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NASL, i NY Cosmos pronti a sfidare NYCFC e... Cuba
Scritto il 2015-05-29 da Dario Torrente su NASL USL NCAA

A New York, nonostante la gran pubblicità intorno alla nuova franchigia di proprietà dello sceicco Mansour e la presenza oramai quasi ventennale dei New York Red Bulls, Metrostars fino al 2006, sembra che calcisticamente parlando chi veramente incarna l'anima del soccer nella grande mela siano i New York Cosmos, che dopo un sonno quasi trentennale sono tornati ad essere realtà e non solo storia, e sebbene militino in una lega (per ora) minore che sebbene abbia grandi ambizioni a cominciare dal nome è classificata come una seconda divisione, hanno già vinto il titolo nazionale nel 2013 e l'anno seguente, sebbene la stagione sia stata deludente per i propri standard è comunque arrivata in semifinale ed ha ben figurato in Us Open Cup falciando i cugini New York Red Bulls per 3-0 ed uscendo a testa a alta in quel di Philadelphia per 2-1 ai supplementari complice anche un aribitraggio per usare un eufemismo non all'altezza della situazione.

Quest'anno, complice l'arrivo del fuoriclasse ex nazionale spagnolo Raul, coadiuvato dai nuovi arrivi Restrepo, Fernandes, Mkosana e Moffat, la squadra di Savarese sembra essere tornata lo spauracchio degli avversari e la più accreditata per vincere la Spring Season della Nasl, titolo che permetterebbe così a New York di disputare i play-off, anche se ancora non è una certezza e dobbiamo ricordare che lo scorso anno il titolo primaverile fu perso per un soffio complici la doppia sconfitta casalinga contro San Antonio, l'anno scorso la bestia nera dei Cosmos, e Carolina, unite ad un pareggio galeotto contro la matricola Indianapolis, e a nulla valse la vittoria all'ultima giornata contro Ottawa. Per la cronaca segnò Noselli che di lì a poco stracciò il contratto e tornò in Italia per ragioni familiari.

Quest'anno New York sembra rigenerata e dopo il pareggio in Carolina ottenuto in modo rocambolesco negli ultimi minuti come è oramai nello stile dei ragazzi di Savarese con la squadra sotto di due goal in uno WakeMed Park gremito in ogni ordine di posti (non dimentichiamo che fino ad ora i Cosmos avevano sempre perso in quel campo) e la vittoria casalinga per 3-0 contro San Antonio di fronte a 5000 spettatori ha onorato i propri impegni in Open Cup sbaragliando per 3-0 la compagine locale dei Jersey Express, militante nella PDL.

Nel piccolo Belson Stadium, già casa del fallimentare F.C. New York, dove lo scorso anno avevano avuto ragione per 2-0 dei Brooklin Italians, I Cosmos hanno presentato in campo una squadra mista tra titolari e riserve che spesso sgomitano per poter giocare nella squadra B, militante in NPSL, una quarta serie a stelle e strisce equiparata alla PDL ma con meno vincoli su età e provenienza dei giocatori. Lo spagnolo Raul non è stato impiegato nonostante avesse espresso pubblicamente la voglia di essere in campo, ma visti gli impegni imminenti il coach Savarese ha preferito risparmiarlo, mentre si è visto in campo il brasiliano naturalizzato spagnolo Marcos Senna, reduce da un lieve infortunio che gli aveva fatto saltare la partita casalinga contro i San Antonio Scorpions, ed ha subito dimostrato in campo di essersi pienamente ripreso e che nonostante gli anni, ora trentanove primavere, ha ancora classe e forza fisica da vendere.

Il primo goal è stato siglato dopo appena un quarto d'ora dal brasiliano in prestito dai Philadelphia Union Leo Fernandes, prodotto di un college locale di Long Island, su punizione come nel miglior stile carioca, ed è sempre Fernandes a fabbricare la palla goal per l'italo-uruguagio Sebastian Guenzatti al 40', che dopo aver eluso due difensori degli Express ha tirato in porta un siluro imparabile per il portiere Matthew Turner. Da segnalare sempre per dover di cronaca la presenza del difensore reduce da un lungo infortunio Hunter Freeman e l'esordio assoluto del diciassettenne nazionale Usa under 18 Haji Wright, partito da titolare e sostituito al '79 dal redivivo Stokkelien, quest'anno relegato in panchina. Il norvegese non si è fatto certo pregare ed all' 81 si è procurato un calcio di rigore, accompagnato dall'espulsione del difensore Sylvain N’guessan, e trasformato da Stokkelien stesso che ha così dimostrato a Savarese che nonostante tutto è presente. La scorsa stagione l'ex under 21 della nazionale norvegese era stato il capocannoniere sociale andando a segno otto volte più altre due in Open Cup, ed era stata una delle poche cose positive della stagione, ma quest'anno, complice forse l'arrivo di Raul e Mkosana il promettente giocatore sembra non rientrare più nei piani di Savarese, ma è ancora presto per parlare, perché la Spring Season non è ancora finita e la Fall Season che comincerà in Agosto sarà molto più lunga ed irta di ostacoli. Raul compierà presto 38 anni e in un campionato fisico come quello della Nasl, giocato per giunta in buona parte su campi di turf, il sintetico utilizzato negli Usa per i campi di baseball e football e spesso ancora in uso per le partite di soccer, gli infortuni sono frequenti. Ovviamente ci auguriamo che questo non avvenga ma in ogni caso Stokkelien rimane per la squadra di New York un'importante risorsa.

Rimanendo in tema Us Open Cup, da un po di anni oramai ribattezzata Lamar Hunt U.S. Open Cup in memoria dello scomparso magnate texano che tanto si spese per il soccer negli anni difficili della NASL, allora proprietario dei Dallas Tornado, e che volle crederci ancora quando nacque la MLS, bisogna dire ancora una volta che questa competizione è ancora spesso snobbata dalle compagini della MLS, ed è molte volte vista più come una seccatura che non un'opportunità per riempire la bacheca di un ulteriore prestigioso trofeo oramai centenario che garantisce tra le altre cose un accesso diretto in Concacaf Champions' League e che può salvare una stagione balorda come accadde al Washington D.C. durante il primo anno della gestione Tohir, attuale patron dell'Inter.

Per i New York Cosmos invece la Us Open Cup è l'unica opportunità per poter entrare in Champions' League e poter competere con le temibili compagini messicane e costaricensi, nonché con le squadre americane della MLS ridando così lustro internazionale al proprio blasone in una competizione finalmente ufficiale e dando così un sonoro schiaffo alla MLS ed al commissioner Don Garber e sconfessando tutti coloro che prendono con bonaria ilarità le parole del commissioner della Nasl Bill Peterson quando afferma che la squadre della propria lega potrebbero ben figurare nella Champions' League centro-nord americana. Se i Cosmos dovessero centrare questo difficilissimo ma non impossibile obbiettivo la storia gli darebbe ragione, ma indipendentemente da ciò bisogna ammettere che il dislivello tra Nasl ed MLS pur rimanendo evidente si è attenuato nel giro di pochi anni, e questo grazie soprattutto ai Cosmos che possono vantare un organico che non sfigurerebbe nella prima divisione Usa, ed a questo bisogna aggiungere che anche le altre franchigie, vuoi per inseguire la lepre biancoverde, vuoi per rendere più solido e credibile il progetto della Nasl di fronte allo strapotere della MLS e del suo modello di singola entità unico in tutto il mondo, hanno messo mano al portafoglio per aumentare il livello di gioco espresso sul campo.

Il paradosso della Major League Soccer, pur difendendone i grandissimi meriti, è che le spese per la costituzione ed il rafforzamento della rosa di una squadra sono tra quelle meno rilevanti rispetto alla tassa di iscrizione, oramai arrivata a cento milioni di presidenti morti e l'obbligo di presentare un progetto per un soccer specific stadium (ed anche qui Don Garber ha dimostrato alcune debolezze lasciando che il N.Y.C.F.C. potesse giocare per tre anni allo Yankee Stadium mentre per lo stesso motivo, ovvero la mancanza di un soccer specific stadium o il non poterlo costruire in tempi celeri, si è lasciato che la cordata di David Beckham si arenasse in quel di Miami dove nel frattempo è arrivata la Nasl) da costruire nel minor tempo possibile, il rigido salary cap permette una spesa di poco inferiore ai tre milioni di presidenti morti, anche se la Beckham rule sui cosiddetti designated player e i retention funds, soldi sbloccati su decisione della lega per far in modo che i giocatori americani non emigrino altrove e che quelli già in Europa possano tornare, ne hanno mitigato la durezza draconiana.

In ogni caso il paradosso per il quale si spenda meno per la cosa in realtà più importante rimane ed è stridente, e si spera che la concorrenza della Nasl possa cambiare in meglio le cose per il soccer Usa. D'altronde nel capitalismo la concorrenza aiuta a migliorarsi per spirito di sopravvivenza o per restare in pole position e questa regola vale più che mai nel paese del libero mercato per eccellenza, per cui una lega strutturata come la MLS è più che mai anacronistica, ovviamente per fare i dovuti cambiamenti ci vorrà tempo ma si spera che la presenza della Nasl velocizzi i tempi senza sfociare in una nuova soccer war, il vero male del soccer a stelle e strisce che si spera rimanga solo un brutto ricordo.

Tornando a parlare di scontri diretti, avendo eliminato i Jersey Express i Cosmos si ritroveranno a sfidare tra le mura amiche dell'Hofstra Stadium nientemeno che l'odiata squadra satellite del Manchester City, vale a dire il New York City F.C., che dopo le fanfare dell'esordio sta stentando in campionato dando non pochi grattacapi all'allenatore Jason Kreis che bene aveva fatto a Salt Lake City, segno che la lega ha oramai raggiunto livelli di competizione molto alti e che non basta comprare una lista di buoni giocatori e qualche campione aspettandosi che la loro classe possa ovviare alle carenze di amalgama che a dispetto di quanto pensasse il presidente storico del Catania Salvatore Massimino non si può comprare. In ogni caso la partita sarà molto più calda di quanto non sia stato lo scorso anno il derby tra Cosmos e Red Bulls, perché se allora salvo qualche sfottò un po sopra le righe si trattasse di una competizione sportiva, lo scontro diretto con la squadra dello sceicco Mansour ha più il sapore di una guerra, e questo per svariate ragioni, la prima in assoluto è che il Manchester Light, come viene sprezzantemente chiamata la franchigia satellite del City e non solo dai tifosi del Cosmos, ha scippato a questi ultimi il sogno di poter vedere la propria squadra in MLS anche se come sappiamo la colpa non è solo dello staff di Don Garber, la seconda è perché il N.Y.C.F.C. coi suoi grandi acquisti e la mirabolante campagna pubblicitaria vorrebbe prendere nell'immaginario del calciofilo newyorkese il posto della squadra storica di New York che fu della Warner Bros. Terzo ed ultimo motivo la nuova squadra della grande mela non ha nulla dietro se non il business ed una possibilità in più per il City di eludere il fair play finanziario e di far crescere giocatori che poi giunti a maturazione verrebbero convocati in Premier League a costo zero e sfruttare magari l'immagine di qualche campione sul viale del tramonto (Frank Lampard, David Villa) facendo guadagnare loro gli ultimi sostanziosi ingaggi. L'unica differenza tra i nuovi arrivati ed i New York Red Bulls è che una squadra è un veicolo pubblicitario di un brand calcistico internazionale e l'altra pubblicizza un soft drink, ma almeno i Red Bulls erano nati come Metrostars e sono presenti in città dall'oramai lontano 1996 per cui una reale connessione con la realtà calcistica locale, sebbene annacquata da tonnellate della terribile bevanda austriaca, mentre il N.Y.C.F.C. dà l'impressione di essere una squadra di plastica. Per queste ragioni lo scontro in campo si preannuncia molto caldo e ricco di spettacolo perché bisogna dire che nonostante i problemi dovuti all'assestamento della squadra l'organico della squadra allenata da Kreis è pregevole, in più consci della brutta figura rimediata lo scorso anno dai cugini al di là dell'Hudson, il New York City farà di tutto per evitare una simile ecatombe, e se Frank Lampard sarà già arrivato in America i valori espressi in campo, già alti, lieviterebbero ulteriormente per uno scontro a fuoco che farà parlare tv giornali ed internet per molto tempo.

L'amichevole a Cuba

La ciliegina sulla torta è data dal fatto che comunque vada i New York Cosmos saranno già tornati dall'amichevole sul suolo dell'ex nemico cubano, ripercorrendo a distanza di quattro decenni il disegno dell'allora presidente dei Cosmos Clive Toye, ovvero quello di inserire lo sport mondiale considerato negli Usa ancora uno sport straniero e di nicchia assieme ad eventi diplomatici di caratura mondiale così che gli americani pian piano lo sdoganassero e psicologicamente lo inserissero assieme ai tradizionali Big Four americani.

Per questa ragione i Cosmos nel '77 effettuarono un tour in Cina sfruttando l'onda del disgelo tra Usa e l'impero cinese, ma a Cuba non furono i Cosmos ad andare bensì i Chicago Sting perché nel frattempo Toye, sollevato dalla carica di presidente dei Cosmos per volere di Chinaglia, si accasò a Chicago alla corte del magnate Lee Stern. Da quei tempi oramai lontani molte cose sono cambiate, e mentre l'amichevole tra la nazionale cubana e i pungiglioni di Chicago passò quasi in sordina negli Usa, quella tra Cuba e i Cosmos potrebbe essere il preludio al disgelo tra gli Stati Uniti e l'isola ribelle e in ogni caso i mass media daranno molto risalto alla partita facendo ancora una volta echeggiare il nome della squadra oggi di proprietà della Sela Sport nei quattro angoli del pianeta come ai tempi del circo mediatico-sportivo targato Warner Bros. A maggior ragione la città di New York, per quando estesa e divisa su più isole, non è abbastanza grande per due squadre, figuriamoci per tre, chi sarà il terzo incomodo? Questo lo sapremo nelle prossime puntate, da New York è tutto

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