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Interamericana, quando DC battè il Vasco de Gama
Scritto il 2013-12-05 da Franco Spicciariello su History
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Il 5 dicembre 1998 il DC United recuperò lo svantaggio dell'andata aggiudicandosi con una vittoria nel match di ritorno contro il Vasco de Gama la Copa Interamericana, prima - e ad oggi ancora unica (se escludiamo l'allora CONCACAF Champions Cup) - affermazione internazionale di un team MLS.

La Copa Interamericana

Lo spunto arrivò dall’Intercontinentale. Se esisteva già una competizione per stabilire chi fosse la regina del mondo tra i campioni d’Europa e quelli del Sud America, ci poteva essere, anzi doveva essercene una che eleggesse la miglior squadra dell’intero continente americano.

Nasceva così nel 1968 la Copa Interamericana. Una competizione voluta soprattutto dalla Concacaf che per affermare il suo status di terza confederazione mondiale, era riuscita a concordare con la Conmebol l’organizzazione di una sfida che riecheggiasse quella che la confederazione del Sud America aveva organizzato con l’Uefa, la Coppa Intercontinentale appunto.

L’Interamericana opponeva i campioni del Nord America (Concacaf) a quelli del Sud America (Conmebol). La prima sfida tra i vincitori della Coppa dei Campioni nordamericana e i detentori della Libertadores mette di fronte i messicani del Toluca agli argentini dell’Estudiantes.

Ma quella che sulla carta poteva essere una competizione dal futuro molto interessante (c’era già chi paventava la possibilità di trasformare l’Intercontinentale nella sfida tra le vincitrici della Coppa dei Campioni europea e dell’Interamericana) incontra da sùbito grandi problemi. Gli stessi che caratterizzavano l’Intercontinentale: la difficoltà di conciliare i pochi spazi liberi lasciati dai calendari nazionali e internazionali con le esigenze delle squadre e degli organizzatori del torneo.

Problemi che si manifestarono sin dalla prima edizione, quella che avrebbe dovuto essere giocata nel 1968, che vide Estudiantes e Toluca affrontarsi solo nel febbraio 1969: i messicani perdono 2-1 in casa ma vanno a vincere a Buenos Aires, per poi crollare nello spareggio di Montevideo (0-3). Per conoscere i successori degli argentini bisognerà aspettare tre anni. Il 15 luglio 1972 il Cruz Azul e il Nacional Montevideo, campioni continentali 1971, scendono in campo allo stadio Azteca di Città del Messico per la finale di andata, per poi disputare il ritorno al Centenario di Montevideo ben quattro mesi più tardi. Nel 1974 Independiente e Muncipal giocano andata, ritorno e spareggio nello stadio Mateo Flores di Città del Guatemala, un anno più tardi le ptre partite si giocheranno a Caracas.

Dire che la competizione fatica ad affermarsi è un eufemismo. Non solo. Le difficoltà organizzative compromettono anche la valenza tecnica del torneo: nella terza e nella quarta edizione sia andata che ritorno si disputano in casa dei campioni del Nord America, anche se lo svantaggio non impedisce agli argentini dell’Independiente di trionfare in entrambe le occasioni.

L’egemonia delle sudamericane viene spezzata nel 1978 quando i messicani dell’America superano in tre partite il Boca Juniors. Esito imprevedibile dopo che il Boca alla Bombonera aveva vinto 3-0 la finale di andata, per poi perdere 1-0 il ritorno e 2-1 lo spareggio, entrambi giocati all’Azteca.

Nell’albo d’oro dell’Interamericana non compare il successo ottenuto dall’America sul Peñarol nella finale del 21 aprile 1988 a Los Angeles, dove i messicani superano 5-4 ai rigori il club uruguagio.

Dispute a livello organizzativo trasformano l’evento in una nuova competizione, ribattezzata, con umorismo involontario, la “Copa Confradernidad”. Che i confronti tra nord e sudamericane non fossero propriamente amichevoli lo conferma anche la finale del 1991 tra i paraguayani dell’Olimpia e i messicani dell’America. Al 50′ della gara di ritorno a Città del Messico, scoppia una megarissa che costringe l’arbitro a sospendere la partita e a riprenderla solo dopo lasciato le squadre in dieci e cacciato l’allenatore dei messicani Carlos Miloc, colpevole di aver preso a pugni e calci un giocatore paraguayano. La rissa e la condotta violenta del tecnico non impediranno all’America di conquistare il trofeo per la seconda volta nella sua storia, mentre Miloc verrà immediatamente esonerato.

Il trionfo del DC United

Oltre all’America solo altre due squadre della Concacaf furono capaci di prevalere sui rivali sudamericani: l’UNAM e il DC United. E il trionfo del club Usa nel 1998 (vai al tabellino) coincide con quella che sarà l’ultima edizione del torneo, visto che dall'anno successivo le squadre messicane iniziano a partecipare alla Copa Libertadores.

I rossoneri di Bruce Arena scendono in campo con forse la migliore compagine dela propia breve storia, con Preshus all'andata e Scott Garlick al ritorno in porta. In difesa i nazionali Eddie Pope, Carlos Llamosa e Jeff Aggos; centrocampo aggressivo e tecnico con l'attuale allenatore Ben Olsen a coprire, John Harkes, Richie Williams e Tony Sanneh, "El Diablo" Marco Antonio Etcheverry  a creare occasioni per un attacco composto dal top scorer Jaime Moreno e dall'ex genoano Roy Lassiter, detentore del record di gol stagionali in MLS (27, nel 2006) al pari di Chris Wondolowski.

Il Vasco de Gama schiera Carlos Germano, Flavinho, Odvan, Henrique, Luizinho, Nasa, Felipe, Osmar Donizette, Gian, Guilherme (Vagner al ritorno) e Luizao.

Il Vasco vince il match di andata al RFK Stadium di Washington (DC) a novembre, con un gol del centrocampista Felipe. Il ritorno si gioca  in America invece che in Brasile. Le due squadre scendono in campo al Lockhart Stadium di Fort Lauderdale, Florida, col Vasco reduce dalla sconfitta per 2-1 col Real Madrid nella finale di coppa Intercontinentale.

Partita brutta, con l'arbitro che fa fioccare cartellini gialli nei primi 15 minuti. Il DC United pareggia lo svantaggio dell'andata al 34' col centrocampista Tony Sanneh. L'alenatore del Vasco cerca di cambiare le cose nel secondo tempo togliendoJuninho Pernambucano (visto in questa stagione, senza troppo successo, con la maglia dei New York Red Bulls) e l'attaccante Luizão mettendo dentro Guilherme e Vitor. Ma è ancora DC ad andare in gol al 77' col difensore Eddie Pope, che regala la sorprendente vittoria agli statunitensi nell'ultima edizione mai giocata della Copa Interamericana,

L'albo d'oro della Copa Interamericana

1969 Non disputata
1970 Non disputata
1971 Cruz Azul-Nacional Montevideo 1-1 1-2
1972 Olimpia-Independiente 1-2 0-2
1973 Non disputata
1974 Municipal-Independiente 0-1 1-0 2-4
1975 Atlético Español-Independiente 2-2 0-0 2-4
1976 Non disputata
1977 Boca Juniors-America 3-0 0-1 1-2
1978 Non disputata
1979 FAS-Olimpia Asuncion 3-3 0-5
1980 UNAM-Nacional Montevideo 3-1 1-3 2-1
1981 Non disputata
1982 Non disputata
1983 Non disputata
1984 Non disputata
1985 Defense Force-Argentinos Jrs 0-1
1986 Alajuelense-River Plate 0-0 0-3
1987 Non disputata
1988 Olimpia-Nacional Montevideo 1-1 0-4
1989 Atl. Nacional Medellin-UNAM 2-0 4-1
1990 Olimpia-America 1-1 1-2
1991 Puebla-Colo Colo 1-4 1-3
1992 Non disputata
1993 Dep.Saprissa-Universidad Catolica 3-1 1-5
1994 Cartaginés-Velez Sarsfield 0-0 0-2
1995 Dep.Saprissa-Atl. Nacional Medellin
2-3
1996 Non disputata
1997 Non disputata
1998 DC United-Vasco da Gama 0-1 2-

La CONCACAF ha reso nota la lista, ed aprendola al voto dei tifosi, la lista dei candidati alla terza edizione del CONCACAF Awards, assegnato ai migliori giocatori, allenatori, arbitri e al miglior gol dell'anno passato. Molta la MLS presente, a cominciare da un trio di giocatori quali l'attaccante dei Seattle Sounders Clint Dempsey, il rookie dell'Orlando City Cyle Larin, e il centrocampista della nazionale USA e del Toronto FC Michael Bradley, tutti in corsa per il premio di Male Player of the Year. Ma ci sono anche i messicani Javier 'Chicharito' Hernandez, Andrés Guardado, Jesús 'Tecatito' Corona, Oribe Peralta e Hirving Lozano VOTA: 3rd Annual CONCACAF Awards Tre candidati MLS anche per il portiere dell'anno: dalla Philadelphia Union Andre Blake, dal D.C. United Bill Hamid e dal Montreal Impact Evan Bush, cui si aggiungono i connazionali che giocano in Premier League, Tim Howard (vincitore lo scorso anno) e Brad Guzan, e il panamense ex Cagliari e LA Galaxy Jaime Penedo. Due i candidati MLS al premio Coach of the Year: Caleb Porter, vincitore della MLS Cup coi Portland Timbers, e Jesse Marsch, vincitore del Supporters' Shield coi New York Red Bulls, affiancati dal CT della Nazionale USA; Jurgen Klinsmann. Demar Phillips (Real Salt Lake), Matt Besler (Sporting KC) e Roman Torres (Seattle Sounders) sono candidati al Top 11, come anche i centrocampisti Dax McCarty (New York Red Bulls) e Bradley, e gli attaccanti Dempsey, Kei Kamara (Columbus Crew SC) e l'ex juventino Sebastian Giovinco(Toronto FC). I CONCACAF Awards si basano sul voto di tifosi, nazionali, allenatori, capitani e giornalist, divisi in percentuali uguali.

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Dopo aver onorato per anni unicamente le stelle di Redskins, Senators, Nationals, Capitals, Wizards, la Washington D.C. Sports Hall of Fame vedrà finalmente un giocatore del D.C. United essere nominato nei suoi ranghi, con tanto di cerimonia il 17 luglio prima del match Nats-Pirates e con un banner commemorativo al Nationals Park (stadio di baseball). E il DCU non poteva che entrare nella HoF se non con la stella più lucente della sua storia: "El Diablo", Marco Etcheverry, vincitore coi rossoneri di 3 MLS Cup (1996, ’97 e ’99), una US Open Cup (’96), una CONCACAF Champions’ Cup e una Copa Interamericana (1998), oltre ad essere nominato MLS MVP nel 1998. Sarà il terzo personaggio nella HoF legato al calcio, dopo il coach della Howard University James ‘Ted’ Chambers e l'ex allenatore dei NY Cosmos e della Nazionale USA Gordon Bradley. “Ha fatto così tanto per me, per la squadra e per il calcio di questo paese", disse nel 2004 - in occasione dell'addio al calcio del giocatore - Bruce Arena, ex coach del DC United e oggi ai LA Galaxy. “Non credo che le persone riusciranno a capire... Non vedremo un giocatore così in MLS per molti anni a venire". E Arena fu profeta. LA STORIA Ottimo dribbling e tecnica sopraffina, Etcheverry è cresciuto nell'Academia Tahuichi, forse il più grande serbatoio di calcio giovanile del Sudamerica. Ha fallito il tentativo di sfondare in Europa (è stato solo per pochi mesi nell'Albacete, in Spagna), ha però trascinato la Bolivia alla - fino ad oggi almeno - sua ultima partecipazione ai Mondiali, a USA 1994, in cui però giocò solo 5 minuti per un'espulsione per fallaccio di reazione su Lothar Matthaeus all'esordio. Ma sempre con la Nazionale boliviana (13 gol in 71 partite) nel 1997 sfiora la vittoria nella Copa America casalinga, perdendo in finale col Brasile. Due anni dopo i Mondiali ecco lo sbarco in America, dove Marco Antonio Etcheverry scrive la storia degli albori della Major League Soccer, rendendo il D.C. United una potenza della nuova lega. In 191 match a Washington D.C. “El Diablo” segna 32 gol, piazzando 101 assist, la gran parte dei quali per il suo connazionale, il centravanti Jaime Moreno, a lungo top scorer assoluto della MLS. Oltre ai due boliviani, lo United dell'epoca presenta molti giocatori di buon livello: John Harkes (che giocò anche con lo Sheffield Wednesday), Eddie Pope, Jeff Agoos, Roy Lassiter (recordman di gol in una stagione MLS con 27, meteora al Genoa) e Raúl Díaz Arce, per nominarne alcuni, ma è Etcheverry la vera spinta di un motore inarrestabile. Un'avventura di successo quella col DCU, iniziata però molto male. “Iniziammo col piede sbagliato", ha [in realtà 7 delle prime 9, NdR]. Eravamo una buona squadra, con un buon allenatore, ma non stava funzionando nulla. Fossimo stati in un altro paese sarebbe crollato tutto. Fu dura, ma alla fine vincemmo la MLS Cup 1996, mostrando di essere i migliori”. Molti non ricordano quella che ad oggi rimane la più incredibile vittoria di una squadra americana, e cioè la oggi defunta Copa Interamericana nel 1998, che metteva di fronte i vincitori della Copa Libertadores contro quelli della CONCACAF Champions’ Cup. E il D.C. fu capace di superare per 2-1 tra andata e ritorno il Vasco de Gama, che presentava gente quale Mauro Galvão, Donizete, Guilherme, Luizão e un giovane Juninho Pernambucano (finito in seguito ai NY Red Bulls nel 2013). LEGGI: Interamericana, quando DC battè il Vasco de Gama “Eravamo in qualche modo diventati il miglior team delle Americhe battendo il Vasco de Gama che aveva appena perso la finale di Coppa Intercontinentale con il Real Madrid. Mostrammo di essere ad un livello più alto", ricorda Etcheverry, che insieme ad un gruppo di grandi giocatori, americani e stranieri, ha seminato la rinascita del calcio in America dopo il crollo della NASL all'inizio degli anni '80. "Quando arrivai in America non c'erano campi né stadi per il calcio. Oggi vedi campi ovunque e sempre pieni. C'è grande passione per il calcio negli USA. Facemmo il lavoro sporco insieme a ‘El Pibe’ [Carlos Valderrama], [Jorge] Campos, [Roberto] Donadoni – giocatori straordinari. Ma alla fine nessuno di noi lavora in MLS oggi sì da continuare ad ispirare talenti", spiegò a FIFA.com. Oggi Etcheverry vive in West Virginia, ed è rimasto rossonero: "Questo è il mio club. Il mio cuore e la mia anima saranno sempre col DC United”. LA SCHEDA Bolivia. Santa Cruz de la Sierra, 26 settembre 1970 • Ruolo: attaccante • Squadre di appartenenza: 1985-87: Academia Tahuichi; 1987-89: Destroyers; 1990-91: Bolívar; 1991-92: Albacete; 1992: Bolívar; 1993-94: Colo Colo; 1995: América Calí; 1996-97: DC United Washington; 1997-98: Barcelona (Ecuador); 1999: DC United Washington; 2000: Oriente Petrolero; 2001: DC United Washington • In nazionale: 70 presenze e 13 reti (esordio: 22 giugno 1989, Bolivia-Cile, 0-1) • Vittorie: 2 Campionati boliviani (1991, 1992), 1 Campionato cileno (1993), 1 Campionato ecuadoregno (1997), 3 Campionati statunitensi (1996, 1997, 1999)

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