Il Diavolo Biondo (la "strega bionda" per i brasiliani) ha concluso la sua volata sulla fascia sinistra. Francisco Marinho, a 62 anni, morto mentre teneva in mano una figurina della Coppa del Mondo del 1974, la sua, durante un evento dedicato ai collezionisti di figurine Panini (popolarissime anche in Brasile) a cui stava partecipando, nella città di Joao Pessoa. Se n’è andato così, ricordando quello che era stato (un campione) e dimenticando quello che era (povero, triste, alcolizzato), ucciso da un'emorragia gastrointestinale.
Era stato uno dei giocatori simbolo dei Mondiali del 1974 in Germania. "Uno degli ultimi romantici del calcio ha perso la lotta contro l'alcol" ha titolato Tv Globo annunciando la scomparsa dell'ex calciatore.
- VIDEO: la tecnica di Marinho
Francisco das Chagas Marinho era nato a Natal (RN) l'8 dicembre 1952. A 15 è ancora conosciuto come Chiquinho, quando inizia la sua carriera sulla fascia sinistra del Riachuelo modesta squadra dalla periferia della capitale Natal.
Due anni più tardi va all'ABC, club con cui vince il suo primo titolo professionistico: il Campionato Potiguar 1970 , lo stesso anno in cui la squadra brasiliana conquistato il suo terzo campionato del mondo in Messico, nella finale vinta per 4-1 contro l'Italia.
Marinho Chagas, così era conosciuto in Brasile, tra il 1970 e il 1972 gioca nel Nautico prima di trasferirsi al Botafogo. Nel club del Generale Severiano debutta da titolare i 9 settembre 1972 , nella prima giornata di campionato, contro il Santos di Pelé. La partita temina 1-1, con gol di Edu per i bianchi e proprio di Marinho Chagas per il Botafogo con calcio di punizione "rubata" da Jairzinho.
In un'intervista pubblicata nel 2010 dalla rivista Trip racconta del tunnel fatto a Pelé: "Alla fine della partita, lui (Pelé) venne da me, mi strinse la mano e disse: 'Vedi se tu rispetti me, non ci riproverai a farlo'. Gli ho detto di andare a fare in c... e me ne sono andato ridendo".
A Rio Marinho si guadagna la fama e il soprannome di " Strega bionda" (Bruxa Loura). Il 25 giugno 1973 arriva l'esordio con la Nazionale brasiliana, in una sconfitta per 1-0 alla Svezia in una partita amichevole Rasunda Stadium di Solna, dove il Brasile aveva vinto il suo primo titolo nel 1958.
Alla metà degli anni Settanta il Diavolo Biondo non era solo il terzino sinistro del Botafogo e del Brasile. Era un mito. Interpretava il ruolo con la tipica sfacciataggine brasiliana (mai preoccuparsi della fase difensiva) e con l’irriverenza di quei tempi di contestazione: portava i capelli lunghi, come i Figli dei Fiori, le sue cavalcate erano un inno alla libertà e alla fantasia. Fu lui ad ispirare gente come Cafù e Roberto Carlos nell'interpretazione del ruolo.
Fortissimo in attacco quanto "distratto" nella fase difensiva, al punto da far arrabbiare i compagni che gli urlavano di tornare in difesa. Arrabbiatura che dopo la finale per il terzo posto al Mondiale del 1974 in cui il Brasile fu sconfitto 1-0 dalla Polonia con gol di Gregorz Lato, l’uomo che Marinho doveva controllare, sfocio nelle botte del portiere Leao: «Devi imparare a comportarti. Non puoi sempre fare come pare a te». Ma Marinho incassò senza mai cambiare.
Tra Cosmos e Strikers
Dopo il Mondiale passa al Fluminense, ma la sua avventura col Brasile termina nel 1977, prima di diventare nel 1979 una delle stelle dei New York Cosmos, dove entra a far parte di un team di stelle accanto al suo Capitano nel Brasile, Carlos Alberto, Franz Beckenbauer, Giorgio Chinaglia e Johann Neeskens, che presto diviene suo compagno di bevute.
A New York però dura poco, nonostante i lampi di classe messi in mostra lungo tutta la stagione. Il suo modo di essere e di giocare era infatti l'ideale per dare ai nervi di Giorgio Chinaglia, vero leader in campo e fuori di quella squadra. Era infatti tipico di Marinho cercare il tiro da angoli da cui nemmeno Pelé si sarebbe azzardato, al punto di venire sopranonminato dai suoi compagni "Mezzaninho".
Oltre a Chinaglia, arrivò poi l'attrito con l'allenatore Eddie Firmani, che lo beccò a violare il coprifuoco durante un ritiro pre partita: Marinho era con due donne nel letto. Ma più in generale Marinho si era ambientato sin troppo alla vita di New York, quella notturna dello Studio 54 però.
Il 9 aprile 1980 Marinho si prende la sua rivincita, quando con gli Strikers distrugge 4-1 i Cosmos con una partita incredibile: tre assist per la tripletta del peruviano Teofilo Cubillas e il gol del colpo di grazia all'87'. Ma prima una spalla lussata e poi il rifiuto di accomodarsi in panchina nella finale del Soccer Bowl 1989 chiudono presto la sua esperienza americana.
- PHOTO GALLERY: Francisco Marinho
Nel gennaio 1981 Ft. Lauderdale lo cede al San Paolo in cambio di soldi, due giovani in prestito e un'amichevole da giocare in Florida. Tornato in patria gioca due anni nel San Paolo e nel 1983 inizia a girovagare: Bangu, Fortaleza e America de Natal.
Il tramonto vera arriva nel 1986, quando si trasferisce per due stagioni ai Los Angeles Heath della Western Soccer Alliance (in quegli anni gli USA non avevano una lega nazionale) allenati dall'olandese Wim Suurbier, per poi chiudere vivere un'esperienza in Germania con i dilettanti dell'Harlekin Augsburg.
Finito il calcio giocato, iniziano per lui i problemi veri. Un breve tentativo in politica, un'esperienza da allenatore nel 1991 con gli El Paso Patriots della Southwest Independent Soccer League e poi venti anni persi, con uniche luci negli ultimi anni in cui aveva iniziato a lavorare quale ospite di conferenze pubbliche. Ma il "dopo" per lui e la sua chioma bionda è stato troppo duro da affrontare.










































