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Klinsmann sfida Löw «Niente sentimenti...»
Scritto il 2014-06-26 da SoccerItalia su Nazionale USA
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Germania contro Usa: il paribiscotto promuove entrambi. 
L’ex c.t. tedesco: «Tra 20 giorni ne riparliamo con le famiglie»

Oggi è il giorno sbagliato per essere amici. Se lo sono troppo, verranno accusati di fangosa ambiguità; se non lo sono, potrebbero far schiantare un legame, il loro. «Ma i sentimenti vengono messi da parte, questo è business», ha detto Jürgen Klinsmann. Uno che, nonostante l’aspetto angelico, ha sempre sistemato il secondo davanti ai primi. Troppo amici non lo erano dieci anni fa, Klinsi e Jogi. Si conoscevano, ecco. Stesse frequentazioni sveve, Stoccarda e dintorni, però cammino calcistico diverso, uno centravanti campione del mondo 1990, l’altro attaccante in seconda divisione. Ma nell’estate del 2004 Klinsmann doveva costruire «la squadra per la squadra » e chiamò come assistente Joachim Löw, perché «è un fine tattico, resta tranquillo e al corso allenatori spiegava meglio di tutti il 4-4-2». Löw partì per il lago di Como, dove la famiglia Klinsmann era in vacanza, si accordò in una notte. La Bundesliga lo aveva scartato, viaggiava tra Austria e Turchia. Jürgen invece non aveva mai allenato. Ora si ritrovano: se pareggiano passano entrambi e il pianeta riderà di loro.

Angela e Lutero Klinsmann era più amico di Gerhard Schroeder, il Cancelliere del decennio scorso. Parlavano, si scambiavano idee politiche e calcistiche. Il primo Bundestrainer socialdemocratico, venne definito. Ma poi è diventato una via di mezzo tra la Merkel e Lutero. Il grande riformatore, colui che ha ridato un ruolo guida alla Fussballnation e alla nazione. Le bandiere appese  appese alle finestre e ai finestrini durante il Mondiale 2006 hanno coccolato l’anima di un popolo angosciato dal senso di colpa storico. «Possiamo mostrare il nostro tricolore senza che il mondo pensi che stiamo preparando  un’invasione», disse Oliver Bierhoff. La Germania vinceva (finché non ha incontrato gli Azzurri), Klinsi e Jogi si abbracciavano dopo ogni gol. Oggi, se ci saranno gol, si sbirceranno a distanza.

Rivoluzione Quando si rivolse a Klinsmann, la Germania era uscita per la seconda volta di fila dall’Europeo senza vincere mai, pari anche con la Lettonia; aveva due soli campioni (Kahn e Ballack); il settore giovanile era un cantiere; la freschezza multirazziale non era esplosa; Klose e Podolski gli unici «stranieri». Miro ha detto ieri: «Lui mi ha allungato e cambiato la carriera: senza le sue novità nel fitness non sarei arrivato così in alto». Bierhoff ha aggiunto: «Ci prendevano in giro, adesso 10 anni dopo tutta la Bundesliga si allena come noi». Il tecnico portò i preparatori atletici dagli States, esperti in altre discipline «ma se uno viene dall’atletica, saprà far saltare meglio una punta». Ha tentato di riportarli in patria, adessoche allena gli Usa, ma i suoi amici non lo hanno permesso. Da Bierhoff in giù, tutti tranne  lui sono ancora nello staff dei bianchi. Anche lo psicologo Hans Dieter Hermann. Venne deriso pure lui, eppure è docente all’università di Heidelberg. L’ex interista voleva anche l’allenatore della nazionale di hockey su prato come Sportdirektor. L’unica richiesta respinta, con sdegno e polemiche. In questa coppa, due tecnici olandesi di quella disciplina aiutano Van Gaal. Bernhard Peters collaborò soltanto con la federazione, per due anni, poi venne allontanato. E’ all’Hoffenheim, direttore del settore giovanile: domenica il «club del villaggio» ha vinto per la prima volta il campionato Primavera.

Filosofia Klinsi e Jogi si davano appuntamento alle 3 europee, le 6 in California. Video conferenza, perché il capo dal ’98 vive a Huntington Beach, con la moglie Debbie e i due figli. Non ha mai cambiato residenza, neppure durante i due anni della «favola estiva», titolo del film che ha raccontato il Mondiale 2006. Gli slogan erano molto Usa: «Think big, pensare in grande dimensione. Basta mentalità pessimistica». Oppure: «Calcio aggressivo, offensivo, rapido»: chi ha visto gli Stati Uniti in questi giorni può  riconoscere il marchio. Klinsmann restò solo due anni, ma disse: «Lo sviluppo non finisce qui, andrà molto avanti». Löw venne promosso perché «la filosofia non cambia». Nel 2008 si mormorava che le videoconferenze proseguissero, che Jürgen guidasse i suoi amici, secondi all’Europeo. Ma dal Sudafrica, con il ricambio generazionale, il gruppo appartiene interamente a Löw. Klinsi oggi canterà entrambi gli inni, abbraccerà Jogi e poi andrà nella direzione opposta. «Ma tra tre settimane ne riparleremo insieme, con le famiglie, perché la nostra è amicizia vera». E’ il giorno ad essere sbagliato.

Fonte: Pierfrancesco Archetti - Gazzetta dello Sport

Per Jurgen Klinsmann la Gold Cup 2015 era la priorità, ma gli USA sono andati malissimo La Gold Cup 2015 verrà ricordata come un vero e proprio fallimento per la Nazionale USA. Reduci da un Mondiale da cui è stata eliminata solo ai supplementari dal Belgio, gli Stati Uniti hanno invece messo in campo nel torneo continentale una serie di prove nettamente al di sotto delle possibilità del gruppo di giocatori a disposizione del CT tedesco. LEGGI: Gold Cup, USA eliminati dalla Giamaica Le recenti vittorie su Germania, Olanda e Messico avevano lasciato sperare in una crescita post Mondiale, dimostrandosi invece di aver unicamente nascosto una serie di problemi che gli USA si sono portati dietro nei 12 mesi post Mondiali. Un periodo fatto di ben 13 amichevoli, durante il quale gli uomini di Klinsmann poche volte hanno fatto vedere buone cose, a parte i flash europei e in Messico, sino alla meritata eliminazione in semifinale di Gold Cup contro la Giamaica, rafforzata dalla partecipazione alla Copa America. Nel torneo CONCACAF la Nazionale USA è apparsa assolutamente non pronta, iniziando ogni partita fin troppo lentamente (Cuba a parte, ma non fa testo), e di questo Klinsmann delle colpe le ha di certo, anche se difficilmente lo si sentirà fare autocritica. Autocritica che invece sarebbe utile anche per togliere un po' di pressioni dalle spalle dei giocatori. La "Pantegana" aveva dichiarato che il suo primo ciclo Mondiali avrebbe messo giù le fondamenta del suo programma, mentre in questo secondo avrebbe costruito. Oggi, più di un anno nel secondo ciclo, qualche dubbio invece inizia a sorgere, specie per alcune scelte del CT. DIFESA SBAGLIATA. A parte la porta, copertissima con Brad Guzan (Aston Villa) e il rientrante Tim Howard (Everton), la difesa è il problema. Klinsmann aveva chiarito prima del torneo che la coppia centrale in difesa sarebbe stata composta dal "tedesco" John Brooks e dal "messicano" Ventura Alvarado. Perché? Alvarado ha alle spalle un totale di 1.317 minuti nella Liga MX. Dopo aver esordito a marzo con gli USA, è stato spesso scostante nel rendimento, a parte la vittoria di aprile in Messico,  casa sua. Giocatore con potenziale, ma forse il suo lancio nel ruolo da titolare è stato troppo veloce, e la ragione non è affatto chiara. Il suo compagno Brooks, reduce da una Bundesliga con qualche ottima prova con la maglia dell'Hertha Berlino, anche lui in Nazionale è apparso spesso incerto, spaventando compagni e tifosi nei match ad esempio contro Danimarca, Olanda e Svizzera. Inoltre Brooks aveva alle spalle un solo match ufficiale da titolare, negli scorsi Mondiali, in cui era anche andato in gol. Alvarado non ne aveva nessuno, e anche a livello di club poca roba. Una coppia decisamente inesperta e probabilmente non del livello adeguato. Una scommessa persa per JK. A questo punto rimane l'interrogativo del perché Klinsmann proprio non creda nei centrali di casa, gli esperti Matt Besler (Sporting KC) e Omar Gonzalez (LA Galaxy), che bene avevano fatto ai Mondiali e in passato in CONCACAF, o anche Tim Ream del Bolton. CENTROCAMPO STANCO. A centrocampo il problema è stato un Kyle Beckerman apparso a 33 anni in netto calo. Da oltre un decennio leale guerriero al servizio dei CT USA, in Gold Cup si è trovato spesso in difficoltà contro avversari più giovani e veloci. A questo punto Klnsmann deve trovare un sostituto all'altezza, più atletico: Danny Williams o Perry Kitchen del DC United sono due dei nomi in cima alla lista. Per fortuna Michael Bradley continua a reggere a grandi livelli, mentre si spera che Jermaine Jones possa riprendersi dall'infortunio, anche se l'età non lo aiuterà di certo. ATTACCO ANEMICO. A parte i sei gol contro la povera Cuba, l'attacco americano si appoggiato totalmente sulle spalle di Clint Dempsey. Punto. L'attaccante dei Seattle Sounders ha segnato tutte le reti della squadra, a parte quella di Michael Bradley contro Panama, peraltro proprio su assist di Dempsey. Notevole la delusione per le prestazioni del centravanti Jozy Altidore, fuori forma e rispedito a Toronto prima del tempo. Meglio è andato l'avanti dell'AZ Alkmaar Aron Johannsson, che ha messo in mostra qualche flash, ma che non è riuscito ad infilare le reti necessarie nei momenti cruciali. Il problema è che Dempsey ha già 32 anni, e che in Russia ne avrà 35, con i due dietro che al momento non sembrano in grado di sostituirlo al meglio (si spera più in Johannsson che in Altidore ormai, troppo spesso deludente), e alle loro spalle a parte il 19enne Rubio Rubin dell'Utrecht sembra esserci poco altro.   POCO GIOCO. Nel fallimento complessivo è finito inevitabilmente anche il gioco. Mancano le ali. In Gold Cup Klinsmann ha cercato di supplire con Alejandro Bedoya (che gioca in mezzo al Nantes), Gyasi Zardes (attaccante nei LA Galaxy) e DeAndre Yedlin (terzino destro al Tottenham). Non sorprende che il risultato non sia stato un granché. Si spera nel rientro di Graham Zusi dello Sporting KC, ad oggi - almeno dal punto di vista tecnico-tattico - unico possibile erede di Landon Donovan. Rimane un mistero poi l'insistere sul terzino del Norimberga, Timothy Chandler. Fuori con la Giamaica per infortunio, è ancora lui il titolare a destra. Giocatore ormai esperto con 124 match in Bundesliga sulle spalle, in Nazionale non ha mai convinto pienamente, mentre gente quale Eric Lichaj (Nottingham Forest) non viene nemmeno messa alla prova. Ma ciò che preoccupa più in generale è l'assoluta mancanza di progressi dal Mondiale, sotto tutti gli aspetti, considerando che JK è anche direttore tecnico e pure le giovanili dei problemi li hanno messi in evidenza. IL FUTURO E' ADESSO. Klinsmann certamente non si muove dalla panchina, come confermato ufficialmente - e senza alcun dubbio - da parte del presidente della USSF, Sunil Gulati. La figura di JK è centrale ormai nella struttura del calcio americano. Del resto Gulati lo avrebbe voluto già nel 2006 (e forse anche prima), e in lui crede tantissimo per lanciare la Nazionale USA nell'empireo del calcio mondiale. Ad ottobre però arriverà un momento cruciale per Klinsmann e gli USA, che ad ottobre affronteranno il Messico vincitore della Gold Cup per conquistare il posto CONCACAF nella 2017 Confederations Cup in Russia; nello stesso mese l'U23 parteciperà alle Qualificazioni per le Olimpiadi di Rio 2016, dopo aver saltato Londra 2012. Dovessero portare a casa il risultato, allora la Giamaica sarà solo un brutto ricordo. Ma avendo considerato priorità top queste due competizioni, per Klinsmann la vera valutazione arriverà su queste. Un fallimento sarebbe pesante anche in ottica Mondiali, avendo molte meno possibilità di misurarsi al top nei prossimi anni, visto anche che la Copa America Centenario sembra ancora a rischio.

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Prima in campo con vittoria - seppur in amichevole - per Steven Gerrard con i Los Angeles Galaxy, indossando per la prima volta dopo 17 anni un'altra maglia dopo quella del Liverpool, lasciato lo scorso mese tra le lacrime di Anfield Road. Il club californiana ha superato per 2-1 i messicani del Club America - vincitore della ultima CONCACAF Champions League - in un incontro valido per la International Champions Cup. Il centrocampista inglese è rimasto in campo per i primi 45 minuti giocando con la maglia numero otto. Club America in vantaggio con Quintero, ma i Galaxy rimontano con le reti del capitano Robbie Keane e nel finale di Alan Gordon. HIGHLIGHTS - Los Angeles Galaxy vs Club America 2-1 "Bellissima sensazione" ha detto Gerrard al sito dei Galaxy "E' stato un match difficile e penso che il Club America sia davvero una buona squadra. Dopo i primi 15-20 minuti siamo entrati in partita, giocando bene e meritando il apri. Per me personalmente è stato un bene mettere 45' nelle gambe, e migliorerò man mano che troverò l'intesa con i miei compagni". "Penso che Steven abbia giocato bene e ha già una buona intesa con Juninho. Ha vinto diversi contrasti e ha contribuito a creare buone occasioni, andando anche vicino al gol fermato da un'ottima parata del portiere", ha commentato a fine partita il tecnico dei Galaxy Bruce Arena. I Galaxy giocheranno un altro match di ICC il prossimo 21 luglio contro il Barcellona al Rose Bowl di pasadena. Intanto martedì affronteranno nei quarti di finale di US Open Cup il Real Salt Lake (diretta su YouTube.com alle 4 del mattino italiane), mentre Gerrard debutterà in MLS venerdì prossimo, nel SuperClàsico fra LA Galaxy e San Jose Earthquakes.

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College statunitensi offrono ad atleti promettenti, in qualsiasi disciplina, borse di studio per studiare e contemporaneamente mandare avanti la propria carriera sportiva: a copertura parziale o totale. Un sito offre collegamento tra studenti ed università Studiare in America senza pagare esorbitanti rette universitarie? Oggi non è più impossibile. L’ “American Dream” potrebbe presto diventare realtà grazie a borse di studio istituite da college statunitensi. I requisiti d’accesso richiesti? Essere degli sportivi. Ebbene sì, il proprio background atletico giocherà un ruolo fondamentale nell’ottenimento della borsa. Grazie ad un’iniziativa di College Life Italia, una società che si occupa di creare un ponte tra atleti e college statunitensi, ragazzi e ragazze italiani, avranno la possibilità di ottenere borse di studio per proseguire contemporaneamente la propria carriera sportiva ed universitaria negli Stati Uniti. DISCIPLINE E REQUISITI - Non importa di quale sport si tratti: si va dal calcio alla pallavolo, dal basket alla pallanuoto, passando per la scherma, il rugby, l’atletica leggera ed il canottaggio, senza tralasciare il football americano, il baseball e lo sci: insomma una pluralità di discipline che offriranno la possibilità di coprire le intere spese del percorso di studi all’interno del college. La borsa può avere la durata di 2 o 4 anni e può essere ottenuta per meriti sportivi o accademici: per accedere però, bisogna innanzitutto superare un esame in lingua inglese. IL PONTE DI COLLEGE LIFE ITALIA - Nell’aiutare i ragazzi a muoversi nella nuova realtà, College Life Italia (disponibile anche come App su Smartphone), provvede a creare un profilo del giovane con la parte riguardante il suo livello accademico (voti universitari), e quella riguardante il suo livello sportivo (calciatore, tennista, nuotatore, ecc...). In questo secondo caso, video dell’atleta in azione, verranno inviati agli allenatori di college, che avranno la possibilità di selezionare il profilo più congeniale alle loro esigenze. Basta compilare la formula presente sul sito www.collegelifeitalia.com per lanciarsi nella nuova sfida. La copertura della borsa di studio può essere parziale o totale: a seconda delle competenze sportive e/o accademiche. Inoltre nel caso in cui un ragazzo abbia raggiunto un punteggio minimo all’esame di inglese (necessario per accedere ai corsi di studio), ma abbia delle straordinarie qualità sportive, il coach può decidere di coprire per intero il badget della sua borsa di studio. Le università associate? Tutte quelle degli Stati Uniti. Dalla Alderson Broaddus University alla Florida Institute of Technology passando per la West Virginia University e la University of Missouri-Kansas City. PROTAGONISTI E PROSPETTIVE FUTURE - Numerosi gli atleti italiani, soprattutto giovanissimi calciatori come Michele Drago (ex Cremonese), Andrea Cioffi (Galatina), Andrea Barbieri (Ostiamare) e Marco Guzzo (ex capitano del Milan primavera), che il prossimo anno, approderanno negli Usa attraverso questa formula. Terminata l’esperienza nel college i ragazzi, avendo ottenuto la laurea, potranno o intraprendere la carriera lavorativa o fare il salto di qualità nei professionisti, nel caso del calcio infatti, il salto più probabile è quello in Major League Soccer. “Impossible is nothing”. Fonte: Michela Cuppini - Repubblica.it

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