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Corradi lascia Montreal e il calcio
Scritto il 2012-12-22 da Amerindo Gazzini su Calciomercato

Due stagioni in biancoceleste, condite da 22 reti e tanto lavoro per la squadra. Questo è il bottino di Bernardo Corradi (classe 1976) con la maglia della Lazio. L’attaccante senese era sbarcato nella Capitale in seguito alla cessione di Crespo all’Inter e, nonostante in biancoceleste non ci abbia passato una vita, ha comunque lasciato un buon ricordo in tutto l’ambiente.

Dopo la parentesi romana, abbandonata a causa dei problemi societari del club, il numero 9 ha cambiato molte casacche, sino ad arrivare all’esperienza transoceanica in MLS con la maglia dei canadesi del Montreal Impact. Lì Bernardo ha avuto modo di giocare con gente del calibro di Alessandro Nesta e Marco Di Vaio, altri due ex laziali emigrati oltreoceano, ma dopo una stagione falcidiata da numerosi infortuni, il bomber esploso con la maglia del Chievo Verona ha deciso di abbandonare il calcio giocato, per buttarsi anima e corpo in una nuova esperienza.

Quella con il Montreal Impact è stata un'esperienza fantastica. Mi sono trovato benissimo, non sono stato fortunato perchè ho avuto un infortunio ma nonostante tutto il bilancio è assolutamente positivo".

Queste le parole della punta toscana che, contattato dai microfoni di TuttoMercatoWeb.com, ha raccontato la sue esperienza nella Major League Soccer: "E' stata una bella avventura, non ho potuto fare del mio meglio ma ringrazio la società per la fiducia. Ho conosciuto il presidente [Joe Saputo] e la sua famiglia e credo che anche il calcio italiano abbiano bisogno di società di questo spessore. Col calcio credo di smettere, a breve avrò l'esame per il patentino d'allenatore e credo che quello possa essere il mio futuro".

È entusiasta Bernardo. L’esperienza canadese lo ha fatto maturare, gli ha dato la possibilità di conoscere un calcio diverso da quello a cui era abituato. E a giudicare dalle sue dichiarazioni sembra proprio che il panorama calcistico che deve imparare dall'altro, non è quello americano: "C'è un'altra mentalità. Lì il calcio è uno spettacolo e si tende ad esaltare quest'aspetto. I tecnici senza problemi rilasciano interviste anche all'intervallo e gli spettatori anche durante la partita possono andare via per prendere da mangiare. Inoltre gli stadi sono tutti di propietà, mentre in Italia solo la Juve ce l'ha".

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