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Costarica, Borges al Mondiale: sulle orme del padre
Scritto il 2014-06-09 da SoccerItalia su Concacaf
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La partita con l’Irlanda ha restituito alla Costa Rica un po’ di spavalderia ed entusiasmo. E ha ricaricato il centrocampista Celso Borges, intermittente contro il Giappone. Ha realizzato il rigore del pari e ha costruito il gioco con autorità. Ma i tifosi gli vogliono bene da sempre.

Lui, 26enne, [cresciuto nel Saprissa, Ndr] che gioca in Svezia nell’Aik Stoccolma, è figlio di  Alexandre Guimarães, l’allenatore di origini brasiliane che ha portato los ticos ai mondiali del 2002 in Corea e Giappone e del 2006 in Germania. Per i più nostalgici «Guima», come viene chiamato a San José, è stato anche il giocatore (sempre centrocampista) che ha fornito l’assist decisivo a Medford nella vittoria contro la Svezia (1-0) durante Italia 90, spalancando alla sua squadra le storiche porte degli ottavi.

Il figlio non poteva che essere un predestinato. In patria ha vinto 5 scudetti con il Deportivo Saprissa ed è nel giro della nazionale dal 2005 quando ha partecipato al mondiale under 17.

L’affetto Girovago come il padre, che ora allena in Cina, dopo 3 anni al Fredrikstad in Norvegia, il centrocampista ha conquistato anche la fredda Svezia, dove è arrivato nel 2012. Alla fine dell’ultimo match di campionato contro l’Elfsborg, lo scorso 15 maggio la curva lo ha chiamato a gran voce e gli ha dedicato uno striscione in spagnolo: «Quest’estate saremo tutti costaricani. Buona fortuna per il mondiale». E nel video, postato su YouTube, lui si commuove.

Ma Borges ora fa le prove da «duro»: sarà il primo rigorista davanti anche a Ruiz e Campbell e su Twitter già carica i compagni come un leader. «Un grande sforzo e tante cose positive: siamo pronti per Brasile 2014», ha twittato ai tifosi, che lo seguono con un affetto crescente (ha 68 mila follower su Twitter e oltre 100 mila su Facebook). Spera di vivere un mondiale da protagonista sulle orme del padre, di cui vorrebbe ripercorrere anche i luoghi dell’infanzia.

Maceiò dove il babbo è nato si trova a 200 chilometri da Recife, dove los ticos affronteranno l’Italia il 20 giugno. In carriera ha giocato anche come attac- cante o esterno, ma dà il meglio di sé come play. La cosa certa è che è un pessimo portiere. Il c.t. Jorge Luis Pinto, nella prima parte della seduta di allenamento, giovedì, alla vigilia del match contro l’Irlanda, ha fatto dei gruppetti e lo ha messo in porta. A bucarlo con un colpo di testa è stato proprio l’estremo difensore Pemberton tra le risate incontenibili dei compagni.

Fonte: Gazzetta dello Sport

La CONCACAF ha reso nota la lista, ed aprendola al voto dei tifosi, la lista dei candidati alla terza edizione del CONCACAF Awards, assegnato ai migliori giocatori, allenatori, arbitri e al miglior gol dell'anno passato. Molta la MLS presente, a cominciare da un trio di giocatori quali l'attaccante dei Seattle Sounders Clint Dempsey, il rookie dell'Orlando City Cyle Larin, e il centrocampista della nazionale USA e del Toronto FC Michael Bradley, tutti in corsa per il premio di Male Player of the Year. Ma ci sono anche i messicani Javier 'Chicharito' Hernandez, Andrés Guardado, Jesús 'Tecatito' Corona, Oribe Peralta e Hirving Lozano VOTA: 3rd Annual CONCACAF Awards Tre candidati MLS anche per il portiere dell'anno: dalla Philadelphia Union Andre Blake, dal D.C. United Bill Hamid e dal Montreal Impact Evan Bush, cui si aggiungono i connazionali che giocano in Premier League, Tim Howard (vincitore lo scorso anno) e Brad Guzan, e il panamense ex Cagliari e LA Galaxy Jaime Penedo. Due i candidati MLS al premio Coach of the Year: Caleb Porter, vincitore della MLS Cup coi Portland Timbers, e Jesse Marsch, vincitore del Supporters' Shield coi New York Red Bulls, affiancati dal CT della Nazionale USA; Jurgen Klinsmann. Demar Phillips (Real Salt Lake), Matt Besler (Sporting KC) e Roman Torres (Seattle Sounders) sono candidati al Top 11, come anche i centrocampisti Dax McCarty (New York Red Bulls) e Bradley, e gli attaccanti Dempsey, Kei Kamara (Columbus Crew SC) e l'ex juventino Sebastian Giovinco(Toronto FC). I CONCACAF Awards si basano sul voto di tifosi, nazionali, allenatori, capitani e giornalist, divisi in percentuali uguali.

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Lo scandalo FIFA avrà probabilmente conseguenze che si dilungheranno per anni, e quanto accaduto in questi giorni è probabilmente solo la parte iniziale. Lo si può capire anche dalle parole di Jack Warner, l'ex vice-presidente della Fifa e presidente CONCACAF dal 1990 al 2011, arrestato nella sua Trinidad & Tobago e poi rilasciato su cauzione, che ieri ha parlato in televisione e minacciato di rivelare tutto quello che sa alla giustizia USA, aggiungendo inoltre di temere per la sua vita. "Non manterrò più segreti per loro che hanno cercato di distruggere il Paese", ha detto senza specificare di quale Paese si trattasse. E ha aggiunto: "Temo per la mia vita". Oltre a Warner, tutta la struttura che retto la CONCACAF negli ultimi 25 anni è stata decapitata. L'FBI ha cominciato da Chuck Blazer, Segretario Generale della CONCACAF dal 1990 al 2011, membro dell'Esecutivo FIFA dal 1996 all'aprile 2013, sostituito poi dal presidente della USSF Sunil Gulati. Blazer, da tempo malato e sotto inchiesta. è diventato l'informatore su cui il Dipartimento di Giustizia americano ha costruito l'inchiesta FIFA che ha portato alle dimissioni di Blatter. LEGGI: Chuck Blazer, la talpa USA che sta facendo saltare la FIFA Dopo Blazer, il nome di spicco nella lista degli arrestati FIFA è stato quello di Jeffery Webb (Isole Cayman), presidente della CONCACAF e vicepresidente FIFA vicinissimo a Blatter, cui apportava i voti delle piccole - ma numerose - isole caraibiche membre delle Federazione Internazionale che vede più paesi rappresentati di quanti ce ne siano all'ONU. LEGGI: La FIFA spiegata tramite Webb e le Isole Cayman In sintesi la CONCACAF - insieme in parte al Sudamerica - sta risultando il perno di tutta l'inchiesta che, come detto, ora inizierà ad approfondire in maniera più completa ruoli e responsabilità. Sul tema però sarebbe interessante ascoltare il giudizio di qualcuno che vive e lavora in Italia, e che di quanto accaduto negli scorsi anni nella CONCACAF qualcosa almeno dovrebbe sapere, anche solo per sentito dire. Il riferimento è a Italo Zanzi, quarantenne CEO della AS Roma. Italo chi? Fisco possente e bell'aspetto (molto apprezzato dalle signore romane), Zanzi ha alle spalle un passato sportivo nel calcio giovanile e poi come portiere della nazionale a stelle e strisce di pallamano, con cui ha vinto la medaglia di bronzo nel 2003 ai Giochi Panamericani. Laurea in storia dell’arte e master in legge con abilitazione alla professione forense nel 2005 ha vinto l’ambitissimo El Diario Award, assegnato ogni anno dalla comunità ispanica ai volti emergenti di politica, sport e spettacolo, per poi candidarsi al Congresso coi Repubblicani nell’area di NY, facendo commentare al New York Times: «Questo Zanzi non passerà inosservato. È carismatico, istruito, combattivo e anche glamour. Ha un potenziale enorme, può affrontare qualsiasi sfida». Di lì ha preso il volo la sua carriera. Zanzi- scrive il sito della AS Roma - [dal dicembre 2007] fino a ottobre 2011, ha avuto la funzione di Vice Segretario Generale della CONCACAF,  la confederazione calcistica del Nord e Centro America e dei Caraibi. Durante questo incarico, Zanzi ha supervisionato gli eventi e le attività redditizie della confederazione, come la CONCACAF Champions League e la CONCACAF Gold Cup, e ne ha gestito la comunicazione e il marketing: inoltre Italo ha rappresentato la confederazione all’interno della commissione FIFA per il Fair Play e le responsabilità sociali e della commissione dei media.   Zanzi è stato quindi per quattro anni il vice di Chuck Blazer (segretario generale CONCACAF dal 1990 al 2011) durante la presidenza Warner, e poi per alcuni mesi ha collaborato con il nuovo segretario ad interim Ted Howard (diventato poi vice a sua volta con la nomina di Enrique Sanz) e il neo presidente (dal maggio 2012) Jeffrey Webb. Un rapporto stretto anche quello con Webb, visto che - secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport - questi lo avrebbe voluto alla FIFA per assumere un incarico qualora fosse riuscito ad ereditare il trono di Joseph Blatter. In quegli anni Zanzi ha avuto la fortuna di affiancare Blazer nel lavoro e nei viaggi - immortalati nel blog del paffuto ex dirigente USA, "Travels with Chuck Blazer and his Friends..." - e ieri negli USA è stato reso noto il verbale delle dichiarazioni di Blazer, in cui si può leggere: "I and others agreed to accept bribes and kickbacks in conjunction with the broadcast and other rights to the 1996, '1998, 2000, 2002, and 2003 Gold Cups. Beginning in or around 2004 and continuing through 2011, I and others on the FIFA executive committee agreed to accept bribes in conjunction with the selection of South Africa as the host nation for the 2010 World Cup. Among other things, my actions described above had common participants and results." Quindi, nel periodo 2007-2011, mentre Zanzi era il vice di Blazer questi si faceva corrompere dal Sudafrica per l'assegnazione dei Mondiali 2010. Non solo. Negli anni da vicesegretario generale Zanzi aveva come compito, tra gli altri, quello di occuparsi di comunicazione e marketing anche della Gold Cup, sui cui Blazer ha ammesso di aver "guadagnato" illegalmente fino all'edizione 2003 (prima quindi dell'arrivo di Zanzi). Temi peraltro per i quali era stato voluto da Blazer stesso, che nel comunicato di presentazione della sua nomina aveva detto: “I am very pleased to announce that Italo Zanzi will join us from his role at Major League Baseball in the USA, in the capacity of Deputy General Secretary. Italo’s experience in international TV and sponsorship in sport will prove an invaluable asset to CONCACAF as we enter a new phase for the Confederation; we are pleased that Italo will be joining our team in New York and everyone is excited by the work that lies ahead.” A questo punto la domanda sorge spontanea, pur nel massimo rispetto dei principi del garantismo: ma in tutti quegli anni lavorando e viaggiando insieme, sedendo agli stessi tavoli, con le stesse persone - Blazer, Webb e Warner - con anche sulle spalle responsabilità importanti sul business della Confederazione, possibile che non si fosse accorto di nulla? Che non avesse sentito nulla? Che i manager TV con cui si confrontava non avessero proferito parola sui kickbacks dati al suo capo Chuck Blazer? La questione è seria, in quanto l'inchiesta è comunque agli inizi e molti nomi devono ancora uscire, come ha sottolineato Jack Warner, e come si deduce dal verbale di Blazer quando dice "I and others" riguardo le operazioni illegali compiute, senza dare specifiche. Ed è ancor più seria per una società come l'AS Roma che tiene molto alla sua immagine internazionale, specie a quella negli USA dove si sta svolgendo l’inchiesta, paese della proprietà guidata dal finanziere Jim Pallotta. LEGGI: Zanzi, AS Roma: "MLS nostra alleata. Possiamo aiutarci a vicenda" Lascia perplessi che in questi primi giorni nessuno in Italia si sia posto domande su Zanzi o ne abbia fatte. Sul tema basterebbe peraltro una dichiarazione del CEO della AS Roma (sul modello di quelle, ad esempio, del presidente della USSF, Sunil Gulati) che spiegasse bene il suo ruolo nella CONCACAF e i suoi rapporti con i soggetti coinvolti nell'inchiesta, a lui superiori funzionalmente nella CONCACAF, per dissolvere ogni possibile dubbio di chiunque, che al momento sarebbe basato sul nulla. Certo, poi sarebbe farsi delle domande sulle sue capacità manageriali, se nella posizione di vicesegretario generale in carico del business per quattro anni Zanzi non ha mai sentito, visto o saputo nulla. Ultimo spunto: è di questi giorni la notizia che la AS Roma avrebbe scelto come nuovo Team Manager (sorta di responsabile di tutta la logistica) Manolo Zubiria (a destra nella foto), entrato nelle fila giallorosse già nel 2013 come "Head of Special Projects". Zubiria, come Zanzi, è un ex CONCACAF, dove dal 2008 al 2013  - tre anni con Blazer e Warner e due con Webb quindi - è stato "Managing Director of CONCACAF Marketing and TV, responsible for TV distribution and production of CONCACAF’s international soccer competitions, as well as the sponsorship sales business. Negotiate broadcast rights deals directly with television networks in North, Central America and Caribbean to increase the coverage and exposure of the competitions and the CONCACAF brand", come riporta il suo profilo LinkedIn. Anche qui, nulla da dire? La precisazione di Italo Zanzi all'ANSA Fifa: Zanzi, indagini non mi riguardano Il ceo della Roma, non sono coinvolto nell'inchiesta in corso (ANSA) - ROMA, 9 GIU - "In riferimento a quanto riportato recentemente da alcuni media, tengo a precisare di non essere in alcun modo coinvolto nelle indagini riguardanti Fifa e Concacaf". Dopo essere stato accostato al terremoto che sta sgretolando la Fifa, il ceo della Roma Italo Zanzi precisa la sua posizione all'Ansa. "Poiché è in corso un'inchiesta, sarebbe inappropriato ogni altro commento", conclude il dirigente giallorosso che, prima di arrivare nella Capitale, era stato vicesegretario generale della Concacaf.

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Nonostante le speranze dei 61.004 dell'Olympic Stadium di Montreal dopo l'1-1 dell'andata allo stadio Azteca di Città del Messico, alla fine la CONCACAF Champions League è finita al Club América, che perteciperà quindi al Mondiale per Club 2015 in programma in Giappone. Per la decima volta consecutiva una squadra messicana vince la Champions League della Concacaf. LEGGI: Finale CONCACAF: 1-1 per il Montréal in Messico La squadra di Gustavo Matosas si è imposta per 4-2 sui canadesi Montreal Impact, con in campo l'ex viola Marco Donadel a centrocampo, vincendo il titolo grazie alla tripletta di Dario Benedetto e al gol di Oribe Peralta. Per i canadesi sono andati a segno Di Andrés Fabricio Romero al 7' e della punta Jack McInemey all'88'. All’andata, al gol di Ignacio Piatti al quarto d’ora aveva risposto l’oro olimpico Oribe Peralta nel finale. I ragazzi di Frank Klopas - greco naturalizzato statunitense con un passato non rilevante da attaccante nell'AEK Atene e convocato ai tre mondiali degli anni '90 - pur partecipando alla Major League Soccer dal 2012 si sono qualificati alla Champions grazie alla vittoria della Canadian Championship 2014, torneo che assegna l'unico posto della CONCACAF CL riservato a compagini canadesi, eliminando il Toronto nella doppia finale di un anno fa e ottenendo così la terza qualificazione della storia. Secondo club della Major League Soccer (primo canadese) a giocarsi la finale - il primo fu il Real Salt Lake nel 2011 contro il Monterey - Montreal si era guadagnata l’accesso alla sfida decisiva grazie a una campagna continentale di alto livello, dal girone chiuso davanti a New York Red Bulls e FAS (El Salvador), fino alle imprese contro Pachuca (Messico) e Alajuelense (Costarica). Impeccabile anche il percorso dei messicani, troppo forti per Comunicaciones (Guatemala) e Puerto Rico Bayamón prima, Saprissa ed Herediano poi. Il Montreal, di proprietà del chairman del Bologna Joey Saputo, è stato comunque la sorpresa del torneo, superando anche i rivali del Toronto FC, che nel 2012 era arrivato in semifinale, venendo però eliminato dal Santos Laguna in cui giocava proprio Peralta, attaccante messicano risultato decisivo per la conquista della coppa da parte del Club América. MONTREAL-AMÉRICA 2-4 (and. 1-1) Arbitro: Henry Bejarano (Costa Rica) Marcatori: 8′ Romero (M), 50′, 66′, 81′ Benedetto, 64′ Peralta (A), 89′ McInerney Note – Ammoniti: Soumaré, Ciman, Romero, Oduro (M), Aguilar, Guerrero, Martínez, Benedetto (A).

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