GLI INIZI — “Da ragazzino rifiutai per due volte la Roma, perché volevo stare con i miei amici a Ostia. E poi questa cosa, questo attaccamento, si è ripetuto anche nella mia carriera da professionista. Adesso quando mi guardo, vestito in borghese, mi sembra strano non avere lo stemma della Roma addosso. È parte di me”. Sui suoi idoli, De Rossi racconta: “Da piccolo ero innamorato di Voeller, mi ha levato la vita, e poi anche di Giannini, due grandi in una Roma che non era altrettanto grande. Ogni tanto mi sento come Peppe, ha dato veramente il sangue per questa squadra”.

De Rossi e Klose
MOMENTI — Quello più alto della sua carriera “è il Mondiale vinto con l’Italia, sono andato io da Lippi a dirgli che volevo calciare quel rigore, è stata la cosa migliore che avessi mai fatto perché io mi sento italiano tanto quanto mi sento romano”, il più basso lo scudetto sfiorato con Ranieri nel 2010: “Non accetterò mai quella sconfitta contro la Sampdoria, eravamo molto nervosi, nello spogliatoio alcuni di noi litigarono, non lo dimenticherò mai”.










































