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MLS Cup 2000, la prima volta di Kansas City
Scritto il 2013-12-07 da Arnaldo Selmosson su MLS
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Mentre lo Sporting Kansas City si prepara per la sua terza finale di MLS Cup (2000, 2004 e 2013), il pensiero di molti tifosi vola inevitabilmente in cerca di ispirazione all'unica vittoria del team. Per farlo dovranno andare indietro fino agli albori del millennio, quando gli allora Kansas City Wizards portarono a casa la loro prima - e al momento unica - MLS Cup.

Nel 2000 la MLS era un "mondo" completamente diverso. L'allora neo Commissioner Don Garber aveva appena deciso di attuare alcuni cambiamenti nelle regole allineandosialle norme generali della FIFA. La prima cosa a saltare furono gli shootout, che resero i pareggi una realtà  del anche del calcio americano per la prima volta dal 1974. A sostituire gli shooutout arrivarono due tempi supplementari di cinque minuti con il "golden gol". In caso di ulteriore parità  la partita si sarebbe considerata terminata. I puristi di tutto il mondo esultarono non solo per il cambiamento in se, ma perchè la volontà  della MLS e dei tifosi era quello di rendere il soccer uguale al calico che si gioca nel resto del mondo.

L'ingaggio più importante dell'anno fu quello del capitano della Germania campione del mondo, ed ex del Bayern Monaco e e dell'Inter, Lothar Mattheus, preso dai New York / New Jersey Metrostars. I  MetroStars ingaggiarono anche i colombiani Alex Comas e Adolfo Valencia, entrambi attaccanti. Altri nomi importanti furono quelli del messicano Luis Hernandez e del senegalese Mamadou Diallo ai Tampa Bay Mutiny. In particolare quest'ultimo divenne una stella della MLS, ricevendo numerose richieste dai club europei. L'apporto di Matthaeus, va detto, fu minimo. Il tedesco passò infatti più tempo a recuperare da infortuni o all'estero per impegni vari che in capo con la maglia rossonera dei Metrostars. Come lui anche il grande attaccante bulgaro Hristo Stoichkov mostò lampi di genio nei Chicago Fire, ma ebbe grossi problemi fisici.

Nella Western Conference i Kansas City Wizards si trovarono in testa alla Division grazie all'apporto di stelle quali il portiere nazionale USA Tony Meola, al miglior campionato della sua carriera, i difensori Peter Vermes (oggi coach dello Sporting KC finalista) Matt McKeon e Nick Garcia, la miglior difesa della lega. E con davanti, gli attaccanti Kerry Zavagnin, scartato dai MetroStars, e Miklos Molnar, autori di moltissimi gol, i Wizards si aggiudicarono la Division senza problemi.

La finale di MLS Cup vide affrontarsi i Kansas City Wizards, che nei playoff avevano eliminato Colorado Rapids e Los Angeles Galaxy, e i Chicago Fire del bulgaro Hristo Stoichkov e dell'ex fiorentino Lubos Kubik, che si erano imposti su New England Revolution e NY/NJ MetroStars.

La finale fu giocata il domenica 15 ottobre 2000 al RFK Stadium di Washington, davanti a 39.159 spettatori, presente anche il grande ex calciatore olandese (ed ex della NASL con LA AztecsWashington Diplomats e, per un paio di partite, NY CosmosJohan Cruyff, già  allenatore di Stoichkov nel Barça.

I Wizards si imposero 1-0 con gol di Miklos Molnar all'11' minuto, ma l'eroe della partita fu il portierone Tony Meola, titolare della Nazionale USA ai Mondiali del 1990, che salvò la propria porta in almeno dieci occasioni. Meola fu addirittura fenomenale negli ultimi dieci minuti, con interventi all'82' sull'attaccante Josh Wolff (che poi indosserà la maglai di KC nel 2003-06 e 2008-10), sul centrocampista Dema Kovalenko (all'83') e su Hristo Stoitchkov (all'86' minuto). Una serie tanto decisiva da valere a Meola il premio di MVP della finale, un onore toccato solo ad un altro portiere: nel 2009 a quel Nick Rimando che stasera difenderà i pali del Ral Salt Lake.

Kansas City divenne la terza squadra a potersi fregiare del titolo di campione della MLS, dopo D.C. United e Chicago Fire, ma la vittoria segnò anche la fine di un ciclo con il ritiro dei tre attaccanti Miklos Molnar, lo scozzese Maurice "Mo" Jhonston e Alex Bunbury (papà di Teal, che stasera sarà in campo con lo Sporting).

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Il tabellino della MLS Cup Final 2000

Kansas City Wizards vs. Chicago Fire 1-0

Marcatori:
KCW - Miklos Molnar 11'

Kansas City Wizards — Tony Meola, Nick Garcia, Chris Klein (Francisco Gomez 89), Brandon Prideaux, Peter Vermes, Chris Henderson, Matt McKeon, Preki (Uche Okafor 74), Kerry Zavagnin, Mo Johnston, Miklos Molnar

Chicago Fire — Zach Thornton, Carlos Bocanegra, Tenywa Bonseu, C.J. Brown, Chris Armas, Diego Gutierrez (DaMarcus Beasley 70), Dema Kovalenko, Jesse Marsch, Peter Nowak (Lubos Kubik 83), Ante Razov, Hristo Stoitchkov

Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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Terminato il contratto con la Fiorentina, per l'ex romanista Alberto Aquilani si aprono le porte della MLS Dal 2002 al 2009 ha vestito la maglia della AS Roma e poi quella del Liverpool, ed era considerato un potenziale fuoriclasse. Poi qualche infortunio e un po' di discontinuità gli hanno impedito di rendere all'altezza delle aspettative, portandolo a cambiare più volte squadra durante la sua carriera. L'ultima esperienza è stata alla Fiorentina, dove Aquilani è rimasto tre anni. Sotto la guida di Vincenzo Montella sembrava potersi rilanciare definitivamente, ma anche stavolta è finita con un addio. Adesso Alberto Aquilani è svincolato e alle Baleari con la famiglia attende la chiamata giusta, che pare in arrivo dal Canada. Secondo quanto raccolto da Sportmediaset il centrocampista, svincolatosi dopo tre stagioni alla Fiorentina, si avvia a vestire la maglia del Montreal Impact, club di Joey Saputo che ha in squadra già un altro italiano: Marco Donadel, e dove hanno già giocato gli italiani Nesta, Di Vaio, Corradi, Pisano, Pesoli e Ferrari. Per lui è pronto un contratto biennale, a breve la risposta definitiva. Sul tema è intervenuto l suo agente, Andrea D’Amico, colui che ha portato Sebastian Giovinco a Toronto. Aquilani-Mls, c’è chi parla già di trattativa in stato avanzato. Come stanno le cose? “E’ una possibilità, ma non l’unica. Non è ancora concluso nulla. Si sta discutendo, al momento ci sono stati solo dei colloqui informali”. Quindi c’è ancora la possibilità che possiate prendere in esame altre soluzioni? “Sì, stiamo valutando un po’ di proposte. Si tratta di un giocatore che ha ricevuto tante richieste, ma è normale date le sue qualità”. Si è tanto discusso anche di un interesse della Roma in questi ultimi giorni. “Con la AS Roma non è stato avviato alcun tipo di discorso. Sono solo voci”.   Cosa sarà decisiva ai fini della sua scelta definitiva?  “Vuole sentirsi al centro di un progetto, questo farà la differenza”.

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La Fiorentina starebbe seguendo tre giocatori della Major League Soccer secondo Calciomercato.com. Però ora la voce si è diffusa solo come "report" negli USA e siamo quindi in attesa di notizie dagli Stati Uniti dove sono mediamente più affidabili per gli affari del campionato rispetto ai nostri media. I tre giocatori in questione sarebbero Michael Stephens, Erik Palmer-Brown e Amobi Okugo. Palmer-Brown, classe '97, difensore centrale degli USA U20 che ha già esordito nella MLS piace anche alla Juventus e si parlava di un'offerta superiore al milione. Amobi Okugo, nato nel 1991, è un mediano (o difensore centrale) americano ex Philadelphia e ora all'Orlando City. Per lui oltre 120 partite nella MLS. Michael Stephens è un nome un po' strano da sentire dato che al momento ci sono un bel numero di giocatori migliori e più giovani di lui in mezzo al campo. Conta comunque 100 presenze in campionato ma poche da titolare, classe '89. Il General Manager di Orlando ha commentato così le voci su Okugo: "Ho visto gli articoli ma sono solo voci al momento. Fino a quando qualcuno ci contatta restano solo voci".

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