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USA-Messico 2-2, statunitensi imbattuti da 3 anni contro El Tri
Scritto il 2014-04-03 da Giacomo Costa su Nazionale USA
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Con il pareggio - 2-2 - della mattina italiana di oggi sono 3 anni che il Messico non batte gli Stati Uniti, frutto di 2 vittorie statunitensi e 3 pareggi. Ancora più a stelle e strisce il conto dal 2000 a oggi con 12 vittorie USA, 5 Messico e 5 pareggi.

Non presenti i giocatori europei poiché questa amichevole non era nelle date FIFA, è stata disputata solo con giocatori della Liga MX e della MLS, escluso Julian Green, baby fenomeno del Bayern Monaco. Klinsmann ha optato per un 4-3-1-2 ben diverso dal solito 4-2-3-1. In porta Rimando, difesa con terzino destro Beltran - e non Yedlin come si pensava -, centrali Besler e Gonzalez e terzino sinistro Parkhurst, fuori ruolo, dopo che il Puebla della Liga MX - all'ultimo minuto - ha deciso di bloccare la convocazione di Beasley. Centrocampo a 3 con Beckerman, Zusi e Brad Davis, Bradley trequartista, Dempsey seconda punta e Wondolowski prima.

Partenza subito forte, al 14' un colpo di testa di Gonzalez viene salvato dall'estremo difensore messicano. Nel corner seguente Bradley mette dentro su un cross perfetto (è una novità?) di Graham Zusi. Uno schema studiato in allenamento con 3 giocatori impiegati solo per disturbare il portiere. Dopo una buona occasione non sfruttata al meglio da Dempsey gli Stati Uniti passano sul 2-0 con Wondolowski su un assist splendido di testa di Michael Bradley che aveva deviato il cross di Beltran.

Nel secondo tempo Rafa Marquez ha accorciato con un colpo di testa su corner al 48'. Male Omar Gonzalez in marcatura, non un grande inizio di stagione per il 25enne centrale dei Galaxy. Poco dopo un colpo di testa viene messo in corner da Rimando. Al 59' ben tre sostituzioni per Jurgen Klinsmann: dentro l'atteso Julian Green, Landon Donovan e Clarence Goodson. Il pareggio di El Tri è arrivato al 66' con Pulido bravo a mettere in rete sulla respinta del palo sul tiro di Aguilar.

Minuto 84, Dempsey mette in porta Eddie Johnson, il centravanti del DC United segna, ma è tutto inutile, fuorigioco secondo l'assistente. Chiamata sbagliata, però, Johnson era in posizione regolarissima e goal ingiustamente annullato a 6' dalla fine. Episodio dubbio all'86', Julian Green viene steso da un difensore messicano, al momento del contatto l'esterno del Bayern Monaco aveva un piede sulla linea ed il corpo in area, difficile da capire se fosse rigore o punizione, l'arbitro non fischia nulla. Finisce così, sul 2-2.

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Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

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Decisamente intensa la Week #17 della MLS, che si concluderà stanotte col derby fra New York City FC e New York Red Bulls, per la prima volta allo Yankee Stadium. Tante le partite della settimana, con movimenti importanti in particolare nella Western Conference, dove i Vancouver Whitecaps sono ora in testa (con una partita in più rispetto a Seattle) grazie ai tre punti conquistati a Boston, e lo Sporting KC e proprio lì dietro a 5 punti, ma con due match da recuperare. Si rivede inoltre in zona playoff San Jose, che ha battuto a sorpresa per 3-1 i Los Angeles Galaxy nel California Clásico. Sporting Kansas City 2 -- Colorado Rapids 0 | Highlights Fare sette tiri in porta e trasformarli in sette gol non è da tutti. Motivo per il quale sono molti ormai ad aver notato Krisztian Nemeth, l'attaccante nazionale ungherese dello Sporting KC, ancora in gol ieri al 32' grazie ad un assist di Chance Myers al rientro da un lungo infortunio al tendine d'Achille  subito il 23 marzo 2014. Il raddoppio dello Sporting arriva al 64' su autogol del centrocampista dei Rapids Sam Cronin. Per KC ora pausa sino al 12 luglio, data in cui previsto lo scontro con la capolista Vancouver, Per i derelitti Colorado Rapids, ultimi nella Western, sempre i Whitecaps, ma il 4 luglio in casa. Toronto FC 0 -- D.C. United 0 | Highlights Nulla da fare per il Toronto FC di Sebastian Giovinco, che impatta 0-0 col DC United, capolista della Eastern Conference. Unica vera occasione della serata proprio della formica atomica al 67', ma Bill Hamid è bravo a salvare il risultato in una serata ventosa e piovosa al punto da creare problemi nei passaggi. Se di per sé il risultato per il TFC è comunque valido, di certo è stata un'occasione mancata, visto che con la Gold Cup i Reds perderanno aper settimane Michael Bradley, Jozy Altidore e Jonathan Osorio. E ciò a cominciare da sabato prossimo, col difficile impegno in casa dei Los Angeles Galaxy. Nel mezzo, martedì, il D.C. United se la vedrà con la Philadelphia Union al PPL Park. Il TFC è ora terzo a 12 punti da DC, ma con 5 partite in meno. San Jose Earthquakes 3 -- LA Galaxy 1 |  Highlights Nono gol stagionale (tre dietro Kei Kamara, top scorer MLS al momento) per l'attaccante dei Quakes Chris Wondolowski - MVP 2012 e capocannoniere 2010 e 2012 - protagonista del California Clàsico contro LA, vinto dai ragazzi di Dominic Kinnear per 3-1. In 50.000 allo Stanford Stadium hanno applaudito i gol di Wondo, del difensore Clarence Goodson e di Cordell Cato - oltre ai due assist di Matias Perez Garcia - che hanno rovesciato un match apertosi col vantaggio dei Galaxy da parte del brasiliano Juninho dopo pochi minuti. La vittoria porta i Quakes al sesto posto nella Western, in zona playoff, mentre LA - terza ma con già 20 match giocati - inizia a guardarsi alle spalle dal ritorno di KC, Dallas (vincente giovedì) e proprio San Jose. I Galaxy saranno impegnati di nuovo a San Jose - stavolta all'Avaya Stadium - mecoledì per i sedicesimi di US Open Cup. Per i Quakes poi domenica trasferta a Portland, mentre sabato LA ospiterà Toronto. New England Revolution 1 -- Vancouver Whitecaps 2 | Highlights Serataccia per i Revs, che perdono l'occasione di accorciare su DC, venendo sconfitti per 2-1 in casa dai Vancouver Whitecaps, interrompendo così una serie positiva che al Gillette Stadium durava da 17 partite. 'Caps avanti al 18' con Cristian Techera. Al 31', errore di Andy Farrell in area, che atterra un avversario e si becca anche il rosso. Rigore di Octavio Rivero e 2-0. All'84' arriva l'inutile gol di  Teal Bunbury. Per entrambe prossimo impegno sabato: i Revolution volano a Dallas, mentre la capolista Vancouver ospita Colorado. Philadelphia Union 2 -- Montréal Impact 2 |  Highlights A salvare Philadelphia, in una serata rovinata da una tempesta, ci pensa l'ex Rangers Maurice Edu al 76', bravo ad infilare sulla respinta di Evan Bush. La Union era andata in vantaggio con Eric Ayuk Mbu (poi espulso dopo il pari di Edu) dopo otto minuti, ma prima l'ex Lecce Ignacio Piatti e poi il centravanti Jack McInerney avevano permesso al Montreal Impact - in dieci per l'espulsione di Patrice Bernier - di andare in vantaggio. Impact di nuovo in campo il 4 luglio contro il New York City FC, mentre la Union se la vedrà con DC martedì in US Open Cup prima di andare in pausa per l'Independence Day. Real Salt Lake 2 -- Columbus Crew SC 2 |  Highlights Per due volte il Columbus Crew recupera i gol del Real Salt Lake e strappa un punto al Rio Tinto Stadium. RSL avanti con Olmes Garcia su uno schema di punizione battuta dall'inglese Luke Mulholland al 36'. Pareggia sei minuti dopo Tony Tchani. Nel secondo tempo è l'ex attaccante dell'Argentinos Jr. Sebastian Jaime a piazzare il 2- dopo soli 25 secondi, ma al 62' arriva di nuovo il pareggio dei gialloneri di coach Gregg Berhalter grazie a Ethan Finlay sul solito bel cross di Federico Higuain. Al 77' il Real Salt Lake si ritrova anche in 10 per l'espulsione diretta a seguita di un'entrata durissima su Tchani, e dopo soli 10 minuti essere entrato, ma il gruppo di Cassa - pur non apparso al massimo - reggere comunque sino alla fine. Prossimi match per le due squadre in US Open Cup: Columbus scenderà in campo al Citrus Bowl martedì contro l'Orlando City, mentre il Real Salt Lake accoglierà Portland.    

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Dopo la vittoria contro la Colombia conquistata grazie ad un gol dell'attaccante dell'Utrecht Rubio Rubin, i ragazzi di Tab Ramos ci speravano. Oggi invece l'avventura americana si è infranta nei quarti contro la Serbia, uscita vincitrice dopo i calci di rigore. Ne sono serviti ben nove per assegnare il posto in semifinale, al termine di un match in cui gli Stati Uniti sono arrivati privi di ben quattro titolari: Jamieson e Tall infortunati, Allen e Acosta squalificati). Bella e combattuta la partita, con la Serbia più propositiva e gli USA bravi di rimessa. Prima occasione per Antonov, su cui salva Steffen - l'eroe del rigore decisivo parato alla Colombia - mentre poi tocca a Thompson spedire di poco a lato. Ancora Steffen para alla grande su una punizione bassa e angolata di Živković, mentre Rajković blocca su Rubin, su bell'assist dell'ala del Tijuana Paul Arriola. A Tommy Thompson (San Jose Earthquakes) arriva poi la palla del match, ma l'errore è macroscopico. Si va ai supplementari. La Serbia che va vicinissima alla rete con Saponjic che in scivolata a porta vuota manda la sfera fuori incredibilmente da due passi su cross Mandic, col difensore del Tottenham Cameron Carter-Vickers che sporca la palla sulla linea. Dall'altra parte gli americani hanno la palla della vittoria quando il difensore serbo Babic toglie dalla testa di Rubin una possibile conclusione in rete. E quindi i rigori. Errore di Rubin. Il portiere e capitano della Serbia, Predrag Rajković,  para e sbaglia un rigore decisivo, come anche Joel Soñora (Boca Juniors). Ma poi John Anthony Requejo, Jr., 19enne terzino sinistro del Club Tijuana, si fa parare il tiro e  regala la semifinale ai suoi contro il Mali. Si chiude così un buon Mondiale U20 per gli USA, che però non riescono a superare lo scoglio quarti ancora una volta, e a superare così il miglior risultato ottenuto al 1989 FIFA World Youth Championship in cui chiusero quarti assoluti dopo aver perso la finalizza col Brasile. In quell'edizione l'ex attaccante dello Standard Liegi Steve Snow si classificò secondo nella classifica marcatori con tre reti. ________________________________________________________________________ USA vs. SERBIA: 5-6 d.c.r. (0-0) Marcatori: – Rigori: Rubin (USA, parato), Zdjelar (S, gol), Payne (USA, gol), Mandić (S, fuori), Arriola (USA, gol), Babić (S, gol), Hyndman (USA, gol), Grujić (S, gol), Zelalem (USA, gol), Živković (S, gol), Soñora (USA, traversa), Rajković (S, parato), Delgado (USA, gol), Antonov (S, gol), Caster-Vickers (USA, fuori), Veljkovic (S, parato), Requejo (USA, parato), Maksimović (S, gol) USA (4-2-3-1): Steffen; Payne, Miazga, Carter-Vickers, Requejo; Hyndman, Delgado; Arriola, Thompson (103′ Soñora), Zelalem; Rubin. A disp.: Moore, Olsen, Donovan, Palmer-Brown, Caldwell, Jamieson. All.: Ramos Serbia (4-2-3-1): Rajković; Stevanović, Veljkovic, Babić, Antonov; Zdjelar, Maksimović; Živković, S. Savić (111′ Grujić), Gaćinović (68′ Šaponjić); Mandić. A disp.: Manojlović, Milošević, Pankov, V. Savić, Ilić, Janković, Jovanović. All.: Paunović Arbitro: Artur Dias (Portogallo) Note: ammonizioni: Requejo (USA), Antonov, Mandić (S)

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