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AS Roma: nel CdA Mia Hamm, stella del soccer femminile
Scritto il 2014-10-27 da Franco Spicciariello su Soccer Business
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Novità societarie per la AS Roma americana: l'assemblea dei soci ha approvato il nuovo cda, senza gli uomini di Unicredit, che in estate ha ceduto a James Pallotta le proprie quote, e a fortissima presenza americana, con i nomi di uomini d'affari, ex giocatori di hockey e donne manager anche nell'orbita del governo Bush.

Escono dal board giallorosso Claudio Fenucci e il protagonista della scalata alla AS Roma, Thomas R. DiBenedetto, ed entrano Mariel Margaret Hamm detta Mia, la calciatrice statunitense vincitrice di due Fifa World Player (2001 e 2002), ed una delle sole due donne incluse nella Fifa 100, la lista dei migliori 125 calciatori di tutti i tempi e Richard D'Amore, tra i soci che hanno aiutato DiBenedetto ad acquistare il club di Trigoria, e che era uscito a fine 2011.

Una sorpresa l'ingresso dell'ex calciatrice Usa Mia Hamm. Nazionale USA per 17 anni, in cui è diventata un'icona sportiva in un paese dove il calcio femminile è più seguito di quello maschile, solo qualche giorno fa aveva lanciato un indizio che pochi hanno colto durante la premiazione per il Golden Foot a Montecarlo. "La squadra che seguo maggiormente? La Roma. E il mio giocatore preferito è Francesco Totti".

Nata a Selma, in Alabama, nel 1972 ha iniziato la sua carriera da calciatrice nel North Carolina Tar Heels e dopo 103 reti in 95 presenze si è trasferita al Washington Freedom dove ha contato 25 gol in 49 partite. La sua leggenda è però legata alla maglia della nazionale: 275 partite e 108 reti, oro ai giochi olimpici di Atlanta 1996 e Atene 2004, argento a Sydney 2000 e coppa del mondo di calcio femminile nel 1999. Lo scorso 10 ottobre è stata premiata con il Golden Foot mentre ad oggi resta una delle due donne nella storia dello sport a far parte della FIFA 100, la lista dei migliori calciatori di tutti i tempi. Per comprendere il mito di Mia Hamm basti pensare che in Usa la Barbie versione calciatrice è ispirata a lei e che il simbolo della Women's Professional Soccer, il campionato femminile americano, è il disegno della sua silhouette.

Numerosi i contratti di sponsorizzazione che ha avuto in carriera,per marchi del calibro di Pepsi, Gatorade e Mattel, tanto per citarne alcuni. La Nike, nel 1999, le ha addirittura intitolato uno dei palazzi del suo quartier generale di Beaverton.

Ha vinto il FIFA World Player nel 2001 e 2002, prime due edizioni del riconoscimento internazionale. Negli anni passati è stata anche nominata “club ambassador” del Barcellona. E, infine, il riconoscimento più prestigioso: Pelè l’ha infatti inserita nella FIFA 100, la lista dei migliori 125 giocatori al mondo stilata in occasione del centenario della Fifa. Nell’elenco la Hamm è l’unica donna, assieme alla sua ex compagna di nazionale Michelle Akers.

Sposata, con tre figli (di cui due nati da un precedente matrimonio), la Hamm è attiva anche nel sociale: nel 1999, a seguito della morte del fratello adottivo per anemia aplastica, ha fondato la Mia Hamm Foundation, ONG che si occupa della raccolta di fondi a favore di famiglie in difficoltà.

Il cda presieduto da James Pallotta perde quindi quasi totalmente la sua impronta italiana (restano solo in tre: il dg Baldissoni con Navarra e Cambareri) e si avvolge di stelle e strisce aprendo le porte della ‘Magica’ a Charlotte Beers (ex sottosegretario di Stato degli Stati Uniti per la pubblica diplomazia e gli affari pubblici), John Galantic (presidente e direttore operativo di Chanel Usa, a capo delle operazioni commerciali e dello sviluppo strategico dei settori moda, cosmetica, orologi e gioielli negli Stati Uniti), Cam Neely (presidente della squadra di hockey dei Boston Bruins), e Barry Sternlicht (presidente e ad di Starwood Capital, azienda di investimenti privati da lui fondata nel 1991 che si occupa di mercato immobiliare globale e che affianca Pallotta nell’affare legato al nuovo stadio di Tor di Valle).

Il poker si va ad aggiungere al ceo Italo Zanzi, a Stanley Gold (presidente del Cda della Shamrock Holdings, società d’investimenti diversificati interamente di proprietà della famiglia Disney), e a Brian Klein, ex dirigente nella banca d’affari Goldman Sachs e presidente dello sviluppo della US Soccer Foundation.

Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

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Si è aggiunto anche il commissioner della MLS, Don Garber, alla lista dei personaggi famosi che nella giornata di oggi hanno inviato un messaggio al presidente della AS Roma James Pallotta, in occasione della presentazione del progetto dello Stadio della Roma da costruire nella zona di Tor di Valle. Ecco le parole di Garber: «Congratulazioni a te e a tutta l’organizzazione dell’AS Roma per la dedizione e il duro lavoro profuso nel portare a termine il progetto Stadio della Roma. Ho seguito i progressi da New York e vorrei cogliere l’occasione per esprimere il mio sostegno a questo progetto, finanziato esclusivamente con fondi privati, che darà un grandissimo contributo al calcio mondiale, alla Città di Roma e a tutta l’Italia. Avendo dedicato gran parte della mia carriera a diffondere il Bel Gioco nell’America settentrionale, posso confermare in prima persona l’impatto che possono avere gli stadi moderni pensati specificamente per il calcio. Ogni stadio, qui, ha infatti avuto un impatto positivo, duraturo e commensurabile sulle comunità locali, stimolando l’economia e inorgogliendo i residenti e gli appassionati. Qui alla Major League Soccer sosteniamo i vostri sforzi per regalare a Roma uno stadio di calcio moderno e di respiro internazionale e attendiamo impazienti di celebrare questo successo nel futuro prossimo!».

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Dopo la vittoria contro la Colombia conquistata grazie ad un gol dell'attaccante dell'Utrecht Rubio Rubin, i ragazzi di Tab Ramos ci speravano. Oggi invece l'avventura americana si è infranta nei quarti contro la Serbia, uscita vincitrice dopo i calci di rigore. Ne sono serviti ben nove per assegnare il posto in semifinale, al termine di un match in cui gli Stati Uniti sono arrivati privi di ben quattro titolari: Jamieson e Tall infortunati, Allen e Acosta squalificati). Bella e combattuta la partita, con la Serbia più propositiva e gli USA bravi di rimessa. Prima occasione per Antonov, su cui salva Steffen - l'eroe del rigore decisivo parato alla Colombia - mentre poi tocca a Thompson spedire di poco a lato. Ancora Steffen para alla grande su una punizione bassa e angolata di Živković, mentre Rajković blocca su Rubin, su bell'assist dell'ala del Tijuana Paul Arriola. A Tommy Thompson (San Jose Earthquakes) arriva poi la palla del match, ma l'errore è macroscopico. Si va ai supplementari. La Serbia che va vicinissima alla rete con Saponjic che in scivolata a porta vuota manda la sfera fuori incredibilmente da due passi su cross Mandic, col difensore del Tottenham Cameron Carter-Vickers che sporca la palla sulla linea. Dall'altra parte gli americani hanno la palla della vittoria quando il difensore serbo Babic toglie dalla testa di Rubin una possibile conclusione in rete. E quindi i rigori. Errore di Rubin. Il portiere e capitano della Serbia, Predrag Rajković,  para e sbaglia un rigore decisivo, come anche Joel Soñora (Boca Juniors). Ma poi John Anthony Requejo, Jr., 19enne terzino sinistro del Club Tijuana, si fa parare il tiro e  regala la semifinale ai suoi contro il Mali. Si chiude così un buon Mondiale U20 per gli USA, che però non riescono a superare lo scoglio quarti ancora una volta, e a superare così il miglior risultato ottenuto al 1989 FIFA World Youth Championship in cui chiusero quarti assoluti dopo aver perso la finalizza col Brasile. In quell'edizione l'ex attaccante dello Standard Liegi Steve Snow si classificò secondo nella classifica marcatori con tre reti. ________________________________________________________________________ USA vs. SERBIA: 5-6 d.c.r. (0-0) Marcatori: – Rigori: Rubin (USA, parato), Zdjelar (S, gol), Payne (USA, gol), Mandić (S, fuori), Arriola (USA, gol), Babić (S, gol), Hyndman (USA, gol), Grujić (S, gol), Zelalem (USA, gol), Živković (S, gol), Soñora (USA, traversa), Rajković (S, parato), Delgado (USA, gol), Antonov (S, gol), Caster-Vickers (USA, fuori), Veljkovic (S, parato), Requejo (USA, parato), Maksimović (S, gol) USA (4-2-3-1): Steffen; Payne, Miazga, Carter-Vickers, Requejo; Hyndman, Delgado; Arriola, Thompson (103′ Soñora), Zelalem; Rubin. A disp.: Moore, Olsen, Donovan, Palmer-Brown, Caldwell, Jamieson. All.: Ramos Serbia (4-2-3-1): Rajković; Stevanović, Veljkovic, Babić, Antonov; Zdjelar, Maksimović; Živković, S. Savić (111′ Grujić), Gaćinović (68′ Šaponjić); Mandić. A disp.: Manojlović, Milošević, Pankov, V. Savić, Ilić, Janković, Jovanović. All.: Paunović Arbitro: Artur Dias (Portogallo) Note: ammonizioni: Requejo (USA), Antonov, Mandić (S)

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