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USA e Mondiali: 1934, la lezione italiana. E poi il buio
Scritto il 2014-06-09 da Franco Spicciariello su History
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Ai Mondiali del 1934 i campioni in carica dell'Uruguay, come altre squadre sudamericane, rifiutarono di partecipare per protestare contro l'assenza delle europee nel 1930, e per questo la "celeste" non potè difendere il titolo. Caso strano, anche l'Italia, nazione ospitante, dovette passare per le qualificazioni (superò la Grecia).

L'avventura oltre oceano era iniziata subito con dei problemi per gli USA. Avevano infatti presentato la domanda d'iscrizione in ritardo, e questa fu accettata alla condizione di giocare direttamente in Italia un match di qualificazione contro il Messico, la Nazionale vincitrice del girone di qualificazione nordamericano (la CONCACAF nascerà solo nel 1938).

La US squad venne formata dopo una serie di incontri amichevoli organizzati appositamente. Il primo vide gli USA affrontare una rappresentativa della Pennsylvania League All-Stars, il 2 maggio, 2934. Gli USA vinsero per 8-0, con triplette di Aldo "Buff" Donelli Werner Nilsen. Due giorni dopo a Newark (NJ), invece, furono sconfitti dalle American Soccer League All-Stars 4-0, con tripletta di Archie Stark, il miglior goleador americano di quegli anni (scozzese di nascita, membro della National Soccer Hall of Fame), che però rifiutò la convocazione per motivi di lavoro! L'ultima partita si giocò a Philadelphia il 5 maggio, dove gli USA batterono le Eastern Pennsylvania All-Stars 2-0.

Come tutto il movimento calcistico, anche la United States Football Association (allora non ancora Federation) era stata colpita dagli effetti della "Grande Depressione", che ebbe un impatto sul campionato nazionale, con la ASL che chiuse nel 1933 per poi ripartire mesi dopo come lega semi-professionista. Per il calcio pro degli USA fu l'ingresso in una sorta di Medio Evo da cui sarebbe uscito momentaneamente nel periodo a cavallo tra gli anni '70 e '80 con la NASL, seguito da un nuovo buio, sino alla rinascita definitiva nel 1996 con la MLS.

Diciannove furono i convocati dopo l'ultimo match di prova comunque. Quelli che poi scesero in campo a Italia '34 furono: portiere Julius Hjulian (Chicago Wieboldt Wonderbolts); difensori Adolph “Ed” Czerkiewicz (Pawtucket Rangers), George Moorhouse (NY Americans), Peter Pietras (Philadelphia German-American), Tom Florie (Pawtucket Rangers); centrocampisti Adelino “Billy” Gonsalves (St. Louis Stix, Baer and Fuller), James Gallagher (Cleveland Slavia), William Lehman (St. Louis Stix),Werner Nilson (St. Louis Stix, Baer and Fuller); in attacco Aldo Donelli (Curry Silver Tops), Willie McLean Francis Ryan (Philadelphia German-Americans). Il manager eraElmer Schroeder, il CT David L. Gould, coach di Penn, che aveva vinto la 1897 American Cup con il Mainz. Moorhouse, Gonsalves, Florie e Jimmy Gallagher erano i veterani dei Mondiali d'Uruguay. Un giovane dilettante di Pittsburgh Curry, di nome Aldo “Buff” Donelli fece una grande impressione nelle amichevoli e riuscì a farsi aggregare ala squadra., nonostante le perplessità  dei compagni, tutti professionisti. Ma Donelli si rivelò presto la sorpresa del torneo per gli USA.

La Nazionale Americana arrivò a Roma il 14 maggio, e si allenò immediatamente il giorno successivo. La cosa strana è che si allenarono giocando a baseball! Il pallone da calcio lo toccarono solo il giorno successivo, lavorando principalmente sulla tattica, senza cercare di comprendere troppo i reciproci stili di gioco. Nella prima partitella Buff Donelli impressionò talmente che fu spostato dalle reserve al lineup titolare. Venendo spesso guardato dall'alto in basso dalla cricca composta dai giocatori di St. Louis e New York, allora potenze del soccer USA, doveva sudare per riuscire ad avere la palla, finendo per fare un gioco di movimento in attacco assai raro in un'epoca di calcio statico come quella, nel quale i giocatori dovevano rimanere fissi nella propria zona. Fu Billy Gonsalves - detto il Babe Ruth del soccer di allora – a dire a Schroeder di far giocare Donelli altrimenti Gonsalves stesso non avrebbe giocato. E Buff divenne così titolare.

Aldo Donnelli ha ricordato nel libro di Tony Cirino, "U.S. Soccer vs The World": «Ci allenammo semplicemente facendo passaggi e tagli a centrocampo delle ali. Non un vero allenamento quindi, perché non provammo affatto la difesa e non sapevamo quindi come muoverci».

Il match di qualificazione con il Messico si tenne a Roma, allo "Stadio del PNF", il 24 maggio, davanti a 10.000 spettatori. Lo stadio sarebbe stato poi raso al suolo dopo la guerra e ricostruito un po' più là , ed è oggi noto come stadio "Flaminio".

Ieri come oggi, dal punto di vista tecnico il Messico era superiore tecnicamente agli USA, ma i giocatori americani erano più veloci, con i difensori che ebbero quindi gioco facile nel controllare l'avanti messicano.

Al 15' Donelli aggancia un lungo lancio di Czerkiewicz, taglia tra due difensori e scocca un tiro che s'insacca alle spalle del portiere messicano Navarro. Il Messico pareggia 7 minuti dopo con Alonso, ma è ancora Donelli a trovare la rete al 30'. Con il Messico che si riversa in avanti, per gli USA, e per Donelli, si aprono molti spazi in attacco. E quando, nel secondo tempo un difensore messicano viene espulso per aver bloccato con le mani Donelli lanciato a rete, la partita si fa facile. Ed è ancora Donelli a mettere a segno altri due gol, per un totale di quattro quindi, chiudendo così una partita nella quale c'è tempo solo per un gol del messicano Meija.

La Coppa del Mondo del 1934, che vedeva 16 squadre partecipanti, era organizzata su un sistema ad eliminazione diretta. Sfortuna volle che gli USA si ritrovassero davanti proprio l'Italia.

La Nazionale italiana si presentava ai varchi di partenza come la favorita, avendo avuto l'opportunità , grazie alla propria legge sulla cittadinanza, di naturalizzare alcuni oriundi sudamericani. Tra questi vi erano Luis Monti, che aveva giocato per l'Argentina alle Olimpiadi del 1928 e ai Mondiali del 1930, nei quali aveva anche segnato il gol d'apertura nel 6-1 rifilato dall'Argentina agli USA. E il caso portò gli USA ad essere l'unica squadra ad affronare Monti sia in Uruguay che in Italia.

Gli altri grandi oriundi erano Raimundo “Mumo” Orsi (Juventus), anche lui in maglia albiceleste ad Amsterdam 1928, in cui aveva segnato due gol agli USA, e Amphilogino Marques Guarisi, dettoFilò, naturalizzato italiano e membro di quella che in quel periodo veniva chiamata la "Brasilazio", per il numero di oriundi brasiliani presenti in squadra. Nella rosa italiana trovava posto anche Atilio Demaria, in maglia argentina ai Mondiali del '30. Una scelta, quella di naturalizzare gli oriundi, compiuta dal CT Vittorio Pozzo a seguito della brutta sconfitta per 4-2 contro il Wunderteam austriaco pochi mesi prima.

Alla partita, giocata il 27 maggio 1934 sempre allo "Stadio del PNF", assistette anche “S.E. Benito Mussolini, Duce d'Italia“. I Mondiali di calcio erano infatti una vetrina importantissima per il fascismo, che stava giungendo al culmine. Va detto che Mussolini in quegli anni era spesso presente allo stadio di Roma, essendo lui e suo figlio Vittorio tifosi e abbonati della Lazio, e i giornali sottolinearono come in occasione del match d'apertura dell'Italia entrambi avessero pagato il biglietto.

Gli USA vennero immediatamente schiacciati dalla Nazionale italiana, che dominò dal primo all'ultimo minuto, schiantando con 7 gol (Schiavio 3, Orsi 2, FerrariMeazza) gli americani, che però riuscirono a mettere a segno almeno il gol della bandiera con il solitoDonelli al 57'.

  • Guarda gli highlights di Italia vs USA 7-1

L'Italia si sarebbe poi aggiudicata il Mondiale battendo in finale la Cecoslovacchia 2-1.

Nonostante la brutta sconfitta, dovuta a vari fattori, tra i quali l'ambiente e la stanchezza della partita di tre giorni prima col Messico, la Nazionale USA aveva fatto una buona impressione e venne quindi ingaggiata per una tournée in una Germania non ancora ufficialmente nemica.

A seguito delle prestazioni in Italia, alcuni giocatori americani come Gonsalves e Donnelli ricevettero offerte per giocare in Europa, ma a seguito delle crescenti tensioni politiche nel continente decisero di rinunciarvi. Ma mentre Gonsalves continuò a giocare a calcio professionalmente, Donelli (scomparso nel 1994) ritornò al football Americano, e in seguito divenne persino coach di squadre quali i Pittsburgh Steelers (1941) e i Cleveland Rams (oggi St. Louis Rams) nel 1944.

Le stesse tensioni politiche che fecero decidere Gonsalves e Donelli a rinunciare all'europa, portarono gli USA a rinunciare alle qualificazioni per i Mondiali 1938, gli ultimi prima della guerra che avrebbe portato i Mondiali successivi a disputarsi nel 1950 in Brasile. Ma a quel punto, dopo anche la chiusura dell'American Soccer League, con la rescissione di ogni legame internazionale mantenuto grazie ai tornei, il soccer USA si trovò sempre più marginalizzato, e in patria le divisioni etniche prevalsero in qualche modo, rendendo alla vista di molti il calcio uno sport "straniero" per molti americani, cosa che invece non era mai stata sin dalla sua nascita.

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24 Maggio 1934 – Stadio Nationale del PNF, Roma
Messico - USA 2:4 (1-2)

Partita di qualificazione

Messico: Rafael Navarro(América); Antonio Azpiri(Necaxa)-(52'e), Lorenzo Camarena(Necaxa); Guillermo “Perro” Ortega(Necaxa)(Cap), Ignacio Avila(Necaxa), Felipe “Diente” Rosas (Atlante); Vicente Garcà­a(Necaxa), Manuel Alonso(Espaà±a), Dionisio Mejà­a(Atlante), Juan Carreà±o(Atlante) y José Ruvalcaba(Necaxa). CT: Rafael Garza Gutiérrez “Record”.
USA: : Julius Hjulina (Chicago Wonderbolts) – Edward Czerkiewicz (Pawtucket Rangers) – George Moorhouse (New York Americans) – William Lehman (St. Louis Stix) – William Gonsalves (Baer & Fuller FC St.Louis) – Peter Paul Pietras (1st GASC Philadephia) – James Gallagher (Cleveland Slavia) – Werner Nilson (St. Louis Stix, Baer and Fuller) – Aldo Donelli (Curry Siver Tops) – Thomas Florie (Pawtucket Rangers) – William McLean (Baer & Fuller FC St.Louis). CT: Elmer Schroeder

Gol: Aldo Donelli (USA - 15', 30', 73' e 87'), Manuel Alonso (MES – 22'), Dionisio Mejà­a (MES – 75')
Arbitro: Yussuf Mohamed (Egitto)
Spettatori: 10.000

27 Maggio 1934 – Stadio Nationale del PNF, Roma
Italia – USA 7:1 (3:0)

Eliminazione diretta

Italia: Giampiero Combi (Juventus) – Virginio Rosetta (Juventus) – Luigi Allemandi (Inter) – Mario Pizziolo (AC Fiorentina) – Luis Felipe Monti (Juventus) – Luigi Bertolini (Juventus) – “Filo” = Amphilogino Marques Guarisi (SS Lazio)- Giuseppe Meazza (Inter) – Angelo Schiavio (AS Bologna) – Giovanni Ferrari (Juventus) – Raimundo Orsi (Juventus). CT: Vittorio Pozzo
USA: Julius Hjulina (Chicago Wonderbolts) – Edward Czerkiewicz (Pawtucket Rangers) – George Moorhouse (New York Americans) – Peter Paul Pietras (1st GASC Philadephia) – William Gonsalves (Baer & Fuller FC St.Louis) – Thomas Florie (Pawtucket Rangers) – Francis Ryan (1st GASC Philadelphia) – Verner Nilsen (Baer & Fuller FC St.Louis) – Aldo Donelli (Curry Siver Tops) – Walter Dick (Pawtucket Rangers) – William McLean (Baer & Fuller FC St.Louis). CT: David L. Gould

Gol: 1:0 Schiavio (18'), 2:0 Orsi (20'), 3:0 Schiavio (29'), 3:1 Donelli (57'), 4:1 Ferrari (63'), 5:1 Schiavio (64'), 6:1 Orsi (69'), 7:1 Meazza (89')
Arbitro: Rene Mercet (Svizzera)
Spettatori: 25.000

La rosa degli USA ai Mondiali 1934

Julius Hjulian P Mar 15, 1903
Ed Czerkiewicz D,  Lug 08, 1912
Al Harker D, Apr 11, 1910
Joe Martinelli D, Gen 01, 1916
George Moorhouse D, Mag 04, 1901
Herman Rapp D, Gen 01, 1907
Tom Amrhein C, Gen 01, 1911
Bill Fiedler C, Gen 10, 1910
Jimmy Gallagher C, Giu 07, 1901
Bill Lehmann C, Dec 20, 1901
Tom Lynch C, Giu 08, 1914
Peter Pietras C, Apr 21, 1908
Walter Dick A, Set 20, 1905
Aldo Donelli A, Lug 22, 1907
Tom Florie A, Set 06, 1897
Billy Gonsalves A, Ago 10, 1908
Bill Mclean A, Gen 27, 1904
Werner Nilsen A, Feb 24, 1904
Francis Ryan A, Gen 10, 1908

CT: David Gould

Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

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Dopo la vittoria contro la Colombia conquistata grazie ad un gol dell'attaccante dell'Utrecht Rubio Rubin, i ragazzi di Tab Ramos ci speravano. Oggi invece l'avventura americana si è infranta nei quarti contro la Serbia, uscita vincitrice dopo i calci di rigore. Ne sono serviti ben nove per assegnare il posto in semifinale, al termine di un match in cui gli Stati Uniti sono arrivati privi di ben quattro titolari: Jamieson e Tall infortunati, Allen e Acosta squalificati). Bella e combattuta la partita, con la Serbia più propositiva e gli USA bravi di rimessa. Prima occasione per Antonov, su cui salva Steffen - l'eroe del rigore decisivo parato alla Colombia - mentre poi tocca a Thompson spedire di poco a lato. Ancora Steffen para alla grande su una punizione bassa e angolata di Živković, mentre Rajković blocca su Rubin, su bell'assist dell'ala del Tijuana Paul Arriola. A Tommy Thompson (San Jose Earthquakes) arriva poi la palla del match, ma l'errore è macroscopico. Si va ai supplementari. La Serbia che va vicinissima alla rete con Saponjic che in scivolata a porta vuota manda la sfera fuori incredibilmente da due passi su cross Mandic, col difensore del Tottenham Cameron Carter-Vickers che sporca la palla sulla linea. Dall'altra parte gli americani hanno la palla della vittoria quando il difensore serbo Babic toglie dalla testa di Rubin una possibile conclusione in rete. E quindi i rigori. Errore di Rubin. Il portiere e capitano della Serbia, Predrag Rajković,  para e sbaglia un rigore decisivo, come anche Joel Soñora (Boca Juniors). Ma poi John Anthony Requejo, Jr., 19enne terzino sinistro del Club Tijuana, si fa parare il tiro e  regala la semifinale ai suoi contro il Mali. Si chiude così un buon Mondiale U20 per gli USA, che però non riescono a superare lo scoglio quarti ancora una volta, e a superare così il miglior risultato ottenuto al 1989 FIFA World Youth Championship in cui chiusero quarti assoluti dopo aver perso la finalizza col Brasile. In quell'edizione l'ex attaccante dello Standard Liegi Steve Snow si classificò secondo nella classifica marcatori con tre reti. ________________________________________________________________________ USA vs. SERBIA: 5-6 d.c.r. (0-0) Marcatori: – Rigori: Rubin (USA, parato), Zdjelar (S, gol), Payne (USA, gol), Mandić (S, fuori), Arriola (USA, gol), Babić (S, gol), Hyndman (USA, gol), Grujić (S, gol), Zelalem (USA, gol), Živković (S, gol), Soñora (USA, traversa), Rajković (S, parato), Delgado (USA, gol), Antonov (S, gol), Caster-Vickers (USA, fuori), Veljkovic (S, parato), Requejo (USA, parato), Maksimović (S, gol) USA (4-2-3-1): Steffen; Payne, Miazga, Carter-Vickers, Requejo; Hyndman, Delgado; Arriola, Thompson (103′ Soñora), Zelalem; Rubin. A disp.: Moore, Olsen, Donovan, Palmer-Brown, Caldwell, Jamieson. All.: Ramos Serbia (4-2-3-1): Rajković; Stevanović, Veljkovic, Babić, Antonov; Zdjelar, Maksimović; Živković, S. Savić (111′ Grujić), Gaćinović (68′ Šaponjić); Mandić. A disp.: Manojlović, Milošević, Pankov, V. Savić, Ilić, Janković, Jovanović. All.: Paunović Arbitro: Artur Dias (Portogallo) Note: ammonizioni: Requejo (USA), Antonov, Mandić (S)

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La prima volta è stata in occasione dell'amichevole del giugno 2013, vinta dagli USA per 4-3 al RFK Stadium di Washington nel giorno dei festeggiamenti per il Centenario della US Soccer Federation.  L'anno scorso invece c'è stata Recife, con vittoria stavolta della Germania ma qualificazione degli Stati Uniti agli ottavi di finale. Oggi la trilogia di partite di Jurgen Klinsmann contro la Nazionale da lui guidata ai Mondiali 2006 si chiuderà a Colonia, stavolta contro una Germania diventata nel frattempo campione del mondo.Il match sarà l'ultimo per gli USA prima che il CT scelga i 23 per la CONCACAF Gold Cup (una lista preliminare di 35 giocatori è stata consegnata il 7 giugno scorso). L'amichevole marcherà inoltre la fine dell'anno di transizione post Mondiale, che ha visto notevoli cambiamenti di calciatori e di tattica per gli USA, con una serie notevole di alti e bassi, inclusa una serie di cinque match senza vittorie tra ottobre e dicembre, fino all'incredibile 4-3 inflitto all'Olanda venerdì scorso. LEGGI: Vittoria USA! Battuta la Germania 4-3 Per gli USA, il calcio tedesco è  molto meno alieno di quanto si pensi e di quanto lo sia quello di altri paesi. Già negli anni 70 gli americani potevano seguire il programma TV “Soccer Made in Germany" in onda sulla TV pubblica PBS, mentre poi i vari Franz Beckenbauer (NY Cosmos), Gerd Müller (Ft. Lauderdale Strikers) e Karl-Heinz Granitza (Chicago Sting) andarono a giocare nella NASL, seguiti anche da allenatori come Hennes Weiswaler, il creatore del grande Borussia Moenchenglandbach, Manny Schellscheidt e Lothar Osiander. La Germania è stata poi spesso il porto d'attracco per i primi americani d'esportazione come Eric Wynalda, Paul Caligiuri, Joe-Max Moore e Claudio Reyna, tra gli altri, in un'epoca in cui non era facile vederne. A farsi onore ci hanno pensato Steve Cherundolo, per anni capitano e poi soprannominato "sindaco di Hannover", Jovan Kirovski, che ha vinto la Coppa Intercontinentale da giovanissimo col Borussia Dortmund, o il portiere della Nazionale Kasey Keller, capitano del Borussia Mönchengladbach che viveva in un castello. LEGGI: La Germania vince con Müller, ma gli USA si qualificano Oggi i legame è persino più forte. Klinsmann, campione del mondo con la Germania nel 1990, all'ultimo Mondiale ha portato cinque tedesco-americani, e cinque (due nomi nuovi però) ce ne saranno nel match di Colonia. Una familiarità che da più parti si spera possa limitare l'impatto psicologico, visto che comunque la differenza di talento è enorme, anche se le statistiche non lo dicono visto che gli USA hanno battuto la Germania tre volte in totale (7 le sconfitte, zero i pareggi). “Mi aspetto solo che tutti coloro che sono coinvolti, specie i giocatori, si divertano. Giocheranno contro i campioni del mondo, che altro vogliono?", ha detto Klinsmann al sito ussoccer.com. "Sarà un giorno speciale in particolare per i tedesco-americani della squadra. Per noi è la possibilità di lanciare un segnale prima della Gold Cup, quindi voliamo far bene. Vogliamo un buon risultato e lasciare una buona impressione, e poi prenderemo le snottier decisioni per la Gold Cup. Vogliamo rivedere la Germania in due anni da ora, quando giocheremo la Confederations Cup in Russia.” Il gruppo di Klinsmann ha dimostrato in questi anni di saper ottenere risultati inaspettati, come mostrato in occasione delle vittorie in casa di Italia e Messico, o in quella contro la Bosnia nel 2013 o contro la Repubblica Ceca lo scorso settembre. La più recente è della scorsa settimana contro l'Olanda, con una rimonta da 3-1 coronata da una vittoria ottenuta nel finale, grazie ad un'intensità mantenuta sino alla fine nonostante un gruppo formato da molti giocatori inesperti in campo. Una vittoria che è il modo migliore per arrivare ad affrontare i campioni del mondo in casa loro, specie per la fiducia che ha regalato ad una squadra incapace di vincere sino a pochi mesi fa. LEGGI: Hannover, Cherundolo saluta il calcio. "Danke, Captain!" "Sicuramente ci ha dato fiducia", ha detto il portiere dell'Aston Villa Brad Guzan. “Ci ha fatto capire che quando ci sono match difficili, con grands quadre, in stadi complicati, possiamo vincere”. "Quando giochi coi top team mondiali puoi sempre perdere o fare brutta figura. Ma quando vinci, sorprendi queste grandi squadre, quei match ti dicono che sei in grado di farcela", ha spiegato Klinsmann. Uno dei punti di JK di questi anni è stata proprio la fede e il suo affidarsi ai giovani. Un modello speculare a quello messo in piedi nella costruzione della Germania del periodo 2004/06, base di quella che poi ha vinto nel 2014 in Brasile. Questo il senso del portare agli scorsi Mondiali giovani quali Julian Green, DeAndre Yedlin e John Brooks, cui se ne sono aggiunti tanti altri in 12 mesi, e serve pazienza. Una pazienza che sta pagando. Per esempio, Jordan Morris - ancora universitario - è andato in gol in Messico ad aprile e ha piazzato un assist vincente ad Amsterdam. Gyasi Zardes, promettente attaccante dei LA Galaxy, è stato un pericolo costante contro l'Olanda, trovandosi spesso coi compagni. Persino lo spesso deludente Bobby Wood ha fatto vedere flash che danno speranza. “Quello che devono fare è mantenere lo standards che hanno appena mostrato, La nostra speranza è che continuino a fare quello che stanno facendo". LEGGI: Olanda vs USA 3-4. Gli Stati Uniti espugnano Amsterdam per la prima volta! Klinsmann è uno che ama sperimentare, e mentre viene accurate di non dare identità alla Nazionale USA, questa in realtà ore mostra di essere molto flessibile. Il 4-1-4-1 presentato ad Amsterdam sembra ideale per i match in cui gli americani non si aspettano di tenere palla. Uno schema che intasa il centrocampo dando anche più scelta nel passaggio, e con le ali adatte può evolvere in un 4-3-3 d'attacco. Il problema venerdì è stata però la difficoltà di limitare i rifornimenti agli attaccanti olandesi, come dimostra la doppietta di Huntelaar. Come correzione basterebbe però una maggior aggressività in copertura. Inoltre lo schema ha permesso a tutti i giocatori USA di giocare nel ruolo preferito. Michael Bradley si è sentito libero nel suo muoversi box-to-box grazie alla copertura garantita da Kyle Beckerman e dal supporto in avanti di Alfredo Morales, riuscendo a dedicarsi alla costruzione del gioco ed agli assist per i compagni, in cui è il migliore dei suoi. Klisnmann spera di vedere un match simile da parte dell'ex romanista anche a Colonia, come darà uno sguardo più intenso a Danny Williams, il mediano del Reading che ha mostrato del potenziale da quando è rientrato in Nazionale lo scorso marzo. Qualche problema rimane in difesa, in cui Brooks, Ventura Alvarado e Brek Shea devono ancora crescere. Molti i problemi messi in mostra contro l'Olanda, con avversari lasciti spesso troppo liberi. Per questo ​Klinsmann potrebbe rispedire Fabian Johnson in difesa. Nonostante sia capace di rendersi pericoloso in fase propositiva, il laterale dei Mönchengladbach sembra al momento capace di dare maggiori garanzie del terzino destro del Norimberga, Timothy Chandler, sino ad oggi ancora incapace di una prestazione convincente in maglia a stelle e strisce. Della Germania si sa tutto. Con in vista il match di qualificazione ad Euro 2016 contro Gibilterra, vittoria scontata per i tedeschi che però in questo momento sono secondi nel gruppo A dietro la Polonia e a pari merito con la Scozia a dimostrazione del fatto che la compagine teutonica ha sofferto un po nel post mondiale dove di fatto è cominciato un nuovo ciclo con il ritiro di alcuni senatori come capitan Lahm e il grandissimo Miro Klose che ha appena deciso di continuare un altro ann con la Lazio. il team del CT Joachim Löw avrà a disposizione al RheinEnergie Stadion molti dei suoi migliori, come Bastian Schweinsteiger, Mesut Özil, il neo juventino Sami Khedira, André Schürrle e Mario Götze. Non ci sarà il viola Mario Gomez, mentre sarà presente l'interista Lucas Podolski. Assenti numerosi nomi di primo piano, come il portiere Neuer, Muller e Tony Kroos. Negli ultimi otto scontri diretti si registrano tre successi degli Usa e cinque della Germania (zero i pareggi).

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Serie A: Calendario e Classifica del Campionato 2015-2016

 


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