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USA-Messico: ancora una volta Dos a Cero!
Scritto il 2015-04-16 da Giacomo Costa su Nazionale USA
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Di fronte ai 65.000 spettatori di San Antonio gli Stati Uniti hanno battuto per l'ennesima volta il Messico in un confronto che dall'inizio del nuovo millennio è nettamente a favore degli statunitensi con 13 vittorie, contro le 5 dei messicani (5 anche i pareggi).

Entrambe le squadre giocavano senza diversi titolari (praticamente tutti gli europei). Klinsmann ha dato una grossa possibilità al '94 universitario Jordan Morris che è partito dall'inizio. Proprio Morris al 48' ha portato in vantaggio gli Yanks con un goal sotto alle gambe del portiere dopo una bella azione di Bradley.

Incredibile goal dell'universitario di Stanford, ne parlammo lo scorso agosto. A chiudere il match, al 70', ci ha pensato Juan Agudelo. Il centravanti del New England Revolution nato nel 1992 ha controllato perfettamente un lancio lungo di Bradley, si è girato, ha superato l'avversario e ha firmato il "Dos a Cero" con un destro da fuori area.

Durante questo match il CT tedesco ha utilizzato i seguenti giocatori: Rimando (45'), Garza (45'), Alvarado, Omar Gonzalez, Corona (45'), Bradley, Beckerman (63'), Diskerud (81'), Morris (65'), Zardes; Tra i subentrati: Ibarra (45'), Yarbrough (45'), Shea (45'), Kitchen (27'), Agudelo (25'), Evans (9').

Nell'annuale NSCAA Convention è andata in onda la Lectio Magistralis di Eric Wynalda, ex centravanti della Nazionale USA ai Mondiali 1990 e 1994, passato anche per Saarbrucken e Bochum prima di esordire coi San Jose Clash nella MLS segnando il primo gol di sempre della storia della lega. Chiusa la carriera nel 2008, è diventato allenatore - sedendo anche sulla panchina degli Atlanta Silverbacks della NASL - e principalemte uno dei più apprezzati commentatori televisivi, grazie alla sua competenza ed alla capacità di essere sempre molto diretto, specie nelle critiche. Tutte caratteristiche emerse nella convention riservata agli allenatori universitari, in cui ha messo nel mirino l'intero sistema calcistico americano: dalla US Soccer Federation a Klinsmann, passando per il ruolo della MLS e quello dei calciatori e dell'ambiente. Ecco gli estratti più interessanti: "Disfunzionale è la parola perfetta per descrivere la relazione tra la U.S. Soccer Federation e la MLS". Sulla stagione MLS che parte a marzo. "L'unica ragione per cui iniziamo a marzo e finiamo a dicembre è perché Bob Kraft [proprietario dei New England Revolution e dei New England Patriots della NFL] dice 'noi finiamo a febbraio, voi quando potete iniziare? Purtroppo siamo manipolati, ci sono dei poteri che non vogliono che il calcio abbia successo. A causa di queste date la MLS non riesce ad entrare nei grandi giri del mercato dei calciatori". Sull'organizzazione della lega. "Inoltre, siamo in piena stagnazione, mentre invece ci dicono che va tutto bene. la realtà è che la MLS perde $100 milioni all'anno. E ciò nonostante lo schema Ponzi [affermazione poi ritrattata, Ndr] creato da Don Garber, che costringe ogni club a pagare $100 milioni per entrare, e punta quota 32 club. Meglio questo sistema o uno di promozioni/retrocessioni? Pensiamo a ciò che è realistico, non siamo pronti per questo. In futuro sì, è il passo verso il livello successivo. Ma ricordate che senza le promozioni e le retrocessioni il Manchester United sarebbe il Chattanooga of America. Ma le cose si possono sistemare. Guardate la Premier League, sono i diritti televisivi a far andare bene le cose lì. Io lavoro per Fox, e posso dire che i miei capi vogliono vedere questo sport ad un altro livello. Perché quindi non cominciare dal cambiare il calendario, utile anche al mercato? Giocare d'estate serve solo per le amichevoli. E poi perché sino ad oggi la MLS ha bloccato ben 227 trasferimenti in Europa? Il salary cap è sbagliato, meglio il sistema di luxury tax della MLB". "Non è una lega professionistica, per definizione. Il problema è che in MLS i giocatori non sentono la sfida. Non per dare addosso a Landon Donovan, ma l'ho visto lasciare l'allenamento del mercoledì almeno 15 o 20 volte. Se non rendi i squadre e giocatori responsabili col rischio retrocessione non diventeremo mai una potenza calcistica". Sul CT USA Jurgen Klinsmann: "Non è colpa sua. E' l'intero sistema che non funziona.In questo clima per Klinsmann è impossibile lavorare. Lo appoggerò sempre, anche se non sa che Fabian Johnson non è un terzino destro e che Landon Donovan era tra i 23 migliori giocatori di questo paese". Su Merrit Paulson, il proprietario dei Portland Timbers che ieri ha dichiarato che "Klinsmann ha gettato merda [traduzione testuale di 'crapped on'] sulla MLS". "Paulson non sa le cose come stanno. Non gliele dicono". Sui coach della MLS: "Dominic Kinnear [San Jose Earthquakes, e due volte vincitore della MLS Cup con Houston, NdR] è il migliore che abbiamo, seguito da Jason Kreis. Il problema in MLS non sono i coach o i giocatori, ma il clima complessivo della lega". Sulla sua carriera. "Sono stato il primo americano ad andare a giocare in Germania. Avevo paura, perché nella mia testa stavo rappresentando il futuro di tutti i calciatori americani. Pensavo, 'se dovessi fare cazzate nessun altro verrà più qui. Ad alcuni compagni non piacevo forse proprio perché ero americano". Su Jordan Morris, che Klinsmann sta spingendo verso il Werder Brema e che invece la MLS vorrebbe a Seattle. "Volete tenere un ragazzo in una bolla per dirgli ogni giorno 'quanto se i bravo!'?. Seattle è sbagliata, la lega è sbagliata. Potrei parlare di Michael Bradley, ma è meglio di no. Bisogna lasciarsi alle spalle la mentalità NFL". Una serie di commenti da parte di uno dei nomi più noti del soccer USA e dei canali sportivi, che certo provocherà una reazione importante. Bisogna solo attendere.  

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Grazie alla vittoria sugli USA per 3-2 ai tempi supplementari ieri notte al Rose Bowl di Pasadena, sarà il Messico a rappresentare la CONCACAF alla prossima Confederations Cup. Denominato CONCACAF Cup, il match di ieri era infatti lo spareggio tra le vincitrici delle ultime due Gold Cup per inviare la numero uno del continente a Russia 2017, per la gioia del pubblico messicano che occupava gran parte dello stadio teatro della finale mondiale 1994 persa dall'Italia ai rigori (errori di Franco Baresi e Roberto Baggio) contro il Brasile. Messico in vantaggio con l'attaccante del Wolfsburg Javier "Chicharito" Hernandez già al 10'. Passano solo cinque minuti e gli Stati Uniti pareggiano con il difensore dello Stoke City Geoff Cameron, di testa su un perfetto cross di Michael Bradley. Il Messico domina nel secondo tempo, riuscendo però a trovare il gol con Oribe Peralta nel primo tempo supplementare. A sorpresa arriva però il pari dell'attaccante USA Bobby Wood - subentrato ad un Jozy Altidore inesistente - su cross del terzino degli Spurs DeAndre Yedlin. Ma ad esultare per ultima è El Tri, che col terzino destro Paul Aguilar con un gran tiro al volo al 118' prenota il viaggio per la Russia, dopo che nelle ultime due edizioni era toccato agli USA rappresentare la CONCACAF. Olimpiadi 2016 a rischio La giornata di Klinsmann era iniziata male, con l'Under 23 guidata dal suo vice, l'austriaco Andreas Herzog, battuta per 2-0 dall'Honduras, una sconfitta che pone a serio rischio la qualificazione alle Olimpiadi 2016. Per volare a Rio infatti gli USA dovranno ora battere il Canada e poi nel caso vincere lo spareggio contro la Colombia a marzo. Una giornata nera quindi per il soccer USA e per l'ex attaccante di Inter e Samp, che è sia CT che direttore tecnico delle Nazionali statunitensi, su cui ormai da più parti piovono richieste di esonero immediato, al momento escluse dal presidente della US Soccer Federation, Sunil Gulati. _________________________________________________________ Rose Bowl, Pasadena (CA) - 10 ottobre, 2015 USA vs Messico 2-3 d.t.s. (1-1 rt) Marcatori: MES - Hernandez 10' USA - Cameron 15' MES - Peralta 96' USA - Wood 108 MES - Aguilar 118 USA -- Guzan; Johnson (Evans 111), Cameron, Besler, Beasley; Jones, Beckerman, Bradley, Zardes (Yedlin 78); Dempsey, Altidore (Wood, 98). MESSICO -- Munoz, Reyes, Layun, Aguilar, Moreno; Marquez (Rivas, 76), Herrera, Guardado (Guemez, 80); Peralta, Jimenez, Hernandez (Corona, 97). Arbitro: Joel Aguilar (El Salvador). Spettatori: 93,723.

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Stanotte LA sarà impegnata a Dallas in uno scontro fondamentale per la conquista della testa della Western Conference, attualmente occuopata dai Vancouver Whitecaps. Tra i protagonisti più attesi della serata, oltre all'ex capitano del Liverpool Steven Gerrard, sicuramente l'attaccante messicano Giovani dos Santos, grande promessa di El Tri mai esplosa del tutta in Europa e da poco sbarcata (a caro prezzo) a LA. Uno sbarco avvenuto nel migliore dei modi, visti i due gol segnati nelle prime due partite tra CONCACAF Champions League e MLS. Dos Santos rappresenta per i LA Galaxy l'ennesimo tentativo di conquistarsi il pubblico ispanico: sono ben 9 milioni i Latinos, in gran parte di origine messicana, che vivono nelle cinque contee di Los Angeles. Il problema è che il 99% dei tifosi di calcio di origine ispanica rimane legato ai club che seguiva nel proprio paese o in quello dei propri genitori, come dimostra anche la scelta del Messico di giocare quasi tutte le amichevoli negli USA per sfruttare la passione locale e guadagnare un sacco di soldi. Ma con Dos Santos qualcosa potrebbe cambiare, almeno a livello di club. LEGGI: Ufficiale: Giovani Dos Santos ai LA Galaxy [VIDEO] “I tifosi messicani e messicano-americani non vedono l'ora di seguire Gio sul campo", ha dichiarato al LA Times un membro della LA Riot Squad, gruppo di tifosi "caldi" dei Galaxy. "Non molti dei miei amici messicani seguono la MLS e i Galaxy, ma penso che l'arrivo di Gio li attirerà, aumentando anche le presenze allo stadio". Il problema è che i messicani non vedono ancora la MLS come una lega di livello, principalmente perché seguono sempre i rispettivi club: dal Chvas de Guadalajara al Club America, passando per il Tigres finalista di Copa Libertadores sino al recente Club Tijuana, capace di attrarre tanti tifosi che vivono intorno al confine. LEGGI: Tijuana, terra di mezzo tra USA e Messico In passato, nelle prime 5 stagioni in MLS, i Galaxy hanno ingaggiato tre tra i più famosi calciatori della Nazionale di El Tri, ma senza ottenere risultati sul campo, come nemmeno in termini di seguito. In Messico qualcuno ha addirittura scritto "Galaxy, la tumba de mexicanos". Gli appassionati ricorderanno il coloratissimo (in termini di divise) portiere - che però voleva fare l'attaccante -Jorge Campos, primo straniero ingaggiato dalla MLS. Titolare col Messico ai Mondiali americani del 1994, giocò con i Galaxy nel 1996 e 1997, sbrigandosi però sempre a volare a casa durante la offseason per giocare nella LigaMX, fino alla cessione al Chicago Fire. Nel 1998 toccò all'attaccante Carlos Hermosillo, all'epoca capocannoniere del Messico, ma deludente in MLS con soli 14 gol nelle 34 partite giocate lungo due stagioni. A sua giustificazione le 34 primavere sulle spalle al momento del suo arrivo e una certa incompatibilità con l'ex nazionale USA e allora capitano dei Galaxy Cobi Jones, che lo limitava nel ricevere palloni adeguati per un attaccante delle sue caratteristiche. Terzo tentativo, ed ultimo fino a poco fa, Luis Hernandez, per la cui chioma bionda i Galaxy rinunciarono addirittura un paio di giocatori per farlo rientrare nel salary cap. Arrivato 32enne a LA nel 2000, dopo che solo due anni prima aveva messo a segno 4 gol ai Mondiali di Francia con la Nazionale, negli States di gol invece ne segnò 12, ma in tre stagioni in cui scese in campo solo 30 volte, con tanto di finale persa nel 2001 coi Quakes. E di lui a LA ricordano più le sue scorribande per locali che quelle in campo. Da allora, al termine della stagione 2002, i Galaxy non hanno più schierato giocatori messicani. “E' per questo motivo che molti messicani sono così distaccati da Galaxy", ha scritto Hoy, il settimanale in spagnolo del Los Angeles Times. “Ma un giocatore come Gio può attirarli. E' diverso da Campos, Hermosillo o Luis Hernandez, arrivati quando avevano già dato il meglio". Dos Santos ha infatti solo 26 anni  e già tanta esperienza. Per lui il top è ancora lontano, e i Galaxy sperano possa raggiungerlo a LA. Anche perché il messicano arriva poi a LA a tre anni di distanza dall'ingresso in MLS di un nuovo competitor, l'LAFC (ma il nome deve ancora essere scelto), che sostituirà l'ormai defunto Chivas USA, tentativo abortito di portare allo stadio tifosi messicani sfruttando il legame col solo Guadalajara. LEGGI: Addio al Chivas USA, la MLS cambia E ai Galaxy qualcuno è preoccupato dell'arrivo di un competitor dalla proprietà importante (Magic Johnson, il presidente del Cardiff City Vincent Tan, Mia Hamm, ecc.), al punto che c'è chi dice che l'LAFC potrebbe essere stato un fattore decisivo nel cambio di strategia dei Galaxy. Ma il presidente del club Chris Klein nega: "Non prendiamo decisioni basate sul marketing". Curiosa un'affermazione del genere fatta proprio da Klein, diventato il miglior amico a LA di David Beckham, il vero colpo di marketing oltre che calcistico (era ancora al top) che ha messo la MLS e i LA Galaxy sotto i riflettori del calcio mondiale. Colpo però reso un po' problematico dai due prestiti in offseason al Milan (dove si infortunò gravemente), ma valso due MLS Cup nelle ultime due stagioni prima dell'anno d'addio al PSG. E a LA tutti sperano che Giovani dos Santos, che ha ricevuto la "benedizione" di Becks la scorsa settimana allo StubHub Center di Carson, possa almeno replicare quei successi. Ma per arrivare ad essere "rispettati" dai tifosi di origine messicana, i LA Galaxy dovranno iniziare a battere con regolarità i club di oltre confine. E quindi, ancor più che ai tempi di Beckham, il vero obiettivo con l'arrivo di Giovani dos Santos a fianco di Steven Gerrad e Robbie Keane, deve essere la CONCACAF Champions League e il conseguente Mondiale per Club. Solo allora i bambini latinos probabilmente inizeranno a diventare tifosi dei Galaxy e a seguire con "rispetto" i club MLS.

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