(Dario Torrente) Tre anni possono voler dire molto o poco a seconda degli avvenimenti e dall’intensità di come essi vengono vissuti, nel caso dei Cosmos, che il 3 di Agosto torneranno in campo in una lega competitiva dopo ben 28 anni dal loro ritiro dal campionato indoor M.I.S.L. 1984/85 per scarsità di pubblico e difficoltà economiche hanno il peso di un decennio.
Dopo decadi di inedia e di tentativi infruttuosi per ravvivare il marchio dei celeberrimi alfieri del soccer Usa nel mondo e la loro epopea durata quasi un decennio finalmente l’allora titolare del marchio Peppe Pinton, che aveva comunque creato una scuola calcio col nome Cosmos di modo che la memoria non si perdesse tra i giovanissimi ha ceduto alle lusinghe e finalmente ha venduto il marchio a un gruppo capitanato dall’inglese Paul Kemsley, già vicepresidente dei londinesi del Tottenham Hotspur e travolto dalla crisi immobiliare che dagli Usa ha toccato il mondo intero toccando per prima la verde Inghilterra.
La gestione dell’inglese, che annunciò pomposamente per bocca di Pelé il ritorno dei beniamini della New York degli anni ’70 e primi ’80 il 1 Agosto del 2010 durante l’allora New York Cup (l’attuale Cosmos Copa NYC) ha spesso fatto leva più sui colpi di scena che non sulle azioni concrete per rivitalizzare la squadra stellare che ha fatto sognare milioni di americani e non solo.
Dopo che la notizia data da Pelé ha fatto il giro del mondo Kemsley assieme al suo vice Terry Byrne hanno aperto varie scuole calcio col pomposo nome di Cosmos Academies e continuato sulla linea del sensazionalismo facendo approdare alla loro corte l’ex calciatore francese stella del Manchester United ed aspirante attore Eric Cantona, mentre nel marzo del 2011 Pelé, assieme a Eric Cantona e Cobi Jones, nominato anche lui ambasciatore dei Cosmos ha effettuato on tour in Asia forse per trovare investitori disposti a scommettere su quella che alla fine del documentario “Once in a lifetime” Peppe Pinton aveva chiamato “The Cosmos ship”.
L’impressione che si era percepita fin dall’inizio nonostante i proclami, le trovate pubblicitarie, le interviste ed il revival delle divise ed il nuovo merchandising erano pochi a scommettere sulla reale consistenza del progetto e della cordata del bancarottiere inglese, che nel frattempo cercava di continuo di far apparire i Cosmos su qualsiasi giornale con iniziative di vario genere anche per costruire quello che gli americani chiamano hype, termine che forse potremmo tradurre interesse misto ad esaltazione, e nelle chat col pubblico su twitter sia Kemsley che Byrne millantavano di essere già d’accordo con Don Garber, commissioner della MLS per i Cosmos come ventesima squadra della lega, invece dopo la partita contro il Manchester United per l’addio di Paul Scholes disputata il 5 agosto 2011 e persa per 6-0 da una squadra caravan serraglio contenente elementi dei Cosmos Under 23 che avevano effettuato alcune amichevoli con squadre locali militanti nella PDL ed alcune leghe locali più alcuni campioni avanti con l’età quali Fabio Cannavaro non si erano più avute notizie dal quartier generale dei Cosmos.
Fino al 26 Ottobre 2011 quando Paul Kemsley annuncia le sue dimissioni per perseguire altri interessi come se tutto fosse finito in una gigantesca bolla di sapone,così come l’annuncio al quale non seguirono i fatti che una squadra col nome Cosmos avrebe militato nella PDL in attesa di una squadra professionista in MLS o Nasl e USL in attesa poi di approdare nella massima serie come già avevano fatto Seattle, Montreal, Portland e Vancouver, fino alla notizia diffusa dopo mesi senza aggiornare il sito ufficiale con lo sconforto dei fans che si sentivano presi in giro e la girandola di speculazioni alimentata da un certo giornalismo che però trovava terreno fertile nel continuo silenzio della società che non faceva presagire nulla di buono.
Fortunatamente gli arabi della Sela Sport che annunciano l’acquisto dei Cosmos il 2 Novembre del 2011, notizia che non aveva comunque entusiasmato gli appassionati e i nostalgici sia per il nome pressoché sconosciuto della nuova proprietà sia la mancanza di notizie e aggiornamenti perpetratasi fino al 12 Luglio che i Cosmos (nel frattempo orfani della ex stella divenuto poi ambasciatore internazionale Giorgio Chinaglia deceduto il 1 aprile 2012) che la squadra avrebbe militato nella seconda divisione, la nuova Nasl a partire dal 2013 sempre con l’obbiettivo di raggiungere poi un accordo con la Major League Soccer.
Dopo poco è stato annunciato lo stadio dove i nuovi Cosmos avrebbero disputato gli incontri casalinghi, vale a dire il "James M. Shuart" Stadium, dove i Cosmos originali avevano vinto il loro primo trofeo nel 1972, ben lontani dall’essere la squadra stellare che poi sarebbero diventati ma con già Werner Roth e due stelle al tramonto guali Josef Jelinek, finalista ai mondiali del ’62 con la Cecoslovacchia ed il brasiliano Cinesinho, già di Palmeiras, Catania e Juventus.
A queste notizie che hanno rincuorato i Borough Boys, gruppo di tifosi newyorkesi che non si riconoscono nei New York Red Bulls e pur di avere una squadra nella loro città avevano supportato in passato persino il disastrato FC New York, fallito dopo un solo anno di militanza nella USL, sono seguiti l’annuncio della nomina di Giovanni Savarese come allenatore, l’arrivo come coordinatore delle operazioni Erik Stover e dulcis in fundo l’acquisto del difensore Carlos Mendes, già dei New York Red Bulls dove aveva militato dal 2005 al 2011.
Il nuovo CEO Seamus O’ Brien a differenza del suo predecessore Kemsley ha parlato poco, forse a volte troppo poco, ma a quel silenzio che sembrava essere divenuto un lento spegnersi delle speranze e delle aspettative non solo dei tifosi newyorkesi ma degli ammiratori dei Cosmos sparsi in tutto il mondo sono seguiti fatti concreti e assai rilevanti.
Dopo l’arrivo dell’americano di origini portoghesi sono seguiti gli acquisti di alcuni giovani giocatori che hanno militato in serie minori o che avevano fatto parte dell’accademia dei Cosmos U-23, coadiuvati da alcuni atleti che avevano già militato chi da titolare chi facendo prevalentemente panchina nella Major League Soccer, come Hunter Freeman, Korey Veeder, Joseph Nane, Peri Marosevic e il portiere ex RSL Kyle Reynish, più lo spagnolo Ayoze, che aveva fatto vedere buone cose nella prima e seconda divisione spagnola ma la notizia che ha fatto più scalpore è stata la proposta di una costruzione di uno stadio da 25.000 posti con indotto incluso nella zona di Long Island nella contea di Belmont, il che rilancerebbe l’economia depressa della zona e non graverebbe sui cittadini in quanto la Sela Sport finanzierebbe interamente l’opera dal costo di 400 milioni.
Ma nel frattempo è arrivata la notizia che è stata recepita come uno sparo in mezzo agli occhi: la Major League Soccer ha ufficializzato il 21 Maggio la nascita di una seconda franchigia newyorkese, e non saranno i Cosmos ma un sodalizio chiamato New York City F.C. creato da una joint venture tra gli inglesi del Manchester City e la celeberrima squadra di baseball dei New York Yankees come socio di minoranza, che opererà dal 2015 e senza avere ancora uno stadio di proprietà e proprio in questi giorni è arrivata la notizia che il progetto dello stadio in quel di Flushing Meadows all’interno del parco pubblico chiamato Corona Park è stata rigettata dall’amministrazione locale.
I Cosmos non si sono persi d’animo e dopo un comunicato diplomatico di circostanza hanno continuato a lavorare sodo mettendo a segno una prestigiosa sponsorizzazione con la Fly Emirates e continuando a ingrandire il parco giocatori per la stagione estiva della Nasl che comincerà il 3 Agosto contro i rivali storici della NASL originale Fort Lauderdale Strikers. Oltre al giapponese Satoru Kashiwase, il più giovane calciatore nipponico ad essere mai stato ingaggiato in una lega pro soccer americana ed alcuni giocatori locali, la squadra di Savarese ha messo a segno due colpi prestigiosi, il brasiliano naturalizzato spagnolo Marcos Senna, campione d’Europa con la Spagna nel 2008 e l’ex nazionale americano Danny Szetela, il quale dopo uno stop di due anni dovuto ad una serie di infortuni è stato messo sotto contratto dai newyorkesi con un sapore tipicamente americano dell’uomo che chiede la sua seconda chance che come è noto negli Usa non si nega mai a nessuno.
Sono nel frattempo seguiti altri avvenimenti quali l’amichevole contro I Newton Pride militanti in PDL per un evento benefico terminata 6-0 per i Cosmos, l’annuncio di un mini tour in Inghilterra – certamente nulla a che vedere con le tournée maestose dei Cosmos degli anni ’70 e ’80 ma erano altri tempi, un’altra squadra ed un’altra lega - dove la compagine americana se la vedrà con il Leyton Orient ed il Watford, per lungo tempo squadra di Elton John, forse una reminiscenza del glamour che fu.
Il 10 luglio per la prima volta dopo quasi 30 anni la squadra si è allenata pubblicamente in quello che sarà il loro stadio casalingo e l’avvenimento è stato seguito dal vivo da 1000 persone, il che lascia presagire una buona affluenza di pubblico oltre alle migliaia di abbonamenti venduti. Rimane però il punto interrogativo sul futuro dei nuovi Cosmos specie dopo l’arrivo del NYC F.C., anche se Seamus O’ Brien si mostra ottimista portando l’esempio di Londra dove convivono più di dieci club professionisti e nei tempi d’oro la capitale del regno unito poteva annoverare almeno sette squadre nella prima divisione inglese.
La nuova North American Soccer League
Ma l’America è diversa, e New York è ancora differente, ma dal buon esito della Cosmos Ship, come la chiamò Peppe Pinton nel finale del film documentario “Once in a lifetime” dipende anche il futuro della nuova Nasl, che molto punta su New York per alzare una media spettatori che viaggia sulle 3800 persone a partita con picchi di circa 7000 a San Antonio ma che vede a Edmonton meno di 2000 presenze allo stadio.
La Nasl è comunque in forte espansione specie nelle zone dove la MLS non è arrivata o si è ritirata da tempo immemore, vale a dire Florida e stati del sud est dell’america. La Nasl è presente in Carolina, Georgia, Florida e con le nuove espanioni degli Indy 11 e Virginia Cavalry oltre i canadesi Ottawa Fury arriverà, se i Puerto Rico Islanders torneranno il prossimo anno, ad annoverare 12 squadre.
Altra caratteristica della nuova Nasl è l’assenza un salary cap che in MLS è invece molto stringente e non arriva nemmeno a 3 milioni di dollari esclusa la regola del designated player nota anche come Beckham rule ed è anche su questo che punta quella che ora è la seconda divisione americana che però sembrerebbe quasi voler usare i Cosmos come ariete per poter diventare quasi una lega concorrete alla MLS, scelta che pare quasi obbligata visto la partnership della massima serie con la United Soccer League con incontri tra campionato riserve MLS e USL Pro o partnership tra franchigie della MLS ed USL che diventano così squadre satellite come era una volta il vivaio italiano con le grandi squadre che prestavano i propri talenti alle provinciali o come ha sempre fatto il Real Madrid con il Castilla.
Questa manovra ha stretto la Nasl in una tenaglia resa ancora più stretta dalla storia recente visto che la nuova Nasl nasce da una scissione dalla USL avvenuta nel 2010, la speranza comune è che stavolta il buon senso prevalga senza che nasca una nuova soccer war che nella storia del soccer Usa ha fatto più danni della peste ed ha portato solo morte e distruzione, e che la nuova Nasl non faccia la fine della lega omonima degli anni ’70 e con essa i Cosmos, ma come diceva Lorenzo il Magnifico del doman non v’è certezza.










































