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MLS Week 6: cado Dallas e Vancouver, altra sconfitta per il NYCFC
Scritto il 2015-04-12 da Giacomo Costa su MLS
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Notte ricca di sorprese nella Major League Soccer dove Dallas ha perso ancora, ma questa volta per 0-4 in casa contro i Colorado Rapids che non vincevano da luglio. Sconfitta anche per la capolista Vancouver all'Avaya Stadium di San Jose contro i padroni di casa del San Jose Earthquakes per 1-0. Decisiva la rete di Nyassi al 74'.

0-0 tra New England Columbus così come tra Sporting Kansas City Real Salt Lake. Pareggio anche tra DC UnitedNew York Red Bulls, per 2-2. Padroni di casa in vantaggio per 2-0 con la doppietta di Kitchen, recuperati poi dai Red Bulls con con un goal nel finale di Sam.

Nemmeno il tempo di festeggiare la finale di Concacaf per Montréal che è arrivata una pesante sconfitta contro Houston per 3-0. I texani hanno colpito con Barnes, Clark e Lovejoy.

Altra tonfo per il New York City FC che perde contro Philadelphia nella prima vittoria stagionale degli Union. Inutile il pareggio momentaneo di Villa al vantaggio iniziale di Pfeffer (homegrown, classe '95) perché Nogueira, al 92', ha fissato il risultato sul 2-1.

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Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

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Il momento di grazia dei New York Cosmos sembra essere ben lungi dal finire, e dopo aver sbaragliato per 3-0 la modesta compagine dei Jersey Express in U.S. Open Cup il 27 maggio sono usciti indenni dal difficile campo dell' N.S.C. Stadium nel Minnesota contro una delle concorrenti al titolo Nasl più temute, i Minnesota United di Miguel Ibarra ora passato in forza al Leon, squadra storica della Liga MX, ma questa è un'altra storia. Lo stadio dello United era gremito in ogni ordine di posti da appassionati tifosi della squadra locale speranzosi di poter vedere il team del Minnesota, che passerà in MLS nel 2018, battere i New York Cosmos ma le loro speranze maturate grazie ad un goal di Pablo Campos all' 8' minuto del primo tempo hanno subito allo scadere una doccia gelata nello stile oramai tipico dei Cosmos della gestione Savarese, sempre pericolosi in zona Cesarini. Ed è stato così che al 90', dopo una partita che aveva visto le due squadre equvalersi è arrivato il goal dello spagnolo Raul, ex stella del Real Madrid che non ha certo bisogno di presentazioni. Il match avrebbe potuto finire meglio per i Cosmos se il tiro di Guenzatti al 93' fosse finito in rete ma tanto è bastato a New York per poter mantenere il suo primato ed avvicinarsi al trofeo primaverile che da diritto ad un posto nei play-off per il Soccer Bowl dopo la fine della regular season. Sebbene lo Spring Championship sia da considerare un trofeo minore visto l'esiguo numero di partite disputate, appena una decina, sulla carta ha lo stesso valore del più lungo e difficile Fall Championship, e per i ragazzi di Savarese vale il detto chi ben comincia è a metà dell'opera, ma vedremo se ora i Cosmos durante la stagione estiva rimarranno la volpe da cacciare oppure soffriranno della sindrome del gatto grasso come accadde agli Atlanta Silverbacks nel 2013 poi battuti dagli stessi Cosmos in finale. Considerando la fame di trofei che normalmente accompagna i Cosmos odierni, preceduti dalla loro fama e schiacciati in una seconda divisione con ambizioni di crescita e per giunta in una città dove esistono non uno ma addirittura due sodalizi MLS, la squadra di Raul e Marcos Senna, - che ha ufficialmente dichiarato dopo aver rinnovato il contratto per la Fall Season 2015 il suo ritiro dal calcio giocato al termine del campionato 2015 – farà di tutto per conquistare sia il campionato estivo che la Woosnam Cup, equivalente del Supporters Shield della MLS e che porta il nome del commissioner storico della prima NASL Phil Woosnam, già giocatore ed allenatore degli Atlanta Chiefs scomparso pochi anni fa. Sicuramente un'affermazione dei Cosmos nel panorama calcistico della grande mela procurerebbe non pochi mal di pancia sia alla MLS che ai due sodalizi della città, New York Red Bulls e New York City F.C. i quali stanno entrambi stentando anche se per i primi sembra trattarsi di una battuta d'arresto temporanea mentre per gli altri è sicuramente dovuto ai problemi d'assestamento visto che la squadra è al suo primo anno di vita in un campionato che è cresciuto a dismisura a livello di competitività negli ultimi anni. Tornando a parlare di calcio giocato i New York Cosmos hanno rispettato il turno di riposo durante la penultima giornata del campionato primaverile, però il 2 Giugno si è svolta nella capitale cubana la storica amichevole tra la nazionale cubana e la punta di diamante della Nasl, partita che ha un significato che trascende di molto lo sport ed ha grandi significati politici ed economici, in quanto sancisce il disgelo tra gli Usa e l'ex nemico isolano, un evento che ha ricevuto una copertura mediatica mondiale così che il nome dei Cosmos tornasse agli antichi fasti della Warner Bros e finisse ancora su tutti i giornali americani ed internazionali ripercorrendo la politica diplomatica dell'ex presidente Clive Toye, che grazie alla sua lungimiranza portò nel '77 i Cosmos in Cina e progettò l'amichevole con la nazionale cubana, ma venendo estromesso dalla squadra assieme all'allenatore Gordon Bradley per volere di Chinaglia, divenuto nel frattempo il beniamino del patron Steve Ross, riuscì comunque a portare una squadra americana, ovvero i defunti Chicago Sting (anche se si vocifera di un loro possibile ritorno nella Nasl – ndr - ) dei quali era nel frattempo divenuto presidente nel 1978. Al tempo l'amichevole tra Cuba e Chicago Sting sebbene venga ricordata negli annali del soccer Usa fu presa in considerazione solo da qualche giornale locale, e complice la guerra fredda di allora passò quasi in sordina, ma ora il clima è cambiato sia sportivamente che politicamente, la guerra fredda è finita da tempo, le relazioni tra Usa e il regime cubano, già profondamente riformato dalla politica di Raul Castro, vanno a normalizzarsi per la gioia degli esuli cubani di Little Havana a Miami e qualche lacrima per i politicanti soprattutto repubblicani che non potranno più usare la questione cubana e quindi sfruttare a loro favore il bacino elettorale cubano presente a Miami e un po in tutto lo stato della Florida. LEGGI: Vittoria dei NY Cosmos nello storico match a Cuba I Cosmos, grazie anche alla presenza del presidente onorario Pélé sono stati accolti sull'isola ribelle come degli eroi e nonostante la pioggia torrenziale ben 18000 persone si sono presentate allo stadio Pedro Marrero, interamente tappezzato di immagini del Che Guevara, guerrigliero ed eroe nazionale sebbene di origine argentina. Tornando a parlare di calcio, mentre i Chicago Sting di allora dovettero soccombere per 2-0, vittoria sfruttata moltissimo al tempo dal dittatore Fidel Castro, gli attuali New York Cosmos si sono imposti per 4-1, con goal della bandiera per la nazionale di casa segnato nel secondo tempo. E' anche da dire che i cubani impazziscono per il baseball ma anche il futébol è in larga ascesa. Molta gente sugli spalti era accorsa per vedere Raul e Marcos Senna che purtroppo per via di problemi fisici non ha giocato ma lo spagnolo già stella del Real Madrid pur non segnando ha confezionato gli assist per i goal di Mkosana e Guenzatti, mentre le altre due reti sono state marcate da Chirishian e ancora una volta l'africano Mkosana forse la più piacevole sorpresa insieme a Leo Fernandes, acquisti passati quasi in sordina per via dell'arrivo della stella Raul Gonzales Blanco. Oltre al risultato nettamente favorevole ai newyorkesi tutte le più importanti testate giornalistiche e network televisivi internazionali hanno dato ampio risalto alla notizia terminando quell'oblio dei Cosmos da parte dei media iniziato durante la stagione 2014, interrotto sporadicamente davanti a notizie impossibili da tralasciare prima su tutte l'arrivo di Raul a New York accolto però da alcuni giornali con titoli sarcastici quali “Ma Raul sa che i Cosmos giocano nella Nasl e non nella MLS?”. Ora nessuno potrà ignorare l'esistenza dei redivivi Cosmos che tra le altre cose hanno portato sul loro volo come ospite d'onore il popolare cestista dei New York Knicks Carmelo Antony, nativo di Brooklin ma portoricano per metà, il quale ha annunciato la prossima apertura di una franchigia nella terra dove ebbe i natali la madre e dove fino a pochi anni fa militavano i Puerto Rico Islanders, creando una nuova squadra denominata Puerto Rico F.C. (ma basta scimmiottare i nomi europei!) che dovrebbe cominciare a muovere i primi passi già durante il prossimo campionato, rendendo ancora più credibile la Nasl. Alla lega originaria omonima e a Clive Toye va il nostro pensiero con due massime di saggezza popolare, ovverosia il tempo è galantuomo e Dio non paga il sabato. Tornando a parlare di regular season la partita conclusiva contro gli esordienti Jacksonville Armada dell'ex Jemal Johnson, il risultato finale è stato uno spettacolare 3-3 anche se in parte favorito da errori della difesa e dei portieri di ambo le squadre ma ciò non ha impedito che i 7353 spettatori presenti all'Hofstra Stadium potessero assistere, oltre a una partita comunque spettacolare, al conseguimento del titolo primaverile da parte dei Cosmos. Per la cronaca le danze si sono aperte dopo sei soli minuti con Raul bravo a sfruttare la posizione fuori dal pali del portiere Miguel Gallardo anche se la rete non è stata attribuita al fuoriclasse spagnolo ma catalogata come autorete del portiere degli Armada. Venti minuti dopo è il turno del centrocampista Hagop Chirishan su assist dell'ex nazionale Usa ed ex Brescia Dennis Szetela. Il risultato del primo tempo si chiude sul 2-0 per la squadra di casa ma gli Armada non si danno per vinti e una doppietta di Pascal Millien, rispettivamente al 59' e al 73' per via di un colossale malinteso della difesa gela l'Hofstra Stadium. Ai Cosmos basterebbe un pareggio ma gli Armada si presentano più volte pericolosamente davanti alla porta difesa da Jimmy Maurer, e lo spettro della scorsa stagione sembra ripresentarsi tra gli umori dei tifosi, ma all' 86' il neo entrato David Diosa, subentrato a Raul confeziona l'assist per Luckymore Mkosana il quale riporta i Cosmos in vantaggio ma la festa del goal non è ancora finita perché dopo tre soli minuti un assist del solito Pascal Millien manda in goal Joseph Toby. La tensione non è ancora finita perché un minuto dopo Jaime Castrillon si presenta ancora davanti alla porta dei Cosmos ma il suo tiro viene parato da Jimmy Maurer. LEGGI: 4° turno US Open Cup: colpaccio Cosmos, ma è dominio MLS Il triplice fischio libera la squadra di Savarese e i propri tifosi dalla paura di perdere in casa e vedersi così sfilare il titolo dai Tampa Bay Rowdies, rivali storici, e trasforma la giornata in festa con un occhio all'imminente e più impegnativa Fall Season, al brasiliano naturalizzato iberico Marcos Senna alla sua ultima stagione ma soprattutto alla sfida in Us Open Cup vinta ai rigori per 4-3 grazie anche alle parate di Jimmy Maurer dopo i tempi supplementari contro la nuova franchigia di proprietà dello sceicco Mansour, vale a dire il New York City F.C. chiamato sprezzantemente dai detrattori Manchester Light. Dopo un avvio stentato dovuto all'assestamento la squadra sembrava in netta ripresa e le due vittorie consecutive, la prima in trasferta contro i Philadelphia Union e l'ultima in casa contro i Montreal Impact lo testimoniano ampiamente anche se per ora occupano ancora il basamento della Eastern Conference alla pari con Montreal e Chicago. Due vittorie consecutive sono comunque ossigeno per New York ma bisognerà poi vedere se si tratta solo di un fuoco di paglia vista la modestia degli avversari o se Jason Kreis ha saputo trasformare il New York City nella macchina da guerra e goal che tutti si aspettavano. In ogni caso Villa e soci sapevano che la sfida in Us Open Cup contro i Cosmos non era per nulla da prendere sotto gamba per varie motivazioni e sono scesi in campo motivati passando anche in vantaggio per due reti a zero salvo poi essere recuperati sul finale e battuti alla lotteria dei rigori. L'organico dei Cosmos potrebbe tranquillamente ben figurare in MLS, la Us Open Cup è l'unica possibilità per la franchigia Nasl di realizzare i propri ambiziosi piani di partecipare alla Concacaf Champions' League potendosi così finalmente cimentare in competizioni internazionali ufficiali e non solo amichevoli di lusso, in più in questo derby più che mai si è concretizzata sia la lotta interna tra la MLS e la Nasl che la supremazia calcistica a livello cittadino in un derby che si preannunciava infuocato quanto uno scontro quasi ideologico, la guerra tra le due leghe, il primato newyorkese, la tradizione dei Cosmos finalmente non più solo storia contro la squadra satellite del Manchester City, vista da molti come una squadra di plastica. In più è proprio il New York City F.C. che ha scippato il posto in MLS ai Cosmos, anche se è da dire che la colpa è in parte di Don Garber, il quale essendo strenuo sostenitore del modello MLS basato su entità unica e stretto salary cap non poteva certo vedere di buon occhio la squadra che nella storia americana ha rappresentato l'antitesi di tutto ciò, ma una parte della colpa è anche di Seamus O' Brien, attuale presidente della squadra storica newyorkese di proprietà degli arabi della Sela Sport, il quale non ha voluto accettare di dividere i proventi dello storico marchio dei Cosmos con la MLS. Per queste ragioni l'imminente stracittadina si prevedeva molto più combattuta ed infuocata del passato derby contro i New York Red Bulls, tranciati per 3-0 tra le mura amiche dell'Hofstra Stadium, ma se in quell'occasione lo scontro tra le due squadre poteva essere catalogato semplicemente come rivalità sportiva questa volta la partita ha avuto molto più l'aria di una guerra calcistica. La squadra di Kreis sapeva bene che i Cosmos avrebbero col sangue agli occhi e che una brutta figura da parte del suo City sarebbe stato un pessimo ritorno di immagine ed una gogna mediatica ed una brutta figura difficilmente cancellabile. In più i Cosmos hanno sfruttato al meglio il vantaggio del fattore campo e sebbene gli sportivi di Long Island siano stati spesso dipinti come apatici per qualsiasi sport eccetto il baseball questo scontro tra titani e due modi differenti di intendere il soccer a New York è stato recepito come un grande evento che ha quasi generato il tutto esaurito sugli spalti con oltre 11000 spettatori. Lo scorso anno, con i Cosmos in difficoltà in classifica e l'emorragia di presenze allo stadio rispetto l'anno precedente, ben 9000 tifosi accorsero al derby tra la squadra di Savarese ed i Red Bulls. La vittoria dello Spring Championship e la vetrina internazionale a Cuba ha sicuramente contribuito ad incrementare il numero di persone che si sono presentate alla partita. Infine i Cosmos hanno prevalso sul Manchester Light, risultato sul quale ogni previsione sarebbe stata azzardata, e i New York Red Bulls hanno avuto facilmente la meglio sugli Atlanta Silverbacks, di certo non una compagine Nasl di punta, per cui si prospetta un altro infuocato derby cittadino, ma lasciando stare il futuro la sfida tra Cosmos e City sicuramente ha dato lustro ad una delle competizioni più antiche al mondo ma che viene troppo spesso ancora snobbata. Forse perché per decenni il torneo è stato esclusivo appannaggio delle squadre amatoriali e dilettantistiche, addirittura la NASL snobbò completamente la competizione. Una ragione più recente riguardo alla scarsa copertura mediatica della coppa è perché la gestione del torneo non è in mano alla Soccer United Marketing, macchina organizzativa della MLS creata durante la gestione Garber al fine di promuovere sia la MLS che altri appuntamenti internazionali creati ad hoc, ma è gestita direttamente dalla U.S.S.F., la federcalcio a stelle e strisce che sebbene migliorata esponenzialmente rispetto al passato non è mai stata un esempio di organizzazione ed è stata per decenni più un freno allo sviluppo del soccer che altro. Nel 1995 la competizione ha finalmente visto il rientro dopo gli anni d'oro del soccer Usa, terminati con la partecipazione ai mondiali del 1930, di squadre professionistiche allora appartenenti alla A.P.S.L. , ma da quando l'anno seguente cominciò ad esistere la MLS soltanto una volta il trofeo è stato vinto da una compagine di una lega inferiore, accadde nel 1998 e a strappare la coppa di mano ai Colorado Rapids furono i Rochester Ragin' Rhinos, al tempo appartenenti alla A-League. In quegli anni la competizione, sponsorizzata dalla American Airlines, non offriva nessun lasciapassare per l'allora Champions' Cup ma ora con la possibilità di riscattare un'annata infausta e di potersi scontrare contro le temibili compagini messicane e costaricensi tra le altre qualcosa sta cambiando e le masse oceaniche viste negli anni recenti a Seattle e Kansas City ne sono un esempio. Tornando a parlare del derby cittadino i New York City F.C. nonostante un prevalente possesso di palla da parte dei Cosmos e due tiri nello specchio della porta del City da parte di Raul e Guenzatti sono passati in vantaggio grazie al goal di Kwadwo Poku, ex Atlanta Silverbacks al 24'. La partita vede ancora il possesso di palla dei Cosmos che però non si concretizza in rete e l'ammonizione di Hunter Gorskie pochi minuti prima della fine del primo tempo. Il secondo tempo vede ancora i Cosmos rendersi pericolosi davanti alla porta del City ma è ancora la squadra satellite del più celebre Manchester City ad andare in goal, segnando il raddoppio ancora con Kwadwo Poku al 57'. I Cosmos non si perdono d'animo e continuano ad attaccare ma la svolta della partita arriva al 63' quando Savarese sostituisce Guenzatti con Fernandes che lo ripaga con un goal appena due minuti dopo. Fino a dieci minuti prima della fine del secondo tempo sono i Cosmos ad attaccare ma nel finale il City si rende più volte pericoloso costringendo Jimmy Maurer a non pochi interventi, ma i Cosmos sono come al solito pericolosissimi in zona Cesarini, e Lukymore Mkosana grazie ad un assist di Hunter Freeman riporta allo scadere il risultato in parità prorogando il verdetto ai tempi supplementari. Al 98' il City getta alle ortiche un'occasione d'oro per archiviare la pratica con il rigore assegnato a Pablo Alvarez che si schianta sulla traversa. Dopo vari capovolgimenti di fronte ed un finale un po acceso dove vengono ammoniti Ned Grabavoy per il City e Ayoze e Freeman per i Cosmos comincia la lotteria dei rigori. Al goal di Wingert risponde Stokkelien e all'errore di Grabavoy replica allo stesso modo Freeman. Con il goal di Ballouchy e l'errore di Fernandes le cose sembrano mettersi male per i Cosmos, appesi a un filo e tenuti in vita da Mkosana che replica alla marcatura di Mix Dikserud, ma quando il de profundis sta per essere intonato accade il colpo di scena, Jimmy Maurer para un rigore a Patrick Mullins riaprendo così i giochi. Lo scozzese Adam Moffat va a segno per i Cosmos e Jimmy Maurer ancora una volta fa saracinesca impedendo la marcatura a Shay Facey, ed è Hunter Gorskie a regalare il passaggio del turno alla franchigia Nasl. Non è stata una partita facile ma un match allo stesso tempo spettacolare e muscolare, e per i Cosmos il sogno continua e per via del sorteggio il 1 Luglio saranno presenti per la prima volta nella loro storia alla Red Bull Arena, la casa dei cugini Red Bulls già affrontati la scorsa stagione, ma i paragoni con lo scorso anno non hanno molta importanza. I Red Bulls avranno questa volta il fattore campo dalla loro, e complice la figuraccia rimediata lo scorso anno questa volta giocheranno sicuramente con molto più impegno. Le carte a favore dei New York Cosmos saranno il fatto che in quel periodo i Red Bulls saranno in un punto cruciale dell'anno nel quale dovranno giocare molte partite in pochi giorni e con le rose limitate imposte dagli stretti vincoli della MLS questo potrebbe diventare un problema, mentre i Cosmos saranno molto più riposati complice la pausa del campionato Nasl, in più per allora la squadra di Savarese potrà schierare ancora in campo la stella Marcos Senna, ma come per tutti i derby che si rispettino ogni previsione lascia il tempo che trova, da New York per ora è tutto   THIS IS COSMOS CONTRY

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Dopo la vittoria contro la Colombia conquistata grazie ad un gol dell'attaccante dell'Utrecht Rubio Rubin, i ragazzi di Tab Ramos ci speravano. Oggi invece l'avventura americana si è infranta nei quarti contro la Serbia, uscita vincitrice dopo i calci di rigore. Ne sono serviti ben nove per assegnare il posto in semifinale, al termine di un match in cui gli Stati Uniti sono arrivati privi di ben quattro titolari: Jamieson e Tall infortunati, Allen e Acosta squalificati). Bella e combattuta la partita, con la Serbia più propositiva e gli USA bravi di rimessa. Prima occasione per Antonov, su cui salva Steffen - l'eroe del rigore decisivo parato alla Colombia - mentre poi tocca a Thompson spedire di poco a lato. Ancora Steffen para alla grande su una punizione bassa e angolata di Živković, mentre Rajković blocca su Rubin, su bell'assist dell'ala del Tijuana Paul Arriola. A Tommy Thompson (San Jose Earthquakes) arriva poi la palla del match, ma l'errore è macroscopico. Si va ai supplementari. La Serbia che va vicinissima alla rete con Saponjic che in scivolata a porta vuota manda la sfera fuori incredibilmente da due passi su cross Mandic, col difensore del Tottenham Cameron Carter-Vickers che sporca la palla sulla linea. Dall'altra parte gli americani hanno la palla della vittoria quando il difensore serbo Babic toglie dalla testa di Rubin una possibile conclusione in rete. E quindi i rigori. Errore di Rubin. Il portiere e capitano della Serbia, Predrag Rajković,  para e sbaglia un rigore decisivo, come anche Joel Soñora (Boca Juniors). Ma poi John Anthony Requejo, Jr., 19enne terzino sinistro del Club Tijuana, si fa parare il tiro e  regala la semifinale ai suoi contro il Mali. Si chiude così un buon Mondiale U20 per gli USA, che però non riescono a superare lo scoglio quarti ancora una volta, e a superare così il miglior risultato ottenuto al 1989 FIFA World Youth Championship in cui chiusero quarti assoluti dopo aver perso la finalizza col Brasile. In quell'edizione l'ex attaccante dello Standard Liegi Steve Snow si classificò secondo nella classifica marcatori con tre reti. ________________________________________________________________________ USA vs. SERBIA: 5-6 d.c.r. (0-0) Marcatori: – Rigori: Rubin (USA, parato), Zdjelar (S, gol), Payne (USA, gol), Mandić (S, fuori), Arriola (USA, gol), Babić (S, gol), Hyndman (USA, gol), Grujić (S, gol), Zelalem (USA, gol), Živković (S, gol), Soñora (USA, traversa), Rajković (S, parato), Delgado (USA, gol), Antonov (S, gol), Caster-Vickers (USA, fuori), Veljkovic (S, parato), Requejo (USA, parato), Maksimović (S, gol) USA (4-2-3-1): Steffen; Payne, Miazga, Carter-Vickers, Requejo; Hyndman, Delgado; Arriola, Thompson (103′ Soñora), Zelalem; Rubin. A disp.: Moore, Olsen, Donovan, Palmer-Brown, Caldwell, Jamieson. All.: Ramos Serbia (4-2-3-1): Rajković; Stevanović, Veljkovic, Babić, Antonov; Zdjelar, Maksimović; Živković, S. Savić (111′ Grujić), Gaćinović (68′ Šaponjić); Mandić. A disp.: Manojlović, Milošević, Pankov, V. Savić, Ilić, Janković, Jovanović. All.: Paunović Arbitro: Artur Dias (Portogallo) Note: ammonizioni: Requejo (USA), Antonov, Mandić (S)

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