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MLS Week 21, Il Real Salt Lake vince nella "Rocky Mountains Cup"; Quakes 1 Sounders 0
Scritto il 2014-08-03 da Giacomo Costa su MLS
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5 partite nel sabato statunitense per la Major League Soccer, che chiude la giornata, nella notte, con Houston Dynamo-DC United (2AM) e Chivas USA-Dallas (3AM).

Altra vittoria fondamentale dei Los Angeles Galaxy che, dopo aver battuto Seattle (in goal Zardes), ha superato anche i Portland Timbers dando un segnale a tutta la MLS. Dopo il vantaggio di Valeri (punizione deviata) i californiani hanno pareggiato con Zardes (1991, 7 goal nelle ultime 8) e firmato il 2-1 con Keane di testa. L'irlandese ha siglato anche il 3-1 su rigore conquistato a Juninho. Clicca per gli Highlights.

Perde ancora Montréal che cade in casa contro Toronto, che veniva da due sconfitte. In goal Gilberto e Luke Moore. Toronto sale a 29 punti in 20 partite, 8 in meno del DC United che è al secondo posto. Montréal sprofonda a 14 punti in 21 partite. Clicca per gli highlights.

New York Red Bulls hanno battuto per 2-1 il New England Revolution, che ora potrebbe vedere un cambio in panchina. Golazo di Dax McCarty e di B.Wright-Phillips. Ottima la prova vista l'inferiorità numerica a causa dell'espulsione di Miazga al 45'. Clicca per gli highlights.

Altro pareggio per Chicago che in casa aveva un'ottima possibilità per ottenere 3 punti preziosissimi, contro Columbus. Un 1-1 senza grandi emozioni che ha visto andare in rete Magee (rigore) e Federico Higuain. Clicca per gli highlights.

Vittoria importantissima in trasferta del Real Salt Lake in trasferta nel Colorado per la "Rocky Mountains Cup". Decisiva la marcatura di Javier Morales che ha tagliato in due la difesa dei Rapids e ha piazzato un rasoterra imprendibile. Clicca per gli highlights.

San Jose Earthquakes hanno inaugurato il Levi's Stadium, stadio che verrà utilizzato dalla franchigia NFL di San Francisco, attirando 50 mila spettatori. Tifosi ringraziati con una vittoria ai danni dei Seattle Sounders. Decisiva la rete di Djalo servito perfettamente da Wondolowski. Clicca per gli highlights.

Riepilogo risultati:
LA Galaxy - Portland Timbers 3-1
Montréal Impact - Toronto 0-2
NY Red Bulls - New England 2-1
Chicago Fire - Columbus Crew 1-1
Colorado Rapids - Real Salt Lake 0-1
San Jose Earthquakes - Seattle Sounders 1-0

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Quando la Major League Soccer ha deciso di assegnare al gruppo guidato da David Beckham l'expansion team di Miami, ha posto una condizione precisa: la nuova franchigia sarebbe potuta scendere in campo solo dopo aver ottenuto il via libera per la costruzione di uno stadio in città. Ora però, dopo che i due siti preferiti sono stati respinti, l'MLS Commissioner Don Garber ha reiterato il concetto - per la seconda volta in due mesi - della condizione base dello stadio. "Miami rimane una priorità per noi"" ha spiegato Garber in un'intervista con Alexi Lalas e ESPN. "Ci ricordiamo delle problematiche avute in passato, e dobbiamo avere la giusta proprietà e la giusta location per lo stadio. David sta lavorando per mettere insieme ulteriori partner, che sarebbero ottimi per la MLS. Ma al momento non è riuscito ad individuare un'area in grado di dare il necessari accesso e visibilità per il successo della franchigia. L'obiettivo è uno stadio a downtown Miami, e non ci sarà expansion a Miami senza un'area per lo stadio a downtown". A Miami il calcio professionistico manca dal 2010, da quando il Miami FC (USL Soccer, Div. II) - ex squadra dei brasiliani Romario e Zinho - si è trasferito a Ft. Lauderdale. Ma il livello top manca addirittura dal 2002, anno di chiusura del Miami Fusion da parte della MLS. Del 2009 invece il tentativo fallito del Barcellona sempre insieme a Calure di rilanciare Miami. Quale sia la scadenza che Garber e la MLS hanno imposto a Beckham non è però ancora chiaro. Con così tante città interessate ad entrare nella lega, di certo la pazienza avrà un limite. New York City FC e Orlando City entreranno nel 2015, portando la MLS a quota 21 club. Nel 2017 toccherà ad Atlanta. La MLS vuole chiudere (momentaneamente?) l'espansione raggiungendo il numero di 24 club entro il 2020. Per l'ultimo posto disponibile - se Miami fosse confermata - sono in prima fila Sacramento e Minnesota, ma dietro di loro c'è la fila con le varie San Antonio, St. Louis e, ultima arrivata, Las Vegas. Sotto: il rendering dello stadio che Beckham avrebbe voluto a Port Miami. Respinto dal governo della città

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La compagnia austriaca Red Bull Gmbh, fondata nel 1984 dal magnate austriaco Dietrich Mateschitz, il quale volle creare una bevanda energetica ispirandosi a prodotti già esistenti nel sud est asiatico, è diventata negli anni un global brand riconosciuto in tutto il mondo. Una parte della sua dirompente strategia di marketing è stata investire nello sport. Per questo motivo ha creato due scuderie di formula uno, la Red Bull Racing e la Scuderia Toro Rosso, due squadre di hockey, l’E.H.C. Red Bull Muenchen in Germania e l’ Eishockeyclub Red Bull Salzburg in Austria, città dove è stata fondata la ditta. Dopo aver investito persino negli sport estremi tra i quali no snow board e il windsurf e creato alcuni avvenimenti ad hoc la multinazionale tirolese ha investito naturalmente anche nello sport più bello del mondo, creando squadre di calcio ad ogni angolo del pianeta. La prima creatura di questa nuova strategia è stata la Red Bull Salzburg, creata sulle ceneri dello storico club locale Austria Salisburgo nel 2005, con cambio di blasone, nome e colori sociali, scelta che ha creato non pochi malumori nella tifoseria locale tanto da far si che i tifosi scontenti del cambiamento fondassero una nuova squadra con gli stessi colori e nome dell’originale che ora milita in terza divisione. A questo acquisto sono seguiti la fondazione della Red Bull Ghana in Africa, Red Bull Leipzig in Germania, attualmente nella serie B tedesca, Red Bull Brasil, squadra dello stato di San Paolo anch’essa partita dalle divisioni inferiori ed arrivata alla serie B brasiliana. Nel 2006 la Red Bull Gmbh ha diramato i suoi investimenti sportivi anche negli Stati Uniti acquistando dalla AEG, colosso delle comunicazione americano, gli allora New York Metrostars. A quel tempo la lega pro soccer americana, la MLS, non versava in buone condizioni ed annoverava al tempo appena tre investitori che gestivano più franchigie, per cui l’acquisto della squadra newyorkese da parte delle multinazionale austriaca fu salutato come un’ottima cosa da entrambi i lati, sia per l’azienda produttrice del soft drink energetico che trovava così nuovi pascoli da poter sfruttare, sia per la lega che allargava così il proprio novero di investitori e che con la Red Bull tra di essi acquistava così un tocco di internazionalità ed un ritorno di immagine non indifferente mostrando al mondo che investire nel soccer Usa stesse finalmente diventando redditizio. La scelta non è stata vista bene da molti tifosi, nonostante a differenza dell’Austria Salisburgo, i Metrostars e la MLS esistevano da appena una decade e il soccer negli Usa, sebbene nei fatti non sia esattamente così, era ed è visto ancora come uno sport nuovo ed in ascesa. Ma New York, fin dalla notte dei tempi dei sodalizi etnici fondati dagli emigranti arrivati da tutto il mondo ha comunque una forte tradizione a livello di soccer ed i suoi appassionati sono comunque più difficili da accontentare rispetto a quelli di altre latitudini del paese delle opportunità e degli hamburger, tanto che il forum dei tifosi della squadra si chiama ancora Metrofanatic.com e quando si riferiscono alla squadra la chiamano ancora Metrostars invece di Red Bulls. Questo cambio di nome ha così creato malcontento quasi quanto in Austria ed ha allontanato dagli spalti molti appassionati che mai e poi mai tiferebbero per una squadra nata fondamentalmente per fare pubblicità a un soft drink per giunta straniero. Questo disamore intorno alla squadra si è sviluppato anche perché in una tale situazione la nuova dirigenza avrebbe dovuto fare di tutto per mettere in campo un prodotto di qualità che desse spettacolo e che mietesse trofei, invece l’immagine che è trapelata sia tra gli appassionati di soccer della grande mela che tra gli addetti ai lavori è stata come la massima anno nuovo vita vecchia, perché specie nei primi anni gli uomini messi a gestire la società non si sono discostati molto dalle predenti disastrose gestioni di Charlie Stillitano e soci, e tutto questo nonostante a New York vi siano sempre stati dei nomi di impatto internazionale o giocatori che in nazionale dicevano o avevano detto il fatto loro, come grandi nomi si sono seduti storicamente su quella maledetta panchina, ma nonostante i milioni di dollari spesi la franchigia newyorkese nonostante il cambio nome è rimasta fallimentare. Tutt’ora i dirigenti sono spesso messi sotto accusa dai tifosi e dalla stampa locale, con soventi rimproveri di incompetenza e di scarso attaccamento e poca passione, ed in effetti le uniche due cose tangibili che la Red Bull ha portato a New York sono la Red Bull Arena, costruita su modello di quella presenti in Austria e Germania che dal 2010 ha sostituito il cavernoso Giants Stadium, poi demolito, e il Supporters’ Shield arrivato inaspettatamente la scorsa stagione. La Red Bull Arena ha una capienza di 25000 posti ma solitamente la media spettatori si attesta sulle 15000 unità, con punte di 18000 quando la squadra figura bene in classifica, e a parte il pessimo andamento della squadra nonostante la presenza di talento in campo, ed il cambio nome di cui si è già discusso un’altra ragione dello scarso appeal della squadra è anche perché nonostante la squadra giochi ad Harrison nel New Jersey la squadra si picca del titolo di squadra di New York, creando così un doppio effetto negativo, vale a dire allontanare gli abitanti del New Jersey che non si sentono rappresentati che gli snob newyorkesi che non considerano seriamente una squadra che gioca al di là del fiume Hudson. Questi problemi verrebbero comunque e sicuramente risolti se al posto di un’eterna incompiuta ci fosse una squadra con nomi di caratura internazionale e americani di una certa classe coadiuvati da giovani promesse in arrivo dall’accademy o dai college che mieta trofei nazionali ed internazionali e che sia conosciuta in tutto il mondo come una squadra di calcio stellare e non per via dell’accostamento ad disgustoso energy drink (de gustibus non disputandum est, si dice, ma a mio parere è disgustoso –ndr-). L’esempio più lampante anche perché proprio delle stesse terre sono i New York Cosmos, che sebbene rappresentassero nel nome la grande mela giocarono la maggior parte delle loro stagioni, tra cui quelle più memorabili, al Giants Stadium che si trovava a Meadowlands, nel New Jersey… proprio quei New York Cosmos che dopo una gestazione triennale sono tornati alla vita nel 2013 ed ora militano come allora in una lega chiamata Nasl che al momento è una seconda divisione con scarse prospettive di crescita, scarsa copertura televisiva e che rischia di venire addirittura schiacciata dalla fruttuosa partnership tra MLS e la terza divisione USL. Gli attuali Cosmos giocano a Long Island nello stadio di proprietà dell’Hofstra University, e nonostante abbiano messo in campo un prodotto di qualità che potrebbe tranquillamente competere con squadre della MLS, come dimostrato in US Open Cup proprio a spese dei Red Bulls e tenendo testa agli Union di Philadelphia, ed abbiano vinto il campionato 2013, il primo trofeo nazionale vinto da una squadra di New York dal 1995, ovverosia quando i Long Island Rough Riders allora militanti in seconda divisione vinsero il titolo U.S.I.S.L. (allora la prima divisione non essendoci ancora la MLS era la A.P.S.L.) soffre di un problema di forte decremento di presenze allo stadio, con un affluenza crollata a volte ad appena 3000 presenze. Come già scritto in passato Charles Cuttone aveva previsto tutto ciò, e per quanto i Cosmos possano riuscire con l’acquisto di grandi nomi, vincere altri campionati Nasl, fare un miglior lavoro di marketing per coinvolgere più gente possibile, amichevoli di lusso e dulcis in fundo lo stadio di proprietà a Belmont County, la prospettiva che hanno davanti è asfittica, perché a dispetto della storia e del nome e di tutto quel che potranno fare, resteranno sempre una squadra di seconda divisione, visto che la franchigia NY2 è stata infine assegnata agli arabi proprietari del Manchester City che hanno creato il N.Y.C.F.C. che pur non essendo ancora sceso in campo si sta ritagliando già una grossa fetta di appassionati, sia per i grandi nomi già ingaggiati, sia per la partnership con i New York Yankees ed il sapiente lavoro di marketing, erodendo come già detto la base di fans dello sport più bello del mondo che non seguono né Red Bulls né Cosmos, ma anche tra le basi delle due squadre newyorkesi. I Cosmos, se le cose continuano ad andare in questa maniera rischiano di chiudere per la seconda volta i battenti nel giro di pochi anni, e quand’anche riuscissero a costruire il loro stadio a meno che la Nasl non cresca rapidamente in termini di investitori, franchigie, qualità del gioco e visibilità ed appetibilità, avrebbero comunque serie difficoltà a riempirlo. Chi andrebbe a vedere Cosmos vs Oklahoma City in seconda divisione quando in città, senza contare l’offerta a livello sportivo di hockey, football, basket e baseball, puoi vedere Red Bulls vs Los Angeles Galaxy o N.Y.C.F.C. vs Washington D.C.? I New York Red Bulls non corrono lo stesso rischio ma potrebbero venire risucchiati dal vertice di popolarità che i nuovi arrivati si stanno creando e che probabilmente manterranno o aumenteranno. Dice un antico proverbio, chi è causa del suo mal, pianga se stesso, e mai agio fu più adatto sia per i Red Bulls che per i Cosmos. I primi sono stati incapaci di dare a New York quello che il popolo calcistico locale si aspettava, e questo nonostante i grandi nomi sia in campo che in panchina, quasi tre lustri gettati alle ortiche per mala gestione, per quanto riguarda i Cosmos, voci accreditate dicono che il moro mancato ingresso in MLS sia dovuto al non voler dividere con la lega di Don Garber i proventi del marchio nonostante gli fosse stato offerto di entrare in MLS per sessanta milioni di presidenti morti invece dei cento pagati dal Manchester City. Certamente le colpe in trattative di questo genere non sono mai solo da un lato, ma oramai è inutile piangere sul latte versato. Garber ha parlato chiaro, non ci sarà posto per una NY3 in MLS, per cui per salvare capra e cavoli bisognerebbe forse, come già scritto su Empire of Soccer da Patrick MacDonald, che la Red Bulls cambi leggermente la sua politica e acquisti il marchio Cosmos, denominando così i Red Bulls New York Cosmos con lo sponsor del loro energy drink sulle maglie verdi della squadra che fu di Péle, Chinaglia, Beckenbauer e Carlos Alberto per tacer degli altri. La differenza tra l’Austria Salisburgo ed i Cosmos è sostanziale, per quanto molto più antica, la squadra austriaca non è un marchio globale, ma solo una squadra che ha vinto alcuni trofei in un campionato ristretto e modesto come quello austriaco ed è quasi sconosciuta fuori dai suoi confini e in passato aveva già cambiato nome (ma non maglie e stemma) a seconda dello sponsor, basti ricordare nel ’94 quando arrivarono in finale Uefa con l’Inter la denominazione del sodalizio era Casinò Salisburgo. Per quanto riguarda Red Bull Leipzig e Red Bull Brasil erano squadre semiprofessioniste che giocavano in campionati modestissimi e senza lustro e blasone alcuno. Il marchio Cosmos invece evoca una storia prestigiosa e vittoriosa che anche ora sebbene in chiave minore evoca una mentalità ed una squadra vincente, per cui una fusione tra le due società magari con la Sela Sport come socio di minoranza sarebbe la soluzione migliore per le due squadre, per la città di New York e per la MLS. Altra ragione per cui questa soluzione sarebbe quella più adatta è perché gli allora Metrostars avrebbero voluto chiamarsi Cosmos, ma chi al tempo era detentore del marchio, Peppe Pinton, già assistente di Chinaglia, non volle vendere i diritti perché sosteneva che la MLS per via della sua politica di salary cap molto angusti e la sua entità unica non avrebbe onorato lo storico marchio, e i tentativi di appropriarsene sono stati molteplici, ma senza successo. Se così non fosse stato i Metrostars non avrebbero messo in panchina Eddy Firmani, che aveva portato i Cosmos alla vittoria del campionato NASL 1977 e che anche in seguito aveva regalato alla squadra pagine di gloria rimaste scolpite negli annali. Altro indizio è l’inaugurazione della Red Bull Arena con l’amichevole Red Bulls vs Santos, una squadra brasiliana che oggi sebbene abbia recentemente vinto una Copa Libertadores non è da tempo nell’elite del calcio mondiale ed è conosciuta nel mondo solo perché era la squadra dove militava Pélé, proprio quel Péle che nel 1975 sarebbe arrivato ai Cosmos iniziando la soccer devolution che ha portato nei decenni gli Usa ad essere una squadra da non sottovalutare a livello mondiale ed una potenza continentale. Questa soluzione sembra al momento fantasiosa ma allo stesso tempo molto realista e potrebbe essere conveniente per tutti. Storicamente il buon senso non è mai stato merce reperibile facilmente nella storia del soccer Usa, e lo vediamo anche oggi nella guerra tra le leghe minori, l’esistenza di due leghe femminili e due leghe indoor, ma quando gli odi e le divisioni sono state messe da parte il soccer ha fatto passi da gigante in poco tempo. Chi vivrà vedrà

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Gli USA erano usciti umiliati dai Mondiali 1998, tra brutto gioco, tre sconfitte e dissaporti tra allenatore e giocatori oltre che tra i giocatori stessi. E solo 4 giorni dopo la sconfitta con la Jugoslavia arrivano le dimissioni del CT Steve Sampson. Nell'ottobre 1998 la USSF nomina al posto di Sampson Bruce Arena, allenatore reduce da una lunga carriera di successo con la University of Virginia, con cui aveva vinto 5 titoli NCAA di cui 4 consecutivi (1991-94) e la cui esperienza internazionale era imitata a 3 partite (1-1-1) con l'Olimpica nel 1996. Ma la sua fama derivava principalmente da quanto ottenuto a livello di club, con due MLS Cup e una US Open Cup col DC United, oltre ad una CONCACAF Champions Cup e la Copa Interamericana nel 19998. E già  allora era il coach di maggior successo negli USA. A differenza di Sampson (all'inizio nominato ad interim), Arena ricevette pieno supporto da parte della federazzione, oltre ad un contratto da $2 milioni l'anno senza precedenti. E la scelta sembrò premiare subito, con un brellissimo 3-0 sulla Germania nel febbraio 1999, cui seguì un bellissimo terzo posto in Confederations Cup con nel mezzo una vittoria sull'Argentina, mettendo in mostra una squadra quadrata e solida, scoprendo anche giovani dal sicuro futuro come Landon Donovan, John O'Brien e DaMarcus Beasley. Nelle qualificazioni mondiali gli USA non trrovarono grossi problemi, dando anche il via ad un decennio di vittorie casalinghe contro il Messico, con cui chiusero alla pari il girone. A febbraio 2002, in preparazione ai Mondiali, arriva anche la vittoria in Gold Cup, e a quel punto Arena ha poerfettamente chiara la rosa da portare ai Mondiali, con ben 11 giocatori provenienti dalla MLS – che peraltro era nata anche con questo scopo – 6 dall'Inghilterra e 6 da altre leghe europee, con un'età  media di 29 anni. Ai Mondiali il CT di origini italiane, e da giovane portiere scelto dai NY Cosmos al Draft, ma preferì il lacrosse – avrebbe usato 16 dei 23, cambiando formazione ogni match. In Francia le cose iniziarono alla grande . L'ultima partita del primo turno della prima fase dei mondiali fu infatti la seconda grande sorpresa del trneo (la prima era stata la sconfitta nella partita d'esordio della Francia ad opera del Senegal). Gli Stati Uniti approfittarono delle gravi incertezze della difesa del Portogallo chiudendo, meritatamente, l'incontro nei primi 45'. Al 4' un'errore del portiere portoghese che si fa fuggire il pallone permette al centrocampista dell'Ajax John O 'Brien di portare gli Usa in vantaggio. Alla mezz'ora il raddoppio statunitense grazie ad una sfortunata autorete di Jorge Costa ed al 37' Brian Mc Bride porta incredibilmente il punteggio sul 3-0. Portogallo scosso, ma arriva subito il 3-1 grazie a Beto, lesto a riprendere una ribattuta della difesa Usa e a fiondare in rete. Nella ripresa il Portogallo, apparso compagine di fuoriclasse poco amalgamati, cerca di risalire la china e quando Jeff Agoos segna un magnifico goal, ma nella sua rete, sembra che possa farcela a rimediare. Ma è un fuoco di paglia. Finisce 3-2 per gli “Yankees”. Ed era la prima volta dal 1930 che gli USA non segnavano 3 gol ai Mondiali, e allora fu un certo Bert Patenaude. Nel secondo match, contro i padroni di casa, gran bella partita dei sudcoreani che hanno però rischiato di perdere contro una squadra quadrata e con buoni giocatori. Gli USA vanno in vantaggio con Clint Mathis, che indovina un gran tiro dal limite sul quale il portiere coreano non può arrivare. La Corea, spinta da un pubblico calorosissimo, reagisce e si procura un rigore che Lee Eul-Yong si fa parare dall'ottimo Brad Friedelche nella ripresa, con alcuni interventi strepitosi ritarda il pareggio degli asiatici che, comunque, arriva al 79' quando il perugino Ahn (che poi eliminerà  l'Italia), con un gran colpo di testa, manda in rete il pallone. Ancora qualche azione pericolosa sui due fronti, ma risultato alla fine giusto. Nella partita di chiusura del Girone per gli USA, arriva un'imprevedibile disfatta, con gli americani che escono umiliati da una Polonia che fino ad allora era parsa poca cosa e demotivata. Ma alla combriccola allenata da Bruce Arena va bene lo stesso perchè nell'altra partita del girone D il Portogallo perde contro la Corea del Sud consentendo agli Stati uniti di passare agli ottavi di finale. E' Olisadebe ad approfittare di un errore della difesa Usa e porto la Polonia in vantaggio (3'). Due minuti dopo Kryszalowicz raddoppia mandando in rete un bel cross dalla sinistra. Continua a dominare la Polonia che prende un palo con Zurawski ,che nella ripresa porta a tre le reti polacche. Un calcio di rigore dello stesso Zurawski viene parato da Friedel al 77' e Donovan salva la bandiera a stelle e strisce all'84'. Nell'altra partita per passare alla seconda fase ai padroni di casa della Corea del Sud a quel punto bastava il pareggio, un pari che avrebbe promosso anche il Portogallo, mandando i lusitani ad incontrare il Messico negli ottavi. Ma il Portogallo ci ha messo del suo, giocando larga parte della partita in 10 per l'inutile espulsione di Joao Pinto e terminando addirittura in 9 (fuori anche Beto per una dura entrata su Lee Young-Pyo). Puntuale la punizione fatale: goal spettacolare di Ji-Sung che raccoglieva un cross dalla sinistra, si smarcava di Conceicao con un delizioso pallonetto e batteva Vitori Baia. Ma si finiva così, con Corea del Sud e USA al turno successivo, dove gli americani avrebbero trovato il nemico di sempre: ElTri. Ottavi di finale: USA vs. Messico Il risultato che non ti aspetti. Gli Stati Uniti battendo per 2-0 il Messico si qualificano per i quarti dei mondiali. Le reti sono state realizzate da Brian McBride all'8' e da Landon Donovan al 65'. Il ct degli Stati Uniti, Bruce Arena, ha rivoluzionato la squadra, sia per scelta tecnica, sia per necessità  dovute a infortuni e squalifiche, e ha presentato contro il Messico una squadra sempre fedele al 4-4-2, ma con delle novità . Claudio Reyna si è spostato dal centro sulla fascia destra di centrocampo, Donovan dalla destra è andato a occupare una posizione più centrale dietro le punte, limitando anche l'azione di Gerardo Torrado. Il Messico non sembra risentire particolarmente delle contro misure adottate dagli Stati Uniti, prendendo subito in mano le redini del gioco. Il gioco in quei frangenti si svolge tutto nella metà  campo Usa. All'8', però, sono gli Stati Uniti ad andare in vantaggio, nella loro prima azione della partita. Percussione di Reyna sulla fascia destra e cross rasoterra centrale, un retropassaggio di Josh Wolff favorisce il tiro di destro di McBride che batte in diagonale Perez. La partita si mette nei binari voluti da Arena. Grande muro a centrocampo, sul quale va a sbattere l'attacco messicano, e ripartenze veloci in contropiede. Al 15', Morales scaglia un destro da fuori area che sfiora il palo destro di Brad Friedel, al 26' lo stesso portiere respinge una botta di Cuauhtémoc Blanco da fuori area e al 35' ancora Blanco, dopo un errore di Friedel, tira sul portiere che mette in angolo da pochi passi. Aguirre, tecnico del Messico, al 28' inserisce la terza punta Hernandez per Vidrio, un difensore. Il tempo si chiude con un'occasione per Wolff che sbaglia il raddoppio a botta sicura. Non cambia la partita nel secondo tempo. Il Messico attacca con generosità , ma la sua lentezza di manovra viene sistematicamente mortificata dalla tattica americana sempre attenta e poco disposta a concedere spazi. Al 3', Arellano impegna Friedel con un tiro cross. Al 7', Luna su punizione trova Friedel che devia la palla sulla traversa prima di mandarla in calcio d'angolo. Al 10' st, l'arbitro Melo Pereira non assegna un evidente calcio di rigore al Messico per un fallo di mano di O'Brien. Il ct messicano tenta la carta di Mercado per Vidrio, ma gli americani si rendono ancora pericolosi in contropiede. Al 16' per un altro fallo al limite provocato da Gregg Berhalter. Luna da calcio piazzato accarezza la traversa. Messico generosamente in avanti ma con un micidiale contropiede gli Usa passano per la seconda volta al 20'. Il terzino Eddie Lewis scende in contropiede sulla sinistra e mette in mezzo per l'accorrente Donovan che schiaccia di testa e batte imparabilmente Perez sulla sinistra. Al 28', Carmona da fuori area tenta di sorprendere Friedel, ma il portiere si fa trovare attento. La partita dice ancora poco con i verdi messicani più nervosi e Rafa Marquez viene espulso per un fallo molto violento su Jones. Entra al 33' un altro pezzo storico, Garcia Aspe (terzo mondiale anche per lui) al posto di un affaticato Torrado. Ma la partita finisce così, con gli Stati Uniti che si mettono alle spalle l'eterno rivale continentale e volano insperabilmente ai quarti dove affronteranno i panzer tedeschi. Quarti di finale: USA vs. Germania La Germania non sembra in grande giornata, ma non è la prima volta che succede, in questi Mondiali, e così gli Usa ci provano. Per due volte, 16' e 30' vanno vicini al clamoroso goal del vantaggio con Landon Donovan, ma in entrambe le occasioni è bravo il portierone tedesco Oliver Kahn a salvare la porta dei teutonici. Sembra che i tedeschi possano rimediare una figuraccia da un momento all'altro, invece un calcio si punizione battuto ottimamente da Ziege sulla trequarti sinistra dello schieramento statunitense trova pronto Ballack a deviare in rete (39'). Poco dopo, su un cross proveniente dalla sinistra, Klose manda il pallone a picchiare sul palo alla sinistra di Friedel. La Germania gioca molto meglio dopo aver segnato, e finisce il tempo attaccando. Nella ripresa, ancora Donovan si fa pericoloso e ancora Kahn para. Poi una respinta di Kahn su una conclusione ravvicinata statunitense finisce su un braccio di Linke sulla linea di porta (forse dentro la porta) ma l'arbitro opta a favore di una punizione per i tedeschi. Finale “anema e core” degli uomini di Bruce Arena che non riescono a riequilibrare le sorti dell'incontro. La Germania guadagna le semfinali, ma onore e merito agli Stati Uniti, squadra giunta senza grandi pretese a questi campionati mondiali ma comportatasi in modo eccellente (tranne nell'ultima gara del girone di qualificazione agli ottavi contro la Polonia). Un'uscita assolutamente immeritata quella contro la Germania, messa spesso sotto e avanzata solo per la maggior esperienza a gestire partite di questo livello. Per gli USA comunque i Mondiali 2002 rimangono come il miglior risultato dopo il terzo posto del 1930, ma rimangono anche un rimpianto pensando che la semifinale sarebbe stata contro la Corea del Sud. Rimane però la soddisfazione di essere usciti per la prima volta dalle retrovie del calcio e di aver messo in mostra una generazione di giovani (come Donovan e Beasley, e anche O'Brien se gli infortuni non lo avessero fermato) che ancor oggi sono la spina dorsale della Nazionale USA. ________________________________________ 05/06/2002, Suwon (South Korea), Suwon World Cup Stadium, 37306 USA 3 (John O'Brien 4', Jorge Costa 29' OG, Brian McBride 36') PORTUGAL 2 (Beto 39', Jeff Agoos 71' OG) USA: Brad Friedel, Frankie Hejduk, Pablo Mastroeni, John O'Brien, Ernie Stewart [c] (Cobi Jones 46'), Jeff Agoos, DaMarcus Beasley, Brian McBride, Landon Donovan (Joe-Max Moore 75'), Tony Sanneh, Eddie Pope (Carlos Llamosa 80'). Portogallo: Và­tor Baà­a, Jorge Costa (Jorge Andrade 73'), Fernando Couto [c], Figo, Joà£o Manuel Vieira Pinto, Pauleta, Rui Costa (Nuno Gomes 80'), Sérgio Conceià§à£o, Petit, Beto, Rui Jorge (Paulo Bento 69'). Arbitro: Byron Moreno (Ecuador). CT: USA: Bruce Arena – Portogallo: Antà³nio Oliveira. Ammoniti: USA: DaMarcus Beasley [Y 90+']. Portugal: Beto [Y 34'], Petit [Y 52']. 10/06/2002, Daegu, Daegu World Cup Stadium, 60778 SOUTH KOREA 1 (Ahn Jung-Hwan 78') USA 1 (Clint Mathis 24') South Korea: Lee Woon-Jae, Choi Jin-Cheol, Kim Nam-II, Yoo Sang-Cheol (Choi Yong-Soo 69'), Kim Tae-Young, Seol Ki-Hyun, Lee Eul-Yong, Hwang Seon-Hong (Ahn Jung-Hwan 56'), Hong Myung-Bo [c], Park Ji-Sung  (Lee Cheon-Soo 38'), Song Jong-Gook. USA: Brad Friedel, Frankie Hejduk, John O'Brien, Claudio Reyna [c], Clint Mathis (Josh Wolff 82'), Jeff Agoos, DaMarcus Beasley (Eddie Lewis 75'), Brian McBride, Landon Donovan, Tony Sanneh, Eddie Pope. Arbitro: Urs Meier (Svizzera). CT: South Korea: Guus Hiddink (Olanda). USA: Bruce Arena. Cards: South Korea: Hong Myung-Bo [Y 80']. USA: Frankie Hejduk [Y 30'], Jeff Agoos [Y 39']. Note: Brad Friedel saved a penalty by Lee Eul-Yong at 39'. 14/06/2002, Daejeon (South Korea), Daejeon World Cup Stadium, 26482 POLONIA 3 (Emmanuel Olisadebe 3', Paweł Kryszałowicz 5', Marcin Żewłakow 66') USA 1 (Landon Donovan 83') Polonia: Radosław Majdan, Tomasz Kłos (Tomasz Wałdoch 89'), Jacek Zieliński [c], Cezary Kucharski (Marcin Żewłakow 65'), Paweł Kryszałowicz, Emmanuel Olisadebe (Paweł Sibik 86'), Arkadiusz Głowacki, Maciej Murawski,  Jacek Krzynà³wek, Maciej Żurawski, Marek Koźmiński. USA: Brad Friedel, Frankie Hejduk, John O'Brien, Ernie Stewart [c]  (Cobi Jones 68'), Claudio Reyna [c], Clint Mathis, Jeff Agoos (DaMarcus Beasley 36'), Brian McBride (Joe-Max Moore 58'), Landon Donovan, Tony Sanneh, Eddie Pope. Arbitro: Jun Lu (Cina). CT: Poland: Jerzy Engel. USA: Bruce Arena. AMmoniti: Polonia: Radosław Majdan [Y 44'], Marek Koźmiński [Y 46'], Cezary Kucharski [Y 63'], Emmanuel Olisadebe [Y 86']. USA: Frankie Hejduk [Y 72']. Note: Brad Friedel ha parato un rigore a Maciej Żurawski al 67'. Table: 1.SOUTH KOREA 3 2 1 0 4- 1 7 2.USA 3 1 1 1 5- 6 4 3.Portogallo 3 1 0 2 6- 4 3 4.Polonia 3 1 0 2 3- 7 3 Ottavi di finale 17/06/2002, Jeonju (South Korea), Jeonju World Cup Stadium, 36380 World Cup USA 2 (Brian McBride 8', Landon Donovan 65') MEXICO 0 USA: Brad Friedel, Gregg Berhalter, Pablo Mastroeni (Carlos Llamosa 90+'), John O'Brien, Eddie Pope, Eddie Lewis, Claudio Reyna [c], Josh Wolff (Ernie Stewart 59'), Brian McBride (Cobi Jones 79'), Landon Donovan,  Tony Sanneh. Mexico: Oscar Pérez, Rafael Mà¡rquez [c], Manuel Vidrio (Sigifredo Mercado 46'), Gerardo Torrado (Alberto Garcà­a Aspe 78'), Jesàºs Arellano, Ramà³n Morales  (Luis Hernà¡ndez 28'), Jared Borgetti, Cuauhtémoc Blanco, Braulio Luna, Salvador Carmona, Johan Rodrà­guez. Referee: Và­tor Melo Pereira (Portugal) Coaches: USA: Bruce Arena Mexico: Javier Aguirre Cards: USA: Eddie Pope [Y 26'], Pablo Mastroeni [Y 47'], Josh Wolff [Y 50'], Gregg Berhalter [Y 53'], Brad Friedel [Y 83']. Mexico: Manuel Vidrio [Y 37'], Luis Hernà¡ndez [Y 67'], Cuauhtémoc Blanco [Y 70'], Alberto Garcà­a Aspe [Y 81'], Salvador Carmona [Y 84'], Rafael Mà¡rquez [R 88']. Quarti di finale 21/06/2002, Ulsan (South Korea), Munsu Football Stadium, 37337 World Cup GERMANY 1 (Michael Ballack 39') USA 0 Germany: Oliver Kahn, Thomas Linke, Christian Ziege, Oliver Neuville (Marco Bode 80'), Dietmar Hamann, Miroslav Klose (Oliver Bierhoff 88'), Michael Ballack, Sebastian Kehl, Bernd Schneider (Jens Jeremies 60'), Christoph Metzelder, Torsten Frings. USA: Brad Friedel, Frankie Hejduk (Cobi Jones 65'), Gregg Berhalter,  Pablo Mastroeni (Ernie Stewart 80'), John O'Brien, Eddie Lewis,  Claudio Reyna [c], Brian McBride (Clint Mathis 58'), Landon Donovan, Tony Sanneh, Eddie Pope. Referee: Hugh Dallas (Scotland). Coaches: Germany: Rudi Và¶ller. USA: Bruce Arena. Cards: Germany: Sebastian Kehl [Y 66'], Jens Jeremies [Y 68']. USA: Eddie Lewis [Y 40'], Eddie Pope [Y 41'], Claudio Reyna [Y 68'], Pablo Mastroeni [Y 69'], Gregg Berhalter [Y 70'].

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