SPORT
Esclusivo. Intervista ai Borough Boys di New York
Scritto il 2013-11-19 da Dario Torrente su NASL, USL, MISL
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Gli Usa, paese di grande cultura sportiva non ha avuto mai cultura del tifo come avviene in Europa e nel resto del mondo non sono nel calcio ma spesso anche negli altri sport.

Le popolari mascotte sono spesso figure stipendiate dalla società quando non cani sciolti, con l’unica eccezione dello sport universitario che per via della vita degli studenti universitari che vivono la vita dell’istituto dove studiano ventiquattro ore su ventiquattro sentono molto l’appartenenza alle proprie squadre sportive.

Il soccer, forse per via della sua natura internazionale e per via dei molti immigrati che nei decenni hanno supportato lo sport più bello del mondo fin dai tempi in cui veniva disprezzato e classificato come sport etnico fa storia a se fin dai tempi di NPSL ed USA, quando i giornali sportivi a volte mettevano in risalto le intemperanze del pubblico forse anche per screditare il soccer facendo credere all’americano medio che fosse uno sport che portava violenza, In ogni caso dopo le manifestazioni di tifo più o meno organizzato avvenute negli anni ’70 a New York ed altre città della NASL con maggiore affluenza, Seattle su tutte, nei tempi attuali sia in MLS che nelle leghe minori ci sono gruppi di tifosi organizzati sulla falsariga di quelli europei e sudamericani.

Per questa ragione e per farci un’idea sulla realtà americana abbiamo intervistato l’italo-americano Nick Laveglia, capo dei Borough Boys, gruppo nato per supportare il soccer nella città di New York e diventata poi la fazione più numerosa al seguito dei rinati Cosmos.

Come ti sei innamorato del soccer? Eri un fan dei Cosmos negli anni di gloria?

La mia famiglia ha sempre amato il soccer, mio fratello giocava quando era piccolo ed io andavo sempre a vederlo. Non ho mai giocato a livello agonistico, giusto al parco, mi piaceva tantissimo!

La mia famiglia era tifosa dei Cosmos negli anni ’70 e primi ’80 ma essendo nato nel ’79 ero troppo piccolo per ricordare qualcosa, ricordo però che avevo una magliettina dei Cosmos da bambino

Come ti è venuta l’idea di fondare i Borough Boys? Dove e quando sono nati ufficialmente

L’idea di fondare i Borough Boys nacque online, un gruppo di persone parlava sopra un message board riguardo ipotesi concrete che i proprietari dei New York Mets stessero cercando di fondare una franchigia pro soccer a Queens. Volevamo essere di aiuto perché sentivamo che c’era il bisogno di un’altra squadra di calcio nella zona ad est dell’Hudson. Pensavamo che una squadra a Queens (o qualsiasi altro dei borghi) sarebbe stata una grande idea visto che in quell’area ci sono tanti appassionati di calcio che non seguono i Red Bulls e pensavamo che questo avesse molto a che fare con l’area. Siamo nati in un bar chiamato Breffini, che non esiste più. Era situato nel Sunnyside che è una frazione di Queens.

Da quanto ho capito i Borough Boys sono un gruppo di tifosi che supportano il soccer nell’area della città di New York, avete supportato altre squadre prima di seguire la seconda incarnazione dei Cosmos?

Direi proprio di si, siamo stati un po dappertutto. Quando abbiamo fondato tutto questo volevamo una squadra nell’area dei cinque borghi, ma volevamo anche che la squadra fosse un qualcosa nella quale la città può riconoscersi. Abbiamo provato ad aiutare molteplici cordate di imprenditori dando loro i giusti contatti nella politica che ci eravamo costruiti negli anni. Nei nostri 6 anni di esistenza ci sono stati molteplici tentativi di portare una squadra professionista in quest’area e noi li abbiamo supportati tutti perché volevamo veder crescere il soccer.

I Cosmos si sono rivolti a noi subito dopo che il marchio era stato comprato da Peppe Pinton e cominciammo a parlarne in giro per sentire i riscontri dei fans del soccer con cui eravamo in contatto. Gli appassionati di New York erano più interessati ai Cosmos che non al resto, nel concreto quando parlavamo di una nuova squadra in MLS la gente era eccitata ma in maniera passiva, ma quando chiedevi loro :”Cosa ne pensi di un possibile ritorno dei Cosmos?”. La risposta era prontamente :”Farei l’abbonamento!”. Cominciammo ad accorgerci che il marchio dei Cosmos aveva ancora un gran peso in questa città e che molti newyorkesi volevano vederli tornare. Questo per noi significa molto perché siamo tutti di New York e se allo stesso tempo volevamo una squadra preferibilmente nell’area dei cinque borghi e nella massima serie, sarebbe stato fondamentale che fosse un qualcosa nel quale i newyorkesi avrebbero potuto riconoscersi e seguire con passione, una squadra con una vera identità newyorkese e nient’altro, New York e basta….e storicamente i Cosmos sono tutto ciò.

Ho visto che oltre voi esistono altri gruppi di tifosi, puoi dirci qualcosa di loro e che rapporti avete?

La Banda del Cosmos porta avanti una cultura del tifo di stile sudamericano, mentre i Sagans Army sono come noi, più europei. Cooperiamo assiduamente con entrambi i gruppi e spesso ci incontriamo per assicurarci che ci sia una bella atmosfera alle partite. New York è un crogiuolo dove differenti culture vivono e lavorano insieme, la nostra squadra dovrebbe essere come siano noi sugli spalti. Stiamo cercando di diventare il primo gruppo di tifosi che mischia realmente i vari stili per una stupenda celebrazione dello sport. Non è facile ma fortunatamente i gruppi sono tutti d’accordo.

Quali sono le attività principali dei Borough Boys?

Supportiamo i Cosmos organizzando eventi anche al di fuori della partita ma tutti i nostri sforzi sono indirizzati a supportare i New York Cosmos. Facciamo anche volontariato e beneficienza perché ci piace aiutare quando si può.

Pensi che i Cosmos stiano facendo un buon lavoro per portare la gente allo stadio?

Assolutamente si, i Cosmos supportano molto organizzando servizi gratuiti di navette dalla stazione ferroviaria di Long Island, e questo ha un’importanza capitale. La sensazione che percepisco è che la gente preferisce usare la LIRR (stazione ferroviaria di Long Island ndr) e le navette, e su questo i Cosmos ci stanno aiutando molto

Nel 2015 una nuova franchigia, il NYC F.C. arriverà in MLS grazie al Manchester City ed i New York Yankees,cosa ne pensate? E come pensate che cambieranno le cose per i Cosmos?

Il Manchester City è un club prestigioso focalizzato sul vincere trofei, sono sicuro che metteranno in campo una bella squadra, pero spero che riconosceranno che se vogliono espandere il potenziale del loro marchio devono capire che New York e Manchester sono due città differenti ognuna con la sua identità, spero che il club che lanceranno tenga conto di questo che abbia un’identità che rappresenti la nostra grande città. Non so cosa significherà questo per i Cosmos ma penso che ci saranno molti capitoli da scrivere ancora

Tu sei italo-americano, tifi qualche squadra italiana? Se si quale?

La mia squadra è la Salernitana,la mia famiglia viene da un piccolo paese vicino Salerno chiamato Sanza e per questo ho adottato la squadra di Salerno come mia, ora siamo in Lega Pro prima divisione ma spero che riusciranno ad essere promossi in due anni.

Sei soddisfatto dell’affluenza all’Hofstra Stadium? Pensi che manterrà il passo?

L’Hofstra va bene nel breve termine, non sono sicuro che una squadra potrebbe sopravvivere qui per molto tempo però. Detto questo il posto è importante per i fans del soccer e dialoghiamo molto con la sicurezza prima della partita per assicurarci che non ci siano problemi

Puoi dirci cosa c’è dietro la preparazione di una partita e tutto il lavoro durante la settimana?

A metà settimana i capi dei vari gruppi si incontrano per decidere sui cori da fare e quando cantarli. Solitamente dividiamo il tempo tra i vari gruppi per lanciare i propri cori e gli altri a turno li seguono. Il giorno della partita molti dei nostri ragazzi vengono allo stadio prima per sistemare bandiere, striscioni ed organizzare il tifo, ci vogliono 45 minuti buoni per far diventare la curva come si deve, poi interagiamo coi nostri membri, vendiamo sciarpe e abbiamo il tempo per bere una birra.

I nostri membri lavorano ed alcuni di loro hanno famiglia, lo facciamo per passione ed amore per lo sport così durante la settimana spesso le nostre notti sono riempite da telefonate e chiamate su skype per pianificare la settimana successiva.

Andate anche in trasferta?

Una delle poche cose brutte degli Usa è che sono molto grandi, ed attualmente la squadra più vicina è a 9 ore di auto, così diventa un po’ impossibile andare in trasfera su basi settimanali

Sono riuscito ad andare in Carolina quest’anno a vedere i Cosmos ma è difficile organizzare un viaggio del genere coinvolgendo molta gente visto che il più delle volte vuol dire prenotare biglietti aerei ed alberghi. L’anno prossimo i Virginia Cavalry entreranno in lega e sono a 4/5 ore di strada. Dovremmo essere capaci di organizzare un bus pieno di tifosi per quella partita.

Quanti di voi erano ad Atlanta per il Soccer Bowl? Cosa pensi degli Atlanta Ultras?

Vincere il Soccer Bowl è stato incredibile, una sensazione stupenda ed indescrivibile per tutti i fans che hanno aspettato tutti questi anni che una squadra newyorkese fosse vincente. Io ero presente ed eravamo circa in 300. Gli Atlanta Ultras hanno attitudine e passione ma sono un po’ di parte e penso che i nostri tifosi hanno cantato di più

(Dario Torrente) Il 2014 avrebbe dovuto essere per i New York Cosmos l’anno della riconferma della squadra schiacciasassi che aveva fatto il vuoto nel girone durante la Fall Season della Nasl la passata stagione vincendo il Soccer Bowl 2013 in quel di Atlanta a spese dei Silverbacks, e i pronostici davano comunque i Cosmos come la compagine da battere. La squadra non aveva subito stravolgimenti ed a parte la dipartita del portiere Kyle Reinish e dell’attaccante Henry Lopez si era addirittura rinforzata portando a se l’attaccante olandese Hans Denissen, il norvegese Mads Stokkelien, il quale fatte le debite proporzioni sarebbe dovuto essere un nuovo Roberto Cabanas, ed il difensore in prestito da Seattle Jimmy Ockford, che aveva fatto vedere cose buone nel tour mediorientale. La Spring Season aveva visto la squadra di Savarese stravincere contro gli Atlanta Silverbacks in casa per ben 4-0 facendo presagire che la squadra avrebbe fatto il vuoto nel girone, ma dopo la vittoria esterna contro Edmonton sono arrivate le sconfitte contro San Antonio e Carolina. La squadra ha subito dopo ripreso il passo che l’aveva contraddistinta durante la passata stagione ma purtroppo, per via di un pareggio casalingo contro la cenerentola Indy Eleven ed una stagione ridotta ad appena nove giornate per un solo punto i Cosmos si sono visti sfilare davanti i Minnesota United che si sono così laureati campioni primaverili. Certamente l’amarezza in casa O’ Brien si tagliava a fette ma il ritmo e lo spettacolo in campo lasciavano pensare che durante la Fall Season la squadra di New York sarebbe tornata quel rullo schiacciasassi che tutti erano abituati a vedere, tutto questo coadiuvato dalle ottime prestazioni in Us Open Cup, dove dopo un agevole 2-0 ai Brooklin Italians militanti in NPSL, i Cosmos avevano spazzato via i concittadini Red Bulls con un sonoro 3-0 e successivamente al PPL Park di Philadelphia aveva tenuto testa agli Union fino ai tempi supplementari, perdendo per via di un rigore molto sospetto ed un arbitraggio a dir poco discutibile. Nel frattempo tutti aspettavano l’arrivo dello spagnolo Raùl, il quale però ha deciso di rimanere in Qatar fino a quando l’Al Sadd andrà avanti nella coppa dei campioni d’Asia, e in più il Real Madrid gli ha offerto un posto di direttore tecnico, per cui l’arrivo della stella merengue è tutt’altro che sicuro anche se le trattative non sono ancora chiuse come fa intendere durante le interviste l’allenatore Joe Savarese, pur senza fare alcun nome. Nel frattempo le cose però sono andate a sfavore dei Cosmos, l’infortunio di Diomar Diaz, capocannoniere sociale assieme a Marcos Senna si è protratto più del previsto e dopo aver giocato ancora qualche scampolo di partita il suo stato di salute è peggiorato. Stessa cosa è successa al brasiliano naturalizzato spagnolo Senna, che per via di uno strappo all’inguine è stato fuori dai campi di gioco per più di un mese e non ha ancora recuperato la forma fisica ideale tanto da sbagliare il rigore che avebbe dato ai Cosmos una vittoria di misura su Edmonton. Nel frattempo è stato tagliato il bosniaco Peri Marosevic, Jimmy Ockford si è infortunato, Jemal Johnson, il quale era stato via durante la precedente stagione pur facendo vedere buone cose ha avuto ancora qualche piccolo problema, il brasiliano Roversio, uno dei perni della difesa, è stato fermato da problemi col visto che finalmente sembrano essersi risolti, Hans Denissen è tornato a giocare ma ancora deve trovare la piena forma fisica nonché l’intesa con Stokkelien che sembrava intendersi molto bene con l’italiano Alessandro Noselli. Purtroppo, a causa di problemi familiari l’ex bomber del Sassuolo, che proprio ora sembrava essere tornato in forma ed aveva fatto vedere cose molto interessanti durante il finale della Spring Season ed in Us Open Cup, ma causa seri problemi di salute del padre ha chiesto ed ottenuto di lasciare New York e strappare il contratto per la Fall Season e tornare nella sua natia Italia. Anche il brasiliano Paulo Mendes ha lasciato New York sebbene in prestito, dirottato ai venezuelani del Metropolitanos. Nel frattempo sono arrivati il difensore/centrocampista Connor Lade in prestito dai New York Red Bulls ed il salvadoregno Andre Flores. Entrambi hanno già esordito in campionato durante la sconfitta in casa contro i Carolina Railhawks, e per via di un infortunio alla spalla l’ex Red Bull ha dovuto saltare la sfida tra gli homegrown players ed i Portland Timbers Under23, ma a parte questo verebbe da chiedersi se ci sono problemi nella preparazione atletica della squadra e del perché di questi infortuni a catena, certamente il calcio è un gioco a volte duro ed alcuni giocatori come Senna, per quanto ben conservati cominciano a sentire le ingiurie del tempo, ma oltre questo la squadra sembra aver perso quel tocco magico, l’attacco dei Cosmos sembra imbolsito, debole, rinunciatario, la squadra sembra lenta e prevedibile, il clima di euforia della passata stagione sembra essersi volatilizzato in campo e sugli spalti dove l’emorragia di spettatori continua, adesso giustificata dal pessimo andamento della squadra unito all’apatia degli sportivi di Long Island per tutti gli sport che non siano il baseball. Dalla sua esperienza di giocatore Savarese sa che anche nelle migliori squadre questi momenti sono ciclici e che ripetersi è tra le cose più difficili nel calcio, e come dice un vecchio adagio le disgrazie non vengono mai sole, tra sopraccitati infortuni, recuperi più lunghi del previsto, abbandoni ed altro. In più quando il leone è ferito gli avvoltoi sono tutti lì aspettando di poter sbranare la carcassa, e così succede ai Cosmos, le squadre avversarie sapendo del momento di difficoltà di New York diventano più audaci perché sanno che se vogliono avere la chance di poter portare tre punti in cascina questo è il giusto momento per approfittarne. Nel frattempo la squadra sta reagendo cercando sul mercato rinforzi adeguati che possano ovviare alla penuria di goal del reparto offensivo. A dire il vero il problema è annoso, ma lo scorso anno il centrocampo aveva spesso ovviato mettendoci una pezza grazie alle prodezze di Marcos Senna, match winnder del Soccer Bowl tra le altre cose, ma quest’anno si pensava che grazie ai rinforzi al reparto offensivo si sarebbe trovata la quadratura del cerchio, cosa che sembra invece ben lungi dall’essere vicina. Allenatore e addetti ai lavori cercano di mantenere la calma e di portare per quanto possibile un clima positivo tra i giocatori, perché in ogni caso la situazione non è irreparabile ed i Cosmos con la nuova formula di accesso al Soccer Bowl sono ancora in corsa per i play-off. La stagione è ancora lunga,  e con la vittoria esterna di Atlanta, dove nonostante la pioggia che sembrava facesse sospendere l’incontro e lo svantaggio per 1-0, i Cosmos salgono al terzo posto in classifica. Per la cronaca le reti son state segnate dal neo acquisto Flores e dal solito Marcos Senna con una delle sue punizioni magistrali, ma come già detto più volte non ci si può aspettare che sia sempre lui a cavare le castagne dal fuoco. Resurrezione della fenice o effimero fuoco di paglia? E’ presto per dirlo. Comunque, come spesso è consuetudine  nello sport americano, proprio le squadre che non hanno brillato in campionato sono quelle che poi stupiscono sconfiggendo le favorite ed aggiudicandosi i titoli nazionali tra lo stupore generale e la frustrazione di tifosi avversari e scommettitori, San Antonio, Carolina e Minnesota stiano comunque in guardia. In più, guardando indietro nella storia dei Cosmos, è d’obbligo ricordare che la memorabile stagione del 1977, l’ultima di Pelé e che vide l’arrivo di Beckenbauer e Carlos Alberto cominciò nel peggiore dei modi con la squadra demotivata e disunita in campo ed allenatori e dirigenti silurati dalla sera alla mattina. Certamente ci auguriamo che Savarese resti al suo posto visti i meriti della passata stagione e la carica che infonde ai giocatori, ma il de profundis dei newyorkesi è ben lungi dall’essere scritto, lo tengano a mente avversari e menagramo. Nel frattempo, aspettando Raùl e sperando che non si faccia incantare dalla proposta indecente della sua ex squadra alcuni trialists si stanno allenando a New York, alcuni dei quali non si conosce nome e provenienza, ma tra loro sbuca la faccia conosciuta dell’italo-brasiliano Caetano Calil, l’anno scorso in forza al Varese con 23 presenze in campo e 2 goal, un po poco per impressionare forse, e bisogna dire che nonostante le promesse ai tempi dell’Under 19 e il brutto infortunio avvenuto quando militava nell’Atletico Paranense non sembra aver più ripreso il lustro che lo contraddistingueva ed ha sempre segnato pochi goal ad eccezione del biennio 2011/2013 quando in forza al Crotone nella serie B italiana portò a casa un bottino di 20 reti in 78 presenze e non sono comunque moltissime. Un'operazione simile a quellla, grazie a dio vinta, di voler riportare al soccer professionista l’ex enfant prodige Dennis Szetela dopo un brutto infortunio che lo aveva tenuto lontano dai campi di gioco per due anni. Comunque vada, anche se l’aria di Long Island dovesse rigenerare il giocatore e fargli ritrovare il fiuto del goal non è questo ciò di cui hanno bisogno la squadra ed i tifosi, non si può in una situazione così delicata ingaggiare un carneade dall’oscuro passato, i Cosmos meritano una certezza ed un grande nome degno della loro storia che doni l’entusiamo ai tifosi e infonda adrenalina, porti popolarità e aumenti di presenze sugli spalti, anche se è vero che è difficile trovare giocatori di tale portata durante il mercato di riparazione, ma negli Usa si gioca ad agosto mentre in Europa e Sudamerica i campionati sono fermi, e specie per contrastare l’attacco, per ora solo mediatico, della nuova franchigia MLS nata grazie agli sceicchi del Manchester City che ha portato a New York David Villa e Frank Lampard (e sta corteggiando Xavi), ci vuole il grosso nome, ci vuole un Raùl.

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A volte la storia è come nel film "Sliding doors". Cosa srebbe accaduto infatto al calcio americano di oggi se la FIFA non avesse assegnato al Messico ma agli Stati Uniti l'organizzazione dei Mondiali 1986. Ma quello è solo un lato della storia, e il difensore/centrocampista dei New York Cosmos anni '70/80, Carlos Alberto, ha recentemente deciso dio raccontare come sarebbero andate le cose con i Mondiali in America. “Nessuno qui sa del perché il calcio professionistico si è fermato nel 1985", ha spiegato Carlos Alberto al sito EmpireofSoccer.com." Ma io lo so, perché ci stavo dentro". Secondo Carlos Alberto, la china discendente per la NASL, e per il calcio in generale in America, non è stata dovuta alle spese eccessive dei Cosmos (e di qualche altro club che li inseguì), ma fu interamente dovuta all'aver preso i Mondiali 1986. Non una notizia, ma lo è invece la rivelazione di Carlo Alberto che ha spiegato come con i Mondiali alle porte i Cosmos e la Warner Communications sarebbero stati pronti a riversare milioni di dollari per rilanciare il campionato e anche Nazionale USA. Nel mezzo dl proprio successo, e con un forte supporto internazionale, ad inizio anni '80 la NASL e Steve Ross iniziarono a preparare il piano Mondiali, che dovevano rappresentare l'ultimo sforzo per lanciare il calcio in America. “Se avessimo avuto i Mondiali negli Stati Uniti nel 1986 invece del 1994... i Mondiali che gli americani avrebbero voluto vincee sono quelli dell'86- Se fossi stato lì, oggi sarei qui, non sarei mai tornato in Brasile", raccomta Carlos Alberto Torres, capitano del Brasile campione del mondo 1970. “Sapete perché? Perché Steve Ross e i Cosmos redigettero una lista dei migliori 26 giocatori al mondo, e io fui parte delle trattative  con alcuni. Il prezzo non era un problema per i Cosmos, avevano un sacco di soldi". La lista conteneva alcuni dei nomi più importanti della storia del calcio, come ad es. Maradona, Zico, Junior e Falcao per nominarne alcuni. Nel tipo stile Cosmos, gli americani erano già in contatto coi giocatori prima ancora di vedersi assegnato il Mondiale. “Fui io a contattare Falcao. Giocava per la AS Roma e lo chiamai. Potete immaginare i 26 migliori calciatori al mondo giocare a calcio negli Stati Uniti?" Il contatto con Falcao, con un'offerta da $3 milioni, in realtà fu rivelato all'epoca da Julio Mazzei, caoch dei Cosmos, al NY Times nell'aprile 1983 (giusto un mese prima dello Scudetto vinto dalla AS Roma), in occasione del ritorno di Beckenbauer ai Cosmos dopo l'esperienza all'Amburgo. “Sfortunatamente la FIFA decise di assegnare i Mondiali al Messico", dopo la rinuncia della Colombia. "Steve Ross [presidente dei Cosmos e CEO della Warner] era molto dispiaciuto, e disse 'E' finita tra me e il calcio, non voglio essere più coinvolto' - racconta Carlos Alberto - e così Steve Ross decise che non ci sarebbe stato più il clacio in America. lo racconto perché io c'ero!” Col suo sogno spezzato, Ross lascio la NASL morire lentamente. Carlos Alberto ricorda che i Cosmos richiamarono Franz Beckenbauer per il suo ultimo anno da calciatore, ma rifiutaronono di investire uteriormente su altri giocatori. Steve Ross aveva ormai perso ogni interesse, inziando anche a disertare i match dei Cosmos, lui che non si perdeva una partita. “Ecco cosa ha ucciso il calcio qui", spiega Carlos Alberto. "Non gli ingaggi, perché i soldi c'erano. Credetemi, questa è la ragione, Poche persone cononosco questa storia". In realtà già Giorgio Chinaglia in passato fece qualche riferimento a questo piano, ma a causa della sua storia coi Cosmos da dirigente, finita male, e dei suoi rapporti pessimi con i media USA, probabilmente non venne preso sul serio. “Sono triste, perché le persone che conoscono questa storia non l'hanno mai raccontata, ma io voglio farlo. Quando c'è qualcosa da dire, io lo faccio, non ho paura. E questa è la vera storia degli ultimi giorni del calcio negli Stati Uniti", spiega Carlo Alberto. Prima della rinascita iniziata coi Mondiali 1990.  

Calcio - Socceritalia

La compagnia austriaca Red Bull Gmbh, fondata nel 1984 dal magnate austriaco Dietrich Mateschitz, il quale volle creare una bevanda energetica ispirandosi a prodotti già esistenti nel sud est asiatico, è diventata negli anni un global brand riconosciuto in tutto il mondo. Una parte della sua dirompente strategia di marketing è stata investire nello sport. Per questo motivo ha creato due scuderie di formula uno, la Red Bull Racing e la Scuderia Toro Rosso, due squadre di hockey, l’E.H.C. Red Bull Muenchen in Germania e l’ Eishockeyclub Red Bull Salzburg in Austria, città dove è stata fondata la ditta. Dopo aver investito persino negli sport estremi tra i quali no snow board e il windsurf e creato alcuni avvenimenti ad hoc la multinazionale tirolese ha investito naturalmente anche nello sport più bello del mondo, creando squadre di calcio ad ogni angolo del pianeta. La prima creatura di questa nuova strategia è stata la Red Bull Salzburg, creata sulle ceneri dello storico club locale Austria Salisburgo nel 2005, con cambio di blasone, nome e colori sociali, scelta che ha creato non pochi malumori nella tifoseria locale tanto da far si che i tifosi scontenti del cambiamento fondassero una nuova squadra con gli stessi colori e nome dell’originale che ora milita in terza divisione. A questo acquisto sono seguiti la fondazione della Red Bull Ghana in Africa, Red Bull Leipzig in Germania, attualmente nella serie B tedesca, Red Bull Brasil, squadra dello stato di San Paolo anch’essa partita dalle divisioni inferiori ed arrivata alla serie B brasiliana. Nel 2006 la Red Bull Gmbh ha diramato i suoi investimenti sportivi anche negli Stati Uniti acquistando dalla AEG, colosso delle comunicazione americano, gli allora New York Metrostars. A quel tempo la lega pro soccer americana, la MLS, non versava in buone condizioni ed annoverava al tempo appena tre investitori che gestivano più franchigie, per cui l’acquisto della squadra newyorkese da parte delle multinazionale austriaca fu salutato come un’ottima cosa da entrambi i lati, sia per l’azienda produttrice del soft drink energetico che trovava così nuovi pascoli da poter sfruttare, sia per la lega che allargava così il proprio novero di investitori e che con la Red Bull tra di essi acquistava così un tocco di internazionalità ed un ritorno di immagine non indifferente mostrando al mondo che investire nel soccer Usa stesse finalmente diventando redditizio. La scelta non è stata vista bene da molti tifosi, nonostante a differenza dell’Austria Salisburgo, i Metrostars e la MLS esistevano da appena una decade e il soccer negli Usa, sebbene nei fatti non sia esattamente così, era ed è visto ancora come uno sport nuovo ed in ascesa. Ma New York, fin dalla notte dei tempi dei sodalizi etnici fondati dagli emigranti arrivati da tutto il mondo ha comunque una forte tradizione a livello di soccer ed i suoi appassionati sono comunque più difficili da accontentare rispetto a quelli di altre latitudini del paese delle opportunità e degli hamburger, tanto che il forum dei tifosi della squadra si chiama ancora Metrofanatic.com e quando si riferiscono alla squadra la chiamano ancora Metrostars invece di Red Bulls. Questo cambio di nome ha così creato malcontento quasi quanto in Austria ed ha allontanato dagli spalti molti appassionati che mai e poi mai tiferebbero per una squadra nata fondamentalmente per fare pubblicità a un soft drink per giunta straniero. Questo disamore intorno alla squadra si è sviluppato anche perché in una tale situazione la nuova dirigenza avrebbe dovuto fare di tutto per mettere in campo un prodotto di qualità che desse spettacolo e che mietesse trofei, invece l’immagine che è trapelata sia tra gli appassionati di soccer della grande mela che tra gli addetti ai lavori è stata come la massima anno nuovo vita vecchia, perché specie nei primi anni gli uomini messi a gestire la società non si sono discostati molto dalle predenti disastrose gestioni di Charlie Stillitano e soci, e tutto questo nonostante a New York vi siano sempre stati dei nomi di impatto internazionale o giocatori che in nazionale dicevano o avevano detto il fatto loro, come grandi nomi si sono seduti storicamente su quella maledetta panchina, ma nonostante i milioni di dollari spesi la franchigia newyorkese nonostante il cambio nome è rimasta fallimentare. Tutt’ora i dirigenti sono spesso messi sotto accusa dai tifosi e dalla stampa locale, con soventi rimproveri di incompetenza e di scarso attaccamento e poca passione, ed in effetti le uniche due cose tangibili che la Red Bull ha portato a New York sono la Red Bull Arena, costruita su modello di quella presenti in Austria e Germania che dal 2010 ha sostituito il cavernoso Giants Stadium, poi demolito, e il Supporters’ Shield arrivato inaspettatamente la scorsa stagione. La Red Bull Arena ha una capienza di 25000 posti ma solitamente la media spettatori si attesta sulle 15000 unità, con punte di 18000 quando la squadra figura bene in classifica, e a parte il pessimo andamento della squadra nonostante la presenza di talento in campo, ed il cambio nome di cui si è già discusso un’altra ragione dello scarso appeal della squadra è anche perché nonostante la squadra giochi ad Harrison nel New Jersey la squadra si picca del titolo di squadra di New York, creando così un doppio effetto negativo, vale a dire allontanare gli abitanti del New Jersey che non si sentono rappresentati che gli snob newyorkesi che non considerano seriamente una squadra che gioca al di là del fiume Hudson. Questi problemi verrebbero comunque e sicuramente risolti se al posto di un’eterna incompiuta ci fosse una squadra con nomi di caratura internazionale e americani di una certa classe coadiuvati da giovani promesse in arrivo dall’accademy o dai college che mieta trofei nazionali ed internazionali e che sia conosciuta in tutto il mondo come una squadra di calcio stellare e non per via dell’accostamento ad disgustoso energy drink (de gustibus non disputandum est, si dice, ma a mio parere è disgustoso –ndr-). L’esempio più lampante anche perché proprio delle stesse terre sono i New York Cosmos, che sebbene rappresentassero nel nome la grande mela giocarono la maggior parte delle loro stagioni, tra cui quelle più memorabili, al Giants Stadium che si trovava a Meadowlands, nel New Jersey… proprio quei New York Cosmos che dopo una gestazione triennale sono tornati alla vita nel 2013 ed ora militano come allora in una lega chiamata Nasl che al momento è una seconda divisione con scarse prospettive di crescita, scarsa copertura televisiva e che rischia di venire addirittura schiacciata dalla fruttuosa partnership tra MLS e la terza divisione USL. Gli attuali Cosmos giocano a Long Island nello stadio di proprietà dell’Hofstra University, e nonostante abbiano messo in campo un prodotto di qualità che potrebbe tranquillamente competere con squadre della MLS, come dimostrato in US Open Cup proprio a spese dei Red Bulls e tenendo testa agli Union di Philadelphia, ed abbiano vinto il campionato 2013, il primo trofeo nazionale vinto da una squadra di New York dal 1995, ovverosia quando i Long Island Rough Riders allora militanti in seconda divisione vinsero il titolo U.S.I.S.L. (allora la prima divisione non essendoci ancora la MLS era la A.P.S.L.) soffre di un problema di forte decremento di presenze allo stadio, con un affluenza crollata a volte ad appena 3000 presenze. Come già scritto in passato Charles Cuttone aveva previsto tutto ciò, e per quanto i Cosmos possano riuscire con l’acquisto di grandi nomi, vincere altri campionati Nasl, fare un miglior lavoro di marketing per coinvolgere più gente possibile, amichevoli di lusso e dulcis in fundo lo stadio di proprietà a Belmont County, la prospettiva che hanno davanti è asfittica, perché a dispetto della storia e del nome e di tutto quel che potranno fare, resteranno sempre una squadra di seconda divisione, visto che la franchigia NY2 è stata infine assegnata agli arabi proprietari del Manchester City che hanno creato il N.Y.C.F.C. che pur non essendo ancora sceso in campo si sta ritagliando già una grossa fetta di appassionati, sia per i grandi nomi già ingaggiati, sia per la partnership con i New York Yankees ed il sapiente lavoro di marketing, erodendo come già detto la base di fans dello sport più bello del mondo che non seguono né Red Bulls né Cosmos, ma anche tra le basi delle due squadre newyorkesi. I Cosmos, se le cose continuano ad andare in questa maniera rischiano di chiudere per la seconda volta i battenti nel giro di pochi anni, e quand’anche riuscissero a costruire il loro stadio a meno che la Nasl non cresca rapidamente in termini di investitori, franchigie, qualità del gioco e visibilità ed appetibilità, avrebbero comunque serie difficoltà a riempirlo. Chi andrebbe a vedere Cosmos vs Oklahoma City in seconda divisione quando in città, senza contare l’offerta a livello sportivo di hockey, football, basket e baseball, puoi vedere Red Bulls vs Los Angeles Galaxy o N.Y.C.F.C. vs Washington D.C.? I New York Red Bulls non corrono lo stesso rischio ma potrebbero venire risucchiati dal vertice di popolarità che i nuovi arrivati si stanno creando e che probabilmente manterranno o aumenteranno. Dice un antico proverbio, chi è causa del suo mal, pianga se stesso, e mai agio fu più adatto sia per i Red Bulls che per i Cosmos. I primi sono stati incapaci di dare a New York quello che il popolo calcistico locale si aspettava, e questo nonostante i grandi nomi sia in campo che in panchina, quasi tre lustri gettati alle ortiche per mala gestione, per quanto riguarda i Cosmos, voci accreditate dicono che il moro mancato ingresso in MLS sia dovuto al non voler dividere con la lega di Don Garber i proventi del marchio nonostante gli fosse stato offerto di entrare in MLS per sessanta milioni di presidenti morti invece dei cento pagati dal Manchester City. Certamente le colpe in trattative di questo genere non sono mai solo da un lato, ma oramai è inutile piangere sul latte versato. Garber ha parlato chiaro, non ci sarà posto per una NY3 in MLS, per cui per salvare capra e cavoli bisognerebbe forse, come già scritto su Empire of Soccer da Patrick MacDonald, che la Red Bulls cambi leggermente la sua politica e acquisti il marchio Cosmos, denominando così i Red Bulls New York Cosmos con lo sponsor del loro energy drink sulle maglie verdi della squadra che fu di Péle, Chinaglia, Beckenbauer e Carlos Alberto per tacer degli altri. La differenza tra l’Austria Salisburgo ed i Cosmos è sostanziale, per quanto molto più antica, la squadra austriaca non è un marchio globale, ma solo una squadra che ha vinto alcuni trofei in un campionato ristretto e modesto come quello austriaco ed è quasi sconosciuta fuori dai suoi confini e in passato aveva già cambiato nome (ma non maglie e stemma) a seconda dello sponsor, basti ricordare nel ’94 quando arrivarono in finale Uefa con l’Inter la denominazione del sodalizio era Casinò Salisburgo. Per quanto riguarda Red Bull Leipzig e Red Bull Brasil erano squadre semiprofessioniste che giocavano in campionati modestissimi e senza lustro e blasone alcuno. Il marchio Cosmos invece evoca una storia prestigiosa e vittoriosa che anche ora sebbene in chiave minore evoca una mentalità ed una squadra vincente, per cui una fusione tra le due società magari con la Sela Sport come socio di minoranza sarebbe la soluzione migliore per le due squadre, per la città di New York e per la MLS. Altra ragione per cui questa soluzione sarebbe quella più adatta è perché gli allora Metrostars avrebbero voluto chiamarsi Cosmos, ma chi al tempo era detentore del marchio, Peppe Pinton, già assistente di Chinaglia, non volle vendere i diritti perché sosteneva che la MLS per via della sua politica di salary cap molto angusti e la sua entità unica non avrebbe onorato lo storico marchio, e i tentativi di appropriarsene sono stati molteplici, ma senza successo. Se così non fosse stato i Metrostars non avrebbero messo in panchina Eddy Firmani, che aveva portato i Cosmos alla vittoria del campionato NASL 1977 e che anche in seguito aveva regalato alla squadra pagine di gloria rimaste scolpite negli annali. Altro indizio è l’inaugurazione della Red Bull Arena con l’amichevole Red Bulls vs Santos, una squadra brasiliana che oggi sebbene abbia recentemente vinto una Copa Libertadores non è da tempo nell’elite del calcio mondiale ed è conosciuta nel mondo solo perché era la squadra dove militava Pélé, proprio quel Péle che nel 1975 sarebbe arrivato ai Cosmos iniziando la soccer devolution che ha portato nei decenni gli Usa ad essere una squadra da non sottovalutare a livello mondiale ed una potenza continentale. Questa soluzione sembra al momento fantasiosa ma allo stesso tempo molto realista e potrebbe essere conveniente per tutti. Storicamente il buon senso non è mai stato merce reperibile facilmente nella storia del soccer Usa, e lo vediamo anche oggi nella guerra tra le leghe minori, l’esistenza di due leghe femminili e due leghe indoor, ma quando gli odi e le divisioni sono state messe da parte il soccer ha fatto passi da gigante in poco tempo. Chi vivrà vedrà

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