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Diritti TV, la Serie A deve ringraziare la MLS!
Scritto il 2014-11-21 da Franco Spicciariello su Soccer Business
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Qualche settimana fa la Lega Serie A ha chiuso l'accordo per ciò che riguarda  la distribuzione all'estero dei  diritti televisivi del massimo campionato italiano.

A pochi giorni dall'annuncio è stato rivelato però un particolare retroscena che riguarda la Serie A e in maniera indiretta anche la Major League Soccer, lega nordamericana che ha recitato un ruolo importante per i club del nostro campionato.

Stando a quanto riportato da TuttoSport, infatti, il maxi-rilancio sui diritti della Serie A 2015-18 di MP & Silva (che per il 2015-18 verserà 186 milioni in media a stagione, 172 il primo anno, poi 185 e 200, con un poderoso balzo in avanti rispetto ai 117 del 2012-15) è stato frutto dell'asta avvenuta pochi giorni prima che ha visto Img aggiudicarsi i diritti per la MLS per circa 6 milioni, cifra di tre volte superiore a quella dell'ultimo accordo (che era di 2 milioni). Il suddetto aumento ha quindi acceso poi la corsa per il campionato nostrato con Img che si è fermata 140 e MP & Silva arrivata appunto a 186 milioni.

Rimane ora da capire se Fox Sports Italia, che ha appena annunciato che trasmetterà i playoff MLS a partire da questa domenica, riproporrà la MLS nel 2015, visto che i diritti sulla lega USA di MP & Silva scadranno a fine stagione.

Nell'annuale NSCAA Convention è andata in onda la Lectio Magistralis di Eric Wynalda, ex centravanti della Nazionale USA ai Mondiali 1990 e 1994, passato anche per Saarbrucken e Bochum prima di esordire coi San Jose Clash nella MLS segnando il primo gol di sempre della storia della lega. Chiusa la carriera nel 2008, è diventato allenatore - sedendo anche sulla panchina degli Atlanta Silverbacks della NASL - e principalemte uno dei più apprezzati commentatori televisivi, grazie alla sua competenza ed alla capacità di essere sempre molto diretto, specie nelle critiche. Tutte caratteristiche emerse nella convention riservata agli allenatori universitari, in cui ha messo nel mirino l'intero sistema calcistico americano: dalla US Soccer Federation a Klinsmann, passando per il ruolo della MLS e quello dei calciatori e dell'ambiente. Ecco gli estratti più interessanti: "Disfunzionale è la parola perfetta per descrivere la relazione tra la U.S. Soccer Federation e la MLS". Sulla stagione MLS che parte a marzo. "L'unica ragione per cui iniziamo a marzo e finiamo a dicembre è perché Bob Kraft [proprietario dei New England Revolution e dei New England Patriots della NFL] dice 'noi finiamo a febbraio, voi quando potete iniziare? Purtroppo siamo manipolati, ci sono dei poteri che non vogliono che il calcio abbia successo. A causa di queste date la MLS non riesce ad entrare nei grandi giri del mercato dei calciatori". Sull'organizzazione della lega. "Inoltre, siamo in piena stagnazione, mentre invece ci dicono che va tutto bene. la realtà è che la MLS perde $100 milioni all'anno. E ciò nonostante lo schema Ponzi [affermazione poi ritrattata, Ndr] creato da Don Garber, che costringe ogni club a pagare $100 milioni per entrare, e punta quota 32 club. Meglio questo sistema o uno di promozioni/retrocessioni? Pensiamo a ciò che è realistico, non siamo pronti per questo. In futuro sì, è il passo verso il livello successivo. Ma ricordate che senza le promozioni e le retrocessioni il Manchester United sarebbe il Chattanooga of America. Ma le cose si possono sistemare. Guardate la Premier League, sono i diritti televisivi a far andare bene le cose lì. Io lavoro per Fox, e posso dire che i miei capi vogliono vedere questo sport ad un altro livello. Perché quindi non cominciare dal cambiare il calendario, utile anche al mercato? Giocare d'estate serve solo per le amichevoli. E poi perché sino ad oggi la MLS ha bloccato ben 227 trasferimenti in Europa? Il salary cap è sbagliato, meglio il sistema di luxury tax della MLB". "Non è una lega professionistica, per definizione. Il problema è che in MLS i giocatori non sentono la sfida. Non per dare addosso a Landon Donovan, ma l'ho visto lasciare l'allenamento del mercoledì almeno 15 o 20 volte. Se non rendi i squadre e giocatori responsabili col rischio retrocessione non diventeremo mai una potenza calcistica". Sul CT USA Jurgen Klinsmann: "Non è colpa sua. E' l'intero sistema che non funziona.In questo clima per Klinsmann è impossibile lavorare. Lo appoggerò sempre, anche se non sa che Fabian Johnson non è un terzino destro e che Landon Donovan era tra i 23 migliori giocatori di questo paese". Su Merrit Paulson, il proprietario dei Portland Timbers che ieri ha dichiarato che "Klinsmann ha gettato merda [traduzione testuale di 'crapped on'] sulla MLS". "Paulson non sa le cose come stanno. Non gliele dicono". Sui coach della MLS: "Dominic Kinnear [San Jose Earthquakes, e due volte vincitore della MLS Cup con Houston, NdR] è il migliore che abbiamo, seguito da Jason Kreis. Il problema in MLS non sono i coach o i giocatori, ma il clima complessivo della lega". Sulla sua carriera. "Sono stato il primo americano ad andare a giocare in Germania. Avevo paura, perché nella mia testa stavo rappresentando il futuro di tutti i calciatori americani. Pensavo, 'se dovessi fare cazzate nessun altro verrà più qui. Ad alcuni compagni non piacevo forse proprio perché ero americano". Su Jordan Morris, che Klinsmann sta spingendo verso il Werder Brema e che invece la MLS vorrebbe a Seattle. "Volete tenere un ragazzo in una bolla per dirgli ogni giorno 'quanto se i bravo!'?. Seattle è sbagliata, la lega è sbagliata. Potrei parlare di Michael Bradley, ma è meglio di no. Bisogna lasciarsi alle spalle la mentalità NFL". Una serie di commenti da parte di uno dei nomi più noti del soccer USA e dei canali sportivi, che certo provocherà una reazione importante. Bisogna solo attendere.  

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Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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L’evoluzione calcistica del Continente americano potrebbe a breve conoscere un passaggio storico. Il nuovo florido mercato del Nord America potrebbe saldarsi, infatti, con la tradizione e il prestigio delle big sudamericane in un unico torneo per club, l’Americas Champions League, che dovrebbe vedere la luce tra il 2018 e il 2019, raggruppando nella più grande competizione calcistica delle Americhe 64 squadre. Concorrenza serrata alla Libertadores. Il torneo, promosso da MP & Silva, punta a mettere a disposizione delle squadre partecipanti un tesoretto da oltre 400 milioni di euro (440 milioni di dollari) frutto di diritti televisivi e pubblicitari. Una cifra, ancora lontana dagli introiti Uefa che per Champions ed Europa League viaggiano ormai sui 2 miliardi di euro a stagione, ma che metterebbe in secondo piano il torneo della Concacaf ed anche la Libertadores: il premio ottenuto dal River Plate campione in carica nell’ultima edizione è pari a quella che nell’Americas Champions League sarebbe la sola quota per la partecipazione. Circa cinque milioni di euro per la qualificazione al nuovo torneo, con un premio vittoria da 30 milioni di dollari (27,6 milioni di euro). Un tesoretto che MP & Silva è sicura di poter far crescere nettamente con il passare degli anni. LEGGI: Napout, presidente CONMEBOL: "Voglio le squadre americane in Copa Libertadores" La composizione: occhio di riguardo verso gli Usa. L’attenzione principale, anche per ovvie questioni di marketing, sarà posta sulle squadre della MLS che tuttavia al momento sono le più restie a sposare il progetto. Mentre club e federazioni sudamericane sono più favorevoli. In ogni caso, la prima edizione del torneo dovrebbe prevederei una massiccia presenza di squadre statunitensi e canadesi, per un totale di sedici franchigie da inserire nella competizioneo. A seguire, il Brasile con quattordici squadre partecipanti e l’Argentina con dieci. Il Messico, altro mercato di fondamentale importanza per ciò che riguarda i diritti televisivi, dovrebbe portare in dote otto squadre. Le restanti sedici squadre verranno suddivise tra gli altri paesi caraibici e del Sud America. In alternativa, il format di partenza potrebbe contemplare un numero di club inferiore anche per sperimentare la praticabilità di un torneo che, a differenza di quello europeo, si delinea certamente di più complessa organizzazione, consideranto le distanze e le differenze climatiche tra i due Tropici. Il calendario insomma potrebbe essere un nemico. Ma la forza economica e il fascino di una competizione panamericana potrebbero alla fine prevalere. Fonte: Marco Bellinazzo - Il Sole 24 Ore

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