C'era un video sul sito del Toronto FC poco prima della presentazione ufficiale. La scena era quella di un tipico English cafe [...] ad un tratto ecco una serie di flash e la scritta sul monitor "It's a bloody big deal."
Lo è sicuramente dal punto di vista finanziario. Jermain Defoe infatti sarà pagato £90,000 a settimana lungo i quattro anni di contratto, una cifra che - pochi mesi dopo aver compiuto 31 anni - lo ha convinto ad arruolarsi con un club il cui nome è sinonimo di fallimento.
Un articolo del Globe and Mail, scritto dal corrispondente John Doyle, dice tutto ciò che è necessario sapere sui nuovi datori di lavoro di Defoe. "C'è un'anima autodistruttiva nella triste storia settennale del TFC" ha scritto Doyle lo scorso maggio. "FC significa 'futility club'. Allenatori e manager vanno e vengono. I giocatori vanno e vengono. Ma il TFC è bloccato. E forse l'unico modo per inquadrare la situazione è questo: quale nuovo team. quale expansion team appena nato - come era al momento della fondazione nel 2006 - è all'anno zero. E' sempre l'anno zero per Toronto."
Fino all'anno scorso il TFC era allenato da Paul Mariner, un'esperienza culminata con i tifosi in protesta con le buste in testa. Mo Johnston, un altro nome uscito dagli album della Panini, è stato allenatore e direttore sportivo, venendo nominato Trader Mo. Johnston è un altro che può essere inserito nell'elenco descritto da Doyle di quel gruppo di persone "che, francamente, sembra non sapere nulla di un club calcistico". Aron Winter, ex nazionale olandese, era l'allenatore prima di Mariner, e adesso è il turno di Ryan Nelsen, strappato via al caos del QPR destinato alla retrocessione e amico del presidente (poi licenziato), privo di qualsiasi esperienza da allenatore.
Jason de Vos, ex nazionale canadese l'ha definita "senza dubbio la nomina più bizzarra di un allenatore mai fatta in Major League Soccer".
Per quanto riguarda i risultatim il sindaco di Toronto Rob Ford non è l'unica persona a non voler mollare il posto. Il team di Nelsen ha vinto 6 partite su 34 nella stagione terminata ad ottobre, perdendone 17 e pareggiandone 11, chiudendo al penultimo posto nella Eastern Conference, lontano dai playoff. Un risultato abbastanza in linea con quello che è successo in ogni anno di vita del club. Nel 2012 il TFC ha chiuso al 19° posto su 19 club, l'anno prima 16° su 18, ma con la peggior difesa.
Nelsen ha provato a rilanciare la squadra portando a Toronto una serie di giocatori i cui nomi in molti pensavano non fossero più parte del calcio. Robert Earnshaw, 32 anni, era un free agent dopo aver lasciato il Maccabi Tel Aviv. Appresso sono arrivati Bobby Convey (30), ex Reading, Steven Caldwell, 33, dal Birmingham City, nominato quest'anno dai tifosi "Player of the year". "La squadra poteva essere chiamata la casa di riposo per mediocri di Ryan Nelsen", secondo Doyle. "Il TFC non ha identità, nessun giocatore che possa essere definita un'icona, nessun ethos di squadra, nemmeno un coach populista da presentare. Non c'è nulla. Zero. E' l'anno zero ogni anno".
Nelsen, l'ottavo coach a cercare di far qualcosa di buono, ha parlato di cercare di eradicare "sette anni di errori". Doyle descive i suoi risultati come "disastrosi".
Defoe, per metterla giù facile, sta finendo in un club i cui limiti sono senza limiti. Un club pieno di soldi e da un'immagine pubblica forte, ma senza nulla alle spalle, come un ovetto Kinder senza sorpresa. L'equivalente, si può dire in maniera generosa, di una squadra da ultimi sei posti nel Championship.
Forse Defoe sarà eccitato dalla possibilità di essere la stella della squadra e di poter essere colui che per primo porterà il TFC al successo. Purtroppo non è proprio andata così quando il Toronto ha ingaggiato come Designated Players l'ex nazionale tedesco Torsten Frings o l'olandese Danny Koevermans.
Invece no, tutta questa storia ruota intorno ad una borsa piena d'oro, che funziona da reminder di quanto i calciatori sappiano fare i loro conti oggi al punto di essere pronti a lasciare sul tavolo parte della loro carriera e sacrificare persino l'andare ai Mondiali, visto che sembra un po' troppo chiedere al CT Roy Hodgson di selezionare uno che non gioca più a calcio ai massimi livelli.
Hodgson non volerà certo sino in Canada per vederlo giocare al BMO Field, dove la media spettatori è scesa sino a 18.000 a partita. Hodgson è sempre stato un ammiratore di Defoe, del suo modo di apparire improvvisamente in area, della sua velocità di pensiero e di tocco a rete che lo ha fatto arrivare al quinto posto nella lista dei cannonieri di sempre del Tottenham.
Ma come incolpare il CT della Nazionale inglese di essere così poco entusiasta di fronte a scelte che mettono le priorità di un giocatore sottosopra? "Dovremo vedere [....]" ha dichiarato Hodgson parlando del possibile trasferimento prima di Natale. "Non sarà semplice dire 'Mentre sei in America non hai chance'. Ma d'altra pare non sono pronto a prendere la strada del 'Se vai in America e giochi come sai avrai un posto assicurato sull'aereo".
Hodgson in precedenza aveva raccomandato a Frank Lampard, nel caso avesse lasciato Chelsea, come sembrava lo scorso annno, che se aveva l'ambizione di giocare i Mondiali, non sarebbe stata una buona idea scegliere i Los Angeles Galaxy quale ultima fermata. Quei commenti ebbero abbastanza visibilità da poter essere un avvertimento per Defoe, per fargli comprendere i rischi - dal punto di vista sportivo - dello scendere di livello.
La MLS, come ha scritto Sir Alex Ferguson nella sua autobiografia, è troppo atletica per poter essere derisa e definita una "Mickey Mouse league". Ma Ferguson ha anche sottolineato come non ci fosse alcuna ragione calcistica per il trasferimento lì di David Beckham, sospettando che il suo ex giocatore si sia pentito. Per quanto riguarda Toronto - o "Ambitious Toronto", come la stampa inglese sembra aver deciso di definirla - avrà pure un bel po' di soldi a disposizione, ma la sua storia è inesistente, al punto da ricordare una vecchia frase di Rodney Marsh in relazione al West Bromwich Albion retrocesso nel 2003. "Hanno fatto alcuni acquisti, ma è come mettere del rossetto ad un maiale. Rimane sempre un maiale".
Defoe è stato apparentemente persuaso dal rapper Drake che il Canada fosse il posto migliore per lui rispetto ad un altro club in Inghilterra o a cercare di riprendersi il posto con un nuovo allenatore in carica agli Spurs.
L'attaccante segue la strada segnata da Danny Dichio, Carl Robinson, Rohan Ricketts, Richard Eckersley e Ronnie O'Brien, uno che è stato anche alla Juventus (zero presenze) e per un breve periodo uno dei più famorsi irlandesi al mondo per essere stato votato, in una campagna portata avanti dagli studenti, quale "Person of the Century" del Time.
La quantità di soldi in ballo è enorme, ma doveva essere così visto che questo è il momento in cui, sfortunatamente, dovremo probabilmente smettere di prendere sul serio la carriera di Defoe.
Fonte: The Guardian










































