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Parkhurst e Edu: ritorni di successo in MLS
Scritto il 2014-04-22 da Americo Costi su MLS
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Cinque mesi fa Michael Parkhurst e Maurice Edu non avevano alcuna speranza di entrare nei 23 per i Mondiali. Entrambi giocavano (più che altro stavano in tribuna) in Europa - Parkhurst all'Augsburg, in Bindesliga, Edu allo Stoke City - trdopo essere cresciuti ed esplosi in MLS, e nonostante il loro nome fosse ancora importante in America, erano ormai fuori dal radar del CT USA Jurgen Klinsmann.

Proprio per ridare vita alle rispettive carriere, tutti e due hanno deciso di rientrare in MLS lo scorso inverno, e grazie alle prestazioni in campionato si stanno riconquistando un posto in Nazionale.

Parkhurst, difensore di 30 anni cresciuto nel New England Revolution, ha sino ad oggi giocato ogni minuto col Columbus Crew sorprendentemente in testa alla Eastern Conference. Edu, centrocampista 28enne, ha fatto lo stesso per la più deludente Philadelphia Union - che ha fatto di tutto per averlo -, di cui però è la stella indiscussa.

Parkhurst ha militato nel New England di Steve Nicol nel periodo 2005-2008, perdendo due finali di MLS Cup, per poi volare in Danimarca al Nordsjælland per quattro stagioni prima del salto in Bundesliga, dove però le cose non sono andate come previsto: due sole partite nel 2012/13 e nessuna nella prima parte di questa stagione.

Edu, ex stella della University of Maryland, in campo tre volte ai Mondiali 2010, dopo un ottima esperienza ai Rangers, si è perso tra i turchi del Bursaspor e lo Stoke City, dove l'allenatore Kim Hughes lo ha ignorato, lasciandolo andare in prestito a Philly a gennaio. Per tornare a casa entrambi hanno accettato una riduzione di contratto: Edu ora guadagna $650,000, Parkhurst $300,000.

Mentre Klinsmann restringe la lista delle scelte, quella di Edu per il centrocampo USA sta diventando una candidatura sempre più seria, come l'ipotesi di vederlo a fianco di Michael BradleyJermaine Jones e/o Kyle Beckerman. La versatilità è invece il punto di forza di Parkhurst, capace di giocare in mezzo o da terzino.

Anche Bradley ha lasciato l'Europa in inverno, nello specifico la AS Roma e la Serie A, per aggiungere il Toronto FC, quando avrebbe potuto scegliere molti altri club oltre oceano. Ma un contratto monstre da $6,5 milioni e la chance di tornare a casa dopo 8 anni in giro sono stati irresistibili.

Situazione simile per Clint Dempsey la scorsa estate, il cui posto in campo al Tottenham era a rischio, preferendo così diventare la stella dei Seattle Sounders e il giocatore più pagato della MLS ($6,7 milioni annui). E la scelta sta pagando quest'anno: 5 gol e due assist negli ultimi tre match. Lui e Klinsmann non potevano sperare di meglio.

Parkhurst, Edu, Bradley e Dempsey: il vento di ritorno spinge gli americani verso casa, come spesso acaduto ai brasiliani prima dei Mondiali. Un segnale della "normalizzazione" del calcio in America,

Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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Michael Bradley, ex centrocampista della AS Roma e capitano della Nazionale di Jurgen Klinsmann, è stato votato come miglior giocatore statunitense del 2015. E' la prima volta che Bradley, compagno di squadra di Sebastian Giovinco a Toronto, si aggiudica questo riconoscimento. Per lui il 43% delle preferenze che gli ha permesso di battere la concorrenza di Fabian Johnson (33%) del del Borussia Mönchengladbach e Clint Dempsey (20%) dei Seattle Sounders. Per il figlio dell'ex CT USA Bob Bradley (attuale allenatore dei francesi del Le Havre) è l'ennesimo riconoscimento di una carriera già molto lunga nonostante i 27 anni. Bradley si era già aggiudicato il premio giovane dell’anno ricevuto nel 2007, mentre nel 2012, era stato proclamato vincitore della prima edizione dell’American Player of the Year Award. Nel 2014 la celebre rivista Forbes lo ha inserito, per la seconda volta, nella lista dei 30 sportivi under 30 più influenti dell’anno. “Essere votato Player of the Year mi rende molto orgoglioso. E' stato un anno brutto a livello di squadra, e sarà ciò che ricorderò di più. Nelle partite importanti siamo mancati, e il dispiacere è ancora lì”, ha dichiarato al Toronto Sun. Centrocampista del Toronto FC e della nazionale USA (di cui è capitano), fu ingaggiato dalla AS Roma il 15 luglio 2012 a fronte di 3 milioni versati nelle casse del Chievo (quando avrebbe potuto prenderlo l'anno prima quasi a zero, ma Franco Baldini disse no) e di un quadriennale. Finito in seconda linea con l'arrivo di Radja Nainggolan a Roma, per lui il DS Walter Sabatini non poté rifiutare la super offerta da 10 milioni dei canadesi, che lo portarono a Toronto nel gennaio 2014 insieme all'attaccante inglese Jermaine Defoe.

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Sconfitto il Columbus Crew del fratello di Higuain per 2-1 in trasferta. Il trionfo arriva dopo soli 4 anni in MLS, ma la storia dei Timbers risale al 1975 Brutta giornata per entrambi i fratelli Higuain. Prima la sconfitta di Gonzalo a Bologna, mentre poi è toccato al fratello maggiore, Federico, perdere la finale di MLS Cup in una brutta e grigia serata al Columbus Crew Stadium. Il torneo va quindi ai Portland Timbers dell'altro argentino, Diego Valeri, anni fa cercato dal Genoa e nominato MVP della gara, che hanno battuto il Columbus Crew per 2-1. Per i Timbers è il primo trofeo della loro breve esistenza in MLS (dove sono entrati nel 2011), e anche della loro storia in assoluto che risale al 1975, anno di fondazione in cui forno sconfitti nella finale del NASL Soccer Bowl dai Tampa Bay Rowdies. That feeling when you win #MLSCup. #RCTID pic.twitter.com/mxL7uBg9wL— Portland Timbers (@TimbersFC) 7 Dicembre 2015 Serata horribilis per il Crew (e anche per il bel gioco) con i tre gol del match nel primo tempo, tutti e tre causati da clamorosi errori. Ad aprire le danze è Diego Valeri, ex Lanus, Armeria e Porto, dopo soli 27", il gol più veloce delle venti edizioni, che in scivolata infila in rete un tardivo rinvio del portiere di Columbus, Steve Clark. Passano altri sei minuti e il Portland raddoppia; Powell si ferma convinto di un fallo laterale ma l’arbitro non fischia (o, meglio, il guardalinee non vede), Tony Tchani ruba palla e si invola sulla fascia destra servendo Melano che crossa in maniera bassa e precisa per la testa di Rodney Wallace che di testa in tuffo batte Clark. Accorcia le distanze il co-capocannoniere (con Sebastian Giovinco) Kei Kamara, attaccante della Sierra Leone passato anche per il Norwich, che su un brutto controllo del portiere avversario Larsen Kwarasei segna quello che rimarrà l'unico gol del Crew. Nella ripresa infatti, il risultato non cambia, e anzi sono i Timbers a mettere in mostra un gioco arioso orchestrato da coach Caleb Porter. Al 60′ il Portland sfiora anche il terzo gol con un’azione con Wallace che ribatte in rete ma la palla rimbalza prima sulla pancia di Parkhurst e poi Kamara nel tentativo di spazzare colpisce prima la parte bassa della traversa e poi il braccio sempre di Parkhurst prima che la palla venga allontanata. Il trionfo di Portland è un classico da playoff. Solo fino ad ottobre i Timbers erano praticamente fuori dalla qualificazione, per poi superare al primo turno lo Sporting Kansas City all'11° rigore. Columbus, che la MLS Cup l'ha vinta nel 2008 grazie alle gesta dell'argentino Guillermo Barros Schelotto, è diventata - col New England Revolution del 2002 - la seconda franchigia a perdere la finale giocando in casa. Per il soccer Usa iniziano ora le vacanze, che però per in nazionali termineranno i primi giorni di gennaio, quando raggiungeranno il CT Jurgen Klinsmann per il classico ritiro di gennaio, mentre pochi giorni dopo toccherà alle squadre, con primi appuntamenti a fine febbraio per i quarti di CONCACAF Champion League 2015/16, seguiti subito dopo dall'avvio del campionato 2016. ______________________________________________________________ MLS Cup Final - Columbus Crew Stadium, Columbus (OH) Columbus Crew vs Portland Timbers 1-2 Marcatori: POR - Valeri 1' POR - Wallace 7' CLB - Kamara 17' Columbus Crew SC (4-2-3-1): Kamara, Clark, Afful, Parkhurst, Gastón Sauro, Francis, Tchani (72′ McInerney), Trapp, Finlay (63′ Cedrick), Higuain, Meram (78′ Saeid). A disp.: Stuver, Wahl, Klute, Jiménes. Allenatore: Gregg Berhalter. Portland Timbers (4-3-3): Melano (59′ Asprilla), Adi (90+1′ Urruti), Wallace (90+4′ Jewsbury), Kwarasey, Powell, Borchers, Ridgewell, Villafaña, Nagbe, Chara, Valeri. A disp.: Gleeson, Paparatto, Peay, Johnson. Allenatore: Caleb Porter. Arbitro: Jair Marrufo. Note: ammoniti al 34′ Afful (CC), al 65′ Powell (PT), 90+3- Valeri (PT), 90+3′ Asprilla (PT).

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