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San Jose-Toluca 1-1, i Quakes sprecano le ottime occasioni
Scritto il 2014-03-12 da Giacomo Costa su Concacaf
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E' finita 1-1 fra i San Jose Earthquakes ed il Toluca, secondo nella Liga MX. Non si è fatta sentire più di tanto la differenza di preparazione, con i messicani che hanno già 12 match nelle gambe, mentre San Jose non ha ancora esordito nella MLS 2014.

I Quakes hanno schierato la miglior formazione possibile, con qualche assenza come quella del veterano Goodson, giocatore importantissimo, e quella di Djalò, arrivato da pochi giorni. Il coach del Toluca ha invece lasciato fuori qualche titolare, che verrà schierato al ritorno.

A conti fatti San Jose può rammaricarsi per le ottime occasioni create, che avrebbero portato i californiani in vantaggio. Il Toluca ha mantenuto il possesso della palla, senza però creare problemi alla difesa dei Quakes tranne nell'occasione del goal, unico tiro in porta, un vero e proprio golazo di Nava.

Quakes pericolosi al 34' con un colpo di testa di Lenhart salvato dalla difesa messicana, proteste per un presunto fallo di mano, l'arbitro fa proseguire, restano i dubbi. Al 55' Wondolowski spreca una grandissima occasione davanti al portiere su un cross dalla destra, il suo tiro è centrale ma è comunque buono l'intervento dell'estremo difensore. Pochi minuti dopo, al 61', è ancora Wondolowski a mangiarsi un goal già fatto all'altezza dell'area piccola calciando addosso a Talavera. Una rarità per un cecchino d'area come Magic Wondo. Passa in vantaggio il Toluca al 67', Barklage inteviene di testa, la palla si impenna e Nava tira fuori un vero e proprio golazo dal limite dell'area.

San Jose non si scoraggia, ma al 79' sbaglia l'ennesima opportunità, questa volta tripla: su un cross dalla sinistra di Salinas Lenhart colpisce la traversa a portiere battuto, sulla ribattuta a botta sicura di Koval un difensore messicano salva tutto, la palla arriva a Gordon che colpisce da pochi passi ma i messicani salvano miracolosamente sulla linea di porta. Al 93' arriva il meritatissimo goal di Alan Gordon con un colpo di testa su punizione dalla destra battuta da Shea Salinas.

Come già detto resta il rammarico per le occasioni sprecate, ma i californiani possono essere contenti della prestazione, sopratutto perché questa era la prima partita ufficiale della stagione, dopo un'annata senza playoffs, contro una squadra seconda nella Liga MX e in una condizione fisica decisamente migliore. Sarà difficile il ritorno a Toluca, dove ai Quakes servirà una vittoria o un pareggio con più di 1 goal. Per la settimana prossima a San Jose sperano nel rientro di Goodson e anche nell'esordio di Djalò, arrivato dal Benfica.

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Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

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Si interrompe la serie negativa dei San Jose Earthquakes, che durava ormai da sei partite. Ieri notte all?Avaya Stadium i Quakes hanno battuto per 1-0 i Colorado Rapids, in un match nel fondo della Western Conference. Dopo un primo tempo assolutamente dimenticabile, nel secondo ecco qualche fiammata dei Rapids con tanto di palo colpito dal centrocampista con passaporto italiano Dillon Powers al 52'. Ma passa un minuto e il gol vittoria di San Jose arriva al 53' grazie ad un colpo di testa del difensore centrale ex nazionale USA Clarence Goodson (che ha giocato in Norvegia all'IK Start e poi al Broendby in Danimarca), bravo ad anticipare Bobby Burling su assist di Quincy Amarikwa. HIGHLIGHTS: San Jose Earthquakes vs Colorado Rapids 1-0 Colorado va vicino al pareggio al 71', ancora con Powers che costringe David Bingham a salvare in tuffo su un colpo di testa dalla breve distanza. Ma niente più per la deludente squadra guidata da Pablo Mastroeni. Con la vittoria San Jose (8-10-5, 29 punti) aggancia il Real Salt Lake all'ottavo posto della MLS West con Seattle a soli tre punti sopra ma con una partita in più, mentre Colorado rimane ultima (5-9-9, 24 punti).  

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Il CT della Nazionale USA Jurgen Klinsmann ha fatto tre cambiamenti alla rosa americana che ha chiuso in testa il girone A della Gold Cup 2015. Sulla base del regolamento, ogni CT può cambiare sino a sei giocatori entro 24 dalla fine dei gironi. I nomi entrati sono quelli DaMarcus Beasley, Joe Corona (centrocampista del Veracruz, in Messico) e Alan Gordon che sostituiranno rispettivamente Greg Garza, Alfredo Morales e Jozy Altidore. Proprio Beasley (terzino sinistro della Houston Dynamo), che dopo il ritiro post Mondiale aveva dato recentemente disponibilità al rientro, è ora il giocatore col maggior numero di presenze, salendo a quota 121 con ora la possibilità di aumentarla partecipando alla sua sesta Gold Cup (2002, 2003, 2005, 2007 e 2013 da capitano che ha alzato il trofeo). Alan Gordon, reduce dal gol vittoria di sabato nell'amichevole col Club America in International Champions Cup, faceva parte del team del 2013 (due gol fatti), e per lui potrebbe essere il debutto stagionale in Nazionale, dove ritroverà i compagni Gyasi Zardes e Omar Gonzalez. Giocatore di esperienza, Gordon è sceso in campo oltre 200 volte in MLS, dove oltre alla maglia dei Galaxy (due volte) il meglio lo ha dato coi San Jose Earthquakes, oltre ad una manciata di match con Toronto FC e Chivas USA. 13 gol a San Jose nel 2012 rimane il suo record personale, non avendo mai superato quota 5 nelle altre stagioni. In Gold Cup dovrà sostituire Jozy Altidore, che secondo Klinsmann "non c'era. Non è mai veramente entrato nel torneo, e non ha torvato il ritmo. Deve solo tornare a Toronto, rimettersi in forma, e tornerà a segnare gol". Gli USA hanno chiuso in testa il girone con 7 punti, davanti ad Haiti con 4, e torneranno in campo sabato 18 al M&T Bank Stadium di Baltimora, Maryland, per il quarto di finale contro la migliore terza del gruppo B o C.

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