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Roma, Genoa e Siena cercano Montero
Scritto il 2013-10-09 da Giacomo Costa su Calciomercato
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È di questi giorni la notizia - riportata dalla stampa portoghese - dell'interesse del tecnico della Roma, Rudi Garcia, nei confronti di Fredy Montero, attaccante dello Sporting Lisbona in prestito dai Seattle Sounders. Ma non solo, dagli USA arriva lo voce che anche Genoa e Siena hanno chiesto informazioni ai Seattle Sounders.

L'attuale capocannoniere della Liga portoghese con 7 reti difficilmente, però, si muoverà nella prossima sessione di mercato. "Montero ha un solo pensiero in testa ed è lo Sporting Lisbona - le parole di Helmuth Wennin, agente del giocatore, in esclusiva a Calciomercato.it - Se c'è l'interesse da parte di altri club certamente ci lusinga, ma Fredy non vuole nessun tipo di distrazione in questo momento, il suo unico obiettivo è fare bene con lo Sporting". Un'operazione resa ancora più difficile dal fatto che il giocatore non è in possesso del passaporto comunitario.

Ma chi è Fredy Montero? Ecco la storia di un bomber scoperto, forse, troppo tardi. Prima di stupire il Portogallo è passato da Colombia e Stati Uniti.

C’è un colombiano che in questa stagione sta incantando il Portogallo. Jackson Martinez? Macché, si tratta di Fredy Montero, non che Jackson Martinez stia facendo male, tutt’altro. Fredy Montero è sbarcato in Portogallo quest’estate, in prestito con diritto di riscatto dai Seattle Sounders della Major League Soccer. E’ una seconda, o prima, punta con buone capacità di finalizzazioni, ma anche ottime capacità nel far segnare i compagni. Nato il 26 Luglio del 1987 in Colombia, è alto 175 cm ed il suo piede preferito è il destro. Montero è molto religioso ed è sposato con Alexis.

Esordisce nel campionato colombiano nel 2005 con l’Academia (in prestito dal Deportivo Cali) senza mai segnare in 9 match. L’anno successivo lo passa ancora in prestito, all’Atletico Hulia dove gioca 17 volte segnando una rete. L’esplosione si innesca nella stagione 2007, ancora in prestito, ancora all’Atletico Hulia, 22 partite e 13 reti, non male per un 20enne. Segue il ritorno a casa base, nel Deportivo Cali, dove disputa tutta la stagione del 2008 andando a segno 16 volte in 24 incontri. Oltre a 2 presenze e 1 rete nella Copa Sudamericana.

A questo punto Fredy decide di cambiare totalmente vita. I Seattle Sounders vengono inseriti nella Major League Soccer per la stagione 2009 e acquistano Montero in prestito, nonostante l’interesse del Betis. Nella MLS si ripete con 12 reti in 27 apparizioni. Anche per la stagione 2010 viene confermato il suo prestito a Seattle e Fredy risponde ancora bene con 10 goal in 29 match. A stagione conclusa i Sounders annunciarono che Montero fu acquistato definitivamente e che avrebbe firmato un contratto da 500.000 dollari. Nella stagione 2011 continuano le buonissime prestazioni con 12 reti in 30 apparizioni, la stagione seguente, quella del 2012, avrebbe battuto il suo record di goal nella Major League Soccer segnando 13 goal. A fine stagione i media lo accostarono a diverse squadre, comprese Chievo Verona e Juventus.

Il 21 gennaio del 2013 Montero chiede alla società di essere trasferito in prestito in Colombia, per potersi giocare le chance per il Mondiale nel suo paese. Anche se non sono ancora chiare del tutto le motivazioni del trasferimento. Contemporaneamente al prestito al Millionarios Montero ha siglato anche un rinnovo di contratto con Seattle. 19 partite, 7 goal e 2 assist nel campionato colombiano, oltre a 5 apparizioni nella Copa Libertadores.

A stagione conclusa Montero fa il suo ritorno negli Stati Uniti, a Seattle. Per poco, però. Il 22 Luglio 2013 il club americano ha annunciato la cessione in prestito, con diritto di riscatto, di Montero allo Sporting Lisbona. Ha avuto modo di presentarsi al suo nuovo pubblico con una fantastica rete in amichevole alla Fiorentina. Quello che sta facendo a Lisbona è sicuramente la parte più conosciuta della sua storia, 7 fondamentali reti in 6 match che lo rendono attuale capocannoniere del campionato portoghese davanti al connazionale Jackson Martinez.

Nella nazionale non ha mai avuto una vera e propria opportunità, solo 4 match, l’ultimo nel 2009. Ora Montero sogna Brasile 2014, ma la concorrenza è tanta. Quello che è certo è che sarà quasi sicuramente un uomo mercato nella prossima estate.

Viaggio nella squadra con il tifo più "europeo" della MLS, espressione di una città con una grande cultura sportiva: il futuro del calcio degli States, visto oggi. «Posso solo dire che sono contento di esser stato parte di tutto questo, di aver visto questa cosa, come dire, nella mia vita», dice un signore attempato, sulla sessantina, con in testa un cappellino dei Seattle Sounders, la squadra di calcio della capitale dello Stato di Washington. «Perché io ho visto i momenti brutti. Ho visto… il niente. E ora vedo questo, e dico Grazie, Grazie, ogni volta che entro nello stadio, perché non avevo mai sperato di poter vedere una cosa del genere nella mia vita». A parlare è Frank MacDonald, ex-direttore Pr dei Seattle Sounders, dei primi Sounders, quelli fondati nel 1974 e disciolti nel 1983, nell’allora NASL, la prima grande Lega americana di calcio, che era, per dirla con un eufemismo, “in anticipo sui tempi”. Lo fa ai microfoni di Copa90, un’interessante web-series di documentari calcistici. MacDonald esprime un pensiero abbastanza tipico nella sua generazione di persone del calcio in America, quelli che hanno visto il calcio fallire per tanti anni (prima con la NASL, poi con la prima versione della MLS, quella, per dirla in parole povere, “pre-Beckham”). Ma se la gioia, o per giunta l’incredulità, per l’ora-assodato successo del calcio in America è sentimento abbastanza tipico per un appassionato di calcio americano di sessant’anni, non c’è niente di tipico quando si parla di calcio, e di sport, nella città di Seattle. Seattle non è una città immensa. Non conta più 650.000 persone. Eppure, ha sempre avuto una cultura sportiva, e soprattutto di tifo, straordinaria. Il sentimento cittadino per i tristemente defunti Sonics, ex-squadra della NBA, era calorosissimo, era parte del tessuto sociale urbano, e la loro morte ha creato un vero e proprio trauma collettivo, da cui è poi nato un movimento per riportare il basket a Seattle, che si corona con la produzione di un documentario, SonicsGate: Requiem for a Team, che illustra in maniera lampante le irregolarità del team di investitori capitanato da Clay Bennet che finirono per sancire l’addio definitivo da Seattle e l’approdo nell’Oklahoma, dove diventarono i preferiti di tutti gli hipster del basket, gli Oklahoma City Thunder. Una cosa del genere, in altre città orfane di squadre di basket, non è mai successa: non a St. Louis, non a Cincinnati. Ma Seattle è speciale: ama il suo sport. Tutto il suo sport. Prendiamo il football americano: i Seattle Seahawks, vincitori del Superbowl del 2014, godono di una delle fan-base più rumorose e calorose di tutta l’NFL: talmente rumorosi che sono noti come The 12th Man, Il Dodicesimo Uomo, e talmente fondamentali per i successi della squadra che la maglia numero 12 è stata ritirata dalla proprietà, manco fosse quella di Baresi, proprio in segno di rispetto verso i tifosi. E tutto questo alla faccia del fatto che stiamo parlando di football americano a Seattle; un luogo talmente poco storicamente legato allo Sport Nazionale del Mid-West che nella fantastica serie Friday Night Lights (la miglior serie tv a sfondo sportivo mai creata) i riferimenti al football a Seattle sono un running joke in più puntate della serie. Do they even have football in Seattle? chiede la moglie del coach, ridendo, in una scena memorabile. La risposta è chiara: eccome se c’è, e, a giudicare da come vanno i Cowboys, meglio rendersene conto, amici texani. Il discorso vale anche per il calcio. I tifosi dei Sounders sono diversi da tutti gli altri tifosi di calcio in America. C’è un articolo, sul sito di approfondimento sportivo americano Bleacher Report, dal titolo Seattle Sounders have the Best Fans in Pro-Sports. Non è cosa da poco: fermatevi un attimo a ragionare su cosa voglia dire per un sito di sport americano, un sito che quindi parla di football, hockey, baseball e basket, uscire con un articolo con un titolo del genere. E la cosa bella è che non si tratta del tipico esempio di “giornalismo” sensazionalistico dell’era di internet e del click-baiting – es. Questo pipistrello che mangia una banana è la cosa più dolce del mondo – no: è proprio la verità. Non esiste niente di simile, in America, e forse al mondo. Prima di tutto, i tifosi marciano allo stadio tutti assieme, ogni partita, dietro enormi striscioni, suonando tamburi, e cantando. Dal centro allo stadio. E quando ci arrivano, non smettono mai di cantare, dall’inizio alla fine. In tanti. Presente quando si urla Tutto lo stadio? Bene, a Seattle è letteralmente così. Cantano tutti, e stanno tutti in piedi, anche in tribuna. In una partita importante, vedere meno di sessantamila tifosi paganti al Century Link Field sarebbe una delusione. Anche il numero di tifosi paganti medi è pazzesco: quarantottomila, un dato sensazionale, se si pensa che l’attendance media nelle partite di MLS è meno della metà, e che è più di quanto non faccia l’AC Milan, che invece ha a sua disposizione uno stadio da quasi novantamila posti e una città con una cultura calcistica secolare. I tifosi dei Sounders, poi, sono diversi da quelli delle altre squadre della MLS: perché sembrano dei tifosi veri. Dei tifosi europei. Anche meglio dei tifosi europei medi: sono proprietari di parte della società, e hanno diritto di voto per l’elezione del General Manager ogni quattro anni, e quattro occasioni d’incontro con la dirigenza all’anno. Sono organizzati, sono strutturati, sono inclusivi, anti-fascisti, anti-omofobici e anti-razzisti. Lo dicono loro stessi, e con l’accento americano suona strano: We are antifa supporters. Hanno dei veri gruppi (non userei la parola ultras, perché sono civili) con dei veri nomi. Il gruppo più grande sono gli Emerald City Supporters, ma ci sono anche i Gorilla FC, e i La Barra Furza Verde (il gruppo ispanico).  Il quoziente ispanico è particolarmente rilevante, come in tutto il calcio americano, ma i Sounders hanno un’altra cosa che le altre squadre non hanno: il loro capo-curva è una donna. Una donna ispanica. Poi, ovviamente, i ragazzi che suonano i tamburi dall’inizio alla fine sono filippini. L’esperienza del tifo a Seattle è collettiva, e trasversale, taglia la città dall’alto al basso, dai quartieri ispanici a quelli filippini, dai bianchi agli afro-americani. E tutti quanti cantano e ballano e, a un certo punto,pogano. L’unica altra squadra nella MLS che può contare su un tifo anche vagamente paragonabile sono i Portland Timbers. Ma non è un caso: i Timbers sono i rivali dei Sounders. E rivalità, in America, vuol dire qualcosa di diverso che qui da noi. Gli elementi base sono gli stessi, chiaro, ma la rivalità è vista diversamente che da noi, o forse non è corretto dire “vista”, piuttosto, è “raccontata” in modo diverso.  Un esempio: la storica rivalità tra i Brooklyn Dodgers e i New York Giants. È nota come la miglior rivalità negli sport americani. Ed è una cosa importante. Talmente importante che, quando i Giants si spostarono a San Francisco, l’allora presidente dei Dodgers decisedi spostare a sua volta la squadra a Los Angeles per permettere alla rivalità di continuare. Non c’è molto altro da dire, oltre a questo, se non che in America si possono fare discorsi qualitativi sulle rivalità (fate una ricerca su Google scrivendo Which sports rivalry is the best rivalry e vedete cosa viene fuori), che sono una parte fondamentale dell’esperienza sportiva americana, parte della narrazione, a tal punto che i palinsesti televisivi sono strutturati apposta per ricreare il più possibile questo modello di racconto sportivo. E si ripresenta a tutti i livelli. La rivalità tra i Lakers e i Celtics è nota a tutti, ma per fare audience ESPN trasmette ogni anno la partita tra Ole Miss e Alabama nel college football, oppure quella tra Missouri contro Nebraska, o North Carolina contro Virginia. Queste rivalità hanno un nome proprio: ad esempio, quella (meravigliosa) tra Auburn e Georgia si chiama “Deep South’s Oldest Rivalry”. La cosa arriva fino alle High-school texane e alle loro assurde rivalità decennali con la squadra di football del paese affianco. Nel calcio ce n’è una sola: quella tra i Seattle Sounders e i Portland Timbers. È una cosa seria: ha pure una sua pagina dedicata su Wikipedia (conta ben sei capitoli e quindici sottosezioni). Nel primo paragrafo si legge che «la rivalità tra Timbers e Sounders è una delle più intense dell’intero panorama sportivo americano». È l’unica paragonabile a un derby europeo. Ed è nata, in parte, dalle ceneri dell’acerrima rivalità tra i Seattle SuperSonics e i Portland TrailBlazers nella NBA – rivalità che è stata sfortunatamente interrotta, appunto, quando i Sonics sono diventati i Thunder di Oklahoma City. Una rivalità che sta rinascendo, oggi, sul campo da calcio. Quindi, sì, è chiaro, l’abbiamo detto noi e lo stanno dicendo in tanti, da tanti anni: il calcio negli Stati Uniti sta cambiando, l’attenzione sta aumentando, il livello tecnico sta migliorando, i soldi stanno girando, la gente lo segue sempre di più, ovunque. Ma se vogliamo vedere, oggi, uno spaccato di cosa potrebbe essere il calcio in America nei prossimi anni, non serve una macchina del tempo. Se vogliamo vedere dei veri tifosi, una squadra veramente amata, uno stadio pieno, un vero derby, be’, non ci sono altre scelte. Basta andare a Seattle, oggi, per vedere una città che vive per il calcio. Non è più un sogno di pochi calciofili di vecchia data come il signor MacDonald. È una realtà. Una città Americana che ama il calcio. Chi l’avrebbe mai detto? Fonte: Timothy Small - Rivista Undici

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Dopo gli anticipi con le vittorie di Columbus su Chicago e il SuperClàsico vinto dai LA Galaxy contro i San Jose Earthquakes nell'esordio con gol di Steven Gerrard, MLS in campo a piene forze per la Week #21 nel sabato in cui gioca anche la Nazionale USA, che ha battuto Cuba per 6-0 nei quarti di CONCACAF Gold Cup. La concorrenza con la Gold Cup stavolta Toronto non l'ha sentita, avendo anche recuperato Jozy Altidore, mentre Seattle continua ad essere in difficoltà ed a perdere punti senza Clint Dempsey e con Oba Oba Martins fuori per infortuni. Toronto FC 2 1, Philadelphia Union 1 In attesa dell'esordio di Andrea Pirlo a New York, è ancora Sebastian Giovinco il protagonista nella Major League Soccer. L'ex attaccante della Juventus ha trascinato con un assist e un gol i Toronto FC al successo per 2-1 contro la Philadelphia Union. La Formica Atomica è sempre più l'idolo incontrastato dei tifosi canadesi, con 12 gol e 9 assist in questa stagione. Giovinco al 29' serve il canadese Marky Delgado per l'1-0, tre minuti dopo realizza di persona il gol del 2-0. Per l'ex bianconero è il 12° gol nel campionato americano. Al 91' il gol della bandiera di Philadelphia con l'ex centravanti dei tedeschi del Mainz Conor Casey, entrato nel secondo tempo, che batte Joe Bendik. Con questa vittoria, Toronto si porta al terzo posto nella classifica della Eastern Conference alle spalle dei DC United e dei New York Red Bulls. HIGHLIGHTS: Toronto FC vs. Philadelphia Union 2-1  New England Revolution 1, New York City FC 0 Basta un gol del centrocampista Lee Nguyen al 12' per consentire al New England Revolution di battere per 1-0 il New York City FC - in 10 dal 55' per l'espulsione di Ned Grabavoy - e interrompere una serie di cinque sconfitte consecutive. Ancora niente esordio per Frank Lampard, ancora con qualche problema muscolare, mentre il debutto di Andrea Pirlo è atteso per la prossima settimana allo Yankee Stadium per il match contro l'Orlando City. HIGHLIGHTS: New England Revolution vs. New York City FC 1-0 Sporting Kansas City 2, Montreal Impact 1 Klinsmann vedrà avanti a lui tanti altri per la Nazionale, ma Benny Feilhaber continua col suo splendido campionato a centrocampo dello Sporting Kansas City, che nella notte supera il Montreal Impact per 2-1 allo Sporting Park, dove gli uomini hanno vinto le ultime otto in tutte le competizioni. E' Feilhaber ad aprire le marcature al quarto minuto: una palla rubata dall'ex Wigan Roger Espinoza e spedita all'ungherese Kristian Nemeth,cross indietro per Feilhaber e gran sinistro nell'angolo destro della porta quebeçois. Al 34' Feilhaber stavolta l'assist lo fa lui per Dom Dwyer, tagliando in due la difesa avversaria. Accorcia poi le distanze al 59' lex Lecce l'argentino Ignacio Piatti, interrompendo la serie senza subire gol di KC che durava da 355'. Con questa vittoria lo Sporting sale a due punti dalla vetta della Western, ma con due partite in meno rispetto al FC Dallas, mentre Montreal rimane a -3 dalla zona playoff ma con 3 match da recuperare sull'Orlando City. HIGHLIGHTS: Sporting Kansas City vs. Montreal Impact 2-1 Orlando City 0, New York Red Bulls 2 Orlando City che per la seconda settimana consecutiva perde in casa, deludendo i 33,518 presenti nonostante il calore estivo della Florida. Stavolta sono i NY Red Bulls ad uscire vittoriosi dal Citrus Bowl coi gol dell'ex compagno di centrocampo di Lucas Biglia all'Anderlecht, Sacha Kljestan, e dell'italo americano ex Leeds il centravanti Mike Grella, entrambi su assist di Dax McCarty. Per New York è la quarta vittoria consecutiva ed è ora a sei punti dal DC United capolista, che però ha tre partite in più. Orlando invece deve guardarsi le spalle, essendo all'ultimo posto buono dei playoff, e con in vista sabato la sfida col New York City FC di Pirlo, che dovrà affrontare senza Cyle Larin, espulso al 32' per una mini rissa. HIGHLIGHTS: Orlando City SC vs. New York Red Bulls 0-2 FC Dallas 2, DC United 1 Anche DC deve guardarsi le spalle dopo mezza stagione sempre in testa, vista la sconfitta di ieri negli oltre 30 gradi del Texas, che hanno costretto l'arbitro a concedere ai giocatori pause per la reidratazione. A Dallas è un gol di Fabian Castillo in pieno recupero a regalare i tre punti alle Hoops texane, alla quarta vittoria consecutiva. DC era andata sotto al 73' per un gol di Kellyn Acosta, pareggiato quattro minuti dopo da un autogol di Matt Hedges. Poi nel recupero Castillo punisce gli uomini di Ben Olsen. Dallas rimane quindi intesta alla Western con un punto sui Galaxy e due partite in meno, ma lo Sporting KC gli fa sentire il fiato sul collo. 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5-5-5. No, non è il famosissimo modulo di Oronzo Canà ne L'allenatore nel pallone, ma il bilancio, dopo 15 partite, di Orlando. La franchigia della Florida, alla sua prima stagione nella Major League Soccer, occupa il terzo posto nella Eastern Conference alle spalle dei New England Revolution, secondi, e del DC United. Questa notte la squadra di Ricardo Kakà ha battuto proprio la capolista, un 1-0 che porta la firma dell'ex fuoriclasse del Milan, che regala un dispiacere a Thohir, presidente dell'Inter e del DC United. LEGGI: MLS Week #17, Kakà trascina l'Orlando City al terzo posto BRAZILIAN PRIDE - Settimo gol stagionale per Kakà, leader maximo della Beautiful City. Il Purple Pride, che ad inizio stagione aveva invaso la Florida, sta aumentando sempre più, come le prestazioni del numero 10 brasiliano e le ambizioni della squadra. 4 reti nelle ultime 5 partite e un dato che mostra ulteriormente la sua importanza: quando va in gol, la squadra non perde mai. Sempre in campo dall'inizio, mai una panchina, con la fascia da capitano al braccio, idolo incontrastato di un pubblico adorante, è stato ad un passo dalla convocazione con la Nazionale per la Coppa America: ad Orlando City, ora come ora, comanda lui. VECCHI COMPAGNI - Nel 4-2-3-1 di mister Heath, Kakà gioca alle spalle dell'unica punta. Un vero numero 9 manca a questa squadra, in quanto il giovane Larin è pur sempre al primo anno tra i professionisti. Un centravanti boa che possa dare una mano in fase realizzativa. In Italia ci sono 3 vecchi compagni di Kakà ai tempi del Milan, pronti a dire ancora la loro. Il primo è Marco Borriello, in scadenza di contratto con il Genoa, che ha già provato un'esperienza all'estero, poco fortunata, al West Ham; il secondo è Alberto Gilardino, sotto contratto con il Guangzhou sino al 2016, protagonista di una stagione positiva a Firenze; il terzo è Giampaolo Pazzini, alla ricerca di un ruolo da protagonista dopo un anno passato in naftalina al Milan. Walt Disney, che in Florida ha costruito il Wat Disney Resort, diceva: "Potete immaginare, creare e costruire il luogo più meraviglioso della terra, ma occorreranno sempre le persone perché il sogno diventi realtà". A Kakà, per costruire un sogno, basta un numero 9.   Fonte: Calciomercato.com

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