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MLS Week #1, Seattle vince al 93'. Colpo del RSL a LA
Scritto il 2014-03-09 da Giacomo Costa su MLS
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E' partita la Major League Soccer, e non sono mancate le prime sorprese. Una prima giornata particolare disputata con allenatori di rimpiazzo a causa dello sciopero di quelli della MLS. Non sono mancate alcune polemiche, come errori degli stessi arbitri, tutti sperano che si trovi un accordo presto.

Seattle Sounders vs. Sporting Kansas City 1-0
Goal: 93' Chad Barrett (Seattle)
Vittoria molto importante per i Sounders davanti ai 40.000 del CenturyLink Field in una partita abbastanza equilibrata. Nello Sporting Kansas City fuori qualche titolare: i terzini Myers e Sinovic, Nagamura e Rosell. A consegnare la vittoria a Seattle è il subentrato Chad Barrett (2 goal lo scorso anno), bravo a mettere in rete dopo una mischia in area con Dempsey che ha preso una traversa di testa. Clicca per vedere gli Highlights.

DC United vs. Columbus Crew 0-3
Goal: 18' Jairo Arrieta, 27' (R) e 90' Higuain (Columbus)
Si scioglie come un ghiacciolo al sole d'estate il DC United, rivitalizzato, almeno fuori dal campo, da una campagna acquisti importante. I Crew, che hanno agito più nell'anonimato, hanno vinto in modo netto schierati in intelligentemente dal proprio allenatore con una mediana solida formata da Tchani e dal '93 Trapp. Al 18' Crew in vantaggio con Jairo Arrieta, servito benissimo da Williams dopo una bella combinazione con Hector Jimenez, non perfetti Christian Fernandez, arrivato dall'Almeria, e DeLeon. Federico Higuain (fratello di Gonzalo) ha convertito il calcio di rigore in rete al 27'. Lo stesso argentino ha poi firmato la terza rete del match al '90 su cross di Meram. Partita letteralmente disastrosa del DC United, incapace di creare nemmeno una chance da goal. Clicca per vedere gli Highlights.

Vancouver Whitecaps vs. New York Red Bulls 4-1
Goal: 34' Kenny Miller (R), 49' Sebastian Fernandez, 77' Kenny Miller, 89' Pedro Morales (Vancouver). 91' B.Wright-Phillips (NY)
Sold out al BC Place di Vancouver, i tifosi dei Caps hanno potuto godere di un poker dei canadesi ai New York Red Bulls. Vancouver è partita fortissimo, occasione per Kenny Miller nei primi minuti, ma lo scozzese ha spedito alto. Al 34' l'arbitro concede un rigore ai padroni di casa che proprio Miller ha piazzato in rete per il vantaggio degli Whitecaps. Splendido goal di Sebastian Fernandez al 49', impressionante la corsa di Darren Mattocks che poi serve l'uruguagio, bravo a temporeggiare e a mettere sotto l'incrocio il pallone da fuori area. Subito grande impressione per il classe '89, che ha già dimostrato il suo talento in Perù, Uruguay e Messico. Al 77' i padroni di casa dilagano con un Kenny Miller in goal su pallonetto, troppo facile per l'ex Celtic e Rangers. Male la difesa dei Red Bulls, priva dei titolari della scorsa stagione. Arriva anche il poker di Pedro Morales all'88', così come il goal della bandiera dei newyorkesi al 90' con B. Wright-Phillips. Clicca per vedere gli Highlights.

FC Dallas vs. Montréal Impact 3-2
Goal: 10' Nyassi, 65' Wenger (Montréal). 16' Castillo, 24' Blas Perez, 47' Mauro Diaz (Dallas).
Bell'inizio di stagione per texani di Dallas, ora sotto la guida di Pareja, arrivato da Colorado. Nonostante la sconfitta i canadesi sono partiti alla grande, sugli sviluppi di un corner Benitez e poi Seitz salvano sulla linea di porta di Dallas sui tiri di Miller e Camara. Montréal che passa in vantaggio al 9' con Nyassi su cross di Justin Mapp, bravo a saltare tre avversari. Risponde Dallas al 16' con il '92 Fabian Castillo servito di petto da Blas Perez, e bravo a mettere in rete a tu per tu con Perkins. Al 22' viene concesso un rigore ai padroni di casa, alla moviola inesistente, Mauro Diaz si è chiaramente tuffato, penalty comunque siglato da Blas Perez. Mauro Diaz, argentino del 91' con oltre 50 presenze nel River Plate, mostra a tutti come battere un calcio di punizione al 47', mettendo il pallone dove nessuno può arrivare, un vero e proprio tocco di classe. al 64' Montréal torna in partita con un bel colpo di testa di Wenger, ma non c'è nulla da fare, 3 punti a Dallas. Clicca per gli Highlights.

Houston Dynamo vs. New England 4-0
Goal: 2' e 13' Will Bruin, 23' Boniek Garcia, 92' Cummings (Houston).
Ogni inizio di stagione Houston viene snobbata un po' da tutti, salvo poi arrivare quasi sempre ai playoffs, grazie alla sua forza fisica e ad un allenatore, Dominic Kinnear, che sa come mettere una squadra in campo tatticamente quasi perfetta. Sarà così anche quest'anno? La partenza è rassicurante contro i talentuosi Revolution. Alla Dynamo bastano 25' per andare sul 3-0, doppietta di Bruin e rete di Boniek Garcia. Cummings firma il poker nei minuti di recupero, tutto facile per i texani. Clicca per gli Highlights.

Portland Timbers vs. Philadelphia Union 1-1
Goal: 64' Jack McInerney (Philadelphia), 94' Fernandez (Portland).
Da molti considerati i favoriti i Timbers si sono dovuti fermare in casa contro gli Union. 3' e i padroni di casa colpiscono un palo con Kah su corner, risponde Philly al 19' con una buona occasione finita con un tiro alto di Carroll. Al 32' Jack McInerney va vicinissimo al goal del vantaggio con un delizioso pallonetto (che sarebbe finito sul palo) salvato da Paparatto. Jack Mac si è rifatto al 64' segnando da pochi passi su corner, inizialmente deviato da Edu. Incredibile come il classe '92 si trovi sempre al momento giusto nel posto giusto. I Timbers pareggiano all'ultimo istante, al 94', con Gaston Fernandez su calcio d'angolo, l'argentino mette dentro dopo una deviazione. Bel match, le due squadre hanno regalato un buon calcio. Clicca per gli Highlights.

LA Galaxy vs. Real Salt Lake 0-1
Goal: 80' Joao Plata
Non c'è più Jason Kreis, ma il Real Salt Lake continua a dimostrarsi una delle top nella Western Conference con una prova di forza a Los Angeles contro i Galaxy. Partita divertente, i Galaxy ci provano con Keane, il RSL con Plata che si è visto salvare il suo bolide da Penedo con un bel riflesso. Al 33' Keane si mangia un goal spedendo sul palo davanti alla porta, tocca a Donovan la stessa sorte, anche se parato Rimando, 4 minuti più tardi. Nel secondo tempo il Real Salt Lake prende in mano il gioco e trova il vantaggio all'80' con Joao Plata, partito in posizione dubbia, così come dubbio il goal annullato 5 minuti minuti prima alla squadra dello Utah. Occasionissima per pareggiare al 92' grazie ad un rigore, generoso, concesso ai californiani. Keane dal dischetto sbaglia e chiude nel peggiore dei modi la sua partita. Clicca per vedere gli Highlights.

Prossimi match:
Chivas USA vs. Chicago Fire ore 20 italiane
Classifica Eastern
Houston Dynamo 3, Columbus Crew 3, Philadelphia Union 1, Chicago Fire 0 (1 match in meno), Toronto FC 0 (1 match in meno), Montréal Impact 0, Sporting Kansas City 0, New York Red Bulls 0, DC United 0, New England Revolution 0.

Classifica Western
Vancouver 3, Dallas 3, Real Salt Lake 3, Seattle Sounders 3, Portland Timbers 1, Chivas USA 0 (1 match in meno), Colorado Rapids 0 (1 match in meno), San Jose Earthquakes 0 (1 match in meno), LA Galaxy 0.

Viaggio nella squadra con il tifo più "europeo" della MLS, espressione di una città con una grande cultura sportiva: il futuro del calcio degli States, visto oggi. «Posso solo dire che sono contento di esser stato parte di tutto questo, di aver visto questa cosa, come dire, nella mia vita», dice un signore attempato, sulla sessantina, con in testa un cappellino dei Seattle Sounders, la squadra di calcio della capitale dello Stato di Washington. «Perché io ho visto i momenti brutti. Ho visto… il niente. E ora vedo questo, e dico Grazie, Grazie, ogni volta che entro nello stadio, perché non avevo mai sperato di poter vedere una cosa del genere nella mia vita». A parlare è Frank MacDonald, ex-direttore Pr dei Seattle Sounders, dei primi Sounders, quelli fondati nel 1974 e disciolti nel 1983, nell’allora NASL, la prima grande Lega americana di calcio, che era, per dirla con un eufemismo, “in anticipo sui tempi”. Lo fa ai microfoni di Copa90, un’interessante web-series di documentari calcistici. MacDonald esprime un pensiero abbastanza tipico nella sua generazione di persone del calcio in America, quelli che hanno visto il calcio fallire per tanti anni (prima con la NASL, poi con la prima versione della MLS, quella, per dirla in parole povere, “pre-Beckham”). Ma se la gioia, o per giunta l’incredulità, per l’ora-assodato successo del calcio in America è sentimento abbastanza tipico per un appassionato di calcio americano di sessant’anni, non c’è niente di tipico quando si parla di calcio, e di sport, nella città di Seattle. Seattle non è una città immensa. Non conta più 650.000 persone. Eppure, ha sempre avuto una cultura sportiva, e soprattutto di tifo, straordinaria. Il sentimento cittadino per i tristemente defunti Sonics, ex-squadra della NBA, era calorosissimo, era parte del tessuto sociale urbano, e la loro morte ha creato un vero e proprio trauma collettivo, da cui è poi nato un movimento per riportare il basket a Seattle, che si corona con la produzione di un documentario, SonicsGate: Requiem for a Team, che illustra in maniera lampante le irregolarità del team di investitori capitanato da Clay Bennet che finirono per sancire l’addio definitivo da Seattle e l’approdo nell’Oklahoma, dove diventarono i preferiti di tutti gli hipster del basket, gli Oklahoma City Thunder. Una cosa del genere, in altre città orfane di squadre di basket, non è mai successa: non a St. Louis, non a Cincinnati. Ma Seattle è speciale: ama il suo sport. Tutto il suo sport. Prendiamo il football americano: i Seattle Seahawks, vincitori del Superbowl del 2014, godono di una delle fan-base più rumorose e calorose di tutta l’NFL: talmente rumorosi che sono noti come The 12th Man, Il Dodicesimo Uomo, e talmente fondamentali per i successi della squadra che la maglia numero 12 è stata ritirata dalla proprietà, manco fosse quella di Baresi, proprio in segno di rispetto verso i tifosi. E tutto questo alla faccia del fatto che stiamo parlando di football americano a Seattle; un luogo talmente poco storicamente legato allo Sport Nazionale del Mid-West che nella fantastica serie Friday Night Lights (la miglior serie tv a sfondo sportivo mai creata) i riferimenti al football a Seattle sono un running joke in più puntate della serie. Do they even have football in Seattle? chiede la moglie del coach, ridendo, in una scena memorabile. La risposta è chiara: eccome se c’è, e, a giudicare da come vanno i Cowboys, meglio rendersene conto, amici texani. Il discorso vale anche per il calcio. I tifosi dei Sounders sono diversi da tutti gli altri tifosi di calcio in America. C’è un articolo, sul sito di approfondimento sportivo americano Bleacher Report, dal titolo Seattle Sounders have the Best Fans in Pro-Sports. Non è cosa da poco: fermatevi un attimo a ragionare su cosa voglia dire per un sito di sport americano, un sito che quindi parla di football, hockey, baseball e basket, uscire con un articolo con un titolo del genere. E la cosa bella è che non si tratta del tipico esempio di “giornalismo” sensazionalistico dell’era di internet e del click-baiting – es. Questo pipistrello che mangia una banana è la cosa più dolce del mondo – no: è proprio la verità. Non esiste niente di simile, in America, e forse al mondo. Prima di tutto, i tifosi marciano allo stadio tutti assieme, ogni partita, dietro enormi striscioni, suonando tamburi, e cantando. Dal centro allo stadio. E quando ci arrivano, non smettono mai di cantare, dall’inizio alla fine. In tanti. Presente quando si urla Tutto lo stadio? Bene, a Seattle è letteralmente così. Cantano tutti, e stanno tutti in piedi, anche in tribuna. In una partita importante, vedere meno di sessantamila tifosi paganti al Century Link Field sarebbe una delusione. Anche il numero di tifosi paganti medi è pazzesco: quarantottomila, un dato sensazionale, se si pensa che l’attendance media nelle partite di MLS è meno della metà, e che è più di quanto non faccia l’AC Milan, che invece ha a sua disposizione uno stadio da quasi novantamila posti e una città con una cultura calcistica secolare. I tifosi dei Sounders, poi, sono diversi da quelli delle altre squadre della MLS: perché sembrano dei tifosi veri. Dei tifosi europei. Anche meglio dei tifosi europei medi: sono proprietari di parte della società, e hanno diritto di voto per l’elezione del General Manager ogni quattro anni, e quattro occasioni d’incontro con la dirigenza all’anno. Sono organizzati, sono strutturati, sono inclusivi, anti-fascisti, anti-omofobici e anti-razzisti. Lo dicono loro stessi, e con l’accento americano suona strano: We are antifa supporters. Hanno dei veri gruppi (non userei la parola ultras, perché sono civili) con dei veri nomi. Il gruppo più grande sono gli Emerald City Supporters, ma ci sono anche i Gorilla FC, e i La Barra Furza Verde (il gruppo ispanico).  Il quoziente ispanico è particolarmente rilevante, come in tutto il calcio americano, ma i Sounders hanno un’altra cosa che le altre squadre non hanno: il loro capo-curva è una donna. Una donna ispanica. Poi, ovviamente, i ragazzi che suonano i tamburi dall’inizio alla fine sono filippini. L’esperienza del tifo a Seattle è collettiva, e trasversale, taglia la città dall’alto al basso, dai quartieri ispanici a quelli filippini, dai bianchi agli afro-americani. E tutti quanti cantano e ballano e, a un certo punto,pogano. L’unica altra squadra nella MLS che può contare su un tifo anche vagamente paragonabile sono i Portland Timbers. Ma non è un caso: i Timbers sono i rivali dei Sounders. E rivalità, in America, vuol dire qualcosa di diverso che qui da noi. Gli elementi base sono gli stessi, chiaro, ma la rivalità è vista diversamente che da noi, o forse non è corretto dire “vista”, piuttosto, è “raccontata” in modo diverso.  Un esempio: la storica rivalità tra i Brooklyn Dodgers e i New York Giants. È nota come la miglior rivalità negli sport americani. Ed è una cosa importante. Talmente importante che, quando i Giants si spostarono a San Francisco, l’allora presidente dei Dodgers decisedi spostare a sua volta la squadra a Los Angeles per permettere alla rivalità di continuare. Non c’è molto altro da dire, oltre a questo, se non che in America si possono fare discorsi qualitativi sulle rivalità (fate una ricerca su Google scrivendo Which sports rivalry is the best rivalry e vedete cosa viene fuori), che sono una parte fondamentale dell’esperienza sportiva americana, parte della narrazione, a tal punto che i palinsesti televisivi sono strutturati apposta per ricreare il più possibile questo modello di racconto sportivo. E si ripresenta a tutti i livelli. La rivalità tra i Lakers e i Celtics è nota a tutti, ma per fare audience ESPN trasmette ogni anno la partita tra Ole Miss e Alabama nel college football, oppure quella tra Missouri contro Nebraska, o North Carolina contro Virginia. Queste rivalità hanno un nome proprio: ad esempio, quella (meravigliosa) tra Auburn e Georgia si chiama “Deep South’s Oldest Rivalry”. La cosa arriva fino alle High-school texane e alle loro assurde rivalità decennali con la squadra di football del paese affianco. Nel calcio ce n’è una sola: quella tra i Seattle Sounders e i Portland Timbers. È una cosa seria: ha pure una sua pagina dedicata su Wikipedia (conta ben sei capitoli e quindici sottosezioni). Nel primo paragrafo si legge che «la rivalità tra Timbers e Sounders è una delle più intense dell’intero panorama sportivo americano». È l’unica paragonabile a un derby europeo. Ed è nata, in parte, dalle ceneri dell’acerrima rivalità tra i Seattle SuperSonics e i Portland TrailBlazers nella NBA – rivalità che è stata sfortunatamente interrotta, appunto, quando i Sonics sono diventati i Thunder di Oklahoma City. Una rivalità che sta rinascendo, oggi, sul campo da calcio. Quindi, sì, è chiaro, l’abbiamo detto noi e lo stanno dicendo in tanti, da tanti anni: il calcio negli Stati Uniti sta cambiando, l’attenzione sta aumentando, il livello tecnico sta migliorando, i soldi stanno girando, la gente lo segue sempre di più, ovunque. Ma se vogliamo vedere, oggi, uno spaccato di cosa potrebbe essere il calcio in America nei prossimi anni, non serve una macchina del tempo. Se vogliamo vedere dei veri tifosi, una squadra veramente amata, uno stadio pieno, un vero derby, be’, non ci sono altre scelte. Basta andare a Seattle, oggi, per vedere una città che vive per il calcio. Non è più un sogno di pochi calciofili di vecchia data come il signor MacDonald. È una realtà. Una città Americana che ama il calcio. Chi l’avrebbe mai detto? Fonte: Timothy Small - Rivista Undici

Calcio - Socceritalia

Il commissioner della MLS, Don Garber, ha affermato di sperare ancora che Didier Drogba possa tornare al Montreal Impact e rinviare il suo ritiro, ma il futuro dell'ivoriano rimane ancora oscuro. Da settimane si parla ormai della voglia di Drogba di ritirarsi per entrare nello staff tecnico del Chelsea. La notizia del suo ritiro era stata resa pubblica dal francese L'Equipe, ma l'attaccante ha quindi smentito via Twitter. "E' una situazione in corso d'opera, e semplicemente non ho aggiornamenti", ha dichiarato ieri Garber durante l'MLS SuperDraft. "Chiunque può decidere di ritirarsi quando sente che è venuto il momento, ma lui ha un contratto, e speriamo possa tornare ad indossare la maglia, pronto per giocare" Le regole della FIFA stabiliscono comunque che, anche in caso di ritiro, nel caso Drogba accettasse un ruolo da tecnico, all'Impact sarebbe comunque dovuta una qualche forma di compensazione- Ma in ogni caso Garber ha tenuto a sottolineare che, nonostante sia stato poco in MLS, Drogba è stato "un grande ingaggio" da parte della lega. Visti i numeri in campionato dell'ivoriano, un punto difficilmente discutibile. Appena arrivato in MLS Drogba ha messo a ferro e fuoco le difese avversarie, trascinando il Montreal - che appariva ormai cotto - sino ai playoff (prima volta dal 2013) con 12 gol in 14 match. "Didier è stato incredibile, e ha fatto grandi cose per l'Impact. ma ha 38 anni, e se dovesse decidere di ritirarsi gestiremo la cosa di conseguenza. In ogni caso ha portato eccitazione nella lega, e sono sicuro che i tifosi del Montreal non lo dimenticheranno. Dovesse decidere, insieme all'Impact e a Joey Saputo [il presidente, Ndt] di andarsene, sono sicuro [i quebeçois] che si concentreranno sul portare comunque un grande giocatore".

Calciomercato - Socceritalia

Dopo aver onorato per anni unicamente le stelle di Redskins, Senators, Nationals, Capitals, Wizards, la Washington D.C. Sports Hall of Fame vedrà finalmente un giocatore del D.C. United essere nominato nei suoi ranghi, con tanto di cerimonia il 17 luglio prima del match Nats-Pirates e con un banner commemorativo al Nationals Park (stadio di baseball). E il DCU non poteva che entrare nella HoF se non con la stella più lucente della sua storia: "El Diablo", Marco Etcheverry, vincitore coi rossoneri di 3 MLS Cup (1996, ’97 e ’99), una US Open Cup (’96), una CONCACAF Champions’ Cup e una Copa Interamericana (1998), oltre ad essere nominato MLS MVP nel 1998. Sarà il terzo personaggio nella HoF legato al calcio, dopo il coach della Howard University James ‘Ted’ Chambers e l'ex allenatore dei NY Cosmos e della Nazionale USA Gordon Bradley. “Ha fatto così tanto per me, per la squadra e per il calcio di questo paese", disse nel 2004 - in occasione dell'addio al calcio del giocatore - Bruce Arena, ex coach del DC United e oggi ai LA Galaxy. “Non credo che le persone riusciranno a capire... Non vedremo un giocatore così in MLS per molti anni a venire". E Arena fu profeta. LA STORIA Ottimo dribbling e tecnica sopraffina, Etcheverry è cresciuto nell'Academia Tahuichi, forse il più grande serbatoio di calcio giovanile del Sudamerica. Ha fallito il tentativo di sfondare in Europa (è stato solo per pochi mesi nell'Albacete, in Spagna), ha però trascinato la Bolivia alla - fino ad oggi almeno - sua ultima partecipazione ai Mondiali, a USA 1994, in cui però giocò solo 5 minuti per un'espulsione per fallaccio di reazione su Lothar Matthaeus all'esordio. Ma sempre con la Nazionale boliviana (13 gol in 71 partite) nel 1997 sfiora la vittoria nella Copa America casalinga, perdendo in finale col Brasile. Due anni dopo i Mondiali ecco lo sbarco in America, dove Marco Antonio Etcheverry scrive la storia degli albori della Major League Soccer, rendendo il D.C. United una potenza della nuova lega. In 191 match a Washington D.C. “El Diablo” segna 32 gol, piazzando 101 assist, la gran parte dei quali per il suo connazionale, il centravanti Jaime Moreno, a lungo top scorer assoluto della MLS. Oltre ai due boliviani, lo United dell'epoca presenta molti giocatori di buon livello: John Harkes (che giocò anche con lo Sheffield Wednesday), Eddie Pope, Jeff Agoos, Roy Lassiter (recordman di gol in una stagione MLS con 27, meteora al Genoa) e Raúl Díaz Arce, per nominarne alcuni, ma è Etcheverry la vera spinta di un motore inarrestabile. Un'avventura di successo quella col DCU, iniziata però molto male. “Iniziammo col piede sbagliato", ha [in realtà 7 delle prime 9, NdR]. Eravamo una buona squadra, con un buon allenatore, ma non stava funzionando nulla. Fossimo stati in un altro paese sarebbe crollato tutto. Fu dura, ma alla fine vincemmo la MLS Cup 1996, mostrando di essere i migliori”. Molti non ricordano quella che ad oggi rimane la più incredibile vittoria di una squadra americana, e cioè la oggi defunta Copa Interamericana nel 1998, che metteva di fronte i vincitori della Copa Libertadores contro quelli della CONCACAF Champions’ Cup. E il D.C. fu capace di superare per 2-1 tra andata e ritorno il Vasco de Gama, che presentava gente quale Mauro Galvão, Donizete, Guilherme, Luizão e un giovane Juninho Pernambucano (finito in seguito ai NY Red Bulls nel 2013). LEGGI: Interamericana, quando DC battè il Vasco de Gama “Eravamo in qualche modo diventati il miglior team delle Americhe battendo il Vasco de Gama che aveva appena perso la finale di Coppa Intercontinentale con il Real Madrid. Mostrammo di essere ad un livello più alto", ricorda Etcheverry, che insieme ad un gruppo di grandi giocatori, americani e stranieri, ha seminato la rinascita del calcio in America dopo il crollo della NASL all'inizio degli anni '80. "Quando arrivai in America non c'erano campi né stadi per il calcio. Oggi vedi campi ovunque e sempre pieni. C'è grande passione per il calcio negli USA. Facemmo il lavoro sporco insieme a ‘El Pibe’ [Carlos Valderrama], [Jorge] Campos, [Roberto] Donadoni – giocatori straordinari. Ma alla fine nessuno di noi lavora in MLS oggi sì da continuare ad ispirare talenti", spiegò a FIFA.com. Oggi Etcheverry vive in West Virginia, ed è rimasto rossonero: "Questo è il mio club. Il mio cuore e la mia anima saranno sempre col DC United”. LA SCHEDA Bolivia. Santa Cruz de la Sierra, 26 settembre 1970 • Ruolo: attaccante • Squadre di appartenenza: 1985-87: Academia Tahuichi; 1987-89: Destroyers; 1990-91: Bolívar; 1991-92: Albacete; 1992: Bolívar; 1993-94: Colo Colo; 1995: América Calí; 1996-97: DC United Washington; 1997-98: Barcelona (Ecuador); 1999: DC United Washington; 2000: Oriente Petrolero; 2001: DC United Washington • In nazionale: 70 presenze e 13 reti (esordio: 22 giugno 1989, Bolivia-Cile, 0-1) • Vittorie: 2 Campionati boliviani (1991, 1992), 1 Campionato cileno (1993), 1 Campionato ecuadoregno (1997), 3 Campionati statunitensi (1996, 1997, 1999)

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