SPORT
Le incredibili avventure di Tim (Howard) Paratutto
Scritto il 2014-07-03 da Franco Spicciariello su Nazionale USA
Tweet

TIM PARATUTTO - IL WEB SI SCATENA CON LE MIRABOLANTI AVVENTURE DEL PORTIERE DEGLI STATI UNITI: HOWARD SALVA IL TITANIC, I DISONAURI E LA MAMA DI BAMBI, PARA IL MORSO DI SUAREZ A CHIELLINI E LA FUORIUSCITA DEI CAPEZZOLI DI JANET JACKSON
E’ stato autore di 16 incredibili parate contro il Belgio e ha stabilito un nuovo record. E’ partita la petizione per rinominare in suo onore il “Ronald Reagan Washington National Airport”. Se si ottengono 100.000 firme, la Casa Bianca dovrà prenderla in considerazione...

Tim paratutto. Tim Howard, il portiere degli Stati Uniti, è stato autore di 16 incredibili parate che hanno tenuto in gara la squadra contro il Belgio. Ha stabilito un nuovo record e, nonostante la sconfitta ai supplementari, il giocatore è diventato l’ultimo eroe di internet.

La sua entusiasmante avventura brasiliana è oggetto di caricature e fotomontaggi. E’ partita addirittura una petizione per rinominare in suo onore il “Ronald Reagan Washington National Airport”. Se si ottengono 100.000 firme, la Casa Bianca dovrà prenderla in considerazione.

E’ la mano di Dio, capace di respingere il gol di Maradona, il morso di Suarez a Chiellini e l’attacco dello squalo bianco. Può salvare dalla vergogna i capezzoli di Janet Jackson, dalla morte la mamma di Bambi e il papà di Simba. Howard può evitare l’affondamento del Titanic e l’estinzione dei dinosauri.

Howard for President, prossimo Ministro della Difesa, faccia scolpita sul Monte Rushmore al posto di Theodore Roosevelt. Howard un uomo solo contro il Belgio, Il mago Galdalf che ostruisce il passaggio, un ragno con mille mani, un muro di mattoni.

Gli utenti si scatenano e ricostruiscono la sua storia su Wikipedia: in realtà è superman, ma il suo alter ego indossa la barba e fa il portiere. Un follower cinguetta: «Ho cercato di seguirlo su Twitter, ma mi ha bloccato».

2. HOWARD EROE DELL’AMERICA CHE HA SCOPERTO IL CALCIO
Paolo Valentino per “Il Corriere della Sera”

Ci sono un eroe e un mito americani nella saga, dell’eliminazione, crudele e meritata, degli Stati Uniti dalla Coppa del Mondo. Il mito del «comeback kid», il ragazzo che parte da dietro e va a vincere, calza a pennello a Tim Howard, il portiere con la sindrome di Tourette, l’uomo che solo tra i pali riesce a dominare i troppi tic incontrollabili che lo affliggono, producendo concentrazione e prestazioni fuori dal comune.

Sedici salvataggi, raccontano gli sport writer americani adoratori dei numeri, un record nei Mondiali dal 1966. È sempre difficile trovare un posto al calcio nel racconto popolare e nelle vene dell’America. Ma per un pomeriggio almeno, un’intera nazione ha sofferto, trovato ispirazione, si è disperata e ha sperato, ha esultato per poi finire in lacrime davanti ai salti felini di un portiere e a una bellissima sconfitta, che per quanto in bilico e rovesciabile fino all’ultimo (pensiamo al mancato gol finale e alla lotteria dei rigori) è sempre stata scritta nella storia della partita e più in generale del torneo.

Ha vinto la squadra con più qualità e più alto tasso tecnico. Ed è un dramma in fondo seriale per gli Stati Uniti, che puntualmente arrivano agli appuntamenti quadriennali con l’élite del football mondiale carichi di attese e di speranze, per poi tornare a casa dopo tre, al massimo quattro incontri, sconfitti e delusi.

Eppure, come in una catarsi, questa volta è stato diverso. E se la nazionale americana ha perso l’ennesima battaglia, gli Stati Uniti potrebbero aver gettato le basi per vincere finalmente la guerra del calcio. In media oltre 25 milioni di persone hanno visto le partite dello Usa Team: la gente si è assiepata negli stadi, nei parchi, nei palazzetti dello sport. Anche aiutata da fusi orari favorevoli — qui le dirette sono alle 12, alle 16 o alle 18 —, l’audience televisiva è stata superiore a quelle delle finali del basket o del baseball. Il 14 per cento delle persone tra 14 e 24 anni dichiarano il calcio loro sport favorito, solo il football americano è più popolare in quella fascia d’età. È un buon auspicio, tale da far pensare che un grande numero di fan seguirà il «beautiful game» anche dopo la fine dei Mondiali in Brasile.

«Il Paese è cambiato. Questa è una nuova America», dice Don Garber, commissario della Major League Soccer, la lega calcio americana. Sicuramente la nuova passione calcistica fotografa anche i nuovi equilibri etnici del Paese, segnati da una forte espansione della comunità ispanica, da sempre legata al pallone.

Che poi tutto questo si traduca in un salto di qualità, in grado di mettere il calcio sullo stesso piano dei tradizionali sport americani, in termini di spettatori e investimenti, resta tutto da vedere. Oggi la Mls attira una media di 18 mila spettatori a partita, ma i rating televisivi sono molto bassi. Solo 16 città degli Stati Uniti hanno squadre professionistiche, il che non facilita lo sviluppo di larghe tifoserie. E c’è poi la difficoltà di un gioco, che non prevede break commerciali regolari, che ha sempre tenuto lontani i grandi marchi. Eppure, assicurano in molti, è solo questione di tempo. Quando succederà, Tim Howard sarà già diventato leggenda

Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

Calcio - Socceritalia

Con la Jupiler League belga ferma sino al 15 gennaio, potrebbe arrivare già nei prossimi giorni la prima convocazione da parte della Nazionale USA guidata da Jurgen Klinsmann per il 21enne Kenny Saief, centrocampista offensivo del KAA Gent. L'anticipazione è stata data dal sito israeliano Sport5. Saief infatti è nato a Panama City, in Florida, da genitori israeliani, e proprio in Israele è cresciuto dall'età di 4 anni. L'interesse per il giocatore è stato confermato dalla stessa US Soccer Federation. “Sapevo che qualcuno della Nazionale USA mi stava seguendo", ha spiegato Saief in un'intervista al sito American Soccer Now. “Dovessi ricevere una chiamata dagli USA penso che la accetterei. Quale squadra è migliore [tra Israele e USA]? IPenso siano meglio gli Stati Uniti. Giocano ogni quattro anni i Mondiali, e da calciatore penso siano meglio". Avendo Saief giocato nelle giovanili israeliani, per lui sarà nel caso necessario il cosiddetto one-time switch con la FIFA per indossare la maglia a stelle e strisce, anche ciò probabilmente causerà ulteriori polemiche sui "dual nationals" che giocano per gli USA. “Alla fine è una mia decisione", ha aggiunto Saief ad American Soccer Now. “Rispetto mio padre, e forse nei suoi piani per me c'era la Nazionale israeliana, ma sento che posso farcela da giocatore della Nazionale USA". Kenneth "Kenny" Hasan Saief, questo il suo nome completo, si è messo in mostra quest'anno giocando in 5 match di Champions League, in cui il Gent il primo team belga a raggiungere gli ottavi di finale negli ultimi 16 anni. “Spero di poter mettere in mostra cosa posso fare. Se giocassi per gli Stati Uniti darei il mio meglio. Ma prima vediamo se la chiamata arriva”. Prima di trasferirsi in Belgio Saief ha indossato le maglie di Bnei Sakhnin, Hapoel Haifa Ironi Kiryat Shmona e Ironi Nir Ramat HaSharon. 

Calcio - Socceritalia

Ha preso il via oggi la stagione 2015/16 della Premier League, e anche quest'anno sono tanti i giocatori americani in cerca di spazio nei vari club inglesi. Reduce da un'ottima (solo per lui però) CONCACAF Gold Cup, il portiere dell'Aston Villa Brad Guzan si riprenderà il posto, mentre Tim Howard e Geoff Cameron cercheranno di aiutare Everton e Stoke City rispettivamente a ottenere qualche buon risultato. Oltre ai veterani, ci sono però anche ragazzi molto interessanti come Gedion Zelalem, DeAndre Yedlin, e Cameron Carter-Vickers, che proveranno ad imporsi nei grandi club di cui indossano la maglia. Mancherà invece in Premier League dopo 18 stagioni consecutive l'ex portiere della Nazionale USA (84 presenze) Brad Friedel, che alla verde età di 44 anni ha deciso di ritrarsi dal calcio giocato per diventare commentatore televisivo e ambasciatore del Tottenham negli USA. Tra i suoi lasciti, il record di partite consecutive per un giocatore in Premier, ben 310, giocate con le maglie di Blackburn, Villa e Spurs. Gedion Zelalem (Arsenal). A soli 18 anni, lo spazio di crescita di questo giovane talento è enorme. Ma forse quest'anno, dopo che Arséne Wenger lo ha provato col contagocce, Zelalem dovrà dimostrare di essere definitivamente pronto per il grande palcoscenico della Premier League. Per il talentino di origini etiopi sarà anche un anno di necessaria crescita fisica, se vorrà affrontare al meglio gli avversari in Inghilterra e in Nazionale, avendo mostrato qualche limite nella recente esperienza Mondiale con l'U20 americana. Probabile per lui ancora spazio con le riserve dei Gunners. Brad Guzan (Aston Villa). Dopo aver perso il posto per un brutto errore contro il City, Guzan ha visto partire l'irlandese Shay Given e in estate ha mostrato ottime cose, al punto che il manager Tim Sherwood ha detto chiaramente che sarà lui il titolare. E per l'ex Chivas USA di lavoro ce ne sarà eccome, con un Villa che ha smantellato cedendo i migliori, a cominciare dall'attaccante Christian Benteke, e che si troverà probabilmente in lotta per non retrocedere. Tim Howard (Everton). Alla decima stagione con i Toffees, con un totale di 389 partite in blue, per Howard potrebbe essere una stagione decisiva, specie dopo aver giocato una stagione non splendida, nonostante l'anno sabbatico preso dalla Nazionale. A 36 anni e mezzo, dovrà trovare la piena forma per convincere Roberto Martinez a tenerlo sino a fine contratto (2018) e il CT USA Jurgen Klinsmann a riconsegnarli le chiavi della Nazionale. Geoff Cameron (Stoke City). Ha saltato la Gold Cup su richiesta del club (anche se Klinsmann ormai lo vede poco dopo il disastro con l'Irlanda in inverno), che voleva il suo pieno recupero dopo il lungo infortunio. Con l'arrivo del terzino destro, ex Liverpool, Glen Johnson, per Cameron probabile ruolo da centrle di difesa, specialmente con Ryan Shawcross fuori per almeno due mesi. Ma Cameron può essere utile anche in mezzo a dare copertura ad un attacco targato Barcellona e composto da Ibrahim Affelay e Bojan Krkic. Cameron Carter-Vickers (Tottenham Hotspur). Pochettino ci crede, come ha dimostrato portandolo in tour negli USA dopo averlo visto ben figurare al Mondiale U20. A soli 17 anni il difensore ha già un curriculum di rispetto, con nelle gambe già molti minuti con la prima squadra, anche se molto probabilmente quest'anno sarà ancora in gran parte con le riserve. DeAndre Yedlin (Tottenham Hotspur). Alla sua prima stagione piena con gli Spurs, la sua situazione lo vede un po' in sospeso. Probabile per lui un prestito in Premier o nel Championship per mettere minuti nelle gambe, dopo 8 mesi in cui lo si è visto solo in Nazionale. Dovesse restare, dovrà affrontare la concorrenza del titolare Kyle Walker e del vice Kieran Trippier, che ha ben impressionato in precampionato, e lo spazio sarebbe davvero poco.    

Calcio - Socceritalia

Login
SOCCERITALIA
SPORT
Tweet di @MLSsocceritalia
Serie A: Calendario e Classifica del Campionato 2015-2016

 


Questa opera è pubblicata nel rispetto delle licenze Creative Commons.

© 2016 Nanalab S.r.l.. Tutti i diritti riservati.

P.IVA 09996640018