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Di Vaio, ultima partita: "Grazie Montreal, torno a Bologna"
Scritto il 2014-10-27 da Americo Costi su MLS
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Ultima partita in carriera, ieri notte, per il goleador degli Impact. Ora lo attende una scrivania a Casteldebole

Addio con gol ieri notte per Marco Di Vaio, nell'1-1 tra Montreal Impact e D. C. United che ha chiuso la stagione regolare del campionato nordamericano e messo fine alla sua ventennale carriera. La rete, arrivata al 26° del primo tempo, è stata la sua nona in stagione e la 34ima su 76 partite disputate dopo il trasferimento da Bologna al Canada, avvenuto nel 2012.

  • VIDEO: Di Vaio show nel suo ultimo match

"Chiudere col calcio giocato è un po' triste - ha detto Di Vaio al termine del match - ma questa è stata una grande giornata per me e la mia famiglia, e sono contento. Segnare è stato l'obiettivo della mia vita, e questa è l'ultima volta che proverò una simile emozione. Però qui a Montreal ho avuto calore e affetto da tutti, dentro e fuori lo stadio: sono stato fortunato".

I Montreal Impact hanno chiuso una stagione travagliata con 6 vittorie, 18 sconfitte e 10 pareggi, finendo ultimi nel girone Est della Major League Soccer e mancando così l'accesso ai playoff.

L'ultima uscita di Di Vaio è avvenuta sotto una gelida pioggia battente che ha costretto gli spettatori del Saputo Stadium a cercare riparo per tutta la prima parte della gara mentre i ventidue in campo si davano battaglia su un terreno scivolosissimo. Finché poco prima della mezz'ora l'ex attaccante rossoblù è scattato in sospetta posizione di fuorigioco e ha messo il pallone in rete alle spalle Bill Hamid. Di Vaio ha poi avuto un'altra occasione da gol al 52', ma non è riuscito a concretizzarla. Il pareggio è stato siglato da Espindola.

Il trentottenne Di Vaio aveva le figlie con sé all'inizio della partita, quando ha avuto una piccola cerimonia di addio in mezzo al campo. Il suo compagno di squadra, Issey Nakajima-Farran, gli ha consegnato un quadro che ritrae Di Vaio nell'ormai celebre gesto di baciare l'anello di matrimonio dopo aver segnato. "Questo quadro verrà con me a Bologna, a casa mia", ha detto Di Vaio, che è in procinto di assumere una posizione dirigenziale del nuovo Bologna di Tacopina e Saputo. Saputo è il proprietario dei Montreal Impact.

Nakajima-Farran, che ha dipinto personalmente il quadro, ha detto di aver impiegato 27 ore per realizzarlo: "Speravo di vederlo piangere - ha poi ammesso a fine cerimonia - ma non è successo. Marco sembrava abbastanza contento".

Di Vaio tornerà nella sua Bologna dove sabato prossimo l’ex capitano sarà al Dall’Ara per seguire l’impegno dei rossoblù contro il Carpi, e dove lo attende un ruolo dirigenziale nel nuovo club rossoblu di Tacopina e Saputo, proprietario anche dei Montreal Impact: "Saputo al Bologna è qualcosa di incredibile - ha poi aggiunto Di Vaio a Sky - non me lo sarei mai aspettato, ma sono contento perché ci può essere un futuro migliore per il Bologna. Io ho fatto tante esperienze diverse, era quello che sognavo, ho fatto una carriera di alto livello e ho lasciato un buon ricordo".

Dopo aver onorato per anni unicamente le stelle di Redskins, Senators, Nationals, Capitals, Wizards, la Washington D.C. Sports Hall of Fame vedrà finalmente un giocatore del D.C. United essere nominato nei suoi ranghi, con tanto di cerimonia il 17 luglio prima del match Nats-Pirates e con un banner commemorativo al Nationals Park (stadio di baseball). E il DCU non poteva che entrare nella HoF se non con la stella più lucente della sua storia: "El Diablo", Marco Etcheverry, vincitore coi rossoneri di 3 MLS Cup (1996, ’97 e ’99), una US Open Cup (’96), una CONCACAF Champions’ Cup e una Copa Interamericana (1998), oltre ad essere nominato MLS MVP nel 1998. Sarà il terzo personaggio nella HoF legato al calcio, dopo il coach della Howard University James ‘Ted’ Chambers e l'ex allenatore dei NY Cosmos e della Nazionale USA Gordon Bradley. “Ha fatto così tanto per me, per la squadra e per il calcio di questo paese", disse nel 2004 - in occasione dell'addio al calcio del giocatore - Bruce Arena, ex coach del DC United e oggi ai LA Galaxy. “Non credo che le persone riusciranno a capire... Non vedremo un giocatore così in MLS per molti anni a venire". E Arena fu profeta. LA STORIA Ottimo dribbling e tecnica sopraffina, Etcheverry è cresciuto nell'Academia Tahuichi, forse il più grande serbatoio di calcio giovanile del Sudamerica. Ha fallito il tentativo di sfondare in Europa (è stato solo per pochi mesi nell'Albacete, in Spagna), ha però trascinato la Bolivia alla - fino ad oggi almeno - sua ultima partecipazione ai Mondiali, a USA 1994, in cui però giocò solo 5 minuti per un'espulsione per fallaccio di reazione su Lothar Matthaeus all'esordio. Ma sempre con la Nazionale boliviana (13 gol in 71 partite) nel 1997 sfiora la vittoria nella Copa America casalinga, perdendo in finale col Brasile. Due anni dopo i Mondiali ecco lo sbarco in America, dove Marco Antonio Etcheverry scrive la storia degli albori della Major League Soccer, rendendo il D.C. United una potenza della nuova lega. In 191 match a Washington D.C. “El Diablo” segna 32 gol, piazzando 101 assist, la gran parte dei quali per il suo connazionale, il centravanti Jaime Moreno, a lungo top scorer assoluto della MLS. Oltre ai due boliviani, lo United dell'epoca presenta molti giocatori di buon livello: John Harkes (che giocò anche con lo Sheffield Wednesday), Eddie Pope, Jeff Agoos, Roy Lassiter (recordman di gol in una stagione MLS con 27, meteora al Genoa) e Raúl Díaz Arce, per nominarne alcuni, ma è Etcheverry la vera spinta di un motore inarrestabile. Un'avventura di successo quella col DCU, iniziata però molto male. “Iniziammo col piede sbagliato", ha [in realtà 7 delle prime 9, NdR]. Eravamo una buona squadra, con un buon allenatore, ma non stava funzionando nulla. Fossimo stati in un altro paese sarebbe crollato tutto. Fu dura, ma alla fine vincemmo la MLS Cup 1996, mostrando di essere i migliori”. Molti non ricordano quella che ad oggi rimane la più incredibile vittoria di una squadra americana, e cioè la oggi defunta Copa Interamericana nel 1998, che metteva di fronte i vincitori della Copa Libertadores contro quelli della CONCACAF Champions’ Cup. E il D.C. fu capace di superare per 2-1 tra andata e ritorno il Vasco de Gama, che presentava gente quale Mauro Galvão, Donizete, Guilherme, Luizão e un giovane Juninho Pernambucano (finito in seguito ai NY Red Bulls nel 2013). LEGGI: Interamericana, quando DC battè il Vasco de Gama “Eravamo in qualche modo diventati il miglior team delle Americhe battendo il Vasco de Gama che aveva appena perso la finale di Coppa Intercontinentale con il Real Madrid. Mostrammo di essere ad un livello più alto", ricorda Etcheverry, che insieme ad un gruppo di grandi giocatori, americani e stranieri, ha seminato la rinascita del calcio in America dopo il crollo della NASL all'inizio degli anni '80. "Quando arrivai in America non c'erano campi né stadi per il calcio. Oggi vedi campi ovunque e sempre pieni. C'è grande passione per il calcio negli USA. Facemmo il lavoro sporco insieme a ‘El Pibe’ [Carlos Valderrama], [Jorge] Campos, [Roberto] Donadoni – giocatori straordinari. Ma alla fine nessuno di noi lavora in MLS oggi sì da continuare ad ispirare talenti", spiegò a FIFA.com. Oggi Etcheverry vive in West Virginia, ed è rimasto rossonero: "Questo è il mio club. Il mio cuore e la mia anima saranno sempre col DC United”. LA SCHEDA Bolivia. Santa Cruz de la Sierra, 26 settembre 1970 • Ruolo: attaccante • Squadre di appartenenza: 1985-87: Academia Tahuichi; 1987-89: Destroyers; 1990-91: Bolívar; 1991-92: Albacete; 1992: Bolívar; 1993-94: Colo Colo; 1995: América Calí; 1996-97: DC United Washington; 1997-98: Barcelona (Ecuador); 1999: DC United Washington; 2000: Oriente Petrolero; 2001: DC United Washington • In nazionale: 70 presenze e 13 reti (esordio: 22 giugno 1989, Bolivia-Cile, 0-1) • Vittorie: 2 Campionati boliviani (1991, 1992), 1 Campionato cileno (1993), 1 Campionato ecuadoregno (1997), 3 Campionati statunitensi (1996, 1997, 1999)

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Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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La pausa per il Montreal Impact è arrivata al momento giusto, dando così ai quebeçois la possibilità di tirare un po' il fiato in vista di un calendario durissimo che li vedrà scendere in campo per 18 volte nelle prossime 10 settimane, un accumulo dovuto agli impegni di Champions di inizio stagione. L'Impact occupa attualmente il sesto posto nella Eastern Conference, l'ultimo buono per la qualificazione ai playoff, e con qualche partita da recuperare appunto, che dà loro un po' di vantaggio su Orlando e New York City FC. Ci vorrebbe un crollo sul modello di quello del 2013, quando in panchina c'era lo svizzero Marco Schällibaum e in campo Marco Di Vaio, per non farcela. Ma con Frank Klopas alla guida, Montreal appare meglio organizzata di due anni fa, sia dal punto di vista del gioco che della forma fisica, grazie anche a qualche ricambio in più. Ma l'obiettivo per il team di Saputo va oltre la semplice qualificazione, puntando almeno al terzo o quarto posto, che consentirebbe di giocare in casa il playoff game per la prima volta. Inoltre Klopas ha il contratto in scadenza a fine stagione, e certo farà di tutto per conquistarsi il rinnovo. Dopo un difficile 2014, dovesse riuscire a vincere il Canadian Championship - 2-2 l'andata contro Vancouver -, con tanto di posto Champions, qualificandosi per i playoff, e aggiungendo al tutto la semifinale di Champions di marzo scorso, ecco che il posto sarebbe suo anche nel 2016. Ma su come l'Impact chiuderà la stagione peserà moltissimo l'impatto che avrà l'ingresso in squadra di Didier Drogba. In passato spesso i giocatori in arrivo dall'Europa a metà stagione hanno avuto qualche problema di adattamento, compreso ad esempio Marco Di Vaio quando sbarcò in Canada nel giugno 2012. Ma se Drogba dovesse inserirsi senza troppi problemi, ecco che diverrebbe un vero "game changer" capace di fare sfracelli, specie nella poco spettacolare Eastern Conference (a parte forse per i New York Red Bulls in grande ascesa). L'attaccante ivoriano porta l'attacco dell'Impact ad un altro livello, sia per presenza fisica che per i gol, tutte cose che ai quebeçois mancano sin dal loro sbarco in MLS nel 2012. Non aver mai avuto un attaccante della forza di Drogba ha sempre comportato dover puntare su giocate veloci per infilare le difese avversarie. Ma di fronte a squadre molto chiuse, ecco i problemi. Mentre con Drogba ora il problema sarà per gli altri, visto che mettersi ad aspettare costringerebbe i difensori a gestire l'ex Chelsea troppo vicino alla porta. E sarà difficile vedere avversari chiudersi come ha fatto il DC United qualche giorno fa, vincendo poi con un solo tiro in porta. Chi poi dovrebbe trarre vantaggio (e viceversa) dall'arrivo di Drogba sarà certamente il centrocampista creativo ex Lecce Ignacio Piatti, spesso sottoposto a trattamenti speciali dagli avversari. Con Drogba certamente ci saranno per lui più spazi, e forse inizierà anche a passare di più il pallone. Per Didier Drogba il debutto è previsto per sabato contro la Philadelphia Union, in un match che vedrà il primo tutto esaurito dal 2013 per lo Stade Saputo, quando Montreal giunse ai playoff per la prima volta. Si spera che sia il segnale di un nuovo corso, grazie all'arrivo della superstar francofona. Fonte: Nick Sabetti - Sportsnet.ca

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