Il centrocampista Gerardo Torrado, un veterano della Nazionale messicana, che col suo Cruz Azul aveva perso ben sette finali, a fine partita era in lacrime. Nel frattempo, dall'altra parte, l'allenatore del Toluca José Cardozo e uno dei suoi giocatori se la prendevano con l'arbitro per la disperazione.
Al fischio finale i fans de La Máquina di Città del Messico festeggiavano lungo il Paseo de la Reforma, e lo stesso facevano i giocatori del Cruz Azul all'interno dello Estadio Nemesio Díez abbracciando il trofeo della CONCACAF Champions League. Una vittoria che per il Cruz Azul è la sesta di sempre, e che vale il biglietto per il Mondiale per Club che si giocherà in Marocco a dicembre.
Peccato che fuori dal Messico di tutto ciò non se ne sia accorto praticamente nessuno. Certo, l'interesse che nella stessa giornata circondava la semifinale fra Bayern Monaco non era neanche paragonabile, ma il punto è che negli USA c'è stata più attenzione addirittura per il match infrasettimanale tra New York Red Bulls e Houston Dynamo!
Non che negli altri paesi CONCACAF il livello di interesse sia stato alto: dal Costarica al Guatemala, la notizia della nona vittoria consecutiva di un club messicano ha avuto spazio solo su qualche sito web.
La prima edizione del torneo continentale CONCACAF si è giocata nel 1962, ma la competizione non è mai decollata, venendo anche snobbata dai club USA della NASL negli anni '70 e '80, quando il continente avrebbe potuto ammirare i vari Pelé, Beckenbauer, Chinaglia e Cruyff. Cercando di imitare l'UEFA, la CONCACAF ha trasformato il torneo sei anni fa sul modello Champions League, ma i risultati non hanno corrpisposto alle attese.
Dopo tutto questoi tempo, la finale di mercoledì avrebbe dovuto attirare l'interesse di tutto il continente, anche se le due squadre erano dello stesso paese. Del resto cos'è successo in Europa con le finali tra Milan e Juventus, Real Madrid e Valencia o Manchester United e Chelsea? Invece, l'indifferenza è scesa sulla doppia finale.
Le motivazioni dell'interesse limitato nella Champions sono varie, a cominciare dall'essere ormai diventata una competizione solo messicana, considerato che in sei anni solo il Deportivo Saprissa nel 2008 e il Real Salt Lake nel 2011 sono arrivate sino in finale interrompendo l'egemonia messicana. Non solo, in 22 scontri tra team Liga MX e MLS, solo due volte i club nordamericani sono avanzati al turno successivo.
Dal punto di vista del marketing la CONCACAF sta lavorando bene, aiutando i paesi più piccoli e diffondendo il messaggio per bene negli USA, con il pubblico che risponde. Il problema principale sembra però essere il (mancato) ruolo della MLS. Le pessime prestazioni annuali dei club americani e canadesi stanno infatti minando la credibilità stessa del torneo, con gli sponsor e i media che di questo passo finiranno per abbandonare. E senza sponsor non c'è futuro.
La MLS sta cercando di aiutare i propri club, fornendo anche incentivi in dollari e flessibilità sul calendario, ma non basta. Serve di più, a cominciare da una revisione dei termini del contratto collettivo in scadenza a fine anno, che prevede al momento un salary cap da $3,1 milioni, e che dovrebbe salire ad almeno $5 milioni. per dare l'idea dell'impatto finanziario di un aumento del genere, il totale rappresenterebbe meno della metà di quanto pagato dal New York City FC per entrare nella lega. Una scelta del genere darebbe ai team MLS la possibilità di tenere i giocatori migliori, ingaggiarne di nuovi e allargare le rose sì da poter reggere campionato, US Open Cup e Champions League.
Determinante sarebbe però un cambio d calendario, che la MLS deve cercare di ottenere dalla CONCACAF. Il fatto di giocare il turno ad eliminazione diretta quando i team MLS sono ad inizio campionato rende il confronto con le squadre messicane impari, e di questo passo sarà improbabile vedere una squadra MLS al Mondiale per Club. Oltre tutto il vincere ad aprile e giocare il Mondiale a dicembre è un problema, come dimostra il fatto che le squadre messicane sono cadute al primo turno tre volte negli ultimi quattro anni. Ed è strano vedere due squadre africane arrivare in finale e squadre asiatiche chiudere al terzo posto tre volte su tre, con l'unico bronzo messicano ottenuto dal Monterrey nel 2006.
In otto mesi infatti una squadra che ha vinto cambia (si pensi ad esempio al Cruz Azul senza il centrocampista Marco Fabián, attualmente in prestito ai messicani), mentre le squadre di Africa e Asia terminano i rispettivi tornei in autunno e spediscono al Mondiale team in piena forma.
Uno spostamento del calendario creerebbe problemi per un anno, ma il ritorno di un tale cambiamento sarebbe a beneficio di tutti. I team MLS arriverebbero alla fase ad eliminazione diretta in una forma sicuramente migliore, mentre quelli messicani - dovessero continuare a vincere - arriverebbero in maniera più adeguata al Mondiale.
Al momento l'unica cosa certa è l'irrilevanza della CONCACAF Champions League a livello internazionale, e senza cambiamenti urgenti il rischio è quello della non rilevanza definitiva della CONCACAF e la mancata crescita della MLS e del soccer negli USA: cos'altro che una finale combattuta tra, ad esempio, New York City FC e Manchester United potrebbe rendere più popolare il calcio in America?










































