SPORT
Mondiali, il Messico perde Montes
Scritto il 2014-06-01 da Americo Costi su Concacaf
Tweet

Messico-Ecuador da brividi: Montes si rompe una gamba, Marquez un dito, Castillo un crociato

Ultimi giorni pre Mondiali con fratture a volontà purtroppo. Dopo il costaricano Alvaro Saborio e il centrocampista dell'Italia Montolivo durante l'amichevole con l'Irlanda, è toccato ieri a Messico ed Ecuador, uscite a pezzi dall'amichevole disputata all'AT&T Stadium, ad Arlington in Texas.

Una brutta frattura di tibia e perone ha mandato in ospedale il centrocampista del Léon Luis Montes. Tutto è accaduto al 35', due minuti dopo il bel goal dello stesso Montes che aveva portato in vantaggio la formazione messicana, quando dopo essersi allungato il pallone e nel tentativo di recuperarlo Montes si è scontrato con Segundo Castillo, rimediando la frattura della gamba. Subito si è palesato il grave infortunio, non solo per le urla di dolore del calciatore ma anche per l'evidente esposizione della frattura stessa.

E nello scontro non solo Montes ha riportato gravi conseguenze, anche Castillo infatti potrebbe saltare il Mondiale visto che pare abbia riportato la rottura del crociato del ginocchio destro.

Ma non basta, la sfortuna si è accanita sulla partita e sulla nazionale messicana visto che anche Rafael Marquez ha dovuto essere trasportato in ospedale per dei controlli radiografici a causa di una forte contusione al piede destro e la sospetta frattura ad un dito del piede per il difensore.

Dopo gli esami l'ex giocatore di Barcellona e New York Red Bulls può sorridere: nessuna frattura, con tanto di conferma su Twitter col piede destro in primo piano. Solo un colpo per Marquez, che quindi giocherà il suo quarto Mondiale.

Grazie alla vittoria sugli USA per 3-2 ai tempi supplementari ieri notte al Rose Bowl di Pasadena, sarà il Messico a rappresentare la CONCACAF alla prossima Confederations Cup. Denominato CONCACAF Cup, il match di ieri era infatti lo spareggio tra le vincitrici delle ultime due Gold Cup per inviare la numero uno del continente a Russia 2017, per la gioia del pubblico messicano che occupava gran parte dello stadio teatro della finale mondiale 1994 persa dall'Italia ai rigori (errori di Franco Baresi e Roberto Baggio) contro il Brasile. Messico in vantaggio con l'attaccante del Wolfsburg Javier "Chicharito" Hernandez già al 10'. Passano solo cinque minuti e gli Stati Uniti pareggiano con il difensore dello Stoke City Geoff Cameron, di testa su un perfetto cross di Michael Bradley. Il Messico domina nel secondo tempo, riuscendo però a trovare il gol con Oribe Peralta nel primo tempo supplementare. A sorpresa arriva però il pari dell'attaccante USA Bobby Wood - subentrato ad un Jozy Altidore inesistente - su cross del terzino degli Spurs DeAndre Yedlin. Ma ad esultare per ultima è El Tri, che col terzino destro Paul Aguilar con un gran tiro al volo al 118' prenota il viaggio per la Russia, dopo che nelle ultime due edizioni era toccato agli USA rappresentare la CONCACAF. Olimpiadi 2016 a rischio La giornata di Klinsmann era iniziata male, con l'Under 23 guidata dal suo vice, l'austriaco Andreas Herzog, battuta per 2-0 dall'Honduras, una sconfitta che pone a serio rischio la qualificazione alle Olimpiadi 2016. Per volare a Rio infatti gli USA dovranno ora battere il Canada e poi nel caso vincere lo spareggio contro la Colombia a marzo. Una giornata nera quindi per il soccer USA e per l'ex attaccante di Inter e Samp, che è sia CT che direttore tecnico delle Nazionali statunitensi, su cui ormai da più parti piovono richieste di esonero immediato, al momento escluse dal presidente della US Soccer Federation, Sunil Gulati. _________________________________________________________ Rose Bowl, Pasadena (CA) - 10 ottobre, 2015 USA vs Messico 2-3 d.t.s. (1-1 rt) Marcatori: MES - Hernandez 10' USA - Cameron 15' MES - Peralta 96' USA - Wood 108 MES - Aguilar 118 USA -- Guzan; Johnson (Evans 111), Cameron, Besler, Beasley; Jones, Beckerman, Bradley, Zardes (Yedlin 78); Dempsey, Altidore (Wood, 98). MESSICO -- Munoz, Reyes, Layun, Aguilar, Moreno; Marquez (Rivas, 76), Herrera, Guardado (Guemez, 80); Peralta, Jimenez, Hernandez (Corona, 97). Arbitro: Joel Aguilar (El Salvador). Spettatori: 93,723.

Calcio - Socceritalia

Stanotte LA sarà impegnata a Dallas in uno scontro fondamentale per la conquista della testa della Western Conference, attualmente occuopata dai Vancouver Whitecaps. Tra i protagonisti più attesi della serata, oltre all'ex capitano del Liverpool Steven Gerrard, sicuramente l'attaccante messicano Giovani dos Santos, grande promessa di El Tri mai esplosa del tutta in Europa e da poco sbarcata (a caro prezzo) a LA. Uno sbarco avvenuto nel migliore dei modi, visti i due gol segnati nelle prime due partite tra CONCACAF Champions League e MLS. Dos Santos rappresenta per i LA Galaxy l'ennesimo tentativo di conquistarsi il pubblico ispanico: sono ben 9 milioni i Latinos, in gran parte di origine messicana, che vivono nelle cinque contee di Los Angeles. Il problema è che il 99% dei tifosi di calcio di origine ispanica rimane legato ai club che seguiva nel proprio paese o in quello dei propri genitori, come dimostra anche la scelta del Messico di giocare quasi tutte le amichevoli negli USA per sfruttare la passione locale e guadagnare un sacco di soldi. Ma con Dos Santos qualcosa potrebbe cambiare, almeno a livello di club. LEGGI: Ufficiale: Giovani Dos Santos ai LA Galaxy [VIDEO] “I tifosi messicani e messicano-americani non vedono l'ora di seguire Gio sul campo", ha dichiarato al LA Times un membro della LA Riot Squad, gruppo di tifosi "caldi" dei Galaxy. "Non molti dei miei amici messicani seguono la MLS e i Galaxy, ma penso che l'arrivo di Gio li attirerà, aumentando anche le presenze allo stadio". Il problema è che i messicani non vedono ancora la MLS come una lega di livello, principalmente perché seguono sempre i rispettivi club: dal Chvas de Guadalajara al Club America, passando per il Tigres finalista di Copa Libertadores sino al recente Club Tijuana, capace di attrarre tanti tifosi che vivono intorno al confine. LEGGI: Tijuana, terra di mezzo tra USA e Messico In passato, nelle prime 5 stagioni in MLS, i Galaxy hanno ingaggiato tre tra i più famosi calciatori della Nazionale di El Tri, ma senza ottenere risultati sul campo, come nemmeno in termini di seguito. In Messico qualcuno ha addirittura scritto "Galaxy, la tumba de mexicanos". Gli appassionati ricorderanno il coloratissimo (in termini di divise) portiere - che però voleva fare l'attaccante -Jorge Campos, primo straniero ingaggiato dalla MLS. Titolare col Messico ai Mondiali americani del 1994, giocò con i Galaxy nel 1996 e 1997, sbrigandosi però sempre a volare a casa durante la offseason per giocare nella LigaMX, fino alla cessione al Chicago Fire. Nel 1998 toccò all'attaccante Carlos Hermosillo, all'epoca capocannoniere del Messico, ma deludente in MLS con soli 14 gol nelle 34 partite giocate lungo due stagioni. A sua giustificazione le 34 primavere sulle spalle al momento del suo arrivo e una certa incompatibilità con l'ex nazionale USA e allora capitano dei Galaxy Cobi Jones, che lo limitava nel ricevere palloni adeguati per un attaccante delle sue caratteristiche. Terzo tentativo, ed ultimo fino a poco fa, Luis Hernandez, per la cui chioma bionda i Galaxy rinunciarono addirittura un paio di giocatori per farlo rientrare nel salary cap. Arrivato 32enne a LA nel 2000, dopo che solo due anni prima aveva messo a segno 4 gol ai Mondiali di Francia con la Nazionale, negli States di gol invece ne segnò 12, ma in tre stagioni in cui scese in campo solo 30 volte, con tanto di finale persa nel 2001 coi Quakes. E di lui a LA ricordano più le sue scorribande per locali che quelle in campo. Da allora, al termine della stagione 2002, i Galaxy non hanno più schierato giocatori messicani. “E' per questo motivo che molti messicani sono così distaccati da Galaxy", ha scritto Hoy, il settimanale in spagnolo del Los Angeles Times. “Ma un giocatore come Gio può attirarli. E' diverso da Campos, Hermosillo o Luis Hernandez, arrivati quando avevano già dato il meglio". Dos Santos ha infatti solo 26 anni  e già tanta esperienza. Per lui il top è ancora lontano, e i Galaxy sperano possa raggiungerlo a LA. Anche perché il messicano arriva poi a LA a tre anni di distanza dall'ingresso in MLS di un nuovo competitor, l'LAFC (ma il nome deve ancora essere scelto), che sostituirà l'ormai defunto Chivas USA, tentativo abortito di portare allo stadio tifosi messicani sfruttando il legame col solo Guadalajara. LEGGI: Addio al Chivas USA, la MLS cambia E ai Galaxy qualcuno è preoccupato dell'arrivo di un competitor dalla proprietà importante (Magic Johnson, il presidente del Cardiff City Vincent Tan, Mia Hamm, ecc.), al punto che c'è chi dice che l'LAFC potrebbe essere stato un fattore decisivo nel cambio di strategia dei Galaxy. Ma il presidente del club Chris Klein nega: "Non prendiamo decisioni basate sul marketing". Curiosa un'affermazione del genere fatta proprio da Klein, diventato il miglior amico a LA di David Beckham, il vero colpo di marketing oltre che calcistico (era ancora al top) che ha messo la MLS e i LA Galaxy sotto i riflettori del calcio mondiale. Colpo però reso un po' problematico dai due prestiti in offseason al Milan (dove si infortunò gravemente), ma valso due MLS Cup nelle ultime due stagioni prima dell'anno d'addio al PSG. E a LA tutti sperano che Giovani dos Santos, che ha ricevuto la "benedizione" di Becks la scorsa settimana allo StubHub Center di Carson, possa almeno replicare quei successi. Ma per arrivare ad essere "rispettati" dai tifosi di origine messicana, i LA Galaxy dovranno iniziare a battere con regolarità i club di oltre confine. E quindi, ancor più che ai tempi di Beckham, il vero obiettivo con l'arrivo di Giovani dos Santos a fianco di Steven Gerrad e Robbie Keane, deve essere la CONCACAF Champions League e il conseguente Mondiale per Club. Solo allora i bambini latinos probabilmente inizeranno a diventare tifosi dei Galaxy e a seguire con "rispetto" i club MLS.

Calcio - Socceritalia

Il c.t. all’aeroporto di Filadelfia ha colpito con un pugno un giornalista che lo aveva criticato durante la Copa America L’ aveva promesso, via twitter: «Spero di poterti incontrare da qualche parte prima o poi. Per aggiustare i conti». Cinguettio minaccioso del “Piojo” Herrera, sanguigno ct del Messico in risposta alle critiche di un giornalista tv, Christian Martinoli, dopo la pessima prestazione del “Tri” nella Copa America (dove Herrera aveva portato le riserve puntando tutto su questa Gold Cup). I due si sono incontrati ieri all’aeroporto di Philadelfia. Tornavano a casa dopo il successo del Messico nella Gold Cup, 3-1 in finale alla Giamaica. Il giornalista era in fila al controllo della sicurezza, il ct è arrivato e l’ha colpito con un pugno che era diretto alla mascella ma ha chiuso la sua corsa sul collo di Martinoli. Molti i testimoni, diversi i tweet di sdegno, compreso quello di Ines Sainz, gloria televisiva al seguito del “Tri”: «Che brutto, le cose non si risolvono in questo modo, pessimo esempio per i propri giocatori».   SOFFERENZA CONTINUA Degna conclusione di una Gold Cup che il Messico ha vinto soffrendo sempre meno che contro i semipro di Cuba (6-0) e nella finale contro la Giamaica, vinta senza problemi grazie ai gol di Andres Guardado (6 reti, l’eroe della coppa per “El Tri”), del “Tecatito” Jesus Corona (che Herrera ha coraggiosamente preferito alla gloria nazionale Hector Herrera) e di Oribe Peralta. Una gara nella quale il “Piojo” si giocava il futuro alla guida del Messico, finito in disgrazia appena 12 mesi dopo il grande Mondiale che lo aveva portato alla ribalta per i risultati del ‘Tri’ e per le sue celebrazioni senza freni in area tecnica. ERRORI ARBITRALI Il Messico è arrivato in finale dopo aver battuto nei quarti la Costa Rica ai supplementari con un rigore contestatissimo al 123’ che ha provocato il tweet funesto del presidente del Paese sconfitto, Guillermo Solis: «Non era rigore. Perdere così NON vale. Il Messico non ha vinto la partita, gliela hanno regalata avvolta nel cellophane. Che vergogna». E in semifinale contro Panama un altro penalty regalato e successivo comunicato della Concacaf che ammetteva che l’errore umano ha condizionato il risultato della gara. Quella Concacaf che è uscita malissimo dal Fifagate e che non si è certo ripresa con questa Gold Cup: i giocatori di Panama hanno mostrato uno striscione con scritto "CONCACAF LADRONES" nel quale accusavano i dirigenti della confederazione di essere ladri e corrotti. PLAY OFF In questa strana atmosfera il Messico ha vinto la sua settima Gold Cup, due in più dei grandi rivali, gli Stati Uniti, eliminati in semifinale dalla Giamaica e poi battuti da Panama per il terzo posto. Il 9 ottobre al Rose Bowl di Pasadena, pieno di messicani, “El Tri” del “Piojo” e gli Usa della “Pantegana” Klinsmann si giocheranno in una sfida secca l’accesso alla Confederations Cup russa del 2017. Herrera dovrà di nuovo vincere per calmare le acque. Che stavolta ha agitato lui stesso col pugno a Martinoli. Fonte: Gazzetta dello Sport

Calcio - Socceritalia

Login
SOCCERITALIA
SPORT
Tweet di @MLSsocceritalia
Serie A: Calendario e Classifica del Campionato 2015-2016

 


Questa opera è pubblicata nel rispetto delle licenze Creative Commons.

© 2016 Nanalab S.r.l.. Tutti i diritti riservati.

P.IVA 09996640018