nuova squadra in procinto di nascere, anche se sia Oklahoma City che i Virginia Cavalry che avrebbero dovuto debuttare già nella stagione 2015 non stanno scaldando gli animi delle comunità locali e sono state accolte con sostanziale indifferenza, forse perché i Cavalry sono comunque troppo vicini alla franchigia MLS di Washington. Ad Oklahoma City la USL ha già impiantato gli Oklahoma City Energy i quali stanno riscontrando un buon successo locale e sarà dura per i nuovi arrivati fare proseliti. Come diceva il presidente cinese Mao Zedong, dalle difficoltà nascono le opportunità e forse il futuro della Nasl potrebbe essere più roseo di quanto non si possa pensare se Bill Peterson studierà le dovute contromosse e verrà un po’ aiutato dalla dea bendata. Sebbene passati alla MLS i Minnesota United militeranno nella Nasl per altre tre stagioni, durante le quali la squadra sarà sempre presente nei media attendendo la loro ascesa nel calcio che conta, dando esposizione indiretta anche alla Nasl la quale potrà vendere bene la storia della franchigia di successo costruita dal niente e diventata una tipica favola americana, in più i posti in MLS non sono infiniti per cui chi vorrà investire nel soccer e non vorrà investire in quella che ora è la brutta copia della MLS ma preferirà un modello più dinamico e competitivo più vicino alla mentalità americana dovrà per forza investire nella Nasl, la quale tra le altre cose ha visto il suo livello di gioco crescere a livelli esponenziali e grazie anche ad alcune mosse di mercato e non solo continua a far parlare di se. Sicuramente l’acquisto dello spagnolo Raul da parte dei Cosmos (i quali sarebbero ancora sulle tracce dell’italiano Di Natale) ha fatto si che i media nazionali ed esteri parlassero della nuova Nasl, ma un altro avvenimento ugualmente importante anche se non si tratta dell’acquisto dell’ennesimo fuoriclasse in cerca degli ultimi ingaggi è l’acquisizione di una quota di minoranza dei Fort Lauderdale Strikers del brasiliano già di Barcellona, Inter e Real Madrid Luis Nazario Da Lima conosciuto dai più come Ronaldo. La sua presenza nell’organigramma della squadra ha sicuramente dato una mano non indifferente alla credibilità della lega, e a parte la boutade di un suo possibile ritorno al calcio giocato se gli Strikers arrivassero alle semifinali, il suo arrivo in Florida ha fatto si che tre giocatori brasilani di esperienza internazionale indosseranno quest’anno la casacca a righe giallorosse, ovvero il centrocampista Leo Moura, con esperienza e passata militanza nei più prestigiosi club brasiliani quali Vasco De Gama, Botafogo, Sao Paulo, Palmeiras, Fluminense ed anche un anno trascorso in Olanda vestendo la casacca gialloverde dell’ADO Den Haag, Marlon Freitas, anche lui centrocampista in prestito dal Fluminense e l’attaccante Stefano Pinho, lo scorso anno in Finlandia tra le fila del MYPA. Anche se non si tratta di fuoriclasse di levatura internazionale sicuramente aiuteranno gli Strikers a vincere sul campo e la lega a crescere ulteriormente a livello di gioco. In più nello stato della Florida oltre le storiche presenze di Fort Lauderdale Strikers e dei loro rivali Tampa Bay Rowdies si sono uniti gli esordienti Jacksonville Armada, i quali sembrano aver fatto breccia nel cuore degli sportivi della città, per cui i neopromossi (anche se non si tratta di una promozione ottenuta sul campo visto il differente sistema sportivo americano rispetto al resto del mondo) Orlando City dovranno contendersi i tifosi con ben tre franchigie Nasl due delle quali radicate nelle comunità locali, e se Beckham non dovesse riuscire ad aprire il suo club MLS la battaglia della Florida volgerebbe a favore della Nasl, con uno smacco non indifferente per la lega di Don Garber. Spostando lo scontro a New York, i Cosmos continuano a far parlare di se e non solo per Raul, ma per il ritorno alla politica internazionale delle origini, la quale ha fatto si che la squadra di Savarese disputasse amichevoli internazionali in Cina ed America latina, e la notizia che il 2 Giugno disputeranno un’amichevole contro la nazionale cubana in quello che è stato uno degli stati canaglia più odiati dagli Usa fin dal 1960, anno della rivoluzione castrista, li ha sicuramente (ri)consegnati ad una dimensione storica che trascende lo sport, dando ancora una volta grande visibilità alla Nasl che specie a New York è schiacciata tra due fuochi, i New York Red Bulls ed i neonati New York City F.C., franchigia satellite degli inglesi del Manchester City che al loro esordio casalingo allo Yankee Stadium hanno totalizzato ben quarantatremila spettatori. La sopravvivenza dei Cosmos e della Nasl nella grande mela dipenderà molto dalla costruzione dello stadio nella contea di Belmont che aspetta l’approvazione da ben due anni. Erik Stover, direttore generale dei Cosmos si è pubblicamente lamentato dei tempi di attesa eccessivamente lunghi, parere condiviso anche dalla società concorrente che vorrebbe costruire nello stesso lotto edilizia residenziale e casinò. Questo lasso di tempo eccessivo ha fatto si che anche più politici di schieramenti diversi  prendessero in esame la questione, per cui sicuramente i tempi di attesa si accorceranno considerevolmente, e se i Cosmos riusciranno a costruire il proprio stadio si saranno assicurati la sopravvivenza e quella della lega in cui militano con un’altra spina nel fianco di Don Garber. In ogni caso la Nasl sa che se vuole crescere deve farlo in tempi brevi, l’ora delle decisioni irrevocabili è vicina e Bill Peterson parla già di una possibile nuova espansione in Canada, con possibili scelte Hamilton e Calgary. La città di Calgary ospitò nel 1982 i Calgary Boomers, che sebbene durarono un solo anno totalizzarono una presenza media di diecimila spettatori, non male per una lega in profonda crisi ed una squadra non eccezionale, per cui se la lega capitanata da Peterson riuscisse a creare una terza squadra canadese oltre le già esistenti Edmonton ed Ottawa creerebbe un altro contraltare alla MLS che nel paese della foglia d’acero ha Montreal, Toronto e Vancouver. A mio parere personale però la lega dovrebbe, visto che si parla da tempo di una nuova espansione ad est in quel di Los Angeles probabilmente revitalizzando gli Aztecs, coinvolgere David Beckham in caso non avesse successo a Miami approfittando della sua popolarità maturata in sei anni di militanza nei Galaxy schiaffeggiando così la MLS, coinvolgere Las Vegas in una possibile nuova expansion franchise visto il rifiuto degli alti papaveri della MLS, spostare le franchigie di Oklahoma e Virginia – a meno che inaspettatamente si rivelassero squadre di grande successo a livello di pubblico  - a Des Moines e Detroit, magari creando una nuova incarnazione dei Detroit Express. In Iowa la franchigia dei  Des Moines Menace milita in PDL e riesce a portare allo stadio mediamente dalle tremila alle quattromila persone  pertanto la nascita di una franchigia pro soccer con la giusta visibilità e sponsorizzazioni creerebbero lo stesso effetto della nascita del Real Salt Lake nello Utah, uno stato sostanzialmente senza una tradizione calcistica di livello. A Detroit il soccer professionista manca da troppi anni, ed una rivitalizzazione degli Express in chiave un po’ vintage anche a ricordare gli anni d’oro della città, ora in profonda crisi economica e sociale, potrebbe avvicinare al neonato sodalizio Nasl una considerevole moltitudine di appassionati che si stringerebbero attorno ai loro beniamini togliendo alla MLS una città dove hanno dichiarato più volte di potersi espandere. Con il 2017 anche i Silverbacks dovranno rilocarsi e il posto migliore dove andare sarebbe a mio avviso la california, Oakland o Anaheim, dove già la NASL originale creò gli Oakland Clippers e Oakland Stompers e i California Surf o perché no San Diego ricreando i mitici Sockers con una partnership con l’attuale squadra indoor omonima, La MLS è già presente con Los Angeles Galaxy e San Jose Earthquakes e dal 2017 arriverà anche l’L.A.F.C., ma l’amore dei californiani di nuova generazione per il soccer, unito ad una sempre più numerosa presenza di latinos ed una sapiente campagna di marketing e pubbliche relazioni farebbe si che ci sarebbe posto anche per la Nasl, chi vivrà vedrà.

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La notizia è arrivata ieri notte verso l'1.30, quando il portiere del Real Salt Lake Nick Rimando ha detto ad uno dei giornalisti appostati su K-Street a Washington, sede dei negoziati, "The deal is done". Major League Soccer (MLS) e Major League Soccer Players Union hanno infatti raggiunto l'accordo di principio sui termini del nuovo contratto collettivo (CBA) dei calciatori MLS - il precedente era scaduto lo scorso 31 gennaio - che durerà sino al termine della stagione 2019. Non è stato un accordo facile, arrivato solo al termine di trattative estenuanti e dopo un voto unanime dei rappresentati delle squadre MLS in favore di uno sciopero, col necessario supporto del Federal Mediation and Conciliation Service Deputy Director of Mediation Services and Field Operations Scot Beckenbaugh e del mediatore Peter Donatello. Entusiasta il commissioner della MLS, Don Garber. “Possiamo avviare la nostra 20° stagione alla grande, grazie alle nuove partnership televisive, nuove stelle, due expansion team a New York City e Orlando che esordiranno davanti a 60mila persone al Citrus Bowl. Questo accordo ci darà una piattaforma per aiutarci a rendere la Major League Soccer una delle leghe di maggior successo al mondo”. Nonostante l'entusasmo di Garber, non tutto però è andato così liscio. Vasto è infatti il malcontento tra i giocatori a causa dei contenuti dell'accordo (via Paul Tenorio, Orlando Sentinel): Lo svincolo sarà concesso a fine contratto ai soli giocatori di almeno 28 anni e con alle spalle almeno 8 anni In ogni caso, il free agent che cambia squadra in MLS non potrà ottenere un aumento superiore ad una cifra tra il 15% e il 25% sulla base dell'ultimo ingaggio. L'ingaggio minimo dei calciatori viene alzato da $36.500 a $60.000 annui, con aumenti previsti per ogni anno. I proprietari hanno vinto La MLS ottiene essenzialmente ciò che voleva, e cioè un sistema che le permetta di contenere i costi per altri cinque anni. Il nuovo sistema di free agency infatti, modificherà ben poco l'attuale situazione. I piccoli aumenti previsti infatti, impediranno ai club di fare delle aste per i free agent. Nessuna modifica è stata poi discussa sul sistema di entrata in MLS, che sia dall'estero (ad esempio per i designated players, o su complesse regole quali discovery claims, allocation orders, diritti, ecc.) o dal college (rimangono sia il SuperDraft che il modello Homegrown per i ragazzi cresciuti nelle Academy). Ancor più importante, la MLS ha ottenuto di evitare ciò di cui aveva paura davvero: uno sciopero, che sarebbe stato una mossa deflagrante in termini d'immagini. Si pensi alle dirette televisive che saltano o ai 60mila di Orlando delusi dal non poter andare allo stadio per vedere il debutto di Kakà. Il rischio era quello di una "botta" al calcio negli USA che si sarebbe sentita per anni. Basti pensare che la NHL non si è ancora davvero ripresa dalla chiusura di qualche anno fa e persino la Major League Baseball (MLB) ne ha subito le conseguenze nefaste per anni. La trattativa I rappresentati della MLS hanno insistito in ogni dove che il tema free agency fosse incompatibile col modello single-entity su cui è strutturata la lega, e su cui gli attuali investitori hanno puntato i loro soldi, considerato che garantisce un equilibrio finanziario notevole. Non per niente il proprietario del Real Salt Lake, Dell Loy Hansen (nella foto sotto), era arrivato a dichiarare che la richiesta del sindacato sullo svincolo fosse "una conversazione destinata a non andare da nessuna parte", beccandosi anche una multa da $150mila, la più alta mai comminata dalla MLS. Secondo quanto fuoriuscito dalle trattative, la proposta originale della MLS era un ok alla free agency per i giocatori di 32 anni con 10 anni nello stesso team MLS. Un sistema che si sarebbe potuto applicare ad oggi al solo Brad Davis, ala della Houston Dynamo! (nella foto sotto). Passo successivo è stato il 28/8, che certamente è almeno una crepa nel granitico sistema MLS anti free agency, che rende la lega più simile a quelle degli altri sport USA, rispetto alle quali però la differenza sui salari resta enorme. Inoltre, tra 5 anni il punto di partenza delle negoziazioni sarà ben diverso da oggi. Cos'hanno ottenuto i giocatori Il sindacato è stato bravo ad usare contro Garber la sua frase sulla MLS che deve diventare la "lega di scelta" dei giocatori. Sono così riusciti ad ottenere quello spazio di movimento, almeno per quei giocatori che hanno dedicato la loro carriera alla MLS. Un qualcosa che ricorda molto la Jugoslavia anni '80, che permetteva l'espatrio dei propri calciatori migliori solo dopo i 28 anni. Un ulteriore tassello sull'accusa di "socialismo" che molti osservatori USA fanno alla MLS. La crescita degli ingaggi sarà minima, ma almeno a guadagnarci di più saranno proprio i calciatori che ad oggi prendono meno. L'ingaggio minimo è stato infatti portato a $60.000 l'anno. Poca roba, se confrontato al salario minimo da $507.000 della MLB o da $435.000 della NFL, ma almeno è un salto in avanti da $36.500 attuali, e ancor di più dai $975 al mese che alcuni giocatori guadagnavano a seguito del contratto collettivo 2004. Importante poi il successo d'immagine dei calciatori, che spesso dalla pubblica opinione ricevono accuse di vario genere. In questo caso sono invece a far trasparire come i proprietari MLS abbiano una doppia faccia, piangendo miseria da un lato per poi gettare milioni su Designated Players spesso non all'altezza. Le polemiche Secondo quanto riporta Ives Galarcep di Goal.com, i rappresentanti di sette squadre hanno votato contro l'accordo finale, mentre SI.com - citando un giocatore presente al tavolo - dice che i calciatori solo 24h prima avevano votato 18-1 (mancava il rappresentante di Montreal, impegnata nei quarti di CCL) in favore di uno sciopero, per poi vederesi accettare un accordo al ribasso. “Non solo questo accordo distruggge il futuro dei giocatori americani, ma aiuta a malapena quelli che già oggi sono in MLS". Saranno infatti ben pochi a poter usufruire della regola 28/8 che consentirà la free agency, ad oggi solo il 13% (29) di quelli in rosa secondo Soccer America. Ciò che pereoccupa è il tetto di età, considerando che un Homegrown cresciuto nel settore giovanile e magari contrattualizzato a 18 anni dovrà aspettare 10 anni prima di essere "libero". Il problema, secondo alcuni, è che non scioperando il sindacato a deposto la sua arma più forte, e a questo punto sarà da vedere se la prossima volta potrà sventolarla ancora in maniera credibile. Ciò che però che da molti non è consierato è che i giocatori sono in questo caos il lato debole, visto che per molti in sciopero sarebbe un problema addirittura arrivare a fine mese. Una situazione non destinata a cambiare del tutto nemmeno tra cinque anni. Si parte Comunque l'accordo alla fine è stato trovato e la stagione numero 20 della Major League Soccer prenderà il via domani, venerdì 6 marzo, col match tra i campioni in carica LA Galaxy e il Chicago Fire (si gioca alle 4 del mattino italiane). Gli altri 18 club saranno invece in campo i 7 e l'8 marzo, con una super “MLS Soccer Sunday” che vedrà l'Orlando City SC e il New York City FC darsi battaglia davanti a 60.000 fans al Citrus Bowl (diretta dalle 22 su Eurosport), lo Sporting Kansas City ospitare i New York Red Bulls (alla mezzanotte italiana) e i Seattle Sounders FC dare il benvenuto ai finalist 2014 del New England Revolution (alle 2:30 del mattino in Italia). Alcune partite andranno anche in diretta in Italia su Eurosport (canale 212 di Sky, 384 su LCN pacchetto Mediaset Premium): sabato 7 marzo: 04,00, Los Angeles Galaxy - Chicago Fire sabato 7 marzo: 21, DC United - Montréal Impact. Eurosport domenica 8 marzo: 22, Orlando City - New York City FC. domenica 8 marzo: a mezzanotte, Sporting Kansas City - New York Red Bulls

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La sfida che New York si appresta a vivere dal 2015 è un qualcosa di anomalo e difficile da vedere anche in altre parti del mondo dove il calcio è lo sport sovrano, perché solitamente sono due le squadre che si contendono i tifosi di una città, a volte alla pari come a Milano, a volte con spiegamenti di forze in campo differenti come a Torino, ma oltre Londra che annovera quasi venti compagini di qui cinque in EPL sono pochi gli esempi di città con più di due squadre, almeno in Europa, perché in Sudamerica città come Rio, San Paolo, Buenos Aires, Montevideo e Bogotà, per tacer delle altre contano una squadra per quartiere. In Europa questo si vede a Rotterdam, dove a parte il celeberrimo Feyenoord esistono anche l’Excelsior e lo storico Sparta Rotterdam, da qualche anno caduto in seconda divisione, e a Madrid oltre Real Madrid ed Atletico esiste anche il Rayo Vallejano che dopo anni di divisioni inferiori è tornato ai piani alti della liga, e se vogliamo possiamo sommare alle tre squadre anche il Getafe, squadra della provincia. A Lisbona oltre lo storico Benfica de Lisboa e il meno fortunato Sporting esiste anche il Belenenses, chiamato così perchè del quartiere di Belem, ma salvo alcuni exploit è una compagine minoritaria che lotta per non retrocedere. A New York invece, quello che sta per verificarsi è uno scontro tra titani, ovvero un’inedita sfida a tre tra New York Red Bulls, New York Cosmos e New York City F.C. Sebbene il sistema sportivo americano sia molto diverso da quello europeo e non solo e non prevede promozioni e retrocessioni   la sfida si combatte ugualmente senza esclusione di colpi nel tipico stile americano ed il confronto è su altri livelli senza tralasciare comunque quello agonistico (nella scorsa US Open Cup  gli attuali Cosmos, militanti nella Nasl, che a dispetto del nome è una seconda divisione, hanno tranciato i New York Red Bulls, che a parte l’assenza di Henry vantavano in campo la quasi totalità dei titolari, per 3-0). La posta in gioco in questione è alta e per i New York Cosmos vincerla è fondamentale per la sopravvivenza della squadra stessa, che dopo l’euforia della prima stagione culminata con la conquista di un titolo nazionale al primo colpo dopo un sonno durato quasi tre decadi hanno avuto invece una stagione altalenante finita con l’eliminazione in semifinale ad opera dei San Antonio Scorpions lauratisi poi campioni Nasl 2014. Ma, a parte le prestazioni in campo, gli infortuni, le delusioni di alcuni nuovi acquisti, quello che ha preoccupato di più la società ed i tifosi è stato il crollo dell’affluenza diminuita del 29% e il quasi totale oblio dei media dopo i tre anni che hanno fatto seguito alla gestazione della nuova squadra passata poi di mano da Kemsley e Byrne agli arabi della Sela Sport. Almeno in questo avvio di stagione, sono proprio i Cosmos  che si stanno preparando meglio alle imminenti sfide della stagione 2015 sia dal punto di vista tecnico che da quello del marketing e pubbliche relazioni, fondamentali negli Usa se si vuole restare al passo coi tempi. In più a differenza di New York City F.C. e New York Red Bulls, i Cosmos rappresentano un marchio storico americano e soprattutto newyorkese e merita più delle altre due sfidanti il titolo ed il blasone di squadra storica ed autentica della grande mela. I New York Red Bulls, un tempo Metrostars, sono stati comprati dalla Red Bull Gmbh nel 2006 ma per la multinazionale del drink energetico non sono stati altro che uno dei tanti veicoli per poter propagandare e pubblicizzare il proprio prodotto, e non rappresentano nemmeno un asset prioritario per la casa madre austriaca, alcune voci danno i Red Bulls al ventesimo posto circa in ordine di importanza, tanto da far trapelare la notizia che la squadra sarebbe in vendita. Se questo sia vero o meno lo si vedrà nei prossimi mesi, però è un dato di fatto che nel quartier generale austriaco non si sono mai veramente preoccupati dell’andamento della squadra, era soltanto importante e “cool” avere una squadra nella città più trendy del mondo come avamposto per espandere il mercato nord americano, ma la pratica è stata sempre svolta più o meno in maniera pressappochista, non discostandosi dalle precedenti gestioni e bruciando come in passato risorse, giocatori, dirigenti ed allenatori come legna da ardere. D’altronde la Red Bull Gmbh si fa pubblicità grazie alla Formula Uno tramite le scuderie Red Bull e Toro Rosso, sponsorizzando molti eventi di sport estremi come il bungee jumping, ed è proprietaria di due club di hockey su ghiaccio in Austria e Germania, rispettivamente a Salisburgo e Monaco di Baviera. Calcisticamente parlando la prima mossa della multinazionale di Dietrich Maeschitz è stata quella di comprare l’Austria Salisburgo e cambiarne nome e colori, mossa contestata al punto che una frangia ribelle di tifosi ha fondato una nuova squadra con vecchio nome e colori attualmente militante nella serie C austriaca. Nel frattempo però in Germania è stato fondato il RB Leipzig, partito dalle serie inferiori ed attualmente nella serie B tedesca e tra le candidate alla promozione in Bundesliga. La consorella teutonica ha avuto però qualche problema per via della legislazione locale che vieta di chiamare le squadre con marchi a scopo pubblicitario e impone agli investitori stranieri un socio nazionale che abbia in mano una parte consistente del pacchetto, così la società ha dovuto cedere quasi la metà delle proprie azioni ad investitori locali ed ha ribattezzato la squadra Rasen Ball Leipzig. In Brasile i Touros Vermelhos, così viene chiamata la squadra brasiliana della Red Bull, sono stati promossi nella prima divisione del campionato paulista,mentre in Africa il Red Bull Ghana, pur essendo nella prima divisione nazionale non brilla per andamento in campionato, forse anche la consociata africana è solo un modo per promuovere il soft drink a base di taurina nei paesi in via di sviluppo e formare giocatori da vendere alle grandi del calcio. L’attuale situazione dei Red Bull è di totale incertezza dopo l’abbandono del GM Andy Roxburgh, già ct della Scozia a Italia ’90, la perdita del fuoriclasse francese Thierry Henry che ha lasciato la grande mela con l’intenzione di appendere gli scarpini al chiodo ma con quest’ultima non ancora del tutto confermata, la notizia che Steve Gerrard, stella del Liverpool in procinto di lasciare la EPL, non si accaserà in New Jersey (perché a dispetto del nome i Red Bulls giocano ad Harrison nel vicino New Jersey) bensì ai Los Angeles Galaxy,  che già annoverano l’attaccante irlandese Robby Keane, ex di Inter e Liverpool, ed hanno scritto nel recente passato pagine di gloria grazie a David Beckham, ( dopo i primi due anni un pò stentati  ed un libro che ne metteva in dubbio l’impatto che la sua venuta negli Usa aveva creato all’interno del movimento calcistico Usa),che durante la sua permanenza ha fatto vincere al club losangelino due MLS Cup ed un Supporters’ Shield, bottino che avrebbe potuto essere più pingue se la finale MLS disputatasi a Seattle nel 2009 non avesse visto prevalere i Real Salt Lake e se i disastrosi Galaxy del 2007 avessero vinto la finale di Superliga che ha invece visto alzare il trofeo ai messicani del Pachuca, ma coi se e i ma non si va da nessuna parte. Resta il fatto che oltre a non aver vinto la MLS Cup e la US Open Cup nemmeno nel 2014 ed aver perso Henry senza, almeno per ora, trovare un degno sostituto, la base dei tifosi, che già disincantati per via dell’ennesima stagione amara e le incertezze sul futuro hanno anche dovuto ingoiare il rospo della messa alla porta dell’allenatore Mike Petke, allenatore in seconda finito in prima linea per mancanza di volontari che volessero rischiare la faccia e il prestigio sulla panchina più rovente d’America che è stato però l’unico a far vincere ai New York Red Bulls un trofeo ufficiale, ovvero il Supporters’ Shield nella stagione 2013 e che quest’anno, nonostante i capricci di Henry ed un andamento altalenante è comunque arrivato alle finali di conference. Al suo posto è stato nominato il suo assistente Jesse Marsch, in passato allenatore in seconda della nazionale Usa con Bob Bradley e che a livello professionale può vantare solo l’annata del 2012 sulla panchina dei Montreal Impact con un ruolino di marcia tutt’altro che brillante. A New York hanno fallito allenatori del calibro di Firmani, che benissimo aveva fatto coi Cosmos, Milutinovic, l’uomo dei miracoli di Usa ’94, il brasiliano Parreira, già campione del mondo con la sua nazionale, il portoghese Carlos Queiroz ed anche l’americano Bruce Arena, che bene sta facendo ai Los Angeles Galaxy coi quali ha vinto tre MLS Cup in quattro anni. Piuttosto di prendere un allenatore senza una vera esperienza professionale sarebbe stato più giusto lasciare Petke al suo posto, e questa mossa per molti sbagliata inciderà non poco sul morale dei tifosi e al botteghino, dove senza un progetto ben definito ed un designated player di rilievo sarà molto difficile aumentare abbonamenti e presenze alla Red Bull Arena, e a meno di cambiamenti repentini e clamorosi ci si aspetta un sensibile calo. La franchigia di proprietà dei New York Yankees ma soprattutto dello sceicco Mansour denominata New York City F.C. sui quali Don Garber aveva scommesso molto erano partiti a razzo con una campagna di marketing a dir poco faraonica ma proprio pochi giorni fa il progetto ha cominciato a mostrare delle evidenti crepe che minano non solo la credibilità dello stesso ma dell’intera MLS.  Nel 2013 il commissioner della lega Don Garber aveva annunciato ufficialmente che la ventesima squadra della MLS si sarebbe chiamata New York City F.C. di proprietà all’80% del City Football Group e al 20% dei New York Yankees,  per la modica cifra di cento milioni di presidenti morti. L’annuncio ufficiale, presentato da Garber in pompa magna, aveva già fatto storcere il naso a buona parte dei puristi del soccer Usa, alcuni dei quali perché avrebbero voluto vedere nella MLS i Cosmos, altri invece dubbiosi sulla serietà del progetto in quanto la neonata franchigia nasceva priva di stadio di proprietà, perplessità aumentate dopo il naufragio dei progetti di costruzione di un soccer specific stadium nel Corona Park e successivamente nel Bronx, ma la proprietà degli Yankees ci ha messo una pezza essendo proprietaria dello Yankee Stadium facendo si che quella che viene chiamata da molti appassionati di soccer “Manchester Light” in tono canzonatorio trovasse una casa provvisoria per i primi tre anni di vita. A difesa del New York City si può dire che lo Yankee Stadium ha di recente ospitato più di un’amichevole estiva organizzata dalla S.U.M., il braccio organizzativo della Major League Soccer, e in passato anche i Cosmos vi avevano alloggiato nella stagione NASL 1976, e parlando di MLS New York non sarebbe l’unica squadra a non giocare in uno stadio per il calcio visto che New England e Seattle giocano in impianti progettati per il football quali il Gillette Stadium ed il Century Link Field perché le squadre sono di proprietà degli stessi consorzi di Seattle Seahawks e New England Patriots. Viene però da chiedersi perché allora la franchigia di Miami capitanata dall’ex giocatore David Beckham è tenuta in standby per l’impossibilità di reperire in tempo breve area ed autorizzazioni per uno stadio, il che fa pensare all’antico detto a chi figli e a chi figliastri, gettando un’ulteriore ombra sulla credibilità della lega. Credibilità che proprio in questi giorni è messa a dura prova dalla notizia ufficiale che Frank Lampard, già stella del Chelsea e usato come testimonial per la faraonica campagna di lancio della nuova franchigia, non sarà presente a New York prima di maggio, saltando così parte della stagione MLS. Se dal punto di vista tecnico pochi mesi di ritardo non sono un gap immenso da colmare, specie per un fuoriclasse di tale nome, questo fulmine a ciel sereno mette a nudo alcune scomode verità, ovvero che la Major League Soccer, nonostante i progressi finanziari, organizzativi e sportivi è considerata, anche per snobismo e stereotipi sugli americani e il soccer quello che i tabloid inglesi chiamarono al tempo dello sbarco di Beckham ai Galaxy “il campionato di Topolino”. Facendo un parallelo con lo slittamento nel 2010 del ritorno di Becks negli Usa quando fu dato in prestito al Milan, oggi come allora si denota una debolezza della MLS incapace di far rispettare i patti alle stelle ed ai club stranieri, che in un paese che sprizza orgoglio nazionale da tutti i pori può significare l’etichetta di “loser” stampata addosso, per la gioia di giornalisti come Jim Rome e non solo che potrebbero così tornare ad attaccare mediaticamente il soccer facendogli perdere la credibilità acquisita faticosamente nell’ultimo ventennio. Un altro dato preoccupante e da non trascurare, è che così come i Red Bulls, anche il New York City F.C. nasce fondamentalmente per pubblicizzare un “global brand”, ovverosia quello del Manchester City. L’unica differenza tra i due marchi è che uno rappresenta una squadra di calcio e l’altro un soft drink, ma le modalità di comportamento delle due franchigie è quasi speculare. In più la squadra di New York di proprietà degli inglesi servirà da vivaio agli inglesi del City così come il Melbourne City oltre ad essere un ottimo escamotage per evitare il fair play finanziario imposto dall’UEFA. Infine, notando che sia lo sponsor che il colore e design del kit dei giocatori New York City sono uguali, emblema a parte emblema e sponsor tecnico, viene da pensare al recente esperimento dei Chivas Usa, falliti miseramente ed in perenne crisi di pubblico e risultati, così come nelle serie inferiori gli esperimenti ancora più fallimentari ed effimeri di California Victory e Cristal Palace Baltimore. Certamente la disponibilità economica dello sceicco Mansour e l’organizzazone del City Football Group faranno in modo che il valore espresso in campo sia di alta qualità, ma a fronte di quanto espresso in precedenza, unito allo snobismo dei newyorkesi in materia di soccer, il buon gioco in campo e la presenza di campioni blasonati potrebbero non bastare. In questo panorama di ombre, incertezze e perplessità la squadra che sembra invece affrontare il futuro in maniera positiva e col migliore progetto sembrano essere i New York Cosmos della Nasl. Sebbene anche essa di proprietà di una società non americana, la franchigia Nasl della grande mela vanta comunque un passato radicato nella storia della città e della nazione grazie ai suoi fasti degli anni ’70 e delle amichevoli di lusso che più di una volta videro la squadra al tempo di proprietà della Warner Bros ben figurare e a volte dare lezioni di calcio ai blasonati club europei e sudamericani. In più, grazie a quei tour mondiali promossi al tempo dal tycoon Steve Ross e la presenza di stelle come Pelé ma anche Chinaglia, Beckenbauer, Carlos Alberto, Steve Hunt, Dennis Tuehart, Dave Clemens, i sudamericani Mifflin, Romero, Cabanas, gli olandesi Neeskens e Rijsbergen, il metronomo del centrocampo Vladislav Bogicevic denominato il maestro di Belgrado, ma anche gli americani Werner Roth, Bobby Smith, Shep Messing, Ricky Davis e Steve Moyers, i Cosmos sono  un global brand made in Usa e con una storia alle spalle, cosa che in un paese con poco più di due secoli di vita conta molto. In più, parlando del presente, vincendo Soccer Bowl 2013 dopo pochi mesi dall’esordio la squadra attualmente allenata dal italo-venezuelano Joe Savarese ha oscurato il Supporters’ Shield dei Red Bulls vinto lo stesso anno dopo ben diciotto campionati, e dopo l’annata amara appena conclusasi si presentano ai nastri di partenza molto rivoluzionati mostrando soprattutto il fuoriclasse spagnolo fresco d’acquisto Raul, già di Real Madrid e Schalcke 04. I Cosmos a differenza dei Red Bulls hanno già il loro marquee player, e non è il solo, e al contrario di Lampard scenderà il campo fin dalla prima giornata. Raul non è il solo giocatore di classe internazionale presente in rosa, con lui brilla a centrocampo l’ex compagno di nazionale Marcos Senna, già del Villareal, l’ex nazionale Usa Dennis Szetela, lo spagnolo ex Sporting Gijon Ayoze, alcuni buoni giocatori con un passato alle spalle in MLS come Hunter Freeman, Carlos Mendes e il neo acquisto Adam Moffatt, e giovani di belle speranze quali Lucky Mkosana e il salvadoregno Andre Flores. In più si mormora dell’arrivo del centrocampista cileno Jaime Valdés, già di Fiorentina e Parma ed ora in forza al Colo-Colo di Santiago, ma indipendentemente dal suo arrivo, i Cosmos appaiono tra le tre compagini ad essere i più preparati ed organizzati, ma tra pochi mesi sia MLS che Nasl si avvieranno ai nastri di partenza della stagione 2015, e i pronostici lasceranno spazio ai risultati, chi la spunterà?

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