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Boyd parla di USA-Germania e del futuro del calcio americano
Scritto il 2014-04-26 da Franco Spicciariello su Nazionale USA
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Terrence Boyd sa quali possibilità gli USA hanno di passare il turno ai Mondiali meglio di chiunque altro. Gli ostacoli sono molti, ma come ha spiegato a Deutsche Welle: “Non si sa mai cosa può succedere alla Coppa del Mondo"

Nato a Brema, Boyd è cresciuto in Germania, anche se gioca a livello internazionale per il paese di suo padre, gli Stati Uniti. Il 23enne attaccante si è formato nel settore giovanile dell’Hertha Berlino e successivamente ha attirato l'attenzione CT degli USA, Jürgen Klinsmann, giocando da protagonista per la squadra riserve del Borussia Dortmund. Dopo il suo debutto in nazionale nel febbraio 2012 - vittoria per 1-0 sull’Italia a Genova - e un successivo passaggio agli austriaci del Rapid Vienna, è diventato una presenza regolare con gli USA.

Boyd è oggi una delle otto giocatori tedesco-americani in lizza per un posto di Coppa del Mondo con una Nazionale allenata da un tedesco.  E di tutti i paesi gli Stati Uniti sono stati sorteggiati in Brasile proprio coi tedeschi, oltre a Portogallo e ancora una volta Ghana (con cui erano nello stesso girone nel 2006 e da cui sono stati eliminati nel 2010 agli ottavi).

"Incredibile", ha detto Boyd. "è una tale coincidenza giocare contro la Germania. Sarà una grande partita”. Con gli americani che sperano termini con lo stesso risultato del match del Centenario giocato a Washington nel giugno dello scorso anno e vinto per 4-3.

Di fronte a un nemico familiare

La Germania, allenatoa dall'ex secondo di ​​Klinsmann, Joachim Löw, è l’indubbia favorita dell’incontro del 26 giugno - la terza e ultima partita del girone per entrambe le squadre.

"Sono una delle favorite per la vittoria in Coppa del Mondo", ha detto Boyd. "Certo, ci stiamo preparando duramente per queste partite., ma in questa fase dipende dalla forma che ogni giocatore ha e dalla sua mentalità". "Ci sono così tante cose che non puoi controllare", ha aggiunto. "La partita potrebbe iniziare e noi segnare un gol nel primo minuto, e tutto sarebbe diverso, o viceversa. Non si sa mai, dobbiamo solo dare il nostro meglio e vedere cosa viene fuori."

I giocatori di Klinsmann hanno fatto grandi passi avanti da quando l’ex attaccante di Inter e Sampdoria è stato nominato CT nell’agosto 2011, ma sono ancora molto lontani dal poter lottare per il titolo mondiale. Tuttavia, Boyd dice che gli Stati Uniti sono una squadra più forte di quanto il resto del mondo possa pensare, essendo anche passata per un durissimo girone di qualificazione CONCACAF che ha portato gli americani a giocare in ambienti estremamente ostili, come Guatemala e Honduras. Una preparazione potrebbe dare loro un vantaggio in più che altri paesi non hanno.

"E 'un altro tipo di calcio, è difficile. Ho visto alcune cose che non sapevo potessero accadere. A volte giochiamo con arbitri che nemmeno parlano inglese," racconta. «Ma si impara a tenere duro e a riversare la tua rabbia nella partita."

Aspirazioni americane

Una delle principali ragioni della crescita della Nazionale degli Stati Uniti negli ultimi due decenni è dovuta alla crescita del calcio in America. La prima divisione degli USA, la Major League Soccer, costituita nel 1996, è cresciuta rapidamente negli ultimi anni. La lega ha compiuto uno sforzo concertato per attirare grandi star americane con lucrosi contratti in vista dei Mondiali. Questa estate in Brasile, tre migliori giocatori degli Stati Uniti saranno a libro paga di club MLS: il capitano Clint Dempsey (Seattle Sounders), Landon Donovan (Los Angeles Galaxy) e Michael Bradley (Toronto FC).

Boyd spiega che la crescita della MLS sta iniziando a portare i giocatori americani con base in Europa a pensare di trasferirsi “a casa” prima di quanto avrebbero potuto pensare in passato (quando si rientrava dopo i 30 abbondanti), quando gli Usa erano una destinazione per stelle un po’ invecchiate come Thierry Henry e David Beckham. Che un promettente talento con base in Europa potesse trasferirsi in America nel pieno della sua carriera era impensabile, ma ora, dice, è una mossa che “sicuramente" prenderebbe in considerazione.

"Sono un grande fan della MLS e sono solo contento di come la lega è cresciuta e di come si è sviluppato il soccer”, ha detto Boyd. "Il calcio deve solo diventare più famoso, e sono convinto che un giorno sarà un grande campionato”. "E 'sempre più attraente ogni anno", ha aggiunto.

La chiave per la crescita continua MLS, ha detto Boyd, è tener lontani i giovani atleti americani dagli sport più tradizionali del paese, facendoli giocare al gioco più popolare del mondo. "Penso a tutti questi grandi atleti che escono dalle scuole superiori e penso: 'scegliete il calcio invece di giocare a basket o a football" ha detto. "Se scegliessero il calcio, pensate che tipo di campionato la MLS potrebbe diventare. Tutto ciò che circonda la lega è fantastico, [i manager] sono perfetti, la copertura media è ottima e i soldi ci sono. Hanno tutto”.

Boyd ritiene i Mondiali in arrivo un grandissimo spot per il calcio negli USA, in particolare per la MLS. Una Nazionale vincente potrebbe essere ciò che serve per influenzare una larga porzione dei ragazzini americani a scegliere il calcio. "A quel punto la MLS sarebbe un campionato fantastico", ha detto. "Sarebbe uno dei più forti campionati del mondo, basta dargli 10 anni."

Felice in Austria

Per ora, Boyd dice che è felice al Rapid - un club di grande tradizione, che vede come fondamentale per la sua maturazione come calciatore, e dove ha impressionato da subito: indimenticabile un suo gol con doppia "bicicleta" nel match amichevole contro la AS Roma di Zdenek Zeman nell'estate 2012. "Mi sento a mio agio qui. Penso di essere cresciuto, di aver imparato molto,. Ho anche giocato in Europa League," ha detto. "Mi sto godendo l’esperienza, sperando di fare quel passo successivo."

Giocando per una delle due squadre top di Vienna, e per l’unico club austriaco ad aver raggiunto due finali europee, la pressione è forte. La conoscenza di Boyd della Bundesliga austriaca era limitata quando è arrivato dal Borussia Dortmund nel 2012 (non ha mai esordito in Bundesliga, ma ha segnato 20 gol con la squadra riserve nel 2011-12), e dice di essere rimasto sorpreso dalla pressione dell'ambiente. "Non me l'aspettavo, ma poi questo tipo di pressione ti aiuta solo, perché se vuoi arrivare a un campionato più grande, lì ci sarà ancora più pressione", spiega.

Durante la pausa invernale il club della capitale ha ingaggiato l’exdirettore sportivo di Schalke 04 e Hoffenheim Andreas Müller. Il tedesco ha messo subito in piedi una strategia per riportare il Rapid Vienna al suo status dei "top 50” club d’Europa.

"E 'un grande nome quando si tratta di direttori sportivi", ha detto Boyd. "Siamo sulla strada giusta in questo momento. Abbiamo una squadra giovane, stiamo crescendo bene."

Obiettivo immediato dell'americano è però entrare nella rosa dei convocati per i Mondiali,  e aiutare gli Stati Uniti a qualificarsi in un gruppo difficile.

"Da allora in poi, prendi ogni [partita] una per volta", ha detto. "Una volta che siete nella fase a eliminazione diretta, può succedere di tutto."

Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

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"Se il CT [Jurgen Klinsmann] mi includerà nella rosa, voglio assolutamente esserci", ha invece risposto Chandler. Timothy Chandler dovrebbe riconsiderare i suoi impegni con la Nazionale USA. Lo affermato, in maniera abbastanza irrispettosa in quanto difficilmente lo avrebbe detto con altre Nazionali coinvolte, l'allenatore dell'Eintracht Francoforte Armin Veh, secondo cui gli impegni internazionali stanno limitando la crescita del giocatore nel suo club. Il 25enne difensore è rientrato a Francoforte lo scorso giovedì, reduce dall'impegno con gli USA in CONCACAF Gold Cup, ultimo a tornare dopo che i compagni di Nazionale John Anthony Brooks dell'Hertha Berlino e il laterale del 'Gladbach Fabian Johnson si erano già rivisti da una settimana per propria scelta. "Dovrà aspettare", ha detto Veh riferendosi a Chandler. Nella scorsa stagione, reduce dal Mondiale brasiliano, l'allenatore Thomas Schaaf aspettò quattro match di campionato prima di spedirlo in campo da titolare in un campionato in cui ha poi collezionato 29 presenze totali (25 dall'inizio). Ma secondo Veh gli impegni estivi con gli USA stanno minando la carriera di Chandler, che anche l'anno prossimo sarà impegnato nella post season con la Nazionale a stelle e strisce che parteciperà alla Copa America Centenario. "Capisco che voglia giocare con gli USA, ma così non aiuta né me né l'Eintracht", ha spiegato Veh alla Bild. "Deve domandarsi cosa voglia veramente", ha aggiunto con tono anche minaccioso. Ma Chandler non ci pensa per niente a mollare. "Se il CT [Jurgen Klinsmann] mi includerà nella rosa, voglio assolutamente esserci", ha dichiarato Chandler alla stampa. Tornato dalla CONCACAF Gold Cup, Chandler ha passato una settimana a Norimberga. "Non è stata proprio una vacanza, perché il calcio ce l'ho sempre in testa", ha spiegato alla Frankfurter Rundschau. "Fisicamente non ho perso molto, non devo iniziare da zero. Sarò pronto per l'avvio della Bundesliga la prossima settimana". Sul dover aspettare preannunciato da Veh: "Posso capirlo. I miei compagni si sono allenati per sei settimane. Ma quando l'allenatore avrà bisogno di me, ci sarò". Si attende a questo punto la posizione di Jurgen Klinsmann, che certamente non avrà apprezzato.

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Per Jurgen Klinsmann la Gold Cup 2015 era la priorità, ma gli USA sono andati malissimo La Gold Cup 2015 verrà ricordata come un vero e proprio fallimento per la Nazionale USA. Reduci da un Mondiale da cui è stata eliminata solo ai supplementari dal Belgio, gli Stati Uniti hanno invece messo in campo nel torneo continentale una serie di prove nettamente al di sotto delle possibilità del gruppo di giocatori a disposizione del CT tedesco. LEGGI: Gold Cup, USA eliminati dalla Giamaica Le recenti vittorie su Germania, Olanda e Messico avevano lasciato sperare in una crescita post Mondiale, dimostrandosi invece di aver unicamente nascosto una serie di problemi che gli USA si sono portati dietro nei 12 mesi post Mondiali. Un periodo fatto di ben 13 amichevoli, durante il quale gli uomini di Klinsmann poche volte hanno fatto vedere buone cose, a parte i flash europei e in Messico, sino alla meritata eliminazione in semifinale di Gold Cup contro la Giamaica, rafforzata dalla partecipazione alla Copa America. Nel torneo CONCACAF la Nazionale USA è apparsa assolutamente non pronta, iniziando ogni partita fin troppo lentamente (Cuba a parte, ma non fa testo), e di questo Klinsmann delle colpe le ha di certo, anche se difficilmente lo si sentirà fare autocritica. Autocritica che invece sarebbe utile anche per togliere un po' di pressioni dalle spalle dei giocatori. La "Pantegana" aveva dichiarato che il suo primo ciclo Mondiali avrebbe messo giù le fondamenta del suo programma, mentre in questo secondo avrebbe costruito. Oggi, più di un anno nel secondo ciclo, qualche dubbio invece inizia a sorgere, specie per alcune scelte del CT. DIFESA SBAGLIATA. A parte la porta, copertissima con Brad Guzan (Aston Villa) e il rientrante Tim Howard (Everton), la difesa è il problema. Klinsmann aveva chiarito prima del torneo che la coppia centrale in difesa sarebbe stata composta dal "tedesco" John Brooks e dal "messicano" Ventura Alvarado. Perché? Alvarado ha alle spalle un totale di 1.317 minuti nella Liga MX. Dopo aver esordito a marzo con gli USA, è stato spesso scostante nel rendimento, a parte la vittoria di aprile in Messico,  casa sua. Giocatore con potenziale, ma forse il suo lancio nel ruolo da titolare è stato troppo veloce, e la ragione non è affatto chiara. Il suo compagno Brooks, reduce da una Bundesliga con qualche ottima prova con la maglia dell'Hertha Berlino, anche lui in Nazionale è apparso spesso incerto, spaventando compagni e tifosi nei match ad esempio contro Danimarca, Olanda e Svizzera. Inoltre Brooks aveva alle spalle un solo match ufficiale da titolare, negli scorsi Mondiali, in cui era anche andato in gol. Alvarado non ne aveva nessuno, e anche a livello di club poca roba. Una coppia decisamente inesperta e probabilmente non del livello adeguato. Una scommessa persa per JK. A questo punto rimane l'interrogativo del perché Klinsmann proprio non creda nei centrali di casa, gli esperti Matt Besler (Sporting KC) e Omar Gonzalez (LA Galaxy), che bene avevano fatto ai Mondiali e in passato in CONCACAF, o anche Tim Ream del Bolton. CENTROCAMPO STANCO. A centrocampo il problema è stato un Kyle Beckerman apparso a 33 anni in netto calo. Da oltre un decennio leale guerriero al servizio dei CT USA, in Gold Cup si è trovato spesso in difficoltà contro avversari più giovani e veloci. A questo punto Klnsmann deve trovare un sostituto all'altezza, più atletico: Danny Williams o Perry Kitchen del DC United sono due dei nomi in cima alla lista. Per fortuna Michael Bradley continua a reggere a grandi livelli, mentre si spera che Jermaine Jones possa riprendersi dall'infortunio, anche se l'età non lo aiuterà di certo. ATTACCO ANEMICO. A parte i sei gol contro la povera Cuba, l'attacco americano si appoggiato totalmente sulle spalle di Clint Dempsey. Punto. L'attaccante dei Seattle Sounders ha segnato tutte le reti della squadra, a parte quella di Michael Bradley contro Panama, peraltro proprio su assist di Dempsey. Notevole la delusione per le prestazioni del centravanti Jozy Altidore, fuori forma e rispedito a Toronto prima del tempo. Meglio è andato l'avanti dell'AZ Alkmaar Aron Johannsson, che ha messo in mostra qualche flash, ma che non è riuscito ad infilare le reti necessarie nei momenti cruciali. Il problema è che Dempsey ha già 32 anni, e che in Russia ne avrà 35, con i due dietro che al momento non sembrano in grado di sostituirlo al meglio (si spera più in Johannsson che in Altidore ormai, troppo spesso deludente), e alle loro spalle a parte il 19enne Rubio Rubin dell'Utrecht sembra esserci poco altro.   POCO GIOCO. Nel fallimento complessivo è finito inevitabilmente anche il gioco. Mancano le ali. In Gold Cup Klinsmann ha cercato di supplire con Alejandro Bedoya (che gioca in mezzo al Nantes), Gyasi Zardes (attaccante nei LA Galaxy) e DeAndre Yedlin (terzino destro al Tottenham). Non sorprende che il risultato non sia stato un granché. Si spera nel rientro di Graham Zusi dello Sporting KC, ad oggi - almeno dal punto di vista tecnico-tattico - unico possibile erede di Landon Donovan. Rimane un mistero poi l'insistere sul terzino del Norimberga, Timothy Chandler. Fuori con la Giamaica per infortunio, è ancora lui il titolare a destra. Giocatore ormai esperto con 124 match in Bundesliga sulle spalle, in Nazionale non ha mai convinto pienamente, mentre gente quale Eric Lichaj (Nottingham Forest) non viene nemmeno messa alla prova. Ma ciò che preoccupa più in generale è l'assoluta mancanza di progressi dal Mondiale, sotto tutti gli aspetti, considerando che JK è anche direttore tecnico e pure le giovanili dei problemi li hanno messi in evidenza. IL FUTURO E' ADESSO. Klinsmann certamente non si muove dalla panchina, come confermato ufficialmente - e senza alcun dubbio - da parte del presidente della USSF, Sunil Gulati. La figura di JK è centrale ormai nella struttura del calcio americano. Del resto Gulati lo avrebbe voluto già nel 2006 (e forse anche prima), e in lui crede tantissimo per lanciare la Nazionale USA nell'empireo del calcio mondiale. Ad ottobre però arriverà un momento cruciale per Klinsmann e gli USA, che ad ottobre affronteranno il Messico vincitore della Gold Cup per conquistare il posto CONCACAF nella 2017 Confederations Cup in Russia; nello stesso mese l'U23 parteciperà alle Qualificazioni per le Olimpiadi di Rio 2016, dopo aver saltato Londra 2012. Dovessero portare a casa il risultato, allora la Giamaica sarà solo un brutto ricordo. Ma avendo considerato priorità top queste due competizioni, per Klinsmann la vera valutazione arriverà su queste. Un fallimento sarebbe pesante anche in ottica Mondiali, avendo molte meno possibilità di misurarsi al top nei prossimi anni, visto anche che la Copa America Centenario sembra ancora a rischio.

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