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Tim Cahill verso il prestito al Sunderland
Scritto il 2013-01-01 da Arnaldo Selmosson su Calciomercato
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Il Sunderland punta ad ottenere dai New York Red Bulls il  centrocampista ex-Everton Tim Cahill.

Martin O'Neill ha bisogno di rafforzare la squadra nella finestra di mercato di gennaio e ha individuato nel nazionale australiano l'uomo che può aggiungere una marcia inb più a centrocampo.

Sbarcato a luglio in MLS con la targhetta di Designated Player, pagato £ 1 milione ai Toffees, con i deludenti Red Bulls guidati da Hans Backe è sceso in campo 12 volte segnando un gol.  In precedenza nei  suoi otto anni a Goodison Park, ha messo a segno 56 gol in 226 presenze in Premier League.

Dopo il diniego a Thierry Henry (anche se Arséne Wenger spera ancora), è difficile però pensare che NY e la MLOS accettino l'idea del prestito.

Leggere il suo nome tra i convocati della Nazionale USA era normale qualche anno fa, mentre oggi la sorpresa è sapere che si aggregherà al ritiro di Carson (CA) - che durerà fino all'11 febbraio - nel quadro del programma di recupero da uno dei tanti infortuni che hanno limitato la carriera di un ottimo giocatore come Stuart Holden. A volere Holden in ritiro come "ospite" è stato il CT Jurgen Klinsmann, precisando però che il giocatore non fa parte pienamente del gruppo che affronterà l'Islanda il 31 gennaio e il Canada il 5 febbraio. La sfortuna del centrocampista americano Stuart Holden sembra senza fine. Al rientro lnel marzo 2014 da un lungo infortunio, in campo con la squadra U21 del Bolton Wanderers, dopo soli 30 minuti è finito in terra tenendosi il ginocchio con una nuova lesione dei legamenti, che lo ha di fatto portato a rimanere fuori sino ad oggi, essendo senza contratto dallo scorso giugno. Questo è l'ultimo (si spera) di una serie di infortuni iniziata nel marzo 2010, quando l'olandese Nigel De Jong procurò a Holden una frattura ad una gamba in occasione di un'amichevole pre mondiale ad Amsterdam, finendo poi col giocare solo pochi minuti ai Mondiaali 2010. Quasi un anno dopo, proprio mentre si stava affermando come uno dei migliori giocatori della Premier League, è stata un'entrata assassina del difensore del Manchester United Johnny Evans a procurargli una nuova frattura che lo ha tenuto fuori per sei mesi. Ma i sei mesi sono poi diventati 16 a causa di un danno alla cartilagine scoperto solo dopo, e per lui il rientro è arrivato nel gennaio 2013.  Qualche buona prestazione aveva convinto il CT USA Jurgen Klinsmann a convocarlo per la CONCACAF Gold Cup, terminata con la vittoria degli USA. Ma proprio nella finale contro Panama ecco la lesione ai legamenti che ha rimandato ai blocchi Holden, fino alla ricaduta. Nato in Scozia, cresciuto negli USA, dopo un'esperienza al Sunderland, Holden si è affermato con la Houston Dynamo (vincendo anche due MLS Cup), trasferendosi poi al Bolton nel gennaio 2010, dove fino all'infortunio si era messo in mostra come uno dei migliori giocatori della Premier League. Per anni è stato un punto fermo della Nazionale USA, con cui ha messo insieme 25 partite e 3 gol, partecipando anche anche alle Olimpiadi 2008. Ma il giocatore a soli 31 anni non intende mollare, e durante l'inverno ha continuato ad allenarsi in California con altri colleghi della MLS quali Benny Feilhaber e Dom Dwyer dello Sporting Kansas City, Sacha Kljestan (New York Red Bulls), Servando Carrasco (Orlando City), A.J. DeLaGarza (LA Galaxy), Hector Jimenez (Columbus Crew) e Steve Birnbaum (D.C. United).    

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I giorni dell'entusiasmo, quelli dell'ingresso in MLS, dell'arrivo di Kakà, del Citrus Bowl pieno e della trattativa (saltata a luglio) per Ganso, sembrano ormai lontani. Tutto è evaporato con il mancato ingresso nei playoff, al termine di un campionato passato in gran parte sul lato giusto della classifica. Da allora a Orlando è iniziato un caos societario che al momento non sembra vedere soluzione immediata. Coi mancati playoff il primo a finire sulla graticola è stato inevitabilmente l'allenatore, l'inglese Adrian Heath, il costruttore della squadra capace prima di vincere per due volte il titolo di USL PRO e poi di ben presentarsi all'esordio in MLS, lanciando giovani come Cyle Larin. Confermato Heath, suona però strano che siano stati mandati via il suo vice di fiducia, Ian Fuller (già capitano dell'OCSC, da calciatore esordì con il New England Revolution nel 2002), e il direttore generale Paul McDonough, molto legato all'ex centrocampista dell'Everton. Scelte che ci possono anche stare, visto che - afferma il presidente Phil Rawlins - "Avevamo detto molto chiaramente che il nostro obiettivo era quello di fare i playoff. Siamo abituati a fare i playoff e vincere campionati. L'abbiamo fatto nelle serie minori e volevamo mantenere lo stesso livello e lasciare un segno a il nostro primo anno in MLS. Abbiamo avuto una buona prima stagione, ma non abbiamo raggiunto i nostri obiettivi. Vogliamo assicurarci di costruire per avere successo nel 2016". Parole che debbono aver convinto poco i tifosi dell'OCSC, che infatti lo scorso 18 dicembre hanno organizzato una protesta fuori dalla sede del club, con tanto di striscioni. Un segno (negativo?) che comunque il calcio in America sta diventando sempre più un qualcosa di estremamente serio. Strano è invece quanto successo dopo. A sostituire McDonough, GM molto rispettato nell'ambiente calcistico USA e subito assunto da Atlanta, è stato chiamato, con tanto di annuncio in pompa magna, Armando Carneiro, direttore del settore giovanile del Benfica (che lo ha sostituito con l'ex delle Fiorentina Nuno Gomes), di cui si diceva potesse passare al Manchester City. Uomo di grande esperienza e qualità, le uniche perplessità su Carneiro erano relative alla sua scarsa conoscenza dei complessi meandri della MajorLeague Soccer. Sulla scelta pare abbia influito molto la volontà di Flàvio Augusto da Silva, proprietario della squadra e amico di Carneiro, sempre più dentro le scelte tecniche, e che starebbe spingendo per una sempre maggiore "brasilianizzazione/portoghesizzazione" dell'Orlando City SC. Mai presentato alla stampa né mai avvistato a Orlando, ecco che pochi giorni il club viola annuncia le dimissioni di Carneiro per "motivi personali". Di più non è dato sapere. L'unica buona notizia è che il suo ruolo viene preso per il momento dallo stesso Phil Rawlins, che torna quindi ad occuparsi della squadra insieme a Heath come ai tempi della USL PRO. Nel frattempo, a meno di due mesi da via (il 6 marzo contro il Real Salt Lake), a Orlando il mercato langue. Sono arrivati i soli il portiere Joe Bendik da Toronto (in sostituzione del costoso e spesso infortunato Tally Hall) e il terzino ex Revs Kevin Alston. Per Ganso invece non ci sono novità: saltata la trattativa a luglio, il giocatore ha un contratto sino al settembre 2017 e il San Paolo non appare interessato a lasciarlo andare. Nulla è ancora successo per l'attacco, dove i soli Larin, Bryan Rochez e Pedro Ribeiro hanno mostrato di non poter reggere una stagione con continuità, e mancano ancora quattro posti in rosa da riempire. Non certo ciò che ci si aspettava da un club ambizioso ma rimasto fuori dai playoff, seppur anche a causa dei numerosi infortuni (a cominciare da quello del trinidegno Kevin Molino, che sarà pronto al via). Mancano due mesi però,e Rawlins e Heath hanno già mostrato di saper fare il proprio lavoro, ma il rischio di una contestazione di inizio stagione è più che reale.

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