Quasi 40 anni fa nel 1975 Pelé sbarcò nel calcio statunitense a 35 anni dopo oltre 600 partite e 600 goal con la maglia del Santos. Ieri la leggenda brasiliana era a Miami allo Wynwood Art Studio di Romero Britto per promuovere Hublot, "tieni-tempo" ufficiale del Mondiale 2014.
Pelé ha incontrato la stampa locale e c'è stata occasione per parlare di calcio, in particolare delle sue favorite in Brasile, della nuova squadra di Beckham e della crescita del calcio a stelle e strisce. Al Miami Herald, però, ha anche parlato di razzismo: "Non ho mai avuto problemi" ha detto Pelé. "Al contrario ho le porte aperte in tutto il mondo e vengo ricevuto meravigliosamente ovunque vado. C'è sempre gente pazza che dice qualcosa, ma non mi hanno mai dato fastidio. Non ci ho mai prestato attenzione".
Si è poi soffermato sul mondo del calcio statunitense:
"Avere un nome come quello di Beckham è molto importante [per il successo di una squadra MLS a Miami]" ha dichiarato Pelé sulla nuova franchigia della South Florida. "Tutti sanno che sono venuto qui con i Cosmos negli anni '70 per promuovere il calcio. Ora avete uno come Beckham, ed è fantastico".
Il brasiliano ha poi continuato: "Penso che questa cosa farà bene a Miami ma non solo, a tutti gli Stati Uniti. La gente non ricorda, quando sono arrivato il calcio in questo paese era buono, ma sopratutto con i bambini. Oggi gli Stati Uniti sono allo stesso livello dell'Europa, si sono quasi qualificati alle semifinali nel Mondiale del 2002 e la base è più organizzata e migliore del Brasile e forse di tutto il Sud America. Sono felice perché sento di averne fatto parte".
Sempre sul calcio americano la leggenda del calcio ha voluto parlare più nello specifico della nazionale statunitense e del suo allenatore: "Klinsmann è un grande allenatore e ha tanta esperienza. Dobbiamo rispettare il calcio statunitense oggi. Il gruppo degli USA è difficile ma il calcio è una scatola di sorprese, quindi nessuno sa cosa accadrà. Penso che i tifosi americani dovrebbero essere fiduciosi, e non ho dubbi sul fatto che siano bravi abbastanza per andare avanti".
Alla richiesta di nominare le più preoccupanti rivali del Brasile per la vittoria finale Pelé ha parlato di Spagna e Germania.










































