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Anche il Belgio fa gli straordinari. Tanto cuore non basta agli Usa
Scritto il 2014-07-02 da Franco Spicciariello su Nazionale USA
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IL PAPA è andato ai quarti, Obama no. Nel giorno dei tifosi eccellenti l’Argentina ha fatto felice un piccolo uomo chiuso in stanze troppo grandi e il Belgio ha reso tristi milioni di persone e il loro comandante. Alle sette della sera brasiliana, nel tritacarne e sangue dei supplementari un gol di De Bruyne rimanda a casa i soldatini statunitensi componendo nei quarti un perfetto equilibrio Europa-America (4 a 4) e iscrivendo al gran ballo questa dama meticcia, giovane, sfrontata e restìa ad accendersi. Ci mette sempre troppo a trovare la chiave, ma poi entra e si porta via tutto. Di solito accadeva nel finale, stavolta, dato che le concedevano i supplementari, ha aspettato anche quelli.

Parlando di ritardatari, da anni, forse decenni aspettiamo l’esplosione calcistica degli Stati Uniti (e dell’Africa). A ogni mondiale viene puntualmente rimandata. Con molta concretezza  Klinsmann aveva annunciato: «Non siamo ancora pronti. Ci manca il quid». Che sarebbe il fuoriclasse. Oppure l’occasione della vita che Wondolowski sbaglia al 3’ di recupero. Intanto però piccoli paesi come il Costarica fanno miracoli e la Colombia potrebbe essere una sorpresa più che grande. Quanto al Belgio, ha la popolazione dell’Ohio, la metà di quella del Texas e men che un terzo della California, eppure è qui a giocarsela con la madre di tutti gli sport, tranne questo. Che poi se c’è una cosa che gli  americani pretendono da uno sport è l’estetica e non si può dire che questa squadra sia bella a vedersi: difende con cinque uomini e attacca con uno, in mezzo c’è Bradley e poco altro. Sembra un Chievo di lusso, allenato tra praterie e accademie militari.

Belgio e Stati Uniti sono speculari negli schieramenti e nei pregi: danno il meglio in difesa e si accendono tardi. Per novanta minuti la retroguardia che lavora è quella americana. Il muro rosso che aveva fermato tutto tranne  un rigore algerino rimane solido e inattaccato per quasi tutta la partita, fino ai supplementari che, come in Germania-Algeria, diventano una partita nella partita e regalano le emozioni fin lì invocate. Brilla su tutti il portiere Howard. Se i gironi di qualificazione avevano messo in vetrina gli attaccanti, gli ottavi spostano i riflettori sui portieri, soprattutto quelli meno conosciuti. Dopo il costaricano e l’algerino tocca a questo americano che gioca nell’Everton brillare dietro la serranda abbassata. Tra i pali è una certezza e dà solidità a un reparto non proprio di fuoriclasse, ma di gente che s’impegna sì, soprattutto Beasley, capace anche di trovare il fiato per avanzare sulla fascia. Poi aiutano la traversa e il fatto che ai belgi, laboriosi, creativi, manchi assolutamente l’istinto del killer. O forse prendono l’espressione troppo letteralmente e finiscono per sparare sul portiere.

Klinsmann e Wilmots giocano una partita a scacchi fatta di schieramenti che si copiano e non lasciano spazi. Il rosso muove, ma non trova la combinazione per dare scacco. I giovani talenti accendono la miccia, ma non producono l’esplosione. L’impressione è che alcuni siano troppo innamorati di sé, dei propri capelli, del proprio ingaggio in una banca inglese. Arrivano all’appuntamento e poi non fanno la mossa giusta. E la preda se ne va, salva. Almeno finché l’orologio non ne può più. È a quel punto, è così dall’inizio del mondiale, che trovano la precisione fin lì mancata, che uno di loro, a turno, invece di farsi bello fa qualcosa di bello. Prima Mertens, poi Hazard, ieri De Bruyne, il trio fantasia schierato alle spalle di Origi, uno che sa come liberarsi, ma non come imprigionare la palla nella rete. Meno manovriero ma più deciso Lukaku, che non a caso entra ai supplementari e segna il secondo gol.

I numeri, che sanno più delle parole, dicono che questo Belgio ha fatto sei gol (non tanti, ma ben distribuiti) e ne ha presi soltanto due. Il suo portiere, Octopus Courtois, è difficilmente superabile e gli americani ci riescono con Green solo quando è tardi per il cielo. È una squadra che corre su un equilibrio difficile da intaccare, tiene palla e la fa girare. Hazard non è né mai sarà Messi. Tra De Bruyne e Di Maria, ancora meglio il secondo. Ma questi sono i picchi, ed è la media a fare  la differenza. E lì l’Argentina dovrà appellarsi a qualcuno che sta sopra al suo papa per farla franca. Diego Maradona ha previsto il Belgio in finale. Non aveva quindi tutti i torti Grondona a dargli dello iettatore. O forse ci aveva visto chiaro. Sabato, il giudizio di dio, non quello della sua mano.

Fonte: Gabriele Romagnoli - La Repubblica

Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

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College statunitensi offrono ad atleti promettenti, in qualsiasi disciplina, borse di studio per studiare e contemporaneamente mandare avanti la propria carriera sportiva: a copertura parziale o totale. Un sito offre collegamento tra studenti ed università Studiare in America senza pagare esorbitanti rette universitarie? Oggi non è più impossibile. L’ “American Dream” potrebbe presto diventare realtà grazie a borse di studio istituite da college statunitensi. I requisiti d’accesso richiesti? Essere degli sportivi. Ebbene sì, il proprio background atletico giocherà un ruolo fondamentale nell’ottenimento della borsa. Grazie ad un’iniziativa di College Life Italia, una società che si occupa di creare un ponte tra atleti e college statunitensi, ragazzi e ragazze italiani, avranno la possibilità di ottenere borse di studio per proseguire contemporaneamente la propria carriera sportiva ed universitaria negli Stati Uniti. DISCIPLINE E REQUISITI - Non importa di quale sport si tratti: si va dal calcio alla pallavolo, dal basket alla pallanuoto, passando per la scherma, il rugby, l’atletica leggera ed il canottaggio, senza tralasciare il football americano, il baseball e lo sci: insomma una pluralità di discipline che offriranno la possibilità di coprire le intere spese del percorso di studi all’interno del college. La borsa può avere la durata di 2 o 4 anni e può essere ottenuta per meriti sportivi o accademici: per accedere però, bisogna innanzitutto superare un esame in lingua inglese. IL PONTE DI COLLEGE LIFE ITALIA - Nell’aiutare i ragazzi a muoversi nella nuova realtà, College Life Italia (disponibile anche come App su Smartphone), provvede a creare un profilo del giovane con la parte riguardante il suo livello accademico (voti universitari), e quella riguardante il suo livello sportivo (calciatore, tennista, nuotatore, ecc...). In questo secondo caso, video dell’atleta in azione, verranno inviati agli allenatori di college, che avranno la possibilità di selezionare il profilo più congeniale alle loro esigenze. Basta compilare la formula presente sul sito www.collegelifeitalia.com per lanciarsi nella nuova sfida. La copertura della borsa di studio può essere parziale o totale: a seconda delle competenze sportive e/o accademiche. Inoltre nel caso in cui un ragazzo abbia raggiunto un punteggio minimo all’esame di inglese (necessario per accedere ai corsi di studio), ma abbia delle straordinarie qualità sportive, il coach può decidere di coprire per intero il badget della sua borsa di studio. Le università associate? Tutte quelle degli Stati Uniti. Dalla Alderson Broaddus University alla Florida Institute of Technology passando per la West Virginia University e la University of Missouri-Kansas City. PROTAGONISTI E PROSPETTIVE FUTURE - Numerosi gli atleti italiani, soprattutto giovanissimi calciatori come Michele Drago (ex Cremonese), Andrea Cioffi (Galatina), Andrea Barbieri (Ostiamare) e Marco Guzzo (ex capitano del Milan primavera), che il prossimo anno, approderanno negli Usa attraverso questa formula. Terminata l’esperienza nel college i ragazzi, avendo ottenuto la laurea, potranno o intraprendere la carriera lavorativa o fare il salto di qualità nei professionisti, nel caso del calcio infatti, il salto più probabile è quello in Major League Soccer. “Impossible is nothing”. Fonte: Michela Cuppini - Repubblica.it

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Dopo la vittoria contro la Colombia conquistata grazie ad un gol dell'attaccante dell'Utrecht Rubio Rubin, i ragazzi di Tab Ramos ci speravano. Oggi invece l'avventura americana si è infranta nei quarti contro la Serbia, uscita vincitrice dopo i calci di rigore. Ne sono serviti ben nove per assegnare il posto in semifinale, al termine di un match in cui gli Stati Uniti sono arrivati privi di ben quattro titolari: Jamieson e Tall infortunati, Allen e Acosta squalificati). Bella e combattuta la partita, con la Serbia più propositiva e gli USA bravi di rimessa. Prima occasione per Antonov, su cui salva Steffen - l'eroe del rigore decisivo parato alla Colombia - mentre poi tocca a Thompson spedire di poco a lato. Ancora Steffen para alla grande su una punizione bassa e angolata di Živković, mentre Rajković blocca su Rubin, su bell'assist dell'ala del Tijuana Paul Arriola. A Tommy Thompson (San Jose Earthquakes) arriva poi la palla del match, ma l'errore è macroscopico. Si va ai supplementari. La Serbia che va vicinissima alla rete con Saponjic che in scivolata a porta vuota manda la sfera fuori incredibilmente da due passi su cross Mandic, col difensore del Tottenham Cameron Carter-Vickers che sporca la palla sulla linea. Dall'altra parte gli americani hanno la palla della vittoria quando il difensore serbo Babic toglie dalla testa di Rubin una possibile conclusione in rete. E quindi i rigori. Errore di Rubin. Il portiere e capitano della Serbia, Predrag Rajković,  para e sbaglia un rigore decisivo, come anche Joel Soñora (Boca Juniors). Ma poi John Anthony Requejo, Jr., 19enne terzino sinistro del Club Tijuana, si fa parare il tiro e  regala la semifinale ai suoi contro il Mali. Si chiude così un buon Mondiale U20 per gli USA, che però non riescono a superare lo scoglio quarti ancora una volta, e a superare così il miglior risultato ottenuto al 1989 FIFA World Youth Championship in cui chiusero quarti assoluti dopo aver perso la finalizza col Brasile. In quell'edizione l'ex attaccante dello Standard Liegi Steve Snow si classificò secondo nella classifica marcatori con tre reti. ________________________________________________________________________ USA vs. SERBIA: 5-6 d.c.r. (0-0) Marcatori: – Rigori: Rubin (USA, parato), Zdjelar (S, gol), Payne (USA, gol), Mandić (S, fuori), Arriola (USA, gol), Babić (S, gol), Hyndman (USA, gol), Grujić (S, gol), Zelalem (USA, gol), Živković (S, gol), Soñora (USA, traversa), Rajković (S, parato), Delgado (USA, gol), Antonov (S, gol), Caster-Vickers (USA, fuori), Veljkovic (S, parato), Requejo (USA, parato), Maksimović (S, gol) USA (4-2-3-1): Steffen; Payne, Miazga, Carter-Vickers, Requejo; Hyndman, Delgado; Arriola, Thompson (103′ Soñora), Zelalem; Rubin. A disp.: Moore, Olsen, Donovan, Palmer-Brown, Caldwell, Jamieson. All.: Ramos Serbia (4-2-3-1): Rajković; Stevanović, Veljkovic, Babić, Antonov; Zdjelar, Maksimović; Živković, S. Savić (111′ Grujić), Gaćinović (68′ Šaponjić); Mandić. A disp.: Manojlović, Milošević, Pankov, V. Savić, Ilić, Janković, Jovanović. All.: Paunović Arbitro: Artur Dias (Portogallo) Note: ammonizioni: Requejo (USA), Antonov, Mandić (S)

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