SPORT
24 aprile 1967, quando tutto ebbe (un nuovo) inizio
Scritto il 2014-04-24 da Dario Torrente su History
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Con la nascita delle due leghe professionisti pre NASL comincia nel 1967 l’era moderna del pro soccer negli Stati Uniti, e come data ufficiale viene scelta la prima assoluta della lega non ufficiale National Professional Soccer League, vale a dire l’incontro tra Baltimore Bays e Atlanta Chiefs (in foto Juan Santisteban (7),Willie Evans (5), Ray Bloomfield(12), Hipolito Chilinque (10), Delroy Scott (10), trasmesso in diretta nazionale dalla CBS il 24 aprile 1967.

L’evento viene preso in considerazione persino dal popolare periodico sportivo a stelle e strisce Sports Illustrated nella veste del giornalista Tex Maule il quale titola il suo articolo “Kick Off in a babel of booters”, che si potrebbe tradurre come calcio d’inizio in una babele di pedatori. Il riferimento biblico alla torre di Babele fu molto probabilmente dato dal fatto che al tempo gli americani capaci di giocare a calcio erano pochissimi, così in assenza di un parco giocatori nazionale, i proprietari delle squadre  avevano assemblato le rose delle proprie franchigie acquistando i propri calciatori nei vari angoli del pianeta, mentre la lega ufficiale United Soccer Association addirittura aveva preso in prestito squadre straniere, prevalentemente britanniche, per poter disputare la prima stagione.

L’importazione di calciatori, spesso non di eccelsa qualità, da tutti e cinque i continenti portò negli Usa atleti ed allenatori che a volte non conoscevano una parola di inglese e/o non sapevano rapportarsi coi giocatori che allenavano, tanto da costringere i proprietari dei team a dover organizzare corsi di lingua per far si che i giocatori si amalgamassero e capissero le disposizioni dei propri allenatori. La qualità del gioco espressa in questa prima partita non fu certo eccelsa ma questo era dovuto anche al fatto che le squadre erano state assemblate in poco tempo vista la decisione repentina, causa mancato riconoscimento ufficiale da parte di FIFA ed USSFA (oggi USSF) di creare la propria lega e cominciare il campionato un anno prima dell’ufficializzata USA che aveva previsto l’inizio delle operazioni nel 1968 e si trovò invece spiazzata.

Questo fedele resoconto di quanto accaduto illustra sia le lacune del soccer Usa di allora che le speranze, poi brutalmente disattese, che il soccer potesse presto diventare un prodotto televisivo ambito dai telespettatori americani ed entrare così nell’olimpo dei pro sports più genuinamente a stelle e strisce ed entrando in competizione con loro, cosa che è potuta invece accadere solo in tempi recenti tanto che, quando si parla di sport negli Usa qualche giornalista, includendo il soccer tra i maggiori sport nazionali ha cominciato a parlare di “Big Five” invece di “Big Four”, ma questa è un’altra storia. Altro dettaglio interessante riportato in questa cronaca dell’epoca è la poca preparazione, dovuta alla totale mancanza di esperienza, sia del presentatore Jack Withaker che dei cameraman locali non abituati ad uno sport senza pause artificiali a differenza degli sport americani. Dulcis in fundo i commenti al vetriolo del nordirlandese Danny Blanchflower che di certo non aiutarono gli americani ad appassionarsi allo sport più bello del mondo..

Guy St Vil, l’orgoglio di Haiti, ha intercettato un passaggio del giamaicano Asher Welch ed ha scaraventato la palla alle spalle del portiere scozzese Dennis Connaghan ed il primo goal della nuova avventura del soccer professionista americano fu segnato e divenne storia. La partita è stata vinta grazie a questa rete dai Baltimore Bays sugli Atlanta Chiefs.

Questa è stata la prima della National Professional Soccer League, che nonostante non sia stata sanzionata ha stipulato un contratto di un milione di dollari per la stagione con la CBS, tv nazionale che si impegnerà a trasmettere ventuno partite. Il match è stato visto con ansia ed interesse da proprietari e dirigenti della United Soccer Association, la lega ufficiale che ha avuto il benestare della FIFA ma che non gode di alcun contratti televisivo. La USA si è trovata nella posizione particolare di sperare che la partita dei propri rivali fosse abbastanza eccitante per stimolare l’appetito degli americani verso lo sport più popolare al mondo, ma allo stesso tempo non tale da oscurare le proprie squadre. Gli investitori della USA saranno quindi stati contenti di ciò che hanno osservato in questa prima partita trasmessa dal Baltimore Memorial Stadium. Gli 8434 spettatori presenti sugli spalti, volutamente non inquadrati dalle telecamere, erano di gran lunga troppo pochi per poter far si che l’incasso generale fosse considerato un successo in termini economici, ma il match in se stesso aveva sufficientemente fascino per generare interesse tra i telespettatori.

Eric Barnett, un giovane australiano che si trova negli Stati Uniti per studiare le più moderne tecniche televisive e che ha giocato a calcio professionalmente in Australia, Nuova Zelanda ed Inghilterra, ha attentamente osservato lo svolgersi dello scontro con occhio leggermente itterico, ed alla fine delle ostilità ha dichiarato che il livello di gioco espresso era tra la terza e la quarta divisione inglese, il che sarebbe l’equivalente del baseball AAA negli Usa, il che non è poi male per squadre assemblate solo recentemente dai quattro angoli del mondo. Le azioni di gioco, come ci si poteva aspettare sono state vivaci e confuse, quel che invece non ci si poteva aspettare è che in alcuni momenti sono state straordinariamente coese. Barnett aggiunge: "Il dribbling a centrocampo era spesso brillante, quasi si avvicinava ad una prima divisione, ma i ragazzi sembravano confusi quando superavano la linea delle trenta iarde ed erano un po’ troppo frettolosi nel tirare. Ma c’è da aspettarselo, sapete, in squadre che sono state appena formate”.

Ad aggiungersi alle difficoltà di ogni nuova squadra c’è l’aspetto linguistico di questa avventura, sembra sul serio una torre di babele. I Los Angeles Toros, che hanno cominciato la stagione di fronte a 9.048 solitari sostenitori dispersi in quel Coliseum che ne può contenere 101.574 hanno dovuto organizzare corsi di inglese per tutta la squadra, allenata dal polacco Max Wozniak. Le nazionalità presenti in rosa sono dodici, e spaziano dall’Ecuador alla Turchia.

L’allenatore John Szep, sulla panchina dei Philadelphia Spartans, è un ungherese che parla tre lingue ma non spagnolo, così ha dovuto acquistare un giocatore che lo parlasse per poter farsi capire durante gli allenamenti. L’atleta scelto per questo compito è Laszlo Kaszas che ha imparato a parlare fluentemente spagnolo quando giocava a Madrid. Le appassionate lamentele di Szep sono spesso smorzate da Kaszas il quale dice in proposito :”Lascio fuori le emozioni quando traduco”.

La vera stella della partita è stato un ex calciatore irlandese ritenuto il miglior prodotto di un’intera generazione, Danny Blanchflower (colui che nel 1958, con il suo goal estromise l’Italia dai Mondiali di Svezia –ndr-). Blanchflower fornisce i commenti delle azioni a Jack Whitaker, un telegiornalista sportivo della CBS che ha lottato non poco, e nel complesso possiamo dire con successo, per risolvere il problema di riuscire a spiegare le regole di questa disciplina sportiva e le sue sfumature ad un pubblico che sapeva poco e nulla di soccer. Blanchflower, nel suo genuino e coinvolgente linguaggio, è stato brutalmente sincero nei suoi commenti, ed è molto evidente che dovrà fare molta strada prima di diventare indulgente come i telecronisti americani. La sua opinione sul livello di gioco espresso in campo è stata chiara e pungente.

Qui devono giocare di intelligenza”, ha commentato durante la preparazione di una punizione a due da parte di Baltimora: "Il calciatore incaricato al tiro non può segnare direttamente sapete perché la palla dopo essere toccata deve girare la propria circonferenza almeno una volta prima di tirare, per cui probabilmente effettuerà un passaggio”. Ma invece di passare, il calciatore ha tirato, effettuando un pallonetto che ha scavalcato la difesa di Atlanta ed è stato poi intercettato da Connaghan. Blanchflower ha aggiunto con tono disgustato: “E’ stata una mossa stupida, sapete, se il pallone fosse entrato in rete il goal non sarebbe stato convalidato”.

Sfortunatamente la presentazione della CBS della prima partita sembrava un po’ improvvisata. Il match è cominciato improvvisamente senza presentazione dei calciatori, così i telespettatori non hanno mai capito bene la posizione che i giocatori occupavano o quali fossero le loro funzioni. Quando Whitaker identificava il giocatore per nome, cosa che gli è riuscita abbastanza bene dopo un inizio un po’ difficoltoso, dimenticava però di dire ruolo e paese d’origine.

Considerando che ci vorrà abbastanza tempo e molta reclamizzazione prima che gli spettatori americani imparino ad apprezzare e comprendere nel profondo strategie e tattiche, sembrerebbe che la strategia che può dare più frutti e creare interesse tra nuovi potenziali appassionati sia quella di creare delle stelle locali. Ciononostante gli unici due giocatori dei quali i telespettatori hanno subito memorizzato nome e ruolo sono stati i due portieri lo svedese Sven Lindberg in forza a Baltimora e lo scozzese Dennis Connaghan che ha giocato una buona partita difendendo i pali di Atlanta, e a parte St Vil, l’unico marcatore della partita e miglior giocatore haitiano sulla piazza, nessun altro giocatore di Baltimora è stato menzionato. St Vil portrebbe presto diventare il beniamino di Baltimora, e di conseguenza diventare una star della tv capace di attirare molti fans.

Asher Welch, che ha fornito la palla goal a St Vil, ha anche un gemello di nome Art, anche lui in forza a Baltimora. Asher è un atleta meravigliosamente veloce che effettua passaggi veloci ed accurati e tiene bene la palla, ma anche lui sarebbe passato inosservato se Blanchflower non lo avesse citato in un divertente aneddoto. “Quando i Bays (Blanchflower aveva capito che la squadra si chiamasse Bears – orsi – o forse così pareva di capire dal suo accento) hanno messo sotto contratto i due fratelli, il selezionatore si era dato alla pazza gioia in Giamaica ed aveva festeggiato tutta la notte, quando si è svegliato aveva un terribile mal di testa e quando li ha visti non capiva se aveva comprato anche l’altro gemello o ci vedeva doppio”.

E quando il portiere di Baltimora è stato colpito in faccia dalla palla effettuando così una singolare parata Blanchflower ha commentato ironicamente a Whitaker “Quel ragazzo ha salvato la faccia possiamo dire”.

La formula ideata dalla CBS per mandare in onda la pubblicità ha funzionato bene, senza privare i telespettatori di nessuna azione di gioco. La réclame veniva trasmessa durante i rinvii dei portieri, o quando la palla andava fuori, o nel tempo necessario prima di effettuare un calcio di punizione o un corner. Un paio di volte le telecamere sono arrivate in leggero ritardo ma nulla è andato perduto, un apprezzabile passo avanti in uno sport dove non ci sono timeout. Naturalmente nei tre momenti in cui un giocatore è finito a terra il responsabile di produzione ha trovato il tempo per inserire in quei tempi morti i consigli per gli acquisti.

Tutto sommato, a giudicare dalla presentazione di Baltimora – Atlanta, il soccer ha molto da offrire ed un pubblico potenzialmente vasto. Ha il vantaggio, anche con questo livello di gioco non particolarmente eccelso, di movimento continuo ed azioni eccitanti, a volte anche violente, e con regole facili da comprendere. E’ un po’ come l’hockey su ghiaccio ma su più larga scala e con una palla abbastanza grande così da non perdere di vista le azioni da goal.

Prima in campo con vittoria - seppur in amichevole - per Steven Gerrard con i Los Angeles Galaxy, indossando per la prima volta dopo 17 anni un'altra maglia dopo quella del Liverpool, lasciato lo scorso mese tra le lacrime di Anfield Road. Il club californiana ha superato per 2-1 i messicani del Club America - vincitore della ultima CONCACAF Champions League - in un incontro valido per la International Champions Cup. Il centrocampista inglese è rimasto in campo per i primi 45 minuti giocando con la maglia numero otto. Club America in vantaggio con Quintero, ma i Galaxy rimontano con le reti del capitano Robbie Keane e nel finale di Alan Gordon. HIGHLIGHTS - Los Angeles Galaxy vs Club America 2-1 "Bellissima sensazione" ha detto Gerrard al sito dei Galaxy "E' stato un match difficile e penso che il Club America sia davvero una buona squadra. Dopo i primi 15-20 minuti siamo entrati in partita, giocando bene e meritando il apri. Per me personalmente è stato un bene mettere 45' nelle gambe, e migliorerò man mano che troverò l'intesa con i miei compagni". "Penso che Steven abbia giocato bene e ha già una buona intesa con Juninho. Ha vinto diversi contrasti e ha contribuito a creare buone occasioni, andando anche vicino al gol fermato da un'ottima parata del portiere", ha commentato a fine partita il tecnico dei Galaxy Bruce Arena. I Galaxy giocheranno un altro match di ICC il prossimo 21 luglio contro il Barcellona al Rose Bowl di pasadena. Intanto martedì affronteranno nei quarti di finale di US Open Cup il Real Salt Lake (diretta su YouTube.com alle 4 del mattino italiane), mentre Gerrard debutterà in MLS venerdì prossimo, nel SuperClàsico fra LA Galaxy e San Jose Earthquakes.

Calcio - Socceritalia

Con lo sbarco a New York di Andrea Pirlo, continua la tradizione dei giocatori italiani in America, tornata negli ultimi anni ad importare nomi di livello top dopo che fino a cinque anni fa il top era rappresentato da gente quale Simone Bracalello per i NSC Minnesota Stars (USSF Div. 2), Christian Arrieta, terzino del Philadelphia Union più noto in Italia per la partecipazione al reality"Campioni" col Cervia, e Stefano Pesoli (cresciuto nella AS Roma, ex Rieti e Viterbese tra le altre) al Montreal Impact (USSF Div. 2) . Da allora le cose sono molto cambiate, e a portare il tricolore negli anni in MLS sono stati un campione del mondo come l'ex capitano della SS Lazio Alessandro Nesta insieme al concittadino Marco Di Vaio, all'ex romanista Matteo Ferrari, a Bernardo Corradi, Marco Donadel e Andrea Pisanu in quella colonia chiamata Montreal. Gli italiani del passato Molti sono stati infatti i giocatori italiani emigrati oltreoceano già agli albori del calcio USA. Il primo a venire in mente è inevitabilmente il grande Giorgio Chinaglia, che lasciò la Lazio nel pieno della carriera per seguire la moglie americana Connie Eruzione (cugina di quel Mike Eruzione eroe della medaglia d'oro olimpica nella finale vinta dagli USA contro l'URSS nella finale di Lake Placid nel 1980) e andare a giocare nei Cosmos di New York con Pelé, e dove fu raggiunto da gente come Franz Beckenbauer e Carlos Alberto. Con la maglia dei Cosmos Chinaglia vinse 4 Soccer Bowl, mettendo a segno la bellezza di 193 gol in 213 match, cifra che a tutt'oggi lo rende il calciatore che con più gol all'attivo negli USA. Prima di Chinaglia però, sono molti i nomi noti e assai meno a trasferirsi nella NASL, da cui però vanno esclusi tutti quelli che nel 1967 giocavano nel Cagliari che scese in capo con la maglia dei Chicago Stallions (ad es. Roberto Boninsegna, Giuseppe Longoni e altri) o delle Houston Stars. A seguito di varie ricerche, il primo giocatore italiano a trasferirsi negli in assoluto fu un certo Gino Gardassanich, noto come Gino Gard. Nato a Fiume ancora italiana, Gardassanich iniziò a giocare nel Građanski Zagabria nel 1940, e dopo un passaggio per alcune squadre minori fiumane, nel 1946 si trasferì al Quarnero Fiume, inserito d'ufficio nella massima serie jugoslava, in cui debuttò l'11 agosto 1946 contro l'Operaia Pola. Nel novembre dello stesso anno passò alla Fiorentina, nella Serie A italiana, in cui tuttavia non riuscì a esordire disputando solo alcune partite amichevoli. Successivamente giocò in Serie C con Marsala e Reggina, per poi nel 1949 emigrare negli Stati Uniti, dove giocò per 10 anni con il Chicago Slovak della National Soccer League of Chicago, vincendo il campionato di Chicago nel 1951, 1952 e 1954] e la Peel Cup nel 1953, oltre al Montgomery Trophy come di miglior portiere del campionato di Chicago nel 1950. Senza nemmeno avere la cittadinanza USA, (come peraltro altri compagni, all'epoca bastava averla chiesta) Gardassanich partecipò con la Nazionale statunitense ai Mondiali 1950 in Brasile, durante il quale tuttavia non scese mai in campo, assistendo dagli spalti dello stadio di belo Horizonte alla vittoria per 1-0 sui "maestri inglesi". Per lui l'unica soddisfazione fu quella di difendere la porta USA o in un'amichevole premondiale proprio contro una selezione inglese con incluso Sir Stanley Matthews. Gino Gard ha vissuto a lungo a Chicago - dove è morto nel 2010 -venendo nominato nel 1992 nell'Illinois Hall of Fame e nel 2002 nella National Soccer Hall of Fame. Nel 1967 toccò invece a Bruno Siciliano, italiano nato però a Rio de Janeiro, compagno di squadra nei New York Generals della NPSL di un certo Cesar Luis Menotti, che poco più di 10 anni dopo avrebbe vinto il Mondiale da CT con la Nazionale argentina. Luigi De Robertis, classe 1936, che aveva esordito in Serie A con la maglia del Bari nel 1958 giocando poi anche con Palermo e Modena, e finito nel 1968 ai Kansas City Spurs della neonata NASL. Nello stesso anno ai Toronto Falcons c'era in rosa un Mario Barone, di cui però non si sa nulla, e con lui l'italo-canadese, nato a Roma nel 1945, il difensore Tony Lecce (poi ai Metros dal 1971 al 1973). Gli almanacchi listano poi come italiano anche un certo Miklos Mike-Mayer, attaccante dei Washington Whips nel 1969. Infine, nei Philadelhia Spartans il portiere di riserva era un certo Franco Altieri, anche lui indicato come italiano, ma di cui non è dato sapere altro. Nel 1971 invece, al Montreal Olympique c'è il centrocampista Renzo Selmo (20 partite e un gol il primo anno, 14 e 2 nel 1972), ex Hellas Verona, e Francesco Gallina, attaccante napoletano nato nel 1945 e cresciuto nella Casertana, approdato in Serie A con il Genoa nella stagione 1963-1964. Successivamente ha disputato campionati minori tra le file di Entella e Cesena, prima di fare ritorno al Genoa passando poi per il Lanerossi Vicenza, in Serie A, prima di chiudere la carriera in Canada (20 presenze e 10 gol per lui, capocannoniere della squadra). Con loro la colonia italiana quell'anno a Montreal era completata dall'attaccante Luigi Marcon e da Sergio Settin, italiano anche lui ma cresciuto in Quebeà§. Nel 1972 a Montreal Selmo è poi raggiunto da un altro ex veronese, il difensore Luigi Mascalaito, cresciuto nell'Inter e passato anche per Catanzaro, Cesena, Livorno e Pisa, e a lungo allenatore anche dello stesso Verona. Furono molti gli italiani che negli anni della NASL volarono in Canada per allietare le masse di emigrati italiani concentrate in gran numero, oltre che a Montreal, a Toronto e dintorni. Ad esempio il povero Paolo Barison, ala di talento e di lungo corso con le maglie di Venezia, Genoa, Milan, Sampdora, Roma, Napoli, Ternana e Bellaria, finito a Toronto nel 1972,e poi tristemente morto nel 1979 in un incidente in cui rimase coinvolto anche l'allenatore del Toro Gigi Radice, che pur gravemente ferito si salvò. Come Barison sempre al Toronto Metros Croatia - nel 1974 e 1975 - volò Marino Perani, ex Bologna, che fu raggiunto da Roberto "Bob" Vieri (padre di Christian) nel '75, mentre nel 1976 toccò a Paolo Cimpiel, portiere con alle spalle - tra le altre - esperienze con le maglie di Bologna, Verona e Cesena. Sempre a metà  anni '70, un episodio curioso fu quello relativo a Eddie Firmani – ex attaccante italiano di origine sudafricana – una carriera spesa fra Inghilterra (Charlton e Southend Utd) e Italia (Sampdoria, Inter e Genoa) e 3 volte nazionale azzurro - che all'età  di 42 anni, nel 1975, scese in campo per 18 minuti con la maglia dei Tampa Bay Rowdies, di cui era l'allenatore. E ancora. Il grande Giacomo Bulgarelli, bandiera del Bologna per una vita, di cui pochi ricordano le poche (cinque) partite giocate con la maglia di un altro club, gli Hartford Bicentennial della NASL nel 1975. Pierino Prati, ex bandiera milanista, a fine carriera scese in campo per pochi mesi con la maglia dei Rochester Lancers (anno 1979, 6 partite e 3 gol per lui), in una città  operaia piena di italiani, per poi tornare in Italia e chiudere la carriera in serie C2, giocando per tre anni nel Savona. L'anno prima,invece, nei New York Cosmos aveva giocato Giuseppe Wilson, capitano colonna della Lazio dello Scudetto 1974, chiamato in America dal suo amico ed ex compagno Chinaglia. E con la maglia dei Cosmos Wilson non smentisce il suo valore, vincendo il Super Bowl 1978 e venendo nominato MVP della finale contro i Tampa Bay Rowdies di Rodney Marsh. Ma l'esperienza americana per Wilson durò un solo anno, e a settembre tornò alla Lazio. Sempre di quella Lazio tutta "pistole e palloni" (cit. dal bellissimo libro del giornalista Guy Chiappaventi) andò a giocare per un breve periodo negli il terzino sinistro Luigi Martini, sceso in campo per sole 7 partite nel 1979 coi Chicago Sting e poi 14 con i Toronto Blizzard nel 1981, con cui chiuse la carriera prima di diventare pilota Alitalia e poi anche deputato. Anche Roberto Bettega, si trasferì nella NASL a fine carriera, indossando nel 1983 e 1984 (39 partite e 10 gol) la maglia del Toronto Blizzard, la stessa squadra in cui poco prima, nel 1980, era andato un altro bianconero, il difensore Francesco Morini e l'anno dopo il 20enne Giampaolo Boniperti, figlio del presidente Giampiero e cresciuto nella Primavera juventina senza mai esordire in Serie A. Per lui a Toronto 18 partite e un gol. Prima di loro, nel 1979, era invece toccato (ma giocò solo 3 partite) ad Alessandro Abbondanza, detto Sivorino, ex attaccante di Lazio e Napoli, a conferma di Toronto come meta preferita dei giocatori italiani di quegli anni. Nel 1983, ai Cosmos sbarcò invece un vecchio "nemico" calcistico di Chinaglia,Giuseppe "Flipper" Damiani, reduce da un'esperienza fallimentare col Milan e ormai agli sgoccioli di una carriera chiusa con la maglia della Lazio (dove lo volle ancora Chinaglia, allora presidente) nel 1985. Italiano è anche Ferdinando DeMatthais, classe 1961, ex calciatore di Lucera (che ha anche allenato), Foggia in campo una sola partita coi Cosmos nella loro ultima stagione (1984) e oggi coach giovanile con la IMG Academy. Italoamericani a parte, molti gli sconosciuti con passaporto italiano che in quegli anni scesero in campo nella NASL listati unicamente come italiani. Da Enzo Giani, centrocampista dei Toronto Metros nel 1971, a Paolo Baldin (difensore in campo una sola volta con Toronto nel 1972) e a Peter Greco, portiere dei Vancouver Whitecaps nel 1975, passando per l'attaccante Gino Pennachia, che nel 1977 giocava (anzi, stava in panchina o in tribuna) a Dallas, fino ad Antonio Cestarollo, attaccante dei San Jose Earthquakes nel 1979 e persino citato in un libro sull'emigrazione nel pallone, "Moving with the Ball: The Migration of Professional Footballers" di P. Lanfranchi. Inoltre c'è chi, pur essendo italiano è diventato poi una colonna della nazionale canadese, come è accaduto a Tino Lettieri. Nato a Bari nel 1957, inizia la propria carriera nel 1977 tra le file del Minnesota Kicks della NASL, dove gioca fino al 1981. Trasferitosi nel 1982 al Vancouver Whitecaps, durante la sua militanza con il club canadese vince il premio di miglior calciatore nordamericano dell'anno 1982, venendo inserito nella squadra All-Stars della NASL nel 1982 e nel 1983. Nel 1984, ultima stagione della NASL, milita neiMinnesota Strikers, e dopo fallimento della Lega rimane a Minneapolis disputando i tornei indoor organizzati dalla MISL. Nel 1986 è lui il portiere della nazionale canadese nella unica partecipazione ai Mondiali. L'anno dopo si ritira dopo aver disputato una stagione con gli Hamilton Steelers della Canadian Soccer League (CSL). A onorare la sua carriera arriva nel 2001 l'elezione nella Soccer Hall of Fame canadese. Come lui Silvano "Sam" Lenarduzzi, nato a Udine nel dicembre del 1949 ma cresciuto a Vancouver, difensore diventato una bandiera dei Whitecaps insieme al fratello più giovane, Bob Lenarduzzi(nato invece in Canada). L'arrivo della Major League Soccer Con la scomparsa del calcio professionistico nel 1984, a seguito del fallimento della NASL, l'emigrazione si interruppe, ma riprese nel 1996, quando venne lanciata la MLS. I primi a partire furono l'ex portiere della Nazionale, di Inter e Samp Walter Zenga (New England Revolution come anche come giocatore/allenatore) seguito a Boston da Giuseppe Nanu' Galderisi (passato poi anche per Tampa Bay) e, ai New York Metrostars, il difensore Nicola Caricola (Bari, Juventus e poi Genoa) e Roberto Donadoni, che fece la spola col Milan. New York dove nel 2002 stava per finire anche Billy Costacurta, richiamato poi in tutta fretta a Milano da Ancelotti e Galliani. Meno famoso, ma da ricordare, anche Giovanni Savarese, attaccante classe '70 nato in Venezuela e quindi con doppio passaporto, sbarcato in MLS alla sua fondazione e diventato bandiera dei New York MetroStars passato per New England e poi e San Jose Clash (oggi Earthquakes) con in mezzo esperienze in Italia a Perugia e Viterbese (entrambe all'epoca della gestione Gaucci), e Torres, passando anche per il Regno Unito (Swansea City e Millwall). Oggi è l'allenatore dei nuovi New York Cosmos della NASL. Solo 3 partite invece in MLS nel 2008, con la maglia dei San Jose Earthquakes (che lo hanno poi tagliato nel maggio 2009), per Davide Somma, attaccante italo-sudafricano cresciuto nel Perugia e che ha militato con Pro Vasto e Olbia, per poi volare in Inghilterra (Leeds, dove ancora gioca dopo essere andato in prestito a Chesterfield e Lincoln City) dopo l'esperienza americana. In sintesi una storia, quella che vede i giocatori italiani sulla rotta transoceanica, che dura ormai da 60 anni, e che ha visto periodi di up & down, con grandi campioni e carneadi scendere in campo sul turf o sull'erba americana di fronte a milioni di appassionati di ogni nazionalità . Una storia che con l'arrivo del campione del mondo Andrea Pirlo riparte dai massimi livelli.

Calcio - Socceritalia

Il momento di grazia dei New York Cosmos sembra essere ben lungi dal finire, e dopo aver sbaragliato per 3-0 la modesta compagine dei Jersey Express in U.S. Open Cup il 27 maggio sono usciti indenni dal difficile campo dell' N.S.C. Stadium nel Minnesota contro una delle concorrenti al titolo Nasl più temute, i Minnesota United di Miguel Ibarra ora passato in forza al Leon, squadra storica della Liga MX, ma questa è un'altra storia. Lo stadio dello United era gremito in ogni ordine di posti da appassionati tifosi della squadra locale speranzosi di poter vedere il team del Minnesota, che passerà in MLS nel 2018, battere i New York Cosmos ma le loro speranze maturate grazie ad un goal di Pablo Campos all' 8' minuto del primo tempo hanno subito allo scadere una doccia gelata nello stile oramai tipico dei Cosmos della gestione Savarese, sempre pericolosi in zona Cesarini. Ed è stato così che al 90', dopo una partita che aveva visto le due squadre equvalersi è arrivato il goal dello spagnolo Raul, ex stella del Real Madrid che non ha certo bisogno di presentazioni. Il match avrebbe potuto finire meglio per i Cosmos se il tiro di Guenzatti al 93' fosse finito in rete ma tanto è bastato a New York per poter mantenere il suo primato ed avvicinarsi al trofeo primaverile che da diritto ad un posto nei play-off per il Soccer Bowl dopo la fine della regular season. Sebbene lo Spring Championship sia da considerare un trofeo minore visto l'esiguo numero di partite disputate, appena una decina, sulla carta ha lo stesso valore del più lungo e difficile Fall Championship, e per i ragazzi di Savarese vale il detto chi ben comincia è a metà dell'opera, ma vedremo se ora i Cosmos durante la stagione estiva rimarranno la volpe da cacciare oppure soffriranno della sindrome del gatto grasso come accadde agli Atlanta Silverbacks nel 2013 poi battuti dagli stessi Cosmos in finale. Considerando la fame di trofei che normalmente accompagna i Cosmos odierni, preceduti dalla loro fama e schiacciati in una seconda divisione con ambizioni di crescita e per giunta in una città dove esistono non uno ma addirittura due sodalizi MLS, la squadra di Raul e Marcos Senna, - che ha ufficialmente dichiarato dopo aver rinnovato il contratto per la Fall Season 2015 il suo ritiro dal calcio giocato al termine del campionato 2015 – farà di tutto per conquistare sia il campionato estivo che la Woosnam Cup, equivalente del Supporters Shield della MLS e che porta il nome del commissioner storico della prima NASL Phil Woosnam, già giocatore ed allenatore degli Atlanta Chiefs scomparso pochi anni fa. Sicuramente un'affermazione dei Cosmos nel panorama calcistico della grande mela procurerebbe non pochi mal di pancia sia alla MLS che ai due sodalizi della città, New York Red Bulls e New York City F.C. i quali stanno entrambi stentando anche se per i primi sembra trattarsi di una battuta d'arresto temporanea mentre per gli altri è sicuramente dovuto ai problemi d'assestamento visto che la squadra è al suo primo anno di vita in un campionato che è cresciuto a dismisura a livello di competitività negli ultimi anni. Tornando a parlare di calcio giocato i New York Cosmos hanno rispettato il turno di riposo durante la penultima giornata del campionato primaverile, però il 2 Giugno si è svolta nella capitale cubana la storica amichevole tra la nazionale cubana e la punta di diamante della Nasl, partita che ha un significato che trascende di molto lo sport ed ha grandi significati politici ed economici, in quanto sancisce il disgelo tra gli Usa e l'ex nemico isolano, un evento che ha ricevuto una copertura mediatica mondiale così che il nome dei Cosmos tornasse agli antichi fasti della Warner Bros e finisse ancora su tutti i giornali americani ed internazionali ripercorrendo la politica diplomatica dell'ex presidente Clive Toye, che grazie alla sua lungimiranza portò nel '77 i Cosmos in Cina e progettò l'amichevole con la nazionale cubana, ma venendo estromesso dalla squadra assieme all'allenatore Gordon Bradley per volere di Chinaglia, divenuto nel frattempo il beniamino del patron Steve Ross, riuscì comunque a portare una squadra americana, ovvero i defunti Chicago Sting (anche se si vocifera di un loro possibile ritorno nella Nasl – ndr - ) dei quali era nel frattempo divenuto presidente nel 1978. Al tempo l'amichevole tra Cuba e Chicago Sting sebbene venga ricordata negli annali del soccer Usa fu presa in considerazione solo da qualche giornale locale, e complice la guerra fredda di allora passò quasi in sordina, ma ora il clima è cambiato sia sportivamente che politicamente, la guerra fredda è finita da tempo, le relazioni tra Usa e il regime cubano, già profondamente riformato dalla politica di Raul Castro, vanno a normalizzarsi per la gioia degli esuli cubani di Little Havana a Miami e qualche lacrima per i politicanti soprattutto repubblicani che non potranno più usare la questione cubana e quindi sfruttare a loro favore il bacino elettorale cubano presente a Miami e un po in tutto lo stato della Florida. LEGGI: Vittoria dei NY Cosmos nello storico match a Cuba I Cosmos, grazie anche alla presenza del presidente onorario Pélé sono stati accolti sull'isola ribelle come degli eroi e nonostante la pioggia torrenziale ben 18000 persone si sono presentate allo stadio Pedro Marrero, interamente tappezzato di immagini del Che Guevara, guerrigliero ed eroe nazionale sebbene di origine argentina. Tornando a parlare di calcio, mentre i Chicago Sting di allora dovettero soccombere per 2-0, vittoria sfruttata moltissimo al tempo dal dittatore Fidel Castro, gli attuali New York Cosmos si sono imposti per 4-1, con goal della bandiera per la nazionale di casa segnato nel secondo tempo. E' anche da dire che i cubani impazziscono per il baseball ma anche il futébol è in larga ascesa. Molta gente sugli spalti era accorsa per vedere Raul e Marcos Senna che purtroppo per via di problemi fisici non ha giocato ma lo spagnolo già stella del Real Madrid pur non segnando ha confezionato gli assist per i goal di Mkosana e Guenzatti, mentre le altre due reti sono state marcate da Chirishian e ancora una volta l'africano Mkosana forse la più piacevole sorpresa insieme a Leo Fernandes, acquisti passati quasi in sordina per via dell'arrivo della stella Raul Gonzales Blanco. Oltre al risultato nettamente favorevole ai newyorkesi tutte le più importanti testate giornalistiche e network televisivi internazionali hanno dato ampio risalto alla notizia terminando quell'oblio dei Cosmos da parte dei media iniziato durante la stagione 2014, interrotto sporadicamente davanti a notizie impossibili da tralasciare prima su tutte l'arrivo di Raul a New York accolto però da alcuni giornali con titoli sarcastici quali “Ma Raul sa che i Cosmos giocano nella Nasl e non nella MLS?”. Ora nessuno potrà ignorare l'esistenza dei redivivi Cosmos che tra le altre cose hanno portato sul loro volo come ospite d'onore il popolare cestista dei New York Knicks Carmelo Antony, nativo di Brooklin ma portoricano per metà, il quale ha annunciato la prossima apertura di una franchigia nella terra dove ebbe i natali la madre e dove fino a pochi anni fa militavano i Puerto Rico Islanders, creando una nuova squadra denominata Puerto Rico F.C. (ma basta scimmiottare i nomi europei!) che dovrebbe cominciare a muovere i primi passi già durante il prossimo campionato, rendendo ancora più credibile la Nasl. Alla lega originaria omonima e a Clive Toye va il nostro pensiero con due massime di saggezza popolare, ovverosia il tempo è galantuomo e Dio non paga il sabato. Tornando a parlare di regular season la partita conclusiva contro gli esordienti Jacksonville Armada dell'ex Jemal Johnson, il risultato finale è stato uno spettacolare 3-3 anche se in parte favorito da errori della difesa e dei portieri di ambo le squadre ma ciò non ha impedito che i 7353 spettatori presenti all'Hofstra Stadium potessero assistere, oltre a una partita comunque spettacolare, al conseguimento del titolo primaverile da parte dei Cosmos. Per la cronaca le danze si sono aperte dopo sei soli minuti con Raul bravo a sfruttare la posizione fuori dal pali del portiere Miguel Gallardo anche se la rete non è stata attribuita al fuoriclasse spagnolo ma catalogata come autorete del portiere degli Armada. Venti minuti dopo è il turno del centrocampista Hagop Chirishan su assist dell'ex nazionale Usa ed ex Brescia Dennis Szetela. Il risultato del primo tempo si chiude sul 2-0 per la squadra di casa ma gli Armada non si danno per vinti e una doppietta di Pascal Millien, rispettivamente al 59' e al 73' per via di un colossale malinteso della difesa gela l'Hofstra Stadium. Ai Cosmos basterebbe un pareggio ma gli Armada si presentano più volte pericolosamente davanti alla porta difesa da Jimmy Maurer, e lo spettro della scorsa stagione sembra ripresentarsi tra gli umori dei tifosi, ma all' 86' il neo entrato David Diosa, subentrato a Raul confeziona l'assist per Luckymore Mkosana il quale riporta i Cosmos in vantaggio ma la festa del goal non è ancora finita perché dopo tre soli minuti un assist del solito Pascal Millien manda in goal Joseph Toby. La tensione non è ancora finita perché un minuto dopo Jaime Castrillon si presenta ancora davanti alla porta dei Cosmos ma il suo tiro viene parato da Jimmy Maurer. LEGGI: 4° turno US Open Cup: colpaccio Cosmos, ma è dominio MLS Il triplice fischio libera la squadra di Savarese e i propri tifosi dalla paura di perdere in casa e vedersi così sfilare il titolo dai Tampa Bay Rowdies, rivali storici, e trasforma la giornata in festa con un occhio all'imminente e più impegnativa Fall Season, al brasiliano naturalizzato iberico Marcos Senna alla sua ultima stagione ma soprattutto alla sfida in Us Open Cup vinta ai rigori per 4-3 grazie anche alle parate di Jimmy Maurer dopo i tempi supplementari contro la nuova franchigia di proprietà dello sceicco Mansour, vale a dire il New York City F.C. chiamato sprezzantemente dai detrattori Manchester Light. Dopo un avvio stentato dovuto all'assestamento la squadra sembrava in netta ripresa e le due vittorie consecutive, la prima in trasferta contro i Philadelphia Union e l'ultima in casa contro i Montreal Impact lo testimoniano ampiamente anche se per ora occupano ancora il basamento della Eastern Conference alla pari con Montreal e Chicago. Due vittorie consecutive sono comunque ossigeno per New York ma bisognerà poi vedere se si tratta solo di un fuoco di paglia vista la modestia degli avversari o se Jason Kreis ha saputo trasformare il New York City nella macchina da guerra e goal che tutti si aspettavano. In ogni caso Villa e soci sapevano che la sfida in Us Open Cup contro i Cosmos non era per nulla da prendere sotto gamba per varie motivazioni e sono scesi in campo motivati passando anche in vantaggio per due reti a zero salvo poi essere recuperati sul finale e battuti alla lotteria dei rigori. L'organico dei Cosmos potrebbe tranquillamente ben figurare in MLS, la Us Open Cup è l'unica possibilità per la franchigia Nasl di realizzare i propri ambiziosi piani di partecipare alla Concacaf Champions' League potendosi così finalmente cimentare in competizioni internazionali ufficiali e non solo amichevoli di lusso, in più in questo derby più che mai si è concretizzata sia la lotta interna tra la MLS e la Nasl che la supremazia calcistica a livello cittadino in un derby che si preannunciava infuocato quanto uno scontro quasi ideologico, la guerra tra le due leghe, il primato newyorkese, la tradizione dei Cosmos finalmente non più solo storia contro la squadra satellite del Manchester City, vista da molti come una squadra di plastica. In più è proprio il New York City F.C. che ha scippato il posto in MLS ai Cosmos, anche se è da dire che la colpa è in parte di Don Garber, il quale essendo strenuo sostenitore del modello MLS basato su entità unica e stretto salary cap non poteva certo vedere di buon occhio la squadra che nella storia americana ha rappresentato l'antitesi di tutto ciò, ma una parte della colpa è anche di Seamus O' Brien, attuale presidente della squadra storica newyorkese di proprietà degli arabi della Sela Sport, il quale non ha voluto accettare di dividere i proventi dello storico marchio dei Cosmos con la MLS. Per queste ragioni l'imminente stracittadina si prevedeva molto più combattuta ed infuocata del passato derby contro i New York Red Bulls, tranciati per 3-0 tra le mura amiche dell'Hofstra Stadium, ma se in quell'occasione lo scontro tra le due squadre poteva essere catalogato semplicemente come rivalità sportiva questa volta la partita ha avuto molto più l'aria di una guerra calcistica. La squadra di Kreis sapeva bene che i Cosmos avrebbero col sangue agli occhi e che una brutta figura da parte del suo City sarebbe stato un pessimo ritorno di immagine ed una gogna mediatica ed una brutta figura difficilmente cancellabile. In più i Cosmos hanno sfruttato al meglio il vantaggio del fattore campo e sebbene gli sportivi di Long Island siano stati spesso dipinti come apatici per qualsiasi sport eccetto il baseball questo scontro tra titani e due modi differenti di intendere il soccer a New York è stato recepito come un grande evento che ha quasi generato il tutto esaurito sugli spalti con oltre 11000 spettatori. Lo scorso anno, con i Cosmos in difficoltà in classifica e l'emorragia di presenze allo stadio rispetto l'anno precedente, ben 9000 tifosi accorsero al derby tra la squadra di Savarese ed i Red Bulls. La vittoria dello Spring Championship e la vetrina internazionale a Cuba ha sicuramente contribuito ad incrementare il numero di persone che si sono presentate alla partita. Infine i Cosmos hanno prevalso sul Manchester Light, risultato sul quale ogni previsione sarebbe stata azzardata, e i New York Red Bulls hanno avuto facilmente la meglio sugli Atlanta Silverbacks, di certo non una compagine Nasl di punta, per cui si prospetta un altro infuocato derby cittadino, ma lasciando stare il futuro la sfida tra Cosmos e City sicuramente ha dato lustro ad una delle competizioni più antiche al mondo ma che viene troppo spesso ancora snobbata. Forse perché per decenni il torneo è stato esclusivo appannaggio delle squadre amatoriali e dilettantistiche, addirittura la NASL snobbò completamente la competizione. Una ragione più recente riguardo alla scarsa copertura mediatica della coppa è perché la gestione del torneo non è in mano alla Soccer United Marketing, macchina organizzativa della MLS creata durante la gestione Garber al fine di promuovere sia la MLS che altri appuntamenti internazionali creati ad hoc, ma è gestita direttamente dalla U.S.S.F., la federcalcio a stelle e strisce che sebbene migliorata esponenzialmente rispetto al passato non è mai stata un esempio di organizzazione ed è stata per decenni più un freno allo sviluppo del soccer che altro. Nel 1995 la competizione ha finalmente visto il rientro dopo gli anni d'oro del soccer Usa, terminati con la partecipazione ai mondiali del 1930, di squadre professionistiche allora appartenenti alla A.P.S.L. , ma da quando l'anno seguente cominciò ad esistere la MLS soltanto una volta il trofeo è stato vinto da una compagine di una lega inferiore, accadde nel 1998 e a strappare la coppa di mano ai Colorado Rapids furono i Rochester Ragin' Rhinos, al tempo appartenenti alla A-League. In quegli anni la competizione, sponsorizzata dalla American Airlines, non offriva nessun lasciapassare per l'allora Champions' Cup ma ora con la possibilità di riscattare un'annata infausta e di potersi scontrare contro le temibili compagini messicane e costaricensi tra le altre qualcosa sta cambiando e le masse oceaniche viste negli anni recenti a Seattle e Kansas City ne sono un esempio. Tornando a parlare del derby cittadino i New York City F.C. nonostante un prevalente possesso di palla da parte dei Cosmos e due tiri nello specchio della porta del City da parte di Raul e Guenzatti sono passati in vantaggio grazie al goal di Kwadwo Poku, ex Atlanta Silverbacks al 24'. La partita vede ancora il possesso di palla dei Cosmos che però non si concretizza in rete e l'ammonizione di Hunter Gorskie pochi minuti prima della fine del primo tempo. Il secondo tempo vede ancora i Cosmos rendersi pericolosi davanti alla porta del City ma è ancora la squadra satellite del più celebre Manchester City ad andare in goal, segnando il raddoppio ancora con Kwadwo Poku al 57'. I Cosmos non si perdono d'animo e continuano ad attaccare ma la svolta della partita arriva al 63' quando Savarese sostituisce Guenzatti con Fernandes che lo ripaga con un goal appena due minuti dopo. Fino a dieci minuti prima della fine del secondo tempo sono i Cosmos ad attaccare ma nel finale il City si rende più volte pericoloso costringendo Jimmy Maurer a non pochi interventi, ma i Cosmos sono come al solito pericolosissimi in zona Cesarini, e Lukymore Mkosana grazie ad un assist di Hunter Freeman riporta allo scadere il risultato in parità prorogando il verdetto ai tempi supplementari. Al 98' il City getta alle ortiche un'occasione d'oro per archiviare la pratica con il rigore assegnato a Pablo Alvarez che si schianta sulla traversa. Dopo vari capovolgimenti di fronte ed un finale un po acceso dove vengono ammoniti Ned Grabavoy per il City e Ayoze e Freeman per i Cosmos comincia la lotteria dei rigori. Al goal di Wingert risponde Stokkelien e all'errore di Grabavoy replica allo stesso modo Freeman. Con il goal di Ballouchy e l'errore di Fernandes le cose sembrano mettersi male per i Cosmos, appesi a un filo e tenuti in vita da Mkosana che replica alla marcatura di Mix Dikserud, ma quando il de profundis sta per essere intonato accade il colpo di scena, Jimmy Maurer para un rigore a Patrick Mullins riaprendo così i giochi. Lo scozzese Adam Moffat va a segno per i Cosmos e Jimmy Maurer ancora una volta fa saracinesca impedendo la marcatura a Shay Facey, ed è Hunter Gorskie a regalare il passaggio del turno alla franchigia Nasl. Non è stata una partita facile ma un match allo stesso tempo spettacolare e muscolare, e per i Cosmos il sogno continua e per via del sorteggio il 1 Luglio saranno presenti per la prima volta nella loro storia alla Red Bull Arena, la casa dei cugini Red Bulls già affrontati la scorsa stagione, ma i paragoni con lo scorso anno non hanno molta importanza. I Red Bulls avranno questa volta il fattore campo dalla loro, e complice la figuraccia rimediata lo scorso anno questa volta giocheranno sicuramente con molto più impegno. Le carte a favore dei New York Cosmos saranno il fatto che in quel periodo i Red Bulls saranno in un punto cruciale dell'anno nel quale dovranno giocare molte partite in pochi giorni e con le rose limitate imposte dagli stretti vincoli della MLS questo potrebbe diventare un problema, mentre i Cosmos saranno molto più riposati complice la pausa del campionato Nasl, in più per allora la squadra di Savarese potrà schierare ancora in campo la stella Marcos Senna, ma come per tutti i derby che si rispettino ogni previsione lascia il tempo che trova, da New York per ora è tutto   THIS IS COSMOS CONTRY

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