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Chuck Blazer, la talpa USA che sta facendo saltare la FIFA
Scritto il 2015-05-28 da Massimo Lopes Pegna su Concacaf
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Era difficile non notarlo, Chuck Blazer. Un omone di due quintali e una barba folta e brizzolata. Volto noto del jet set di Manhattan con una vita sregolata e spericolata: spostamenti in jet privati, appartamenti a Miami, nella Trump Tower di Manhattan, alle Bahamas e lusso sfrenato. «Beveva, mangiava e spendeva senza ritegno come se non ci fosse un domani», ha rivelato il Daily News, il quotidiano newyorkese che già qualche mese fa lo aveva individuato come la gola profonda dei federali. Perché è da novembre che si sa che è lui, Chuck, il «Rat», la talpa di Fbi e Irs, la finanza Usa, l’uomo che ha con- tribuito alla batteria di arresti in Svizzera dei suoi ex colleghi.

CARRIERA RAPIDA [Disoccupato e pieno di debiti, come racconta questa accuratissima inchiesta di BuzzFeed] aveva cominciato come un qualunque «soccer dad», Chuck, nato nel Queens, ma poi aveva salito in fretta i gradini nelle gerarchie di uno sport che negli Usa fino a non troppo tempo fa era di nicchia: dal 1990 al 2011 aveva occupato diversi ruoli, fino a segretario, nella Concacaf, quando presidente era Jack Warner, uno degli incriminati. Ma quella sua esistenza sopra le righe aveva dato nell’occhio. Pare che fosse stato lo stesso Warner a venderlo alle autorità Usa, suggerendo di dare un’occhiata alle sue dichiarazioni dei redditi. Non ci voleva molto a capire che nei conti di Chuck ci fossero dei buchi neri. Uno sfarzo eccessivo, uffici Concacaf che occupavano l’intero 17° piano della Trump Tower sulla Quinta Strada. E lui che, invece, aveva al 49° piano dello stesso edificio un appartamento per sé (18 mila dollari d’affitto) e uno riservato ai gatti (costo di seimila dollari). Uno stipendio da 21 milioni di dollari (fra il 1990 e il 1998), molti dei quali depositati in banche offshore, e un uso smodato della carta di credito aziendale su cui aveva addebitato 11 milioni di spese non autorizzate.

LA SVOLTA Una sera del novembre 2011 gli agenti si erano presentati al suo tavolo dell’Elaine, il ristorante dell’Upper East Side frequentato da Woo- dy Allen, e gli avevano posto un semplice quesito: «Ti portiamo via in manette adesso o preferisci collaborare con noi?». Blazer rischiava almeno vent’anni di carcere e decise di collaborare. Fu così che diventò una spia. La sua prima missione è a Londra, alla vigilia dei Giochi del 2012 [venendo poi sostituito nell'Esecutivo FIFA dal connazionale e presidente della USSF, Sunil Gulati, NdR]. Organizza meeting ad altissimo livello. Sfilano davanti a lui anche Anton Baranov, il segretario di Vitali Mutko, ministro dello sport russo, e Alexy Sorokin, il capo del comitato di Russia 2018 (per questo i russi protestano e forse tremano). Il gesto sempre lo stesso, Chuck mette sul tavolo il portachiavi che nell’incavo nasconde un microfono e registra ore di conversazioni. Ci vogliono quasi tre anni di indagini, ma grazie alle sue soffiate ora sono scattate le manette per 14 persone. Non c’è Sepp Blatter, ma Blazer tempo fa disse a un confidente: «È dal 2011 che non mette piede negli Usa: ha paura». Ora è lui ad avere paura, perché da quasi un anno giace nel letto di un ospedale di Manhattan a lottare contro un cancro al colon.

Fonte: Gazzetta dello Sport

Dopo la vittoria contro la Colombia conquistata grazie ad un gol dell'attaccante dell'Utrecht Rubio Rubin, i ragazzi di Tab Ramos ci speravano. Oggi invece l'avventura americana si è infranta nei quarti contro la Serbia, uscita vincitrice dopo i calci di rigore. Ne sono serviti ben nove per assegnare il posto in semifinale, al termine di un match in cui gli Stati Uniti sono arrivati privi di ben quattro titolari: Jamieson e Tall infortunati, Allen e Acosta squalificati). Bella e combattuta la partita, con la Serbia più propositiva e gli USA bravi di rimessa. Prima occasione per Antonov, su cui salva Steffen - l'eroe del rigore decisivo parato alla Colombia - mentre poi tocca a Thompson spedire di poco a lato. Ancora Steffen para alla grande su una punizione bassa e angolata di Živković, mentre Rajković blocca su Rubin, su bell'assist dell'ala del Tijuana Paul Arriola. A Tommy Thompson (San Jose Earthquakes) arriva poi la palla del match, ma l'errore è macroscopico. Si va ai supplementari. La Serbia che va vicinissima alla rete con Saponjic che in scivolata a porta vuota manda la sfera fuori incredibilmente da due passi su cross Mandic, col difensore del Tottenham Cameron Carter-Vickers che sporca la palla sulla linea. Dall'altra parte gli americani hanno la palla della vittoria quando il difensore serbo Babic toglie dalla testa di Rubin una possibile conclusione in rete. E quindi i rigori. Errore di Rubin. Il portiere e capitano della Serbia, Predrag Rajković,  para e sbaglia un rigore decisivo, come anche Joel Soñora (Boca Juniors). Ma poi John Anthony Requejo, Jr., 19enne terzino sinistro del Club Tijuana, si fa parare il tiro e  regala la semifinale ai suoi contro il Mali. Si chiude così un buon Mondiale U20 per gli USA, che però non riescono a superare lo scoglio quarti ancora una volta, e a superare così il miglior risultato ottenuto al 1989 FIFA World Youth Championship in cui chiusero quarti assoluti dopo aver perso la finalizza col Brasile. In quell'edizione l'ex attaccante dello Standard Liegi Steve Snow si classificò secondo nella classifica marcatori con tre reti. ________________________________________________________________________ USA vs. SERBIA: 5-6 d.c.r. (0-0) Marcatori: – Rigori: Rubin (USA, parato), Zdjelar (S, gol), Payne (USA, gol), Mandić (S, fuori), Arriola (USA, gol), Babić (S, gol), Hyndman (USA, gol), Grujić (S, gol), Zelalem (USA, gol), Živković (S, gol), Soñora (USA, traversa), Rajković (S, parato), Delgado (USA, gol), Antonov (S, gol), Caster-Vickers (USA, fuori), Veljkovic (S, parato), Requejo (USA, parato), Maksimović (S, gol) USA (4-2-3-1): Steffen; Payne, Miazga, Carter-Vickers, Requejo; Hyndman, Delgado; Arriola, Thompson (103′ Soñora), Zelalem; Rubin. A disp.: Moore, Olsen, Donovan, Palmer-Brown, Caldwell, Jamieson. All.: Ramos Serbia (4-2-3-1): Rajković; Stevanović, Veljkovic, Babić, Antonov; Zdjelar, Maksimović; Živković, S. Savić (111′ Grujić), Gaćinović (68′ Šaponjić); Mandić. A disp.: Manojlović, Milošević, Pankov, V. Savić, Ilić, Janković, Jovanović. All.: Paunović Arbitro: Artur Dias (Portogallo) Note: ammonizioni: Requejo (USA), Antonov, Mandić (S)

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La prima volta è stata in occasione dell'amichevole del giugno 2013, vinta dagli USA per 4-3 al RFK Stadium di Washington nel giorno dei festeggiamenti per il Centenario della US Soccer Federation.  L'anno scorso invece c'è stata Recife, con vittoria stavolta della Germania ma qualificazione degli Stati Uniti agli ottavi di finale. Oggi la trilogia di partite di Jurgen Klinsmann contro la Nazionale da lui guidata ai Mondiali 2006 si chiuderà a Colonia, stavolta contro una Germania diventata nel frattempo campione del mondo.Il match sarà l'ultimo per gli USA prima che il CT scelga i 23 per la CONCACAF Gold Cup (una lista preliminare di 35 giocatori è stata consegnata il 7 giugno scorso). L'amichevole marcherà inoltre la fine dell'anno di transizione post Mondiale, che ha visto notevoli cambiamenti di calciatori e di tattica per gli USA, con una serie notevole di alti e bassi, inclusa una serie di cinque match senza vittorie tra ottobre e dicembre, fino all'incredibile 4-3 inflitto all'Olanda venerdì scorso. LEGGI: Vittoria USA! Battuta la Germania 4-3 Per gli USA, il calcio tedesco è  molto meno alieno di quanto si pensi e di quanto lo sia quello di altri paesi. Già negli anni 70 gli americani potevano seguire il programma TV “Soccer Made in Germany" in onda sulla TV pubblica PBS, mentre poi i vari Franz Beckenbauer (NY Cosmos), Gerd Müller (Ft. Lauderdale Strikers) e Karl-Heinz Granitza (Chicago Sting) andarono a giocare nella NASL, seguiti anche da allenatori come Hennes Weiswaler, il creatore del grande Borussia Moenchenglandbach, Manny Schellscheidt e Lothar Osiander. La Germania è stata poi spesso il porto d'attracco per i primi americani d'esportazione come Eric Wynalda, Paul Caligiuri, Joe-Max Moore e Claudio Reyna, tra gli altri, in un'epoca in cui non era facile vederne. A farsi onore ci hanno pensato Steve Cherundolo, per anni capitano e poi soprannominato "sindaco di Hannover", Jovan Kirovski, che ha vinto la Coppa Intercontinentale da giovanissimo col Borussia Dortmund, o il portiere della Nazionale Kasey Keller, capitano del Borussia Mönchengladbach che viveva in un castello. LEGGI: La Germania vince con Müller, ma gli USA si qualificano Oggi i legame è persino più forte. Klinsmann, campione del mondo con la Germania nel 1990, all'ultimo Mondiale ha portato cinque tedesco-americani, e cinque (due nomi nuovi però) ce ne saranno nel match di Colonia. Una familiarità che da più parti si spera possa limitare l'impatto psicologico, visto che comunque la differenza di talento è enorme, anche se le statistiche non lo dicono visto che gli USA hanno battuto la Germania tre volte in totale (7 le sconfitte, zero i pareggi). “Mi aspetto solo che tutti coloro che sono coinvolti, specie i giocatori, si divertano. Giocheranno contro i campioni del mondo, che altro vogliono?", ha detto Klinsmann al sito ussoccer.com. "Sarà un giorno speciale in particolare per i tedesco-americani della squadra. Per noi è la possibilità di lanciare un segnale prima della Gold Cup, quindi voliamo far bene. Vogliamo un buon risultato e lasciare una buona impressione, e poi prenderemo le snottier decisioni per la Gold Cup. Vogliamo rivedere la Germania in due anni da ora, quando giocheremo la Confederations Cup in Russia.” Il gruppo di Klinsmann ha dimostrato in questi anni di saper ottenere risultati inaspettati, come mostrato in occasione delle vittorie in casa di Italia e Messico, o in quella contro la Bosnia nel 2013 o contro la Repubblica Ceca lo scorso settembre. La più recente è della scorsa settimana contro l'Olanda, con una rimonta da 3-1 coronata da una vittoria ottenuta nel finale, grazie ad un'intensità mantenuta sino alla fine nonostante un gruppo formato da molti giocatori inesperti in campo. Una vittoria che è il modo migliore per arrivare ad affrontare i campioni del mondo in casa loro, specie per la fiducia che ha regalato ad una squadra incapace di vincere sino a pochi mesi fa. LEGGI: Hannover, Cherundolo saluta il calcio. "Danke, Captain!" "Sicuramente ci ha dato fiducia", ha detto il portiere dell'Aston Villa Brad Guzan. “Ci ha fatto capire che quando ci sono match difficili, con grands quadre, in stadi complicati, possiamo vincere”. "Quando giochi coi top team mondiali puoi sempre perdere o fare brutta figura. Ma quando vinci, sorprendi queste grandi squadre, quei match ti dicono che sei in grado di farcela", ha spiegato Klinsmann. Uno dei punti di JK di questi anni è stata proprio la fede e il suo affidarsi ai giovani. Un modello speculare a quello messo in piedi nella costruzione della Germania del periodo 2004/06, base di quella che poi ha vinto nel 2014 in Brasile. Questo il senso del portare agli scorsi Mondiali giovani quali Julian Green, DeAndre Yedlin e John Brooks, cui se ne sono aggiunti tanti altri in 12 mesi, e serve pazienza. Una pazienza che sta pagando. Per esempio, Jordan Morris - ancora universitario - è andato in gol in Messico ad aprile e ha piazzato un assist vincente ad Amsterdam. Gyasi Zardes, promettente attaccante dei LA Galaxy, è stato un pericolo costante contro l'Olanda, trovandosi spesso coi compagni. Persino lo spesso deludente Bobby Wood ha fatto vedere flash che danno speranza. “Quello che devono fare è mantenere lo standards che hanno appena mostrato, La nostra speranza è che continuino a fare quello che stanno facendo". LEGGI: Olanda vs USA 3-4. Gli Stati Uniti espugnano Amsterdam per la prima volta! Klinsmann è uno che ama sperimentare, e mentre viene accurate di non dare identità alla Nazionale USA, questa in realtà ore mostra di essere molto flessibile. Il 4-1-4-1 presentato ad Amsterdam sembra ideale per i match in cui gli americani non si aspettano di tenere palla. Uno schema che intasa il centrocampo dando anche più scelta nel passaggio, e con le ali adatte può evolvere in un 4-3-3 d'attacco. Il problema venerdì è stata però la difficoltà di limitare i rifornimenti agli attaccanti olandesi, come dimostra la doppietta di Huntelaar. Come correzione basterebbe però una maggior aggressività in copertura. Inoltre lo schema ha permesso a tutti i giocatori USA di giocare nel ruolo preferito. Michael Bradley si è sentito libero nel suo muoversi box-to-box grazie alla copertura garantita da Kyle Beckerman e dal supporto in avanti di Alfredo Morales, riuscendo a dedicarsi alla costruzione del gioco ed agli assist per i compagni, in cui è il migliore dei suoi. Klisnmann spera di vedere un match simile da parte dell'ex romanista anche a Colonia, come darà uno sguardo più intenso a Danny Williams, il mediano del Reading che ha mostrato del potenziale da quando è rientrato in Nazionale lo scorso marzo. Qualche problema rimane in difesa, in cui Brooks, Ventura Alvarado e Brek Shea devono ancora crescere. Molti i problemi messi in mostra contro l'Olanda, con avversari lasciti spesso troppo liberi. Per questo ​Klinsmann potrebbe rispedire Fabian Johnson in difesa. Nonostante sia capace di rendersi pericoloso in fase propositiva, il laterale dei Mönchengladbach sembra al momento capace di dare maggiori garanzie del terzino destro del Norimberga, Timothy Chandler, sino ad oggi ancora incapace di una prestazione convincente in maglia a stelle e strisce. Della Germania si sa tutto. Con in vista il match di qualificazione ad Euro 2016 contro Gibilterra, vittoria scontata per i tedeschi che però in questo momento sono secondi nel gruppo A dietro la Polonia e a pari merito con la Scozia a dimostrazione del fatto che la compagine teutonica ha sofferto un po nel post mondiale dove di fatto è cominciato un nuovo ciclo con il ritiro di alcuni senatori come capitan Lahm e il grandissimo Miro Klose che ha appena deciso di continuare un altro ann con la Lazio. il team del CT Joachim Löw avrà a disposizione al RheinEnergie Stadion molti dei suoi migliori, come Bastian Schweinsteiger, Mesut Özil, il neo juventino Sami Khedira, André Schürrle e Mario Götze. Non ci sarà il viola Mario Gomez, mentre sarà presente l'interista Lucas Podolski. Assenti numerosi nomi di primo piano, come il portiere Neuer, Muller e Tony Kroos. Negli ultimi otto scontri diretti si registrano tre successi degli Usa e cinque della Germania (zero i pareggi).

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Se i Mondiali 2018 e 2022 dovessero essere tolti alla Russia e al Qatar, la FIFA riceverà la richiesta di portare un'edizione in Canada. “Non vorrei altro che ottenere i Mondiale o un pezzo dei Mondiali maschili nel prossimo futuro", ha dichiarato il presidente della Canadian Soccer Association Victor Montagliani. Le scene impressionanti di domenica dello stadio di Edmonton tutto esaurito o per quello di Ottawa, e per Winnipeg ieri (con gli USA in campo) in occasione dell'apertura dei Mondiali femminili, hanno improvvisamente spinto il Canada in una posizione tale da rendere possibile ogni ipotesi. Le scene di entusiasmo per il calcio in Canada stridono con quanto visto nelle scorse settimane nel quartier generale della FIFA a Zurigo, con i dirigenti arrestati e le successive dimissioni (non immediate) del presidente Sepp Blatter. “Penso che molte cose siano cambiate nel nostro mondo nelle ultime due settimane", ha spiegato Montagliani, 49enne originario di Vancouver. “Se le indagini sull'assegnazione delle edizioni 2018 e 2022 dovessero individuare comportamenti impropri, è possibile per i membri rivisitare le scelte fatte", ha aggiunto. “Se ciò dovesse accadere, vorrebbe dire che tutto cambierà nel calcio per i prose tre e sette anni, e il Canada sarebbe nella posizione di potersi proporre per ospitare una di quelle edizioni. Francamente penso che lo meritiamo". “Tutto quello che stiamo facendo accresce la nostra credibilità. Abbiamo iniziato proprio ad Edmonton nel 2002 col Mondiale U19. E' stato il primo colpo per noi. Poi è toccato al Mondiale maschile U20 nel 2007 e a quello femminile U20 l'anno scorso, fino a quello in corso oggi. E' credibilità per nostri desideri e sogni". Sabato a Edmonton la Nazionale canadese femminile ha battuto il record assoluto di spettatori per un match calcistico di una Nazionale in Canada, con 53.058 persone sugli spalti. Uno spettacolo capace di attirare l'interesse di molti in giro per il mondo. “Sapevamo che per noi è una grande occasione, non solo per il calcio femminile ma per il calcio in generale. Penso che quanto stiamo facendo ci posizioni ora diversamente nell'arena internazionale", spiega Montagliani. “Il modo in cui gestiamo il business, gli eventi, particolarmente dopo quanto accaduto negli ultimi 10 giorni, penso che rappresenti una luce in questo gioco. Questo torneo è un raggio di sole"  

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