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New York, primo derby tra Cosmos e Red Bulls
Scritto il 2014-06-14 da Franco Spicciariello su MLS
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Un derby così sentito non si gioca a New York dal luglio 1997, quando all'Hofstra Stadium si affrontarono nel  "The Grapple for the Apple" i New York/New Jersey MetroStars (privi quella sera di Roberto Donadoni) della MLS e i Long Island Rough Riders della A-League davanti ad un grandissimo e inatteso pubblico (11.658 presenti, record per Long Island). Vinsero 2-1 i Rough Riders guidati da Alfonso Mondelo, oggi Director of Player Development della MLS.

Dopo di allora è toccato sempre ai MetroStars superare gli Staten Island Vipers della A-League per 3-2.  Nel 2011 infine la vittoria per 1-0 dei NY Red Bulls sul FC New York della USL PRO con gol di Jon Rooney, fratello meno famoso dell'attaccante della Nazionale inglese Wayne Rooney. ma la FC New York avrebbe poi chiuso a fine stagione.

Oggi toccherà invece ai New York Red Bulls - in occasione dei sedicesimi di US Open Cup - fare visita ai più famosi New York Cosmos, che però al momento del lustro di una volta mantengono solo nome, lega (la NASL, ma oggi è Division II) e maglie. Il match di US Open Cup significa molto maggiormente per i Cosmos, in cerca di visibilità e magari di un posto in CONCACAF Champions League attraverso la coppa.

Ma il match non è solo Cosmos contro Red Bulls. E' l'ex attaccante dei MetroStars Giovanni Savarese - oggi coach dei Cosmos - contro l'ex collega e difensore Mike Petke. E' la seconda divisione, la North American Soccer League, che cerca di battere la prima, Major League Soccer. Anche con i Mondiali in corso, non è una partita che sta passando inosservata a New York. “Se non vieni a vedere Red Bulls vs Cosmos, allora non sei un tifoso di calcio", dice Giovanni Savarese.

I Cosmos sono un'organizzazione con una grande storia alle spalle legata al soccer in America. Hanno provato ad entrare in MLS e non ce l'hanno fatto, ma hanno ancora molto per cui giocare", ha dichiarato il portiere dei NY Red Bulls Luis Robles al NY Post (anche se oggi sarà in panchina, titolare l'irlandese Ryan Meara). “Sono orgogliosi, e vogliono mostrare di essere rilevanti a New York, specialmente con l'arrivo del New York City FC. Lotteranno per avere attenzione, e penso questo sia un passo in quella direzione. Ma non importa, che sia il New York City FC o i New York Cosmos, devono passare su di noi per potere dire di essere la squadra di New York".

I Red Bulls scenderanno in campo senza tanti titolari, causa infortuni e il sintetico del James M. Shuart Stadium (vedi Thierry Henry e Jamison Olave), oltre a Tim Cahill impegnato ai Mondiali con l'Australia. Ma per Savarese non cambia nulla: "Chiunque scenda in campo vorrà impressionare l'allenatore. mia spetto gente che ha fame". “Hanno una buona squadra, una grande rosa e alcuni buoni giocatori. Sarà molto difficile per noi, ma sarà una grande partita. Siamo pronti”.

So che alcuni di loro non giocano sul sintetico, e questo ci aiuterà, come i nostri grandi fans" ha detto  Joseph Nane. “La pressione è su di loro, come era su di noi per il match contro i Brooklyn Italians. Comunque per me sono i favoriti per vincere, e non abbiamo nulla da perdere”.

"Non abbiamo nulla da perdere". Ma non siamo underdog. "Giochiamo per dimostrare che siamo una buona squadra e che abbiano alcuni giocatori capaci di giocare ovunque.“Mi aspetto di vincere, di giocare bene. Se giochiamo come sappiamo allora le cose andranno bene”.

Ha parlato anche il coach dei Red Bulls, Mike Petke: "Non sento alcuna pressione. Posso essere d'accordo con Savarese che i Cosmos non hanno nulla da perdere, ma noi vogliamo vincere, come loro. E poi pressione? A giocare coi NY Cosmos non sento alcuna pressione".

Anche i Cosmos però potrebbero scendere i campo senza il loro top player, l'ispanico brasiliano Marcos Senna, infortunato, mentre a centrocampo ci sarà Danny Szetela, cresciuto tifando per i NY MetroStars. "Sono a cresciuto a cinque minuti dal Giants Stadium, a Clifton, e sono andato a molte partite con mio padre. Ma ora il mio cuore è coi Cosmos, e non vedevo l'ora di giocare questa partita".

Sembra proprio un derby vero.

(Dario Torrente) Il 2014 avrebbe dovuto essere per i New York Cosmos l’anno della riconferma della squadra schiacciasassi che aveva fatto il vuoto nel girone durante la Fall Season della Nasl la passata stagione vincendo il Soccer Bowl 2013 in quel di Atlanta a spese dei Silverbacks, e i pronostici davano comunque i Cosmos come la compagine da battere. La squadra non aveva subito stravolgimenti ed a parte la dipartita del portiere Kyle Reinish e dell’attaccante Henry Lopez si era addirittura rinforzata portando a se l’attaccante olandese Hans Denissen, il norvegese Mads Stokkelien, il quale fatte le debite proporzioni sarebbe dovuto essere un nuovo Roberto Cabanas, ed il difensore in prestito da Seattle Jimmy Ockford, che aveva fatto vedere cose buone nel tour mediorientale. La Spring Season aveva visto la squadra di Savarese stravincere contro gli Atlanta Silverbacks in casa per ben 4-0 facendo presagire che la squadra avrebbe fatto il vuoto nel girone, ma dopo la vittoria esterna contro Edmonton sono arrivate le sconfitte contro San Antonio e Carolina. La squadra ha subito dopo ripreso il passo che l’aveva contraddistinta durante la passata stagione ma purtroppo, per via di un pareggio casalingo contro la cenerentola Indy Eleven ed una stagione ridotta ad appena nove giornate per un solo punto i Cosmos si sono visti sfilare davanti i Minnesota United che si sono così laureati campioni primaverili. Certamente l’amarezza in casa O’ Brien si tagliava a fette ma il ritmo e lo spettacolo in campo lasciavano pensare che durante la Fall Season la squadra di New York sarebbe tornata quel rullo schiacciasassi che tutti erano abituati a vedere, tutto questo coadiuvato dalle ottime prestazioni in Us Open Cup, dove dopo un agevole 2-0 ai Brooklin Italians militanti in NPSL, i Cosmos avevano spazzato via i concittadini Red Bulls con un sonoro 3-0 e successivamente al PPL Park di Philadelphia aveva tenuto testa agli Union fino ai tempi supplementari, perdendo per via di un rigore molto sospetto ed un arbitraggio a dir poco discutibile. Nel frattempo tutti aspettavano l’arrivo dello spagnolo Raùl, il quale però ha deciso di rimanere in Qatar fino a quando l’Al Sadd andrà avanti nella coppa dei campioni d’Asia, e in più il Real Madrid gli ha offerto un posto di direttore tecnico, per cui l’arrivo della stella merengue è tutt’altro che sicuro anche se le trattative non sono ancora chiuse come fa intendere durante le interviste l’allenatore Joe Savarese, pur senza fare alcun nome. Nel frattempo le cose però sono andate a sfavore dei Cosmos, l’infortunio di Diomar Diaz, capocannoniere sociale assieme a Marcos Senna si è protratto più del previsto e dopo aver giocato ancora qualche scampolo di partita il suo stato di salute è peggiorato. Stessa cosa è successa al brasiliano naturalizzato spagnolo Senna, che per via di uno strappo all’inguine è stato fuori dai campi di gioco per più di un mese e non ha ancora recuperato la forma fisica ideale tanto da sbagliare il rigore che avebbe dato ai Cosmos una vittoria di misura su Edmonton. Nel frattempo è stato tagliato il bosniaco Peri Marosevic, Jimmy Ockford si è infortunato, Jemal Johnson, il quale era stato via durante la precedente stagione pur facendo vedere buone cose ha avuto ancora qualche piccolo problema, il brasiliano Roversio, uno dei perni della difesa, è stato fermato da problemi col visto che finalmente sembrano essersi risolti, Hans Denissen è tornato a giocare ma ancora deve trovare la piena forma fisica nonché l’intesa con Stokkelien che sembrava intendersi molto bene con l’italiano Alessandro Noselli. Purtroppo, a causa di problemi familiari l’ex bomber del Sassuolo, che proprio ora sembrava essere tornato in forma ed aveva fatto vedere cose molto interessanti durante il finale della Spring Season ed in Us Open Cup, ma causa seri problemi di salute del padre ha chiesto ed ottenuto di lasciare New York e strappare il contratto per la Fall Season e tornare nella sua natia Italia. Anche il brasiliano Paulo Mendes ha lasciato New York sebbene in prestito, dirottato ai venezuelani del Metropolitanos. Nel frattempo sono arrivati il difensore/centrocampista Connor Lade in prestito dai New York Red Bulls ed il salvadoregno Andre Flores. Entrambi hanno già esordito in campionato durante la sconfitta in casa contro i Carolina Railhawks, e per via di un infortunio alla spalla l’ex Red Bull ha dovuto saltare la sfida tra gli homegrown players ed i Portland Timbers Under23, ma a parte questo verebbe da chiedersi se ci sono problemi nella preparazione atletica della squadra e del perché di questi infortuni a catena, certamente il calcio è un gioco a volte duro ed alcuni giocatori come Senna, per quanto ben conservati cominciano a sentire le ingiurie del tempo, ma oltre questo la squadra sembra aver perso quel tocco magico, l’attacco dei Cosmos sembra imbolsito, debole, rinunciatario, la squadra sembra lenta e prevedibile, il clima di euforia della passata stagione sembra essersi volatilizzato in campo e sugli spalti dove l’emorragia di spettatori continua, adesso giustificata dal pessimo andamento della squadra unito all’apatia degli sportivi di Long Island per tutti gli sport che non siano il baseball. Dalla sua esperienza di giocatore Savarese sa che anche nelle migliori squadre questi momenti sono ciclici e che ripetersi è tra le cose più difficili nel calcio, e come dice un vecchio adagio le disgrazie non vengono mai sole, tra sopraccitati infortuni, recuperi più lunghi del previsto, abbandoni ed altro. In più quando il leone è ferito gli avvoltoi sono tutti lì aspettando di poter sbranare la carcassa, e così succede ai Cosmos, le squadre avversarie sapendo del momento di difficoltà di New York diventano più audaci perché sanno che se vogliono avere la chance di poter portare tre punti in cascina questo è il giusto momento per approfittarne. Nel frattempo la squadra sta reagendo cercando sul mercato rinforzi adeguati che possano ovviare alla penuria di goal del reparto offensivo. A dire il vero il problema è annoso, ma lo scorso anno il centrocampo aveva spesso ovviato mettendoci una pezza grazie alle prodezze di Marcos Senna, match winnder del Soccer Bowl tra le altre cose, ma quest’anno si pensava che grazie ai rinforzi al reparto offensivo si sarebbe trovata la quadratura del cerchio, cosa che sembra invece ben lungi dall’essere vicina. Allenatore e addetti ai lavori cercano di mantenere la calma e di portare per quanto possibile un clima positivo tra i giocatori, perché in ogni caso la situazione non è irreparabile ed i Cosmos con la nuova formula di accesso al Soccer Bowl sono ancora in corsa per i play-off. La stagione è ancora lunga,  e con la vittoria esterna di Atlanta, dove nonostante la pioggia che sembrava facesse sospendere l’incontro e lo svantaggio per 1-0, i Cosmos salgono al terzo posto in classifica. Per la cronaca le reti son state segnate dal neo acquisto Flores e dal solito Marcos Senna con una delle sue punizioni magistrali, ma come già detto più volte non ci si può aspettare che sia sempre lui a cavare le castagne dal fuoco. Resurrezione della fenice o effimero fuoco di paglia? E’ presto per dirlo. Comunque, come spesso è consuetudine  nello sport americano, proprio le squadre che non hanno brillato in campionato sono quelle che poi stupiscono sconfiggendo le favorite ed aggiudicandosi i titoli nazionali tra lo stupore generale e la frustrazione di tifosi avversari e scommettitori, San Antonio, Carolina e Minnesota stiano comunque in guardia. In più, guardando indietro nella storia dei Cosmos, è d’obbligo ricordare che la memorabile stagione del 1977, l’ultima di Pelé e che vide l’arrivo di Beckenbauer e Carlos Alberto cominciò nel peggiore dei modi con la squadra demotivata e disunita in campo ed allenatori e dirigenti silurati dalla sera alla mattina. Certamente ci auguriamo che Savarese resti al suo posto visti i meriti della passata stagione e la carica che infonde ai giocatori, ma il de profundis dei newyorkesi è ben lungi dall’essere scritto, lo tengano a mente avversari e menagramo. Nel frattempo, aspettando Raùl e sperando che non si faccia incantare dalla proposta indecente della sua ex squadra alcuni trialists si stanno allenando a New York, alcuni dei quali non si conosce nome e provenienza, ma tra loro sbuca la faccia conosciuta dell’italo-brasiliano Caetano Calil, l’anno scorso in forza al Varese con 23 presenze in campo e 2 goal, un po poco per impressionare forse, e bisogna dire che nonostante le promesse ai tempi dell’Under 19 e il brutto infortunio avvenuto quando militava nell’Atletico Paranense non sembra aver più ripreso il lustro che lo contraddistingueva ed ha sempre segnato pochi goal ad eccezione del biennio 2011/2013 quando in forza al Crotone nella serie B italiana portò a casa un bottino di 20 reti in 78 presenze e non sono comunque moltissime. Un'operazione simile a quellla, grazie a dio vinta, di voler riportare al soccer professionista l’ex enfant prodige Dennis Szetela dopo un brutto infortunio che lo aveva tenuto lontano dai campi di gioco per due anni. Comunque vada, anche se l’aria di Long Island dovesse rigenerare il giocatore e fargli ritrovare il fiuto del goal non è questo ciò di cui hanno bisogno la squadra ed i tifosi, non si può in una situazione così delicata ingaggiare un carneade dall’oscuro passato, i Cosmos meritano una certezza ed un grande nome degno della loro storia che doni l’entusiamo ai tifosi e infonda adrenalina, porti popolarità e aumenti di presenze sugli spalti, anche se è vero che è difficile trovare giocatori di tale portata durante il mercato di riparazione, ma negli Usa si gioca ad agosto mentre in Europa e Sudamerica i campionati sono fermi, e specie per contrastare l’attacco, per ora solo mediatico, della nuova franchigia MLS nata grazie agli sceicchi del Manchester City che ha portato a New York David Villa e Frank Lampard (e sta corteggiando Xavi), ci vuole il grosso nome, ci vuole un Raùl.

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A volte la storia è come nel film "Sliding doors". Cosa srebbe accaduto infatto al calcio americano di oggi se la FIFA non avesse assegnato al Messico ma agli Stati Uniti l'organizzazione dei Mondiali 1986. Ma quello è solo un lato della storia, e il difensore/centrocampista dei New York Cosmos anni '70/80, Carlos Alberto, ha recentemente deciso dio raccontare come sarebbero andate le cose con i Mondiali in America. “Nessuno qui sa del perché il calcio professionistico si è fermato nel 1985", ha spiegato Carlos Alberto al sito EmpireofSoccer.com." Ma io lo so, perché ci stavo dentro". Secondo Carlos Alberto, la china discendente per la NASL, e per il calcio in generale in America, non è stata dovuta alle spese eccessive dei Cosmos (e di qualche altro club che li inseguì), ma fu interamente dovuta all'aver preso i Mondiali 1986. Non una notizia, ma lo è invece la rivelazione di Carlo Alberto che ha spiegato come con i Mondiali alle porte i Cosmos e la Warner Communications sarebbero stati pronti a riversare milioni di dollari per rilanciare il campionato e anche Nazionale USA. Nel mezzo dl proprio successo, e con un forte supporto internazionale, ad inizio anni '80 la NASL e Steve Ross iniziarono a preparare il piano Mondiali, che dovevano rappresentare l'ultimo sforzo per lanciare il calcio in America. “Se avessimo avuto i Mondiali negli Stati Uniti nel 1986 invece del 1994... i Mondiali che gli americani avrebbero voluto vincee sono quelli dell'86- Se fossi stato lì, oggi sarei qui, non sarei mai tornato in Brasile", raccomta Carlos Alberto Torres, capitano del Brasile campione del mondo 1970. “Sapete perché? Perché Steve Ross e i Cosmos redigettero una lista dei migliori 26 giocatori al mondo, e io fui parte delle trattative  con alcuni. Il prezzo non era un problema per i Cosmos, avevano un sacco di soldi". La lista conteneva alcuni dei nomi più importanti della storia del calcio, come ad es. Maradona, Zico, Junior e Falcao per nominarne alcuni. Nel tipo stile Cosmos, gli americani erano già in contatto coi giocatori prima ancora di vedersi assegnato il Mondiale. “Fui io a contattare Falcao. Giocava per la AS Roma e lo chiamai. Potete immaginare i 26 migliori calciatori al mondo giocare a calcio negli Stati Uniti?" Il contatto con Falcao, con un'offerta da $3 milioni, in realtà fu rivelato all'epoca da Julio Mazzei, caoch dei Cosmos, al NY Times nell'aprile 1983 (giusto un mese prima dello Scudetto vinto dalla AS Roma), in occasione del ritorno di Beckenbauer ai Cosmos dopo l'esperienza all'Amburgo. “Sfortunatamente la FIFA decise di assegnare i Mondiali al Messico", dopo la rinuncia della Colombia. "Steve Ross [presidente dei Cosmos e CEO della Warner] era molto dispiaciuto, e disse 'E' finita tra me e il calcio, non voglio essere più coinvolto' - racconta Carlos Alberto - e così Steve Ross decise che non ci sarebbe stato più il clacio in America. lo racconto perché io c'ero!” Col suo sogno spezzato, Ross lascio la NASL morire lentamente. Carlos Alberto ricorda che i Cosmos richiamarono Franz Beckenbauer per il suo ultimo anno da calciatore, ma rifiutaronono di investire uteriormente su altri giocatori. Steve Ross aveva ormai perso ogni interesse, inziando anche a disertare i match dei Cosmos, lui che non si perdeva una partita. “Ecco cosa ha ucciso il calcio qui", spiega Carlos Alberto. "Non gli ingaggi, perché i soldi c'erano. Credetemi, questa è la ragione, Poche persone cononosco questa storia". In realtà già Giorgio Chinaglia in passato fece qualche riferimento a questo piano, ma a causa della sua storia coi Cosmos da dirigente, finita male, e dei suoi rapporti pessimi con i media USA, probabilmente non venne preso sul serio. “Sono triste, perché le persone che conoscono questa storia non l'hanno mai raccontata, ma io voglio farlo. Quando c'è qualcosa da dire, io lo faccio, non ho paura. E questa è la vera storia degli ultimi giorni del calcio negli Stati Uniti", spiega Carlo Alberto. Prima della rinascita iniziata coi Mondiali 1990.  

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Quando la Major League Soccer ha deciso di assegnare al gruppo guidato da David Beckham l'expansion team di Miami, ha posto una condizione precisa: la nuova franchigia sarebbe potuta scendere in campo solo dopo aver ottenuto il via libera per la costruzione di uno stadio in città. Ora però, dopo che i due siti preferiti sono stati respinti, l'MLS Commissioner Don Garber ha reiterato il concetto - per la seconda volta in due mesi - della condizione base dello stadio. "Miami rimane una priorità per noi"" ha spiegato Garber in un'intervista con Alexi Lalas e ESPN. "Ci ricordiamo delle problematiche avute in passato, e dobbiamo avere la giusta proprietà e la giusta location per lo stadio. David sta lavorando per mettere insieme ulteriori partner, che sarebbero ottimi per la MLS. Ma al momento non è riuscito ad individuare un'area in grado di dare il necessari accesso e visibilità per il successo della franchigia. L'obiettivo è uno stadio a downtown Miami, e non ci sarà expansion a Miami senza un'area per lo stadio a downtown". A Miami il calcio professionistico manca dal 2010, da quando il Miami FC (USL Soccer, Div. II) - ex squadra dei brasiliani Romario e Zinho - si è trasferito a Ft. Lauderdale. Ma il livello top manca addirittura dal 2002, anno di chiusura del Miami Fusion da parte della MLS. Del 2009 invece il tentativo fallito del Barcellona sempre insieme a Calure di rilanciare Miami. Quale sia la scadenza che Garber e la MLS hanno imposto a Beckham non è però ancora chiaro. Con così tante città interessate ad entrare nella lega, di certo la pazienza avrà un limite. New York City FC e Orlando City entreranno nel 2015, portando la MLS a quota 21 club. Nel 2017 toccherà ad Atlanta. La MLS vuole chiudere (momentaneamente?) l'espansione raggiungendo il numero di 24 club entro il 2020. Per l'ultimo posto disponibile - se Miami fosse confermata - sono in prima fila Sacramento e Minnesota, ma dietro di loro c'è la fila con le varie San Antonio, St. Louis e, ultima arrivata, Las Vegas. Sotto: il rendering dello stadio che Beckham avrebbe voluto a Port Miami. Respinto dal governo della città

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