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SJ Earthquakes, preso il terzino uruguayano Pablo Pintos
Scritto il 2014-09-03 da Americo Costi su Calciomercato
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E' un nome conosciuto quello del terzino destro ingaggiato ieri dai San Jose Earthquakes della MLS, in particolari ai tifosi della SS Lazio, che se lo videro sbarcare in ritiro senza contratto nel 2010. Il club californiano ha infatto chiuso l'accordo col terzino destro uruguagio Pablo Pintos.

Solo quattro anni fa sembrava come un nuovo crack nel ruolo di terzino destro, dove aalla Lazio avrebbe dovuto sostituire l'attuale laterale destro svizzero della Juventus Lichtsteiner. Pintos aveva attirato su di sé l’attenzione di molti club, soprattutto europei, dopo una sola stagione in Argentina. Tra campionato e coppa Sudamericana, aveva infatti collezionato 38 presenze e segnato 4 reti sotto la guida di Diego Pablo Simeone, ex laziale e campione d’Italia con la Lazio nel 2000.

«Pablo Pintos? Una furia della natura, non lo conoscevo e mi ha impressionato per la sua corsa, qualità e forza fisica. Sulla fascia è instancabile, per lui vedo un grande futuro, anche perché di esterni destri con la sua qualità non ce ne sono molti in giro...», il pensiero espresso dal Cholo su questo ragazzo all'epoca. Quasi una garanzia, insomma. Si diceva addirittura che il suo modo di giocare ricordasse parecchio Maicon dell’Inter.

Tutte caratteristiche che avevano portato la Lazio ad acquistarlo per 2,5 milioni di euro dal San Lorenzo, che l'anno precedente lo aveva preso dal Defensor Sporting Club di Montevideo per una cifra vicina al milione di dollari. Addirittura pare che il DS Igli Tare, scrivevano i giornali di allora, avvesse bruciato Valencia e Atletico Madrid in Spagna, e Parma, Palermo e Catania in Italia. Ma il manager del giocatore, l'ex romanista Daniel Fonseca, lo stesso di Fernando Muslera, aveva dato la sua parola a Claudio Lotito.

Ma le norme sugli extra comunitari, a causa della mancata cessione di Makinwa da parte dei biancocelesti e - principalmente - per l'arrivo del brasiliano Hernanes, impedì il tesseramento di Pintos, che finì così in Spagna: "Questa stagione giocherò in Spagna nel Getafe - dichiarò Pablo Pintos all'Ansa -, poi l'anno prossimo tornerò alla Lazio". Era il 30 agosto 2010. Ma non andò così.

L'accordo con la Lazio non si formalizzò più, con tanto di rottura tra Lazio e Fonseca e trasferimento di Muslera in Turchia causa mancato rinnovo (e la Lazio si ritrova ancora Lorik Cana, scambiato col portiere uruguayano, e il suo mega stipendio sul groppone). E proprio in Turchia finì nel 2012 Pintos, al Kasımpaşa, dopo un ritorno in patria al Defensor Sporting. Nell'agosto 2013 arriva l'esperienza con gli argentini del Tigre, ma a gennaio è già di nuovo a casa, nel suo Defensor.

A luglio scorso i primi rumors, fino all'accordo di ieri, che sarà a breve ufficializzato dalla Major League Soccer, e per il quale mancano solo le ultime carte. A San Jose Pintos dovrà far dimenticare l'iraniano-americano Steven Beitashour ( che ha partecipato ai Mondiali) trasferitosi ai Vancouver Whitecaps a gennaio, giocatore per il quale coach Watson non ha fino ad oggi trovato un sostituto adeguato. Al suo posto ha infatti schierato Brandon Barklage, apparso discontinuo, mentre il tedesco Andy Gorlitz si è infortunato a maggio e sarà fuori sino a fine stagione. Ci ha provato anche col veterano Shaun Francis, che però serve a sinistra come back up di Jordan Stewart.

Per Pintos, 27 anni, arriva comunque l'ultima occasione di rilanciare una carriera che sembrava avviata verso grandi palcoscenici, mentre ora deve adattarsi ad una delle piazze "minori" della MLS.

Il Torino, l'Atalanta e, ultima della lista, il Chievo Verona. Tanto l'interesse per Diego Fagundez, 21enne centrocampista avanzato e originariamente attaccante uruguagio del New England Revolution, squadra per la quale conta oltre 118 partite e 28 gol. Giocatore brevilineo che fa della visione del gioco la sua arma di forza. Nella stagione 2013 ha dimostrato anche una certa abilità realizzativa andando in goal 13 volte, per non parlare dei 7 assist serviti. Nel 2014 non si è confermato siglando 5 reti e servendo 4 assist in 31 partite (2142 minuti), perdendo il posto da titolare, per poi ripartire alla grande nel 2015, diventando l'arma in più della squadra di Jay Heaps. Calciatore dal grandissimo potenziale "costretto" a giocare come centrocampista sinistro nel centrocampo a 5 per esigenze tattiche, ma che potrebbe tranquillamente essere schierato come trequartista, ruolo più indicato a lui. Nato in Uruguay, è figlio di Washington Fagundez, portiere professionista che gli diede il nome in omaggio al compagno Diego Dorta. Cresciuto col mito di Luis Suarez, l'esordio con la maglia dei New England Revolution arriva a soli 16 anni ed ora è alla quinta stagione con il club di Boston, di cui è diventato un protagonista assoluto negli ultimi due anni, dopo che da bambino aveva avuto la possibilità di emigrare in Italia, al Milan. Stellina della Sub-20 dell'Uruguay, preferito agli USA si cui è ancora in attesa del passaporto (pur avendo indossato la maglia a stelle e strisce nelle giovanili), deve però ancora crescere (177cm per 64kg) fisicamente - mentre emotivamente ha dimostrato di reggere bene la pressione - ma il suo talento ha già conquistato tanti club in Serie A e non solo.

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Forse è la volta buona per rivedere Freddy Adu negli Stati Uniti. Dopo un tour che lo ha portato in Portogallo, Francia, Grecia, Turchia e poi, dopo un breve passaggio alla Philadelphia Union, Brasile, Serbia (allo Jagodina, dove in 6 mesi gioca 14 minuti) e Finlandia, l'ex centrocampista della Nazionale USA ha trovato un accordo coi Tampa Bay Rowdies della NASL (North American Soccer League), la Division II, secondo quanto riporta Ives Galarcep su Goal.com. Adu attualmente milita col KuPS, club della prima divisione finlandese, dove da marzo è sceso in campo solo 5 volte, venendo anche spesso schierato nella squadra riserve. Di lui si è parlato poco tempo fa per uno splendido calcio di punizione, ma certo il salto da giocatore del futuro degli USA a un club finlandese di secondo piano è notevole. Esploso all'attenzione dei media di tutto il mondo con l'esordio a 14 anni in MLS con la maglia del DC United, Adu divenne una celebrità in tutti gli Stati Uniti, contribuendo anche con 5 reti nella sua prima stagione da pro e vincendo la MLS Cup 2005. Nel 2007 poi, alcune grandi prestazioni ai Mondiali U20 sembrarono il suo lancio definitivo nel grande calcio. Ma le aspettative non si sono mai realizzate, facendo di lui un secondo Niil Lamptey (un'ipotesi fatta dal Guardian addirittura all'esordio di Adu). Colpa forse anche della sfortuna (fu ad esempio Camacho a volerlo al Benfica, ma fu esonerato immediatamente) ma molto anche del giocatore, su cui da più parti si sono addensate nubi di critiche relative ad una certa supponenza e poca voglia di allenarsi. Dopo il suo trasferimento in Europa, nel 2012 la sua carriera sembrava essersi ripresa a Philadelphia (24 match e 5 gol), ma a fine stagione la rottura col club e il passaggio al Bahia (una sola presenza in campionato) hanno riavviato il percorso discendente. A soli 26 anni però Adu ha ancora molto da dare al calcio, e a Tampa Bay troverà un suo mentore, l'ex CT dell'Under 20 Thomas Rongen, uno dei migliori allenatori di sempre nella storia del calcio statunitense, che ha recentemente anche guidato le Samoa Americane alla loro prima vittoria in un match di qualificazione mondiale. E la NASL sembra il trampolino ideale per rilanciarsi. Reduce da un ottima Spring Season 2015 chiusa al secondo posto, Tampa punta sul fantasista di origini ghanesi per aggiungere quel pizzico di fantasia ai gol di Stefano Pinho e Jose Angulo, puntando a sfidare i NY Cosmos.  Le attese ci sono, ma stavolta su di lui non c'è certo il peso di dover diventare il salvatore del soccer USA. Ma certo se riuscisse a portare Tampa a battere i Cosmos per il titolo NASL, vendicando la sconfitta nel Soccer Bowl 1978, ai tempi delle sfide acerrime tra Rodney Marsh e Giorgio Chinaglia, potrebbe finalmente riprendere la via per comunque diventare un giocatore a tutti gli effetti. AGGIORNAMENTO 15/7 OFFICIAL: The Rowdies have signed MF/F @FreddyAdu! Welcome to Tampa Bay, Freddy! READ MORE --> http://t.co/iiTDLQrT0P pic.twitter.com/QELTEm7raT— Tampa Bay Rowdies (@TampaBayRowdies) July 14, 2015

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La stagione appena terminata sarà sicuramente da ricordare per Stefano Mauri. Il capitano laziale, è riuscito con i suoi compagni a conquistare la possibilità di giocarsi l'accesso alla Champions League all'ultima giornata e si è reso protagonista di una stagione importante. Anzi, da record. Mai prima, infatti il centrocampista laziale aveva segnato ben 9 reti in campionato. Adesso, Mauri è già proiettato alla prossima stagione e, in un'intervista rilasciata a Calcio2000, parla anche del suo passato e dei suoi anni alla Lazio. IL PASSATO - "Udinese? Ho davvero un piacevole ricordo. Conquistammo la Champions League al primo anno e, per la prima volta nella mia carriera, ebbi la possibilità di giocare nell'Europa dei grandi. È stata un'avventura che mai dimenticherò. Quando terminò l'avventura in Champions League, mi fu chiaro che era giunto il momento di nuove sfide. E così arrivò la chiamata della Lazio, che non potevo rifiutare. C'era anche il Palermo, ma ho scelto i biancocelesti perché mi hanno voluto più di tutti. Sono stato tra i primi colpi del presidente Lotito". PRESENTE - "Fiducia nei miei confronti? I giornali non mi danno mai titolare ma, con il passare del tempo, mi ritrovo sempre a giocare con continuità. Probabilmente perché in campo riesco ad adattarmi sempre e con qualsiasi altro giocatore. Sono capace a giocare in qualsiasi ruolo e modulo e questo mi ha aiutato moltissimo in carriera". LEGGI: Mercato, Montreal: interessa Mauri E FUTURO - "Futuro in MLS? Non so cosa accadrà, ma sono in scadenza con la Lazio e devo parlare con il presidente Lotito. Non credo ci saranno problemi, ma se dovesse arrivare una proposta interessante dalla MLS la valuterei sicuramente con attenzione".

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