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Le big cercano fortuna in America. Inter, Roma e Juve sono là, poi il Milan
Scritto il 2013-07-30 da SoccerItalia su Soccer Business
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La Guinness International Champions Cup e una serie di amichevoli hanno spinto le italiane a partecipare alle ricche tournée Usa: ogni gara vale un milione

In questi giorni quattro big del nostro campionato sono o saranno in America a cercare fortuna, nel senso di aggiudicarsi la Guinness International Champions Cup, ma anche di mietere incassi facili: la tournée statunitense può portare nelle casse circa un milione a partita. Il discorso vale per Juventus, Inter e Milan (oggi a Monaco, volerà negli Usa il 2 agosto per giocare a New York il 5), ma anche per la Roma, che segue un altro percorso sulla rotta Kansas City-Toronto-Washington per disputare tre amichevoli (con Mls Stars, Toronto e Chelsea, fra l'1 e il 10 agosto), con visita a casa di James Pallotta.

International Champions Cup — All'International Champions Cup (tra San Francisco, Indianapolis, New York, Los Angeles e Miami), partecipano anche Chelsea, Everton, Los Angeles Galaxy, Real Madrid e Valencia. Finora l'unico match del torneo disputato è Milan-Valencia, terminato 2-1. La prossima gara, l'1 agosto a San Francisco, vedrà la Juve scendere in campo contro l'Everton, mentre da segnarsi è anche il match in calendario il 2, a Indianapolis: il Chelsea di Mourinho affronterà l'Inter, e la vincente delle due sarà poi l'avversaria del Milan il 5. Appuntamento per la finale l'8 agosto a Miami.

Andrea Pirlo lo conosce quel successo di Renato Carosone che fa: «Tu vuo’ fa’ l’americano ma si’ nato in Italy»? «Ma io non voglio fare l’americano. Mi sento un italiano che vive in America per lavoro, come tanti. E comunque in America si sta bene». Cosa apprezza della Grande Mela? «La qualità della vita, la gente. Sono più educati, rispettano le regole». E che cosa le manca dell’Italia? «A parte gli affetti, di questa Italia in questo momento non mi manca niente». Dove ha scelto di vivere a New York? «A Chelsea. Il campo di allenamento non è dietro l’angolo, è a 50 minuti d’auto, un po’ come andare da Milano a Milanello. Ma non mi pesa». Come si passa il tempo a NY? «Faccio la vita che facevo qui in Italia. Solo che a New York c’è più scelta. Vado per musei, per gallerie d’arte. Mi piace passeggiare a Central Park, vado a correre lungo l’Hudson». E con l’inglese come siamo messi? «Se non parlano troppo veloce me la cavo». Sa come si dice cimitero in inglese? «No». Peccato. Avremmo voluto chiederle in inglese se non ha la sensazione di essere finito in un cimitero degli elefanti... «No, nessun cimitero. Il calcio negli States sta crescendo, gli stadi sono sempre pieni. È un’esperienza che mi piace». Consiglierebbe il calcio Usa ai colleghi che giocano in Europa? «Tanti colleghi vorrebbero venire a giocare in America». Qualche nome? «Tanti». La sua squadra è un po’ scarsina. «L’anno scorso siamo andati male ma era il primo anno. Abbiamo potuto comperare soltanto le riserve delle riserve delle altre squadre. Io, Lampard e Villa siamo i tre fuori budget consentiti dai regolamenti. Ora però si parte a pieno regime, con la preparazione e con un allenatore nuovo: Patrick Vieira». È vero che lei, Lampard e David Villa volate in business mentre il resto della squadra si deve accontentare dell’economy? «Vero ma è la Lega a decidere. La MLS ha in mano tutto, anche i biglietti di viaggio e gli alberghi. I voli sono sempre di linea: soltanto due volte in una stagione una squadra può utilizzare un volo charter. Negli Usa i giocatori hanno un contratto con la Lega, non con i club». Qual è il suo nickname negli States? «Per tutti sono il Maestro. Con la emme maiuscola, e scritto all’italiana». L’estate scorsa lei ha lasciato la Juve nonostante un altro anno di contratto. Motivo? «Dopo avere perso la finale di Champions a Berlino ci ho riflettuto un attimo. Sapevo che sarebbe stato difficile ripetere una stagione in cui comunque abbiamo vinto scudetto e Coppa Italia. Dopo certe annate si può solo peggiorare». Quindi? «Quindi sono andato dal presidente e gli ho detto che avrei voluto fare una nuova esperienza, ma non per svernare: per rimettermi in gioco. Andrea Agnelli è una persona in gamba, è bravissimo. Con lui c’era un accordo verbale in base al quale me ne sarei potuto andare. E così è stato». Sia sincero: quando, dopo le incomprensioni milaniste, nell’estate del 2014 Allegri si è materializzato alla Juve, qual è stata la sua reazione? «Allegri mi ha telefonato per avvertirmi. Ci abbiamo messo una pietra sopra. Se non si fa così non si va da nessuna parte». Andrea, gli anni alla Juve sono stati... «Straordinari». E quelli al Milan? «Irripetibili. Storici». Invece non ci saranno altri anni all’Inter. «Esatto. In queste settimane mi hanno chiamato un po’ di squadre». Ad esempio? «Un po’ di squadre. Tante. Ma ho fatto una scelta e non mi è parso il caso di rinnegarla dopo pochi mesi. È anche una questione di rispetto nei confronti di chi ha investito su di me». Cinque scudetti consecutivi (Milan più quattro Juve) e uno, quello del 2004 in rossonero, che si perde nella notte dei tempi. Qual è il più bello? «Il primo con la Juve. Non abbiamo mai perso, non abbiamo mai mollato. Eppure il Milan era più forte di noi. È stato uno scudetto inaspettato: era il primo anno di Conte, la Juve era reduce da due settimi posti». E quell’anno lei ha capito che Conte era un fenomeno? «Veramente l’ho capito dal primo allenamento». E gli scudetti con il Milan? «Con il Milan la gioia più grande l’ho provata a Manchester, quando abbiamo vinto la prima Champions League. Una Champions League è più importante di uno scudetto». Nesta e De Rossi restano i suoi amici del cuore? «Nesta lo vedo spesso, siamo vicini. Io a New York, lui a Miami. Due ore di aereo». E De Rossi? «Spero di rivederlo presto in nazionale». Quindi il sogno azzurro resiste. «Gioco per andare all’Europeo. Io sono sempre a disposizione, in Nazionale ci vado volentieri». Però per venirla a visionare negli Usa Conte dovrebbe spendere una barca di quattrini. «Ma le partite del campionato americano si possono vedere in tv. Su Eurosport». La Juve è sempre bella vispa anche se non ci siete più lei, Tevez e Vidal... «È ancora la squadra più forte. È la squadra da battere. L’ho sempre detto, anche quando era 15 punti dietro. Se le altre non sono riuscite a darle il colpo di grazia in quei momenti...». Quindi quinto scudetto consecutivo... «Si. Il Napoli gioca bene, può tenere, ma alla fine la Juve è abituata a vincere». E Dybala come lo inquadra? «È bravo. Sta dimostrando di valere quello che è costato». Il Milan, l’altra sua squadra di riferimento, non se la passa benissimo. «In effetti è un po’ in difficoltà. Però non è che si può cambiare allenatore ogni anno e fare la rivoluzione. Bisogna avere un programma». Gli allenatori preferiti? «Conte e Ancelotti. Quello di Lippi invece è un discorso a parte, al Mondiale di Germania abbiamo fatto la storia. Quando siamo a Ibiza ogni tanto vado a trovarlo a casa sua». A quasi 37 anni ha già messo a fuoco il suo futuro? «Non ci ho ancora pensato, davvero. Per ora mi diverto a giocare. Vedremo. Di sicuro mi piacerebbe rimanere nel calcio... Dirigente magari». Allenatore? «Per adesso no». Dove investe i suoi guadagni il Maestro Pirlo? «Nella società di famiglia. Prodotti siderurgici, acciaio, tondini di ferro. Io ho delle quote da sempre. E poi nell’azienda vitivinicola che abbiamo ingrandito di recente acquistando nuovi terreni». Nome dell’azienda? Vini prodotti? «L’azienda si chiama Pratum Coller. Produciamo bianco, rosso, rosato e passito. Ora abbiamo iniziato con lo champagne metodo rosso». In questi mesi le si sarà spalancato il mercato americano. «Già esportiamo in Cina e in Giappone. In effetti ho ricevuto svariate richieste dagli Usa. Stiamo lavorando». Andrea, se fra trent’anni i suoi nipotini le chiederanno chi è stato e che cosa ha fatto il loro nonno, lei come risponderà? «Andate a vedere su Internet...». Fonte: Corriere della Sera

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Prima in campo con vittoria - seppur in amichevole - per Steven Gerrard con i Los Angeles Galaxy, indossando per la prima volta dopo 17 anni un'altra maglia dopo quella del Liverpool, lasciato lo scorso mese tra le lacrime di Anfield Road. Il club californiana ha superato per 2-1 i messicani del Club America - vincitore della ultima CONCACAF Champions League - in un incontro valido per la International Champions Cup. Il centrocampista inglese è rimasto in campo per i primi 45 minuti giocando con la maglia numero otto. Club America in vantaggio con Quintero, ma i Galaxy rimontano con le reti del capitano Robbie Keane e nel finale di Alan Gordon. HIGHLIGHTS - Los Angeles Galaxy vs Club America 2-1 "Bellissima sensazione" ha detto Gerrard al sito dei Galaxy "E' stato un match difficile e penso che il Club America sia davvero una buona squadra. Dopo i primi 15-20 minuti siamo entrati in partita, giocando bene e meritando il apri. Per me personalmente è stato un bene mettere 45' nelle gambe, e migliorerò man mano che troverò l'intesa con i miei compagni". "Penso che Steven abbia giocato bene e ha già una buona intesa con Juninho. Ha vinto diversi contrasti e ha contribuito a creare buone occasioni, andando anche vicino al gol fermato da un'ottima parata del portiere", ha commentato a fine partita il tecnico dei Galaxy Bruce Arena. I Galaxy giocheranno un altro match di ICC il prossimo 21 luglio contro il Barcellona al Rose Bowl di pasadena. Intanto martedì affronteranno nei quarti di finale di US Open Cup il Real Salt Lake (diretta su YouTube.com alle 4 del mattino italiane), mentre Gerrard debutterà in MLS venerdì prossimo, nel SuperClàsico fra LA Galaxy e San Jose Earthquakes.

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La maglia numero 10 a Orlando è magari meno pesante che in realtà europee, ma la competitività non manca così come l'entusiasmo. Dopo sedici gare al primo anno di MLS i Lions hanno raccolto 5 vittorie, altrettanti pareggi e 6 sconfitte con Kakà miglior marcatore con i suoi sette centri. Come si trova nel campionato americano e quali sono le differenze col calcio europeo? Mi sono ambientato molto bene e il campionato è molto avvincente. Non si sa mai cosa può accadere in campo perché tutti possono vincere o perdere con tutti. Certo a livello tecnico c'è ancora differenza con il calcio europeo, però qui si corre tantissimo. La preparazione fisica è una parte fondamentale qui in America e con quella sopperiscono alle carenze tecniche. Il torneo è molto equilibrato e divertente. Per Lions è il primo anno nel calcio che conta: com'è l'ambiente allo stadio? Aiuta la forte comunità latina lì a Orlando? I nostri tifosi sono fantastici e impressionanti. Allo stadio ci sono sempre 30mila persone ed è fantastico. Nessuno qui a Orlando si aspettava un impatto così forte, è una grande novità per tutti. Anche per noi in campo avere uno stadio intero che ti appoggia e canta è uno stimolo in più. Nel campionato vi capita di volare da una parte all'altra degli Usa per giocare, è pesante? In realtà no, non ci pesa, anche perché non sono così tante le trasferte. In pratica sono solo sette partite contro le squadre dell'altra Conference e a turno si giocano 3 partite in casa e 4 in trasferta o viceversa, dipende dall'anno. Partiamo due giorni prima e torniamo il giorno dopo, c'è il tempo per recuperare. A giocare ogni tre giorni, in ogni caso, saresti stato abituato... Sì, l'ho sempre fatto e non mi sarebbe pesato. Ecco un'altra differenza tra qui e il calcio in Europa è che si gioca una volta a settimana quindi c'è tutto il tempo per recuperare le energie e prepararsi al meglio. Di contro trovi sempre avversari al top della forma, ecco perché c'è tanto equilibrio. Ma a proposito di trasferte lunghe per il campionato, pensi che il futuro del calcio europeo sia simile alla struttura di Mls e Nba? Un campionato europeo a iscrizione e per pochi, ricchi, club? Sinceramente non saprei dirlo, sono decisioni che vengono prese a livello più generali ed è un discorso più complicato. In Europa c'è la Champions League che è la competizione più bella al mondo con partite stupende. A parer mio non vedo un campionato europeo di club ogni anno, ma di sicuro per tanti aspetti la MLS è il futuro e tanti spunti verranno presi da questa struttura. La MLS è il futuro anche perché giocatori come Kakà hanno portato tanti riflettori: Pirlo è nel mirino di New York City, l'ha sentito? No, non l'ho sentito, ma il suo arrivo a New York sarebbe una cosa molto bella per il nostro campionato. Ha sfiorato una Champions da protagonista ed è ancora un giocatore al massimo livello. Se scegliesse la Mls darebbe ragione a chi come me pensa che la MLS è davvero il futuro, anche in campo. Se il futuro sono gli Usa, il passato dice Milan. E' ancora in contatto coi rossoneri? Io ho tantissima nostalgia del Milan e dell'Italia e sarò sempre grato per quello che mi è stato dato alla società rossonera e al calcio italiano. Seguo sempre il Milan quando posso, mi informo e cerco notizie. Poi spesso sento qualche mio ex compagno, il Milan rappresenta tanto per me e sarà sempre una fetta importante della mia vita. Dopo l'ottavo con lei in campo, è arrivato un decimo posto: tornerà grande il Milan? Sono sicuro di sì. Il Milan è destinato a tornare ai vertici in Italia e in Europa semplicemente perché è una grande società. Nel calcio ci sono momenti belli e altri brutti, la società dovrà essere brava a uscire da questi momenti difficili creando belle situazioni per il futuro. Nel giro di poco tempo ritroveremo il Milan al top, si potrebbe prendere la Juventus come esempio. E cosa ne pensa di Inzaghi come allenatore? Sinceramente ho visto poco le partite, quindi non posso giudicare il gioco della squadra. Conosco Inzaghi come persona e come amico e so che vive di questo e ha grandi qualità. Non si può giudicare come allenatore dopo l'unica esperienza, ma avrò modo di dimostrare quanto vale con altre squadre. Invece lei come si vede da qui a dieci anni? Allenatore, dirigente o niente di tutto ciò? Difficile, non ci sto ancora pensando. Vivo molto al momento e per adesso sono concentrato sui tre anni di contratto che ho qui a Orlando. Passiamo al Brasile: può vincere la Copa America in Cile anche senza Neymar? Certo che può vincere. L'assenza di Neymar è importante, ma in squadra ci sono tanti giocatori che possono decidere la partita da soli. A proposito di Neymar, non sono troppe le 6 espulsioni già raccolte in carriera? E' un fuoriclasse, ma deve imparare a gestire meglio le emozioni in campo. Visto il suo talento è normale che gli avversari lo cerchino e lo vogliano cancellare, ma deve superare questa fase della sua crescita e imparare ad incassare e farsi notare solo per le giocate. Parlando di brasiliani, il Barcellona vorrebbe "usare" Gerson del Fluminense per arrivare a Pogba. Cosa ci dice a riguardo? Sinceramente non lo conosco molto bene. Vorrei evitare di dare un mio giudizio. Tra i suoi compagni a Orlando c'è qualche giocatore da consigliare per il Milan o per il calcio europeo? Uno dei più talentuosi per me è Kevin Molino, centrocampista offensivo di Trinidad che però adesso è infortunato. Lo vedrei bene in Europa, così come Cristian Higuita e Pedro Ribeiro. Lavorando bene su di loro come sanno fare in Europa sono convinto che potrebbe ritagliarsi lo spazio. La storia di Pedro poi è bellissima. E' cresciuto nelle giovanili del Cruzeiro, poi ha smesso ed è venuto in Usa per studiare. All'università in South Carolina è stato notato da Philadelphia e portato in MLS, ora gioca con me ed è forte. Ma non era venuto qui a cercare fortuna nel calcio... Chiudiamo ritornando a parlare di Orlando: qual è l'obiettivo al vostro primo campionato? Arrivare sicuramente ai playoff, poi si vedrà. Siamo a buon punto e abbiamo buone possibilità di qualificarci. Dovessimo riuscirci poi è un'altra storia e proveremo sicuramente a vincere il titolo anche se sappiamo che è difficile. Certo faremo una grande esperienza già per la prossima stagione. Fonte: SportMediaset

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