Paragonare i vari campionati nazionali non è assolutamente facile, ma forse con i Mondiali in vista è possibile utilizzare come parametro base proprio le scelte dei 23 compiute dai CT delle varie Nazionali. I giocatori scelti infatti, oltre che dalle grandi nazioni del calcio (Premier League, La Liga, Serie A, Bundesliga) arrivano anche da posti assai meno conosciuti al grande pubblico internazionale (dalla MLS, oppure dai campionati di Azerbaijan, Ghana, Kuwait, o Sudafrica).
Ma utilizzare solo i prescelti per i Mondiali sarebbe limitante nel realizzare un ranking dei campionati, motivo per il quale l'analisi è stata allargata a 55 nazionali, utilizzando la rosa dei 23 usata nell'ultima partita in cui la qualificazione mondiale era ancora possibile (eccetto per gli Emirati Arabi, eliminati in precedenza, e per i quali è stata usata la rosa delle qualificazioni per la Coppa d'Asia).
Certamente, essere selezionati per la Nazionale del Qatar non è la stessa cosa che esserlo per il Brasile, motivo per cui il ranking usato dalla ELO è stato razionalizzato. Ad esempio, Julio Cesar ha portato 84.60 punti alla MLS giocando per il Brasile, una Nazionale che secondo ELO ha l'84.6% di chance di battere la "nazionale media" partecipante ai Mondiali. In contrasto, il cemrunense Fabrice Olinga (la squadra più debole del modello ELO) apporta alla Jupiler League belga solo 22,5 punti, a causa delle limitate (22,5%) possibilità di battere la squadra media al mondiale.
Alcuni giocatori arrivano al Mondiale con contratti in scadenza al 30 giugno o addirittura senza, e sono stati quindi assegnati all'ultima squadra e lega disponibile. C'è però il caso David Villa (appena ingaggiato dal NYCFC ma in prestito al Melbourne City in A-League), ma considerando che l'analisi coinvolge 1.255 giocatori, un'eccezione non può creare troppi problemi. C'è anche il problema degli infortunati sostituiti, e quello dei calciatori che giocano in seconda divisione, inclusi però nella prima per la valutazione.
Don Garber vuole portare la MLS al top della classifica
L'ultima volta che quest'analisi è stata realizzata (nel 2010) la MLS si piazzò al 24° posto, ma in quattro anni il campionato americano è salito fino alla posizione numero 12. La crescita non è dovuta solo alla forza della Nazionale USA, ma al sempre maggior numero ed alla qualità dei giocatori che hanno scelto la Major League Soccer, con brasiliani, spagnoili, francesi, inglesi, italiani ed australiani aggiuntisi ai tanti provbenienti dalla CONCACAF.
Per la MLS c'è ancora molto lavoro da fare per raggiungere almeno il livello di campionati quali Messico, Ucraina (tanto più con il crollo che seguirà all'attuale situazione politica) e Turchia (dove però Fenherbace e Galatasaray tengono alta la bandiera), mentre sembr apiù complicato raggiungere Portogallo (dove però dietro Benfica, Porto e Sporting Lisbona c'è il nulla o quasi) e l'Eredivisie olandese. Ma il miglioramento è chiaro, anche perché è ormai chiaro che la MLS non è un cimitero degli elefanti. L'aver superato le leghe di Svizzera, Grecia e Belgio è un segnale importante, come anche lo stare avanti ai campionati dai vari paesi arabi sussidiati dai petrodollari.
Nonostante tanti limiti, la MLS sta facendo le cose per bene, e non solo ingaggiandfo grandi nomi (da David Beckham e Thierry Henry a David Villa e forse Frank Lampard). Ad esempio, vedere un giovane come DeAndre Yedlin, cresciuto nell'Academy dei Seattle Sounders, inserito nella rosa dei 23 scelti dal CT USA, vuol dire che il sistema inizia a funzionare. Molti club europei e persino Nazionali stanno inziando a cercare giocatori con doppio passaporto nella Major League Soccer per portarseli via, e anche giovani speranze cresciute nella lega sfondano con le rispettive Nazionali (ultimo l'honduregno Andy Najar). Inoltre, l'expansion con nuovi club in arrivo a NYC, Orlando, Atlanta e Miami, potrà solo far impennare il trend positivo, a conferma delle parole del commissioner della MLS Don Garber, che in dieci anni vuole vedere la sua lega al top.
Il calcolo del ranking
Di seguito la classifica completa col numero totale di punti assegnati. Una classifica ovviamente discutibile: ad esempio, capionati con ottime nazionali ma che non importano molti stranieri sono probabilmente sottodimensionati. C'è poi il caso del Brasile e dell'Argentina, che non ospitano né tanti nazionali né tanto meno importano (avendo abbondanza di risorse umane), e quindi prendono pochi punti. All'opposto, campionati che fornisco nazionali mediocri hanno probabilmente troppi punti, come ad esempio gli Emirati, con 23 giocatori nella rosa della Nazionale tutti provenienti dal campionato locale. Tutti fattori però che non toccano le prime 12 comunque.
Il modello però presenta dei vantaggi. Rispetto a quelli che si basano sulle competizioni internazionali, la classifica non valuta solo i top team, ma il singolo campionato nel suo complesso. A differenza poi del ranking FIFA, che include anche le amichevoli, guarda solo ai match con qualcosa in palio (ad es. le qualificazioni mondiali), e il valore dato ai singoli giocatori è proporzionale a quello della propria Nazionale. Nel complesso quindi, un modello valido e su cui discutere.
Pos - Punti - Campionato - Nazionalità presenti
- 84,93 - Premier League - 39
- 51,64 - Bundesliga - 33
- 49.01 - Serie A - 29
- 40,89 - La Liga - 27
- 26,78 - France - 23
- 22,68 - Russia - 18
- 20,58 - Turchia - 14
- 16,01 - Ucraina - 12
- 15,26 - Liga MX - 9
- 15,00 - Portogallo - 13
- 14,28 - Olanda - 14
- 10,92 - MLS - 9
- 8,84 - Svizzera - 10
- 8,84 - Brasile - 6
- 6,76 - UAE - 3
- 6,44 - Belgio - 12
- 6,42 - Grecia - 8
- 6,02 - Giappone - 3
- 5,61 - Egitto - 1
- 5,33 - Argentina - 4










































