SPORT
Orlando, il proprietario Flavio Augusto: "Prendiamo Kakà"
Scritto il 2014-06-24 da Franco Spicciariello su Calciomercato
Tweet

"Kakà tutti lo vogliono e lo vogliamo anche noi: sarebbe un sogno, tutto è possibile. Noi vogliamo prendere una stella e l'annunceremo la prossima settimana". Così il proprietario dell'Orlando City, Flavio Augusto da Silva ai microfoni di Espn in Brasile.

Non è affatto un mistero che Kakà sia sulla strada degli States: da giorni, ormai, trapelano le indiscrezioni secondo le quali sarebbe a un passo dal passaggio con l'Orlando, dove inizierebbe la sua avventura americana a marzo del 2015. E prima potrebbe essere girato in prestito al San Paolo in Brasile. "Il nostro progetto è di ingaggiare una stella brasiliana per iniziare la nostra prima stagione in MLS - ha aggiunto il proprietario dell'Orlando -. Noi stiamo conversando con 4/5 grandi stelle brasiliane, la prossima settimana annunceremo quale sarà questo giocatore".

Flavio Augusto, titolare di una grande catena di scuole d'inglese con cui è diventato milionario, è stato molto esplicito su Kakà: "Può essere Kakà? Ogni club vorrebbe Kakà. Sarebbe un sogno averlo nella nostra squadra. La possibilità che vada in prestito al San Paolo? L'ipotesi più probabile è che presteremo il giocatore che andremo ad acquistare. In Brasile potrebbe essere il San Paolo, il Corinthians, il Flamengo... Per quanto riguarda Kakà, lui è amato al San Paolo. La cosa che più conta è che l'atleta si senta nel posto giusto". E conclude: "Ammiriamo Kakà come professionista, come persona. E' un grande giocatore, ha una grande personalità".

Ma sull'ipotesi prestito il presidente paulista Carlos Miguel Aidar - che aveva annunciato, con grande gioia, che il ritorno di Kakà nel club che lo ha cresciuto era cosa fatta - ha fatto un passo indietro. L'enfasi è stata bruscamente ridimensionata ieri dal vicepresidente Guerriero: "Non abbiamo le possibilità di pagare l'ingaggio di Kakà. Quello che possiamo offrirgli è nettamente inferiore a quello che ci ha chiesto. Al momento l'arrivo di Kakà mi sembra irrealistico".

Ma l'importante è che a gennaio Kakà voli in MLS.

Il proprietario dell'Orlando City ha poi parlato anche della franchigia, che entrerà in MLS l'anno prossimo: "La nuova franchigia? Orlando giocherà nella MLS, la lega più in crescita al mondo. Nei prossimi 10/12 anni pensiamo di raggiungere le prime tre leghe al mondo e di superare le altre, crescendo sotto tutti i punti di vista, attraendo così solo i migliori giocatori al mondo. Il nostro progetto passa da operazioni simili, conquistare il grande pubblico, anche brasiliano, da sempre abituato al grande calcio, all’intrattenimento ma anche alla sicurezza, motivo per cui abbiamo costruito il nostro stadio di proprietà. Prendere un grande campione brasiliano al coronamento di tutto questo sarebbe il massimo, e ovviamente io, da brasiliano, amerei avere molto Brasile rappresentato in MLS".

Era invece di pochi giorni fa il comunicato dell'OC che affermava: "Il club non effettuerà più nessun tipo di comunicazione in merito [alla questione Kakà]...”. 

comments powered by Disqus
E' un nome conosciuto quello del terzino destro ingaggiato ieri dai San Jose Earthquakes della MLS, in particolari ai tifosi della SS Lazio, che se lo videro sbarcare in ritiro senza contratto nel 2010. Il club californiano ha infatto chiuso l'accordo col terzino destro uruguagio Pablo Pintos. Solo quattro anni fa sembrava come un nuovo crack nel ruolo di terzino destro, dove aalla Lazio avrebbe dovuto sostituire l'attuale laterale destro svizzero della Juventus Lichtsteiner. Pintos aveva attirato su di sé l’attenzione di molti club, soprattutto europei, dopo una sola stagione in Argentina. Tra campionato e coppa Sudamericana, aveva infatti collezionato 38 presenze e segnato 4 reti sotto la guida di Diego Pablo Simeone, ex laziale e campione d’Italia con la Lazio nel 2000. «Pablo Pintos? Una furia della natura, non lo conoscevo e mi ha impressionato per la sua corsa, qualità e forza fisica. Sulla fascia è instancabile, per lui vedo un grande futuro, anche perché di esterni destri con la sua qualità non ce ne sono molti in giro...», il pensiero espresso dal Cholo su questo ragazzo all'epoca. Quasi una garanzia, insomma. Si diceva addirittura che il suo modo di giocare ricordasse parecchio Maicon dell’Inter. Tutte caratteristiche che avevano portato la Lazio ad acquistarlo per 2,5 milioni di euro dal San Lorenzo, che l'anno precedente lo aveva preso dal Defensor Sporting Club di Montevideo per una cifra vicina al milione di dollari. Addirittura pare che il DS Igli Tare, scrivevano i giornali di allora, avvesse bruciato Valencia e Atletico Madrid in Spagna, e Parma, Palermo e Catania in Italia. Ma il manager del giocatore, l'ex romanista Daniel Fonseca, lo stesso di Fernando Muslera, aveva dato la sua parola a Claudio Lotito. Ma le norme sugli extra comunitari, a causa della mancata cessione di Makinwa da parte dei biancocelesti e - principalmente - per l'arrivo del brasiliano Hernanes, impedì il tesseramento di Pintos, che finì così in Spagna: "Questa stagione giocherò in Spagna nel Getafe - dichiarò Pablo Pintos all'Ansa -, poi l'anno prossimo tornerò alla Lazio". Era il 30 agosto 2010. Ma non andò così. L'accordo con la Lazio non si formalizzò più, con tanto di rottura tra Lazio e Fonseca e trasferimento di Muslera in Turchia causa mancato rinnovo (e la Lazio si ritrova ancora Lorik Cana, scambiato col portiere uruguayano, e il suo mega stipendio sul groppone). E proprio in Turchia finì nel 2012 Pintos, al Kasımpaşa, dopo un ritorno in patria al Defensor Sporting. Nell'agosto 2013 arriva l'esperienza con gli argentini del Tigre, ma a gennaio è già di nuovo a casa, nel suo Defensor. A luglio scorso i primi rumors, fino all'accordo di ieri, che sarà a breve ufficializzato dalla Major League Soccer, e per il quale mancano solo le ultime carte. A San Jose Pintos dovrà far dimenticare l'iraniano-americano Steven Beitashour ( che ha partecipato ai Mondiali) trasferitosi ai Vancouver Whitecaps a gennaio, giocatore per il quale coach Watson non ha fino ad oggi trovato un sostituto adeguato. Al suo posto ha infatti schierato Brandon Barklage, apparso discontinuo, mentre il tedesco Andy Gorlitz si è infortunato a maggio e sarà fuori sino a fine stagione. Ci ha provato anche col veterano Shaun Francis, che però serve a sinistra come back up di Jordan Stewart. Per Pintos, 27 anni, arriva comunque l'ultima occasione di rilanciare una carriera che sembrava avviata verso grandi palcoscenici, mentre ora deve adattarsi ad una delle piazze "minori" della MLS.

Calciomercato - Socceritalia

La saga relativa al trasferimento in MLS del centrocampista della Nazionale USA Jermaine Jones si è chiusa ieri notte, col giocatore ingaggiato dal New England Revolution di Boston sino al termine della stagione 2015, con un salario complessivo di $4,7 milioni, ma secondo Sports Illustrated il giocatore prenderà un extra per essere andato ai Revs. E proprio da questo particolare si deve comprendere come la questione sia assai più complicata di quanto si possa immaginare. Come noto infatti, la MLS è ufficialmente una "single entity" (un sistema di successo inventato da Mark Abbott, avvocato inglese e presidente della MLS), una società di investitori cui la MLS stessa dà "in licenza" le franchigie. I giocatori infatti vengono messi sotto contratto dalla MLS stessa, e nel caso si tratti di un cd. "Designated Player", l'extra oltre i $350mila viene pagato dall'investitore titolare della franchigia, anche se il contratto rimane con la MLS. Il sistema poi prevede tutta una serie di limiti sul mercato tesi in realtà a limitare molto la concorrenza ed evitare quindi spese crescenti. Peccato che quanto è accaduto con Jermaine Jones abbia portato la MLS a mettere in mostra il peggio sia del suo sistema "socialista" che di quello "capitalista" utilizzato nel resto del mondo. Ma ricostruiamo quanto accaduto. Dell'intrigo Jermaine Jones avevamo già scritto alcuni giorni fa, raccontando dell'offerta al giocatore del Chicago Fire. A seguito però di un mercato fallimentare e di un calo di rendimento della squadra - fino a poche settimane prima lanciatissima verso la testa della Eastern Conference - la dirigenza del New England Revolution ha provato ad inserirsi nella trattativa per il giocatore. Una soituazione strana, visto che in MLS esiste un "allocation order" proprio per evitare situazioni del genere. C'è un però. Robert Kraft, proprietario oltre che dei Revs anche dei New England Patriots della NFL, è uno degli investitori originali della MLS e fu il principale sponsor dell'arrivo nel ruolo di commissioner della lega di Don Garber, che in precedenza era stato a capo di NFL Europe. E le relazioni contano, non solo in Italia. E mentre il Jones aveva ormai espresso la sua preferenza per Chicago, rendendosi indisponibile a firmare senza sapere dove sarebbe finito, la MLS ha permesso ai Revs di restare nella trattativa, cui si è aggiunto oltre a Ron Waxman, un secondo agente del giocatore, Richard Motzkin. I due sono i più forti procuratori di calciatori degli USA (Waxman è colui che ha riportato Bradley in MLS), e in una situazione del genere accade quello che accadrebbe in ogni altro sistema calcistico normale: il prezzo sale. Jones infatti ha dato il via libera a New England, ma solo se avrebbe potuto guadagnare di più. Ma come giustificare questa aperta violazione delle regole (spesso non scritte). Regole peraltro assolutamente non chiare, visto che in passato i DP era stato detto non dovessero passaree per l'allocation e addirittura venivano "offerti" dalla MLS ai singoli club, come nei casi di Clint Dempsey e Michael Bradley? Ecco che quindi - a quanto pare - la MLS ha convinto i Revs ad aumentare l'offerta, inventandosi poi un sorteggio (!) per assegnare il giocatore. Sorteggio che però secondo molti osservatori è stato una farsa (oltre a non essere stato fatto davanti a telecamere o ad un notaio), visto che la MLS aveva in praticca già deciso orientando il tutto. La notizia di come fosse finita la saga di Jermaine Jones è stata data da due ex calciatori MLS oggi opinionisti PER L'espn: l'ex padovano Alexi Lalas e Taylor Twellman, ex attaccante per anni ai Revs, cui la MLS ha bloccato la carriera impedendogli un trasferimento in Inghilterra. I due hanno attaccato pesantemente la lega per la mancanza di trasparenza e per la disponibilità a violare le regole che essa stessa si è imposta solo per favorire una parte, per quanto importante come Kraft. Un modo di agire, quello della MLS, che finirà certamente sul tavolo delle trattative del rinnovo del contratto collettivo con MLS Player Union a fine anno, visto che in pratica la lega ha dato il via alla libera concorrenza per l'ingaggio di un giocatore, cercando poi di mettere una pezza con la storia del sorteggio. Ma il modo in cui Jones è finito ai Revs è anche un pesante colpo a,la credibilità di Garber e della MLS, costruita con grande fatica in questi anni. Sul web e sui social media è infatti in corso una rivolta da parte dei tifosi di tutte le squadre MLS, in certi casi persino di quelli del New England, che non considerano serio né trasparente il comportamento della MLS, non essendo peraltro la prima volta che qualcosa del genere accade (il riferimento è ai presunti, ma non troppo, favoritisimi ricevuti dai LA Galaxy in passato). Chi rimane con un pugno di mosche intanto è il Chicago Fire, che con la finestra di mercato chiusa dovrà rivolgersi al mercato degli svincolati per cercare di recuperare una stagione quasi compromessa. Ai Revs arriva invece un rinforso notevole per esperienza internazionale e forza in mezzo al campo, ideale per affiancare pesi leggeri come Lee Nguyen e l'uruguayano Diego Fagundez. Soprende peraltro la mossa di Kraft, considerato un proprietario molto "cheap", visto anche che non ha mai pagato un giocatore più di $500mila (Shalrie Joseph nel 2011) e al momento ha una squadra senza DP (Jerry bengtson è stato spedito in prestito in Argentina). Per Jones il problema invece potrebbe essere il trovarsi a giocare con continuità sul sintetico del Gillette Stadium (di pochi giorni fa le dichiarazioni di Dempsey su come il sintetico gli stia "togliendo molto"), considerati anche i suoi 32 anni. Ma anche per questo la MLS gli ha fatto un contratto solo fino alla fine del 2015.  E sarà infine da vedere lo stato di forma del giocatore, fermo da oltre un mese, non avendo più giocato dalla fine dei Mondiali. Chi è Jermaine Jones Madre tedesca e padre americano, Jones si è formato con l'Eintracht Francoforte, con cui ha esordito nel 2000, scendendo in campo 93 volte in 4 stagioni. Nel 2004 è passato al Bayer Leverkusen, scendendo in campo anche in UEFA Champions League. A gennaio 2005 torna in prestito all'Eintracht, dove poi resta sino al 2007. Nel luglio 2007 arriva l'ingaggio dello Schalke 04, dove diviene un titolare inamovibile in Bundesliga ed in Champions. Un brutto infortunio alla tibia gli fa saltare la stagione 2009-10, e a gennaio 2011 va in prestito al Blackburn Rovers, per poi tornare a Gelsenkirchen la stagione successiva, arrivando sino ai quarti Champions 2011/12 con lo Schalke, e agli ottavi l'anno dopo. Nel gennaio 2014 rompe con la società e va in prestito al Besikyas , in Turchia, sino alla scadenza del contratto. A livello di Nazionali, Jones ha giocato con l'Under 21 tedesca ed è anche sceso in campo tre volte con la Nazionale maggiore in match non di qualificazioni (anche a causa degli infortuni), avendo così la possibilità di scegliere gli USA, divenendo protagonista nella Gold Cup 2011 e poi negli ultimi Mondiali con il gruppo guidato dal "connazionale" Jurgen Klinsmann.

Calciomercato - Socceritalia

“Robinho non andrà in MLS, lo ha spiegato anche Galliani ieri. In Brasile tutti sembrano tirarsi indietro: il Cruzeiro, il Flamengo e anche l’Atletico Mineiro. Da valutare meglio le offerte provenienti dagli Emirati Arabi. Se la tempistica si dovesse prolungare, il giocatore non è da escludere che possa raggiungere i suoi compagni in America. Si pensava di chiudere l’affare prima, ma così non è. E questa mancata cessione, blocca il mercato del Milan”. Queste le parole di Luca Marchetti, esperto di calciomercato, nel corso di Sky Sport 24. Su Robinho infatti rimane l'interesse dell'Orlando City, ma la squadra americana potrà accoglierlo solamente a gennaio, e prima il giocatore dovrebbe andare in prestito, come accaduto con Kakà. Il problema è che nessun club, brasiliano o no, sembra disposto ad accollarsi il suo contratto da oltre 2 milioni netti annui, anche solo per 5 mesi. A questo punto quini, appare probabile che Robinho resti al Milan, con eventuale transazione e risoluzione contrattuale a gennaio e trasferimento in MLS. Ciò anche perché l'Orlando non sembra disposto a pagare le cifre richieste dal Milan, come confermato da Adriano Galliani a Milannews: "Robinho? Stiamo aspettando altre offerte, vedremo. Orlando City vicino a Robinho? C’è una trattativa e un’offerta dell’Orlando, ma siamo lontanissimi, la nostra richiesta è distante dalla loro offerta. Non credo che si farà nulla con l’Orlando City". Ma l'avvocato del giocatore non concorda con l'AD rossonero: "Galliani ha escluso l’Orlando City? Per ora non abbiamo definito con nessuno, non si può dire. Se Robinho alla fine resta al Milan? Penso proprio di no, troveremo una soluzione".

Calciomercato - Socceritalia

Login
SOCCERITALIA
SPORT


Questa opera è pubblicata nel rispetto delle licenze Creative Commons.

© 2014 WeBoost MEDIA S.r.l.. Tutti i diritti riservati.

P.IVA 105 49 521 002