Al Fort Greene Park di Brooklyn, nelle ore prima del tramonto, c'è sempre un gruppo di giocatori tra i 14 e i 50 pronti a darsi battaglia su più campi da cacio. Gente di tutte le nazionalità: ispanici, giamaicani, ecc. Quasi tutti indossano maglie replica di Manchester United, Barcellona, Hertha Berlino, Anderlecht, e club di Colombia, Costa d'Avorio, Inghilterra, Mozambico, Sudafrica e Svezia.
Nessuno indossa maglie di squadre della Major League Soccer (MLS), ma forse un giorno lo faranno.
Il New York City F.C., franchigia calcistica nata dall'unione delle volontà del Manchester City, la cui proprietà ha base ad Abu Dhabi, e dei New York Yankees, scenderà in campo in città nel 2015. La franchigia è stata avviata formalmente lo scorso maggio, quando le due parti hanno trovato un accordo con la MLS per un investimento da $100 milioni per l'acquisto di quella che la lega aveva chiamato NY2 — e cioè i diritti sulla seconda franchigia nell'area di New York
Ferran Sorriano, il chief executive catalano del Manchester City, club inglese fondato 133 anni fa con lo scopo di "dare alle persone sollievo nella vita" e oggi sovvenzionato dalla famiglia reale di Abu Dhabi, ha volato sopra l'Atlantico per stringere la mano col presidente degli Yankees, Randy Levine.
Ad oggi si sa poco del NYCFC, squadra numero 20 della MLS, club con un sito e una data di lancio, ma ancora senza giocatori, simbolo e campo dove giocare. Su quest'ultimo si sono sentite notizie contrastanti su un possibile nuovo stadio da costruire nel Queens, a Flushing Meadows, oppure nel Bronx, mentre ad inizio agosto si è parlato di un possibile adattamento della struttura del Pier 40 a Manhattan.
I potenti proprietari del NYCFC hanno ingaggiato l'ex centrocampista del Manchester City Claudio Reyna quale frontman del progetto, ed è probabile che il nuovo team giochi in biancoceleste, incoraggiando l'idea di essere u satellite transatlantico del club inglese.
Don Garber, il commissioner della Major League Soccer, ha descritto il lancio del NYCFC come "uno sviluppo che trasformerà" il calcio negli Stati uniti, e ha dichiarato di sperare nella nascita di una rivalità intensa con i NY Red Bulls, l'altra squadra di NY.
Dalla sua nascita, che data 1993, la MLS è cresciuta da 10 a 19 squadra, con altre cinque da aggiungere entro il 2020. La Nazionale USA ha partecipato agli ultimi sei Mondiali ed ha vinto quattro delle ultime sette Gold Cup. Le presenze alo stadio sono cresciute continuamente, e due anni fa la MLS ha firmato un contratto triennale con la NBC da $10-12 milioni a stagione.
Certo, l'idea che il calcio top non abbia ancora raggiunto gli USA è assai diffusa. 1ualche mese fa è stato chiesto a José Mourinho, manager del Chelsea e forse l'allenatore più famoso al mondo, cosa avesse detto al centrocampista Frank Lampard quando questi stava considerando la possibilità di un trasferimento in MLS, dove avrebbe ricevuto un trattamento da stella. "Non andare a giocare in America", Mourinho dice di avergli detto. "Tu sei un giocatore che ha bisogno di competere ogni settimana ai massimi livelli. Sei un giocatore che ha bisogno di competizione vera".
Il pubblico calcistico americano è così infatuato della Premier League che la NBC ha deciso di spendere $250 milioni in tre anni per trasmetterne le partite. La paura della MLS è che nonostante il lancio del NYCFC offra la possibilità di incanalare questo amore americano per il calcio inglese nel tentativo di attirare nuovi fans, il rischio è che la MLS possa venire sommersa dall'alluvione di storie e notizie in arrivo dalla Premier League.
Jon Miller, presidente della programmazione della NBC Sports, insiste sul fatto che il pacchetto Premier League si implementerà con quello MLS, presentando una sempre maggior offerta di calcio, e dando la possibilità di promuovere la MLS all'interno dei match inglesi. Inoltre, ha aggiunto Miller, "la NBC è molto contenta della relazione con la MLS ed interessata ad allungare l'attuale contratto, che termina nel 2014".
La questione più pressante per il NYCFC al momento però è essere sicuro di avere dei tifosi sugli spalti quando scenderà in campo nel 2015. Il sito del club invita i newyorkesi a postare foto su Twitter dei posti preferiti per giocare a calcio con l'hashtag #OurCityOurGame. Uns egno dell'intenzione del NYCFC di connettersi con i fans del posto.
Patrick Dodd, un artista francese che gioca spesso a Fort Greene Park, dice che molto dipenderà da dove il NYCFC finirà a giocare e dal costo dei biglietti. "Se c'è uno stadio di facile accesso potrei andare, ma certo non spenderò $100 o nulla di simile". Javier Leon, studente di architettura con indosso sempre uja ,aglia del Manchester United, si dice pronto a sostenere il NYCFC, se questo giocherà un bel calcio e si dimostrerà serio nel tentativo di diventare un palcoscenico per i talenti locali. "Voglio vedere una stella partire da New York. Il talento qui c'è".
"Spero che il NYCFC realizzi quanto talento c'è qui", dice Eric Beard, capo redattore del sito A Football Report, con 275,000 seguaci su Tumblr accumulati in appena quattro anno. "Solo sfruttando il Queens, se fai crescere bene i ragazzi puoi mettere in piedi un team di gran classe in pochi anni".
Beard vuole vedere il NYCFC focalizzarsi seriamente sui giovani locali e la loro crescita invece che sull'acquisto di grandi nomi. Questa però potrebbe non essere una scelta visti gli stretti paletti posti dalla MLS per salary cap e possibilità di acquisto giocatori. Tutto molto diverso dal Manchester City.
Ma Matt Pape, uno scrittore e anche allenatore di giovani calciatori, originario del Wisconsin, ha qualche dubbio che il calcio USA possa superare quello europeo. "Molti dei ragazzi che alleno avrebbero problemi a nominare un giocatore della MLS. Conoscono Lionel Messi e la Champions League. Non vanno a vedere i Red Bulls. Il calcio in America è inteso come giocato".
Pape è un tifoso del Manchester City da quando ha passato un anno in Inghilterra negli anni'90, molto prima che il club potesse permettersi certe spese. Va sempre a vedere le partite con altri Citizens al Mad Hatter sulla Third Avenue, a Manhattan. E gioca ogni volta che può al Bushwick Inlet Park di Brooklyn, con vista sulla skyline di Manhattan, circondato da ragazzi con capigliature trendy e pettorali scolpiti. E nessuno di loro indossa maglie MLS.
Pape ha vissuto in prima persona tutta la crescita del calcio egli USA, Si ricorda dei giorni in cui guardava "Soccer Made in Germany", trasmissione della PBS - il servizio pubblico negli USA - che andava in onda la domenica sera nel periodo 1976/1988, che presentava gli highlights dei club tedesco occidentali.Poi ha iniziato a guardare vecchie cassette della grande Ajax degli anni '70 a seguito di un soccer camp in Wisconsin gestito da Bob Gansler, allenatore americano nato in Ungheria che ha guidato gli USA ai Mondiali del 1990.
Il dilemma per Pape è che mentre tifa per il Manchester City nel calcio, è anche un fan dei NY Mets nel baseball, e come ogni altro fan dei Mets odia gli Yankees. Per lo stesso motivo, sottolinea, nessun tifoso del Manchester United è possibile che possa diventare un fan del NYCFC. Eric Beard, cresciuto a Boston, è chiaro nel dichiarare di non poter tifare nulla che abbia a che fare coi NY Yankees — "Non potrei mai farlo" - aggiungendo di aver parlato con molti fan dei Mets, pronti a diventare tifosi dei Red Bulls.
Per ora, Pape non sa se diventerà tifoso del NYCFC quanto lo è del club di Manchester. "Andrò alla prima partita e vedrò come evolve naturalmente la cosa. Vediamo che succede".
Per qunto riguarda la possibilità che il club di New York riesca ad adottare la cultura calcistica del 133enne genitore, Pape crede ci vorrà del tempo. Negli anni duri in cui il Manchester City veleggiava nelle divisioni inferiori - tra '80 e '90 - i suoi fans usavano cantare un inno di devozione per la loro squadra: "I'm City till I die! I'm City till I die! I know I am. I'm sure I am. I'm City till I die!"
Pape non crede che quel tipo di sostegno per la 20° franchigia MLS possa arrivare in breve tempo. "Chi mai potrebbe cantare 'NYCFC till I die' così, improvisamente? Sarà un processo lento".
Fonte: AlJazeera America










































