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Bayern Monaco, espansione negli Stati Uniti
Scritto il 2014-02-28 da Arnaldo Selmosson su Soccer Business
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Il Bayern Monaco campione d'Europa in carica ha annunciato che aprirà una filiale oltreoceano, a New York, la prossima primavera .

Secondo una comunicato pubblicato sul sito web del Bayern i bavaresi puntano "a far crescere il marchio FC Bayern , sviluppare reti e acquisire nuovi partner commerciali"  negli Stati Uniti attraverso il loro nuovo ufficio di Manhattan che aprirà nel mese di aprile .

Il responsabile del masterplan del Bayern per irrompere nel mercato statunitense è Rudolf Vidal - ex giocatore della squadra giovanile e riserva per del Bayern nel 1980 - che guiderà le operazioni negli States . Il suo compito sarà quello di gestire unità di internazionalizzazione del FC Bayern in Nord America.

Jörg Wacker , consigliere del Bayern per l'internazionalizzazione e la strategia , ha salutato Vidal (nativo del Colorado) e ha parlato della scelta di New York .

"Come tedesco nato in America, e grazie alla sua lunga esperienza in sport, media e marketing , Rudolf Vidal è la persona ideale per il Bayern. Siamo sicuri che il grande impegno e la competenza suoi e del suo team daranno una grande pinta all'internazionalizzazione del Bayern ".

La scelta di aprire a NY nell'ottica dell'americanizzazione si aggiunge all'accordo con la MLS per l'All-Star Game di Portland il prossimo agosto e l'amichevole da giocare contro i NY Red Bulls a fine luglio. Del gruppo volerà negli USA dovrebbe esserci anche il giovane attaccante Julian Green, recentemente convocato dal CT USA Jurgen Klinsmann.

Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

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La Nasl, lega nata nel 2009 da una scissione della USL, capitanata allora dal commissioner Francisco Marcos sta attraversando un periodo più che mai incerto, sia per via della USL, che spalleggiata dalla MLS è arrivata a contenere ben 24 squadre tra nuove franchigie e squadre B della prima divisione su modello tedesco, che dalla MLS stessa che cerca di minare le basi della Nasl cercando di inglobare le due franchigie o di aprire nuovi team spalleggiati da tycoon dei media o impresari di altre franchigie delle leghe pro sport americane più radicate quali NFL ed NBA in testa. Così nel 2017 il patron degli Atlanta Falcons, Arthur Blank, inaugurerà sia un nuovo stadio per la sua franchigia di football utilizzabile anche per il soccer, sport per il quale saranno disponibili 23.000 posti ma in caso che la comunità locale, invero mai interessata al soccer, dovesse innamorarsi della nuova franchigia pro soccer che debutterà nello stesso anno di inaugurazione della nuova casa dei Falcons come è successo in quel di Seattle, allora altri anelli verrebbero aperti e resi disponibili per i nuovi amanti dello sport mondiale e non più straniero. Certamente Atlanta ha una tradizione alle spalle, qui nacquero gli Atlanta Chiefs, capitanati allenati e poi gestiti dal compianto Phil Woosnam, commissioner della NASL originale che proprio nei sotterranei del Fulton County Stadium teneva i primi congressi della lega negli anni più difficili. A livello di pubblico però sia i Chiefs della lega calcistica più famosa d’America che gli Atlanta Silverbacks, militanti prima nella USL ed approdati poi nella nuova Nasl dopo uno stop di due anni, non hanno mai brillato per pubblico al seguito, ma si era già detto anni addietro, l’arrivo della MLS e dei grandi sponsor potrebbe cambiare le cose come si è già visto in passato. Grazie alle conoscenze nel mondo dell’economia e delle corporazioni del fondatore Alan Rothenberg e in un passato più recente dell’attuale commissioner Don Garber, la MLS ha saputo creare franchigie di successo sia a livello di palmares che di pubblico laddove non c’era un seguito né una tradizione calcistica, Columbus e Salt Lake City in testa, ma tralasciando alcune città quali Montreal, Seattle e Portland, dove anche a livelli di divisioni minori le squadre locali registravano discreti exploit di pubblico, una delle storie più di successo create dalla MLS è stata quella del Toronto FC, squadra che dall’anno della sua fondazione non ha mai raggiunto i play-off ma che è mediamente seguita da ben ventunomila tifosi che affollano il BMO Field. Ciò laddove il Toronto Lynx della USL, squadra dove ha esordito la vedette della nazionale canadese Dwayne De Rosario, riusciva a portare nel proprio stadio appena duemila spettatori, questo perché la presenza di una lega di prima divisione con copertura televisiva e grandi sponsor solleva l’interesse della comunità sportiva locale e fa si che tutto ciò inneschi un circolo virtuoso che porta all’aumento di interesse per il soccer, maggiore copertura, spondor, redditività, merchandising venduto, e conseguente innalzamento del livello di gioco espresso in campo anche (ma non solo) attraverso l’acquisto sia di stelle straniere alcune al termine della carriera altre con ancora molto da dire, che del richiamo in patria di molti giocatori della nazionale maggiore e under 20 che sempre più si fanno rispettare in Europa. In tutta questa situazione la Nasl del commissioner Bill Peterson rischia di rimanere schiacciata, perché sicuramente con l’arrivo dei big boys nella capitale della Georgia i Silverbacks dovranno chiudere o rilocarsi, ma ancor più male fa la recente notizia che dal 2018 una delle franchigie più di successo della lega, vale a dire i Minnesota United, già Minnesota Stars, abbandoneranno la Nasl per approdare in MLS. Il commento rilasciato dal commissioner Bill Peterson trasuda amarezza da tutti i pori quasi a voler dire che i Minnesota United si sono venduti la primogenitura per un piatto di lenticchie, affermando che negli Usa il passaggio da una lega all’altra non è determinato dalla competitività ma dall’ammontare di soldi che la MLS avrebbe offerto al patron Bill McGuire per passare da una lega all’altra. L’amarezza del front office della Nasl è comprensibile visto che il Minnesota United è uno dei fiori all’occhiello della lega e quando la società versava in brutte acque fu la Nasl stessa a gestirla per evitarne il fallimento il che sarebbe stato una brutta macchia per la giovane lega visto che gli allora Minnesota NSC Stars erano nati sulle ceneri degli storici Minnesota Thunder, che durante la scissione avvenuta nel 2009 avevano optato di entrare nella nuova Nasl ma erano falliti prima di poterne far parte. Ma analizzando la situazione si comprende che al di là delle parole di Peterson la realtà è diversa. Certamente a livello competitivo alcune squadre della Nasl possono competere con la MLS, New York Cosmos in testa ma anche gli stessi Minnesota United, San Antonio Scoprions e Fort Lauderdale Strikers, ma le altre franchigie difficilmente lascerebbero gli ultimi posti della propria conference semmai approdassero in MLS con le rose attuali. In più la scelta di McGuire era obbligata, in quanto la MLS era seriamente intenzionata ad approdare a Minneapolis, e se il Minnesota United avesse detto di no il loro destino sarebbe stato segnato in quanto era già presente una cordata capitanata dalla franchigia di football dei Minnesota Vikings pronta ad impiantare una squadra MLS, così come è accaduto ad Atlanta e come potrebbe forse accadere un giorno non lontano a San Antonio, dove già gli Spurs si erano detti anni fa interessati a creare una franchigia pro soccer partendo forse dalla USL Pro per arrivare successivamente in MLS, e tutt’ora Don Garber ha rivelato che nei prossimi anni la MLS potrebbe espandersi fino a comprendere ben 3o squadre, sul modello della NBA. Con l’arrivo di Atlanta ed il L.A.F.C., nuova squadra di Los Angeles che prenderà il posto dei derelitti Chivas Usa, senza scordare Minnesota il posto disponibile per la ventiquattresima franchigia è in bilico tra Miami, dove David Beckham sta cercando tra serie difficoltà di portare la MLS da dove manca dal 2001, Sacramento, dove la neonata squadra militante in USL  recante il nome di Sacramento Republic ha registrato un notevole successo sia sul campo, dove si è aggiudicata la finale USL Pro battendo i favoriti Orlando City, che in termini di pubblico superando in alcune occasioni le ventimila persone. In questa situazione la Nasl se vuole sopravvivere deve giocare d’astuzia e riuscire ad espandersi in fretta a Est ma non solo se vuole evitare di finire travolta dalla diarchia MLS-USL. Una notizia buona per la lega è il contratto firmato con la rete ESPN3 che darà così visibilità a buona parte delle squadre Nasl molte delle quali senza un contratto televisivo o legate ad emittenti locali che trasmettono solo le partite in casa. L’assenza di un contratto televisivo nazionale fu una della cause della fine della vecchia NASL , mentre la lega omonima in questo modo si assicura la visibilità sul territorio nazionale e non solo. In più è arrivata la notizia che finalmente la expansion franchise di Oklahoma City ha finalmente trovato uno stadio in cui giocare, ovvero il Miller Stadium, sito nella contea di Yukon e con una capienza di 6500 posti, il che da più credibilità alla nuova squadra in procinto di nascere, anche se sia Oklahoma City che i Virginia Cavalry che avrebbero dovuto debuttare già nella stagione 2015 non stanno scaldando gli animi delle comunità locali e sono state accolte con sostanziale indifferenza, forse perché i Cavalry sono comunque troppo vicini alla franchigia MLS di Washington. Ad Oklahoma City la USL ha già impiantato gli Oklahoma City Energy i quali stanno riscontrando un buon successo locale e sarà dura per i nuovi arrivati fare proseliti. Come diceva il presidente cinese Mao Zedong, dalle difficoltà nascono le opportunità e forse il futuro della Nasl potrebbe essere più roseo di quanto non si possa pensare se Bill Peterson studierà le dovute contromosse e verrà un po’ aiutato dalla dea bendata. Sebbene passati alla MLS i Minnesota United militeranno nella Nasl per altre tre stagioni, durante le quali la squadra sarà sempre presente nei media attendendo la loro ascesa nel calcio che conta, dando esposizione indiretta anche alla Nasl la quale potrà vendere bene la storia della franchigia di successo costruita dal niente e diventata una tipica favola americana, in più i posti in MLS non sono infiniti per cui chi vorrà investire nel soccer e non vorrà investire in quella che ora è la brutta copia della MLS ma preferirà un modello più dinamico e competitivo più vicino alla mentalità americana dovrà per forza investire nella Nasl, la quale tra le altre cose ha visto il suo livello di gioco crescere a livelli esponenziali e grazie anche ad alcune mosse di mercato e non solo continua a far parlare di se. Sicuramente l’acquisto dello spagnolo Raul da parte dei Cosmos (i quali sarebbero ancora sulle tracce dell’italiano Di Natale) ha fatto si che i media nazionali ed esteri parlassero della nuova Nasl, ma un altro avvenimento ugualmente importante anche se non si tratta dell’acquisto dell’ennesimo fuoriclasse in cerca degli ultimi ingaggi è l’acquisizione di una quota di minoranza dei Fort Lauderdale Strikers del brasiliano già di Barcellona, Inter e Real Madrid Luis Nazario Da Lima conosciuto dai più come Ronaldo. La sua presenza nell’organigramma della squadra ha sicuramente dato una mano non indifferente alla credibilità della lega, e a parte la boutade di un suo possibile ritorno al calcio giocato se gli Strikers arrivassero alle semifinali, il suo arrivo in Florida ha fatto si che tre giocatori brasilani di esperienza internazionale indosseranno quest’anno la casacca a righe giallorosse, ovvero il centrocampista Leo Moura, con esperienza e passata militanza nei più prestigiosi club brasiliani quali Vasco De Gama, Botafogo, Sao Paulo, Palmeiras, Fluminense ed anche un anno trascorso in Olanda vestendo la casacca gialloverde dell’ADO Den Haag, Marlon Freitas, anche lui centrocampista in prestito dal Fluminense e l’attaccante Stefano Pinho, lo scorso anno in Finlandia tra le fila del MYPA. Anche se non si tratta di fuoriclasse di levatura internazionale sicuramente aiuteranno gli Strikers a vincere sul campo e la lega a crescere ulteriormente a livello di gioco. In più nello stato della Florida oltre le storiche presenze di Fort Lauderdale Strikers e dei loro rivali Tampa Bay Rowdies si sono uniti gli esordienti Jacksonville Armada, i quali sembrano aver fatto breccia nel cuore degli sportivi della città, per cui i neopromossi (anche se non si tratta di una promozione ottenuta sul campo visto il differente sistema sportivo americano rispetto al resto del mondo) Orlando City dovranno contendersi i tifosi con ben tre franchigie Nasl due delle quali radicate nelle comunità locali, e se Beckham non dovesse riuscire ad aprire il suo club MLS la battaglia della Florida volgerebbe a favore della Nasl, con uno smacco non indifferente per la lega di Don Garber. Spostando lo scontro a New York, i Cosmos continuano a far parlare di se e non solo per Raul, ma per il ritorno alla politica internazionale delle origini, la quale ha fatto si che la squadra di Savarese disputasse amichevoli internazionali in Cina ed America latina, e la notizia che il 2 Giugno disputeranno un’amichevole contro la nazionale cubana in quello che è stato uno degli stati canaglia più odiati dagli Usa fin dal 1960, anno della rivoluzione castrista, li ha sicuramente (ri)consegnati ad una dimensione storica che trascende lo sport, dando ancora una volta grande visibilità alla Nasl che specie a New York è schiacciata tra due fuochi, i New York Red Bulls ed i neonati New York City F.C., franchigia satellite degli inglesi del Manchester City che al loro esordio casalingo allo Yankee Stadium hanno totalizzato ben quarantatremila spettatori. La sopravvivenza dei Cosmos e della Nasl nella grande mela dipenderà molto dalla costruzione dello stadio nella contea di Belmont che aspetta l’approvazione da ben due anni. Erik Stover, direttore generale dei Cosmos si è pubblicamente lamentato dei tempi di attesa eccessivamente lunghi, parere condiviso anche dalla società concorrente che vorrebbe costruire nello stesso lotto edilizia residenziale e casinò. Questo lasso di tempo eccessivo ha fatto si che anche più politici di schieramenti diversi  prendessero in esame la questione, per cui sicuramente i tempi di attesa si accorceranno considerevolmente, e se i Cosmos riusciranno a costruire il proprio stadio si saranno assicurati la sopravvivenza e quella della lega in cui militano con un’altra spina nel fianco di Don Garber. In ogni caso la Nasl sa che se vuole crescere deve farlo in tempi brevi, l’ora delle decisioni irrevocabili è vicina e Bill Peterson parla già di una possibile nuova espansione in Canada, con possibili scelte Hamilton e Calgary. La città di Calgary ospitò nel 1982 i Calgary Boomers, che sebbene durarono un solo anno totalizzarono una presenza media di diecimila spettatori, non male per una lega in profonda crisi ed una squadra non eccezionale, per cui se la lega capitanata da Peterson riuscisse a creare una terza squadra canadese oltre le già esistenti Edmonton ed Ottawa creerebbe un altro contraltare alla MLS che nel paese della foglia d’acero ha Montreal, Toronto e Vancouver. A mio parere personale però la lega dovrebbe, visto che si parla da tempo di una nuova espansione ad est in quel di Los Angeles probabilmente revitalizzando gli Aztecs, coinvolgere David Beckham in caso non avesse successo a Miami approfittando della sua popolarità maturata in sei anni di militanza nei Galaxy schiaffeggiando così la MLS, coinvolgere Las Vegas in una possibile nuova expansion franchise visto il rifiuto degli alti papaveri della MLS, spostare le franchigie di Oklahoma e Virginia – a meno che inaspettatamente si rivelassero squadre di grande successo a livello di pubblico  - a Des Moines e Detroit, magari creando una nuova incarnazione dei Detroit Express. In Iowa la franchigia dei  Des Moines Menace milita in PDL e riesce a portare allo stadio mediamente dalle tremila alle quattromila persone  pertanto la nascita di una franchigia pro soccer con la giusta visibilità e sponsorizzazioni creerebbero lo stesso effetto della nascita del Real Salt Lake nello Utah, uno stato sostanzialmente senza una tradizione calcistica di livello. A Detroit il soccer professionista manca da troppi anni, ed una rivitalizzazione degli Express in chiave un po’ vintage anche a ricordare gli anni d’oro della città, ora in profonda crisi economica e sociale, potrebbe avvicinare al neonato sodalizio Nasl una considerevole moltitudine di appassionati che si stringerebbero attorno ai loro beniamini togliendo alla MLS una città dove hanno dichiarato più volte di potersi espandere. Con il 2017 anche i Silverbacks dovranno rilocarsi e il posto migliore dove andare sarebbe a mio avviso la california, Oakland o Anaheim, dove già la NASL originale creò gli Oakland Clippers e Oakland Stompers e i California Surf o perché no San Diego ricreando i mitici Sockers con una partnership con l’attuale squadra indoor omonima, La MLS è già presente con Los Angeles Galaxy e San Jose Earthquakes e dal 2017 arriverà anche l’L.A.F.C., ma l’amore dei californiani di nuova generazione per il soccer, unito ad una sempre più numerosa presenza di latinos ed una sapiente campagna di marketing e pubbliche relazioni farebbe si che ci sarebbe posto anche per la Nasl, chi vivrà vedrà.

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