SPORT
Marco Di Vaio, a fine stagione l'addio al calcio giocato
Scritto il 2014-10-03 da Franco Spicciariello su MLS
Tweet

Dopo averci girato intorno per quasi un anno, è arrivato il momento per Marco Di Vaio - 38 anni - di mettersi alle spalle una lunga e gloriosa carriera. A suggerire la possibilità è lo stesso giocatore del Montreal Impact.

E' difficile da dire", ha dichiarato Di Vaio ieri sera dopo l'allenamento. “Penso che tornerò in Italia [a fine stagione]”, cui ha fatto seguito una nota sul sito del club quebeçois: "Sono lieto di annunciare che dopo 20 anni di carriera mi ritirerò da giocatore del Montreal Impact".

  • VIDEO: Tributo a Marco Di Vaio

Nonostante già lo scorso anno Di Vaio fosse stato chiaro che questa sarebbe stata la sua ultima stagione, per tutto l'anno si sono rincorsi rumors di un suo possibile rinnovo, in particolare a partire dal mese scorso a seguito dell'arrivo dell'argentino Ignacio Piatti, che con Di Vaio ha trovato subito un'intesa perfetta.

L'ex attaccante di Lazio, Juventus e Bologna - tra le altre - ha però detto di voler ricongiungersi con la sua famiglia, trasferitasi a Bologna alla fine del 2013. “Dopo aver giocato qui sarà difficile tornare a casa. Ma ho delle responsabilità, e quando sono lì non è un problema".

Di Vaio ha negato che un l'avanzamento ottenuto da Montreal ai quarti di finale di CONCACAF Champions League (mancano tre punti per la certezza) per la prima volta dal 2009 possa fargli cambiare idea, essendo il ricongiungimento con la famiglia la sua priorità.

L'ex attaccante anche di Lazio e Juventus ha spiegato: "Sono molto orgoglioso di quello che ho fatto in questi due decenni da professionista, il mio sogno era quello di giocare ai livelli più alti e ci sono riuscito. Adesso proverò a fare il massimo in questo mio ultimo mese da calciatore".

Il presidente dell'Impact, Joey Saputo, l'ha così salutato: "Marco ha fatto tutto ciò che ci aspettavamo. E' stata la nostra prima scelta e si è rivelata giusta, con la sua qualità e la sua esperienza ha aiutato la squadra a progredire sul campo. Qui si è guadagnato il rispetto di tutti, lo ringraziamo per quello che ha fatto per il nostro club e la nostra città".

Marco Di Vaio è sbarcato in Quebec nel maggio 2012 con un contratto di 18 mesi, rinnovato lo scorso ottobre 2013, e che lo pone al 10° tra i più pagati della lega. Per lui 31 gol gol in 70 match in Major League Soccer, oltre a 4 reti in Champions League quest'anno. Al momento Di Vaio - che esordì  prima in Coppa UEFA e Coppa Italia A nel 1993 con la Lazio guidata allora da Dino Zoff, e poi in Serie A con Zdenek Zeman l'anno successivo - è il quarto top score di sempre dell'Impact dietro Lloyd Barker, Eduardo Sebrango e l'attuale assistant coach Mauro Biello. Prima della MLS ha messo a segno 142 gol in 342 partite in Serie A.

Nota: Dopo la vittoria per 1-0 sui New York Red Bulls in Champions League mercoledì, l'Impact tornerà in campo sabato al Saputo Stadium contro i San Jose Earthquakes.

Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

Calcio - Socceritalia

Dopo gli anticipi con le vittorie di Columbus su Chicago e il SuperClàsico vinto dai LA Galaxy contro i San Jose Earthquakes nell'esordio con gol di Steven Gerrard, MLS in campo a piene forze per la Week #21 nel sabato in cui gioca anche la Nazionale USA, che ha battuto Cuba per 6-0 nei quarti di CONCACAF Gold Cup. La concorrenza con la Gold Cup stavolta Toronto non l'ha sentita, avendo anche recuperato Jozy Altidore, mentre Seattle continua ad essere in difficoltà ed a perdere punti senza Clint Dempsey e con Oba Oba Martins fuori per infortuni. Toronto FC 2 1, Philadelphia Union 1 In attesa dell'esordio di Andrea Pirlo a New York, è ancora Sebastian Giovinco il protagonista nella Major League Soccer. L'ex attaccante della Juventus ha trascinato con un assist e un gol i Toronto FC al successo per 2-1 contro la Philadelphia Union. La Formica Atomica è sempre più l'idolo incontrastato dei tifosi canadesi, con 12 gol e 9 assist in questa stagione. Giovinco al 29' serve il canadese Marky Delgado per l'1-0, tre minuti dopo realizza di persona il gol del 2-0. Per l'ex bianconero è il 12° gol nel campionato americano. Al 91' il gol della bandiera di Philadelphia con l'ex centravanti dei tedeschi del Mainz Conor Casey, entrato nel secondo tempo, che batte Joe Bendik. Con questa vittoria, Toronto si porta al terzo posto nella classifica della Eastern Conference alle spalle dei DC United e dei New York Red Bulls. HIGHLIGHTS: Toronto FC vs. Philadelphia Union 2-1  New England Revolution 1, New York City FC 0 Basta un gol del centrocampista Lee Nguyen al 12' per consentire al New England Revolution di battere per 1-0 il New York City FC - in 10 dal 55' per l'espulsione di Ned Grabavoy - e interrompere una serie di cinque sconfitte consecutive. Ancora niente esordio per Frank Lampard, ancora con qualche problema muscolare, mentre il debutto di Andrea Pirlo è atteso per la prossima settimana allo Yankee Stadium per il match contro l'Orlando City. HIGHLIGHTS: New England Revolution vs. New York City FC 1-0 Sporting Kansas City 2, Montreal Impact 1 Klinsmann vedrà avanti a lui tanti altri per la Nazionale, ma Benny Feilhaber continua col suo splendido campionato a centrocampo dello Sporting Kansas City, che nella notte supera il Montreal Impact per 2-1 allo Sporting Park, dove gli uomini hanno vinto le ultime otto in tutte le competizioni. E' Feilhaber ad aprire le marcature al quarto minuto: una palla rubata dall'ex Wigan Roger Espinoza e spedita all'ungherese Kristian Nemeth,cross indietro per Feilhaber e gran sinistro nell'angolo destro della porta quebeçois. Al 34' Feilhaber stavolta l'assist lo fa lui per Dom Dwyer, tagliando in due la difesa avversaria. Accorcia poi le distanze al 59' lex Lecce l'argentino Ignacio Piatti, interrompendo la serie senza subire gol di KC che durava da 355'. Con questa vittoria lo Sporting sale a due punti dalla vetta della Western, ma con due partite in meno rispetto al FC Dallas, mentre Montreal rimane a -3 dalla zona playoff ma con 3 match da recuperare sull'Orlando City. HIGHLIGHTS: Sporting Kansas City vs. Montreal Impact 2-1 Orlando City 0, New York Red Bulls 2 Orlando City che per la seconda settimana consecutiva perde in casa, deludendo i 33,518 presenti nonostante il calore estivo della Florida. Stavolta sono i NY Red Bulls ad uscire vittoriosi dal Citrus Bowl coi gol dell'ex compagno di centrocampo di Lucas Biglia all'Anderlecht, Sacha Kljestan, e dell'italo americano ex Leeds il centravanti Mike Grella, entrambi su assist di Dax McCarty. Per New York è la quarta vittoria consecutiva ed è ora a sei punti dal DC United capolista, che però ha tre partite in più. Orlando invece deve guardarsi le spalle, essendo all'ultimo posto buono dei playoff, e con in vista sabato la sfida col New York City FC di Pirlo, che dovrà affrontare senza Cyle Larin, espulso al 32' per una mini rissa. HIGHLIGHTS: Orlando City SC vs. New York Red Bulls 0-2 FC Dallas 2, DC United 1 Anche DC deve guardarsi le spalle dopo mezza stagione sempre in testa, vista la sconfitta di ieri negli oltre 30 gradi del Texas, che hanno costretto l'arbitro a concedere ai giocatori pause per la reidratazione. A Dallas è un gol di Fabian Castillo in pieno recupero a regalare i tre punti alle Hoops texane, alla quarta vittoria consecutiva. DC era andata sotto al 73' per un gol di Kellyn Acosta, pareggiato quattro minuti dopo da un autogol di Matt Hedges. Poi nel recupero Castillo punisce gli uomini di Ben Olsen. Dallas rimane quindi intesta alla Western con un punto sui Galaxy e due partite in meno, ma lo Sporting KC gli fa sentire il fiato sul collo. HIGHLIGHTS: FC Dallas vs. DC United 2-1 Seattle Sounders 0, Colorado Rapids 1 Basta un contropiede con gol dell'irlandese Kevin Doyle all'84' a fare la differenza nel match della notte vinto dai  Colorado Rapids per 1-0 in casa dei Seattle Sounders . Gol di Doyle che è stato l'unico lampo di un brutto match, con entrambe le squadre apparse in difficoltà sull'erba appena sdraiata al CenturyLink Field a causa dell'amichevole fra Manchester United e Club America giocata venerdì. Per i Rapids (5-6-9, 24 punti) non solo è la terza vittoria consecutiva, che permette loro di mantenere speranze per i playoff (che rimangono difficili), ma è anche la prima assoluta a Seattle dall'ingresso dei Sounders in MLS nel 2009. Per Seattle (10-9-2, 32 punti) invece, quinta sconfitta nelle ultime sei partite, di cui quattro senza mai segnare. Forse nei Sounders qualcuno comincia ad essere infastidito della scelta della MLS di non fare soste nelle date FIFA. HIGHLIGHTS: Seattle Sounders vs Colorado Rapids 0-1 Real Salt Lake 2, Houston Dynamo 0 Nella Western sale anche il Real Salt Lake, evidentemente rinfrancato dall'aver eliminato LA in US Open Cup, e che ieri sera ha fatto fuori con un secco 2-0 la Houston Dynamo tornando a vincere dopo quattro partite. Seratona del piccolo Joao Plata, bravo prima a costruire l'azione per il gol dell'argentino Javier Morales, per poi raddoppiare al 65' con la sua prima rete stagionale. . L'RSL è ora a sei punti dall'ultimo posto buono dei playoff, occuoato da Portland, Houston a -8, ma con una partita da recuperare. HIGHLIGHTS: Real Salt Lake vs. Houston Dynamo 2-0 Portland Timbers 1, Vancouver Whitecaps 1 Vancouver si fa superare da FC Dallas (che ha anche una partita in meno) in testa alla classifica della Western Conference pareggiando 1-1 a Portland. Vantaggio Timbers nel primo tempo con il regista argentino Diego Valeri, ma il connazionale Matias Laba pareggia i conti al 58' per i 'Caps. Risultato buono per entrambe, considerando che Portland ha vinto sei delle ultime nove partite e che invece Vancouver arrivava da due sconfitte. Brutto il finale, con espulsione diretta per il difensore dei 'Caps Jordan Harvey per un tackle da dietro su Valeri, e rissa tra giocatori. HIGHLIGHTS: Portland Timbers vs. Vancouver Whitecaps 1-1

Calcio - Socceritalia

L'imprenditore canadese di Montreal e il campionato dei proprietari stranieri: "Un colpo alla Pirlo? No, preferisco i giovani" È IL TERZO straniero ad investire sul calcio italiano più importante. Dopo James Pallotta (AS Roma) e Erick Thohir (Inter FC e DC United), prima di mr. Bee (Milan). Ma è il primo a parlare la lingua e ad essersi guadagnato la promozione in A. Joey Saputo, 51 anni, imprenditore canadese di Montreal, settore latticini, immobiliare e trasporti, ha salvato il Bologna dal fallimento e l'ha riportato tra le grandi. Senza fare proclami, con soldi veri (40 milioni già spesi) e l'aria dell'eroe per caso. Appartiene alla sesta famiglia più ricca del Canada. Sposato, quattro figli, non ha mai giocato a pallone, viaggia con aereo personale. Non l'avesse già usata il pubblicitario Seguela per Mitterand verrebbe da dire: la forza tranquilla. Lei ha chiesto di incontrare i dipendenti del Bologna. "Sì. Volevo conoscere la gente che ci lavorava. Squadra a parte. Sapere cosa pensavano delle loro mansioni, dell'ambiente, e di come si poteva migliorarlo ". Anche il settore lavanderia. "Si sono presentate due signore. Mi hanno detto: la lavatrice ha un problema, non funziona più bene, e allora tante maglie le laviamo a mano. Ho pensato: siamo nel 2015 e c'è ancora chi fa il bucato della squadra sciacquando i panni?" C'era bisogno venisse uno dal Canada per una lavatrice? "Mio padre, Emanuele, siciliano di Montelepre, mi ha insegnato che in un'azienda la prima cosa che conta è il capitale umano. Quando avevamo mille dipendenti e non i tredicimila attuali, papà li conosceva tutti. Il Bologna era una società molto in sofferenza, ma c'erano margini per risalire, o almeno per provarci. Io nella crisi ho visto un'opportunità". Lei è nato nel '64, anno dell'ultimo scudetto del Bologna. "Voglio essere chiaro e onesto. Papà è siciliano, mamma veneta, mia moglie ha origini calabresi. Io ho giocato a hockey su ghiaccio, non a pallone. E non tifavo Bologna, anche perché in Canada ho una squadra, il Montreal Impact, che partecipa all'MLS, alla lega americana di calcio. Non mi ha mosso la nostalgia per il grande passato, per Bulgarelli e le vecchie partite, ma la voglia di scoprire se ci poteva essere più futuro. Per me lo sport è intrattenimento. E va trattato seriamente, in maniera cool". Le sembrano cool gli scandali, le scommesse, la violenza? "No. Ma sono l'ultimo arrivato, non mi permetto di dire: ora vi faccio vedere io. Però se tratti la gente da animale non meravigliarti se ti morde. Il contenitore conta: è sostanza per la forma. Solidità e funzionalità fanno il resto. Andrea Agnelli mi ha detto: non posso cambiare il calcio da solo. Ha ragione. La Juve si è dotata di uno stadio moderno. Ma gli altri? Io stesso in Canada ne ho costruito uno. I grandi calciatori stranieri non vengono più in Italia. Perché dovrebbero, stipendio a parte, se la casa dove si esibiscono è sciatta, malridotta, senza spettatori? Non serve una squadra forte in una Lega debole. In America quando noi proprietari ci incontriamo è per vedere di raggiungere un bene comune. Non cambieremo il calcio con i proclami, ma lavorando tutti insieme, facendo sistema, migliorando il prodotto. E passando dalla responsabilità collettiva a quella individuale. Si punisca chi commette violenza. Le leggi ci sono. Costruiamo stadi moderni, ospitali, con parcheggi, e bella atmosfera. Ambiente diverso, calcio diverso". Quindi riformerà quello di Bologna. "Sì. Serve un rifacimento: per i primi interventi al Dall'Ara la data è settembre. Per la ristrutturazione generale entro due mesi avremo una prima valutazione dei costi. Credo attorno ai 4-5 milioni. Un anno per il progetto definitivo. Restyling, hospitality, curve, ampliamento parcheggio, copertura dello stadio. Anche il centro di Casteldebole va riammodernato, vorrei spazio per le giovanili e le donne. Una stessa casa per tutto il Bologna. È così che si costruisce il senso di appartenenza. Io sono grato di ricambiare questa città che mi ha accolto bene, ma a tutti dico: pazienza. Siamo ritornati in A, con molta fortuna, ora dobbia- mo lavorare per restarci. E a proposito: la nostra terza maglia la sceglieranno gli abbonati ". Che modello ha in testa: Udinese o Fiorentina? "Noi in America dividiamo tra società che vendono i loro pezzi più pregiati e chi anche acquista con un progetto. Per ora scelgo di stare a metà strada. Ma rafforzare il settore giovanile mi interessa molto". Nel '97 a Bologna arrivò Baggio, a fine carriera. Ora c'è Pirlo libero. "Non voglio mettere bocca nel mercato. Ognuno nella società ha i suoi ruoli. Ma confesso che siamo un po' indietro perché l'arrivo in A è stato soffertissimo e incerto fino all'ultimo. Quale calcio mi piace? Non ho un'idea precisa. O forse sì, ho ammirato il Carpi che ci ha bastonati 3 a 0. Hanno corso dall'inizio alla fine, lottando su ogni pallone. Non ho nemmeno un calciatore preferito, ma evito attaccanti e portieri. Mi piace chi sta a centrocampo e costruisce gioco". A proposito di Carpi e Frosinone. "Conosco la polemica. Ma il risultato del campo va sempre rispettato. Il problema non è se arrivano in A città con scarso bacino d'utenza, ma se c'è una legge che imponga loro un impianto decente, una struttura moderna". Risponde su Pirlo? "Non serve urlare: compro questo o quello. Sono per gli investimenti a lungo termine. Pirlo è un grandissimo. Ma tra la polvere di stelle e un giovane campione con futuro scarto l'immenso passato. Piuttosto mi piacerebbe un po' più di flessibilità nel sistema prestiti: perché a parità di trasferimento un giocatore può rifiutare? E meno barriere nella vendita biglietti, perché non si possono diversificare le offerte? Il marketing è importante, a suo modo gioca anche lui. Per questo vorremmo un solo sponsor sulle nostre maglie". Sua moglie è gelosa delle sue trasferte in Italia? "Carmie è solidale, anche se a volte fa finta di protestare: ma cosa ci vai a fare? Il calcio ci ha fatti innamorare. L'ho conosciuta a Pasadena, luglio '94, finale mondiale Italia- Brasile, siamo rientrati insieme in aereo. Due miei figli tifano Milan. Tornerò qui con la mia famiglia, andremo all'Expo e poi in vacanza a Milano Marittima. Ma la mia base resta il Canada". Lei è chairman, carica insolita, Tacopina presidente. "L'unico che decide sono io. Solo io posso firmare, con l'ad Claudio Fenucci. Tacopina è stato importante, mi ha coinvolto nella cordata, ero uno dei soci, quando ho capito che gli altri non avevano capitali, mi sono assunto tutta la responsabilità economica. È buffo: non volevo comprare il Bologna, solo trovare una sponda per i miei giocatori del Montreal, pensavo che potessero trasferirsi qui a imparare. Invece ci sono venuto io. E a questo punto le decisioni spettano solo a me". Giuri che non se la prenderà con gli arbitri. "Prometto. Anche perché per un'azienda è controproducente. Ho chiesto ai nostri tifosi di applaudire l'Avellino, che ci aveva appena battuti. Voglio un mondo di avversari, non di nemici".   Fonte: Emanuela Audisio - La Repubblica

Calcio - Socceritalia

Login
SOCCERITALIA
SPORT
Tweet di @MLSsocceritalia
Serie A: Calendario e Classifica del Campionato 2015-2016

 


Questa opera è pubblicata nel rispetto delle licenze Creative Commons.

© 2016 Nanalab S.r.l.. Tutti i diritti riservati.

P.IVA 09996640018