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L'AS Roma scopre Toronto e il suo calcio
Scritto il 2013-08-07 da Franco Spicciariello su Soccer Business
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Toronto, capoluogo della provincia dell’Ontario, con circa 4.203.281 abitanti è il centro più popoloso del Canada. Questa metropoli canadese è una delle più multiculturali al mondo, con circa il 36% degli abitanti di origine non europea, ma con 500mila italiani è la terza città "italiana" fuori dai nostri confini. Quella italiana è la seconda più grande comunità, superata da qualche anno da quella cinese, e sono ben un milione e 200 mila i nostri connazionali sparsi per l’Ontario.La città è bellissima, ma l'immagine è completamente diversa a seconda che ci si vada d'estate (caldissima) o d'inverno (temperature fino a -30°). Infatti Toronto è divisa in due città: una a livello della strada con grattacieli che spuntano come funghi (10 costruiti negli ultimi 5 anni e altri 25 in costruzione), ed una sotterranea chiamata "The Path" con 27 km di strade.
Toronto e lo sport
Assieme a Montréal è il motore economico del Canada, e non c'è lega sportiva americana che non abbia fatto carte false per avere Toronto tra le sue fila. E infatti ecco i Maple Leafs della NHL (hockey su ghiaccio) e l'ex squadra di Andrea Bargnani (noto tifoso della SS Lazio), i Raptors della NBA, che giocano all'Air Canada Arena, mentre i Blue Jays della MLB (baseball), e gli Argonauts di football (che però militano non nella NFL ma nella Canadian Football League giocano presso il Rogers Center, lo splendido stadio indoor da 54mila posti.  Il problema però è che questi club non vincono mai: i Raptors in dieci anni hanno raggiunto i playoff una solaì; i Maple Leafs non vincono la NHL dal 1967; infine i Blue Jays, dopo aver vinto le World Series nel 1992 e 1993, negli ultimi 20 anni hanno visto i playoff solo una volta.
Il calcio a Toronto
Ultima arrivata nello sport cittadino è l'avversario della AS Roma di questa notte, il Toronto FC, che ha esordito nella MLS nella stagione 2007.  In realtà il calcio a Toronto non era una novità, visto che affondava le proprie radici in club quali i Toronto Falcons della NPS, allenati nel 1967 niente meno che dall'ungherese Ladislav Kubala. Chiusi i Falcons, nel 1971 arriva la NASL e tocca ai Toronto Metros, che nel 1975  si fusero con i Toronto Croatia, squadra di grido della lega locale CNSL, non osservando il divieto vigente nella NASL riguardo i nomi etnici del club, argomento che l'anno successivo porto allo scontro mediatico Giorgio Chinaglia e il Commissioner della NASL Phil Woosnam, recentemente scomparso. E nel 1976 arriva anche il primo e unico titolo, il NASL Soccer Bowl, grazie anche ai gol del campione portoghese Eusebio. La storia dei Metros-Croatia termina nel 1978, ma l'anno successivo il Global Television Netwok acquistò i diritti della franchigia e la rinominò Toronto Blizzard, club per il quale ad inizio anni '80 sono passati anche gli ex juventini Francesco Morini e Roberto Bettega. Ma l'avventura dei Blizzard terminò a seguito del fallimento della NASL nel 1984, chiudendo l'era del calcio pro a Toronto fino al 2006, quando la società di entertainment sportivo decise di investire sull'expansion in MLS, che vide la nascita del Toronto FC (che inizialmente rischiò di chiamarsi Inter Toronto FC proprio in omaggio ai nerazzurri).
Il Toronto FC
Nonostante il grande entusiasmo del pubblico che sin dal primo giorno ha esaurito il BMO Field, primo soccer specific stadium (ma ospita anche i Toronto Nationals di lacrosse) della città, 22,453 posti, costato circa 50 milioni di euro, il Toronto FC ha purtroppo seguito la tradizione degli altri club cittadini. Nelle prime sette stagioni in MLS infatti, i Reds non si sono mai qualificati per i playoff, e anche quest'anno la situazione non è affatto semplice, con la squadra penultima nella Eastern Conference a ben 13 punti dalla zona playoff. Le uniche soddisfazioni per i tifosi in questi anni sono arrivate dal Canadian Championship, la coppa nazionale, che ha visto il TFC vincere il trofeo (che vale un posto nella CONCACAF Champions League) consecutivamente dal 2009 al 2012. Ma coppa nazionale a parte, lo spettacolo visto in questi anni al BMO Field è stato spesso increscioso, con un turbinio di allenatori (dallo scozzese Mo Johnston agli inglesi John Carver e Paul Mariner, dal serbo-americano Preki fino all'olandese ex SS Lazio e Inter Aron Winter) e di giocatori comprati e ceduti ad oltranza, tra cui gente come l'ex doriano Danny Dichio, il tedesco Torsten Frings, l'ex juventino Ronnie O'Brien, e le glorie nazionali Dwayne De Rosario e Julian DeGuzman.
Le squadre
Dopo l'ennesimo disastro nel 2012 è arrivato un nuovo presidente - Kevin Payne, creatore del DC United vincente di fine anni ’90 – e un nuovo allenatore, il neozelandese Ryan Nelsen, convinto a lasciare QPR e calcio giocato lo scorso gennaio. Nei suoi primi sei mesi in carica Nelsen ha rivoluzionato completamente la rosa, e oggi il TFC presenta poche certezze: in difesa l'inglese Richard  Eckersley (24 anni, cresciuto nel Mancheser United), lo scozzese ex Birmingham City Stephen Caldwell, e il possente centrale Gale Agbossoumonde, già passato per l'Europa e atteso all'affermazione definitiva; a centrocampo sin evidenza l'ex nazionale USA Bobby Convey (che ha giocato anche in Premier col Reading) e l'asso della squadra, il giovane Matias Laba, centrocampista della Nazionale argentina Under 20 arrivato ad aprile a seguito del pagamento di una fee di $1,5 milioni; davanti c'è una coppia d'attacco di tutto rispetto formata dall'olandese Danni Koevermans (34 anni, una carriera tra Sparta Rotterdam, AZ e PSV) e il gallese girovago Robert Earnshaw, sorpresa della stagione. Ma essendo entrambi in via di recupero, è probabile che coach Nielsen schieri il giovane canadese Emery Welshman e il connazionale Jeremy Brockie, che faceva parte della rosa degli All White ai Mondiali 2010, in cui però scese in campo solo contro il paraguay, essendo anche all'epoca reduce da una frattura.
Nonostante i probabili impegni contrattuali, Nelsen stanotte potrebbe eprò dare spazio a giocatori che hanno visto poco il campo, anche considerando l'impegno contro Seattle di sabato prossimo. Dentro quindi il portiere svizzero Stefan Frei, titolare sino alla scorsa stagione, i difensori Mark Bloom e il neoacquisto il terzino svizzero Jonas Elmer; a centrocampo lo spagnolo Álvaro Rey (cresciuto nel Betis e sino all'anno scorso allo Xerex, seconda divisione) e l'inglese (ex Norwich e Portsmouth tra le altre) Darel Russell.
Per quanto riguarda la AS Roma - che stanotte inauguerà la nuova seconda maglia bianca in stile anni '80 - Rudi Garcia sta lavorando in particolar modo sul 4-3-3. Il  tecnico  francese  ruoterà diversi uomini, ma gli undici di partenza sono più o meno decisi. Ci sono solo  un paio di dubbi che riguardano gli esterni e il centrocampo: con Morgan De Sanctis in porta e i  centrali  che  saranno  Castan  e  Benatia  (poche  possibilità  per  Jedvaj,  comunque  in  ballottaggio  con  il  marocchino),  Garcia  è  indeciso  tra  Maicon  e  Torosidis (il greco è sicuramente più in forma)  e  tra  Balzaretti  e  Dodò.  A centrocampo sembra quasi certo che De Rossi partirà dalla panchina per fare spazio a Miralem Pjanic (che avrà dalla sua la folta comunità bosniaca di Toronto), che Garcia vuole provare anche sulla linea dei centrocampisti, con l'olandese Strootman in cabina di regia. Per il ruolo di interno destro dubbio Florenzi-Bradley, con favorito l'americano, capace di dare  maggior  equilibrio  (vista  anche  la presenza di Pjanic). Davanti tridente con Francesco Totti largo a sinistra, Erik Lamela a destra e Marco Borriello centravanti precario.
L'AS Roma e il Canada
La visita della AS Roma in Canada è l'occasione per la società giallorossa di rafforzare il legame con un territorio in cui ha già lanciato un'Academy, la Pro Calcio Canada FC, basata nell'Ontario meridionale. A seguirne le attività, facendo il pendolare tra Roma e Toronto, è l'ex calciatore di Ostia Mare, Potenza e Frosinone, Marco Arcese (più noto per essere stato il fidanzato di Miss Italia 1993, Arianna David). E dall'Academy canadese in primavera sono volati a Trigoria per un periodo di allenmento con le giovanili giallorosse l'attaccante Ovonte Mullings e il difensore Dumari Ewart. “Da quanto vedo credo che in canada ci siano molti talenti a livello di base fino ai 12 anni", ha dichiarato Arcese, che si coordina sempre con Bruno Conti che rispetto ai due ragazzini canadesi ha dichiarato "Li ingaggerei immediatamente", ma la normativa sui giocatori extra UE è limitante.
Il pubblico
Nonostante l'entusiasmo mostrato ieri dai tremila che hanno affollato il BMO Field per vedere l'allenamento della AS Roma, è difficile che stanotte ci possa essere il tutto esaurito. L'amichevole infatti è stata preceduta da qualche polemica nella comunità dei tifosi del TFC, sia per i prezzi che per la scelta della società di piazzare un match "inutile" nel mezzo di due importanti impegni com equelli contro i Revs della scorsa settimana e l'arrivo di Dempsey con Seattle sabato.
Diretta TV
Come ricorda l'A.S.Roma su Twitter, la sfida amichevole tra il TORONTO FC e i giallorossi (in programma alle ore 20 locali, le 2 in Italia) sarà trasmessa in diretta da Roma Channel.
Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

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Tutta l'attenzione era inevitabilmente per l'esordio di Andrea Pirlo a New York, ma la Week #21 della MLS è stata piena di gol e risultati importanti, a cominciare dalle vittorie di DC United e FC Dallas, che hanno rafforzato il loro primati rispettivamente nella Eastern e nella Western Conference. Continua il crollo verticale dei Seattle Sounders, alla sesta sconfitta (senza un tiro in porta) in sette partite da quando i suoi assi Clint Dempsey (in Nazionale) e Oba Martins (infortunato) sono assenti. A batterli il Montreal Impact, in piena risalita e per la prima volta dall'inizio della stagione in zona playoff. E ora in Quebec arriva anche Didier Drogba. HIGHLIGHTS: D.C. United vs. Philadelphia Union 3-2 Gol vittoria di Fabian Espindola, dopo che il D.C. United è stato bravo a recuperare il doppio svantaggio con Philadelphia. Union in vantaggio con C.J. Sapong dopo pochi secondi, seguito dal raddoppio di Sebastien Le Toux al 4'. Da quel momento in poi però la partita la fanno gli uomini di Ben Olsen. Ad accorciare le distanze è il centravanti costaricano, neoacquisto arrivato dal Real Salt Lake, Alvaro Saborio. Al 66' pareggia il regista Nick DeLeon, e al 79' dopo una traversa della Union con Sapong, arriva il gol vittoria di Espindola su cross di Chris Korb. HIGHLIGHTS: Vancouver Whitecaps vs San Jose Earthquakes 3-1  Ci pensano i gol di Mauro Rosales al 5' e Kendall Waston al 32' (su corner dell'argentino), seguiti al 56' dal terzo di Octavio Rivero, a regalare a Vancouver i tre punti e il secondo posto nella Western Conference. Accorcia per San Jose Quincy Amarikwa, al suo terzo gol in tre partite da quando è sbarcato al Fire. HIGHLIGHTS: Montreal Impact vs Seattle Sounders 1-0 Sesta vittoria casalinga in sette partite per il Montreal Impact, che con 24 punti in 18 match aggancia la zona playoff potrebbe tecnicamente persino superare DC in testa alla Eastern se le vincesse tutte! Il gol della vittoria che fa esplodere il Saputo Stadium è del difensore belga Laurent Ciman all'88', che di testa infila Troy Perkins (che ha salvato Seattle dalla debacle) su una punizione dell'ex napoletano Marco Donadel HIGHLIGHTS: Houston Dynamo vs. LA Galaxy 3-0 Un gol e un assist di Brad Davis e la Houston abbatte i LA Galaxy con un pesantissimo 3-0. Dynamo (7-8-6) subito avanti al 9' con Will Bruin, cui al 27' fa seguito Davis dalla distanza. Chiude i giochi Leonel Miranda all88' uccellando due difensori dei Galaxy. I Galaxy (9-7-7) erano reduci da 4 vittorie nelle ultime 5, ma sono stati surclassati dall'energia della Dynamo, in cui ha esordito il centravanti messicano ex Chivas USA Erick Torres, Designated Player su cui Houston punta per raggiungere i playoff, ora distanti solo 5 punti (con un match da recuperare). HIGHLIGHTS: Columbus Crew SC vs. Toronto FC 3-3 Partita spettacolare a Columbus, con il TFC che recupera il risultato all'89' con un rigore di Jozy Altidore. Toronto, sotto di tre al 48' per i gol di Kei Kamara (sempre più capocannoniere), Tony Tchani ed Ethan Finlay, va alla riscossa con Sebastian Giovinco e Collen Warner al 5'ì e 55', fino al pari di Altidore. HIGHLIGHTS: FC Dallas vs Portland Timbers 4-1 Doppietta decisiva del 21enne attaccante Michael Barrios e per FC Dallas arriva la quinta vittoria consecutiva, che avvicina sempre più il Supporters Shield per i texani. Di Kellyn Acosta al 69' e Mauro Diaz su rigore all'87' gli altri gol delle Hoops. Inutile il rigore di Fanendo Adi in pieno recupero, procurato dal neo acquisto argentino Lucas Melano. HIGHLIGHTS: Chicago Fire vs. New England Revolution 2-2 Ci pensano Lee Nguyen e  Kelyn Rowe a salvare la serata del New England, che rimonta i gol di Chicago di Razvan Cocis e un rigore di Shaun Maloney. Il pari lascia Chicago in fondo alla classifica della Eastern ma tecnicamente ancora in grado di raggiungere i playoff.    

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