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Galaxy, si rivede Beckham in campo
Scritto il 2011-03-03 da Franco Spicciariello su MLS
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Finalmente a Los Angeles si ricomincia a parlare di calcio giocato in relazione a David Beckham.

Il centrocampista inglese e Landon Donovan sono infatti scesi in campo ieri notte in Messico per un'amichevole contro il Club Xoloitzcuintles de Caliente di Tijuana, della Liga de Ascenso, davanti ad oltre 6.000 spettatori al Torero Stadium di San Diego. Messicani più avanti fisicamente e vittoriosi per 4-3 ai rigori.

Galaxy subito sotto per un gol di Gilberto Mora. Pari di LA su corner di Beckham infilato di testa dal difensore Omar Gonzales al 41'. Galaxy in vantaggio con Donovan al 75' su assist di Chris Birchall. Il Xoloitzcuintles recupera all'82' con Miguel Lopez su rigore causato dal difensore ex Columbus Frankie Hejduk.

Si va quindi ai rigori, sbagliano per LA Miguel Lopez e Jovan Kirovski, mentre quello vincente è messo a segno dal messicano di Oscar Otreras, che supera il portiere Donovan Ricketts per il 4-3 finale.

Stanotte LA sarà impegnata a Dallas in uno scontro fondamentale per la conquista della testa della Western Conference, attualmente occuopata dai Vancouver Whitecaps. Tra i protagonisti più attesi della serata, oltre all'ex capitano del Liverpool Steven Gerrard, sicuramente l'attaccante messicano Giovani dos Santos, grande promessa di El Tri mai esplosa del tutta in Europa e da poco sbarcata (a caro prezzo) a LA. Uno sbarco avvenuto nel migliore dei modi, visti i due gol segnati nelle prime due partite tra CONCACAF Champions League e MLS. Dos Santos rappresenta per i LA Galaxy l'ennesimo tentativo di conquistarsi il pubblico ispanico: sono ben 9 milioni i Latinos, in gran parte di origine messicana, che vivono nelle cinque contee di Los Angeles. Il problema è che il 99% dei tifosi di calcio di origine ispanica rimane legato ai club che seguiva nel proprio paese o in quello dei propri genitori, come dimostra anche la scelta del Messico di giocare quasi tutte le amichevoli negli USA per sfruttare la passione locale e guadagnare un sacco di soldi. Ma con Dos Santos qualcosa potrebbe cambiare, almeno a livello di club. LEGGI: Ufficiale: Giovani Dos Santos ai LA Galaxy [VIDEO] “I tifosi messicani e messicano-americani non vedono l'ora di seguire Gio sul campo", ha dichiarato al LA Times un membro della LA Riot Squad, gruppo di tifosi "caldi" dei Galaxy. "Non molti dei miei amici messicani seguono la MLS e i Galaxy, ma penso che l'arrivo di Gio li attirerà, aumentando anche le presenze allo stadio". Il problema è che i messicani non vedono ancora la MLS come una lega di livello, principalmente perché seguono sempre i rispettivi club: dal Chvas de Guadalajara al Club America, passando per il Tigres finalista di Copa Libertadores sino al recente Club Tijuana, capace di attrarre tanti tifosi che vivono intorno al confine. LEGGI: Tijuana, terra di mezzo tra USA e Messico In passato, nelle prime 5 stagioni in MLS, i Galaxy hanno ingaggiato tre tra i più famosi calciatori della Nazionale di El Tri, ma senza ottenere risultati sul campo, come nemmeno in termini di seguito. In Messico qualcuno ha addirittura scritto "Galaxy, la tumba de mexicanos". Gli appassionati ricorderanno il coloratissimo (in termini di divise) portiere - che però voleva fare l'attaccante -Jorge Campos, primo straniero ingaggiato dalla MLS. Titolare col Messico ai Mondiali americani del 1994, giocò con i Galaxy nel 1996 e 1997, sbrigandosi però sempre a volare a casa durante la offseason per giocare nella LigaMX, fino alla cessione al Chicago Fire. Nel 1998 toccò all'attaccante Carlos Hermosillo, all'epoca capocannoniere del Messico, ma deludente in MLS con soli 14 gol nelle 34 partite giocate lungo due stagioni. A sua giustificazione le 34 primavere sulle spalle al momento del suo arrivo e una certa incompatibilità con l'ex nazionale USA e allora capitano dei Galaxy Cobi Jones, che lo limitava nel ricevere palloni adeguati per un attaccante delle sue caratteristiche. Terzo tentativo, ed ultimo fino a poco fa, Luis Hernandez, per la cui chioma bionda i Galaxy rinunciarono addirittura un paio di giocatori per farlo rientrare nel salary cap. Arrivato 32enne a LA nel 2000, dopo che solo due anni prima aveva messo a segno 4 gol ai Mondiali di Francia con la Nazionale, negli States di gol invece ne segnò 12, ma in tre stagioni in cui scese in campo solo 30 volte, con tanto di finale persa nel 2001 coi Quakes. E di lui a LA ricordano più le sue scorribande per locali che quelle in campo. Da allora, al termine della stagione 2002, i Galaxy non hanno più schierato giocatori messicani. “E' per questo motivo che molti messicani sono così distaccati da Galaxy", ha scritto Hoy, il settimanale in spagnolo del Los Angeles Times. “Ma un giocatore come Gio può attirarli. E' diverso da Campos, Hermosillo o Luis Hernandez, arrivati quando avevano già dato il meglio". Dos Santos ha infatti solo 26 anni  e già tanta esperienza. Per lui il top è ancora lontano, e i Galaxy sperano possa raggiungerlo a LA. Anche perché il messicano arriva poi a LA a tre anni di distanza dall'ingresso in MLS di un nuovo competitor, l'LAFC (ma il nome deve ancora essere scelto), che sostituirà l'ormai defunto Chivas USA, tentativo abortito di portare allo stadio tifosi messicani sfruttando il legame col solo Guadalajara. LEGGI: Addio al Chivas USA, la MLS cambia E ai Galaxy qualcuno è preoccupato dell'arrivo di un competitor dalla proprietà importante (Magic Johnson, il presidente del Cardiff City Vincent Tan, Mia Hamm, ecc.), al punto che c'è chi dice che l'LAFC potrebbe essere stato un fattore decisivo nel cambio di strategia dei Galaxy. Ma il presidente del club Chris Klein nega: "Non prendiamo decisioni basate sul marketing". Curiosa un'affermazione del genere fatta proprio da Klein, diventato il miglior amico a LA di David Beckham, il vero colpo di marketing oltre che calcistico (era ancora al top) che ha messo la MLS e i LA Galaxy sotto i riflettori del calcio mondiale. Colpo però reso un po' problematico dai due prestiti in offseason al Milan (dove si infortunò gravemente), ma valso due MLS Cup nelle ultime due stagioni prima dell'anno d'addio al PSG. E a LA tutti sperano che Giovani dos Santos, che ha ricevuto la "benedizione" di Becks la scorsa settimana allo StubHub Center di Carson, possa almeno replicare quei successi. Ma per arrivare ad essere "rispettati" dai tifosi di origine messicana, i LA Galaxy dovranno iniziare a battere con regolarità i club di oltre confine. E quindi, ancor più che ai tempi di Beckham, il vero obiettivo con l'arrivo di Giovani dos Santos a fianco di Steven Gerrad e Robbie Keane, deve essere la CONCACAF Champions League e il conseguente Mondiale per Club. Solo allora i bambini latinos probabilmente inizeranno a diventare tifosi dei Galaxy e a seguire con "rispetto" i club MLS.

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Il gruppo di investitori guidato da David Beckham ha finalmente raggiunto un accordo con la città di Miami per la costruzione di uno stadio per il calcio, che sorgerà (vedi la mappa) a fianco del Marlins Park, secondo quanto riporta il Miami Herald. L'accordo spiana così la strada all'ingresso della franchigia di Miami in MLS, che aveva dato il via libera lo scorso anno, condizionando però il tutto alla realizzazione di uno stadio in città. La storia di Beckham in MLS parte nel lontano 2007, quando l'inglese firmò con i LA Galaxy, includendo nel contratto una clausola che gli consentiva l'avvio di una franchigia al prezzo di $25 milioni (escluse NY e LA). Ma l'impossibilità di avviare un progetto per lo stadio ha messo a serio rischio il lancio del team in Florida, al punto che altri gruppi stavano facendo lobbying sulla MLS per subentrare. LEGGI: Garber avverte Beckham: “Senza stadio, niente MLS per Miami" L'expansion team era stato annunciato lo scorso febbraio, ma il progetto proposto da Beckham per uno stadio da costruire nel suggestivo scenario di Port Miami ha trovato forti opposizioni, con addirittura una coalizione contro lo stadio guidata dalla società di crociere Royal Caribbean, che ha sponsorizzato degli sponsor televisivi sul tema. Successivamente,  la città di Miami ha respinto un piano per uno stadio da 25.000 posti vicino alla American Airlines Arena, casa dei Miami Heat della NBA.   Solo a seguito di questi rifiuti il gruppo Beckham ha iniziato a prendere in considerazione l'area del Marlins Park, su cui sono a poco tempo fa erano perplessi a causa delle molte polemiche che avevano circondato la costruzione dello stesso e lo spreco di fondi pubblici. Oggi invece il principale partner di Becks, Marcelo Claure (proprietario del Bolivar FC in Venezuela) vede lo stadio lì come un possibile fattore di sviluppo. Chi non farà parte del progetto è la University of Miami, la cui partecipazione costringerebbe il gruppo a costruire uno stadio da 40mila posti invece che 25mila, anche se Claure e l'università rimangono in trattativa, ed è possibile che lo stadio venga disegnato in modo da poter essere eventualmente espanso. LEGGI: Ufficiale. Beckham avrà Miami dal 2017 Il sindaco di Miami Tomas Regalado ha confermato l'accordo e l'avvio delle negoziazioni, con via finale atteso a breve dalla Giunta, con la città che però non dovrà spendere, visto che a differenza di altri stadi MLS e della quasi totalità di quelli delle altre leghe, il gruppo di Beckham ci metterà i propri soldi, avendo peraltro pagato meno la franchigia (il cui prezzo per NYCFC e Orlando è stato di $100 milioni). “Il tempo è questo. E' il momento della verità", ha detto Claure. Obiettivo: l'ingresso in MLS nel 2018. Il calcio a Miami Miami è in attesa di una squadra top da quando nel 2002 la lega decise di chiudere il Miami Fusion, mentre durò solo due stagioni (fino al 2010) il Miami FC (USL Soccer, Div. II) dei brasiliani campioni del mondo 1994 Romario e Zinho, club poi trasferitosi a Ft. Lauderdale. Recentemente sono state lanciati in città due club: nella NASL il Miami FC, che vede tra i proprietari anche Paolo Maldini e Riccardo Silva, e in NPSL il Miami Fusion (solo omonimo di quello chiuso nel 2002), guidato dall'ex giocatore dei NY Cosmos Ferdinando DeMatthaeis.

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Americani due volte in vantaggio, ma era proprio la serata di Nicklas Bendtner, che torna a farsi vedere una settimana dopo la rete del 2-1 a San Siro in Inter-Wolfsburg. Stavolta l'attaccante ex Juve (dove non è che abbia lasciato grandi ricordi) si è scatenato con la maglia della sua Danimarca nell'amichevole di Aarhus contro gli Stati Uniti. Per lui una tripletta che rimontain due occasioni la squadra di Jurgen Klinsmann e, infine, regala la vittoria ai danesi. Statunitensi subito avanti al 19' con un gran sinistro al volo in area di Jozy Altidore, che "uccella" la coppia centrale danese composta da Sviatchenko e dall'ex romanista Kjaer. Bendtner pareggia al 33' appoggiando in rete una palla facile facile e si ripete all'83', dopo che il centravanti dell'AZ Alkmaar Aron Johansson aveva nuovamente portato in vantaggio la nazionale a stelle e strisce su assist di Altidore a seguito di un gran lancio di Michael Bradley.La coppia del Toronto FC si è spesso cercata e trovata in campo. Quando il match sembrava ormai avviato a chiudersi sul pareggio arriva a tempo ormai scaduto il 3-2, ed è una perla: stop a seguire su lancio da centrocampo e girata di destro sul palo lontano, con John Brooks in ritardo e Rimando impossibilitato ad arrivarci dopo aver più volte salvato in precedenza. Serata di errori per la formazione USA. A destra Tim Chandler si è fatto superare facilmente da due avversari per ils econddo gol Bendtner. Il terzino sinistro Greg Garza è apparso copletamente in balia dell'accoppiata Vibe e Vass. Davanti - dove si è sentita l'assenza dell'infortunato Clint Dempsey - Aron Johannsson non ha fatto nulla tranne appoggiare sul gol. Surreale la presenza di Gyasi Zardes nel ruolo di ala destra (sostituito dal redivivo DeAndre Yedlin, ancora in ambientamento al Tottenham), lui che ruota da attaccante puro nei LA Galaxy, e la differenza si è vista. Qualcosa ha provato a fare Alejandro Bedoya accanto a Bradley - alla prima post Mondiali - che almeno qualche bel lancio lo ha regalato, ma i due non sono mai apparsi in grado di reggere i danesi. Da capire chi possa essere il partner di Bradley in genere: quando sta bene JK usa Jermaine Jones in difesa; il Bedoya di oggi preoccupa, mentre Alfredo Morales (Ingolstadt) ha fatto anche peggio. Unica buona notizia, l'esordio di Ventura Alvarado, terzino del Club America (Messico), entrato all'80' al posto del pessimo Michael Orozco, spesso in difficoltà insieme a Brooks (Klinsmann ha preferito lasciare a casa Matt Besler, Geoff Cameron e Omar Gonzalez). Tra le cose che Klinsmann dovrà sistemare nei prossimi mesi è il continuo calo che la Nazionale USA presenta nei secondi tempi. Certo, le sostituzioni hanno avuto il loro peso. ma non basta come spiegazione. Si parla di allenamenti troppo pesanti e di giocatori fuori forma. In ogni caso, il calo degli ultimi 10 minuti è stato evidente, e questo insieme alla qualità di Christian Eriksen e Bendtner ha consentito alla Danimarca di vincere l'amichevole giocata davanti agli oltre 10.000 dello stadio di Aarhus. Dopo quelle con Colombia, Irlanda e Cile a gennaio 2015, quella di stasera è la quarta in sette partite dopo i Mondiali per gli USA, che hanno visto anche due pari con Ecuador e Honduras a ottobre e la vittoria su Panama a febbraio scorso.Prossimo impegno per gli USA il 31 marzo alle 18 contro la Svizzera a Zurigo. ___________________________________________________________________________ 25 marzo, 2015 - NRGi Park; Aarhus, Danimarca Danimarca vs USA 3-2 Marcatori: USA – Jozy Altidore (Timmy Chandler)         19' DAN – Nicklas Bendtner (Lasse Vibe)           33' USA – Aron Johannsson (Jozy Altidore)        66' DAN – Nicklas Bendtner                                83' DAN – Nicklas Bendtner (Christian Eriksen) 90+1' USA: 1-Nick Rimando; 21-Timmy Chandler, 15-Michael Orozco (19-Ventura Alvarado, 80), 6-John Brooks, 3-Greg Garza; 20-Gyasi Zardes (2-DeAndre Yedlin, 67) 11-Alejandro Bedoya (7-Alfredo Morales, 46), 4-Michael Bradley (capt.), 23-Fabian Johnson (13-Brek Shea, 46); 17-Jozy Altidore, 9-Aron Johannsson (18-Rubio Rubin, 67) Non entrati: 5-Tim Ream, 10-Miguel Ibarra, 14-Danny Williams, 16-Julian Green, 22-Williams Yarbrough CT: Jurgen Klinsmann DANIMARCA: 16-Stephan Andersen; 2-Daniel Wass, 3-Simon Kjaer, 4-Erik Sviatchenko, 5-Nicolai Bollesen (17-Simon Busk Poulsen, 53); 7-William Kvist (23-Anders Christiansen, 46), 18-Jakob Poulsen (19-Thomas Delaney, 46), 21-Lasse Vibe (8-Martin Braithwaite, 74), 10-Christian Eriksen (capt.); 9-Michael Krohn-Dehli (14-Lasse Schöne, 78), 11-Nicklas Bendtner Non entrati: 1-Kasper Schmeichel, 6-Las Jacobsen, 12-Mathias Zanka Jorgensen, 13-Kian H. Hansen, 22-Jonas Lössl CT: Morten Olsen  Ammoniti: DEN – William Kvist 25' USA – Jozy Altidore 78' USA – Ventura Alvarado 89' Arbitro:  Mattias Gestranius (FIN) Budweiser Man of the Match: Jozy Altidore

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