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Sciopero in vista per la MLS?
Scritto il 2015-03-04 da Franco Spicciariello su MLS
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Un eventuale accordo dovrà essere trovato entro mercoledì notte, visto che giovedì il Chicago Fire è atteso da un aereo che porterà i suoi giocatori a Los Angeles per il match di apertura della MLS 2015 contro i LA Galaxy. Il problema è infatti che il contratto collettivo siglato nel 2010 è scaduto il 31 gennaio scorso e le parti (la MLS e la MLS Player Union) non hanno ancora trovato un nuovo accordo, anzi.

La questione legata ai compensi dei giocatori, sia per quanto riguarda il minimo sindacale che per il salary cap, è ancora da esaminare, ma appare essere l'ostacolo minore, come anche quella dei contratti garantiti (ma tra le richieste c'è l'obbligo di indennizzo delle spese in caso di trasferimento improvviso). A far saltare il tavolo potrebbe invece essere la free agency - quello che da noi si chiama svincolo -  che i giocatori reclamano prendendo ad esempio i campionati di calcio di tutto il mondo.

Abbiamo bisogno degli stessi diritti degli altri sport, tutti hanno una forma di free agency”, ha dichiarato il portiere Dan Kennedy (nella foto sotto), portavoce della Player Union, ammettendo inoltre che “ci sono alcune questioni di budget legate a salary cap e salario minimo”.

Ma come funziona la free agency in MLS? Ogni giocatore firma il proprio contratto direttamente con la lega, che formalmente è una single entity - una vera e propria società i cui azionisti/proprietari sono gli investor/operato delle franchigie - e che provvede anche al pagamento dello stipendio. Allo scadere del contratto con la singola franchigia però, il giocatore non può trasferirsi liberamente ad un'altra squadra MLS. Infatti, l'ultima squadra con la quale ha militato continua a detenere i diritti sul giocatore, e se un'altra franchigia vorrà ingaggiarlo dovrà compensare la titolare. Un vincolo di fatto, limitato solo dal cosiddetto Re-Entry Draft, un complesso sistema che prevede l'obbligo di pareggiare un'offerta per i giocatori oltre i 27 anni con una certa anzianità di servizia, perdendo altrimenti i diritti sui giocatori. Poca roba però, e il tutto sembra anche peggiore del vecchio sistema pre sentenza Bosman.

Il sistema non funziona però nel caso di trasferimento all'estero del giocatore, che però se poi vuole rientrare in MLS - se lasciato il club semplicemente a fine contratto - si ritrova i propri diritti in carico al vecchio club anche a distanza di anni. esemplare il caso dell'attaccante della Nazionale USA Herculez Gomez, i cui diritti sono ancora di proprietà dello Sporting KC nonostante il calciatore abbia lasciato gli USA nel 2009 per andaare giocare in Messico. Diverso ancora il caso in cui un giocatore sia ceduto all'estero in cambio di una fee: in quel caso al suo rientro ha qualche leva in più sulla contrattazione e la scelta della destinazione, per la quale di base è però previsto un "allocation order".

Ma sul tema della free agency la lega non pare pronta a mollare. L'ultima proposta lo dimostra: free agency per i giocatori di 32 anni con alle spalle 10 anni in un club. Una presa in giro, visto che di fatto ad oggi una situazione del genere si applicherebbe al solo Brad Davis (Houston Dynamo) e in 20 anni di MLS a soli sei giocatori: C.J. Brown, Brian Ching, Landon Donovan, Jaime Moreno, Ben Olsen e Logan Pause. Questo perché a causa del salary cap è assai improbabile per un giocatore una lunga permanenza.

Ma la MLS si fa forte della sentenza del 2002 - al termine di una causa durata sei anni - che l'ha vista uscire vincitrice, con un tribunale che ha stabilito la legittimità di quello che di fatto è un "cartello" legale, mentre nessun via libera era stato dato al modello di single entity.

Ma cos'è la single entity?

È un'invenzione di un economista di origine indiana di nome Sunil Gulati - attuale presidente della US Soccer Federation e ex dipendente della Kraft Soccer, azionista MLS -, e di Mark Abbott, vicepresidente della lega, e senza cui probabilmente oggi la MLS non esisterebbe. Nessuno aveva mai provato prima a gestire uno sport professionistico come una corporation in cui le squadre sono un ibrido tra le tradizionali franchigie e negozi in franchising. A 15 anni dall'avvio dell'esperimento elaborato da Gulati, dopo essere sopravvissuta ad un processo finalizzato a dichiarare la MLS un cartello illegale, la Major League Soccer è oggi ancora viva e in crescita nonostante la crisi economica globale, e ciò grazie prorio al sistema della single-entity.

Sotto la single-entity, i teams sono al 51% di proprietà  della lega e sotto il controllo del suo Board of Governors, mentre il 49% è di prorietà  del singolo gruppo o imprenditore, cosiddetto investor/operator. Profitti e perdite sono suddivisi in proporzione tra le società , in una specie di sistema "comunista", che però ha consentito alla MLS di superare numerose difficoltà  finanziarie, le stesse che in passato hanno ucciso altre leghe.

Sempre sotto la single-entity, i calciatori firmano i contratti con la lega, che poi li "alloca" ai club secondo regole un po' astruse, con le società  spesso impedite a poter rilanciare per il singolo giocatore. Un sistema che un economista potrebbe definire di deflazione artificiale (voluta) degli ingaggi.

Inevitabilmente questo sistema crea da sempre notevole frustrazione tra i calciatori della MLS, che in passato hanno anche portato la lega in tribunale al riguardo, uscendone però sconfitti. Sconfitta che ha stabilizzato il sistema creato da Gulati, ma che certo ha reso i giocatori - specie quelli americani - assai poco padroni del loro destino. Diciamo che se in Europa la sentenza Bosman ha dato tutto il potere ai calciatori con tutta una serie di eccessi di cui oggi si vedono le conseguenze, negli Stati Uniti vige un sistema che consegna tutto il potere alla lega, in maniera altrettanto eccessiva.

E quindi proprio il sistema della single entity a bloccare la possibilità  dello svincolo, che second Garber metterebbe a rischio tutta la costruzione di questi anni, aprendo spazi per aste sui giocatori che - sempre secondo lui - porterebbero la MLS a finire come la NASL. E qui certo si sente che siamo in periodo di trattative sindacali. Non si capisce infatti come, con un salary cap ben definito e un limite d'ingaggio del singolo giocatore bloccato a 400 mila dollari, lo svincolo potrebbe creare problemi finanziari alle singole franchigie.

In realtà  ciò che sino ad oggi ha reso la MLS una lega sana, che le ha consentito di uscire dalle difiicoltà  finanziarie di inizio anni zero, è stato il sistema di revenue sharing costruito intorno alla single entity. E allora non si capisce quale sia il problema con lo svincolo, tanto più che le singole società  hanno sempre potuto spendere liberamente per i coach e staff vario.

Chiaro peraltro l'atteggiamento dei proprietari, testimoniato in un'intervista da Dell Hoy Hansen, investor/operator del Real Salt Lake che ha definito parlare di free agency "una perdita di tempo". Per lui è arrivata dalla MLS una multa da 150mila dollari - la più alta mai comminata dalla lega - per aver influito sulle negoziazioni,  a dimostrazione della delicatezza del tema.

Intanto il tempo stringe e la lega sta cercando di studiare un compromesso per accontentare i giocatori, ma da quanto traspare l'accordo sembra lontano.Per i giocatori la situazione non è semplice, specie per quelli che guadagnano di meno (gente da 45mila l'anno), che si troverebbero anche senza assicurazione medica. E già è uscita la voce che alcuni agenti stanno organizzando per i propri assistiti periodi di allenamento all'estero o con club della NASL. A dimostrazione che lo  sciopero è una possibilità reale, anche se la sconfitta a seguito del tentativo del 1996 ancora brucia.

Il supporto esterno allo sciopero

A supporto della MLS Player Association sembra però che stia arrivando il sostegno dei sindacati delle altre leghe pro americane - NFL e NBA principalemte - pronti a pompare dollari nel fondo di sostegno per i giocatori in sciopero, impauriti che il concetto di single entity possa espandersi anche nei loro rispettivi sport. Del resto, molti proprietari coincidono: da Jonathan Kraft (New England Rvolution in MLS e Patriots in NFL) a Stan Kroenke (Colorado Rapids in MLS e Avalanche in NHL), fino a Lew Wolff e John Fisher (San Jose Earthquakes e Oakland A's) e altri.

Le alternative al momento sono le seguenti: lo sciopero, un lockout (per decisione della lega), la continuazione delle negoziazioni, o infine l'avvio di una causa antitrust, improbabile ma che metterebbe a rischio la natura stessa della MLS. Un modello esemplare di teoria dei giochi: se i giocatori andranno in sciopero molti saranno a rischio professionale serio, ma allo stesso tempo se i proprietari non molleranno e i giocatori saranno capaci di reggere, ad essere a rischio potrebbe essere la stessa MLS. Basti pensare che la NHL non si è ancora davvero ripresa dalla chiusura di qualche anno fa e persino la Major League Baseball (MLB) ne ha subito le conseguenze nefaste per anni.

Mancano 24h ad una (prima?) decisione, l'accordo non c'è, e i 60.000 che sono pronti a riempire il Citrus Bowl di Orlando per l'esordio di Kakà contro il New York City FC di David Villa potrebbero avere una brutta sorpresa.

Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

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Prima in campo con vittoria - seppur in amichevole - per Steven Gerrard con i Los Angeles Galaxy, indossando per la prima volta dopo 17 anni un'altra maglia dopo quella del Liverpool, lasciato lo scorso mese tra le lacrime di Anfield Road. Il club californiana ha superato per 2-1 i messicani del Club America - vincitore della ultima CONCACAF Champions League - in un incontro valido per la International Champions Cup. Il centrocampista inglese è rimasto in campo per i primi 45 minuti giocando con la maglia numero otto. Club America in vantaggio con Quintero, ma i Galaxy rimontano con le reti del capitano Robbie Keane e nel finale di Alan Gordon. HIGHLIGHTS - Los Angeles Galaxy vs Club America 2-1 "Bellissima sensazione" ha detto Gerrard al sito dei Galaxy "E' stato un match difficile e penso che il Club America sia davvero una buona squadra. Dopo i primi 15-20 minuti siamo entrati in partita, giocando bene e meritando il apri. Per me personalmente è stato un bene mettere 45' nelle gambe, e migliorerò man mano che troverò l'intesa con i miei compagni". "Penso che Steven abbia giocato bene e ha già una buona intesa con Juninho. Ha vinto diversi contrasti e ha contribuito a creare buone occasioni, andando anche vicino al gol fermato da un'ottima parata del portiere", ha commentato a fine partita il tecnico dei Galaxy Bruce Arena. I Galaxy giocheranno un altro match di ICC il prossimo 21 luglio contro il Barcellona al Rose Bowl di pasadena. Intanto martedì affronteranno nei quarti di finale di US Open Cup il Real Salt Lake (diretta su YouTube.com alle 4 del mattino italiane), mentre Gerrard debutterà in MLS venerdì prossimo, nel SuperClàsico fra LA Galaxy e San Jose Earthquakes.

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