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L'attacco del Guardian: Toronto strada senza uscita per Defoe
Scritto il 2014-01-14 da SoccerItalia su Calciomercato
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C'era un video sul sito del Toronto FC poco prima della presentazione ufficiale. La scena era quella di un tipico English cafe [...] ad un tratto ecco una serie di flash e la scritta sul monitor "It's a bloody big deal."

Lo è sicuramente dal punto di vista finanziario. Jermain Defoe infatti sarà pagato £90,000 a settimana lungo i quattro anni di contratto, una cifra che - pochi mesi dopo aver compiuto 31 anni - lo ha convinto ad arruolarsi con un club il cui nome è sinonimo di fallimento.

Un articolo del Globe and Mail, scritto dal corrispondente John Doyle, dice tutto ciò che è necessario sapere sui nuovi datori di lavoro di Defoe. "C'è un'anima autodistruttiva nella triste storia settennale del TFC" ha scritto Doyle lo scorso maggio. "FC significa 'futility club'. Allenatori e manager vanno e vengono. I giocatori vanno e vengono. Ma il TFC è bloccato. E forse l'unico modo per inquadrare la situazione è questo: quale nuovo team. quale expansion team appena nato - come era al momento della fondazione nel 2006 - è all'anno zero. E' sempre l'anno zero per Toronto."

Fino all'anno scorso il TFC era allenato da Paul Mariner, un'esperienza culminata con i tifosi in protesta con le buste in testa. Mo Johnston, un altro nome uscito dagli album della Panini, è stato allenatore e direttore sportivo, venendo nominato Trader Mo. Johnston è un altro che può essere inserito nell'elenco descritto da Doyle di quel gruppo di persone "che, francamente, sembra non sapere nulla di un club calcistico". Aron Winter, ex nazionale olandese, era l'allenatore prima di Mariner, e adesso è il turno di Ryan Nelsen, strappato via al caos del QPR destinato alla retrocessione e amico del presidente (poi licenziato), privo di qualsiasi esperienza da allenatore.

Jason de Vos, ex nazionale canadese l'ha definita "senza dubbio la nomina più bizzarra di un allenatore mai fatta in Major League Soccer".

Per quanto riguarda i risultatim il sindaco di Toronto Rob Ford non è l'unica persona a non voler mollare il posto. Il team di Nelsen ha vinto 6 partite su 34 nella stagione terminata ad ottobre, perdendone 17 e pareggiandone 11, chiudendo al penultimo posto nella Eastern Conference, lontano dai playoff. Un risultato abbastanza in linea con quello che è successo in ogni anno di vita del club. Nel 2012 il TFC ha chiuso al 19° posto su 19 club, l'anno prima 16° su 18, ma con la peggior difesa.

Nelsen ha provato a rilanciare la squadra portando a Toronto una serie di giocatori i cui nomi in molti pensavano non fossero più parte del calcio. Robert Earnshaw, 32 anni, era un free agent dopo aver lasciato il Maccabi Tel Aviv. Appresso sono arrivati Bobby Convey (30), ex Reading, Steven Caldwell, 33, dal Birmingham City, nominato quest'anno dai tifosi "Player of the year". "La squadra poteva essere chiamata la casa di riposo per mediocri di Ryan Nelsen", secondo Doyle. "Il TFC non ha identità, nessun giocatore che possa essere definita un'icona, nessun ethos di squadra, nemmeno un coach populista da presentare. Non c'è nulla. Zero. E' l'anno zero ogni anno".

Nelsen, l'ottavo coach a cercare di far qualcosa di buono, ha parlato di cercare di eradicare "sette anni di errori". Doyle descive i suoi risultati come "disastrosi".

Defoe, per metterla giù facile, sta finendo in un club i cui limiti sono senza limiti. Un club pieno di soldi e da un'immagine pubblica forte, ma senza nulla alle spalle, come un ovetto Kinder  senza sorpresa. L'equivalente, si può dire in maniera generosa, di una squadra da ultimi sei posti nel Championship.

Forse Defoe sarà eccitato dalla possibilità di essere la stella della squadra e di poter essere colui che per primo porterà il TFC al successo. Purtroppo non è proprio andata così quando il Toronto ha ingaggiato come Designated Players l'ex nazionale tedesco Torsten Frings o l'olandese Danny Koevermans.

Invece no, tutta questa storia ruota intorno ad una borsa piena d'oro, che funziona da reminder di quanto i calciatori sappiano fare i loro conti oggi al punto di essere pronti a lasciare sul tavolo parte della loro carriera e sacrificare persino l'andare ai Mondiali, visto che sembra un po' troppo chiedere al CT Roy Hodgson di selezionare uno che non gioca più a calcio ai massimi livelli.

Hodgson non volerà certo sino in Canada per vederlo giocare al BMO Field, dove la media spettatori è scesa sino a 18.000 a partita. Hodgson è sempre stato un ammiratore di Defoe, del suo modo di apparire improvvisamente in area, della sua velocità di pensiero e di tocco a rete che lo ha fatto arrivare al quinto posto nella lista dei cannonieri di sempre del Tottenham.

Ma come incolpare il CT della Nazionale inglese di essere così poco entusiasta di fronte a scelte che mettono le priorità di un giocatore sottosopra?  "Dovremo vedere [....]" ha dichiarato Hodgson parlando del possibile trasferimento prima di Natale. "Non sarà semplice dire 'Mentre sei in America non hai chance'. Ma d'altra pare non sono pronto a prendere la strada del 'Se vai in America e giochi come sai avrai un posto assicurato sull'aereo".

Hodgson in precedenza aveva raccomandato a Frank Lampard, nel caso avesse lasciato Chelsea, come sembrava lo scorso annno, che se aveva l'ambizione di giocare i Mondiali, non sarebbe stata una buona idea scegliere i Los Angeles Galaxy quale ultima fermata. Quei commenti ebbero abbastanza visibilità da poter essere un avvertimento per Defoe, per fargli comprendere i rischi - dal punto di vista sportivo - dello scendere di livello.

La MLS, come ha scritto Sir Alex Ferguson nella sua autobiografia, è troppo atletica per poter essere derisa e definita una "Mickey Mouse league". Ma Ferguson ha anche sottolineato come non ci fosse alcuna ragione calcistica per il trasferimento lì di David Beckham, sospettando che il suo ex giocatore si sia pentito. Per quanto riguarda Toronto - o "Ambitious Toronto", come la stampa inglese sembra aver deciso di definirla - avrà pure un bel po' di soldi a disposizione, ma la sua storia è inesistente, al punto da ricordare una vecchia frase di Rodney Marsh in relazione al West Bromwich Albion retrocesso nel 2003. "Hanno fatto alcuni acquisti, ma è come mettere del rossetto ad un maiale. Rimane sempre un maiale".

Defoe è stato apparentemente persuaso dal rapper Drake che il Canada fosse il posto migliore per lui rispetto ad un altro club in Inghilterra o a cercare di riprendersi il posto con un nuovo allenatore in carica agli Spurs.

L'attaccante segue la strada segnata da Danny Dichio, Carl Robinson, Rohan Ricketts, Richard Eckersley e Ronnie O'Brien, uno che è stato anche alla Juventus (zero presenze) e per un breve periodo uno dei più famorsi irlandesi al mondo per essere stato votato, in una campagna portata avanti dagli studenti, quale "Person of the Century" del Time.

La quantità di soldi in ballo è enorme, ma doveva essere così visto che questo è il momento in cui, sfortunatamente, dovremo probabilmente smettere di prendere sul serio la carriera di Defoe.

Fonte: The Guardian

Ha preso il via oggi la stagione 2015/16 della Premier League, e anche quest'anno sono tanti i giocatori americani in cerca di spazio nei vari club inglesi. Reduce da un'ottima (solo per lui però) CONCACAF Gold Cup, il portiere dell'Aston Villa Brad Guzan si riprenderà il posto, mentre Tim Howard e Geoff Cameron cercheranno di aiutare Everton e Stoke City rispettivamente a ottenere qualche buon risultato. Oltre ai veterani, ci sono però anche ragazzi molto interessanti come Gedion Zelalem, DeAndre Yedlin, e Cameron Carter-Vickers, che proveranno ad imporsi nei grandi club di cui indossano la maglia. Mancherà invece in Premier League dopo 18 stagioni consecutive l'ex portiere della Nazionale USA (84 presenze) Brad Friedel, che alla verde età di 44 anni ha deciso di ritrarsi dal calcio giocato per diventare commentatore televisivo e ambasciatore del Tottenham negli USA. Tra i suoi lasciti, il record di partite consecutive per un giocatore in Premier, ben 310, giocate con le maglie di Blackburn, Villa e Spurs. Gedion Zelalem (Arsenal). A soli 18 anni, lo spazio di crescita di questo giovane talento è enorme. Ma forse quest'anno, dopo che Arséne Wenger lo ha provato col contagocce, Zelalem dovrà dimostrare di essere definitivamente pronto per il grande palcoscenico della Premier League. Per il talentino di origini etiopi sarà anche un anno di necessaria crescita fisica, se vorrà affrontare al meglio gli avversari in Inghilterra e in Nazionale, avendo mostrato qualche limite nella recente esperienza Mondiale con l'U20 americana. Probabile per lui ancora spazio con le riserve dei Gunners. Brad Guzan (Aston Villa). Dopo aver perso il posto per un brutto errore contro il City, Guzan ha visto partire l'irlandese Shay Given e in estate ha mostrato ottime cose, al punto che il manager Tim Sherwood ha detto chiaramente che sarà lui il titolare. E per l'ex Chivas USA di lavoro ce ne sarà eccome, con un Villa che ha smantellato cedendo i migliori, a cominciare dall'attaccante Christian Benteke, e che si troverà probabilmente in lotta per non retrocedere. Tim Howard (Everton). Alla decima stagione con i Toffees, con un totale di 389 partite in blue, per Howard potrebbe essere una stagione decisiva, specie dopo aver giocato una stagione non splendida, nonostante l'anno sabbatico preso dalla Nazionale. A 36 anni e mezzo, dovrà trovare la piena forma per convincere Roberto Martinez a tenerlo sino a fine contratto (2018) e il CT USA Jurgen Klinsmann a riconsegnarli le chiavi della Nazionale. Geoff Cameron (Stoke City). Ha saltato la Gold Cup su richiesta del club (anche se Klinsmann ormai lo vede poco dopo il disastro con l'Irlanda in inverno), che voleva il suo pieno recupero dopo il lungo infortunio. Con l'arrivo del terzino destro, ex Liverpool, Glen Johnson, per Cameron probabile ruolo da centrle di difesa, specialmente con Ryan Shawcross fuori per almeno due mesi. Ma Cameron può essere utile anche in mezzo a dare copertura ad un attacco targato Barcellona e composto da Ibrahim Affelay e Bojan Krkic. Cameron Carter-Vickers (Tottenham Hotspur). Pochettino ci crede, come ha dimostrato portandolo in tour negli USA dopo averlo visto ben figurare al Mondiale U20. A soli 17 anni il difensore ha già un curriculum di rispetto, con nelle gambe già molti minuti con la prima squadra, anche se molto probabilmente quest'anno sarà ancora in gran parte con le riserve. DeAndre Yedlin (Tottenham Hotspur). Alla sua prima stagione piena con gli Spurs, la sua situazione lo vede un po' in sospeso. Probabile per lui un prestito in Premier o nel Championship per mettere minuti nelle gambe, dopo 8 mesi in cui lo si è visto solo in Nazionale. Dovesse restare, dovrà affrontare la concorrenza del titolare Kyle Walker e del vice Kieran Trippier, che ha ben impressionato in precampionato, e lo spazio sarebbe davvero poco.    

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Ancora una volta Sebastian Giovinco regala spettacolo in MLS. L'ex giocatore della Juventus, con una straordinaria tripletta (il primo su rigore), trascina il Toronto FC al successo casalingo per 4-1 sull'Orlando City (highlights), orfano di Kakà, out per un leggero infortunio. Grazie a questa larga vittoria, la franchigia canadese si arrampica al terzo posto in classifica nella Eastern Conference con 31 punti in 21 giornate, al pari di Columbus Crew e New England Revolution, che hanno però rispettivamente due e tre partite in più. La seconda piazza, occupata dai New York Red Bulls (fermati sull’1-1 da Montreal, con gli Impact che sono ancora privi di Didier Drogba, senza permesso di lavoro), è distante soltanto due lunghezze. Passano appena 12 minuti e la squadra canadese è già in vantaggio con Giovinco freddo a trasformare il rigore che lui stesso si è procurato. L'Orlando trova il pari al 17' con un sinistro a giro di Boden che sorprende Bendik. Nella ripresa si scatena la Formica Atomica e al 56' piazza la sfera nel sette con una splendida punizione dai 22 metri. Il 3-1 porta invece la firma di Warner che insacca da due passi di testa il cross di Osorio. Il punto esclamativo sul match, però, non poteva che essere messo da Giovinco che riceve palla da Cheyrou, entra in area e col sinistro infila Hall sul secondo palo. Per l'ex juventino, in vetta nella classifica marcatori, si tratta della seconda tripletta in meno di un mese. La classifica marcatori - Il numero 10 di Toronto tocca così quota 16 reti e scavalca Kei Kamara (Columbus Crew) al comando della classifica dei marcatori. "Non c'è molto altro da dire, ogni volta che lo vedi giocare è speciale", ha detto il coach Greg Vanney commentando l'ultimo show di Giovinco. Toronto sale così al terzo posto della Eastern Conference con 31 punti, a -2 dai New York Red Bulls. Solskjaer al posto di Vanney? Ole-Gunnar Solskjaer, ex attaccante del Manchester United, sarebbe in trattative proprio con il Toronto per sostituire Greg Vanney. A rivelare i contatti tra Solskjaer e Toronto è Jim Solbakken, l’agente del tecnico norvegese, senza squadra da un anno dopo l’addio al Cardiff. Le parole di Solbakken, riportate dal quotidiano norvegese ‘Dagbladet’, vengono però smentite da una fonte vicina al Toronto FC a ‘MLSsoccer.com': “Sono al 100% non vere”. Vanney ha preso il posto di Ryan Nelsen lo scorso anno, ma la sua posizione è stata messa in discussione dopo la sconfitta di sabato per 3-1 contro il New England Revolution della scorsa settimana.

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5-5-5. No, non è il famosissimo modulo di Oronzo Canà ne L'allenatore nel pallone, ma il bilancio, dopo 15 partite, di Orlando. La franchigia della Florida, alla sua prima stagione nella Major League Soccer, occupa il terzo posto nella Eastern Conference alle spalle dei New England Revolution, secondi, e del DC United. Questa notte la squadra di Ricardo Kakà ha battuto proprio la capolista, un 1-0 che porta la firma dell'ex fuoriclasse del Milan, che regala un dispiacere a Thohir, presidente dell'Inter e del DC United. LEGGI: MLS Week #17, Kakà trascina l'Orlando City al terzo posto BRAZILIAN PRIDE - Settimo gol stagionale per Kakà, leader maximo della Beautiful City. Il Purple Pride, che ad inizio stagione aveva invaso la Florida, sta aumentando sempre più, come le prestazioni del numero 10 brasiliano e le ambizioni della squadra. 4 reti nelle ultime 5 partite e un dato che mostra ulteriormente la sua importanza: quando va in gol, la squadra non perde mai. Sempre in campo dall'inizio, mai una panchina, con la fascia da capitano al braccio, idolo incontrastato di un pubblico adorante, è stato ad un passo dalla convocazione con la Nazionale per la Coppa America: ad Orlando City, ora come ora, comanda lui. VECCHI COMPAGNI - Nel 4-2-3-1 di mister Heath, Kakà gioca alle spalle dell'unica punta. Un vero numero 9 manca a questa squadra, in quanto il giovane Larin è pur sempre al primo anno tra i professionisti. Un centravanti boa che possa dare una mano in fase realizzativa. In Italia ci sono 3 vecchi compagni di Kakà ai tempi del Milan, pronti a dire ancora la loro. Il primo è Marco Borriello, in scadenza di contratto con il Genoa, che ha già provato un'esperienza all'estero, poco fortunata, al West Ham; il secondo è Alberto Gilardino, sotto contratto con il Guangzhou sino al 2016, protagonista di una stagione positiva a Firenze; il terzo è Giampaolo Pazzini, alla ricerca di un ruolo da protagonista dopo un anno passato in naftalina al Milan. Walt Disney, che in Florida ha costruito il Wat Disney Resort, diceva: "Potete immaginare, creare e costruire il luogo più meraviglioso della terra, ma occorreranno sempre le persone perché il sogno diventi realtà". A Kakà, per costruire un sogno, basta un numero 9.   Fonte: Calciomercato.com

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