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La Germania vince con Müller, ma gli USA si qualificano
Scritto il 2014-06-27 da Franco Spicciariello su Nazionale USA
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Tutti felici, vincitori e sconfitti. La Germania batte gli Stati Uniti per 1-0 e vola agli ottavi di finale con 7 punti e con il primo posto nel Gruppo G. Anche la selezione a stelle e strisce, a quota 4, festeggia il passaggio del turno grazie alla miglior differenza reti rispetto al Portogallo (0 per gli americani, -3 per i lusitani). Alla fine i due CT, amici e connazionali, possono sorridere senza alimentare sospetti.

  • HIGHLIGHTS: Stati Uniti vs. Germania 0-1

Joachim Löw e Jurgen Klinsmann, dopo aver promesso una partita vera, vanno a braccetto alla seconda fase del torneo. Il verdetto matura al termine di 90 minuti giocati sotto la pioggia di Recife. La Germania sembra intenzionata a fare sul serio sin dalle prime battute e si riversa nella metà campo a stelle e strisce. Le percussioni di Jerome Boateng sulla fascia destra mettono in difficoltà la difesa americana, che argina a fatica una combinazione Mueller-Schweinsteiger al 17'. Meglio nel primo tempo la squadra di Klinsmann: alle prime schermaglie dei tedeschi, che vanno vicini al gol con Muller, gli Stati Uniti rispondono a testa alta, contropiede palla a terra, grande organizzazione sulle fasce e rapidi blitz condotti da DaMarcus Beasley e Michael Bradley per le vie centrali, che al 22' mandano Graham Zusi a calciare dal vertice dell'area sfiorando la traversa. Al 30', è l'arbitro Irmatov a sbrogliare una situazione potenzialmente complicata per la Germania. Jermaine Jones è pronto ad inserirsi nell'area tedesca per sfruttare un cross ma si schianta contro il direttore di gara. La risposta tedesca e' affidata a Özil, che al 35' fa bene il movimento in area ma poi calcia centrale. La Germania pero' non carbura molto in avanti, sulla fascia sinistra la scelta di Podolski non premia

La Mannschaft riprende il controllo delle operazioni e torna a bussare dalle parti di Howard: Özil e Kroos chiamano, il portiere americano risponde e lo 0-0 resiste fino all'intervallo. La Germania, con Miro Klose al posto di Lucas Podolski, comincia la ripresa con aggressività. Gli Usa sono costretti ad arretrare e a fare muro: al 55', però, Howard deve capitolare. Il portiere rimedia alla grande sul colpo di testa di Mertesacker, ma non può nulla sul destro che Mueller fa partire dal limite: 1-0. Per l'attaccante del Bayern, 9 gol in 9 partite mondiali.

La reazione americana si fa attendere, Neuer deve limitarsi ad un'uscita con i piedi al 64' per fermare Jones. Nel finale pero' la Germania sciupa in contropiede e Löw si dispera in panca, anche perche' nella loro nullita' totale in attacco gli Usa annusano sempre la chance di pareggiare, per ben due volte nel recupero, dove e' decisivo Lahm su Alejandro Bedoya. E resta impressa nello sguardo l’esultanza di Lahm all’ultimo respiro. Un gol americano non avrebbe cambiato le qualificate, ma avrebbe fatto dire: «Visto che vi siete accontentati a vicenda?».

Il k.o. indolore va bene ai 'Klinsmann boys', con la qualificazione assicurata non c'era motivo di sprecare energie prima del fischio finale. La sensazione sulla Germania è invece che, per quanto bella, dovrà ancora crescere molto.

Portogallo e Ghana fuori

Mentre la Germania ha fatto il suo battendo gli Stati Uniti e smontando il sospetto del 'biscotto', ma Portogallo e Ghana non ne hanno approfittato e salutano a braccetto il Mondiale: hanno vinto 2-1 i lusitani, Ronaldo ha trovato il suo primo gol 'brasiliano' ma ha anche colpito una traversa e sprecato occasioni limpide almeno in tre casi. Insomma, niente da fare per la squadra del ct Bento e niente da fare anche per il Ghana, che ha vissuto una vigilia agitatissima tra la querelle legata ai premi e, soprattutto, l'espulsione dal ritiro di Kevin Prince Boateng e Sulley Muntari per liti con l'allenatore Appiah.

Le dichiarazioni

Low, che mercoledì non aveva gradito i sospetti di pareggio concordato, ha riassunto il senso del match: «Sapevamo che sarebbe stata una partita difficile, ma l’abbiamo dominata dall’inizio alla fine anche se non tutto ha funzionato come avremmo voluto. Siamo sempre rimasti compatti, con buona organizzazione e non abbiamo concesso a loro palle-gol vere, come invece era accaduto con il Ghana. Abbiamo vinto la partita in mezzo al campo, con Schweinsteiger e Lahm che sono stati molto bravi. Sono contento per Thomas Muller: è in grande forma ed è imprevedibile per gli avversari, segna, ma è anche quello che corre di più». E ha raccontato quello che si è detto con Klinsmann: «Alla fine gli ho chiesto il risultato di Portogallo-Ghana; mi ha risposto che si erano qualificati loro. Sono contento che ce l’abbia fatta, perché questo era un girone duro. Jurgen sta facendo un grande lavoro e sono contento per lui. Gli statunitensi come squadra mi piacciono perché hanno qualità, forza fisica, corrono e ci sono giocatori che tecnicamente sono cresciuti tanto».

Klinsmann guarda avanti: «È un traguardo fantastico essere negli ottavi, dopo un girone così complicato; abbiamo cominciato male la partita, troppo tesi e troppo timorosi; ho molto urlato in panchina, ma è più facile dirlo che farlo sul campo. Adesso ci aspettano un altro torneo e il Belgio; sappiamo di non poter sbagliare, siamo al dentro o fuori, tutti avanti o tutti a casa, ma siamo preparati».

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Campionati del Mondo - Gruppo G - 3° giornata

Stati Uniti vs. Germania 0-1 (pt 0-0)
Marcatori:
GER - Müller 55'

STATI UNITI (4-2-3-1) Howard; Johnson, O.Gonzalez, Besler, Beasley; Jones, Beckerman; Zusi (dal 39’ s.t. Yedlin), Bradley, Davis (dal 14’ s.t. Bedoya); Dempsey. PANCHINA Guzan, Rimando, Cameron, Brooks, Johannsson, Diskerud, Green, Wondolowski, Chandler. ALLENATORE Klinsmann.
CAMBI DI SISTEMA nessuno.
BARICENTRO MOLTO BASSO 44.2 M.
ESPULSI nessuno
AMMONITI O. Gonzalez, Beckerman gioco scorretto

GERMANIA (4-3-3) Neuer; J.Boateng, Mertesacker, Hummels,Höwedes; Schweinsteiger (dal 31’ s.t. Götze), Lahm, Kroos; Özil (dal 44’ s.t. Schürrle), Müller, Podolski (dal 1’ s.t. Klose). PANCHINA Zieler, Weidenfeller, Grosskreutz, Ginter, Durm, Mustafi, Khedira, Draxler, Kramer.
ALLENATORE Löw.
CAMBI DI SISTEMA dal 31’ s.t. 4-2-3-1.
BARICENTRO MOLTO ALTO 58.4 M.
ESPULSI nessuno.
AMMONITI Höwedes per gioco scorretto.

ARBITRO Irmatov (Uzb)
NOTE spettatori 41876. Tiri in porta 1-9. Tiri fuori 3-4. In fuorigioco 2-7. Angoli 2-3 . Recuperi: 1’p.t., 4’ s.t.

Le pagelle

Howard reattivo, male Dempsey. Schweinsteiger è prezioso

STATI UNITI 5,5
HOWARD 6,5 Presenza n. 103, supera Keller, è il primatista fra i portieri. Reattivo sulle palle scivolose.
JOHNSON 5,5 Campione d’Europa con l’Under 21 tedesca, non fa riinnamorare la Germania.
IL MIGLIORE - O. GONZALEZ Debutta dal 1’. Un tackle super su Müller, poi si ripete e Thomas per segnare deve girare lontano.
BESLER 6 Piantato ma aggirato raramente.
BEASLEY 6 In affanno su Boateng all’inizio, poi esce con la corsa.
JONES 5,5 Tedesco vero nonostante l’apparenza, si aggiunge spesso al trio davanti: movimenti utili ma 16 palle perse.
BECKERMAN 6 Il rasta centrale,leggero nella corsa, non abbandona mai la difesa e quando c’è da menare non si tira indietro.
ZUSI 5,5 Cambia spesso fascia, solo un tiro alto (YEDLIN S.V.)
BRADLEY 6 Trequartista molto finto, alla Pinzi, ma va a tartassare i geometri avversari.
DAVIS 5 Prima a sinistra poi altrove: vago. Cambiato.
BEDOYA 5 Una botta a Schweinsteiger un attimo dopo l’ingresso. Un gol sbagliato.
DEMPSEY 5 A segno nelle due partite precedenti, stavolta inconcludente e mal sopportato.
ALL. KLINSMANN 6 Ordina linee strette e contropiedi fumanti che riescono solo due volte. Ma passa, con merito

GERMANIA 6,5
NEUER 6 Un’uscita di piede l’immagine più difficile.
J. BOATENG 6 Entra con facilità in profondità in avvio, poi si fa più cauto.
MERTESACKER 6,5 Quasi riesce a segnare subito, ma non va. Quando ci riprova nasce la rete decisiva.
HUMMELS 6 Pochi problemi dietro, cresce in appoggio nella ripresa: 9 recuperi.
HÖWEDES 5,5 Ammonito già all’11’ per fallo su Johnson, qualche errore di troppo dopo.
SCHWEINSTEIGER 7 Torna titolare. Da una trequarti all’altra, fa ammonire due rivali, ma non sempre è preciso (GÖTZE S.V.)
LAHM 6 Meglio delle prime due gare, salva il pari che avrebbe fatto mormorare.
KROOS 6 Tocchetta con Lahm: 105 passaggi positivi lui, 110 il collega. Ma mai rischiosi.
ÖZIL 6 La consueta palla gol tirata sul portiere (SCHÜRRLE S.V.)
7,5 IL MIGLIORE - MÜLLER Segna con un tiro a girare, dallo spigolo dell’area: migliora anche come qualità.
PODOLSKI 5,5 Prima volta dall’inizio, servivano i suoi piedi pesanti nella pioggia. Ma sono troppo pesanti. Fuori per Klose.
KLOSE 6 Tutta la ripresa per staccare Ronaldo. Non ce la fa ma dà più corpo all’attacco.
ALL. LÖW 7 Germania concreta, capisce quando cambiare e rispolvera
poi il 4-2-3-1.

Michael Bradley, ex centrocampista della AS Roma e capitano della Nazionale di Jurgen Klinsmann, è stato votato come miglior giocatore statunitense del 2015. E' la prima volta che Bradley, compagno di squadra di Sebastian Giovinco a Toronto, si aggiudica questo riconoscimento. Per lui il 43% delle preferenze che gli ha permesso di battere la concorrenza di Fabian Johnson (33%) del del Borussia Mönchengladbach e Clint Dempsey (20%) dei Seattle Sounders. Per il figlio dell'ex CT USA Bob Bradley (attuale allenatore dei francesi del Le Havre) è l'ennesimo riconoscimento di una carriera già molto lunga nonostante i 27 anni. Bradley si era già aggiudicato il premio giovane dell’anno ricevuto nel 2007, mentre nel 2012, era stato proclamato vincitore della prima edizione dell’American Player of the Year Award. Nel 2014 la celebre rivista Forbes lo ha inserito, per la seconda volta, nella lista dei 30 sportivi under 30 più influenti dell’anno. “Essere votato Player of the Year mi rende molto orgoglioso. E' stato un anno brutto a livello di squadra, e sarà ciò che ricorderò di più. Nelle partite importanti siamo mancati, e il dispiacere è ancora lì”, ha dichiarato al Toronto Sun. Centrocampista del Toronto FC e della nazionale USA (di cui è capitano), fu ingaggiato dalla AS Roma il 15 luglio 2012 a fronte di 3 milioni versati nelle casse del Chievo (quando avrebbe potuto prenderlo l'anno prima quasi a zero, ma Franco Baldini disse no) e di un quadriennale. Finito in seconda linea con l'arrivo di Radja Nainggolan a Roma, per lui il DS Walter Sabatini non poté rifiutare la super offerta da 10 milioni dei canadesi, che lo portarono a Toronto nel gennaio 2014 insieme all'attaccante inglese Jermaine Defoe.

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Ha preso il via oggi la stagione 2015/16 della Premier League, e anche quest'anno sono tanti i giocatori americani in cerca di spazio nei vari club inglesi. Reduce da un'ottima (solo per lui però) CONCACAF Gold Cup, il portiere dell'Aston Villa Brad Guzan si riprenderà il posto, mentre Tim Howard e Geoff Cameron cercheranno di aiutare Everton e Stoke City rispettivamente a ottenere qualche buon risultato. Oltre ai veterani, ci sono però anche ragazzi molto interessanti come Gedion Zelalem, DeAndre Yedlin, e Cameron Carter-Vickers, che proveranno ad imporsi nei grandi club di cui indossano la maglia. Mancherà invece in Premier League dopo 18 stagioni consecutive l'ex portiere della Nazionale USA (84 presenze) Brad Friedel, che alla verde età di 44 anni ha deciso di ritrarsi dal calcio giocato per diventare commentatore televisivo e ambasciatore del Tottenham negli USA. Tra i suoi lasciti, il record di partite consecutive per un giocatore in Premier, ben 310, giocate con le maglie di Blackburn, Villa e Spurs. Gedion Zelalem (Arsenal). A soli 18 anni, lo spazio di crescita di questo giovane talento è enorme. Ma forse quest'anno, dopo che Arséne Wenger lo ha provato col contagocce, Zelalem dovrà dimostrare di essere definitivamente pronto per il grande palcoscenico della Premier League. Per il talentino di origini etiopi sarà anche un anno di necessaria crescita fisica, se vorrà affrontare al meglio gli avversari in Inghilterra e in Nazionale, avendo mostrato qualche limite nella recente esperienza Mondiale con l'U20 americana. Probabile per lui ancora spazio con le riserve dei Gunners. Brad Guzan (Aston Villa). Dopo aver perso il posto per un brutto errore contro il City, Guzan ha visto partire l'irlandese Shay Given e in estate ha mostrato ottime cose, al punto che il manager Tim Sherwood ha detto chiaramente che sarà lui il titolare. E per l'ex Chivas USA di lavoro ce ne sarà eccome, con un Villa che ha smantellato cedendo i migliori, a cominciare dall'attaccante Christian Benteke, e che si troverà probabilmente in lotta per non retrocedere. Tim Howard (Everton). Alla decima stagione con i Toffees, con un totale di 389 partite in blue, per Howard potrebbe essere una stagione decisiva, specie dopo aver giocato una stagione non splendida, nonostante l'anno sabbatico preso dalla Nazionale. A 36 anni e mezzo, dovrà trovare la piena forma per convincere Roberto Martinez a tenerlo sino a fine contratto (2018) e il CT USA Jurgen Klinsmann a riconsegnarli le chiavi della Nazionale. Geoff Cameron (Stoke City). Ha saltato la Gold Cup su richiesta del club (anche se Klinsmann ormai lo vede poco dopo il disastro con l'Irlanda in inverno), che voleva il suo pieno recupero dopo il lungo infortunio. Con l'arrivo del terzino destro, ex Liverpool, Glen Johnson, per Cameron probabile ruolo da centrle di difesa, specialmente con Ryan Shawcross fuori per almeno due mesi. Ma Cameron può essere utile anche in mezzo a dare copertura ad un attacco targato Barcellona e composto da Ibrahim Affelay e Bojan Krkic. Cameron Carter-Vickers (Tottenham Hotspur). Pochettino ci crede, come ha dimostrato portandolo in tour negli USA dopo averlo visto ben figurare al Mondiale U20. A soli 17 anni il difensore ha già un curriculum di rispetto, con nelle gambe già molti minuti con la prima squadra, anche se molto probabilmente quest'anno sarà ancora in gran parte con le riserve. DeAndre Yedlin (Tottenham Hotspur). Alla sua prima stagione piena con gli Spurs, la sua situazione lo vede un po' in sospeso. Probabile per lui un prestito in Premier o nel Championship per mettere minuti nelle gambe, dopo 8 mesi in cui lo si è visto solo in Nazionale. Dovesse restare, dovrà affrontare la concorrenza del titolare Kyle Walker e del vice Kieran Trippier, che ha ben impressionato in precampionato, e lo spazio sarebbe davvero poco.    

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Per Jurgen Klinsmann la Gold Cup 2015 era la priorità, ma gli USA sono andati malissimo La Gold Cup 2015 verrà ricordata come un vero e proprio fallimento per la Nazionale USA. Reduci da un Mondiale da cui è stata eliminata solo ai supplementari dal Belgio, gli Stati Uniti hanno invece messo in campo nel torneo continentale una serie di prove nettamente al di sotto delle possibilità del gruppo di giocatori a disposizione del CT tedesco. LEGGI: Gold Cup, USA eliminati dalla Giamaica Le recenti vittorie su Germania, Olanda e Messico avevano lasciato sperare in una crescita post Mondiale, dimostrandosi invece di aver unicamente nascosto una serie di problemi che gli USA si sono portati dietro nei 12 mesi post Mondiali. Un periodo fatto di ben 13 amichevoli, durante il quale gli uomini di Klinsmann poche volte hanno fatto vedere buone cose, a parte i flash europei e in Messico, sino alla meritata eliminazione in semifinale di Gold Cup contro la Giamaica, rafforzata dalla partecipazione alla Copa America. Nel torneo CONCACAF la Nazionale USA è apparsa assolutamente non pronta, iniziando ogni partita fin troppo lentamente (Cuba a parte, ma non fa testo), e di questo Klinsmann delle colpe le ha di certo, anche se difficilmente lo si sentirà fare autocritica. Autocritica che invece sarebbe utile anche per togliere un po' di pressioni dalle spalle dei giocatori. La "Pantegana" aveva dichiarato che il suo primo ciclo Mondiali avrebbe messo giù le fondamenta del suo programma, mentre in questo secondo avrebbe costruito. Oggi, più di un anno nel secondo ciclo, qualche dubbio invece inizia a sorgere, specie per alcune scelte del CT. DIFESA SBAGLIATA. A parte la porta, copertissima con Brad Guzan (Aston Villa) e il rientrante Tim Howard (Everton), la difesa è il problema. Klinsmann aveva chiarito prima del torneo che la coppia centrale in difesa sarebbe stata composta dal "tedesco" John Brooks e dal "messicano" Ventura Alvarado. Perché? Alvarado ha alle spalle un totale di 1.317 minuti nella Liga MX. Dopo aver esordito a marzo con gli USA, è stato spesso scostante nel rendimento, a parte la vittoria di aprile in Messico,  casa sua. Giocatore con potenziale, ma forse il suo lancio nel ruolo da titolare è stato troppo veloce, e la ragione non è affatto chiara. Il suo compagno Brooks, reduce da una Bundesliga con qualche ottima prova con la maglia dell'Hertha Berlino, anche lui in Nazionale è apparso spesso incerto, spaventando compagni e tifosi nei match ad esempio contro Danimarca, Olanda e Svizzera. Inoltre Brooks aveva alle spalle un solo match ufficiale da titolare, negli scorsi Mondiali, in cui era anche andato in gol. Alvarado non ne aveva nessuno, e anche a livello di club poca roba. Una coppia decisamente inesperta e probabilmente non del livello adeguato. Una scommessa persa per JK. A questo punto rimane l'interrogativo del perché Klinsmann proprio non creda nei centrali di casa, gli esperti Matt Besler (Sporting KC) e Omar Gonzalez (LA Galaxy), che bene avevano fatto ai Mondiali e in passato in CONCACAF, o anche Tim Ream del Bolton. CENTROCAMPO STANCO. A centrocampo il problema è stato un Kyle Beckerman apparso a 33 anni in netto calo. Da oltre un decennio leale guerriero al servizio dei CT USA, in Gold Cup si è trovato spesso in difficoltà contro avversari più giovani e veloci. A questo punto Klnsmann deve trovare un sostituto all'altezza, più atletico: Danny Williams o Perry Kitchen del DC United sono due dei nomi in cima alla lista. Per fortuna Michael Bradley continua a reggere a grandi livelli, mentre si spera che Jermaine Jones possa riprendersi dall'infortunio, anche se l'età non lo aiuterà di certo. ATTACCO ANEMICO. A parte i sei gol contro la povera Cuba, l'attacco americano si appoggiato totalmente sulle spalle di Clint Dempsey. Punto. L'attaccante dei Seattle Sounders ha segnato tutte le reti della squadra, a parte quella di Michael Bradley contro Panama, peraltro proprio su assist di Dempsey. Notevole la delusione per le prestazioni del centravanti Jozy Altidore, fuori forma e rispedito a Toronto prima del tempo. Meglio è andato l'avanti dell'AZ Alkmaar Aron Johannsson, che ha messo in mostra qualche flash, ma che non è riuscito ad infilare le reti necessarie nei momenti cruciali. Il problema è che Dempsey ha già 32 anni, e che in Russia ne avrà 35, con i due dietro che al momento non sembrano in grado di sostituirlo al meglio (si spera più in Johannsson che in Altidore ormai, troppo spesso deludente), e alle loro spalle a parte il 19enne Rubio Rubin dell'Utrecht sembra esserci poco altro.   POCO GIOCO. Nel fallimento complessivo è finito inevitabilmente anche il gioco. Mancano le ali. In Gold Cup Klinsmann ha cercato di supplire con Alejandro Bedoya (che gioca in mezzo al Nantes), Gyasi Zardes (attaccante nei LA Galaxy) e DeAndre Yedlin (terzino destro al Tottenham). Non sorprende che il risultato non sia stato un granché. Si spera nel rientro di Graham Zusi dello Sporting KC, ad oggi - almeno dal punto di vista tecnico-tattico - unico possibile erede di Landon Donovan. Rimane un mistero poi l'insistere sul terzino del Norimberga, Timothy Chandler. Fuori con la Giamaica per infortunio, è ancora lui il titolare a destra. Giocatore ormai esperto con 124 match in Bundesliga sulle spalle, in Nazionale non ha mai convinto pienamente, mentre gente quale Eric Lichaj (Nottingham Forest) non viene nemmeno messa alla prova. Ma ciò che preoccupa più in generale è l'assoluta mancanza di progressi dal Mondiale, sotto tutti gli aspetti, considerando che JK è anche direttore tecnico e pure le giovanili dei problemi li hanno messi in evidenza. IL FUTURO E' ADESSO. Klinsmann certamente non si muove dalla panchina, come confermato ufficialmente - e senza alcun dubbio - da parte del presidente della USSF, Sunil Gulati. La figura di JK è centrale ormai nella struttura del calcio americano. Del resto Gulati lo avrebbe voluto già nel 2006 (e forse anche prima), e in lui crede tantissimo per lanciare la Nazionale USA nell'empireo del calcio mondiale. Ad ottobre però arriverà un momento cruciale per Klinsmann e gli USA, che ad ottobre affronteranno il Messico vincitore della Gold Cup per conquistare il posto CONCACAF nella 2017 Confederations Cup in Russia; nello stesso mese l'U23 parteciperà alle Qualificazioni per le Olimpiadi di Rio 2016, dopo aver saltato Londra 2012. Dovessero portare a casa il risultato, allora la Giamaica sarà solo un brutto ricordo. Ma avendo considerato priorità top queste due competizioni, per Klinsmann la vera valutazione arriverà su queste. Un fallimento sarebbe pesante anche in ottica Mondiali, avendo molte meno possibilità di misurarsi al top nei prossimi anni, visto anche che la Copa America Centenario sembra ancora a rischio.

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