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MLS Cup 2014, la quinta per i LA Galaxy #FirstToFive
Scritto il 2014-12-08 da Franco Spicciariello su MLS
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Tutto esaurito allo StubHub Center di Carson (CA), stadio dei LA Galaxy, con anche un migliaio di tifosi al seguito dei Revs, per la finale di MLS Cup tra Galaxy e New England Revolution, la terza tra le due squadre, che si sono già affrontate nel 2002 e 2005 (vittoria LA in entrambi i casi). I galaxy sono alla ricerca della quinta MLS Cup, per New England è invece la quinta finale, dopo aver perso le quattro precedenti.

  • Higlights: LA Galaxy vs New England Revolution 2-1 (dts)

"Padroni di casa", guidati in panchina da un Bruce Arena in cerca della quinta MLS Cup personale (due già vinte con DC e due con LA),  con Penedo in porta; difesa in linea con Leonardo, Gonzales, De La Garza, e Robbie Rogers terzno sinistro; centrocampo tutta tecnica con Donovan a sinistra, Juninho e Sarvas a giostrare, e lo svedese Ishizaki; in attacco Keane a svariare e Zardes centravanti puro.

Heaps schiera i Revs in formazione tipo con Shuttleworth in porta, Farrell e Rowe sulle fasce con coppia centrale formata da Goncalves ed AJ Soares; a centrocampo Caldwell e Tierney  sulle fasce e Jones e Nguyen a supporto delle due frecce Bunbury e Davies.

Si parte e dopo nemmeno un minuto Donovan dà una palla perfetta a Robbie Rogesrs che entra in area e tira piano, la palla trotterella verso la porta, ma la difesa dei Revs salva.

New England appare comunque più organizzata, con un centrocampo in cui Jermaine Jones e Lee Nguyen gestiscono bene il gioco, con Farrell e Tierney a spingere sulle fasce. Da parte sua però LA va a folate, con Keane e Donovan che svariano alla ricerca di spazi, ma la difesa è spesso in difficoltà per gli errori gratuiti di Omar Gonzalez, che troppo spesso regala palla agli avversari.

A metà del primo tempo il tiki taka California style dei Galaxy, con ottimo lavoro in mezzo dei due brasiliani Marcelo Sarvas e Juninho. Al 21' Keane dal limite spara, ma Shuttleworth è ben posizionato e respinge. Trenta secondi e stavolta è Zardes a sfiorare la rete, con Farrelll che salva in angolo.

New England sembra ferma e incapace di ripartire, ma poi un lancio lungo mette Charlie Davies solo davanti a Penedo, ma è bravo De La Garza a salvare in scivolata. E' però solo una fimamta, perché il match riprende come prima, con LA a giostrare e New England in attesa. Al 38' Donovan va via di classe in mezzo alla difesa dei Revs, allunga per Zardes che però tira male e perde una grande occasione.

Di lì sino alla fine del primo tempo è solo un tran tran, un po' per il caldo, un po' per la tesnone. Si chiude con LA certamente più in possesso, ma senza mai creare pericoli eccessivi per la porta dei Revs.

Si riparte a tutt'altro ritmo, con anche qualche scontro duro a centrocampo, come quando un'entrata forbice di Jones su Donovan viene graziata dall'arbitro. E' prima Nguyen a spaventare la difesa dei Galaxy, ma prima di chiudere viene bloccato (fallosamente?) da De La Garza. Ma al 52' arriva il vantaggio di LA: palla lunga in area per Giasy Zardes, che se la aggiusta sul sinistro e dal lato dell'area piccola mette sul secondo palo per l'1-0.

New England sembra tramortita. I Galaxy provano a sfruttare il momento favorevole e si riversano in avanti. Al 57' per i Revs fuori Caldwell e dentro il più offensivo centrocampista giapponese Daigo Kobayashi, ma non succede nulla fino al 66', quando una fiammata di Bunbury sorprende De La Garza, ma ci mette una pezza Penedo in uscita.

Al 69' Keane se ne va tutto solo verso la porta difesa da Shuttleworth, ma al momento del tiro invece di passarla a Donovan tutto solo accanto a lui perde il tempo e si fa respingere. Sulla ripartenza è invece il Revs Rowe a sfiorare con un destro a girare con Penedo in tuffo ad accompagnare.

Altro cambio per Jay Heaps, che richiama un evanescente Charlie Davies sostituendolo col rookie Patrick Mullins, centravanti di grande movimento, ed è proprio lui al 78' ad andarsene sulla sinistra, palla indietro per l'accorrente Tierney che trova davanti a sé solo un Leonardo inritardo ed infila per l'1-1, inaspettato da entrambe le parti.

New England Revolution

LA va in bambola e inizia a sbagliare. All'84' Nguyen in mezzo dà Bunbury sulla sinistra, e l'ex Sporting KC spara un tiro cross he scavalca Penedo ma finisce sulla traversa. Su quel passaggio il raggazzo di origini vietnamite forse si infortuna, e al 90' Heaps lo richiama per sostituirlo con l'esperto gallese Andy Dorman, ultimo rappresentante dei Revs in campo nella finale persa nel 2005 proprio contro i Galaxy.

Ma non succede nulla e si va ai supplementari. Ancora 30' minuti quindi per la carriera di Landon Donovan. Arena fa quindi i primi due cambi, mettendo dentro Alan Gordon per Ishizaki e Dan Gargan a fare il terzino al posto di Robbie Rogers, con Leonardo che però va a sinistra.  Gordon si piazza subito al centro dell'attacco, con Zardes e Donovan sulle fasce, mentre Keane si piazza nel ruolo di rifinitore, e per rincorrere senza successo Jones in copertura si fa anche ammonire.

Dopo quasi 6 minuti si fa male Juninho e tocca a Baggio Husidic, ma prima Jones di punta sfiora il palo, e poi ancora Mullins rischia il raddoppio con un un gran tiro al volo dalla sinistra, ma Penedo è bravo ad allungarsi e a deviare.

Parte il secondo tempo supplementare. Cinque minuti e Robbie Keane s'invola in posizione regolare sul lancio di AJ De La Garza, se ne va tutto solo e infila Shuttleworth per il 2-1 che piega il New England. Ancora Keane, come nel 2012.

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L'arbitro dà tre minuti di recupero, e la tensione allo StubHub center è altissima, con tutti i Revs che si riversano in avanti. Ma è inutile, e Boston è costretta a piangere per la quinta volta su cinque. Una maledizione che continua.

Al fischio finale tutti corrono ad abbracciare un Landon Donovan emozionatissimo, mentre il premio di MVP della finale viene assegnato a Robbie Keane. Ed è proprio l'irlandese, stasera capitano, ad alzare la quinta MLS Cup dei LA Galaxy - la quarta in sei anni - che diventano così il club più vincente della lega superando finalmente il DC United. Donovan, nascosto in mezzo ai suoi copmagni, viene quindi chiamato per alzare il trofeo, e solo a quel punto nello stadio parte "We Are the Champions". Lacrime di gioia per LA.

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Il calcio gli manca, ma forse non quello giocato. Infatti Landon Donovan, leggenda dei LA Galaxy e della Nazionale USA, ha deciso di rientrare nel calcio, ma attraverso un suo club in quel di San Diego. Lo scoop è del giornale canadese Ottawa Sun, secondo il quale Donovan, insieme all'analista di FOX Warren Barton, vuole lanciare un team nella USL (Div. III del soccer americano) a San Diego. Già lo scorso dicembre era emersa la notizia dell'acquisto da parte di Donovan e Barton dei San Diego Flash della NPSL (Div. IV), mentre ad aprile Donovan aveva annunciato il suo fidanzamento e il trasferimento a San Diego, dove sta costruendo una villa a La Jolla. Ma l'obiettivo finale sarebbe una franchigia in MLS, laddove a San Diego il calcio di prima divisione manca dal 1984, quando chiusero i San Diego Sockers - club in cui militarono grandi come un giovane Hugo Sanchez (in seguito capocannoniere al Real Madrid), il capitano della grande Polonia del 1974 Kazimierz Deyna e il messicano Leonardo Cuellar - e la stessa NASL. Il progetto di Donovan e Barton potrebbe infatti essere l'embrione del più ampio tentativo guidato dal proprietario dei San Diego Padres (Major League Baseball) di costruire un nuovo stadio per il calcio, per il quale lo spazio arriverebbe nel momento dell'addio dei Chargers della NFL, destinati ad essere trasferiti. Recentemente, in un'intervista a Sports Illustrated, l'MLS commissioner Don Garber ha affermato di aver avviato delle conversazioni con alcuni gruppi a San Diego, ma che il tutto sarebbe davvero preliminare, anche se l'annunciata espansione a 28 apre molti spazi.

Calcio - Socceritalia

A guarde Steven Gerrard, non sembra proprio essere un atleta pronto ad entrare nel suo ultimo anno di carriera. Ma l'ex capitano del Liverpool e della Nazionale inglese tornerà a Los Angeles a gennaio, e sembra ormai chiaro che questa sarà la stagione finale. “Non sono sicuro al 100% - ha dichiarato al Daily Telegraph in un intervista rilasciata presso il suo ristorante "Vincents", al centro di Liverpool - ma credo che questo sarà il mio ultimo anno da giocatore”. Il saluto di Steven Gerrard ad Anfield lo scorso maggio Ciò che però sembra preoccupare di più Gerrard è il dopo. Al momento non sembra avere in mano nulla, se non una vaga promessa del Liverpool che ci sarà qualcosa per lui. Una situazione simile a quella di altri giocatori della cosiddetta "golden generation" (che però con la Nazionale nulla ha vinto), tipo Frank Lampard, pieni di entusiasmo e idee ma ormai disincantati. “Dovrebbero ricevere offerte che non si possono rifiutare", spiega Gerrard. "Se uno ha giocato 100 volte in Nazionale e 700 match a livello di club, come può la FA lasciarlo andare? Hanno troppo da offrire. In molti club non succede. Guarda il Manchester United con Ryan Giggs o il Barcellona con Pep Guardiola, che hanno detto loro 'quando avrete finito succederà questo'. “Mi spiace non aver iniziato a prendere i patentini quando avevo 21/22 anni. All'epoca ho sprecato un sacco di tempo negli hotel a guardare 'The Office' e 'I Soprano'. Avrei dovuto prendere il patentino CBA all'epoca per poi poter diventare allenatore ora. Ho avuto recentemente un meeting con la FA e mi hanno detto che ora intendono trovare il modo di coinvolgere di più chi ha giocato in Nazionale un certo numero di partite. Gente quale Jamie Carragher e like Robbie (Fowler) ha troppo da dare per essere lasciata andare". “Ammiro Gary Neville e il suo aver fatto il salto così prest, specialmente in un grande club come il Valencia. Sapevo che Gary era uno che avrebbe potuto avere un ruolo. Bisogna togliersi il cappello”. Gerrard ha recentemente scritto nella sua biografia che avrebbe voluto che il Liverpool facesse di più per tenerlo, in campo o come membro dello staff. “Sarei potuto rimanere nel gruppo, magari con un piano a più fasi". Nelle ultime settimane si è allenato a Melwood sotto la guida del tedesco Jurgen Klopp, sì da arrivare preparato a fine gennaio per il ritiro coi LA Galaxy in vista della stagione 2016 della MLS. “Ho parlato con Klopp. Non ho ricevuto offerte, ma il club si è dichiarato disponibile, seppur senza entrare nei dettagli". Gerrard in allenamento a Melwood “Mi hanno accolto bene. Avrò sempre un debole per il Liverpool e per la FA, ma quando sono a casa intendo lavorare e girare tra i vari club per osservare gli altri allenatori e acquisire esperienza. Di base sarà disponibile da novembre, dicembre, 2016. Tutto il mondo saprà che sono disponibile, e a quel punto sarò al 75% del mio eprcorso da allenatore. Ho il sogno e l'aspirazione di diventare allenatore e dirigente, ma al momento non sono pronto a dirigere. Quando inizi a preparati capisci che è tutt'altro dallo giocare. Devi controllare 25 uomini con personalità molto diversi”. Nel frattempo Gerrard sta imparando da Klopp. “Mi sono allenato con lui un paio di settimane. Ero un suo grande fam già da prima che arrivasse al Liverpool, ma vederlo lavorare coi singoli giocatori è davvero eccitante". Che quello di allenatore fosse il destino prossimo di Gerrard lo sa anche Bruce Arena, coach e GM dei LA Galaxy, - ed ex CT della Nazionale USA - che già lo scorso agosto spiegava come "il prossimo passo di Gerrard è quello di diventare allenatore, non ho dubbi. Sta studiando molto tutto quello che succede qui. Parliamo spesso di ciò che ha fatto al Liverpool e compariamo i nostri appunti". E tra meno di un mese proprio da un uomo di grande esperienza come Arena Gerrard tornerà ad imparare, anche se prima dovrà pensare a guidare i Galaxy sul campo alla sesta MLS Cup della loro storia.

Calcio - Socceritalia

Intervista con Stefano Benzi, Direttore di Eurosport, il canale che dal 2015 trasmette i match della MLS in esclusiva in Italia È stato l’anno del boom per la MLS, un boom estesosi anche all’Italia grazie al ruolo giocato da Eurosport, che per la prima ha trasmesso (e continuerà per altri 3 anni) i match della lega USA valorizzando il prodotto dal punto di vista giornalistico con telecronache di livello, approfondimenti e promozione. Un approccio molto diverso da quello di Sky del passato, che mandava in onda i match alle 3 del mattino nel totale disinteresse della struttura giornalistica (spesso non c'era nemmeno la telecronaca). Il merito di questo va dato a Eurosport Italia e al suo direttore Stefano Benzi, che insieme alla sua squadra di telecronisti ha fatto diventare famosi in Italia calciatori fino a ieri noti solo a pochi. Due nomi per tutti: Mix Diskerud del New York City FC e Nat Borchers, difensore rude con barbona hipster dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, come ci conferma lo stesso Benzi, grande esperto di calcio internazionale, ma diventato noto al grande pubblico negli anni di Sportitalia, dove conduceva con enorme passione il programma ‘WWE News’. “Ricordo di aver raccontato in diretta la storia di Diskerud, partito dalla Norvegia - dove è nato da madre americana e cresciuto - sino ad arrivare a New York, e da lì è partita una lunga discussione su twitter, al punto che prima l’ufficio stampa del New York City FC e poi lo stesso giocatore mi hanno contatto ringraziandomi. Con Borchers invece siamo diventati persino amici. Lui è un personaggio incredibile, per me un mito. Per lui è stata una stagione da sogno: giocatore “scarso”, la sua è una incredibile storia di successo fatta di umiltà, coraggio e determinazione”. Per te il soccer USA è stato un qualcosa di nuovo da affrontare? Assolutamente. Sono andato in America da giornalista per la prima volta nel 1994 [la MLS ha preso poi il via nel 1996, NdR], e mi ritrovai dalle parti di New York in un enorme stadio da football con tanto di liee sul campo con sole 600 persone sugli spalti. Uno spettacolo imbarazzante, un match che definire improvvisato – dai giocatori all’arbitro – è poco. Tornai nel 1999 a Los Angeles e vidi giocare i Galaxy, mentre nel 2003, sempre a LA, assistetti ad un match di CONCACAF Champions Cup, con i Chivas Guadalajara in campo. Cosa ti ha impressionato di questa prima stagione MLS? Innanzitutto un livello di organizzazione mostruoso. La capcità della lega e dei club di genera informazione intorno ad ogni singola partita è incredibile. Sono capaci di far diventare ogni match un vero e proprio fenomeno di marketing. E anche i rapporti con i media, visti giustamente come il mezzo per raggiungere il pubblico: statistiche, contenuti (pure troppi, una volta ho ricevuto 112 cartelle per un match!), dvd con foto e video. Bellissimo poi lo stile americano di telecronaca, uno storytelling - molto diverso da quella sguaiata all’italiana – che abbiamo cercato di replicare e che pensiamo sia piaciuto anche alla MLS. Sappiamo infatti che la MLS ha degli auditors che seguono le telecronache italiane per valutarne il livello, e con l’ufficio stampa della lega c’è stato uno scambio continuo. Eurosport è un canale divulgativo, la MLS è nel nostro DNA: abbiamo divulgato un prodotto, raccontandolo in modo narrativo e forse anche bizzarro, spiegando tutto: squadre, regole, città, tifosi. Ad esempio Montreal, in cui tifosi hanno una storia più lunga e divertente della stessa squadra, o Portland, dove segano il tronco dopo ogni gol, in omaggio al Timber Sport, che Eurosport trasmette da 15 anni. Che tipo di ritorno avete avuto in termini di audience? La MLS ha avuto ascolti molto superiori alle aspettative fin dall’inizio, ed è stato un crescendo già prima dello sbarco di Pirlo a NY. A dispetto di quanto ci si sarebbe potuti attendere però, le squadre più seguite non sono state i LA Galaxy e i NY Red Bulls, andati peggio del NYCFC televisivamente, ma Portland e Orlando, oltre a Seattle. E continueremo a trasmettere la MLS sino almeno al 2018. Da più parti si leggono però commenti sarcastici sul livello dei match? Ma l’errore è guardare le partite della MLS usando lo stesso metro di quando si guarda la Serie A. Personalmente la MLS non la guardo dal punto di vista tattico e tecnico, non mi interessa. Agli americani delle tattiche e delle strategie altrui non interessa, ciocano come sanno, e lo si vede. Pochissima attenzione alle marcature ma molta all’impostazione. Possesso palla sempre proiettato in avanti, tipo rugby. Fisicamente poi sono ad un altro livello rispetto ai nostri, sono mostruosi, forse perché si formano prima come atleti che come calciatori, grazie anche a strutture sportive che già alle scuole medie superano quelle di molti club professionistici nostrani. Ciò che mi piace di più è che li vedi giocare liberi, in una sorta di ritorno alle radici del calcio. Capisco chi dice che è brutto calcio, ma lo spirito è e deve essere un altro. Non sopporto il tiki taka, il possesso fine a se stesso o l’aggressività mirata a soffocare l’avversario. Oggi i miei punti di riferimento sono l’Olanda e il Brasile infatti, e anche l’Inghilterra che però ora si sta europeizzando a causa dei tanti allenatori stranieri. Purtroppo il calcio inglese “libero” anni 80/90 non c’è quasi più. A proposito di allenatori. In MLS gli stranieri hanno sempre fallito, e quasi tutti quelli attuali arrivano dai ranghi della lega.   Non li prendono da fuori perché oltre a regole complesse e salary cap, quelli che hanno vanno comunque bene. Inoltre sono di alto livello, sottovalutati. È gente che ha un quadro globale ampio. Ho parlato con alcuni di loro e sono manager a 360°, seguono tutto. Ad esempio, hanno gli osservatori ma poi vanno loro a visionare i calciatori. Inoltre, sovrintendono direttamente le academy, obbligatorie in MLS, che hanno standard altissimi. Chi sono i tuoi preferiti? Mi piace molto Caleb Porter, che aveva già fatto vedere ottime cose a livello di college [con Akron, NdR] e che è stato capace di dare un bel gioco a Portland. Bruce Arena poi è un grande: leadership, mentalità e intelligenza, è uno che sa di vita, parla 4 lingue, ha viaggiato, è autorevole. È l’ideale per far crescere i nuovi talenti, farli maturare. Mi ricorda Osvaldo Bagnoli. Bravissimo il colombiano Oscar Pareja. Con dei ragazzini semisconosciuti a Dallas ha portato un bellissimo calcio e ottimi risultati. È riuscito a valorizzare al massimo uno come Castillo, che ricordavo con la Colombia quale vice Muriel, tirandogli fuori il meglio. Bene anche l’ex nazionale USA Pablo Mastroeni a Colorado, e ancor di più Mauro Biello a Montreal. Quest’ultimo, privo di esperienza da allenatore, è stato bravissimo a mettere in campo i suoi e a saper poi sfruttare al meglio l’arrivo di Didier Drogba. Sorpreso dell’impatto dell’ivoriano, apparso devastante? Onestamente sì. Pensavo che Drogba andasse a “rubare” gli ultimi soldi. Ma invece ha trasformato una squadra stanca, che aveva ormai mollato, portandola ai playoff e mostrando di essere ancora competitivo ai massimi livelli, un vero uomo squadra. I campioni possono fare la differenza, ma spesso non bastano. Vedi il New York City FC. Il NYCFC ha mostrato molti problemi: la concorrenza dei New York Red Bulls e i troppi soldi spesi dagli Emirati che hanno creato troppe aspettative. Il rendimento di Andrea Pirlo, e anche quello di David Villa. Entrambi sono andati lì alla fine della propria stagione. Troppe aspettative nei loro confronti e alle spalle una squadra raccogliticcia. La brutta stagione non è stata tutta colpa di coach Jason Kreis, ma certo se hai Villa e Diskerud e poi Lampard e Pirlo devi fare qualcosa. Spero mi facciano cambiare idea nel 2016. Lo stesso vale per Steve Gerrard. Purtroppo tutti i giocatori che arrivano in MLS in estate sono spremuti dalla lunga stagione europea. Ora a NY arriva in panchina Patrick Vieira, ma mi ho l’idea che la proprietà pensi più ai media che al campo. Oltre tutto Vieira avrà come supporto solo uno come Javier Perez, che in carriera al massimo ha allenato la Nazionale USA U18. Occhio invece al nuovo allenatore del Chicago Fire, il serbo però a Veljko Paunović, che da CT della Serbia U20 ha fatto vedere bellissime cose, seppur con tanto talento in campo. Ancora giovane, 38 anni, in passato ha giocato in MLS con Philadelphia, e proverà a rivoluzionare una squadra reduce dall’ennesima stagione fallimentare con molti suoi uomini di origini slave. Proverà a tenere gli attaccanti il brasiliano Gilberto e il ghanese David Accam [che però sembra prossimo allo Stoke, NdR], e sono curioso delle sue scelte draft, dove il Fire parlerà per primo. Che ne pensi del lavoro di Klinsmann con la Nazionale USA, molto criticato negli ultimi mesi? Jurgen Klinsmann ha una personalità e una storia molto diverse da quelle di Bruce Arena. Il suo lavoro è ancora in pieno sviluppo, e non ha ancora fatto ciò per cui è stato scelto. Di certo è stato un po’ una delusione, ha fatto il minimo. Grande personaggio dal punto di vista tecnico, come allenatore però non ha mai completamente convinto: un triennio da CT della Germania non indimenticabile e una stagione al Bayern Monaco che è sembrata più l’omaggio al personaggio che altro. Come vedi il futuro della MLS? La crescita sarà continua, e vista la media pubblico e le entrate in aumento, presto farà concorrenza anche a molte società europee. I calciatori adorano gli Stati Uniti, la vita lì. Guarda Pirlo: lì vive bene, si allena bene, è considerato un mito, una leggenda, ma può anche uscire per strada tranquillamente. E presto toccherà anche a giocatori più giovani. Peccato che a suo tempo non sia andato in America Alessandro Del Piero. Se avesse scelto gli USA avremmo forse preso i diritti prima e lui si sarebbe divertito di più e per più tempo. E anche la MLS sarebbe cresciuta prima. The best is yet to come Fino al 2019 compreso https://t.co/XhXXHEQOsl — Stefano Benzi (@stefano_benzi) November 29, 2015

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