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US Open Cup, Seattle seppellisce Chicago e vola in finale
Scritto il 2014-08-14 da Franco Spicciariello su MLS
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Davvero una brutta serata per il Chicago Fire che, in trasferta allo Starfire Sports Complex di Tukwila (WA) per la semifinale di US Open Cup, è stato seppellito per 6-0 dai Seattle Sounders.

Una vittoria che vale per Seattle il diritto a giocare la finale contro la Philadelphia Union (che ha superato FC Dallas ai rigori nell'altra semifinale) il prossimo 16 settembre al PP&L Stadium di Chester (PA), alla ricerca della quarta US Open Cup nella quinta finale in sei anni di storia del club in MLS.

  • HIGHLIGHTS: Seattle Sounders vs. Chicago Fire 6-0

Eroe della serata il centrocampista Andy Rose, che quest'anno non aveva mai segnato, andato in gol due volte a cavallo dei due tempi. Ad aprire i giochi era però stato l'attaccante dei Sounders  Chad Barrett dopo soli 6 minuti, seguito appunto da Rose al 35' e al 58'.

La quarta rete arriva al 79' con l'ex interista Obafemi Martins, partito dalla panchina. La doppietta del centravanti Kenny Cooper chiude il match per l'imbarazzo del Chicago Fire, il cui coach Frank Yallop nel dopo partita non può fare altro che scusarsi per quello che è il risultato più largo del torneo da quando nel 1996 i club MLS sono entrati. Chicago che peraltro non ha mai sconfitto Seattle in US Open Cup,

In campo per Seattle anche il terzino DeAndre Yedlin, la cui cessione al Tottenham è stata appena annunciata da parte del club inglese.

Viaggio nella squadra con il tifo più "europeo" della MLS, espressione di una città con una grande cultura sportiva: il futuro del calcio degli States, visto oggi. «Posso solo dire che sono contento di esser stato parte di tutto questo, di aver visto questa cosa, come dire, nella mia vita», dice un signore attempato, sulla sessantina, con in testa un cappellino dei Seattle Sounders, la squadra di calcio della capitale dello Stato di Washington. «Perché io ho visto i momenti brutti. Ho visto… il niente. E ora vedo questo, e dico Grazie, Grazie, ogni volta che entro nello stadio, perché non avevo mai sperato di poter vedere una cosa del genere nella mia vita». A parlare è Frank MacDonald, ex-direttore Pr dei Seattle Sounders, dei primi Sounders, quelli fondati nel 1974 e disciolti nel 1983, nell’allora NASL, la prima grande Lega americana di calcio, che era, per dirla con un eufemismo, “in anticipo sui tempi”. Lo fa ai microfoni di Copa90, un’interessante web-series di documentari calcistici. MacDonald esprime un pensiero abbastanza tipico nella sua generazione di persone del calcio in America, quelli che hanno visto il calcio fallire per tanti anni (prima con la NASL, poi con la prima versione della MLS, quella, per dirla in parole povere, “pre-Beckham”). Ma se la gioia, o per giunta l’incredulità, per l’ora-assodato successo del calcio in America è sentimento abbastanza tipico per un appassionato di calcio americano di sessant’anni, non c’è niente di tipico quando si parla di calcio, e di sport, nella città di Seattle. Seattle non è una città immensa. Non conta più 650.000 persone. Eppure, ha sempre avuto una cultura sportiva, e soprattutto di tifo, straordinaria. Il sentimento cittadino per i tristemente defunti Sonics, ex-squadra della NBA, era calorosissimo, era parte del tessuto sociale urbano, e la loro morte ha creato un vero e proprio trauma collettivo, da cui è poi nato un movimento per riportare il basket a Seattle, che si corona con la produzione di un documentario, SonicsGate: Requiem for a Team, che illustra in maniera lampante le irregolarità del team di investitori capitanato da Clay Bennet che finirono per sancire l’addio definitivo da Seattle e l’approdo nell’Oklahoma, dove diventarono i preferiti di tutti gli hipster del basket, gli Oklahoma City Thunder. Una cosa del genere, in altre città orfane di squadre di basket, non è mai successa: non a St. Louis, non a Cincinnati. Ma Seattle è speciale: ama il suo sport. Tutto il suo sport. Prendiamo il football americano: i Seattle Seahawks, vincitori del Superbowl del 2014, godono di una delle fan-base più rumorose e calorose di tutta l’NFL: talmente rumorosi che sono noti come The 12th Man, Il Dodicesimo Uomo, e talmente fondamentali per i successi della squadra che la maglia numero 12 è stata ritirata dalla proprietà, manco fosse quella di Baresi, proprio in segno di rispetto verso i tifosi. E tutto questo alla faccia del fatto che stiamo parlando di football americano a Seattle; un luogo talmente poco storicamente legato allo Sport Nazionale del Mid-West che nella fantastica serie Friday Night Lights (la miglior serie tv a sfondo sportivo mai creata) i riferimenti al football a Seattle sono un running joke in più puntate della serie. Do they even have football in Seattle? chiede la moglie del coach, ridendo, in una scena memorabile. La risposta è chiara: eccome se c’è, e, a giudicare da come vanno i Cowboys, meglio rendersene conto, amici texani. Il discorso vale anche per il calcio. I tifosi dei Sounders sono diversi da tutti gli altri tifosi di calcio in America. C’è un articolo, sul sito di approfondimento sportivo americano Bleacher Report, dal titolo Seattle Sounders have the Best Fans in Pro-Sports. Non è cosa da poco: fermatevi un attimo a ragionare su cosa voglia dire per un sito di sport americano, un sito che quindi parla di football, hockey, baseball e basket, uscire con un articolo con un titolo del genere. E la cosa bella è che non si tratta del tipico esempio di “giornalismo” sensazionalistico dell’era di internet e del click-baiting – es. Questo pipistrello che mangia una banana è la cosa più dolce del mondo – no: è proprio la verità. Non esiste niente di simile, in America, e forse al mondo. Prima di tutto, i tifosi marciano allo stadio tutti assieme, ogni partita, dietro enormi striscioni, suonando tamburi, e cantando. Dal centro allo stadio. E quando ci arrivano, non smettono mai di cantare, dall’inizio alla fine. In tanti. Presente quando si urla Tutto lo stadio? Bene, a Seattle è letteralmente così. Cantano tutti, e stanno tutti in piedi, anche in tribuna. In una partita importante, vedere meno di sessantamila tifosi paganti al Century Link Field sarebbe una delusione. Anche il numero di tifosi paganti medi è pazzesco: quarantottomila, un dato sensazionale, se si pensa che l’attendance media nelle partite di MLS è meno della metà, e che è più di quanto non faccia l’AC Milan, che invece ha a sua disposizione uno stadio da quasi novantamila posti e una città con una cultura calcistica secolare. I tifosi dei Sounders, poi, sono diversi da quelli delle altre squadre della MLS: perché sembrano dei tifosi veri. Dei tifosi europei. Anche meglio dei tifosi europei medi: sono proprietari di parte della società, e hanno diritto di voto per l’elezione del General Manager ogni quattro anni, e quattro occasioni d’incontro con la dirigenza all’anno. Sono organizzati, sono strutturati, sono inclusivi, anti-fascisti, anti-omofobici e anti-razzisti. Lo dicono loro stessi, e con l’accento americano suona strano: We are antifa supporters. Hanno dei veri gruppi (non userei la parola ultras, perché sono civili) con dei veri nomi. Il gruppo più grande sono gli Emerald City Supporters, ma ci sono anche i Gorilla FC, e i La Barra Furza Verde (il gruppo ispanico).  Il quoziente ispanico è particolarmente rilevante, come in tutto il calcio americano, ma i Sounders hanno un’altra cosa che le altre squadre non hanno: il loro capo-curva è una donna. Una donna ispanica. Poi, ovviamente, i ragazzi che suonano i tamburi dall’inizio alla fine sono filippini. L’esperienza del tifo a Seattle è collettiva, e trasversale, taglia la città dall’alto al basso, dai quartieri ispanici a quelli filippini, dai bianchi agli afro-americani. E tutti quanti cantano e ballano e, a un certo punto,pogano. L’unica altra squadra nella MLS che può contare su un tifo anche vagamente paragonabile sono i Portland Timbers. Ma non è un caso: i Timbers sono i rivali dei Sounders. E rivalità, in America, vuol dire qualcosa di diverso che qui da noi. Gli elementi base sono gli stessi, chiaro, ma la rivalità è vista diversamente che da noi, o forse non è corretto dire “vista”, piuttosto, è “raccontata” in modo diverso.  Un esempio: la storica rivalità tra i Brooklyn Dodgers e i New York Giants. È nota come la miglior rivalità negli sport americani. Ed è una cosa importante. Talmente importante che, quando i Giants si spostarono a San Francisco, l’allora presidente dei Dodgers decisedi spostare a sua volta la squadra a Los Angeles per permettere alla rivalità di continuare. Non c’è molto altro da dire, oltre a questo, se non che in America si possono fare discorsi qualitativi sulle rivalità (fate una ricerca su Google scrivendo Which sports rivalry is the best rivalry e vedete cosa viene fuori), che sono una parte fondamentale dell’esperienza sportiva americana, parte della narrazione, a tal punto che i palinsesti televisivi sono strutturati apposta per ricreare il più possibile questo modello di racconto sportivo. E si ripresenta a tutti i livelli. La rivalità tra i Lakers e i Celtics è nota a tutti, ma per fare audience ESPN trasmette ogni anno la partita tra Ole Miss e Alabama nel college football, oppure quella tra Missouri contro Nebraska, o North Carolina contro Virginia. Queste rivalità hanno un nome proprio: ad esempio, quella (meravigliosa) tra Auburn e Georgia si chiama “Deep South’s Oldest Rivalry”. La cosa arriva fino alle High-school texane e alle loro assurde rivalità decennali con la squadra di football del paese affianco. Nel calcio ce n’è una sola: quella tra i Seattle Sounders e i Portland Timbers. È una cosa seria: ha pure una sua pagina dedicata su Wikipedia (conta ben sei capitoli e quindici sottosezioni). Nel primo paragrafo si legge che «la rivalità tra Timbers e Sounders è una delle più intense dell’intero panorama sportivo americano». È l’unica paragonabile a un derby europeo. Ed è nata, in parte, dalle ceneri dell’acerrima rivalità tra i Seattle SuperSonics e i Portland TrailBlazers nella NBA – rivalità che è stata sfortunatamente interrotta, appunto, quando i Sonics sono diventati i Thunder di Oklahoma City. Una rivalità che sta rinascendo, oggi, sul campo da calcio. Quindi, sì, è chiaro, l’abbiamo detto noi e lo stanno dicendo in tanti, da tanti anni: il calcio negli Stati Uniti sta cambiando, l’attenzione sta aumentando, il livello tecnico sta migliorando, i soldi stanno girando, la gente lo segue sempre di più, ovunque. Ma se vogliamo vedere, oggi, uno spaccato di cosa potrebbe essere il calcio in America nei prossimi anni, non serve una macchina del tempo. Se vogliamo vedere dei veri tifosi, una squadra veramente amata, uno stadio pieno, un vero derby, be’, non ci sono altre scelte. Basta andare a Seattle, oggi, per vedere una città che vive per il calcio. Non è più un sogno di pochi calciofili di vecchia data come il signor MacDonald. È una realtà. Una città Americana che ama il calcio. Chi l’avrebbe mai detto? Fonte: Timothy Small - Rivista Undici

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Si chiude coi botti la MLS Week #24, con un super Oba Oba Martins che al rientro dopo due mesi trascina con una doppietta i Seattle Sounders nel 4-0 sull'Orlando City. 4-0 il risultato finale con l'ex interista autore di una doppietta. HIGHLIGHTS: Seattle Sounders FC vs. Orlando City 4-0 In gol anche il centrocampista Thomas e il neoacquisto l'attaccante paraguayano Nelson Valdez, che regalano ai Sounders i primi tre punti dopo 5 sconfitte consecutive. Fondamentale perSeattle, oltre al ritorno di Martins, l'esordio del difensore panamense Roman Torres, con spostamento di Brad Evans a centrocampo, dando equilibrio a tutta la squadra, che attende ancora Clint Dempsey e l'esordio del centrocampista austriaco Ivanschitz. Per Orlando match impalpabile di Kakà, che essendo un po' l'hub della squadra, quando non gira lui tutto si ferma. Esordio in viola per il centrocampista spagnolo Mateos, arrivato dal Levante ed ex Real Madrid “B”. La vittoria tranquillizza la posizione di Seattle (11-12-2) nella Western Conference, ma ora i Sounders avranno l'impegno infrasettimanale di CONCACAF Champions League contro gli honduregni dell'Olimpia, per poi volare in Utah per affrontare un Real Salt Lake che si gioca le ultime speranze di playoff. L'Orlando City (7-11-7), che inizia a vedere allontanarsi l'ultimo posto playoff (ha 28 punti come Montreal, ma i quebeçois hanno 4 partite da recuperare) sarà invece sabato 22 agosto ospite a Toronto, dove l'attende un match difficilissimo. HIGHLIGHTS: Philadelphia Union vs. Chicago Fire 3-3 Chi i playoff li vedrà più difficilmente sono Chicago Fire e Philadelphia Union, rispettivamente ultima e penultima nella Western, ma che ieri al PPL Park di Chester (PA) hanno dato vita ad un match pirotecnico terminato 3-3, con parate spettacolari e due reti in pieno recupero. Per i due club è stata la replica della semifinale di US Open Cup giocata nello stesso stadio mercoledì scorso, ma molto più divertente, con entrambe le squadre alla disperata ricerca dei tre punti per mantenere un lumicino di speranza nella qualificazione ai playoff. La Union pensava di avercela fatta quando al 90' l'attaccante francese Sebastien Le Toux riesce ad infilare Sean Johnson - autore di 8 parate decisive nel finale - per un 3-2 che fa scoppiare i "Sons of Ben" (i tifosi di Philly). Ma passa pochissimo e il nigeriano Kennedy Igboananike segna il secondo gol della sua serata su assist del rientrante Mike Magee, tra le proteste dei giocatori della Union per alcuni errori arbitrali. Da segnalare la serata super di Cristian Maidana autore di tre assist per i tre gol della Union, e ora primo in classifica nella classifica apposita a quota 14 dopo aver superato il centrocampista dello Sporting KC Benny Feilhaber. Per la Union ritorno in campo sabato a Montreal, mentre il Chicago Fire ospiterà gli altrettanto derelitti Colorado Rapids. I risultati della MLS Week #24 e la classifica: New York City-DC United 3-1 SJ Earthquakes-Colorado Rapids 1-0 New York Red Bulls-Toronto 3-0 New England-Houston Dynamo 2-0 Sporting Kansas City-Whitecaps 4-3 Dallas-LA Galaxy 1-2 Real Salt Lake-Portland 0-1 Seattle Sounders-Orlando City 4-0 Philadelphia-Chicago Fire 3-3

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La finale di U.S. Open Cup è fissata per il 30 settembre prossimo al PPL Park, e per il secondo anno consecutivo ci sarà la Philadelphia Union. La Philadelphia Union ospiterà per il secondo anno consecutivo la finale di US Open Cup, stavolta contro lo Sporting Kansas City, dopo che l'anno scorso il club della Pennsylvania è uscito sconfitto per 3-1 coi Seattle Sounders ai supplementari. La Union, ancora alla ricerca del primo trofeo dal suo ingresso in MLS avvenuto nel 2010, ha battuto ieri notte per 1-0 il Chicago Fire grazie ad un gol del francese  Sebastien Le Toux, il suo 16° in US Open Cup, al 74' con un tiro dal limite dell'area visto troppo tardi da Sean Johnson. Vincere la coppa sarebbe di grande aiuto per coach Jim Curtin, molto sotto pressione insieme alla società, pesantemente (e giustamente, considerati i risultati) contestata da parte dei tifosi e attualmente nona nella Eastern Conference. Dall'altra parte in finale Philly troverà Kansas City, che la coppa l'ha già vinta due volte (nel 2012 e 2013), e che ieri ha superato per 3-1 il Real Salt Lake allo Sporting Park. RSL in vantaggio al 24' con Olmes Garcia, ma il sogno del team dello Utah dura solo 11 minuti, fino al pareggio di Soni Mustivar su assist dell'ex centrocampista dell'Amburgo Benny Feilhaber. E' sempre Feilhaber, alla sua miglior stagione, a segnare all'80' il gol vittoria, cui cinque minuti dopo segue il 3-1 del centravanti ungherese Krisztian Nemeth. "E' fantastico essere in finale e ad avere la chance di vincere un trofeo. Questo è ciò che è questo club. Vogliamo vincere ogni anno e a inizio stagione mettiamo insieme un piano per farlo. Ma dovremo essere preparati", ha dichiarato il coach di KC, Peter Vermes. L'ultimo incontro tra Philadelphia e Kansas City è stato lo scorso aprile allo Sporting Park, con i padroni di casa vittoriosi per 3-2 nel recupero.

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