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NY, i 3 team dei 5 boroughs ai blocchi di partenza
Scritto il 2015-01-13 da Dario Torrente su NASL USL PRO
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La sfida che New York si appresta a vivere dal 2015 è un qualcosa di anomalo e difficile da vedere anche in altre parti del mondo dove il calcio è lo sport sovrano, perché solitamente sono due le squadre che si contendono i tifosi di una città, a volte alla pari come a Milano, a volte con spiegamenti di forze in campo differenti come a Torino, ma oltre Londra che annovera quasi venti compagini di qui cinque in EPL sono pochi gli esempi di città con più di due squadre, almeno in Europa, perché in Sudamerica città come Rio, San Paolo, Buenos Aires, Montevideo e Bogotà, per tacer delle altre contano una squadra per quartiere.

In Europa questo si vede a Rotterdam, dove a parte il celeberrimo Feyenoord esistono anche l’Excelsior e lo storico Sparta Rotterdam, da qualche anno caduto in seconda divisione, e a Madrid oltre Real Madrid ed Atletico esiste anche il Rayo Vallejano che dopo anni di divisioni inferiori è tornato ai piani alti della liga, e se vogliamo possiamo sommare alle tre squadre anche il Getafe, squadra della provincia.

A Lisbona oltre lo storico Benfica de Lisboa e il meno fortunato Sporting esiste anche il Belenenses, chiamato così perchè del quartiere di Belem, ma salvo alcuni exploit è una compagine minoritaria che lotta per non retrocedere. A New York invece, quello che sta per verificarsi è uno scontro tra titani, ovvero un’inedita sfida a tre tra New York Red Bulls, New York Cosmos e New York City F.C.

Sebbene il sistema sportivo americano sia molto diverso da quello europeo e non solo e non prevede promozioni e retrocessioni   la sfida si combatte ugualmente senza esclusione di colpi nel tipico stile americano ed il confronto è su altri livelli senza tralasciare comunque quello agonistico (nella scorsa US Open Cup  gli attuali Cosmos, militanti nella Nasl, che a dispetto del nome è una seconda divisione, hanno tranciato i New York Red Bulls, che a parte l’assenza di Henry vantavano in campo la quasi totalità dei titolari, per 3-0).

La posta in gioco in questione è alta e per i New York Cosmos vincerla è fondamentale per la sopravvivenza della squadra stessa, che dopo l’euforia della prima stagione culminata con la conquista di un titolo nazionale al primo colpo dopo un sonno durato quasi tre decadi hanno avuto invece una stagione altalenante finita con l’eliminazione in semifinale ad opera dei San Antonio Scorpions lauratisi poi campioni Nasl 2014. Ma, a parte le prestazioni in campo, gli infortuni, le delusioni di alcuni nuovi acquisti, quello che ha preoccupato di più la società ed i tifosi è stato il crollo dell’affluenza diminuita del 29% e il quasi totale oblio dei media dopo i tre anni che hanno fatto seguito alla gestazione della nuova squadra passata poi di mano da Kemsley e Byrne agli arabi della Sela Sport.

Almeno in questo avvio di stagione, sono proprio i Cosmos  che si stanno preparando meglio alle imminenti sfide della stagione 2015 sia dal punto di vista tecnico che da quello del marketing e pubbliche relazioni, fondamentali negli Usa se si vuole restare al passo coi tempi. In più a differenza di New York City F.C. e New York Red Bulls, i Cosmos rappresentano un marchio storico americano e soprattutto newyorkese e merita più delle altre due sfidanti il titolo ed il blasone di squadra storica ed autentica della grande mela.

I New York Red Bulls, un tempo Metrostars, sono stati comprati dalla Red Bull Gmbh nel 2006 ma per la multinazionale del drink energetico non sono stati altro che uno dei tanti veicoli per poter propagandare e pubblicizzare il proprio prodotto, e non rappresentano nemmeno un asset prioritario per la casa madre austriaca, alcune voci danno i Red Bulls al ventesimo posto circa in ordine di importanza, tanto da far trapelare la notizia che la squadra sarebbe in vendita.

Se questo sia vero o meno lo si vedrà nei prossimi mesi, però è un dato di fatto che nel quartier generale austriaco non si sono mai veramente preoccupati dell’andamento della squadra, era soltanto importante e “cool” avere una squadra nella città più trendy del mondo come avamposto per espandere il mercato nord americano, ma la pratica è stata sempre svolta più o meno in maniera pressappochista, non discostandosi dalle precedenti gestioni e bruciando come in passato risorse, giocatori, dirigenti ed allenatori come legna da ardere.

D’altronde la Red Bull Gmbh si fa pubblicità grazie alla Formula Uno tramite le scuderie Red Bull e Toro Rosso, sponsorizzando molti eventi di sport estremi come il bungee jumping, ed è proprietaria di due club di hockey su ghiaccio in Austria e Germania, rispettivamente a Salisburgo e Monaco di Baviera. Calcisticamente parlando la prima mossa della multinazionale di Dietrich Maeschitz è stata quella di comprare l’Austria Salisburgo e cambiarne nome e colori, mossa contestata al punto che una frangia ribelle di tifosi ha fondato una nuova squadra con vecchio nome e colori attualmente militante nella serie C austriaca.

Nel frattempo però in Germania è stato fondato il RB Leipzig, partito dalle serie inferiori ed attualmente nella serie B tedesca e tra le candidate alla promozione in Bundesliga. La consorella teutonica ha avuto però qualche problema per via della legislazione locale che vieta di chiamare le squadre con marchi a scopo pubblicitario e impone agli investitori stranieri un socio nazionale che abbia in mano una parte consistente del pacchetto, così la società ha dovuto cedere quasi la metà delle proprie azioni ad investitori locali ed ha ribattezzato la squadra Rasen Ball Leipzig.

In Brasile i Touros Vermelhos, così viene chiamata la squadra brasiliana della Red Bull, sono stati promossi nella prima divisione del campionato paulista,mentre in Africa il Red Bull Ghana, pur essendo nella prima divisione nazionale non brilla per andamento in campionato, forse anche la consociata africana è solo un modo per promuovere il soft drink a base di taurina nei paesi in via di sviluppo e formare giocatori da vendere alle grandi del calcio.

L’attuale situazione dei Red Bull è di totale incertezza dopo l’abbandono del GM Andy Roxburgh, già ct della Scozia a Italia ’90, la perdita del fuoriclasse francese Thierry Henry che ha lasciato la grande mela con l’intenzione di appendere gli scarpini al chiodo ma con quest’ultima non ancora del tutto confermata, la notizia che Steve Gerrard, stella del Liverpool in procinto di lasciare la EPL, non si accaserà in New Jersey (perché a dispetto del nome i Red Bulls giocano ad Harrison nel vicino New Jersey) bensì ai Los Angeles Galaxy,  che già annoverano l’attaccante irlandese Robby Keane, ex di Inter e Liverpool, ed hanno scritto nel recente passato pagine di gloria grazie a David Beckham, ( dopo i primi due anni un pò stentati  ed un libro che ne metteva in dubbio l’impatto che la sua venuta negli Usa aveva creato all’interno del movimento calcistico Usa),che durante la sua permanenza ha fatto vincere al club losangelino due MLS Cup ed un Supporters’ Shield, bottino che avrebbe potuto essere più pingue se la finale MLS disputatasi a Seattle nel 2009 non avesse visto prevalere i Real Salt Lake e se i disastrosi Galaxy del 2007 avessero vinto la finale di Superliga che ha invece visto alzare il trofeo ai messicani del Pachuca, ma coi se e i ma non si va da nessuna parte.

Resta il fatto che oltre a non aver vinto la MLS Cup e la US Open Cup nemmeno nel 2014 ed aver perso Henry senza, almeno per ora, trovare un degno sostituto, la base dei tifosi, che già disincantati per via dell’ennesima stagione amara e le incertezze sul futuro hanno anche dovuto ingoiare il rospo della messa alla porta dell’allenatore Mike Petke, allenatore in seconda finito in prima linea per mancanza di volontari che volessero rischiare la faccia e il prestigio sulla panchina più rovente d’America che è stato però l’unico a far vincere ai New York Red Bulls un trofeo ufficiale, ovvero il Supporters’ Shield nella stagione 2013 e che quest’anno, nonostante i capricci di Henry ed un andamento altalenante è comunque arrivato alle finali di conference.

Al suo posto è stato nominato il suo assistente Jesse Marsch, in passato allenatore in seconda della nazionale Usa con Bob Bradley e che a livello professionale può vantare solo l’annata del 2012 sulla panchina dei Montreal Impact con un ruolino di marcia tutt’altro che brillante. A New York hanno fallito allenatori del calibro di Firmani, che benissimo aveva fatto coi Cosmos, Milutinovic, l’uomo dei miracoli di Usa ’94, il brasiliano Parreira, già campione del mondo con la sua nazionale, il portoghese Carlos Queiroz ed anche l’americano Bruce Arena, che bene sta facendo ai Los Angeles Galaxy coi quali ha vinto tre MLS Cup in quattro anni. Piuttosto di prendere un allenatore senza una vera esperienza professionale sarebbe stato più giusto lasciare Petke al suo posto, e questa mossa per molti sbagliata inciderà non poco sul morale dei tifosi e al botteghino, dove senza un progetto ben definito ed un designated player di rilievo sarà molto difficile aumentare abbonamenti e presenze alla Red Bull Arena, e a meno di cambiamenti repentini e clamorosi ci si aspetta un sensibile calo.

La franchigia di proprietà dei New York Yankees ma soprattutto dello sceicco Mansour denominata New York City F.C. sui quali Don Garber aveva scommesso molto erano partiti a razzo con una campagna di marketing a dir poco faraonica ma proprio pochi giorni fa il progetto ha cominciato a mostrare delle evidenti crepe che minano non solo la credibilità dello stesso ma dell’intera MLS.  Nel 2013 il commissioner della lega Don Garber aveva annunciato ufficialmente che la ventesima squadra della MLS si sarebbe chiamata New York City F.C. di proprietà all’80% del City Football Group e al 20% dei New York Yankees,  per la modica cifra di cento milioni di presidenti morti.

L’annuncio ufficiale, presentato da Garber in pompa magna, aveva già fatto storcere il naso a buona parte dei puristi del soccer Usa, alcuni dei quali perché avrebbero voluto vedere nella MLS i Cosmos, altri invece dubbiosi sulla serietà del progetto in quanto la neonata franchigia nasceva priva di stadio di proprietà, perplessità aumentate dopo il naufragio dei progetti di costruzione di un soccer specific stadium nel Corona Park e successivamente nel Bronx, ma la proprietà degli Yankees ci ha messo una pezza essendo proprietaria dello Yankee Stadium facendo si che quella che viene chiamata da molti appassionati di soccer “Manchester Light” in tono canzonatorio trovasse una casa provvisoria per i primi tre anni di vita. A difesa del New York City si può dire che lo Yankee Stadium ha di recente ospitato più di un’amichevole estiva organizzata dalla S.U.M., il braccio organizzativo della Major League Soccer, e in passato anche i Cosmos vi avevano alloggiato nella stagione NASL 1976, e parlando di MLS New York non sarebbe l’unica squadra a non giocare in uno stadio per il calcio visto che New England e Seattle giocano in impianti progettati per il football quali il Gillette Stadium ed il Century Link Field perché le squadre sono di proprietà degli stessi consorzi di Seattle Seahawks e New England Patriots.

Viene però da chiedersi perché allora la franchigia di Miami capitanata dall’ex giocatore David Beckham è tenuta in standby per l’impossibilità di reperire in tempo breve area ed autorizzazioni per uno stadio, il che fa pensare all’antico detto a chi figli e a chi figliastri, gettando un’ulteriore ombra sulla credibilità della lega. Credibilità che proprio in questi giorni è messa a dura prova dalla notizia ufficiale che Frank Lampard, già stella del Chelsea e usato come testimonial per la faraonica campagna di lancio della nuova franchigia, non sarà presente a New York prima di maggio, saltando così parte della stagione MLS. Se dal punto di vista tecnico pochi mesi di ritardo non sono un gap immenso da colmare, specie per un fuoriclasse di tale nome, questo fulmine a ciel sereno mette a nudo alcune scomode verità, ovvero che la Major League Soccer, nonostante i progressi finanziari, organizzativi e sportivi è considerata, anche per snobismo e stereotipi sugli americani e il soccer quello che i tabloid inglesi chiamarono al tempo dello sbarco di Beckham ai Galaxy “il campionato di Topolino”.

Facendo un parallelo con lo slittamento nel 2010 del ritorno di Becks negli Usa quando fu dato in prestito al Milan, oggi come allora si denota una debolezza della MLS incapace di far rispettare i patti alle stelle ed ai club stranieri, che in un paese che sprizza orgoglio nazionale da tutti i pori può significare l’etichetta di “loser” stampata addosso, per la gioia di giornalisti come Jim Rome e non solo che potrebbero così tornare ad attaccare mediaticamente il soccer facendogli perdere la credibilità acquisita faticosamente nell’ultimo ventennio.

Un altro dato preoccupante e da non trascurare, è che così come i Red Bulls, anche il New York City F.C. nasce fondamentalmente per pubblicizzare un “global brand”, ovverosia quello del Manchester City. L’unica differenza tra i due marchi è che uno rappresenta una squadra di calcio e l’altro un soft drink, ma le modalità di comportamento delle due franchigie è quasi speculare. In più la squadra di New York di proprietà degli inglesi servirà da vivaio agli inglesi del City così come il Melbourne City oltre ad essere un ottimo escamotage per evitare il fair play finanziario imposto dall’UEFA.

Infine, notando che sia lo sponsor che il colore e design del kit dei giocatori New York City sono uguali, emblema a parte emblema e sponsor tecnico, viene da pensare al recente esperimento dei Chivas Usa, falliti miseramente ed in perenne crisi di pubblico e risultati, così come nelle serie inferiori gli esperimenti ancora più fallimentari ed effimeri di California Victory e Cristal Palace Baltimore.

Certamente la disponibilità economica dello sceicco Mansour e l’organizzazone del City Football Group faranno in modo che il valore espresso in campo sia di alta qualità, ma a fronte di quanto espresso in precedenza, unito allo snobismo dei newyorkesi in materia di soccer, il buon gioco in campo e la presenza di campioni blasonati potrebbero non bastare. In questo panorama di ombre, incertezze e perplessità la squadra che sembra invece affrontare il futuro in maniera positiva e col migliore progetto sembrano essere i New York Cosmos della Nasl. Sebbene anche essa di proprietà di una società non americana, la franchigia Nasl della grande mela vanta comunque un passato radicato nella storia della città e della nazione grazie ai suoi fasti degli anni ’70 e delle amichevoli di lusso che più di una volta videro la squadra al tempo di proprietà della Warner Bros ben figurare e a volte dare lezioni di calcio ai blasonati club europei e sudamericani. In più, grazie a quei tour mondiali promossi al tempo dal tycoon Steve Ross e la presenza di stelle come Pelé ma anche Chinaglia, Beckenbauer, Carlos Alberto, Steve Hunt, Dennis Tuehart, Dave Clemens, i sudamericani Mifflin, Romero, Cabanas, gli olandesi Neeskens e Rijsbergen, il metronomo del centrocampo Vladislav Bogicevic denominato il maestro di Belgrado, ma anche gli americani Werner Roth, Bobby Smith, Shep Messing, Ricky Davis e Steve Moyers, i Cosmos sono  un global brand made in Usa e con una storia alle spalle, cosa che in un paese con poco più di due secoli di vita conta molto.

In più, parlando del presente, vincendo Soccer Bowl 2013 dopo pochi mesi dall’esordio la squadra attualmente allenata dal italo-venezuelano Joe Savarese ha oscurato il Supporters’ Shield dei Red Bulls vinto lo stesso anno dopo ben diciotto campionati, e dopo l’annata amara appena conclusasi si presentano ai nastri di partenza molto rivoluzionati mostrando soprattutto il fuoriclasse spagnolo fresco d’acquisto Raul, già di Real Madrid e Schalcke 04.

I Cosmos a differenza dei Red Bulls hanno già il loro marquee player, e non è il solo, e al contrario di Lampard scenderà il campo fin dalla prima giornata. Raul non è il solo giocatore di classe internazionale presente in rosa, con lui brilla a centrocampo l’ex compagno di nazionale Marcos Senna, già del Villareal, l’ex nazionale Usa Dennis Szetela, lo spagnolo ex Sporting Gijon Ayoze, alcuni buoni giocatori con un passato alle spalle in MLS come Hunter Freeman, Carlos Mendes e il neo acquisto Adam Moffatt, e giovani di belle speranze quali Lucky Mkosana e il salvadoregno Andre Flores. In più si mormora dell’arrivo del centrocampista cileno Jaime Valdés, già di Fiorentina e Parma ed ora in forza al Colo-Colo di Santiago, ma indipendentemente dal suo arrivo, i Cosmos appaiono tra le tre compagini ad essere i più preparati ed organizzati, ma tra pochi mesi sia MLS che Nasl si avvieranno ai nastri di partenza della stagione 2015, e i pronostici lasceranno spazio ai risultati, chi la spunterà?

A pochi giorni dall’inizio della stagione della Major League Soccer, l’ex leggenda del Chelsea, ora al New York City FC, Frank Lampard, in un’intervista esclusiva rilasciata ad Eurosport, che andrà in onda sabato 5 marzo alle 20:30 su Eurosport 1, loda il fantasista italiano Sebastian Giovinco: “E’ un fuoriclasse. Ha portato qui (negli States ndr) le sue qualità, di cui ero già a conoscenza avendolo incontrato in Champions League.” Giovinco, nominato Most Valuable Player (MVP) della scorsa stagione regolare della MLS, oltre che capocannoniere delle Lega con 22 gol e 16 assist, incassa anche i complimenti del suo ex compagno di squadra alla Juventus e in Nazionale, Andrea Pirlo: “Sono stato fortunato a giocare con lui in Italia. Conoscevo le sue potenzialità, aveva bisogno solamente di spazio e di fiducia in sé stesso, elementi che ha trovato qui, e ora sta dimostrando tutto il suo valore.” Coinvolto in prima persona, Giovinco ritorna a parlare della decisione di trasferirsi a Toronto: “Stavo già pensando di lasciare l’Italia; Toronto è stata la prima squadra a farmi una grande offerta e ho deciso di cogliere questa opportunità”. Ancora il fantasista di scuola Juventus ripercorre il finale della scorsa stagione, che ha visto il Toronto FC eliminato dai rivali di Montreal dopo aver dominato il match ad eliminazione diretta: “Quella partita è uno dei ricordi più brutti; dopo un gran primo tempo siamo andati sotto per 3-0. È il mio più grande rammarico. Il nostro obiettivo è fare meglio di quanto fatto nella scorsa stagione.” Per l’avvio della stagione della MLS, i canali Eurosport propongono, a partire da giovedì 3 marzo, una serie di speciali dedicati al meglio della scorsa stagione, alla presentazione della nuova annata e ad interviste esclusive con campioni del calibro di Lampard e Giovinco, e col nuovo allenatore del New York City FC Patrick Vieira. Domenica 6 marzo a partire dalle 19:30, invece, spazio alla prima giornata di regular season. Su Eurosport subito in campo il Toronto FC di Giovinco e il New York City FC di Pirlo, Lampard e Villa, oltre a Portland Timbers - Columbus Crew, rivincita della finale dello scorso anno. Poco prima di questo match gli spettatori potranno rivedere gli highlights delle MLS Finals e gustarsi uno speciale dedicato ai campioni in carica. Di seguito il dettaglio della programmazione dei canali Eurosport per la prima settimana della Major League Soccer: Giovedì 3 marzo 21:30 su Eurosport 1: Speciale - Il meglio della stagione 2015 Venerdì 4 marzo 19:00 su Eurosport 1: Speciale - Presentazione della stagione 2016 Sabato 5 marzo 20:30 su Eurosport 1: Interviste esclusive con Patrick Vieira (coach dei New York City FC), Frank Lampard (New York City FC) e Sebastian Giovinco (Toronto FC) Domenica 6 marzo 19:30 in diretta su Eurosport 1: New York Red Bulls - Toronto FC 19:45 in diretta su Eurosport 2: Chicago - New York City FC 22:00 su Eurosport 1: Speciale - MLS Finals 2015 22:15 su Eurosport 1: Speciale - Portland Timbers, Campioni MLS 2015 22:45 in diretta su Eurosport 2: Portland Timbers - Columbus Crew I canali Eurosport 1 ed Eurosport 2, per il secondo anno consecutivo, trasmetteranno in esclusiva fino a quattro partite della MLS in diretta ogni weekend. I canali Eurosport 1 ed Eurosport 2 sono disponibili su Sky, canali 210 e 211, e su Mediaset Premium, canali 372 e 373 Fino alla stagione 2018 compresa, Eurosport detiene i diritti televisivi e digitali per i match di regular season, per l'AT&T MLS All-Star Game, per i Playoff MLS e per la MLS Cup.

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Non molte cose vanno come previsto nello sport.  Il Cosmos, tuttavia, hanno scritto una sceneggiatura perfetta per l'addio al calcio di due icone di questo sport, giunte all'ultima stagione di una splendida carriera. Parliamo di Raul , leggenda del Real Madrid, e Marcos Senna, due ex membri della squadra nazionale spagnola, che lasciano quindi il calcio come solo i campioni fanno: da vincitori. Risultato: la vittoria dei NY Cosmos nel NASL Soccer Bowl è stata nominata quale top story dell'anno da BigAppleSoccer. Inutile dire che Raul ha vissuto emozioni contrastanti nel dover lasciare il campo, chiudendo una carriera lunga quasi due decenni, passati a terrorizzare portieri e difensori avversari. "Questo è come un sogno, finire vincendo una finale", ha detto Raul, autore dell'assist per il terzo gol di Gaston Cellerino all'85', valso il 3-2 contro l'Ottawa Fury FC allo stadio Shuart lo scorso 15 novembre. "Sono molto felice e sono molto triste. Ho una parte del mio cuore è ormai dei Cosmos". Senna, autore del gol vittoria nel NASL Soccer Bowl vinto per 1-0 due anni fa contro gli Atlanta Silverbacks, valso ai Cosmos il primo titolo dopo 31 anni, era felice, e lo era ancor di più per aver chiuso insieme a Raul. "Vincere accanto a Raul era una situazione ideale", ha detto. "Gli sono grato di essere stato qui, di aver la differenza molte volte, segnando anche molti gol. Gol che oggi non ha segnato, ma ha piazzato l'assist della vittoria. E' sempre un game-changer". Entrambi i giocatori dovranno ora affrontare nuove sfide fuori dal campo. Senna non ha dettagliato i suoi piani, mentre Raul sarà parte del settore giovanile dei Cosmos, che lo hanno voluto fortemente. Le finali sono spesso noiose, ma il Soccer Bowl è stato pirotecnico, con cinque gol in 22 minuti e un cartellino rosso. Eroe della serata è stato l'attaccante argentino (passato anche a più riprese per Livorno tra il 2009 e il 2013), che in regular season aveva segnato solo una volta in 8 match, per poi diventare fondamentale con prima un gol nella semifinale vinta per 2-1 sui Fort Lauderdale Strikers. La stagione dei Cosmos ha visto il club di maggior successo della storia del calcio USA volare a Cuba per uno storico incontro con la nazionale cubana, con vittoria per 4-1, ma il punteggio finale non aveva importanza. Piuttosto, la diplomazia e la sportività legati al match sono parte del eprcorso di abbattimento delle barriere tra i due paesi. In "Lamar Hunt" US Open Cup i NY Cosmos hanno giocato il primo storico derby contro il New York City FC, battuti per 4-3 ai rigori - fondamentali le parate di un Jim Maurer tra i migliori dell'anno - dopo aver recuperato un deficit di due reti. Meno bene è andato il turno successivo, che ha visto i biancoverdi uscire sconfitti per 4-1 alla Red Bull Arena contro una delle squadre top della MLS 2015. Tra i successi dell'anno anche la full regular season (15-4-11), ottenendo così giocare in casa-campo durante i playoff. Tra i singoli, in evidenza - oltre agli spagnoli - il centrocampista Leo Fernandes, in prestito dalla Philadelphia Union, vera e propria rivelazione dell'anno: otto gol, come Raul, e tre assist nella regular season. In difesa invece la roccia rimane Carlos Mendes - primo giocatore ingaggiato dai Cosmos al loro ritorno in campo - nominato nei NASL Best XI. Lo sguardo però ora è rivolto al 2016, primo anno senza Senna e Raul, e coach Giovanni Savarese è già alla ricerca di sostituti adeguati ad una maglia storica indossata negli anni d'oro da campioni quali Pelé, Franz Beckenbauer, Giorgio Chinaglia e Carlos Alberto.  

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Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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